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L’Europa è cambiata. Cambiate l’Europa

Vi avevo esortato a ‘non avere paura’, in questa congiuntura di apparente incertezza – e la Fitch, agenzia di rating, che ci conferma in serie BBB, ma, tra le righe, ci manda a dire che, se non ci raddrizziamo, se non la smettiamo di votare Lega e M5S, saranno cazzi nostri e la serie C sarà presto il nostro inferno economico in seno all’Unione. E l’apparente bonaccia post elettorale, – con i giochi di ri-posizionamento e il poker di chi vede il gioco di chi e chi, invece, lascia il tavolo (il pd) e manda a dire ‘stiamo bene all’opposizione’, dopo tre anni di figure meschine e signori nessuno che apparivano in tivù a reti unificate a leggere le veline stupide del loro capo Renzi-l’imbonitore – l’apparente bonaccia, dicevo, non illude nessuno che ‘ce la caveremo’ sulla scena internazionale e avremo un governo degno di questo nome.

Però continuo ad esortarvi a ‘do not fear’, o alla sua variante: ‘male non fare paura non avere’, perchè i giochetti di riposizionamento di forze storiche quali il pd e forza italia (rigorosamente con la minuscola) non fregano più nessuno e la Lega, nella simulazione elettorale prossima ventura, vola al 22 per cento e il M5S a più 2 sull’esito già esaltante delle elezioni appena scorse.
Segno che l’elettorato si ‘riposiziona’ anch’esso e capisce che chi fa giochetti stupidi e vetusti va mandato a quel paese, fanculeggiato e deriso – e il pd andrà al 10 per cento alle prossime elezioni, con quelle sue figure di ectoplasmi miserrimi quali Martina e Del Rio e Civati e Cuperlo – che se non ci fossero i tg a ricordarcene i nomi manco per niente ci verrebbe da dire chi sono: se cuochi stellati o artigiani di ‘poltrone-sofà’ senza speciali qualità.

E perfino Macron, lamentando gli estremismi italici alle elezioni appena scorse che sono ‘peggio della brexit’, dice e dichiara che sono state le fallimentari politiche dell’immigrazione clandestina a sciami di locuste, esaltate quali ‘accoglienze misericordiose’ dai renziani di s-governo, a determinare quel disastro europeo – e urge una ‘road map’ perché i loro navigatori e i tom-tom vetusti non sono aggiornati da gran tempo, e l’Europa a guida Francia-Germania andrà a sbattere se non farà proprie le parole d’ordine delle destre austriache, olandesi e di ‘quelli di Visegrad’ dalle frontiere chiusissime.

Non abbiate paura, elettori ed elettrici, ce la faremo a far rinsavire quei suonati dell’Unione che continuano a macinare figure meschine ad ogni nuova tornata elettorale. Cambierà l’Europa sotto l’urto delle vostre determinazioni elettorali – e se qualche suonato di ritorno continuerà a gridare ‘al lupo,al lupo’ fascista, lasciamolo gridare a perdifiato fino ad averne spenta l’ugola.
Dopo la raucedine del caso, quei tali ci penseranno dieci volte prima di ri-lanciare al vento della Storia le loro inutili e stolte lamentazioni.
Urgeva rinsavire dopo la sbronza dei grandissimi numeri di immigrati clandestini delle baraccopoli di Calais e di Ventimiglia e i ‘radicalizzati sul web’ che uccidono a man salva sulle ‘promenade des Anglais’ e sulle piazze e nei teatri di Parigi e Bruxelles.

L’Europa è già cambiata, cambiamo l’Europa: l’unica riforma urgente dell’agenda prossima ventura.

Don’t fear

E sarà l’arte a ripeterci e convincerci con il mantra millenario de: ‘Don’t fear. Non abbiate paura.’? Contro le mille nostre paure del vivere e del morire: il mistero del nulla che ci accoglierà come un grembo buio e nessun paesaggio ultraterreno al di là e la paura del disordine globale che insidia il nostro presente sociale e politico – per finire con questa bolla mediatica del governo che non verrà perché numeri, seggi e programmi sono spade mulinate dai diversi soggetti con l’imperizia di chi è alle ‘prime armi’ e le sue stoccate sono maldestre, ma possono andare casualmente a segno e fare un gran male al paese.

Ma ‘non abbiate paura’, amici cari, elettori ed elettrici, una soluzione di governo o di s-governo si troverà, si è sempre trovata da che è iniziata la storia dell’uomo e se avrà caratteri e aspetti di malvagità e/disordine ostinato ce ne faremo una ragione. ‘Nei tempi bui si canterà?’ scriveva B.Brecht con la sua teutonica e icastica ars poetica. ‘Si canterà dei tempi bui.’

E non sarà peggio del quindicennio berlusconiano né del breve interregno e reggenza dell’Imbonitore Fiorentino che è andato a sbattere due volte clamorosamente, ma è come quel pagliaccio di plastica con un grosso peso nella sua base ovale che lo colpisci e torna su con la chiostra dei denti dipinti sempre aperta e all’insù.

Ottimismo, gente! E bicchiere mezzo pieno. E’ quasi primavera e fuori c’è il sole. Alleluia! La vita continua, lo ‘show must go on.’

News from Cartunia (2)

News from Cartunia (2)

Ci piacerebbe definirla ‘la creatività al lavoro’ – e se fossimo dei creativi pubblicitari al servizio dell’attuale fase politica potremmo disegnare degli scenari grandiosi : un grande sole al tramonto con al centro uno sfilaccio di falce e martello in dissoluzione e un altro sole che sorge ad est con la faccia sorridente di Di Maio: il nuovo ‘sol dell’avvenir’ di una sinistra rigenerata e che si tuffa e si diluisce nel mare orientale a 5 stelle. Che mille pesci di ogni genere e dimensione crescano e si riproducano in questo profondissimo mare immaginario.
E’ la tesi senile di E.Scalfari e del Vaticano – e dispiace che si trovino in giro tanti cantori di questo paesaggio ‘nuovo’ perché odora, invece, di rancido e stantio: De Gasperi risorto (evocato dal Di Maio) e una nuova ‘democrazia cristiana’ alle porte con l’imprimatur e la ola di Francesco il Misericordioso. E, naturalmente, sullo sfondo, ius soli e dimenticatevi i rimpatri dei clandestini.
Appallottolo il disegno e lo fiondo nel cestino.

Lo scenario opposto, e il disegno che abbozzo, è quello di due ‘uomini duri’, due tipi da ‘Lunga Marcia’ attraverso il deserto delle avversità, che si stringono la mano in primo piano sullo sfondo di un paesaggio italico di macerie e uomini neri che scappano in tutte le direzioni gridando: ‘No, il rimpatrio no!. Altamente improbabile e inviso a Soros e alle o.n.g. da lui foraggiate. Altro lancio e fionda nel cestino.

A reggere queste suggestive ipotesi ‘ creative’ è l’ambiguità politica del M5S a guida Di Maio e il suo essersi costituito a polo di raccolta, da destra e da sinistra, degli elettori scontenti del quindicennio berlusconiano e, di contro, di quelli in uscita dal pd e dalla sinistra di s-governo del dopo Monti.
Una contraddizione destinata ad esplodere di fronte alla nuova polarizzazione dei cosiddetti ‘populisti’ delle frontiere chiuse e da chiudersi ulteriormente e di una sinistra sociale dura a morire e che agonizza nel suo letto di ospedale con i noti gemiti strazianti di ‘accogliamoli tutti’ e ‘no ai fascisti’ (che vi sian ciascun lo dice, dove sian nessun lo sa).
E le imprese funebri di entrambi gli schieramenti vincitori di fuori pronte alla celebrazione di un funerale ‘di terza classe’ in terra non benedetta.

Meglio la ‘terza via’ suggerita da un tale che scrive su ‘Il Corriere della sera’: brevissimo intermezzo ‘di riflessione’ ed elezioni bis fra qualche mese che mostrino agli elettori oggi confusi che chi è di destra dentro al M5S se ne torna all’ovile e chi geme, invece, in consonanza con quelli ricoverati in ospedale e prossimi a defunzione vada dove vuole o faccia dimagrire il movimento con una massiccia e desolata astensione. Chi vivrà vedrà. That all, folks!

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News from Cartunia

News from Cartunia.

C’è chi la butta sul ridere e, come nella nota barzelletta, invita i singoli partiti a: ‘Vai avanti tu che a me mi vien da ridere.’ (M.Feltri su ‘la Stampa’) e c’è chi sta arroccato sulla sommità del monte rilasciando criptiche dichiarazioni che hanno lo scopo di fomentare i dubbi a aumentare la confusione. Ma c’è anche chi – il solito noto – non avendo più molto filo delle Parche che gli basti per ‘tenere il passo’ delle italiche contraddizioni e confusioni si offre sul mercato delle ‘larghe intese’ e si prova a ‘fare le scarpe’ all’unico protagonista della scena politica che non parla con lingua biforcuta, il prode Matteo. Che avete capito? Salvini!
Già perché a quest’ultimo va consegnata la palma della coerenza politica e rivendica la guida della coalizione come pattuito ante, grazie al suo 17,7 (percentuale da batosta pd), e chissà che coalizione potrebbe uscire dall’offerta prostitutiva di forza italia che già si smarca e ancheggia verso il fronte degli sconfitti sinistri, ma, insieme, faranno al massimo una marchetta e ci vorrà il ‘senso di responsabilità’ del M5S per avere una Grosse Koalition degna del suo nome. Molto ‘Grosse’, ma assai poco coesa e con che programma? Ius soli e flat tax? Vai avanti tu che a me mi vien da ridere.

E non è meno esilarante l’invito al ‘senso di responsabilità’ da parte del ficus beniaminum esposto sul balcone del Quirinale, perché, va bene l’esortazione canonica da ‘capo dello stato’, ma uno sguardo al pallottoliere dei seggi in parlamento bisognerebbe pur darlo prima di mettersi davanti ai microfoni ed emettere oracoli senza senso. Ed è meglio non parlare del programma perché ci invischierebbe in una discussione senza fine, compresa quella sui moduli per ottenere il ‘reddito di cittadinanza’ – fatta al Caf cgil da parte di giovani di belle speranze del nostro sud a maggioranza 5S. That all folks! Al prossimo cartoon.

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Ovazioni

Exultate, iubilate.

Buongiorno! Nel vero senso dell’augurio. Facciamoci una applauso, anzi: sconfiniamo nell’ovazione. E’ un trionfo, un peana di vittoria, un inno nazionale riscritto per l’occasione: ‘Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta! (Okkei, okkei, non esageriamo).
Ma battiamo la grancassa in giro per paesi e cittadi, accendiamo le miccie dei fuochi d’artificio, apprestiamo gli archi di trionfo ad imperitura memoria per il passaggio dei carri dei generali vittoriosi col codazzo dei prigionieri incatenati.

E non si dica che ‘salto sul carro del vincitore’ perché basta che vi rileggiate una decina dei miei post pregressi o l’intero mio corpus feisbuchiano degli ultimi tre anni e mi confermerete che: ‘Si è vero: ce l’avevi detto e predetto e annunciato a chiare lettere che ‘chi è causa del suo mal pianga se stesso’ – e il generale-imbonitore Renzi oggi si lava le profonde ferite al petto e all’addome e contempla le migliaia di morti e feriti e dispersi lasciati sul campo di battaglia elettorale.
E, forse, si ritirerà di là dell’Arno con i pochi fedeli che gli rimangono e si dedicherà alla coltivazione biologica delle patate. Ho detto ‘forse’, perché già il 4 dicembre di due anni fa aveva annunciato il ritiro, il marrano, e la presente sconfitta è una continuazione di quella battaglia persa e speriamo che il suo nome venga cancellato dagli annali della politica e la sua stella cadente rinominata fra qualche mese in: ‘Renzi chi?’

E l’abadessa del corrotto convento di Montecitorio, la maestrina dalla penna rossa altezzosa e depositaria esclusiva di verità rivelate sull’accoglienza misericordiosa senza limiti e confini, una volta stracciata la tonaca e scesa in politica, ci mostra il suo vero consenso nel paese: un miserabile 4 per cento buono solo per ritirarsi a fare gli esercizi spirituali dai camaldolesi a battersi il petto e recitare il mea culpa e il ‘perdonami o Signore’ fino a raggiunta età senile e prossime visioni di paradiso ultraterreno.

E sappiate che questa rotta di Caporetto, questa battaglia delle Ardenne che sconfigge l’Europa dei Soloni improvvisati e imbecilli che ci dicevano ‘populisti’ (e non sanno di cosa parlano), inciderà in profondità negli equilibri continentali del prossimo decennio e sarà la chiave di volta di ogni governo futuro di qua e di là delle Alpi – e si metterà finalmente al primo posto dell’agenda europea la questione delle frontiere e dei campi profughi in cui gli s-governanti sinistri hanno trasformato le nostre città e i paesi. Ma non crediate che gli Juncker e la Merkel e la Bonino amica di Soros si mostreranno remissivi e si diranno colpevoli del disastro sociale in cui ci hanno precipitato, anzi!
La sconfitta li renderà rabbiosi e revanscisti e continueranno ad ammannirci la loro pelosa misericordia e l’obbligo morale di una accoglienza senza limiti perché è il loro malato vangelo, la loro infiammazione neuronica di mistici sinistri da tre palle un soldo che hanno scambiato la pietas – una lodevole attitudine dell’animo umano – per una politica.
E hanno lanciato incessantemente, negli ultimi decenni, urbi et orbi – Africa, Medio Oriente e Bangladesh e Afganistan – il messaggio disastroso del ‘venite, c’è posto per tutti’.

E l’effetto inerziale di quell’annuncio folle lo pagheremo salatissimo per altri decenni futuri e faticheremo molto a mettere ordine e imporre una vera integrazione nelle periferie urbane delle disastrate metropoli, ma il segnale è lanciato alto e clamoroso, un’altra battaglia contro la follia sinistra è stata vinta – dopo la Brexit, Trump, il referendum renziano, e l’ascesa in Austria di un diverso cancelliere, e la Merkel da mesi alla ricerca di una sudatissima coalizione di governo.

Oggi tocca all’Italia e sarà dura tornare a un’idea condivisa di ordine e legge e rispetto della legalità repubblicana, ma siamo in cammino e inizieremo la ricostruzione aggirandoci tra le macerie e le rovine del post terremoto sinistro per constatare i danni e i costi.
Chi vivrà vedrà. Facciamoci gli auguri, ne abbiamo un gran bisogno.

Anti fascismi immaginari

Ascoltavo, ieri mattina, una trasmissione radiofonica su radio3, la ridotta pellerossa dell’informazione partigiana preferita dai centri sociali. Parlavano del preteso ritorno del fascismo e vi si ospitavano ‘esperti’ e professori che discettavano da par loro sulle differenze tra il fascismo di ieri e di oggi. E’ sempre interessante ascoltare un diverso parere e le tesi, sia pure vistosamente claudicanti, di chi si dice e si fregia ‘antifascista’ – una parola onnicomprensiva, un ‘passi’ politico che sembra uno sciroppo per la tosse buono per tutti i bronchi infiammati e gli stanchi polmoni di chi troppo ha gridato vanamente ‘Al lupo!’; e buono per tutte le stagioni del nostro scontento politico e sociale.
Il fascismo preteso e redivivo usato quale binario-scambiatore dell’odierno scontro politico-elettorale per far deragliare o far finire su un binario morto il treno degli avversari.
Della serie: ‘Chi non pronuncia ogni minuto-secondo la parola magica in coro e con la mano sul cuore e l’espressione religiosa stampata in viso è un maledetto fascista e non ha diritto di rappresentanza e presenza politica e sociale’.
Aiuto!!! Fatemi uscire da questa stanza fitta di pazzi furiosi!

Che, se vogliamo usare bene e in modo appropriato le parole, dovremmo attenerci all’etimo e alla storia : fascismo viene da ‘fasci di combattimento’ e le modalità della sua nascita e del suo imporsi quale movimento politico e partito di governo nella storia italiana, benedetto dal re travicello Vittorio Emanuele terzo, davvero non ha nulla a che fare con i fatti e gli eventi di oggi.
E Casa Pound e Forza Nuova, ad onta del loro richiamarsi ad alcuni fatti e personaggi del Ventennio con la cautela dovuta alle severissime leggi sulla ‘ricostituzione del partito fascista’, visti in piazza osteggiati con violenza degna di miglior causa dagli scalmanati dei centri sociali, appaiono ai più gente pacifica a cui viene impedito di manifestare e di dire la loro.
La Costituzione, che riconosce il diritto a manifestare il proprio pensiero politico, può attendere, in questi casi.

E sono stupefacenti sui ‘social forum’ i commenti di coloro che si pretendono ‘antifascisti’ e hanno gli occhi e la tastiera iniettati di sangue, a leggere le dichiarazioni intrise di un odio viscerale mai spento nel corso dei decenni e malgrado l’annuncio di pacificazione nazionale voluta da Togliatti qualche anno dopo la fine della guerra.

E il risultato di tutta quella violenza estremistica dei centri sociali potrebbe essere, paradossalmente, quello di favorire l’ascesa elettorale delle destre e, se accadesse, constateremmo che ‘chi è causa del suo mal pianga se stesso’. E, se, dopo il 4 di marzo, vedremo Salvini agli Interni, dovremo ringraziare quegli scalmanati e violenti della peggior risma e buonanotte al secchio.

L’amnistia Togliatti fu un provvedimento di condono delle pene proposto dall’allora Ministro di grazia e giustizia Palmiro Togliatti, approvato dal governo italiano, promulgata con decreto presidenziale 22 giugno 1946, n.4.[1]
IT.WIKIPEDIA.ORG

Nessuno ci può giudicare – nemmeno tu. Ieri accadeva

19 febbraio 2016 –

I viaggi papali non fanno bene a Francesco. Che, ogni volta, pungolato nella sua vanagloria mediatica dai giornalisti al seguito, se ne esce con gli strafalcioni concettuali che qualcuno sospetta non siano ‘gaffes’ di proporzioni planetarie, ma siano nella natura e cultura arruffona e confusa dello stesso Francesco.

Che un giorno si abbassa sotto il livello di un cittadino medio e si rifiuta di esprimere un parere sulla controversa questione dei gay e delle loro unioni e comunioni e dice lamentosamente: ‘Chi sono io per giudicare’ (ma il Papa, santa pazienza, ti hanno messo lì per fare il Papa! Quello della storica ‘infallibilità’, che diamine!). E un altro giorno vorrebbe tirare un pugno a quelli di Charlie Hebdo (a strage ancora calda e rabbia e sdegno universali contro i maledetti assassini islamici) perché: ‘Se ti offendono il padre e la madre…’ Dimenticando clamorosamente la lezione evangelica del ‘Perdonare sette volte sette.’ e offrendo copertura mediatica urbi et orbi alle maledette fatwe degli imam radicali e alla lotta a suon di kalashnikov degli immigrati ‘di seconda generazione’ all’Occidente che li ha amorevolmente accolti e ospitati.

E, ad ogni passaggio di piazza e popolo e messa all’aperto con milioni di fedeli, questo (e un altro) papa non mancano di chiedere perdono agli ortodossi, ai popoli maya, agli eretici di ogni setta e appartenenza per le violenze, gli assassinii e le sopraffazioni storiche di Santa Romana Chiesa di cui Francesco è provvisoriamente (e immeritatamente?) il capo politico. Ma non sarebbe più semplice chiudere una tal bottega piena di scheletri e orrendi fantasmi del passato che chiedono giustizia e riconoscimento e andare ad ingrossare le fila dei pacifici Valdesi dalla storia pulita e sempre rispettosi dell’assunto ‘libera chiesa in libero stato’?

E la gaffe odiosa di cui alle cronache odierne lo vede mettere naso e dito e piedone nella campagna elettorale americana con una sorta di scomunica (grande ritorno delle storiche stupidate ecclesiastiche!) nei confronti di Donald Trump accusato di costruire muri e non ponti in un epoca un cui le migrazioni umane sono peggio di quelle delle locuste che distruggono i raccolti e le fragili economie dell’Occidente malato di Crisi Globale. Ottenendo il risultato di favorire vieppiù Trump alle primarie prossime venture.

Ma chi sei tu per giudicare, Francesco?

Tutti al mare (o ai monti). Il 4 di marzo si cambia.

 

Il 4 di marzo si avvicina implacabile e la situazione, a scrutare gli ultimi sondaggi, pare cristallizzata: il centrodestra a un passo dal conquistare il bastone di comando in parlamento e il m5s primo partito. Il pd, invece, giù a precipizio nella Genna del 20 per cento o, forse, sotto, – speriamo che sia vero e che l’ignominia dei tre anni di s-governo venga pagata per intero dal Superbone imbonitore fiorentino che invoca risolutivi confronti in tivù, ma nessuno se lo fila perchè è un’anatra zoppa già condannata dagli esodati sinistri del suo stesso partito.

Ne va della vivibilità nelle nostre città e paesi, il 4 di marzo, ne va di un futuro meno gramo di quello degli sbarchi a centinaia di migliaia ogni semestre e nessuna possibilità di integrazione e risoluzione del dramma da parte dell’Europa – anatra più zoppa dello stesso Renzi – ma, naturalmente, se vorrete ‘andare al mare’ o ai monti, come invitava il Craxi Bettino, siete liberi di farlo.

Ci penseremo noi, in vostra vece, e saremo assennati e consapevoli di ‘fare la cosa giusta’. Divertitevi, cari.

Segnali forti. Per Maastricht si cambia.

 

Non ho aspettative miracolistiche per le elezioni del 4 di marzo. Teorizzo il ‘voto di segnale’. Un segnale forte mandato a chi ha s-governato il paese a partire dalla folle politica di immigrazione massiva vergognosamente coperta dall’imbonitore fiorentino con lo slogan atroce de: ‘ Salviamo vite’. E più si alzavano i numeri degli sbarchi più aumentavano, in parallelo, i numeri dei morti affogati – per la legge statistica dei grandi numeri e dei rischi correlati alla traversata nei diversi periodi dell’anno.
E troppo tardi si è cambiata quella politica e si è cominciato a lavorare coi governi africani per costringerli ad assumersi le responsabilità che loro competono di governare il loro territorio e i flussi di clandestini in transito e provare a fermare l’immondo e tragico commercio di schiavi e di morituri annunciati, come dovrebbe essere per ogni stato degno di questo nome.
E tardiva e ipocrita, ahi quanto! è stata la decisione di ordinare alle navi di ogni nazionalità che raccolgono i migranti in mare di sbarcarli nel porto più vicino – con l’esenzione incomprensibile e infingarda delle navi delle o.n.g. (che ne raccolgono oltre il 40 per cento) che continueranno a sbarcarli nei porti italiani, chissà perché.

E il cono d’ombra che inghiotte l’azione dei professionisti della misericordia, – per finire con le denunce recenti e atroci di abusi sessuali all’interno della Oxfam e di Save the children e di Medecins sans frontieres – ci mostra come la bontà e la misericordia assunta come mestiere con fondi illimitati e opachi non siano la giusta risposta agli immensi drammi del mondo – e bisognerà far ripartire gli ‘aiuti allo sviluppo’, prima o poi, ben mirati e affidati a una commissione di esperti senza macchia; e la cooperazione internazionale rilanciata come un post moderno ‘piano Marshall’ rivolto a quei paesi africani dai quali partono/iranno i milioni di migranti del nostro occidentale spavento.

Ma oggi è tempo di ‘segnali forti’ da consegnare nelle urne rabbiose. E il 5 di marzo, se quel segnale arriverà, costringerà l’Europa tutta a una riflessione profonda sulla sua identità continentale e sugli orizzonti di futuro che l’attendono, – oggi abbuiati dalle integrazioni mai avviate e da pretesi ‘cittadini’ radicalizzati sul web nelle enclaves nemiche refrattarie e ostili all’imposizione della legalità repubblicana di ogni paese membro. Da Roma per Maastricht il 5 di marzo si cambia.

Diciannove persone sono state licenziate, mentre gli altri membri del personale sono stati sanzionati in altri modi
LASTAMPA.IT

 

I fantasmi, i migranti, le guerre e l’ordine nuovo planetario

Li dovreste leggere i reportages di Domenico Quirico. Perché non è un semplice reporter e il suo non è solo pedissequo giornalismo di inchiesta bensì un inno lirico, un panegirico e una ispirata elegia della miseria e, insieme, un formidabile, violento ‘j’accuse’ lanciato contro il maledetto Occidente e gli occidentali responsabili di tutti i mali dell’Africa e del Medio Oriente – e che oggi rifiutano perfino di espiare le loro storiche malefatte, i malnati, cercando di chiudere le vie dei migranti manu militari.

Domenico Quirico, nel suo scritto di oggi, un vertice assoluto della sua appassionata prosa lirica, ci manda a dire che noi occidentali siamo dei fantasmi se ambiamo a frenare e/o bloccare le migrazioni e nessuno ordinamento del caos immigratorio è possibile, anzi!
Ed è talmente dentro la sua parte in causa di difensore degli oppressi – per lui il sale della terra, il luminoso futuro del mondo – da avvisarci che: ‘…i giovani del Sahel, specchiandosi nella tragedia della migrazione, hanno preso coscienza delle loro ingiustizie e non le accettano più. I migranti come miccia, come lievito di rivoluzione, i ragazzi, quando scenderanno in piazza, avranno con sé ogni diritto.’

Bisogna ri-andare alle prose liriche dei giornalisti degli anni Venti innamorati della rivoluzione russa per trovare parole così ispirate, impeti lirici così ricchi di pathos. John Reed era un arido contabile, al confronto, quando scrisse ‘I dieci giorni che sconvolsero il mondo’.
San Domenico, nel suo scritto di oggi sulla Stampa, fa predizioni di catastrofi imminenti e inevitabili e irrefrenabili e di prese dei palazzi africani – dove alloggiano i cleptocrati che privatizzano i fondi europei destinati a fermare i flussi di migranti – e il suo sembra a noi allibiti lettori un auspicio, un peana di battaglia a cui, forse, egli, novello profeta, parteciperebbe volentieri con il turbante di un tuareg sulla testa per meglio immedesimarsi. Lui sta dalla parte dei miseri ‘senza se e senza ma’ – infiammatissimo buonista e ‘no borders’ a cui schifano come maledette bestemmie le attività di addestramento dei nostri militari e dei francesi e degli americani per fermare e arginare la tratta degli schiavi e l’abominevole commercio di esseri umani tra il Niger e la Libia.
Incarnato mistico di una misericordia senza limiti, il nostro inviato scrive: ‘Prima di questo viaggio pensavo che il problema fosse che abbiamo cessato di dare. Ai poveri, ai migranti. Torno convinto che non sappiamo più dare. Ed è peggio.’ E aggiunge il suo apodittico, spaventoso e irrimediabile ‘j’accuse’ : ‘E’ chiaro che noi occidentali siamo qui a combattere per i nostri soli interessi. Questa parte del mondo perde le proprie povere viscere. (…) Costoro sono condannati. Ma noi spediamo inutili soldati e paghiamo i grandi ladri vestiti di eleganti boubou.’

Segue una descrizione accurata di come i ‘passeur’ locali, gli schiavisti che ingrassano sulla pelle dei migranti, riescono ad aggirare coi loro camions rigurgitanti di miserabili i blocchi militari e trovano piste nuove nel deserto per raggiungere la Libia – e si sente, nel racconto che ne fa san Domenico assai poco savio, una viva e sentita partecipazione e malcelata solidarietà a quei ‘passeurs’, a quei miserabili schiavisti che lui nobilita e descrive quali strani missionari di una causa nobile: quella di consentire il rinnovato ‘viaggio della speranza’; violare a centinaia di migliaia ogni semestre le frontiere europee col grimaldello della pietas dovuta ai naufraghi – per molti concluso da morte per affogamento e per l’Europa tutta un lavoro enorme e difficilissimo di contrasto attivo e ‘suasion’ diplomatica e milioni di euro di noi contribuenti gettati al vento dei corrotti governi africani.

L’Europa come novello Atlante che regge sulla schiena il peso dell’Africa e dell’intero Medio Oriente in perenne affanno di guerre e miserie e carestie e chissà quale altro maledetto destino di tragedia di cui, secondo il vangelo di san Domenico-poco-savio, noi occidentali dovremmo sentirci colpevoli e spregevoli affamatori – e, oggi, crudeli invasori manu militari col maledetto scopo di arginare la marea umana che si raduna incessantemente nei lager nigerini e libici.

Cronache di follia e di infiammazioni neuroniche buoniste del terzo millennio che ha elevato la misericordia a nuovo imperativo categorico morale assoluto e indiscutibile – e che si fottano i difficilissimi equilibri economici e sociali pericolosamente scossi dai milioni di migranti già in loco e da quelli in arrivo, e non ci frega nulla delle cronache di integrazioni impossibili nelle enclaves islamiche nemiche delle periferie urbane di ogni metropoli.
Per tacere delle cronache delle stragi di Nizza, Berlino, Parigi e Bruxelles e gli stupri e lo spaccio e la ‘microcriminalità’ tollerata e impunità e le cronache di miseria diffusa davanti ai supermercati e per le strade – e le occupazioni abusive e tutto il resto del vistoso disordine e degrado delle città italiche per il quale attendiamo il 4 di marzo come un giorno di liberazione nazionale e continentale.

Liberazione da questa inguaribile follia buonista che pretende che dobbiamo mettercela via, accettare il disordine assassino come un castigo divino e le migrazioni disordinate e non governate come biblica piaga delle locuste. La migrazione universale delle genti miserabili per questi suonati buonisti di ogni ordine, grado e professione è un castigo che ci meritiamo, noi vergognosi occidentali colpevoli di ogni nefandezza coloniale e post.

Il 4 di marzo mandiamoli tutti a casa con la massima ignominia elettorale.
Il pd sotto al venti per cento è un sogno possibile. Diciamo loro un sonorissimo ‘Via! Basta! Avete distrutto il paese! Pretesi antifascisti dei nostri stivali.’
E restateci, nel cono d’ombra della vostra infamia politica, per altri tre lustri perlomeno.
Parce sepulto. Ve la siete cercata con pervicacia davvero degna di miglior causa, Alfano, Renzi e Gentiloni. A mai più risentirvi e rinominarvi nelle televisioni e sui giornali del nostro scontento.