Archivi categoria: antropologia applicata

Quei figli di Noè bianchi, gialli e neri

Polemiche farlocche e di fazione

Okkei, okkei, siamo tutti figli di Noè – e Jafet, che se andò a nord, esprime convenzionalmente la presente ‘razza caucasica’ di cui ai referti autoptici di molti telefilm americani.

Però, dicono gli egualitaristi a oltranza e i giornalisti, oggi scatenati come un sol uomo su ‘il caso Fontana’ e la sua idea di ‘razza bianca’, è il genoma che conta, perciò facciamo pure di ogni fiore un mazzo, di ogni erba un fascio… ooops! andiamoci piano perché, a parlar di ‘fascio’ si rischia il rimando lessicale al ‘fascismo’ che di fasci (di combattimento) ne raccoglieva a mucchi da par suo – e guai a offrire il destro all’Anpi, sempre pronto a rintuzzare qualsiasi cosa orecchi di fasci(smi).

Bisognerà proporre il Fontana per il Nobel alla comunicazione, dato che ci ha obbligati tutti, stamattina, a sintonizzare i neuroni sulla vexata questio della ‘razza’.
Che è come l’araba fenice: ‘Che ci sia ciascun lo dice (vedetevi i moduli dei visti di ingresso da riempire obbligatoriamente nei diversi paesi che visitate), cosa sia nessun lo sa.’

Cioè: lo sappiamo, la razza è quella ‘umana’, come ben puntualizzava Einstein al suo ingresso negli States; e dovette riempire, e forse correggere, il famoso modulo che glielo chiedeva, però siamo neri e gialli e bianchi all over the world e abbiamo culture, tradizioni e religioni diverse di appartenenza – che causano gli sconquassi assassini che sappiamo dei ‘radicalizzati sul web’ – e qualche differenza tutto questo lo fa e bisognerà tenerne conto nel bilanciare gli ingressi nel paese e le indebite ‘accoglienze’, se sono causa di forti conflitti sociali e mettono in predicato i conti dello stato e assottigliano il welfare dei residenti indigeni da più generazioni e gonfiano i sondaggi a favore delle destre perché le sinistre di s-governo hanno sbracato sui numeri dei clandestini e sono causa della chiusura delle frontiere a nord e a est delle Alpi.

Ecco. Forse il Fontana doveva precisare questo: che non è questione di razze bianche, nere o gialle, bensì di numeri di ingressi clandestini non più tollerabili per un sano equilibrio sociale ed economico degli stati e delle nazioni della fragile unità europea.
Okkei, forse è esagerato proporlo per il Nobel alla Comunicazione. Basterà votarlo alla presidenza della regione Lombardia raccomandandogli di occuparsi di più di questioni interne e stanziali quali: la sostenibilità del welfare per i bravi lombardi, – id est sanità, promozione delle nascite (anche di ‘razza’ bianca, perché no?) magari tramite sussidi alle famiglie in difficoltà e i conseguenti, auspicati asili nidi.
Votate, votate, votate e fatela finita con le polemiche farlocche e le fake news di fazione sinistra.

La Tavola delle Nazioni è una lunga lista di figli e discendenti di Noè che appare in Genesi 10 della Bibbia ebraica, e rappresenta un’etnologia tradizionale. L’importanza di Noè, secondo la Genesi, deriva dal fatto che la popolazione della Terra fu…
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Antropologie e seduzioni future.

 

Potremmo affidarci alla cultura e al professor La Cecla, che insegna antropologia culturale in varie università, per apprendere cosa si deve fare e non si deve fare nel corso dei rituali di seduzione/fascinazione che mettiamo in opera durante le nostre vite.
Ma si deve mettere nel conto che non basta un libro per imparare a ‘saperci fare’ e magari anche la lettura dei codicilli del codice penale relativi al rispetto delle persone può essere d’aiuto; ma se consideriamo le troppe tribù di Neanderthalensis che ancora sopravvivono nelle nostre città e quartieri o che importiamo tramite ‘barconi’ e li stipiamo nelle enclaves nemiche e nei ghetti delle periferie urbane delle metropoli europee, beh, la cosa si fa complessa e di difficilissima gestione – e le cronache degli stupri e dei ‘femminicidi’ sono lì a dirci che non basta chiamare l’uno-cinque-due-due o il centododici/13 a violenza ormai avvenuta e che, forse, è prevalente il gutturale lessico cavernicolo nei faticosi rapporti tra uomini e donne piuttosto che il ‘dolce stil novo’ e le paradisiache visioni di Beatrice dei poeti di ogni epoca e stile.

E la querelle tra le femministe rabbiose e le attrici americane vittime di molestie e/o stupri subiti e le loro consorelle francesi che paventano un clima di ‘caccia agli stregoni’ e il chiudersi a chiocciola da parte dei troppi maschietti imbranati e timidi è di difficile conciliazione e non sarebbe male se un qualche comitato di donne illuminate redigesse un vademecum e un manuale di servizio alla seduzione possibile futura, così che lo si introduca nelle scuole di ogni genere e grado e se ne faccia oggetto di esami di maturità e patente di seduttore corretto e futuro marito esemplare.
E le generazioni a venire vivranno tutte più felici e contente (per le periferie urbane del nostro scontento e le enclaves islamiche nemiche si vedrà).

Bibliografia essenziale:
https://www.ibs.it/saperci-fare-corpi-auten…/e/9788889490549
https://www.ibs.it/lasciarsi-rituali-dell-…/e/9788896904688…

Saperci fare. Corpi e autenticità è un libro di Franco La Cecla pubblicato da Elèuthera : acquista su IBS a 8.50€!
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Convivere con il terrore – Ieri accadeva e oggi accade

 

I giorni delle feste

Sono i giorni migliori, a ben vedere. Nebbia di fuori che ‘da l’idea’ del freddo – ma troppo freddo non è perché i radiogiornali ci informano che la causa di tanto inquinamento e delle micidiali ‘polveri sottili’ è ‘l’inverno troppo caldo’.
E ne conseguono le severe delibere adottate dai Comuni sul riscaldamento domestico che non deve superare i 18 gradi, ma con la tolleranza del +2 – tu vedi la stupidità degli annunci ad effetto e la nessuna vera efficacia delle norme sull’inquinamento out door se, poi, di controlli e sanzioni non se ne parla.

E c’è pochissima gente per le strade, in effetti, nemmeno i proprietari di cani abbaiosi , perchè Fido ‘se la tiene’ e nicchia sulla porta di casa a causa di quella nebbia assassina che ti penetra nelle ossa – e te la scodellerà, più tardi, in un canto della cucina, affettando indifferenza e scodinzolando la sua muta richiesta di comprensione.

E se c’è poca gente per strada i terroristi assassini emuli del 13 novembre parigino si rodono perché sprecare una carica esplosiva sotto il giubbotto o sotto il tonacone delle donne velate in nero loro compagne è un vero peccato – e i due miseri morti che passavano di là per caso perché ‘di turno’ e ‘a chiamata’ anche a santo Stefano non avrebbero lo stesso effetto esplosivo in cronaca di una quarantina assembrati davanti a un bar con gli spritz in mano o chini davanti ai banchetti delle chincaglierie natalizie dei ‘mercatini’. Scenari di una qualche maledetta probabilità e incidenza statistica, come ben sappiamo.

E perfino il papa sconta (50.000 a piazza san Pietro ieri, dicono le fonti vaticane ma erano 5.000 per la Questura e le telecamere amiche si sforzavano inutilmente di nascondere i clamorosi vuoti) il papa sconta, dicevo, il clima moscio del suo famoso Giubileo – che pochi se lo filano, in verità, malgrado l’immenso battage pubblicitario dei nostri giornalisti televisivi e della carta stampata che, ‘più realisti del re’, si fanno grancassa di questo amatissimo ‘capo religioso’ e ce lo propinano a pranzo, cena e colazione, pillola omeopatica di tutti i mali del mondo che continuano imperterriti a manifestarsi e impazzare incuranti del suo verbo lamentoso e strascicato che tutto impetra e benedice.

E continueremo, perciò, a ‘farci gli auguri’ di un anno nuovo diverso e migliore, pur consci dell’esorcismo che, nel presente anno maledetto, fu smentito già nel primi giorni di gennaio con la strage di Charlie Hebdo. Ma è ‘più forte di noi’ proiettare la speranza e il sogno di un mondo migliore malgrado tutte le evidenze negative e i morti incolpevoli lasciati per le strade poco più di un mese fa, perciò cantiamo in coro ‘feliz navidad’ e ‘prospero anno y felicidad’ chiudendo gli occhi e ruotando sul nostro asse come i dervisci.

Magari li riapriremo in un universo parallelo dove il male degli uomini e delle donne è definitivamente scomparso e non c’è più bisogno di misericordia – questa omeopatica panacea di tutti i mali che così poco ci convince.

Terrorismo, euro e migranti: le tre crisi dell’Europa Il 2015 è stato l’anno del terrore. Il terrorismo di matrice jihadista ha aperto e chiuso l’anno dell’Europa,…
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Torniamo umani (S.p.q.r. Sono pericolosamente orwelliani questi renziani)

 

E basterebbe prendere a prestito le metafore e le similitudini de ‘La fattoria degli animali’ di Orwell per capire che giriamo sempre intorno alla stessa questione del potere e di chi lo gestisce (male) e chi vi si oppone con scarsi risultati perché il potere sempre si perpetua e ha percorsi circolari ad ogni cambiar di stagione e di uomini (o maiali, per restare nella simpatica metafora orwelliana).

E che Renzi, – in questa straordinaria narrazione del 4 di dicembre p.v. che dovrebbe dare forma e viso nuovi all’Italia (tragica e melting pot) che ha in mente – venga definito una ‘scrofa ferita’ in corso di campagna è parte coerente dell’antica metafora del libro in questione e del dramma che si scatena quando qualcuno prende il potere con un ‘colpo di palazzo’ (‘Enrico stai sereno’) e pretende di fare una sua rivoluzione rizzandosi sulle gambe posteriori come i maiali di Orwell e dicendo buona anche la schifezza della riforma bicameralista che sostituisce gli eletti coi nominati e cambia tutto per non cambiar niente – com’è nella tradizione delle tagliatelle Barilla ‘più corpose’.

Alla via così e disfiamoci del porco orwelliano bramoso di potere e del suo costosissimo ‘Air force-Renzi’ (sic) col voto.
No alla fattoria dei maiali e delle scrofe. Torniamo umani.

L'immagine può contenere: sMS e una o più persone

Repetita iuvant – Ieri accadeva e oggi accade

‘Donne, ah, ah, amiche di sempre / donne alla moda, donne contro corrente….’ (Zucchero Fornaciari)

(…) Ma questa è in definitiva la testimonianza più sicura che la tanto osannata«integrazione» è impossibile da realizzare. Impossibile per un motivo molto semplice che i politici però si rifiutano di capire: le religioni sono creazione dei singoli popoli, così come la lingua, il diritto, l’arte, la musica, la scienza; ne rispecchiano la forma mentis, la visione del mondo, il carattere, la personalità di base. Cosa avverrà nel prossimo futuro in Italia con una forte presenza di musulmani se non si bloccherà immediatamente l’immigrazione? Nessuno si illuda che dando loro la cittadinanza italiana, come è stato proposto da alcuni partiti, diventino italiani. Non è l’anagrafe a creare i popoli e la loro cultura.
– Estrapolaz. dall’articolo citato – Ida Magli – nota antropologa.

La stragrande maggioranza degli immigrati è di religione musulmana. E per loro non esiste parità, solo sottomissione e segregazione
La grande maggioranza di coloro che arrivano in terra italiana, con il passaporto o con gli scafisti, sono di religione islamica. Purtroppo gli italiani, a causa della particolarissima storia politica che hanno alle spalle, si sono abituati, quasi come per reazione genetica, a non sapere nulla delle religioni con le quali hanno sempre avuto a che fare.

Conoscono pochissimo perfino il cattolicesimo. Se si chiede a un italiano la formula del Credo o chi sia lo Spirito Santo, si può essere certi che non sa rispondere. Tranne quelli molto devoti (in genere donne) oppure appartenenti a qualche associazione cattolica e di conseguenza consapevoli dell’importanza politica della propria religione, l’italiano medio di religioni sa soltanto quello che gli giunge attraverso il contesto giornalistico quotidiano, il che significa che «tecnicamente» non sa nulla. Si tratta di una «resistenza», inconsapevole ma profonda, instauratasi a difesa sia di ogni singolo italiano sia del popolo italiano, dotato di un’intelligenza critica sovrabbondante in confronto all’attitudine «mitica» o al misticismo simbolico che connotano tanti popoli anche in Europa.

È questo il vero motivo per il quale gli italiani non sono capaci di valutare l’incidenza nella nostra società della religione di cui sono portatori gli immigrati, la forza del loro essere «credenti», il peso dei comportamenti imposti dal Corano in ogni ambito della vita, ma soprattutto nel rapporto fra uomo e donna. Questo rapporto lo possiamo analizzare partendo da un dato fondamentale: la donna è di un grado inferiore all’uomo. Nella Sùra delle donne, capitolo del Corano espressamente dedicato alle norme riguardanti le donne e il cui testo dovrebbe essere esposto ovunque nel territorio italiano, Maometto afferma che gli uomini sono superiori alle donne, se disobbediscono le debbono punire, metterle in letti separati e batterle.

La donna è impura e contaminante a causa dei meccanismi fisiologici della sua sessualità (mestruazioni, gravidanza, puerperio), il che significa che deve vivere a parte, insieme alle altre donne e ai bambini, coperta dalla testa ai piedi per non essere vista né toccata. Sono tutte regole risalenti al libro Levitico dell’Antico Testamento e riprese da Maometto nel Corano, regole quindi elaborate da pastori nomadi della Palestina di molti millenni avanti Cristo, incompatibili con la società occidentale e che infatti hanno subìto con il passare del tempo diversi «aggiustamenti». Ma la norma cui si attengono gli odierni Califfati e Stati islamici più osservanti, è rigidamente quella coranica.

Nei Paesi europei di forte immigrazione come la Germania, la Francia, l’Inghilterra (ma anche negli Stati Uniti) sono attivi già da anni dei tribunali islamici che giudicano ed emettono sentenze secondo il Corano soprattutto nell’ambito di questioni o «reati» familiari, e questo è di per sé la prova dell’esistenza di uno Stato nello Stato, della sua incapacità ad amministrare i cittadini con lo stesso diritto. La nostra antichissima, nobile formula: «La legge è uguale per tutti» non vale più.

Ma questa è in definitiva la testimonianza più sicura che la tanto osannata «integrazione» è impossibile da realizzare. Impossibile per un motivo molto semplice che i politici però si rifiutano di capire: le religioni sono creazione dei singoli popoli, così come la lingua, il diritto, l’arte, la musica, la scienza; ne rispecchiano la forma mentis, la visione del mondo, il carattere, la personalità di base. Cosa avverrà nel prossimo futuro in Italia con una forte presenza di musulmani se non si bloccherà immediatamente l’immigrazione? Nessuno si illuda che dando loro la cittadinanza italiana, come è stato proposto da alcuni partiti, diventino italiani. Non è l’anagrafe a creare i popoli e la loro cultura.

Da quanto abbiamo detto sullo statuto delle donne nell’islamismo è facile comprendere come questo rappresenti uno dei pericoli maggiori di disintegrazione per il tessuto della società italiana. Per quanto le donne siano oggi in grande maggioranza ben consapevoli di se stesse, dei propri diritti, della propria libertà, sono però in qualche modo fragili, poeticamente alla ricerca di un amore «diverso», vagheggiando un maschio sessualmente e psicologicamente forte, capace di dominare, tipi ormai rarissimi da trovare fra gli italiani.

Le promesse di parità non contano: una volta sposate con un musulmano le donne sperimentano la forza della cultura islamica non soltanto nel marito ma in tutta la sua famiglia e sono costrette ad una obbedienza che diventa anche più grave con la nascita di figli.

Ma possiamo intravedere pericoli ancora più gravi per la tenuta della società nei messaggi che si sprigionano nell’aria, dal punto di vista culturale, con una forte presenza di donne velate, tabuizzate, spesso infibulate, che coltivano doveri, ideali, mode, sentimenti, passioni, linguaggi in totale contrasto con i nostri. L’aria culturale non la si può chiudere nelle moschee o nei tribunali appositi: la respiriamo tutti. La «tolleranza» ne facilita la circolazione ovunque e coloro che, nascosti dietro le torri di Bruxelles, hanno ideato e sostengono l’immigrazione di massa come il migliore strumento per distruggere l’Europa, lo sanno benissimo. È sbagliato infatti credere che il fascino della libertà di cui godono le donne italiane avrà necessariamente la meglio sulle «chiusure» musulmane. È già successo nel passaggio dalla libertà delle donne romane alla clausura di quelle cristiane.

Dagli amici ci guardi Iddio

Anche Voltaire ha dovuto cedere le armi, – le meravigliose e pochissimo usate armi della critica – in questi tempi di intolleranza che viviamo e di infiammazioni neuroniche refrattarie agli antibiotici del comune buonsenso. Di morire perché tu possa esprimere liberamente le tue opinioni benché opposte alle mie non se ne parla proprio più – e perfino in quel mondo effimero e vanesio e un filo cretino che è facebook si dà il caso di persone che ti tolgono l’amicizia perché le tue opinioni divergono dalle loro e magari sono espresse col necessario vigore polemico – dato che vi si parla di morti ammazzati e immigrati di seconda generazione che si radicalizzano sul web e sparano, accoltellano e guidano camion impazziti sulla folla che passeggia serena sulle promenades des anglais.

E in primo piano nelle cronache di oggi è la notizia che l’Isis ha messo mano e intelligenza di suoi dirigenti e accoliti nelle partenze dalla Libia dei ‘barconi’ che andiamo pietosamente e molto costosamente soccorrendo, a scapito dei centri anti violenza che non si vogliono finanziare e coi dolorosissimi tagli alla Sanità pubblica spacciati dai pessimi renziani per ‘rimodulazione dei costi’.
Continuiamo a farci prendere per il c… e a farci del male, cittadini, e lasciamoli s-governare la repubblica sine die.

Li raccogliamo in mare a centinaia di migliaia, dicevo, e li assistiamo e li sfamiamo, inclusi i terroristi in sonno e le ‘serpi in seno’ accolte dalle famiglie dei ‘buoni’ e pietosi – e lo sapevamo da mo’ e ce lo dicevano tutti i notisti politici più avveduti che questo non era più un ‘rischio’ bensì una maledetta certezza, ma Renzi e Alfano e tutta la schiera dei democratici del pd e la gran massa beota dei ‘buonisti’ e dei ‘no borders’ sempre a negare in video e in voce l’evidenza di una correlazione stretta tra sbarchi e ‘foreign fighters’ che si introducono nel nostro paese e da lì nella fragile Europa delle frontiere-colabrodo e, da un mese per l’altro (ultimamente da una settimana per l’altra), ecco sui telegiornali le voci luttuose degli speakers che annunciano gli attentati, i morti, le vittime a decine per le strade.

E le spuntate armi della critica sociale e del doveroso allarme che si vuole dare ai cittadini di questa e delle altre repubbliche dell’Unione in grandissimo affanno immigratorio sono come quel ‘grido lanciato nel deserto’ dove l’intelligenza sulle cose e sugli accadimenti vaga lacera e assetata e ci aspettiamo che muoia da un momento per l’altro mentre sulla scena del fescennino stupido di facebook si tolgono le amicizie perché non si tollera sentirsi dire le cose che ci infastidiscono.

Da certi amici ci guardi Iddio, si diceva un tempo – che dagli attentatori islamo-terroristi di ogni risma e rivendicazione mi guardo io.

Convivenze ecologicamente sostenibili

 

Nel suo generoso e un po’ stralunato sforzo di farci accettare i grandissimi numeri dei ‘migranti’ prossimi venturi che ci atterriscono, (ci faremo carico di ogni e tutte le guerre, tutte le carestie e siccità, tutte le dittature afro-mediterranee passate, presenti e future? Aiuto!) Adriano Sofri mette a confronto le migrazioni degli uccelli e quelle degli umani e conclude arruolandoci tutti volontari nella Lipu e raffigurandoci un futuro di meravigliose convivenze ecologicamente sostenibili nell’umano giardino dell’Eden dove tutti vivremo un po’ strettini e dandoci di gomito e calpestandoci fra mille imprecazioni, ma sostanzialmente felici e contenti, alleluia!

E battibeccheremo come le cicogne a centinaia di migliaia negli immensi stagni delle affollatissime metropoli disputandoci il cibo e l’assistenza sanitaria (che già si fa assai strettina e i medici di famiglia ci guardano di brutto se chiediamo loro un esame più approfondito perché l’imperativo renziano e della sinistra è: ‘Curatevi meno, curiamoli tutti’). E se qualche gruppo di pretesi ‘profughi’ rigetta il cibo e getta a terra i vassoi con la pizza e il risotto, protestando perché pretendono un cibo più ‘etnico’ e consono al loro stato di migranti, pietosamente li raccoglieremo e passeremo quei vassoi rigettati alle mense della caritas – sempre più fitte di barboni e mendicanti indigeni che non vanno tanto per il sottile.

E l’equiparazione di Sofri con le meraviglie ornitologiche ecologicamente e multietnicamente sostenibili dovrebbe anche spiegarci dettagliatamente cosa succede in quelle isole felici che sono le ‘banlieues’ delle grandi città europee che ogni tanto ‘esplodono’ – e sono fresche nella nostra memoria le azioni dei commandos degli immigrati di seconda e terza generazione che vanno a sterminare gli inermi infedeli nella redazione di ‘Charlie Hebdo’ o nei caffè letterari di Copenhagen o che inseguono rabbiosamente i turisti del museo del Bardo a Tunisi ammazzandoli come cani – e raffigurarci quale meraviglioso futuro ci aspetta di delicate e rispettose convivenze possibili con tutto questo islam che preme ai confini sud ed est dell’Europa ed alimenta i conflitti presenti e i futuri e gonfia i mattinali della polizia e dei carabinieri con le cronache dei misfatti che: ‘Ma non ci bastavano i nostri, maledizione?’

Ecologia vo’ cercando ch’è si cara alle soavi e speranzose genti della sinistra di s-governo.

 

https://triskel182.wordpress.com/2015/08/17/il-viaggio-infinito-adriano-sofri/

 

 Il pianeta che ci va stretto. Convivenze ecologicamente insostenibili. http://www.repubblica.it/…/amazzonia_irahoa_awa_l…/…

I silenzi del mattino e l’Europa

E le musiche del primissimo mattino, habanere, contraddanze, minuetti, tenute sul registro minimo dell’apparecchio per non disturbare il silenzio magico dell’ora, e l’innaffio delle piante del mio terrazzo, mi riportano alla mente l’hortus conclusus dei monaci medievali e la dolce follia del ritirarsi dal mondo a ‘veder fiori ed erbe’ crescere silenziosi e gratificarci di forme e colori affascinanti – e tutto il ribollire delle umane cose lasciarlo fuori dai muri che ci recintano e dicono quell’orto prodigiosa isola di sopravvivenza (isola che c’è) in tanto transito caotico di ‘troppo di tutto e di niente’ che fa la colonna sonora e visiva dei nostri radio e telegiornali.
Fermate il mondo voglio scendere.

E, se capitava perfino a famosi condottieri e capitani di ventura di smettere l’armi e le corazze e provarsi a dimenticare le ferite inferte e i morti sulla coscienza e ascoltare a capo chino i mattutini dentro la navata della chiesa gotica, dopo una notte insonne e gli incubi dei campi di battaglia fitti di cadaveri, gioverà anche a noi dimenticare tutti i morti ammazzati dell’isis e ‘boko aram’ e la strana voglia di trucidare e sgozzare di tanti giovani rimbecilliti ‘foreign fighters’, – bis nipoti di inutili e crudelissime ‘crociate’ a rovescio in cui ancora si dà la vita per un preteso allah che così vuole (vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole)?

E il suggerimento che si vorrebbe dare ai troppi ‘capitani di ventura’ che infestano il vasto mondo di ritirarsi in un loro provvidenziale ‘hortus conclusus’ e ripensare le insensatezze loro personali e gli effimeri sogni di gloria e di califfato e/o di ‘ritorno alla dracma’ non parrà, a ben vedere, così peregrino, provare per credere.

Magari Varoufakis l’ha già fatto, e si sarà chiuso nel suo hortus elegante di un qualche suo attico segreto, dopo tanto tuonare in pubblico parlamento di : ‘Europa assassina e banchieri criminali!’, – e oggi nessuno sa più dove sia finito con la bella moglie sorridente a ripensare insieme a quanto siano mutevoli, e talvolta ti coglionino, i rivolgimenti delle umane vicende politiche.
Bentornati in Europa (la stessa di prima), cari i miei greci pugnaci, e restateci, con un po’ di sforzi virtuosi, come facciamo tutti noi, amanti dell’inno alla gioia.

Metafore animaliste

 

Dunque, l’Europa non si fida di noi – e ne ha ben donde. Non ha mai smesso, il nord dell’Europa, di considerarci quali ‘furbi levantini’ e ‘una faccia una razza’ alla pari dei greci – che hanno provato a rifilare alla Merkel, con estenuanti trattative, le vuote promesse di ravvedimento operoso e la patacca di un’economia greca che: ‘Se ci ristrutturate il debito cresceremo’.
Parola di Tsipras e di quel vanitoso ministro dell’economia che gli va dietro con il bavero della t-shirt in erezione e le camicie fuori dai pantaloni.  ‘Parole di fede’, le loro, e ‘dovete crederci sulla parola’ – ma l’incrollabile Schauble gli manda a dire: ‘vedere cammello’ di nuove tasse da imporre e tagliare le pensioni.
E qui casca l’asino, per restare sulle metafore animaliste, perchè Tsipras e Varoufakis di cammelli proprio non ne hanno da far vedere e il parlamento greco gli boccerebbe ogni determinazione diversa dalle reboanti e inconsulte promesse elettorali con le quali hanno preso il potere. Quadratura del cerchio.

E l’Europa ha chiesto a noi italiani di far loro vedere il cammello di una capacità che non abbiamo di istituire centri di accoglienza che funzionino e che sappiano decidere in tempi brevi chi, tra i migranti, abbia diritto d’asilo e chi, invece, e sono la maggioranza, va respinto con ferma determinazione ed efficienza di stampo nord europeo. E lo scandalo di Roma capitale – con la corruzione stellare dell’assistenza ai migranti che ingrassava il culo delle cooperative che ‘ungevano’ i vergognosi politici del ‘mondo di mezzo’ (pd compreso) – certo non ha giovato al baldanzoso e arrogante Renzi che spingeva sulle ‘quote’ da dividersi tra tutti i paesi membri.
‘Prima vogliamo vedere il cammello.’, gli hanno risposto in coro i paesi che ci fanno corona. ‘Il cammello della vostra capacità ed efficienza nell’identificare i richiedenti asilo e respingere la maggioranza dei furbi ‘migranti economici’ che ‘ci provano’ a violare le frontiere e le leggi dell’Europa’. E qui casca, una volta di più, l’asino di anni e anni di frontiere colabrodo e i migranti che allargavano le maglie delle recinzioni dei nostri asfittici centri di assistenza e fuggivano e tuttora vagano per tutta l’Europa quali ‘clandestini’.

‘Faremo da soli’, diceva baldanzoso in tivù Renzi prima dell’appuntamento fatale, ma se n’è tornato a Roma scornato e con la coda tra le gambe, lui, arrogante presidente del consiglio di un preteso ‘grande paese’ che non sa fare i compiti a casa che gli affida l’Europa ed è prigioniero della sindrome levantina di ‘una faccia una razza’.
Perciò teniamoci l’immigrazione disordinata che abbiamo coltivato per anni con indebita e malintesa pietas di filiazione vaticana e continuiamo a far litigare sindaci e prefetti per i cento o mille migranti quotidiani in più che gli vogliono affibbiare.
Mille campi-profughi italici bellissimi a vedersi e a gestirsi cresceranno, da qui alle ‘calende greche’ in cui impareremo a fare bene i compiti a casa e finalmente l’Europa si farà carico delle mitiche ‘quote’.

Cose ‘inquietanti’

C’è una visione buona e dolce dei rom o ‘zingari’ che dir si voglia (noi gente ‘normale’ non distinguiamo tra stanziali e vagantes, non entriamo nel merito delle diversità interne a quel ‘popolo’ che pur ci sono e sarebbe interessante conoscerle perché conoscere è un primo modo per ‘fraternizzare’ – nel senso della ‘fraternitè’ di cui alla rivoluzione francese e ai diritti dell’uomo).
E’ la visione romantica dell’uomo bello e dal ‘sapor mediorientale’ che suona la chitarra in riva al fiume, come si vede nel film ‘Chocolat’, e non ha i problemi degli stanziali – che hanno casa e pagano le maledette tasse a uno Stato ladrone e famelico e le stra maledette bollette dell’energia fornita e si guadagnano il pane col sudore della fronte o colla rottura di scatole di dover indossare una divisa e/o andare a servire a tavola o sbrigare le noiosissime pratiche in un ufficio o in una banca.
Ma è una visione cinematografica, letteraria, quella del film, che nulla ha a che vedere con la realtà dei ‘campi rom’ che tutti abbiamo visto sfilando in macchina sotto i cavalcavia o andando a passeggiare col cane nella periferia delle città, là dove le ultime case si sfilacciano in un aborto di campagna incolta e i prati sono calvi dell’erba perfino a primavera a causa dei fumi delle industrie poco lontane.

E la domanda inquietante è (ben più ‘inquietante’ di quel che dice la Boldrini, la comprensiva e buona mamma di ogni marginale e diverso che entri in questo paese e vi trova il bengodi e ogni assistenza di cui abbisogna senza pagarne gli oneri): ‘Ma perché quei tali, zingari o rom, hanno scelto e scelgono quel modo di vita che a noi, gente ‘normale’, pare pura oscenità di residenza che dovrebbe essere provvisoria ed è invece permanente e dove regna la sporcizia e l’emarginazione?’

E sarà ‘razzismo’ questo nostro sguardo stupito del modo di vivere di popoli strani che non riusciamo a metabolizzare e includere e non troviamo i termini di paragone colle nostre vite, non meno difficili, di questi tempi – dopo cosi tanti anni di difficilissima convivenza fitta di sgradevoli episodi di furti in casa e borseggi negli autobus e il mendicismo (che smuove la ‘pietas’) ridotto a professione – colle buffe contorsioni delle signore mendicanti sulle strade e, due ore più tardi, le vedi parlare al cellulare e fumarsi una sigaretta nel sereno transito verso ‘casa’?

Le domande che ci poniamo traggono la loro origine nella diversità dei popoli e delle culture e delle letterature – e non diversamente ci interroghiamo sui popoli che andiamo a visitare quando viaggiamo e facciamo del turismo; e non scambieremmo il nostro modo di vivere col loro, ma, a differenza di loro, i rom, gli zingari che quel modo di vivere nomade e ‘diverso’ rivendicano come fosse una ‘identità’, non ci sogniamo di piantare le tende o installare le roulottes a ridosso delle civili case di abitazione delle moderne città e dare mostra oscena di un modo di vivere e parassitare che appartiene ai tempi della miseria da cui i nostri genitori e noi abbiamo preso le distanze.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.