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Resurrezioni ed investigazioni – Ieri accadeva e oggi siamo un filo scettici

Quei semidei immortali che ci piace immaginare – 08 aprile 2015

E non si contano i libri di ‘inchiesta’ su quello strano profeta d’amore e di speranza di riscatto universale e ‘salvezza’ che chiamiamo Gesù, che Dio lo abbia in Gloria. Libri che perseguono il vano scopo di chiarire se davvero c’è stata ‘resurrezione’ – con tutto l’ambaradan di conseguenze metafisiche e religiose e sociali che una tale enormità seco trascina – e converrete che non è facile dire vera un’ascensione al Cielo che contrasta con tutte le leggi della fisica dimostrate e dimostrabili.

E l’alternativa sola e credibile e verosimile agli occhi degli inquirenti era un puro e semplice trafugamento di cadavere – il più geniale crimine e gravido di conseguenze storiche che si registri nella storia dell’umanità perché ha dato alimento al mistero. E neanche gli archeologi futuri ci diranno la verità, seppure si scoprisse lo scheletro di un palestinese databile all’anno zero con ferite uguali a quelle del ‘crocefisso’, – considerato che le crocifissioni erano all’ordine del giorno sotto il tallone dei Romani e una quantità di sedicenti profeti e rivoltosi e ladroni tout court infestavano quei territori marginali dell’Impero.

Ed è gloria e immenso prodigio degli apostoli e martiri seguaci che hanno dato impulso straordinario al ‘cristianesimo’ delle origini e all’impresa titanica di farlo diventare forza propulsiva della storia europea e occidentale nei secoli a venire quello di aver predicato e detto ‘verità di fede’ l’ascensione al cielo del profeta crocefisso con tutto il suo corpo vivente risanato – e chissà se avrà superato la stratosfera e in quale pianeta o diversa galassia avrà stabilito il suo Regno; se lo chiese per primo Gagarin sorvolando la Terra dentro una capsula spaziale e tutto intorno a lui era solo un mare di stelle e materia oscura e raggi gamma e buchi neri: niente di paragonabile al Paradiso della leggenda religiosa, tutto luce canti angelici e fitto di santi e beati.

Ma per chi è interessato al probabile finale di questa storia e alla verosimiglianza degli eventi straordinari predicati e predetti dagli uomini di Fede e Dottrina consiglio la lettura del bel libro: ‘La Fisica dell’Immortalità’ di Frank J. Tipler – un ‘cosmologo’ un tempo ateo che si prova nell’immane impresa di dare seguito scientifico a tutti i nostri sogni di vita dopo la morte e interpretazione scientifica perfino delle più strane e controverse leggende religiose quali la Resurrezione, appunto.

‘Buona lettura.’, direbbe un mio amico di penna che si divertiva un mondo a mostrare quanto sia strano e ‘misterioso’ il mondo in cui viviamo e quanto siamo pervicaci, noi semidei terrestri, nel dirci e sognarci ‘immortali’.

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Inferni comparati

 

Dunque l’inferno non esiste – Francesco dixit. Per equiparazione e proprietà transitiva anche il paradiso ha ottime possibilità di essere la macchietta televisiva del caffè Lavazza piuttosto che quel luogo luminosissimo fitto di Troni e Dominazioni e schiere di Arcangeloni in formazione para militare disposte tutte attorno alla Lux Maxima che ‘vuolsi così colà dove si puote ciò che ci vuole’, come scriveva il Poeta.

Resta il fatto che sul mito dell’inferno e dei diavoloni coi forconi che affondano nelle carni frolle dei penitenti per l’eternità e gli echi orribili delle ‘orribili favelle e grida di dolore e accenti d’ira’ è vissuta una larghissima schiera di esseri umani sottomessa al Terrore Eterno delle predicazioni gesuite e domenicane ammannite dai famigerati pulpiti sulle teste dei penitenti di ogni età cosparse di cenere.
Coerenza vuole che Francesco chieda perdono, – la tiara in testa e a nome di tutti i suoi malati predecessori sul trono di Pietro – a tutti quei poveretti che sono morti nel terrore delle visioni apocalittiche e punitive del mito infernale costruito ad arte per sottomettere ad ubbidienze terrene i sudditi di ogni feroce e corrotta monarchia che ha inquinato la Storia.

E, invece, eccolo scusarsi e far precisare dai suoi addetti-stampa che: ‘…veramente il Papa non ha detto questo.’ E hanno sbagliato tutti quei giornalisti a riportare le frasi incriminate dell’intervista con il gran vegliardo Scalfari Eugenio, fondatore di ‘La Repubblica’.

Perché il mito dell’inferno, ben lo sappiamo, è mito fondativo e basico dell’organizzazione religiosa ‘Santa Romana Chiesa’ che sul Terrore dell’Aldilà ha estesamente campato nei saeculi saeculorum – e il suo franare nella confusione della presente torre di Babele delle lingue confuse e della anarchia teologica e ‘relativismo religioso’ che sconfina con l’ateismo rischia di rendere fragilissimi i pilastri della Dottrina e buona notte al secchio.
E da qui in avanti sarà solo la Bontà e la Misericordia erga omnes e urbi et orbi, inclusi gli infedeli seguaci del profeta della confusa predicazione di Francesco, a tenere unite le folle che si adunano in piazza san Pietro e nelle ‘adunate oceaniche’ delle piazze e stadi dei viaggi papali.

Ma, forse, è ‘l’inferno in terra’ che viviamo e che si sostanzia di guerre assassine e orchi terroristi radicalizzati sul web ad avere indotto il buon Francesco a negare l’esistenza del secondo inferno perché le torture e le efferatezze e le ferinità del primo sono ben maggiori delle atrocità immaginate dal sommo Poeta nel suo viaggio laggiù dove ‘sarà pianto e stridor di denti’.-paradiso-lavazza-crozza-cherubino-motociclista-1

Ovazioni

Exultate, iubilate.

Buongiorno! Nel vero senso dell’augurio. Facciamoci una applauso, anzi: sconfiniamo nell’ovazione. E’ un trionfo, un peana di vittoria, un inno nazionale riscritto per l’occasione: ‘Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta! (Okkei, okkei, non esageriamo).
Ma battiamo la grancassa in giro per paesi e cittadi, accendiamo le miccie dei fuochi d’artificio, apprestiamo gli archi di trionfo ad imperitura memoria per il passaggio dei carri dei generali vittoriosi col codazzo dei prigionieri incatenati.

E non si dica che ‘salto sul carro del vincitore’ perché basta che vi rileggiate una decina dei miei post pregressi o l’intero mio corpus feisbuchiano degli ultimi tre anni e mi confermerete che: ‘Si è vero: ce l’avevi detto e predetto e annunciato a chiare lettere che ‘chi è causa del suo mal pianga se stesso’ – e il generale-imbonitore Renzi oggi si lava le profonde ferite al petto e all’addome e contempla le migliaia di morti e feriti e dispersi lasciati sul campo di battaglia elettorale.
E, forse, si ritirerà di là dell’Arno con i pochi fedeli che gli rimangono e si dedicherà alla coltivazione biologica delle patate. Ho detto ‘forse’, perché già il 4 dicembre di due anni fa aveva annunciato il ritiro, il marrano, e la presente sconfitta è una continuazione di quella battaglia persa e speriamo che il suo nome venga cancellato dagli annali della politica e la sua stella cadente rinominata fra qualche mese in: ‘Renzi chi?’

E l’abadessa del corrotto convento di Montecitorio, la maestrina dalla penna rossa altezzosa e depositaria esclusiva di verità rivelate sull’accoglienza misericordiosa senza limiti e confini, una volta stracciata la tonaca e scesa in politica, ci mostra il suo vero consenso nel paese: un miserabile 4 per cento buono solo per ritirarsi a fare gli esercizi spirituali dai camaldolesi a battersi il petto e recitare il mea culpa e il ‘perdonami o Signore’ fino a raggiunta età senile e prossime visioni di paradiso ultraterreno.

E sappiate che questa rotta di Caporetto, questa battaglia delle Ardenne che sconfigge l’Europa dei Soloni improvvisati e imbecilli che ci dicevano ‘populisti’ (e non sanno di cosa parlano), inciderà in profondità negli equilibri continentali del prossimo decennio e sarà la chiave di volta di ogni governo futuro di qua e di là delle Alpi – e si metterà finalmente al primo posto dell’agenda europea la questione delle frontiere e dei campi profughi in cui gli s-governanti sinistri hanno trasformato le nostre città e i paesi. Ma non crediate che gli Juncker e la Merkel e la Bonino amica di Soros si mostreranno remissivi e si diranno colpevoli del disastro sociale in cui ci hanno precipitato, anzi!
La sconfitta li renderà rabbiosi e revanscisti e continueranno ad ammannirci la loro pelosa misericordia e l’obbligo morale di una accoglienza senza limiti perché è il loro malato vangelo, la loro infiammazione neuronica di mistici sinistri da tre palle un soldo che hanno scambiato la pietas – una lodevole attitudine dell’animo umano – per una politica.
E hanno lanciato incessantemente, negli ultimi decenni, urbi et orbi – Africa, Medio Oriente e Bangladesh e Afganistan – il messaggio disastroso del ‘venite, c’è posto per tutti’.

E l’effetto inerziale di quell’annuncio folle lo pagheremo salatissimo per altri decenni futuri e faticheremo molto a mettere ordine e imporre una vera integrazione nelle periferie urbane delle disastrate metropoli, ma il segnale è lanciato alto e clamoroso, un’altra battaglia contro la follia sinistra è stata vinta – dopo la Brexit, Trump, il referendum renziano, e l’ascesa in Austria di un diverso cancelliere, e la Merkel da mesi alla ricerca di una sudatissima coalizione di governo.

Oggi tocca all’Italia e sarà dura tornare a un’idea condivisa di ordine e legge e rispetto della legalità repubblicana, ma siamo in cammino e inizieremo la ricostruzione aggirandoci tra le macerie e le rovine del post terremoto sinistro per constatare i danni e i costi.
Chi vivrà vedrà. Facciamoci gli auguri, ne abbiamo un gran bisogno.

Tutti al mare (o ai monti). Il 4 di marzo si cambia.

 

Il 4 di marzo si avvicina implacabile e la situazione, a scrutare gli ultimi sondaggi, pare cristallizzata: il centrodestra a un passo dal conquistare il bastone di comando in parlamento e il m5s primo partito. Il pd, invece, giù a precipizio nella Genna del 20 per cento o, forse, sotto, – speriamo che sia vero e che l’ignominia dei tre anni di s-governo venga pagata per intero dal Superbone imbonitore fiorentino che invoca risolutivi confronti in tivù, ma nessuno se lo fila perchè è un’anatra zoppa già condannata dagli esodati sinistri del suo stesso partito.

Ne va della vivibilità nelle nostre città e paesi, il 4 di marzo, ne va di un futuro meno gramo di quello degli sbarchi a centinaia di migliaia ogni semestre e nessuna possibilità di integrazione e risoluzione del dramma da parte dell’Europa – anatra più zoppa dello stesso Renzi – ma, naturalmente, se vorrete ‘andare al mare’ o ai monti, come invitava il Craxi Bettino, siete liberi di farlo.

Ci penseremo noi, in vostra vece, e saremo assennati e consapevoli di ‘fare la cosa giusta’. Divertitevi, cari.

Mondi ultra terreni e visioni new age

 

C’era un impressionante silenzio nella chiesuola del collegio confinata sull’angolo estremo dell’edificio dove iniziava il grande orto coltivato da Sante, il rude ortolano dalla faccia lunga e scavata. Credo che iniziò lì dentro il mio preteso ‘ateismo’: da quel silenzio assoluto che lasciava vagare nel vuoto della navata le preghiere che recitavo con grande pathos; e nessuno le raccoglieva, però, e nessuna risposta veniva da quel Dio misterioso e aereo circondato da santi e beati incessantemente salmodianti – e ancora nessuno, dopo tanti anni di vita vissuta, ha saputo spiegarmi in modo credibile come esitano le sue/loro di preghiere e quali echi ne hanno avuto e come facciano a ritenere quel vuoto e quel silenzio una risposta soddisfacente e capace di giustificare la loro ‘fede’.

E il secondo riscontro dubbioso e scettico lo ebbi ascoltando un coro delle voci bianche, molti anni più tardi e già quasi fuori della soglia dell’adolescenza, e osservavo quelle bocche fanciulle modellarsi sulle vocali e battere ripetutamente sul ‘son’ finale del ‘kyrie eleison’ e sull’erta salita sonora del ‘gloria’ e mi chiedevo che specie di Dio fosse Colui che ascoltava quei canti ripetuti che si levavano da ogni chiesa e sala di concerto e se ne beava senza mai annoiarsi del repertorio.

E, ieri, disteso sul lettino del massaggiatore che tentava di sbloccarmi la maledetta schiena dolorante, quel valido para medico mi chiedeva come si fa a ‘non dirsi cristiani’ – e io cercavo di spiegargli che era più facile dirsi atei, invece, in un mondo dilaniato da verità di fedi contrapposte e assassine, e di fedeli che sono detti ‘infedeli’ da degli idioti ‘radicalizzati sul web’ che pretendono il loro dio grande (u akbar) ed è, invece, la rappresentazione asfittica e meschina e stupida della loro mente malata di assassini seriali.

E anche il bel film di Eastwood: ‘Hereafter’, che è passato su Iris l’altro ieri, parlava di quelle nostre strane e inverosimili credenze post mortuarie: di un tunnel che si attraversa e di una luce e di strane presenze e di mancanza di senso della gravità ed ecco i nuovi ‘fedeli’ new age sbracciarsi su numerosi libri e dirci e provare a convincerci che ‘qualcosa c’è’, ma dai! Tutto un mondo di sopravvissuti radunati chissà dove e chissà come in una nuova e diversa Giosafatte a fare chissà che. Qualche ulteriore delucidazione un filo più credibile e condivisibile sarebbe oltremodo gradita.

E chissà che cosa raccontavano i sopravvissuti in era medioevale (molto meno numerosi, data la scarsa scienza rianimatoria dell’epoca) intrisi com’erano delle terrorizzanti narrazioni che venivano dai pulpiti savonaroliani e da quella geniale narrazione cinematografica della Commedia, poi detta ‘divina’, che mostrava gli ignavi e gli iracondi e quegli altri immersi nella palude Stigia – e davvero non era un bel sognare e desiderare di entrarvi e soggiornarvi in quegli scenari ultra terreni da urlo e ‘orribili favelle e grida di dolore e accenti d’ira’, ma il convento altro non passava e bisognava farsene una ragione e transitare da una sponda all’altra dell’umana vita dubbiosi e avviliti e sconvolti.the-inferno-canto-8-1

Ieri accadeva – Berlino 21 dicembre 2016

Due storie di Babele-Europa

Due storie, due orrori paralleli. Quella di Lukasz Urban, l’autista polacco agonizzante che ha tentato fino all’ultimo di fermare il tir della strage ed è stato ‘giustiziato’ dall’assassino islamista radicale prima della fuga, e la storia di Fabrizia di Lorenzo da Sulmona che, forse, ha incrociato lo sguardo avvilito dell’autista morente e quello allucinato dell’assassino stragista prima di essere travolta e uccisa.
Due storie che ‘gridano vendetta al cospetto di Dio’ – e di quell’Allah che non è affatto grande e rimpicciolisce vieppiù e ci appare nella sua miseria di umana manipolazione e delirante interpretazione jiahdista ogniqualvolta un imbecille integrale(ista) lo grida al vento della sua disperazione e idiozia radicale.

E i nostri sguardi desolati e avviliti, di tutti noi che leggiamo storie d’orrore annunciato ogni trimestre o semestre e ascoltiamo la babele delle lingue incomprensibili e ostinatamente buoniste che si leva da ogni foglio di stampa e cronaca televisiva grazie alla quale il terrore jihadista si afferma e consolida il suo senso di onnipotenza stragista e allarga la sua nera ombra sull’orizzonte di un’Europa incapace di verbo comune e di azioni mirate di sicurezza dei cittadini e rigorosi controlli delle frontiere-colabrodo – varcate serenamente in entrata e in uscita da ogni foreign fighters e/o sedicente profugo inteso a fiaccare lo spirito dell’Occidente e a minarne le basi culturali con stragi e assassinii reiterati in cronaca per ogni dove.

E l’unica risorsa e speranza di salvezza futura è affidata agli elettori – quegli elettori che continueranno a votare ‘di pancia’ e manderanno a casa gli imbelli s-governanti europei che, con le dissennate politiche immigratorie misericordiose e buoniste, hanno creato i vari Belgistan e Parigistan e Berlinostan dell’orrore e delle serpi in seno che levano alte le loro strida di giubilo ogniqualvolta un attentato e una strage vanno a segno e si bagnano di sangue innocente i selciati delle strade e delle piazze di un’Europa che dovrebbe adottare quale suo inno la Marcia Funebre di Beethoven invece dell’Inno alla Gioia di Schiller.

Ieri accadeva

12 agosto 2014

E’ vero che ‘ci sono più cose al mondo…’ di quante ne possiamo immaginare – e sono sempre stato in ammirazione estatica delle foto di Monika Bulaj che ci narrano dei riti e dei miti e della pervicace voglia di religiosità di ogni popolo e paese. 

Ma dirsi cristiani in alcuni paesi oppure islamico settari (sunniti contro sciiti e le altre sottospecie e varianti della storia religiosa di quelle lontane regioni) può essere pericoloso – e il mito della religione unica e dell’unico dio ognora ci viene riproposto sulla scena della Storia e comporta stragi e massacri al grido velleitario e assassino de ‘Dio lo vuole’.

E meglio sarebbe constatare, alzando gli occhi al Cielo, che gli sfilacci di nuvole o i cumuli nembi non nascondono altro che la mutevole gassosità dell’atmosfera terrestre – e aveva ragione il primo astronauta russo a burlarsi della Fede e dei fedeli sottostanti raccontando che, di là dell’atmosfera terrestre, c’è solo un muto mare di stelle e il buio del Cosmo misterioso da solcarsi colle navicelle spaziali e nessun preteso dio col leggendario corollario di empirei e santi e beati e troni e dominazioni e arcangeli alati.

Perché la cronache degli yazidi in fuga sul monte, assediati e liberati dall’aviazione dei soliti noti – e il ritorno del Califfato e tutta la varia imbecillità di eserciti che si muovono sotto l’egida della ‘sola e vera religione’ – ci riportano al medievo avvilente delle guerre sempiterne e inestirpabili e alla preistoria dell’uomo e fanno battere il passo alla scienza dei viaggi spaziali che, soli, ci diranno corpo e anima di un’umanità che mira alle stelle e decolla, finalmente verso gli orizzonti di un futuro comune e ‘glorioso’ davvero.

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Viva l’Arte viva (3)

Viva l’Arte viva (3)

E non può mancare Utopia nell’Arte viva di questa Biennale – l’isola magnifica e bella come non altre mai, ma che mai appare all’orizzonte dell’umana navigazione infelice.
Utopia è la Creazione rivisitata dall’uomo di pensiero ardito, ma che resetterebbe una grandissima parte della creazione esistente, se si inverasse, perché infestata dal Male, dal Brutto e dallo Sgraziato del mondo.
E se V. Koshlyakov (Ca’ Foscari sede espositiva) ci propone le sue immagini scenografiche sbrindellate e i pezzi sapientemente ricomposti e incollati su grandi tele e cartoni e afferma che non ha mai smesso di cercare di costruire un’immagine di Utopia (che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa), c’è un altro artista che espone in un palazzo di fronte all’imbarcadero di Riva di Biasio che afferma che Utopia è morta e sepolta, facciamocene una ragione.
E, a dire il vero, basterebbe un’azione meno eclatante del cercare costantemente di rappresentare l’Isola-che-non-c’é.
Basterebbe medicare al meglio le molte piaghe aperte e che abbiamo impietosamente sotto gli occhi ogni santo giorno e provare con fermezza e costanza a ‘raddrizzare il legno storto dell’umanità’ – ma sembra che proprio queste piccole cose di ogni giorno nuovo siano la maledetta Utopia che non ci riesce di costruire e trasciniamo le vite nell’attesa di nuovi attentati del franchising assassino dell’Isis incistato nelle enclaves islamiche delle nostre metropoli e la vana speranza che Europa sia davvero capace di cantare un giorno il suo Inno alla Gioia senza remore e avvilimenti.

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Maledette correlazioni statistiche – Ieri accadeva e oggi accade

Maledette correlazioni statistiche

Buon ultimo, in questo nostro presente di infamia e lingue confuse della novella Babele, è caduto anche il mito della mia generazione ‘che non ha conosciuto guerre’ – stupore massimo di storici e commentatori autorevoli sui principali quotidiani.
Invece, eccola tutta dispiegata in cronaca la battaglia delle Ardenne di Bruxelles del 22 di marzo 2016 – che fa seguito al 13 novembre di Parigi e al gennaio tristo, tristissimo di Charlie Hebdo, che i ‘buonisti’ nostrani hanno già seppellito nelle loro menti infiammate e incurabili, ma che già Francesco, il loro campione, a ferita ancora aperta, diceva urbi et orbi con disgraziata metafora : ‘Se ti offendono la madre o il padre io gli do un pugno.’ Il ‘pugno’ dei kalashnikov dei maledetti assassini contro i disegnatori e i redattori parigini indifesi e inermi. Come dire che la libertà di espressione – massima conquista laica dell’Occidente ‘crociato’ – è una peste e va punita. Ce la siamo andata a cercare, insomma, e gli assassini islamici sono la postmoderna raffigurazione del medioevale ‘castigo di dio’, – con la minuscola: per sottolineare la bestemmia di allora e di oggi pronunciata dai pulpiti mediatici dagli impuniti di sempre che mandavano a morte i patrioti insorti a Roma prima della breccia di Porta pia.

E se i morti di queste battaglie perdute contro il maledetto ‘islam radicale’ che abbiamo voluto ‘accogliere’ e ghettizzare stupidamente nei quartieri dove la polizia ha paura di mettere piede (Moellenbeck, St. Denis), se gli odierni morti vi sembrano pochi in paragone alle grandi battaglie della seconda guerra mondiale, prendete nota che questa sarà una nuova ‘guerra dei trent’anni’ contro il terrore islamista e che seguiremo nuovi funerali e deporremo molte altre corone di fiori sulle piazze e le strade della mattanza contro gli inermi nell’accoglientissima Europa – che ancora non capisce che ‘gli assassini sono tra noi’, serpi in seno di un’accoglienza disordinata e senza limiti.
E’ una semplice constatazione statistica. Più ne stipi nei quartieri-ghetto delle nuove povertà e del ‘disagio sociale’ più possibilità statistica avremo di armare le menti dei ‘radicalizzati sul web’ di prima o seconda ondata migratoria in crisi di identità e di valori.

Ma tu faglielo capire, agli infiammati e incurabili buonisti, che si ostinano nella recitazione della loro follia di accoglienza universale in tutti i ‘talk shows’ televisivi, che questa è una ‘diretta correlazione statistica’ a cui non si sfugge e che ingrosserà inevitabilmente le file dei ‘foreign fighters’ della prossima ‘guerra dei trent’anni’ dell’Europa di domani e dopodomani.

http://www.corriere.it/esteri/16_marzo_23/bruxelles-751-kamikaze-check-in-911-boato-metro-300ccbf4-f07b-11e5-b1a2-f236e4ccb109.shtml

Del vivere e del morire

Discutevamo di tutto con la passione che ci metto(eva)no i giovani al loro primo affacciarsi sulla scena della politica, la società, la religione. Un vero e proprio ‘accanimento di dibattito’: discussioni titaniche come se dall’esito di quelle nostre discussioni potesse uscire la soluzione definitiva dei problemi universali e un condivisibile riordino del caos del mondo.
E perfino la morte la evocavamo e dominavamo dall’alto dei nostri diciotto/vent’anni – e sembrava un’ombra nera distante anni luce, che la nostra navicella spaziale ha, però, coperto in un ‘fiat’, maledizione! E oggi ci troviamo a confrontarci col ritratto in soffitta di Dorian Gray e la vita che ci residua tra le dita e ci mostra le ragnatele e le foto ingiallite del tempo caotico e crudele che abbiamo abitato. Une photo, viellie photo de ma jeunesse.
E ho rivisto il suo ritratto sulla locandina di un giornale locale, il giorno dopo che era scoppiato il dibattito asfittico sulla ‘dolce morte’ del ‘dj Fabo’. Una fotografia straordinaria a piena pagina che ne evidenziava la gentilezza dell’animo, che fu la nota distintiva del suo vivere, e insieme la rassegnazione per la malattia che ne aveva minato la forza e aperto la strada alla decisione finale di porre fine al terribile dolore oncologico in una clinica svizzera.
E chissà se gli sono tornate a mente, negli ultimi istanti della sua vita, le accese discussioni che facevamo sulla liceità del suicidio e la piena disponibilità che abbiamo delle nostre vite in opposizione alle tesi dei vescovi e cardinali e papi che ‘rendiamo l’anima a Dio’, invece, e le nostre vite Gli appartengono e i suicidi si devo(oveva)no seppellire in terra sconsacrata perché, a sentir loro, è delitto di lesa maestà e proposito sempre e in ogni caso insano, qualunque sia la condizione che spinge al suicidio e l’insopportabilità del dolore che affligge i nostri corpi fragili.
La più grande ‘fake new’ della storia dell’umanità: quella dell’esistenza di un Dio dispotico e crudele (o, forse, di un Dio tout-court) che ha condizionato la vita degli uomini e delle donne per i secoli seculorum e li ha costretti a gridare e stringere i denti per il dolore intollerabile sui letti maledetti delle loro morti prima di ‘rendere l’anima’ straziata a quel supposto iddio di cui solo in questi anni si mette radicalmente in dubbio l’esistenza e la provvidenza nei confronti degli esseri umani.
Ed è incredibile il ‘silenzio dei colpevoli’ di tanto strazio: quegli ecclesiastici che troppo spesso mettono lingua falsa e bugiarda sulle vicende umane e hanno taciuto clamorosamente sulla vicenda del dj Fabo e su quella del ‘veneziano che è andato morire’ in ugual modo, in modo dolce e umano, nella Svizzera che ci è maestra di vita e di umanità – forse vergognosi e/o rabbiosamente discordi in seno alla curia per la svolta misericordiosa di Francesco che non offre più nessuna certezza metafisica e di ‘infallibilità’ (finalmente!) e perfino sui gay è arrivato a dire: ‘Chi sono io per giudicare?’
Già. Chi sei tu, Francesco, in questi anni di incertezze globali e chi sono i tuoi seguaci e chi ti ha preceduto – che tanta insania di posizioni e proposizioni apodittiche e disumane avete sparso a piene mani nel corso dei secoli e nel tempo presente?