Auguri e scongiuri

 

Pare che il Berlusca non abbia perso il suo smalto del promettere tutto il cucuzzaro alla più larga platea elettorale possibile: 1000 euro ai pensionati al minimo (quale copertura nella partita doppia del bilancio dello stato?) e perfino sgravi fiscali per chi si prende cura di un animale domestico – come se le nostre città e i parchi cittadini non fossero già stra pieni di deiezioni canine non raccolte e le porte delle abitazioni tutte ‘pisciate’ dai nostri allegri ‘amici a quattro zampe’ che riempiono la vita di coloro che soffrono di vistosi deficits affettivi e hanno un disperato bisogno di pelouches semoventi e abbaianti e/o latranti. Ci ha risparmiato, in verità, lo slogan-ammiraglio del ‘meno ta(o)sse per tutti’, ma forse se lo tiene buono per gli ultimi giorni di Pompei di una campagna elettorale al vetriolo e che ci farà scompisciare dalle risate (amare).

Prepariamoci al peggio del peggio, ragazzi. Sarà una guerra di religione, una strage degli innocenti elettori che voteranno chi di pancia e chi col portafoglio nel cuore e una mano artigliata di sotto perché non è chiaro che razza di governo uscirà da quella triade annunciata dai sondaggi dei Cinquestelle soli al comando, ma senza uno straccio di maggioranza possibile, e uguale destino a destra e a sinistra dello schieramento – e forse torneremo a votare a giugno e poi ancora a ottobre, chi vivrà vedrà, viva la fantasia al potere degli italiani/e tutti. Speriamo che funzioni il catalizzatore della guerra contro ‘i trafficanti degli esseri umani’ e la necessità e l’urgenza di fermare, una volta per tutte, le partenze dei barconi dalle coste libiche e tunisine ed egiziane.

Auguri di buon anno nuovo a chi se lo merita e siate felici del fatto che abbiamo lasciato meno morti sulle piazze e feriti gravi negli ospedali di quelli del biennio maledetto 2015/16 per mano degli assassini jiahdisti ‘radicalizzati sul web’ a cui abbiamo regalato una troppo facile cittadinanza europea, subito rinnegata a favore del Califfato dell’allegro Medioevo di ritorno in cui ci è capitato di vivere.

Ciechi, sordi e frastornati

E forse è l’arte, piuttosto che il dibattere politico e sociale avvelenato dalle elezioni prossime venture, a dire il vero e il giusto della maledetta questio delle inesauste immigrazioni a sei cifre in un paese provato e profondamente mutato dalla crisi dei trent’anni ultimi scorsi e dalla guerra intestina che ci hanno dichiarato gli assassini islamici ‘radicalizzati sul web’ – molti rinnegati cittadini europei di seconda o terza generazione di immigrati, come ci raccontano le cronache.
E chissà che significa quello ‘scacco al re’ del quadro in questione che mostra una scacchiera liquefacentesi sul suo bordo sud da dove avanza un ‘barcone’ col suo dolente carico di richiedenti asilo – e chi/cosa rappresenta il re sotto scacco e quali dolenti pensieri attraversano la mente del giocatore che quello scacco ha subito.
E la questione della cittadinanza facile da concedere a chi e perché e quando e dopo quale percorso di integrazione compiuta e manifesta si sposta fortunatamente più in là, malgrado il gesto disperato dei digiunatori davvero degno di miglior causa, – e resta il fatto che qualsivoglia gesto politico di apertura e accoglienza dovrà misurarsi in futuro con il verdetto degli elettori e di quegli italiani/e che giudicano e giudicheranno nelle urne folle il proseguimento delle politiche di accoglienza del duo Renzi/Alfano tardivamente corretto dal Minniti in limine mortis e col correttivo elettoralistico dei ‘canali umanitari’. Dei quali non si sente il bisogno e l’urgenza prima di aver smaltito il pregresso di clandestini che abbiamo importato a man bassa – e l’Europa invano ci chiedeva a mani giunte di fermarci e fermarli, chiudendo le frontiere a nord e ad est una dopo l’altra.
Gli dei accecano chi vuol perdere, si dice, ma per la platea degli elettori pd buonisti ad oltranza e misericordiosi a sproposito i metaforici dei non si limitano ad accecarli, bensì li assordano e li frastornano mentalmente.
A noi elettori di renderli muti da marzo e per molti anni a seguire.
Amen e così sia.

Negli anni e decenni a seguire – Transiti e mutazioni

 

E, finalmente, dopo essere transitato dal regno dell’utopia buonista e misericordiosa all’osservazione disincantata della cruda realtà dei fatti e delle cronache d’orrore dei ‘radicalizzati sul web’ che si fanno assassini e stragisti di civili inermi e incolpevoli – e aver lungamente osservato la deriva di questi nostri anni di un mondo rotto e impazzito e le sinistre europee che pretendono di spacciare l’accoglienza caotica a sei cifre in sistema di s-governo del caos sociale che ne deriva – posso togliermi qualche sassolino dalle scarpe e far notare e rivendicare urbi et orbi che la tripletta della brexit-Trump-referendum renziano al 60 per cento di ‘no’ sono pugni formidabili sferrati dagli elettori di buon senso e che ‘votano di pancia’ al mento di quella pretesa ‘intellighenzia’ di sinistra supponente e arrogantemente stupida che tuttora sostiene e si sostiene sull’utopia globalista e multietnica e ‘no borders’ priva dei necessari correttivi d’ordine e di compatibilità economiche e rispetto e considerazione dei fragilissimi equilibri sociali che si rompono con l’immissione forzata nelle città e paesi di migliaia di disoccupati a vita.

E mi vengono in mente le colossali idiozie concettuali e le seghe mentali di quei tali che sostengono pubblicamente – perfino su facebook! massima vetrina post moderna del ‘fare outing’ e del ‘dire la propria’ – e plaudono alle inesauste violazioni delle frontiere a sei cifre annue e ai clandestini che sciamano a migliaia di là delle frontiere chiuse e vanno ad ingrossare le fila dei disoccupati dei quartieri-ghetto del Belgistan, Parigistan e Sesto san Giovannistan – e indicano questa tragedia ed emergenza europea quale giusta punizione dei pretesi crimini del colonialismo dei nonni e diritto assoluto degli africani tutti di cercare un inserimento de facto e buonisticamente imperioso, sostenendone la clandestinità fin dentro le ‘giungle di Calais’ e quelle di Ventimiglia e aiutandoli a nascondersi sui cassoni dei camion diretti in Gran Bretagna.

Come a dire che dobbiamo batterci i pugni sui petti e biascicare in permanenza i ‘mea culpa’ della civiltà occidentale perché esiste per davvero il ‘peccato originale’ del catechismo d’antan e delle vetuste leggende religiose e siamo tutt’ora colpevoli della trasgressioni di Eva ed Adamo che hanno addentato la mela proibita, ma ci facessero il piacere.

E speriamo che la somma dei morti delle stragi che l’Europa ha subito negli ultimi due anni orribili del suo affanno immigratorio e melting pot sempre più conflittuale e di faticosissima integrazione li abbia fatti rinsavire un poco, quei dessi, ma ne dubitiamo, perché certe malattie neuroniche sono refrattarie agli antibiotici del comune buon senso – e agli elettori europei toccherà continuare a dare continui pugni sotto al mento e mandare a casa definitivamente questi imbelli e incapaci s-governanti europei, Juncker e la Merkel in testa, responsabili dei conflitti che ci toccherà elaborare negli anni e decenni a seguire.

Ieri accadeva – Berlino 21 dicembre 2016

Due storie di Babele-Europa

Due storie, due orrori paralleli. Quella di Lukasz Urban, l’autista polacco agonizzante che ha tentato fino all’ultimo di fermare il tir della strage ed è stato ‘giustiziato’ dall’assassino islamista radicale prima della fuga, e la storia di Fabrizia di Lorenzo da Sulmona che, forse, ha incrociato lo sguardo avvilito dell’autista morente e quello allucinato dell’assassino stragista prima di essere travolta e uccisa.
Due storie che ‘gridano vendetta al cospetto di Dio’ – e di quell’Allah che non è affatto grande e rimpicciolisce vieppiù e ci appare nella sua miseria di umana manipolazione e delirante interpretazione jiahdista ogniqualvolta un imbecille integrale(ista) lo grida al vento della sua disperazione e idiozia radicale.

E i nostri sguardi desolati e avviliti, di tutti noi che leggiamo storie d’orrore annunciato ogni trimestre o semestre e ascoltiamo la babele delle lingue incomprensibili e ostinatamente buoniste che si leva da ogni foglio di stampa e cronaca televisiva grazie alla quale il terrore jihadista si afferma e consolida il suo senso di onnipotenza stragista e allarga la sua nera ombra sull’orizzonte di un’Europa incapace di verbo comune e di azioni mirate di sicurezza dei cittadini e rigorosi controlli delle frontiere-colabrodo – varcate serenamente in entrata e in uscita da ogni foreign fighters e/o sedicente profugo inteso a fiaccare lo spirito dell’Occidente e a minarne le basi culturali con stragi e assassinii reiterati in cronaca per ogni dove.

E l’unica risorsa e speranza di salvezza futura è affidata agli elettori – quegli elettori che continueranno a votare ‘di pancia’ e manderanno a casa gli imbelli s-governanti europei che, con le dissennate politiche immigratorie misericordiose e buoniste, hanno creato i vari Belgistan e Parigistan e Berlinostan dell’orrore e delle serpi in seno che levano alte le loro strida di giubilo ogniqualvolta un attentato e una strage vanno a segno e si bagnano di sangue innocente i selciati delle strade e delle piazze di un’Europa che dovrebbe adottare quale suo inno la Marcia Funebre di Beethoven invece dell’Inno alla Gioia di Schiller.

Non siamo nati ieri

Non siamo nati ieri

C’è una vera e propria industria che tesse le sue trame – letteralmente – al fine di isolare e mettere al riparo le persone fragili da influenze ritenute pericolose e dannose al sistema di potere e informativo vigente. Alla stazione del treno, in quei pochi minuti di attesa in cui, da uffici nascosti chissà dove, si invita perentoriamente ad ‘allontanarsi dalla linea gialla’, mi è capitato di notare una tale che portava a tracolla una borsa di stoffa con su scritto: ‘No blogger, no influence, only me.’
Come se fosse facile isolarsi da influenze esterne di ogni tipo che ci vengono da giornali, televisioni, amici a cena, colleghi di ufficio e restare chiusi in quella improbabile torre d’avorio sintetizzata malamente da quel ‘only me’ impresso sulla borsa della signora. Only you?https://www.youtube.com/watch?v=IlVjR5Clz0A (passatemi la citazione dei favolosi Fifties).

In verità siamo tutti, chi più chi meno, delle vere e proprie ‘carte assorbenti’ (chi se li ricorda più i beati anni degli inchiostri?) di tutto quanto viene detto, trasmesso, orecchiato, gridato, promesso (a volte vigliaccamente: vedi i politici in campagna elettorale) da un intero mondo e clamore che ci circonda, ci avvolge, ci frastorna, ci influenza, ci indigna, ci fa arrabbiare.
E la risposta ‘giusta’ a tutto questo frastuono – che un Shakespeare nichilista sintetizzava da par suo in : ‘rumore e furore che non significano niente’) – è il semplice, sereno ‘farsi un’idea’ di come va il mondo per il tramite di quegli stessi giornali, tele e radio giornali, blogs e bloggers, amici e colleghi e politici in comizio che ascoltiamo, dobbiamo ascoltare con il necessario ‘grano salis’ e massima capacità di discernimento che nessuna borsa tessuta (sospetto commissionata dal pd) mette al riparo e garantisce.

E tutto il can can che fanno i giornaloni di regime sinistro ( e domani quelli di centro e/o di destra ) e i politici oggi allo s-governo della nazione contro le pretese ‘fake news’, le notizie false, si può bellamente e opportunamente cestinare con il semplice clic su internet che ti rimanda alla fonte della notizia o alla ‘home’ del portale e del sito da cui partono le informazioni e le opinioni. Papale papale e semplice come deglutire in pezzo di pane pre masticato.
E, se è vero, che non sempre ci riesce di smascherare i mitici, mitologici, ‘hacker russi’ di cui si riempie la bocca mezza classe politica europea ( e giornaloni annessi ed embedded ) e i democratici americani per denunciare improbabili influenze sulle elezioni trascorse e quelle che verranno, basterà un sano e distaccato disincanto relativo a ‘tutto quanto fa spettacolo’ politico a restituirci il grimaldello col quale possiamo aprire le porte della buona e sana informazione che ci permette di bilanciare le eventuali menzogne e false notizie. In fin dei conti non siamo nati ieri.
E alla signora che indossava quella borsa stupida e frase cretina mi sentirei di consigliare la lettura di più e diversi giornali e blogs di bloggers diversi e ‘voilà!’, come per miracolo, la sua idea personale è bella che fatta e ‘no influence’. Capito mi hai, povera cara?!

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I luoghi comuni e i misteri dell’amore

 

Tutti diciamo ‘I love you’, ciascuno nella propria lingua, s’intende. E tutti noi, nessuno escluso, facciamo i conti con i luoghi comuni – che il meraviglioso film di Allen, (un canto del cigno, ma sospetto che il cigno di N.Y. possa ancora cantare a lungo), ci elenca, mostrandoceli nelle situazioni paradossali della sua comicità esplosiva e deliziosa.
E abbiamo una deuteragonista della grande famiglia niuiorchese rappresentata nel film che si innamora di un gondoliere nel corso di un viaggio a Venezia (un ‘luogo comune’ planetario come Parigi e Bora-bora) – e scoppiamo a ridere quando, nel film, si dice che ‘gondoliere’ vuol dire ‘senza lire’ (solo per il fisco nostrano). E ri-scoppiamo a ridere quando la stessa vanesia transita amorosamente dal gondoliere a un carcerato apparentemente redento e viene stregata dal suo fascino animale (altro ‘luogo comune’ amoroso) e ne esce una gag alla ‘Bonnie § Clide’ con fughe e inseguimenti.
E delizioso e comicamente perfetto è il controcanto in ‘musical’ di tutti i co-protagonisti che sospende la narrazione e il regalo cinematografico delle acrobatiche e magistrali danze alla Ginger § Fred.
E più debole, ma da sorriso sulle labbra, è la storia di quella paziente di una psicanalista che, spiata, diventa preda, a Parigi, del gioco seduttivo dello stesso Allen – che finalmente ci libera dal luogo comune di molti suoi films: che l’amore si nutra solo di assonanze e ‘comune sentire’ – ed è, invece, mistero e meraviglia contraddittoria e aspra conquista quotidiana delle nostre vite strambe e irreggimentabili.
E Allen stesso ci fa sbellicare dalle risate ogni volta che si propone in veste di seduttore – il più improbabile dei seduttori – ma ci seduce col suo impareggiabile genio comico di scrittore e regista e perfino bravissimo clarinettista di una band. Che Dio ce lo preservi. Finchè c’è Allen (e i suoi films) c’è speranza di comprensione dei molti misteri degli uomini sul pianeta Terra. Buon Natale.

Tutti dicono I Love You è un film del 1996 diretto dal regista statunitense Woody Allen. Djuna detta Dj, una sveglia adolescente, racconta le contorte faccende amorose della sua famiglia. I suoi
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Dell’abbaiare alla Luna

Gli eredi dei nomadi pastori illusi dal Corano che abbaiano alla Luna.

E mentre faccio le pulizie di casa ascolto alla radio il comizio dagli echi tonitruanti e mussoliniani del despota turco a Istanbul – dove ha radunato i suoi pari di fede e li incita a isolare Israele e il suo alleato Trump, che ha deciso lo spostamento dell’ambasciata americana a Gerusalemme; in questo fedele al suo impegno elettorale e buon ultimo, dopo Clinton e Obama, che un tale impegno avevano preso a loro volta, ma sempre dilazionato e rimandato alle mitiche calende.

E viene in mente una gag di un noto comico: che gli bastava una o due parole-chiave (in questo caso ‘Gerusalemme’ e ‘Israele’) pronunciate nel silenzio di una assemblea infiammata e le reazioni di sdegno e rabbia e urla scomposte e visi paonazzi dei presenti erano assicurate e scontate e l’effetto comico assicurato.

E mai, come in questo caso, vale la riflessione di quel tale che dichiarava che : ‘La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi.’ E, se sarà guerra a Israele, Erdogan e i suoi rissosi e infiammabili alleati la perderanno, com’è consuetudine e storia nell’area mediorientale – ed è proprio per questo che la gag di quel tal comico succitata risulta particolarmente efficace e muove la risata.

Grida e tumulti nelle infiammate assemblee preparatorie e, sul campo di battaglia, batoste e umiliazioni cocenti. Erdogan, datti una regolata. La vita dei tuoi soldati vale molto di più delle tue ridicole ambizioni di post moderno despota e sultano.

“Dobbiamo riconoscere lo Stato di Palestina con i confini del 1967, liberandoci dall’idea che questo sia un ostacolo alla pace”, e “Gerusalemme come capitale dello stato occupato di Palestina”. (ANSA)
ANSA.IT

Il nuovo che avanza, il futuro che verrà.

 

Non credo che le manifestazioni elettoralistiche del Pd and friends riusciranno a spostare uno zero virgola della tendenza in atto del suo meritato castigo politico e prossimo e salutare cono d’ombra all’opposizione. Il patetico suo gridare, la Boldrini in testa, ‘al lupo fascista!’ e lanciare straziati appelli contro un immaginario fascismo trionfante ueberall non lo riscatterà dal suo biennio di infamia di s-governo iniziata con Letta e finito coll’isolamento politico in una Europa dalle frontiere chiuse e nessuna redistribuzione dei migranti e i respingimenti e i contenimenti tardivi del troppo che stroppia importato dal duo Renzi-Alfano: santi patroni dei ‘barconi’ e del mercato degli schiavi libico e seguaci folli dell’accoglienza francescana illimitata e incurante dei conflitti sociali che ha comportato e comporterà negli anni a venire.

Il verdetto degli italiani/e è stato pronunciato da tempo e troverà conferma nelle urne alla data che il pallido e callido Mattarella vorrà benignamente concedere, speriamo nei primi mesi del 2018.

E sarà un cinque a zero, dopo la brexit, Trump, il no al referendum renziano e il nuovo cancelliere austriaco dalle frontiere ermeticamente chiuse.
Un ‘tutti a casa’ che sancirà la definitiva uscita di scena di quei dilettanti allo sbaraglio detti ‘i renziani’ di s-governo e dei loro velleitari competitors a sinistra che si si definiscono ‘liberi e uguali’ in omaggio alla mitica rèvolution del 1789 e, forse, più avanti, si diranno montagnardi o giacobini sulla scia del passo del gambero della Storia dell’ultimo ventennio.

Ma la cosa più importante è che cambi il passo politico sul contrasto all’immigrazione clandestina, iniziato assai tardivamente e prudentemente da Minniti e si fermi la follia del mercato di schiavi e di morti che avviene sulle coste libiche e tunisine. E’ su questo che si misurerà la rinascita auspicata del paese e un consolidamento della ripresa economica che, sola, potrà consentire un cambio di rotta e l’apertura dei mitici ‘corridoi umanitari’, gestiti, si spera, dal nuovo governo italiano cum grano salis tenendo sotto stretto controllo le troppo misericordiose o.n.g. di qualsiasi origine e scopo.
Amen e così sia. Un miglior futuro sia con voi.

Congedo dai genitori – Ieri accadeva

Di leggende e dintorni – 08 dicembre 2015

Quando prendiamo definitivo congedo dai genitori entriamo e ci stipiamo in quella vasta lounge planetaria dove si smaltisce – con una dolce e ragionata lentezza, per fortuna – la lista d’attesa del nostro stesso congedo corporale. Tocca a noi, ci diciamo – e le notti sono fitte di sogni tormentati e i pensieri molesti, nel dormiveglia, ci spaventano per i troppi misteri del nostro prossimo viaggio e le improbabili e oscure destinazioni, ammesso e non concesso che ve ne siano, – a parte le leggende religiose e le consolanti e/o spaventose figurazioni medioevali che hanno riempito le nostre deboli e condizionabili zucche di bambini fragili e spaventati di tutto.

E’ una lounge confortevole, in verità, con tutti i comforts che la nostra generazione ha saputo/voluto apprestare per i suoi anziani e vecchi: luoghi di cura e di socializzazione un po’ venati di tristezza e rimpianti, ma chi è ‘autosufficiente’ riesce ancora a progettare viaggi e partecipare con un certo impegno e residua autorevolezza alla ‘vita sociale’ – e facebook aiuta, certo, pur se è da usarsi ‘cum grano salis’ e considerarlo un giocattolo un po’ stupido e vanesio, quale effettivamente è per molti, troppi di noi. E pericoloso, se consideriamo l’uso distorto che ne fanno i troppi ‘bulli’ delle nostre scuole e le ‘radicalizzazioni’ para islamiche contorte e stupide che vi avvengono e, finalmente, vengono monitorate dalle ‘intelligences’ dei vari paesi sotto attacco terroristico

E sarà per il fitto calendario funerario dell’ultimo mese appena scorso, durante il quale ho ficcato gli occhi in quelli spaventati dei morituri – e ne coglievo gli angoscianti interrogativi e le segrete paure – la dimensione dell’Ade, dell’Aldilà mi è diventata familiare e, di recente, ho recuperato quel dialogo sapido e pieno di sensatezza filosofica antica di Socrate con i suoi discepoli e l’ho comparato con tutte quelle promesse di Paradisi e Purgatori (gli Inferni no, non sono più di moda, al tempo di Francesco e del suo Giubileo della Misericordia che si celebra in pompa magna e con gran battage pubblicitario dei media servili e ‘più realisti del re’) che mostrano la corda delle nefaste e incorrotte narrazioni medievali. E mi è venuto da sorridere quando un radio-giornalista mi ha spiegato che il riferimento antico della ‘porta santa’ era ad un capro sacrificale – segno che la nostra e le altre religioni non si sono mai troppo distaccate dai tempi mitologici dei popoli pastori che le hanno partorite e riempite delle loro vetuste simbologie e riferimenti rituali e sacrificali, a partire da Isacco, salvato dall’Angelo.

E, per i presenti celebranti e i loro plasmabili ‘fedeli’ dai percorsi mentali labirintici e fittamente nebbiosi, è una manna che la Scienza non abbia saputo produrre altrettanti accattivanti e chiari riferimenti simbolici sostitutivi di quelle leggende fruste e inadeguate a coniugare il presente – che si dibatte, infatti, nei conflitti indotti dallo scontro tra ‘verità rivelate’ (ebraiche, cattoliche e islamiche) da sempre contrapposte e ugualmente riferite alla pastorizia delle origini e ai belati dei caproni sacrificali.

Perché, se la luce della Scienza e relativa Conoscenza, – in questi tormentati decenni di medioevi che ritornano e si scontrano nelle strade di Parigi e nei caffè danesi e musei tunisini e nelle redazioni della libera stampa e negli istituti per handicappati di san Bernardino – se quella luce avesse sfolgorato e prodotto le sue auguste e maestose simbologie di vera e piena Conoscenza non saremmo qui a piangere i nostri morti innocenti e farli benedire in quelle stesse chiese in cui si predicano le verità asfittiche e storicamente violente del nostro scontento (leggetevi la ‘crociata contro gli Albigesi’ o ‘la notte di san Bartolomeo’ e le altre guerre di religione su Wikipedia e ne avrete contezza).

Luce, fate luce!’ si dice che abbia esclamato il Poeta morente. Ce n’è un gran bisogno, in effetti. Non fosse altro che per illuminare il Buio dell’Ade e dirlo il confortante Nulla che ci ha partorito e a cui ritorneremo. Amen e così sia.Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Segnali e sogni – Ieri accadeva

 

Segnali fortissimi e sogni soavi. 04 dicembre 2016

Comunque andrà (mo’ mi vesto e vado al seggio) il segnale forte, fortissimo è stato dato. Le trombe di Giosafatte sono state suonate a toni altissimi e, seppure ci toccherà la sventura massima (Dio non voglia) di doverci tenere l’imbonitore fiorentino con la sua fragorosa batteria di pentole riformistiche che, a sentir lui, cuociono anche le suole (le note ‘sole’ renziane), ci penserà Hofer in Austria a tenere svegli di notte gli s-governanti europei di sinistra-centro con gli incubi di perdere la cadrega e vedersi castigati dagli elettori per le loro pessime politiche immigratorie e per aver consentito che le periferie urbane delle nostre città siano diventate gli slums delle occupazioni abusive e le discariche sociali del non lavoro e del mendicismo diffuso e della microcriminalità che lo surroga – e ci costa sotto forma di detenzioni nelle patrie galere e ‘radicalizzazioni’ più di quanto ci è costata in termini di pretesa e avvilente ‘accoglienza’ di caserme strapiene e sindaci e cittadini in rivolta per l’immissione forzata di migliaia di clandestini (in gran parte) nel fragile tessuto sociale di città e paesi pesantemente provati dalla crisi.
E nessun progetto di ampio respiro da parte del duo Renzi-Alfano bensì solo un avvilente stipare dovunque e quantunque e senza una ragionevole stima di compatibilità e ‘impatto sociale’ l’enorme massa di persone che attende sulle coste libiche di essere raccolta e trapiantata in terra di missione e occupazione. Italy bel suol d’amore. La Storia che va col passo del gambero.

Perché quello che non capiscono le anime belle infiammate neuronicamente sul web e nei ‘social’ sulla questione ‘accoglienza’ universale e ‘no borders’ è che la rivolta dell’elettorato della ‘Brexit’ e di Donald e di Hofer é la richiesta divenuta perentoria (un tempo verbo ‘di sinistra’) di tutti coloro che ‘chiedono legge per ciò che risulta eccessivo’ – rileggetevi la bella poesia di Celaya – e chiedono che si governi, finalmente! il disordine globale che sta cambiando i connotati delle nostre città e delle nostre vite.
Parole al vento, lo so, in quelle plaghe neuroniche infiammate e resistenti agli antibiotici di nuova generazione di renziani e piddini arroccati nelle trincee del ‘hic manebimus optime’, malgrado l’evidenza fragorosa dello sciogliersi del pupazzo di neve del loro progetto di s-governo.

Perciò tocca agli elettori dare il segnale forte e mandare a casa tutti coloro che hanno abbuiato il nostro orizzonte di futuro e ci rifilano una lodevole attitudine dell’anima a essere buona e caritatevole con chi ha bisogno per un progetto di s-governo permanente e pretesa ‘accoglienza’ e conseguenti conflitti sociali annunciati a migliaia.

S.p.q.r. – Sono persi nel nulla dei loro sogni soavi questi renziani.

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Letture consigliate. Umberto Eco – ‘A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico.’ Bompiani editore. ‘Se qualcuno si batte per una scelta politica (e nel caso in questione, civile e morale), fatto salvo il dAltro…
 ‘Se dicen los poemas
que ensanchan los pulmones de cuantos, asfixiados,
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