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Che la terra ti sia lieve

 

Aveva superato la prova del fuoco, appiccato qualche anno fa, di sera tardi, da dei giovinastri imbecilli e ‘natural born killers’ per cancellarlo dalla faccia della terra, ma non ha superato la prova del gelo, che lo ha ghiacciato nel sonno e riappacificato con la sua storia di amore tradito – come si narra (e forse è leggenda metropolitana) del momento in cui ha varcato la soglia della follia e si è trasformato in un ‘clochard’. Il più amato, titola un giornale locale, e chissà che specie di amore è quello di tutti coloro, me compreso, che accettano con l’indifferenza del farsi i fatti e le vite proprie che un clochard sia tale e faccia la vita che fa, nutrendosi degli scarti turistici raccattati nei bidoni dell’immondizia.

E, fino a una settimana fa, lo vedevo transitare in apparente buona salute e forte dei suoi anticorpi col piglio deciso e noncurante degli sguardi di compassione – e pescava a fondo col braccio, con l’abituale sicurezza e ‘savoir faire’ di barbone sperimentato, da un bidone all’altro nel tragitto S.Croce-Dorsoduro da cui non derogava se non di rado.
E la sua morte rientra nel computo statistico dei molti morti di freddo da un anno all’altro di questo crudele inizio millennio nuovo e la nostra umanità si assottiglia vieppiù, passando per la cruna dell’ago di questa indifferenza mortale. E abbiamo la possibilità da fare beneficenza e volontariato a ‘chilometro zero’, ma leggiamo sorpresi sulla locandina di un’edicola: ‘E’ morto Marino, il clochard più amato.’ – titolo immaginifico che ci sdogana dai sensi di colpa e consola le nostre solitudini e disegna nei pensieri distratti quell’ombra di dolore ‘più bianca del pallido’ che ancora ci dice umani.

Che la terra che ti ha ghiacciato ti sia lieve, Marino.

È scomparso Marino, il clochard dei Frari Il Gazzettino Marino S., 67 anni, il clochard dei Frari è morto.…
NEWSLOCKER.COM

I tempi grami e il giornalismo che ‘ciurla nel manico’

 

Un certo giornalismo, posto di fronte ad avvenimenti eclatanti e dolorissimi, sembra ‘ciurlare nel manico’ e ripete all’infinito frasi senza senso prestategli dai politici, – grandissimi ‘ciurlatori’/imbonitori per definizione e vocazione.

L’attentato di Manhattan del cassonetto esploso stanotte (ora italiana) e che ha causato 29 feriti sarebbe, a sentire il sindaco della città, ‘intenzionale’ – e non par dubbio a nessuno, nemmeno al più cretino tra noi, che il mettere una bomba in un cassonetto riveli una ‘intenzionalità’ dell’attentatore/terrorista.
Ma che c…. vuol dire (o nascondere) quel sindaco e l’intendenza dei giornalisti embedded dietro parole così ovvie e ridicole pronunciate con visi compresi della gravità del momento?

E la parola che non si vuol pronunciare – neanche se l’attentatore apparisse d’improvviso davanti a una telecamera, con barbetta e tratti del viso marcatamente arabi e con un cartello levato con su scritto: ‘Sono stato io; sono un ‘radicalizzato sul web’: Allahu akbar!’ – è l’orrenda parola ‘terrorismo’.
Una bestemmia giornalistica che, dopo gli attentati di Parigi e Bruxelles e Nizza (e la chiesa di Notre Dame di Parigi che stava per essere lesionata da una macchina-bomba parcheggiata nei pressi) si pronuncia solo dopo molte ore o giorni e solo quando l’evidenza dello stato di ‘allarme rosso’ ha lasciato sul terreno la colatura tragica di morti e feriti e dispersi.

Perché l’ammettere pubblicamente che ‘il terrorismo è tra noi’, – è il nostro cruccio quotidiano delle nostre vite blindate – comporterebbe il dare ragione a Trump e favorire la sua campagna elettorale – altra grandissima bestemmia di un giornalismo ‘embedded’ che fa ‘carte false’ pur di non ammettere che i sondaggi volgono decisamente a favore del ‘nazista dell’Illinois’, come lo ha definito Crozza.

Ma giova ricordare che i pretesi nazisti non sorgono come funghi nei boschi per caso, bensì sono la nemesi e il portato di fatti ed eventi a cui abbiamo tutti in qualche modo contribuito con scelte sbagliate quali le società multietniche che abbiamo fatto crescere in modo esponenziale nelle nostre città – e si trascinano dietro gli inevitabili conflitti e le guerre intestine dei ‘radicalizzati sul web’ – e con le tolleranze colpevoli e le vili acquiescenze di chi non vuole ‘prendere posizione’ radicale , neanche quando sul terreno ha lasciato amici o parenti. Mala tempora currunt.

L’Islam tra noi leggero

 

Alla svolta del 16 di agosto già annusiamo l’autunno. Me lo confermano perfino le piante del mio mini orto botanico con le fragranze diverse che emanano durante l’innaffiatura mattutina. E con l’autunno andranno a spegnersi le polemiche estive sulle donne islamiche entrate a vario titolo in Europa che sfoggiano il loro affascinante ‘burkina’ nelle nostre spiagge ed è un clamoroso mostrarsi e ulteriore svilupparsi del rabbioso conflitto tra ‘noi’ e ‘loro’, – dopo che, in Corsica, si sono menati di santa ragione tra i mariti/compagni delle recluse e monache di clausura sedute sulla spiaggia in burkina e gli indigeni corsi.

Monache di clausura monacate a forza dalla ‘cultura’ islamica e sarebbe interessante trovare il modo di far svolgere un libero sondaggio tra le poverette lontano dall’influenza nefasta e dal controllo stretto dei mariti/compagni per sapere cosa ne pensano veramente di quell’abito che, supponiamo, fa sudare alquanto ed è necessario l’ombrellone che le ripari perché non siano stroncate da un colpo di calore. Ed è palese che il godimento dei piaceri della spiaggia è maggiore e di più ampio respiro (di vento e di ‘sapore di sale’) per le nostre donne piuttosto delle povere monache infagottate e magari – diciamo fra cinquant’anni – può essere che si vedranno le loro nipoti in bikini e monokini sguazzare libere fra le onde e il ricordo delle povere nonne di clausura sbiadirà come sono sbiaditi i fazzolettoni delle nostre siciliane e/o delle bisnonne dei piccoli paesi di montagna dove andavamo a passare l’estate e ci intenerivano quando passavano con le gerle sulle spalle o falciavano il prato antistante le loro case tutte fazzolettate e con gli stivali per paura delle bisce.

Ma ‘ha da passà ‘a nuttata’ di quest’onda di islamismo immigrato da noi in grandissimi numeri e ci vorranno dieci/vent’anni prima che i presenti conflitti e le opposizioni radicali e lotte intestine a suon di morti e feriti e accoltellati sui treni si stemperino o, forse, chissà, l’Europa sarà burkinizzata in gran parte, invece, dato il trend demografico dei nostri fieri ospiti e delle loro monache di clausura e dato che la frontiera sud mediterranea, coi suoi quotidiani ‘barconi’ a migliaia, continua ad alimentare il flusso dei migranti di fede e costumi islamici di varia e conflittuale dottrina – e comincerà e fiorirà una nuova era di moderni califfi alla Erdogan, ma noi non ci saremo, che fortuna!Behzad_advice_ascetic

 

Fino a quando, cittadini?

Forse è giunto il momento di porci le domande fondamentali che stanno alla base delle nostre divisioni politiche e delle forti opposizioni sociali tra chi intravede nei fatti di Monaco e di Nizza e di Ansbach – e di tutti i luoghi dove abbiamo pianto le troppe vittime inermi di una assurda guerra di orchi assassini sedicenti ‘soldati’ islamici: ‘serpi in seno’ di chi li ha amorevolmente accolti ed assistiti – un futuro gramo di conflitti sanguinosi sempre maggiori e più atroci e chi, invece, dalla sponda ‘buonista’, continua a pensare e a dire che sono ‘le nostre guerre’, e nostre colpe, quelle della Siria e dell’Afghanistan e della Libia e dobbiamo quindi espiare e pagare il fio delle centinaia di migliaia di ‘richiedenti asilo’ nei ‘barconi’ che, vedi caso, sono i meno poveri e i meno bisognosi di quei paesi da cui dicono di ‘fuggire’, dal momento che riescono a pagare ai maledetti ‘scafisti’ i taglieggiamenti esorbitanti del passaggio in mare con ‘salvataggio’ garantito dalla nostra Marina previa telefonata satellitare.

Ed io, nel leggere quei loro lunari ‘j’accuse’ di pervicaci e immaginari ‘terzomondisti’ e ‘comunisti’ (di una Comune ormai globale e continentale) continuo a strabuzzare gli occhi e mi si rizzano i capelli in testa nel pensarmi coinvolto e colpevole di guerre che non ho mai voluto né auspicato, incluse le demenziali ‘esportazioni di democrazia’ delle fallite ‘primavere arabe’ dove hanno messo mano e soldi le stramaledette ‘intelligence’ degli Stati Uniti e della Gran Bretagna e della Francia e, Dio non voglia, dell’Italia stessa.

E noi, i pretesi ‘populisti’ del demenziale ‘j’accuse’ dei terzomondisti bolsi e persi nei loro vaneggiamenti da Quarta Internazionale rediviva, continuiamo a chiederci perché mai dovremmo accettare di sentirci dire impunemente ‘crociati’, quali ci definisce la Spectre mediatica dell’Isis o Daesh, che dir si voglia – da scannare e sterminare senza pietà inclusi gli inermi e le donne e i bambini.

E la paura di una reazione massiva delle popolazioni europee contro queste logiche gemelle e perverse dell’Isis e dei terzomondisti d’accatto che continuano ad additarci, a tutti noi incolpevoli ‘crociati’, le stragi di Kabul e dell’Iraq quali ‘nostre colpe’ (sic) – la paura di un voto a destra rabbioso e che respinge ogni e tutte le cattive politiche immigratorie degli s-governanti europei figlie di quei demenziali sensi di colpa è tale da spingere la Merkel e i suoi collaboratori alle esortazioni pie di ‘non colpevolizzare tutti i profughi islamici’.
Distinzione tremendamente difficile da operare, durando gli assassini e i massacri di inermi vittime europee – e gli apparati di sicurezza francese e tedesco sotto accusa perché non riescono e prevenire e ad impedire i maledetti massacri.

 

Il terrorista aveva cercato di suicidarsi e doveva essere espulso. Prima di farsi esplodere è stato visto fare diverse telefonate
LASTAMPA.IT
 Fino a quando, cittadini, tollereremo gli assassini e i loro complici?http://www.lastampa.it/…/francia-ostaggi-in…/pagina.html

Di infiammazioni e distinzioni

 

Appartengo alla generazione degli Infiammati – che viene da ‘fiamma’ e quindi passione e fuoco di partecipazione e fazione politica e i nefasti furori conseguenti. Peccati di gioventù che l’età senile tempera e riscatta con le riflessioni pacate e con più larga inseminazione di ‘ragione’ che fronteggia il ‘sentimento’ ormai lontano negli anni.
Gridavamo nei cortei, ‘Il 25 Aprile è nata una p……. e l’hanno nominata Democrazia Cristiana’ e avevamo torto, oggi lo so, perché tutto il malaffare e il mal agire pubblico e lo s-governo e gli scandali e le ruberie che hanno distrutto quel pachiderma politico (e, oggi, il suo erede Forza Italia: grandioso esempio della ‘Storia che si ripete in farsa’) non giustificavano un’invettiva così rabbiosa e il malanimo e il furore che hanno portato, poi, agli ‘anni di piombo’ e al terrorismo delle Brigate rosse.
La Democrazia Cristiana fu anche un grande partito di popolo. Popolo moderato, è vero, – e sappiamo dalle attente letture della cronaca che si mutava in Storia quanto male abbia fatto all’Italia il ‘moderatismo’ usato come scudo politico e clava contro l’altro polo della storia d’Italia: il polo social-comunista – lungamente escluso dal potere e per questo logorato, come lo coglionava l’Andreotti-belzebù, buonanima, e affermava: ‘Il potere logora chi non ce l’ha.’

E quella pacatezza della ragione che l’età coltiva mi portava a notare, – ascoltando l’intervento di un vecchio ‘partigiano’ non pentito a ‘Primapagina’ che paragonava i fatti della Resistenza alle ‘nuove resistenze’ di oggi, id est schierarsi con gli infiammati ‘no borders’ nostrani e lanciare anatemi e frasi ingiuriose contro gli austriaci ‘fascisti’, a sentir lui, che chiudono il Brennero all’ondata di tsunami immigratoria che, per decenni, noi italiani non abbiamo saputo/voluto governare e l’abbiamo lasciata tracimare a nord delle Alpi – quella pacatezza della ragione, dicevo, mi fa notare lo ‘s-ragionamento’ e l’invettiva cretina del radio-ascoltatore che lo stesso Sansonetti, il conduttore della trasmissione, stigmatizzava e rimandava al mittente.

Perché ‘misiar ‘e verze’ della Storia è sempre un’operazione idiota e di neuroni rattrappiti nei loro angoli e nicchie encefaliche mai scopate e lavate; e dire ‘fascisti’ agli austriaci e a tutti gli altri popoli che hanno chiuso le frontiere – per le ovvie ragioni degli altissimi numeri di migranti che si muta in ‘onda di tsunami’ capace di travolgere le economie e i faticosi equilibri sociali, (come si è mostrato nelle famigerate ‘banlieues’ parigine dei ‘foreign fighters’ radicalizzati sul web’ e nel famigerato quartiere islamico di Moellenbeck che offriva covi protetti e complicità ai terroristi assassini) – è stupidaggine antica che non sa coniugare le evidenze dei fatti e le necessarie distinzioni e antepone le ruggini del sentimento antico di fazione politica alle clarità della ragione, che pure ha ispirato le sinistra giacobina delle origini – la Dea Ragione che studiavamo sui banchi di scuola.

Che il 25 aprile vi sia giorno ragionevole e sereno, oh popolo di infiammati buonisti e partigiani immaginari tuttora adusi alle vetuste e inutili invettive.

foto di Enaz Ocnarf.

Felicità è altra cosa

E’ tutta colpa di Francesco e di quel suo lamentoso e strascicato : ‘Chi sono io per giudicare?’ riferito alla lobby dei gay che, oltre al matrimonio, pretendono perfino la comunione, gli sfrontati.

E uno di felicemente convivente e ‘sposato di fatto’ ce l’aveva in casa e gli ha fatto clamoroso ‘outing’, quasi per coglionarlo, giusto a ridosso di quel suo impotente e rassegnato dirsi uomo fra gli uomini e non più papa infallibile e solida roccia di certezze dottrinali su cui si fonda la sua Chiesa ormai in disarmo.
E la ‘misericordia’ – prodigiosa invenzione buonista e tanto ‘mediatica’ (ma forse dai giudici di Giosafatte non sarà molto apprezzata, chissà, chi morirà vedrà) ha fatto il resto e adesso perdoniamo di tutto e di più e perfino quelli del family day – invece di invocare gli sfracelli dell’Altissimo ed evocare il fuoco di Sodoma e Gomorra – hanno fatto una manifestazione all’acqua di rose, buonista, che è un ‘addio alle armi’ della rocciosa Dottrina e un riconoscimento che, di questi tempi, facciamo tutti un po’ il caxxo che ci pare e il Disordine Universale regna sovrano e gli eventuali guasti di futuri adolescenti disadattati usciti dalle ‘famiglie gay’ dove ‘c’è tanto amore’, a sentir loro, li vedremo fra dieci anni e chissà che succederà nelle scuole all’epoca, tanto ‘noi non ci saremo’ e, se ci saremo, saremo vecchietti rincoglioniti e il mondo andrà nel verso che meglio gli pare, come ieri e come sempre.
Però non chiedeteci se siamo felici di quest’andazzo. La felicità è davvero tutta un’altra cosa. ‘E’ un’ape che se posa / su un bottone de rosa e se ne va.’ Amen e così sia. Andate in pace.

Si stava meglio quando si stava peggio?

Viviamo in tempi grami e in un mondo rotto che scaglia le sue schegge impazzite per ogni dove e oggi la ricorrenza del ‘muro di Berlino’ diventa sineddoche di ogni frontiera e barriera che si interpone tra gli esodi biblici dei ‘popoli del mare’ (e di terra) e il futuro di un’Europa e di un mondo che non riusciamo più ad immaginare – di certo non quello prefigurato da l’Inno alla Gioia di Beethoven -, ma che ricomincia, invece, dalle guerre perdute (Irak, Siria), il lavoro che non c’è e i rivolgimenti epocali che hanno il loro centro nel maledetto islam che deflagra nelle sue mille contraddizioni e opposizioni con la post modernità dell’Occidente evoluto, com’è deflagrato il Comunismo che aveva perso la sua arrogante sfida al Capitalismo.
E cadde il ‘muro’ maledetto infine – e, di lì a poco, l’intero impero sovietico franò e si dissolse e, stupiti, conoscemmo i nomi dei cento paesi che aveva incorporato e nascosto nella sua fredda cortina di ferro: la Georgia, l’Ossezia, l’Ucraina, la Moldavia, l’Abkazia e tutti gli altri.

E il quadro che abbiamo davanti del Capitalismo trionfante sul Comunismo è di rovine e macerie sociali com’è ogni quadro post bellico: salari al palo, precariato diffuso, consumi al minimo e, per sovrappiù, l’immissione incontrollata dei nuovi schiavi africani, siriani, iracheni e afghani che, nel mercato del lavoro sottopagato, si sostituiranno ai cinesi dei capannoni nascosti di Prato dove si lavora in nero per dodici/quattordici ore di fila.

Si stava meglio quando si stava peggio? La domanda sorge spontanea e il mondo dei vasi comunicanti e degli inevitabili travasi al ribasso e cessione di ricchezza dai paesi più ricchi che ancora siamo ai nuovi straccioni arrembanti non è certo il migliore dei mondi possibili o quello delle ‘magnifiche sorti e progressive’ – e speriamo che questo suo rinculare sia quello dell’atleta che dal rinculo trae spinta per il suo salto in avanti, ma temo che sia, invece, l’incerto passo del gambero in fondo al mare caotico che lo ospita: un passo avanti e due indietro.

Arridatece i muri e la loro primaria funzione di contenimento e meritorio argine al troppo del mondo rotto e al disordine epocale che ne è conseguito.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Questioni capitali

Questioni capitali

Si, lo so che tutti voi eravate in spasimante attesa delle determinazioni del Sinodo dei vescovi sulla famiglia e tremavate interiormente ed eravate in gravi ambasce per ciò che avrebbero deciso quei soloni buffamente vestiti in nero-viola in merito alla comunione per i divorziati.
Una questione di lana caprina che, confrontata con le chiese vuote e solo sparuti gruppi di anziani a fare presenza e dare testimonianza di una fede che residua nelle coscienze come un libro di cui si ricorda vagamente l’incipit e la trama e si impolvera e ingiallisce sugli scaffali, è come dire: ‘non c’è più religione’ – e la questione dei divorziati che chiedono a gran voce di tornare alla ‘comunione’ riguarda, forse, uno ‘zero virgola’ della popolazione e ci muove il sorriso.
E coerenza vorrebbe che ognuno aggiornasse anche questo capitolo della sua vita privata – dopo il fracasso delle lobbies gay che ‘chi sono io per giudicare’ e la misericordia spalmata come marmellata su ogni questione del vivere civile – e chi divorzia si mettesse l’anima in pace e registrasse i tempi nuovi del distacco e definitivo commiato tra la società laicizzata e le vecchie remore religiose buone solo per i musei e i raduni reducistici del ‘come eravamo’ e ‘come sarebbe bello se…’.

E quello che stupisce e infastidisce del servaggio di stampa, e le televisioni tutte prone a un verbo vaticano quasi come alle balle quotidiane del Renzi/Berlusconi di turno, è che il ‘sinodo dei vescovi’ conquisti ancora le prime pagine e le aperture dei tigi. Sarà perché non c’era altro di meglio da gridare e sbattere in prima pagina, dal momento che le migrazioni sono entrate nel cono d’ombra delle stanche ripetizioni e dei numeri impazziti e delle tende bruciate davanti ai ‘muri’ che finalmente si erigono anche in Slovenia (in Italia no, ci mancherebbe: apriti cielo!), sia pure con colpevole ritardo?

E tutto questo parlare e offrire visibilità a senso unico alle supposte questioni religiose e ai vescovi fedeli alla Dottrina e ai papi misericordiosi che faticosamente mediano e tutto perdonano del Male e dei peccati del mondo continua a meravigliarci per la ridicola piaggeria giornalistica di cui si potrebbe finalmente fare a meno – in tempi in cui la politica si è sganciata dalle influenze vaticane (?) e la Dc è morta e sepolta e solo qualche suo zombie ancora circola nottetempo fuori dal Parlamento.

Perché, vedete, è come se sui giornali e sulle tivù dell’India comparissero, un giorno si e l’altro pure, le diverse e contrastanti interpretazioni dei shadu e dei grassi sacerdoti dei templi su quanto è misericorde Ganesha dalla zanna spezzata e sul perché tiene la gamba levata in effige.
Gravi questioni filosofico-religiose che pure meritano attenzione – non foss’altro che per capire se gli induisti (gli islamici no; si pentano e si convertano ed espungano i maledetti terroristi dalle loro fila) entreranno in paradiso post
mortem o se un tale orizzonte sia riservato solo ai cattolici non divorziati e alle famiglie tradizionali.

foto di Enaz Ocnarf.

Misericordia cum grano salis

….che, poi, la pietas non ha mai avuto larga applicazione nel mondo dei viventi e mors tua vita mea, invece, è, da sempre, la ‘legge della giungla’ dei predatori che: ‘il più grande mangia il più piccolo’ – e ce ne siamo fatti una ragione fin dai tempi delle caverne e l’abbiamo inglobata nel DNA.
E noi umani siamo in cima a questa catena di ‘mors tua vita mea’ perché abbiamo sterminato ed estinto centinaia di migliaia di specie e ridotto al lumicino la prorompente biodiversità del pianeta e lo abbiamo avviato al suo stadio annunciato di ‘desertificazione’ e inospitalità prossima ventura.

E, oggi, la pietas (la misericordia, nell’immaginario vaticano) diventa il cardine del cambiamento epocale che ci affanna e dovremmo, a sentire quei piazzisti da sacrestia che, da sempre, pretendono di avere il Verbo giusto in tasca per ogni tragedia, applicarla ‘urbi et orbi’ indipendentemente dall’infinito numero assassino degli sbarchi sulle nostre coste e di quelli che intasano il ‘corridoio europeo’ ad est – finalmente chiuso dalla Macedonia schierando l’esercito, e, in Ungheria, costruendo il muro e presidiandolo. Non diversamente si è fatto, da anni, negli Stati Uniti contro la dilagante massa dei messicani e dei vari e diversi ‘ladinos’ che ‘ci provano’ e col respingimento in mare, efficacissimo e vincente, da parte delle autorità australiane – chiedere come si fa a quel governo e copiarne l’esempio.

E, invece dell’apologo evangelico del buon samaritano, i nostri piazzisti-vaticanisti, dovrebbero meglio considerare quel racconto di Agostino: del ragazzino che voleva riempire una buca nella sabbia coll’intero mare che andava a raccogliere colle manine congiunte a coppa. E capire, finalmente, loro che hanno sempre l’apologo giusto per ogni predica e sermone non petito, che ‘non si può riempire una piccola buca (europea) con il mare dei profughi di ogni guerra, ogni siccità, ogni dittatura passate, presenti e future – pena il collasso economico del continente europeo.

E capire che la misericordia è una virtù che va usata ‘cum grano salis’ – e l’ha capito per tempo anche Claudio Magris, – un ‘sinistro’ di vocazione e di lungo corso -, che scriveva sul Corriere che, se riempiamo un ospedale di malati e infortunati oltre la sua capacità di amministrare buona ed efficace sanità pubblica, il risultato è un disastro annunciato e il collasso del sistema di assistenza e accoglienza.
Ma tu vaglielo a far capire a quei piazzisti della ‘buona novella’ che, prima della misericordia, viene la sensatezza e il buon senso comune dei cittadini che si appassionano alla politica e che non intendono disperdere il ‘bene comune’ dei conti in ordine e di uno sviluppo economico costruito in faticosi e laboriosi decenni sotto il peso di mezza Africa affluente in Europa e tutta la Siria e il Medio Oriente (per tacer dei cinesi e dei Bangladesh).

Dai sermoni del Vaticano ci salvi Iddio che la politica di tutti i giorni la faccio io (tutti noi cittadini elettori).

Diverso parere (Recitazione della Controversia Immigratoria 2)

Diverso parere (Recitazione della Controversia Immigratoria 2)

Facebook, si sa, è cassa di risonanza di ogni cosa, anche dei link più ‘strani’ o vagamente cretini, ahinoi.
Così ci è capitato di notare, nella rassegna delle dolenti note che ogni mattina facebook ci propina provenienti da ogni dove dell’universo web, la frase di una tale – da troppi e insospettati ‘feisbuchiani’ condivisa – che si lamentava pei troppi leghisti che ‘non frequentano le biblioteche’. Luoghi, da sempre, assai diserti di pubblico, in verità – a parte gli studenti universitari che vi vanno a fare delle ricerche e qualche pensionato di discreto livello intellettuale che sfrutta l’aria condizionata che non ha a casa. Lo so per averne raccolto le confessioni.

E ho il sospetto che non le frequentino neanche molti di quei tali che quella frase hanno condiviso con un facile clic poco riflessivo e ‘partigiano’ – e le statistiche italiche di chi legge un libro o un giornale ce lo confermano, ahinoi, che siamo tra le ‘mosche bianche’ dei ‘forti lettori’, e non solo i ‘leghisti’ (epiteto usato con sommo disprezzo dai ‘buonisti’) sono illetterati e rozzi e deficienti di buone e varie letture.

Ciò premesso – e stigmatizzato l’uso aggressivo e denigratorio che i sinistri ‘buonisti’ fanno della categoria del ‘leghismo’ per affermare che solo il loro verbo universalistico e accogliente a sproposito e decisamente ‘fuori misura’ (oltre 200.000 gli arrivi dei ‘popoli del mare’ stimati per l’anno in corso) è vangelo e bibbia del terzo millennio – ciò premesso, dicevo, mi stupisco dello stupore del giornalista che legge questa settimana i giornali a ‘Primapagina’, bella trasmissione del primo mattino di radiotre.

E quel tale giornalista si stupiva, stamane, della reazione dei vicini di casa e compaesani di un tale, vicentino, un uomo buono, buonissimo, che riferiva ai telegiornali che gli si sono rivoltati contro tutti come vipere per avere lui, di suo buon animo, ospitato nove baldi ‘profughi’ (si suppone) senza avere prima consultato e avvisato il Comune e il Consiglio di Quartiere perché la bontà francescana, è noto, esclude consultazioni e raccomandazioni di prudenza e valutazioni di opportunità.

E, per quanto sia noto a tutti, da secoli, che ‘il peggior nemico è il vicino di casa’ – e basta che la siepe di bosso o ligustro di lui debordi oltre le nostra alta rete di recinzione, subito la innaffiamo di acqua bollente – quel tale vicentino, uomo buonissimo, ha pensato bene di incrementare la popolazione residente di casa senza avvisare i vicini del prossimo convivere allargato e dei problemi che potrebbero derivarne – metti che quei tali, la sera, orfani dei ritmi di origine, si mettano a suonare i bongo i giardino, come ho visto fare a Nizza nel mio ultimo viaggio colà, e la signora del primo piano subito li apostrofava nel suo francese fiorito.

E davvero non è chiaro il perché i nostrani buonisti continuino a trascurare le incompatibilità territoriali che si denunciano a gran voce e quelle dei conti economici dello stato in disordine per ‘il troppo che stroppia’ degli arrivi epocali dei ‘barconi’ – e chissà che cosa pensano del fatto che il bravo Renzi non trova i soldi per restituire il maltolto alle pensioni più basse, depredate dal duo banditesco Monti-Fornero, ma abbia soldi subito pronti e freschi e fuori bilancio per foraggiare quei Comuni che si diranno disponibili agli accampamenti e alle caserme occupate e ostelli e alberghi dei futuri ‘campi-rom’ che si preparano a centinaia nel Belpaese.

Che sia questione di scarse letture di quei tali dei link sulle biblioteche che vanno diserte e di neuroni scarsamente addestrati al duro confronto politico?