Le ragioni delle critiche e quelle delle cronache.

 

Quando si avanza una critica pesante, pesantissima, quale quella avanzata dal valente medico Gino Strada e dalla meno valente Emma Bonino sulla annosa questione dei migranti e della politica che l’Europa dovrebbe attuare e non attua, bisognerebbe avere chiare in testa le implicazioni che quella critica trascina seco ed essere preparati alla risposta nel caso qualche giornalista (raro) obbiettasse che non possiamo farci carico degli immensi problemi di un intero continente lungo il quale – fino all’ultimo, sperduto villaggio del deserto subsahariano e oltre – l’Italia ha diffuso il devastante messaggio che ‘ce la potete fare’ a violare le frontiere liquide dell’Europa col grimaldello della pietas e della ‘legge del mare’ che prescrive i salvataggi.
Salvataggi che le navi delle o.n.g – compresa quella di Gino Strada – hanno trasformato in comodo servizio navetta con prelievi giornalieri alla fonte libica e il beneplacito e la ola degli organizzatori di quel vero e proprio traffico di esseri umani – vedi le ultime cronache in merito e il deciso cambio di rotta politica di Minniti e del pd di fronte agli spaventosi numeri giornalieri degli sbarchi.

Bisognerebbe che i nostri amatissimi buonisti indignati avessero chiara in testa la conseguenza che avrebbe il riaprire la maledetta frontiera liquida di un’Italia in gravissimo affanno politico nei convegni e ‘summit’ di una Europa che aveva chiuso tutte le frontiere a nord, e l’esercito austriaco allertato al Brennero a causa della nostra cronica incapacità a chiudere e ad arginare lo tsunami africano degli sbarchi giornalieri, ong in testa nei numeri e nell’impegno profuso e degno di miglior causa.
E dovrebbero, quei Savonarola redivivi, responsabilmente considerare l’incidenza statistica che ha l’accoglienza di tutte quelle persone sul ‘dopo’ della loro presenza in Europa e sui conflitti che inevitabilmente insorgono nel confronto, a volte rabbioso, delle diverse civiltà e religioni.
Quei migranti fuori controllo, infatti, confluiscono, inevitabilmente, negli anni a seguire della loro clandestinità e difficile integrazione e mancanza di lavoro e valide prospettive di inserimento, nelle enclaves delle periferie urbane a maggioranza islamica dove trovano rifugio e tana gli assassini jiahdisti ‘radicalizzati sul web’ del disagio sociale e culturale.
Ne conseguono le farneticazioni pseudo religiose e gli ‘allah u akbar’ che leggiamo e ascoltiamo sui tiggi della sera, a campate di tre/sei mesi, in occasione di una qualche strage coi tir o coi van e i frequenti accoltellamenti di malcapitati inermi sui treni e per le strade. E’ chiedere troppo di considerare il quadro immigratorio nel suo insieme dei fatti e degli eventi che riempiono le tristi cronache di una Europa frastornata e priva di identità?

Le ragioni delle critiche e quelle delle cronache.ultima modifica: 2017-09-10T09:22:02+02:00da nunvereggecchiu
Reposta per primo quest’articolo