Archivi categoria: dubbi atroci

Il dubbio di ‘pasquetta’

Il dubbio è malandrino. Non sarà che quella storia lontana 2018 anni fa di resurrezioni e assunzioni in cielo risenta della temperie culturale dell’epoca in cui è stata scritta e rifilata agli ingenui credenti di allora – capaci di dar credito agli apostoli in diaspora e ‘profughi’ ante litteram, ma, di lì a qualche secolo dopo, creduloni e seguaci perfino di quel Maometto i cui nefasti storici e coranici scontiamo ancora oggi con i ‘radicalizzati sul web’ rinnegati occidentali che si ispirano alle sure malamente intese ed interpretate?

Già, perché, nei secoli lontani in cui era possibile credere all’inganno del racconto biblico del sole che veniva fermato nella sua corsa intorno alla Terra dal gesto imperioso di Giosuè combattente a Gabaon, l’idea che qualcuno di speciale risorgesse dal suo sepolcro con il corpo tornato caldo e si innalzasse verso il Cielo incurante delle leggi della gravità e diretto chissà dove, oltre la stratosfera nel vuoto cosmico, poteva anche starci – e ci volle del bello e del buono per arrivare alle verità scientifiche di Copernico e all’osservazione telescopica del nostro Galileo intimato di ritrattazione e abiura.

E la cosa strana, in verità, è che quelle buffe credenze e leggende millenarie vengano tuttora riproposte, nel corso delle messe di Pasqua e durante i funerali, quali verità di fede e dai pulpiti in festa grande si cita il santo Paolo caduto da cavallo che affermava nelle sue lettere che: ‘Se non credete alla resurrezione del Cristo il vostro credo è vano’.

E perdura anche, in quei tali ambiti e chiese la ‘verità di fede’ del mito della nascita di Cristo dal ventre di una Vergine, ma, si sa, il pacchetto è quello e non si discute, dopo tanti litigiosi concilii ed eresie combattute e vinte. Prendere o lasciare – e chi lascia è fuori e niente paradiso.

Che angoscioso dilemma per i morituri ansiosi di vita eterna, mannaggia.

Copernico e Galilei: riassunto sulle teoria copernicana e galileiana. appunti di Filosofia
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News from Cartunia

News from Cartunia.

C’è chi la butta sul ridere e, come nella nota barzelletta, invita i singoli partiti a: ‘Vai avanti tu che a me mi vien da ridere.’ (M.Feltri su ‘la Stampa’) e c’è chi sta arroccato sulla sommità del monte rilasciando criptiche dichiarazioni che hanno lo scopo di fomentare i dubbi a aumentare la confusione. Ma c’è anche chi – il solito noto – non avendo più molto filo delle Parche che gli basti per ‘tenere il passo’ delle italiche contraddizioni e confusioni si offre sul mercato delle ‘larghe intese’ e si prova a ‘fare le scarpe’ all’unico protagonista della scena politica che non parla con lingua biforcuta, il prode Matteo. Che avete capito? Salvini!
Già perché a quest’ultimo va consegnata la palma della coerenza politica e rivendica la guida della coalizione come pattuito ante, grazie al suo 17,7 (percentuale da batosta pd), e chissà che coalizione potrebbe uscire dall’offerta prostitutiva di forza italia che già si smarca e ancheggia verso il fronte degli sconfitti sinistri, ma, insieme, faranno al massimo una marchetta e ci vorrà il ‘senso di responsabilità’ del M5S per avere una Grosse Koalition degna del suo nome. Molto ‘Grosse’, ma assai poco coesa e con che programma? Ius soli e flat tax? Vai avanti tu che a me mi vien da ridere.

E non è meno esilarante l’invito al ‘senso di responsabilità’ da parte del ficus beniaminum esposto sul balcone del Quirinale, perché, va bene l’esortazione canonica da ‘capo dello stato’, ma uno sguardo al pallottoliere dei seggi in parlamento bisognerebbe pur darlo prima di mettersi davanti ai microfoni ed emettere oracoli senza senso. Ed è meglio non parlare del programma perché ci invischierebbe in una discussione senza fine, compresa quella sui moduli per ottenere il ‘reddito di cittadinanza’ – fatta al Caf cgil da parte di giovani di belle speranze del nostro sud a maggioranza 5S. That all folks! Al prossimo cartoon.

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Ieri si diceva e oggi si dice – 20gennaio2013

Cose buone dal mondo. Long version. (Astenersi perditempo e farfalloni feisbucchiani).

La frase non è nuova. Che il fascismo e il Duce hanno fatto ‘anche’ cose buone. Bontà sua e loro: quegli uomini valenti e animosi dei ‘sabati fascisti’ e della ginnastica sulle pubbliche piazze. Ma chi non fa ‘anche’ cose buone nel breve volgere di una vita qualchessia? Perfino di ladri notori e ubriaconi e fedifraghi che picchiavano le mogli si legge sulle lapidi cimiteriali che erano ‘padri affettuosi e mariti fedeli’, chi l’avrebbe mai detto.
E, a Norimberga, nel corso del famoso ‘processo’ che da quella città prende nome, si ascoltavano testimoni a difesa che affermavano davanti ai giudici, di notori kapò e aguzzini dei campi di sterminio nazisti, che erano buoni padri e amavano coltivare le rose in giardino, che cari.

Quella frase delle ‘cose buone’ del dux de noantri io l’avevo già sentita pronunciare da gente qualunque, ordinary people, gente comune – che l’aveva, a sua volta, ascoltata in famiglia, da qualche parente ormai defunto.
Da qualcuno che, magari, l’aveva ‘svangata’, come si suol dire, ed era sopravvissuto agli inseguimenti sui tetti e arresti casa per casa di coloro che avevano avuto un ruolo pubblico durante il regime o si erano dichiarati fieramente fascisti ai tempi loro e, nel brevissimo corso della ubriacatura antifascista dopo la fine della guerra, si erano dovuti nascondere o erano emigrati per riapparire di là a qualche anno come se niente fosse stato.

E che ‘niente’ sia stato il fascismo delle cose buone e meno buone è cosa difficile da sostenere per chi guarda rai Storia e vede i documentari di ‘come eravamo’ e di come sono stati i padri e i nonni – e le incredibili idiozie dei ‘fasci di combattimento’, le ridicolaggini dell’Impero e ‘volete burro o cannoni?’ E la finale follia distruttiva della guerra combattuta coi carri armati di latta e le leggi razziali – e tutto il resto che abbiamo imparato sui banchi di scuola, ma, forse proprio per questo, non l’abbiamo ‘mandato a memoria’. Quella Memoria che in questi giorni si celebra e si sostiene perché quegli orrori della maledetta Storia non si ripresentino più – e gli uomini e le donne futuri non debbano più chiedersi ‘Se questo è un uomo’.

E che il nostro ‘cretino di talento’ di turno compaia d’improvviso a una cerimonia che ricordava quegli orrori lontani e butti lì la stupidaggine da ‘ordinary people’ – come se fosse l’avventore di un bar di strapaese – non sorprende, perché ad altre amenità e schifezze ci ha abituato da gran tempo, l’uomo delle ‘olgettine’ a libro-paga e delle ‘igieniste dentali’ in politica e della ‘nipote di Mubarak’.

E che si addormenti quieto, poco dopo, seduto in prima fila tra la ‘Autorità’ presenti è il suo ‘grande finale’ del suo essere stato ‘capo del governo’ e strenuo combattente da ‘campagna elettorale’ che strizza l’occhiolino furbo ai fascistelli apparentati alla sua lista e riduce un evento sacro dell’umanità sofferente per le atrocità della Memoria a piccola furbata ‘de noantri’.

Votantonio, votantonio, votantonio, Italiaaaniii!

Dietro la cortina degli occhi chiusi

 

Andare per musei ha il pregio di farci intendere come il tempo ci muti, in meglio o in peggio, decidete voi. E da un arazzo del diciottesimo secolo ricaviamo l’impressione che tutti quei personaggi abbigliati in fogge strane, – le bianche parrucche impidocchiate calzate in testa per allinearsi alla buffa moda di corte del tempo – pur se aristocratici e stra ricchi, forse erano meno felici e godevano di peggior salute di noi (che pure aspettiamo mesi per avere un esame diagnostico, mannaggia).
E da una didascalia posta sopra un ritratto di Martin Lutero ci giunge il messaggio che, in quei tempi difficili in cui si rischiava la scomunica e la persecuzione e il rogo per conclamata eresia e scisma, pure qualcuno di coraggioso osava pubblicare i suoi proclami contro la Chiesa della vergognosa vendita delle indulgenze e il bovino culto delle ‘sacre’ immagini con annessi pellegrinaggi e prostrazioni – e dava così inizio a un’era di Riforme e aperte contestazioni del malaffare dei pretoni e dei vescovoni delle ricche abbazie e cattedrali che gabbavano il contadino e lo minacciavano di eterni inferni e diavoloni per protrarne la sudditanza al potere costituito.
E, se oggi il pontifex francescano tanto mediatico – dopo aver abdicato alle pubbliche condanne della post moderna Sodoma e Gomorra – arriva perfino a benedire l’eutanasia, sia pure con la sfumatura del ridurla a vituperato ‘accanimento terapeutico’, non sarà che, fra qualche mese, anche il suicidio e la sofferenza di coloro che vi giungono obtorto collo saranno detti pubblicamente comprensibili e accettati e sarà restaurato il rito della messa per quei defunti volontari e sepolti finalmente senza tante storie in ‘terra benedetta’?
Grandi eventi accadono oggi che avrebbero scandalizzato i riformatori protestanti e spuntato le lance della loro rivoluzione religiosa.
Ma chissà che accade per davvero dietro la cortina degli occhi chiusi per sempre e il temuto passaggio nel mitico ‘l’aldilà’.
Chi morirà saprà, ma non ce lo verrà a dire, maledizione!

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Molto rumore per nulla – Ieri accadeva

19 novembre 2016

Molto rumore hanno fatto le dichiarazioni di Umberto Veronesi che nell’esistenza del cancro trova motivi per affermare che Dio non esiste. Che dire della guerra, allora, delle teste tagliate dall’Isis in nome del loro preteso ‘Allah’ e delle mille altre nefandezze di cui l’uomo è protagonista o succube – comprese le frane e le alluvioni che comportano sofferenze e morti?
Affermazioni negazioniste e atteggiamenti ribellistici contro Dio non nuovi nella storia dell’umanità – e il dibattito filosofico intorno al male, più o meno ‘necessario’, che strazia le nostre vite dalle origini ai giorni nostri è ampio, amplissimo e non cesserà per quest’altro, autorevole, rilancio.

E, per dirla tutta, mi sento di aggiungere un altro tassello para teologico a questo affannoso dibattere e lamentare ed insorgere contro il Dio ‘buono e giusto’ che ci assisterebbe da Lassù ed è l’esistenza in vita e in video di certi panzoni osceni a vedersi e udirsi vocati al crimine organizzato e altro di nefando che, nel corso dei loro pranzi e cene, giurano fedeltà all’associazione criminale di appartenenza, chiamando a testimoni gli spiriti defunti di Lamarmora, Garibaldi e Mazzini. E’ aperta la gara a chi trova altri nomi di personale fantasia su cui giurare e spergiurare. Spinoza, Einstein ed Erasmo? Dante, Petrarca e l’Aretino?

E mi chiedo che senso hanno queste formule di rito e i congressi satanisti e gli Ordini e sette segrete che si rifanno al passato della Storia coi loro grembiulini e compassini e le spadine ai fianchi e le croci sulle tuniche e se non è una bestemmia teologica il pensare che questa umanità mentalmente disastrata e un filo suonata sia fatta ‘a immagine e somiglianza di Dio’ come vogliono i Dogmi del passato e ci siano perfino ‘fratelli in Cristo’, come recitano tuttora i sacerdoti.

Davvero le religioni, alla luce di tutto ciò su esposto, sono ‘oppio dei popoli’ e coacervo di stramberie e leggende una più strana e folle dell’altra che servono solo all’uso distorto e idiota di un esercito di imbecilli che corrono ad arruolarsi sotto le bandiere del Califfo in nero e, ieri, dei principi e duchi cattolici nelle ripetute Crociate.
Molto meglio l’impero romano del Colosseo. Pollice verso e fuori i leoni. E nell’Arena dei martiri cristiani che andavano a morire cantando mettiamoci anche gli islamici fondamentalisti e terroristi, quest’altra volta.

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Il paese che scava sul fondo

Il paese che scava sul fondo.

….che poi: se i risultati delle elezioni siciliane – con la destra e il m5s trionfanti sul pd – significassero un corale pollice verso degli elettori verso le politiche del partito di s-governo, la politica immigratoria e di ipocrita ‘accoglienza’ nel nostrano campo-profughi esteso e diffuso lungo la penisola in primis, sarebbe evento straordinario e che ti allarga il cuore nella speranza che qualcosa cambi nel quadro sociale e politico di questo paese avvilito e avviato al suo tramonto epocale, – di un’epoca, quella della mia generazione, i cui connotati e le caratteristiche di vivibilità sbiadiscono e intristiscono come il cadere inesorabile delle foglie ad ogni nuovo giorno e sbarco di migliaia di disgraziati gestiti alla grandissima dai mercanti di schiavi e di morte libici e tunisini e poi dalle cooperative che ‘gli immigrati sono un business meglio di quello della droga’, come diceva al telefono il boss orbo di un occhio del malaffare di ‘mafia capitale’.
E resta famosa quella sua frase sul ‘mondo si mezzo’ che sembra rimandare alla fisica quantistica e alla teoria dei multi mondi in cui tutto ciò che è possibile che accada accadrà: ‘Noi siamo tra i vivi e i morti: tra quello che sta sotto e quello che sta sopra e in questo mondo può accadere che io mi trovi a cena con un politico…’ – e sai la novità: chi non è stato a cena con un politico per le libagioni e gli stuzzichini pre elettorali, ditemi voi, ma lui, l’orbo, in quelle sue cene concordava gli affari sporchi e le percentuali delle tangenti, come ci hanno raccontato le cronache di una stanca stagione politica già dimenticata.

Ma nessuna novità sostanziale e risolutiva verrà dalle elezioni siciliane e, probabilmente, neanche dalle politiche della prossima primavera perché il pastone della politica italica non contiene gli ingredienti per un sapore nuovo e sapido delle cose che una maggioranza di cittadini ha chiare nelle menti e che tardano a definirsi sull’orizzonte del futuro prossimo.
In questo paese, quando si è toccato il fondo, si comincia a scavare per approfondire la fossa, ahinoi.

http://espresso.repubblica.it/…/gli-immigrati-rendono-piu-d…

http://www.huffingtonpost.it/…/massimo-carminati-interce_n_…

Così i fascio-mafiosi di Massimo Carminati si sarebbero spartiti secondo i Pm i soldi per i richiedenti asilo. Milioni di euro. Senza controlli, grazie alla logica…
ESPRESSO.REPUBBLICA.IT

Le illusioni necessarie

Viviamo di illusioni e ne abbiamo bisogno. E anche se siamo stati disillusi una volta e mille non evitiamo di riproporcele e non ci esimiamo dal riprovarci. Così è stato per la vittoria di Hollande ed è finita nel modo indegno che sappiamo dalle cronache. E la grande speranza degli illusi socialisti e dei francesi che ne hanno appoggiato e votato la proposta politica ha mostrato al mondo come anche un ometto inadeguato al ruolo possa salire gli scalini dell’Eliseo e subire l‘onta ripetuta e non adeguatamente rintuzzata dei morti ammazzati per le strade e le piazze e i teatri e i ristoranti di Parigi – e la Francia in ginocchio e incapace di una risposta forte e rabbiosa al male che ha introiettato delle serpi in seno jahdiste e del ‘malaise’ delle periferie urbane divenute ingovernabili enclaves islamiste pochissimo e malamente integrate/bili.

Ed è ben vero che esiste uno iato tra la proposta politica e la sua propaganda elettorale e i fatti che ne seguiranno – e vale per Macron e sarebbe valso per Marine Le Pen, se avesse conquistato il gran soglio elisio – e aspettiamo al varco il fighetto, mondialista ed europeista nel peggior senso del termine, per sostanziare e dar corpo di fatti e misfatti il giudizio politico che ne daremo e se sarà un Hollande-due o un Mitterand redivivo, che dio lo/ci aiuti.

Ma se è vero che ‘il buongiorno si vede dal mattino’ la carta d’identità politica e personale di Macron e i suoi legami con i Rotschild e il suo essere la mascotte politica degli s-governanti europei dell’ultimo decennio di infamia e di cattive e nulle politiche immigratorie pesa come un macigno sul suo futuro operare e governare – e prepariamoci a subire ancora sconfitte e maledette stragi da parte degli jahdisti assassini e a pronunciare ancora e ancora le avvilenti geremiadi e le orazioni funebri che non hanno convinto gli elettori francesi a dire ‘basta!’ e dare mano libera a Marine Le Pen.

Le illusioni di riscatto e ‘nuovo inizio’ sono dure a morire e Macron ha tutta l’aria di esserne una nuova incarnazione. Chi vivrà vedrà.

Le esplosioni e gli auguri

Le esplosioni e gli auguri

Viviamo in un mondo esplosivo. Non solo per il ricorrere, in questi giorni, di bombardamenti mirati sui depositi di armi chimiche o di mega bombe in Afganistan, sganciate da quella caricatura cinematografica che è Donald Trump (riguardatevi il bel film: Il dottor Stranamore – Come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba) o ai ‘venti di guerra’ annunciati che spirano sulla Corea del nord – dove un’altra caricatura umana, anche più comico-tragica di Trump, si esercita, un giorno si e l’altro pure, a lanciare testate nucleari transoceaniche giusto per ‘vedere l’effetto che fa’.
E ‘tanto va la gatta al lardo’ che ‘ne vedremo delle belle’ ed esplosive, appunto, direttamente su questi schermi.

Siamo esplosivi anche di sotto la crosta terrestre, maledizione! e i reports degli esperti sui laghi di melma lavica dei Campi Flegrei non sono affatto rassicuranti e il suolo, da quelle parti, si alza per centimetri e centimetri e il remake di ‘Pompei’, il terribile film fitto di particolari su come si muore sotto l’effetto delle esplosioni piroclastiche, potrebbe darsi nella realtà dei nostri giorni e, se vi leggete sui siti dedicati quel che avvenne 39.000 anni fa in Europa a causa di una sua spaventosa eruzione, ci perdete il sonno.

Però rassegnamoci. Sarà quel che dio vorrà – e se il ricorso alle preghiere rivolte agli dei dagli abitanti di Pompei non ebbe alcuna risposta di salvezza, chissà se cambierà qualcosa il rivolgerle a ‘l’unico e vero Dio’ dei cattolici. Ieri sera, sotto casa mia, si sono radunati in un folto gruppo e hanno pregato e cantato con intensità e convinzione. Che tenerezza la Fede!

A proposito: Buona Pasqua. Di auguri ne abbiamo davvero un gran bisogno.

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Nulla si crea e nulla si distrugge?

 

Mano a mano e angolo dopo angolo, anziano e dubbioso Shiva Distruttore, libero di ogni orpello e quadro e ricordo di viaggio lo spazio domestico che mi è stato tana e casa e rifugio, secondo gli eventi che si sono succeduti lungo 45 anni di una buona vita, – tutto sommando e comparandola coi guasti del presente.
E, se è vero che nel flash black che si aziona nella nostra mente prima di morire e ti riporta la sintesi essenziale di ciò che hai letto, viaggiato, osservato e ritenuto importante ed emozionante di tutto quell’ambaradan confuso che chiamiamo ‘vita’, beh: ‘partire è un po’ morire’, come si dice, ed ogni commiato, in effetti, è una ‘piccola morte’, una parte di noi che si distacca e un piccolo cono d’ombra si disegna in quel fantasioso cosmo delle origini di cui si dice che ‘nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma’ – come ben recitava il Lavoisier Antoine-Laurent, illustre scienziato decapitato dalla Rivoluzione.
E un suo giudice affermò, in limine mortis, saputolo eminente scienziato, che ‘la Francia non ha bisogno di sapienti’. Tu vedi se le madri degli imbecilli devono essere sempre proditoriamente incinte e come avviene che si nominino giudici in certe ere storiche dei tali assoluti idioti e pretesi ‘rivoluzionari’. Il sonno della ragione produce mostri e imbecilli in egual misura, a mio modesto parere.

E magari, a proposito di commiati e piccole morti, hanno ragione quelli che fantasticano di metempsicosi e chissà in che cavolo di veste animale mi ritroverò a formicare, magari in un termitaio – io che aborro i raduni di massa e le folle sterminate che si radunano negli stadi o ai concerti o nelle inutili manifestazioni di protesta.
Se c’è un giudice a Berlino, pardon a Giosafatte, mi mostri clemenza e mi trasformi in aquila, piuttosto: occhiuto rapace capace di volare alto, e mi dia premio di libertà e leggerezza planando e cavalcando i venti che accarezzano ogni cosa che laggiù vive; ne tenga conto chi disperderà la mie ceneri. Amen e così sia.

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Discorso d’inizio anno a ‘profili unificati’ – (Il senso di Mattarella per la comunità come quello di ‘Smilla per neve’.)

 

Riflettevo sul senso di ‘comunità nazionale’ ieri sera – tema proposto dal capo dello stato a reti unificate, com’è l’uso – e faticavo a trovare gli elementi capaci di elaborare il tema. E, a guardare due telegiornali diversi della stessa fascia oraria, il tg3 e quello di rete4, davvero il senso di comunità nazionale – cose e valori e sentire di popolo condivisi – non scaturiva da quelle immagini e i commenti.
Né maggiore fortuna ho avuto ieri notte, al ritorno da una festa ‘a palazzo’ dove non bastava la musica sparata ad altissimo volume e le danze e i salti e il dimenarsi scomposto a ‘fare comunità’ e riconoscimento e condivisione e gioia di incontri e di inviti – e per strada vedevi gente strafatta di alcool e di nulla le cui grida e frasi sconnesse davvero non richiamavano l’idea di comunità condivisibile e cose e valori identitari su cui fondare una riscossa nazionale e proiettare gli auguri di ogni bene per il nuovo anno.
E capisco il Mattarella, ‘messo lì nella vigna a far da palo’, (il Giusti mi perdoni la citazione) il cui compito è quello di illudere se stesso e i tele ascoltatori che ‘ce la faremo’ e basterà l’ottimismo della volontà a fare aggio sul pessimismo della ragione dei ‘gufi’ e vedrete che tutto andrà per il meglio, italiani e italiane, e il 2017 sarà un incanto di gente che si farà comunitaria – ad onta di quanto ci mostrava il tg di rete 4 che mandava i suoi reporters a giocarsi i connotati e l’integrità della telecamera nei ghetti urbani di San Siro e dovunque i nostri ospiti extra comunitari hanno stabilito precaria e oscena e rabbiosa residenza e slum urbano e ‘giungla’.
Però il Giusti, in fondo alla sua bella poesia anti austriaca, ci raccontava come quei soldati ‘messi qui nella vigna a far da pali’, a un certo punto della messa in sant’Ambrogio di Milano levavano lento un canto struggente e dolentissimo che si faceva incanto e suggestione e muoveva la commozione. Avverrà anche nella nostra improbabile ‘comunità nazionale’? Chissà.
Facciamoci gli auguri, ne abbiamo davvero un gran bisogno.

Poesia Sant’ Ambrogio di Giuseppe Giusti: Vostra Eccellenza, che mi sta in cagnesco per que’ pochi scherzucci di dozzina, e mi
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