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staccare l’ombra da terra (plutocrati,complotti,grandi vecchi)

Ci sono analisi convincenti di ‘esperti’ (economisti, professori emeriti, analisti) che ci dilettano i neuroni col gioco storico del complotto pluto-demo-giudaico.
E il nostro Mussolini redivivo è chiuso nel bunker-Salò di palazzo Grazioli e scruta l’orizzonte dei sondaggi e li compara al saliscendi dello spread e prepara la nuova ‘discesa in campo’ non appena avrà l’occasione giusta per ‘staccare la spina’ al Professor Monti.

Complotto demo-pluto-giudaico, dicevamo, e il Grande Vecchio sta nell’ufficio della direzione di Goldmann Sachs e, vedi caso, Papademos, il nuovo premier greco, pare ci abbia avuto a che fare con quei maledetti massoni e pure il nostro Draghi -e del Monti si dice che in gioventù abbia bazzicato i ‘Bones and Skulls’ e chissà a quali prove di iniziazione è stato sottoposto e quali solenni giuramenti ha pronunciato che oggi dovrà rendere concreti e ripagare i suoi confratelli.

Ci sarebbe anche la versione ‘soft and simply’ delle cose che abbiamo sotto gli occhi – che vede una persona competente e semplice e di comportamenti pubblici e privati decorosi che assurge, finalmente! al ruolo di ottimate al governo della repubblica, ma come farla digerire ai berlusconiani di ieri, che hanno approvato e osannato tutto lo schifo pubblico e privato del loro campione e aspettano con lui, la coda momentaneamente fra le gambe, l’occasione giusta per rivotarlo e rifilarcelo di bel nuovo e dirlo ‘martire’ dei ‘mercati comunisti’ o di questa nuova elucubrazione del complotto pluto-giudaico della Goldmann Sachs?

Il vizio del complottismo è duro a morire e, a volte, unisce i facinorosi di destra e sinistra estreme in una purulenta e miasmatica gora densa di proteste e lambiccamenti mentali e fantasie di nemici potenti e ‘poteri forti’ e ‘grandi vecchi’ che ci schiacciano le vite e ci impoveriscono e ci provano un gusto speciale a fare del male all’umanità e del bene ai loro portafogli-titoli -ed ho ancora in mente quei grafici e le tabelle che illustravano la soglia di resistenza dell’acciaio al calore sviluppato dal cozzo dei due Boeing contro le Twin towers ed era impressionante la verosimiglianza delle ricostruzioni che imputavano il crollo-implosione, invece, a una serie di mine piazzate all’interno dell’edificio da chissà chi e chissà come e perché -e anche sullo sbarco sulla Luna avranno da ridire quei tali, i complottisti pervicaci e inesausti nel partorire fantasie, che affermano, prove alla mano, che mai piede umano toccò il suolo della pallida Luna immortale ed era tutto costruito negli Studios della Warner Bros ad Hollywood.

E noi, illusi, che speravamo che l’Uomo e l’Umanità, staccassero, finalmente! la loro ombra dal pianeta Terra e cominciasse l’avventura della Galassie!stacca l'ombra da terra_1.jpg

di che cosa parliamo quando parliamo di democrazia

Forse bisognerebbe andarci, in val di Susa, per capire che senso ha vivere in un budello attraversato dalle ferrovie trans frontaliere che l’alta velocità si mangerebbe per intero.
Forse bisognerebbe domandarsi come nascevano le antiche rivolte che avevano a motivo di sollevazioni e picche levate contro le autorità di governo il territorio dove si vive.

Forse dovreste chiedervi che fareste se foste voi a vivere in quel modo e con quelle prospettive di territorio-budello atttraversato di continuo dai treni e dalle macchine a gran velocità e capireste che la difesa a oltranza di un territorio è questione ancestrale per la quale si sono combattute delle guerre e le rivoluzioni e sono morte delle persone che ritenevano giusto ‘dare la vita’ per una vita migliore affidata ai figli e ai nipoti.

E, se è una guerra questa di cui parliamo, per quanti distinguo vogliate sollevare relativamente ai tempi che viviamo e alla democrazia che dovrebbe essere in grado di risolvere pacificamente i conflitti, dovreste dirmi quali sono le parti combattenti – se da un lato ci sono soldati in divisa con scudi e manganelli e gas lacrimogeni e pistole da usare quale extrema ratio e dall’altro pacifiche popolazioni che tentano di raggiungere i cantieri e fermarne o rallentarne i lavori.

Già, perchè la parte armata, per definizione e convenute regole democratiche, è la polizia, ma lo stupore e lo scandalo va tutto e sempre in direzione di coloro che li fronteggiano – che possono stufarsi di dimostrare in modo pacifico se i cantieri sono sempre lì, incombenti e pronti a riprendere i lavori, e i governanti sono ciechi e sordi alle ragioni dei dimostranti.

Perché la sostanza del dibattere dovrebbe essere tutta qui: su quali mezzi sono a disposizione delle popolazioni afflitte che lottano per impedire la realizzazione di un torto spaventoso a loro danno e sullo strapotere degli stati e delle industrie che avviano i cantieri con licenza di costruire dighe che allagheranno larghe porzioni di territorio e costringeranno i residenti a evacuare (India, Cina, ecc.) o che costruiscono reti di alta velocità ferroviaria in un budello che diverrà invivibile una volta compiuto il misfatto.

Dopo aver preso in considerazione tanta questione, allora (e solo allora) potremo avviare una pacata discussione su chi sono i manifestanti violenti, i cosiddetti black block, e sui feriti, i contusi, le indignazioni dei sedicenti ‘politici’ di ogni schieramento per le violenze accadute e via elencando delle sciocche e misere cose di cui si parla ogni volta che parliamo di democrazia e di fazioni e di schieramenti in campo.

cronache della Colonna Infame

 

Se il buongiorno si vede dal mattino allora non è un buon giorno. Possiamo definire quello del nuovo governatore del Piemonte, di vietare la somministrazione della ru486 negli ospedali, un atto politico in senso stretto, un alzare una bandiera nuova ai fini di continuare la mobilitazione post elettorale, ma puzza di stantio e, come inizio, sembra il peggiore e sono sicuro che l’agenda amministrativa delle due regioni ha questioni corpose e di gran peso sulla vita della gente che meritavano più attenzione.

E anche Zaia avrebbe fatto bene a connotare la sua reggenza con un riconoscibile e condivisibile atto amministrativo piuttosto che con questo proclama da tre palle un soldo che lo dice colonnello fedelissimo al verbo dello stato maggiore leghista – che gli ha ordinato di schierare anche le sue divisioni in una battaglia di retroguardia.

 

Atto ideologico e ‘identitario’ non sembra, dal momento che la Lega ha fatto carne di porco del verbo vaticano su altre questioni: gli extracomunitari e i forzati rimpatri, per dirne una, e non si è peritata, per bocca del suo leader, di indicare ai suoi zeloti fedeli al ‘Dio Po’ il Vaticano come nemico leghista – quando gli giravano gli zebedei per l’azione di contrasto e ‘moral suasion’ sulle questioni politiche che è vizietto vaticano da sempre.

 

E come giudicare la tirata di orecchi che viene da Fazio, ministro della salute: una nuova imboscata interna ai contrasti della maggioranza in fase di evidente scollamento? Un repentino ritorno al senso dello stato e dell’osservanza delle leggi votate dal parlamento da parte di un berluscones che, invece, non si perita di aquiescere alle leggi ad personam e contro la magistratura inquirente e giudicante imposte dal Capo allergico alle sentenze che gli danno contro?

 

Aspettiamo curiosi e divertiti lo svolgimento della querelle e ci piacerebbe sapere dalle statistiche quale sociologia definisca oggi la ‘questione aborto’: quali fasce sociali e classi di età vi ricorrono perché, se alle ragazze e alle donne con reddito medio-alto è facile varcare il confine e procurarsela in Svizzera o in Francia e noncurare queste idiozie antieuropee da bassa manovalanza padana, forse non è altrettanto facile farlo per le senza lavoro e con famiglia indigente alle spalle.

 

Cronache della Colonna Infame.

la democrazia e i ‘gesti dell’ombrello’

 

Cara Dipi,

 

l’Italia che descrivi delle famiglie felici di votare e di tuo padre tornato dalla prigionia era l’Italia della speranza. Si usciva dal tunnel buio della guerra dei milioni di morti e L’Europa bombardata e distrutta e le vendette della Storia che ne seguirono e, per noi italiani ‘brava gente’, dopo le illusioni di un impero plebeo e ridicolo, la perdita dell’Istria e Dalmazia e le foibe e le giustizie sommarie e Mussolini e la sua amante appesi per i piedi nello sfregio estremo della rabbia covata e finalmente esplosa.

 

L’immagine di voi bella famiglia che uscivate dai seggi con un sorriso stampato in faccia mi fa sorridere del pari e muove la simpatia, certo, ma non mi convince della bontà del rito da ‘popolo sovrano’ e men che meno della sua efficacia democratica, di vero governo del popolo intendo.

 

Siamo, invece, al governo delle oligarchie che levano il braccio ad ombrello nel gesto del ‘me ne frego’ : come riporta oggi la vignetta e l’editoriale di un ‘giornalista’ su ‘Libero’ – considerato una ‘simpatica canaglia’ alla pari con mr.Onni, il suo padrone di denari che tutto compra e a tutto dà un prezzo, anche alle vergini che lo sollazzano o consolano, fate voi.

 

E’ a questo punto della storia della democrazia che siamo arrivati: che il voto che esce dalle urne leggittima il Barabba nostro di governo, ripete il rito antico di Pilato: ‘volete Cristo o Barabba?’ e davvero non intendo mischiarmi a tanta canea ‘democratica’ per dare formale riconoscimento della bontà del rito frusto e inutile ai fini del buongoverno della cosa pubblica.

 

E’ la prima volta che lo faccio di astenermi – a parte il ricorrere di un mio viaggio in terre lontane quando si dava per scontata la vittoria di Prodi e del centrosinistra (ed è finita a pesci in faccia, come sai e l’emergere di questa faccia rivoltante dell’elettorato di destra e la sua sfacciata voglia di rivalsa – sfacciata al punto da rifilarci come leader il principe degli impuniti della prima Repubblica).

 

Però si: mi asterrò e diserterò il seggio e girerò la faccia dall’altra parte e non mi dirò parte di questo popolo di infami che fa carne di porco di tutto ciò che è vera democrazia: i pesi e i contrappesi istituzionali, il rispetto delle istituzioni della Repubblica e della sua Carta fondamentale per regalarci, invece, il trionfo di questo ducetto ridanciano e ridicolo e della sua corte dei miracoli di vergini e show girls fatte ministre.

 

C’è un tempo, nell’evolvere della storia e dei suoi misfatti e nefasti e dei ‘gesti dell’ombrello’, in cui giova girare la faccia dall’altra parte per non vedere il fuoco che cancella Sodoma (o le nuvole stercorarie che rilasciano le loro deiezioni e tutto ricoprono di fetore), perchè, se ti giri a guardare lo svolgersi del flagello, incorri nell castigo biblico di mutarti in una statua di sale.

 

 

prossimi ormai alla censura sui misfatti del solito noto

ripropongo l’analisi di D’Avanzo da ‘la Repubblica’. Il prossimo passo sarà, credo, la censura, dopo il trionfo elettorale alle europee.

‘Nei tempi bui si canterà?’ si chiedeva B.Brecht, ‘Si canterà: dei tempi bui’.

Era un ottimista, oggi lo sappiamo.

Il volto del potere –  di Giuseppe D’Avanzo

IL “caso Berlusconi” svela da oggi anche altro e di peggio. Ci mostra il dispositivo di un sistema politico dove la menzogna ha, non solo, un primato assoluto, ma una sua funzione specifica. Distruttiva, punitiva e creatrice allo stesso tempo. Distruttiva della trama stessa della realtà; punitiva della reputazione di chi, per ostinazione o ingenuità o professione, non occulta i “duri fatti”; creatrice di una narrazione fantastica che nega eventi, parole e luoghi per sostituirli con una scena di cartapesta popolata di fantasmi, falsi amori, immaginari complotti politici.

E’ stato per primo Silvio Berlusconi a muovere. Si scopre vulnerabile nelle condizioni di instabilità provocate dalle parole della moglie (“frequenta minorenni”, “non sta bene”) e fragile per la sua presenza nella peggiore periferia di Napoli a una festa di compleanno di una minorenne. E’ dunque costretto a mostrare, senza finzioni ideologiche, il suo potere nelle forme più spietate dell’abuso e della pura violenza. E’ già un abuso di potere (come ha scritto qui Alexander Stille) in un pomeriggio di autunno telefonare, da un palazzo di Roma e senza conoscerla, a una ragazzina che sta facendo i compiti nella sua “cameretta” per sussurrarle ammirazione per “il volto angelico” e inviti a conservare la sua “purezza”. E’ un abuso di potere ancora maggiore imporre ai genitori della ragazza di confermare la fiaba di “una decennale amicizia” con il premier, nata invece soltanto sette mesi prima grazie a un book fotografico finito non si sa come sullo scrittoio presidenziale.

E’ pura violenza pretendere che gli si creda quando dice: “Io non ho detto niente”. Tutti abbiamo sentito Berlusconi dire, spiegare, raccontare in pubblico e soprattutto contraddirsi e mentire. Ora egli pretende che il potere delle sue parole sulla realtà e sui nostri stessi ricordi sia, per noi, illimitato e indiscusso. Esige che noi dimentichiamo ciò che ricordiamo e crediamo vero ciò che egli dice vero e noi sappiamo bugiardo. Non ha detto niente, no? Berlusconi chiede la nostra ubbidienza passiva, l’assuefazione a ogni manipolazione anche la più pasticciata. Reclama una sterilizzazione mentale (e morale) dell’intera società italiana.

Già basterebbe questo atto di pura violenza per riproporre le dieci domande a cui il capo del governo non vuole dare risposta da più di due settimane perché, palesemente, non è in grado di farlo. Se lo facesse, potrebbe compromettere se stesso, rivelare abitudini e comportamenti in rumorosa contraddizione con il suo messaggio politico (Dio, patria, famiglia).
C’è altro, però. Berlusconi sa che questa prova di forza non lo mette al sicuro dal potenziale catastrofico della “crisi di Casoria”. Sa che spesso i fatti sono irriducibili e hanno la tendenza a riemergere. Sa che per distruggere quella realtà minacciosa, deve distruggere presto e nel modo più definitivo chi la può testimoniare. Anche in questo caso il premier ha deciso di muoversi con un canone di assoluta violenza. E’ quel che accade in queste ore. Per raccontarlo bisogna ricordare che i giorni non sono passati inutilmente perché hanno offerto a chi ha voglia di sapere e capire qualche accenno di “verità”.
Veronica Lario dice a Repubblica che il premier “frequenta minorenni”. Berlusconi nega dinanzi alle telecamere di Porta a porta di frequentare minorenni.
Mente, ora è chiaro. Ci inganna intenzionalmente e consapevolmente, ben sapendo che cosa vuole deliberatamente nascondere. Ha frequentato la minorenne di Napoli come altre minorenni hanno affollato le sue feste e affollano i suoi weekend nella villa di Punta Lada in Sardegna. Dov’erano quelli che oggi minimizzano la presenza di ragazzine alla corte di un anziano potente di 73 anni quando quel signore negava di “frequentare minorenni”?

Un secondo punto, fermo e indiscutibile, è l’inizio dell’amicizia con Noemi, la ragazza napoletana. La retrodatazione del legame tra il premier e la famiglia della ragazza al 1991 si è rivelata posticcia e contraddittoria. I suoi incontri con la minorenne, anche in assenza dei genitori, sono stati documentati (Villa Madama; Capodanno 2009 a Villa Certosa). L’inizio dell’affettuosa e paterna amicizia tra il capo del governo e la minorenne è stata testimoniata dall’ex-fidanzato della ragazza, confermato da una zia di Noemi, fissato nell’autunno del 2008.

Contro questi “punti fermi”, che lasciano il premier nudo con le sue bugie, si è scatenata una manovra utile a scomporre, ricomporre e confondere i fatti in un caleidoscopio mediatico di immagini false dove l’arma è la menzogna e gli armigeri sono i giornalisti stipendiati dal capo del governo, dimentichi di ogni deontologia professionale e trasformati in agenti provocatori; i corifei del leader, forti dell’immunità parlamentare e disposti a ogni calunnia. Buon’ultima Daniela Santanché che accetta di fare, nell’interesse del Capo, il lavoro sporco di diffamarne la moglie (“ha un compagno”). Chiunque, in questo affare, abbia portato il suo granellino di verità viene ora sottoposto a un pubblico rito di degradazione fabbricato con un violento uso della menzogna.

Il primo assalto è toccato a Repubblica investita, dall’editore all’ultimo cronista che si è occupato del “caso”, da un’onda di panzane. Prima il complotto politico (ma la polemica sulle veline è stata sollevata dal think tank di Gianfranco Fini). Poi la bubbola del pagamento del testimone (Gino Flaminio) che colloca la prima telefonata di Berlusconi a Noemi alla fine del 2008. L’accusa la grida in tv il ministro Bondi. Qualche giorno prima che un allegro commando di redattori del giornale della famiglia Berlusconi si scateni contro Flaminio allungandogli un paio di centoni “per l’incomodo” e realizzando la ridicola impresa di essere i soli a pagare l’ingenuo Gino. Che, anche se spaventato e intimorito, dice, ridice e conferma in tre occasioni di “non aver avuto un centesimo da Repubblica”. Non è finita. Uguale trattamento viene inflitto al fotografo che ha immortalato, nell’aeroporto di Olbia, lo sbarco da un aereo di Stato delle ragazze (alcune, appaiono da lontano minorenni) invitate a allietare il fine settimana del presidente del consiglio. Infilato prima in una trappola dall’house organ di Casa Berlusconi, denunciato poi per truffa (improbabile reato) dall’avvocato del premier, la procura di Roma decide di sequestrare sia le immagini illegittime (scattate verso il patio di Villa Certosa) sia le foto legittime (raccolte in un luogo pubblico).

Siamo solo all’interludio perché il colpo finale, la menzogna usata come manganello punitivo, viene riservato alla prima e più autorevole testimone dell’instabilità psicofisica del premier e dei suoi giorni con le minorenni: Veronica Lario. Daniela Santanché (non è un’amica della Lario, non frequenta la villa di Macherio) svela a Libero che “Veronica ha un compagno”. E, se “Veronica ha un compagno”, come possono essere attendibili i suoi rilievi al marito? Il cerchio ora è chiuso. Il pestaggio menzognero è completo, anche se non concluso. Ciascuno ha cominciato ad avere quel che si merita.

Questo spettacolo nero ha il suo significato politico. Berlusconi vuole insegnarci che, al di fuori della sua verità, non ce ne può essere un’altra. Vuole ricordarci che la memoria individuale e collettiva è a suo appannaggio, una sua proprietà, manipolabile a piacere. Si scorge nella “crisi di Casoria” un uso della menzogna come funzione distruttiva del potere che scongiura l’irruzione del reale e oscura i fatti. Si misura l’impiego dei media sotto controllo diretto o indiretto del premier come fabbrica di menzogne punitive di chi non si conforma (riflettano tutti coloro che ripetono che ormai il conflitto d’interesse è stato “assorbito” dal Paese). E’ il nuovo volto, finora nascosto, di un potere spietato. E’ il paradigma di una macchina politica che intimorisce. C’è ancora qualcuno che può pensare che questa sia la trama di un gossip e non la storia di un abuso di potere continuato, ora anche violento, e quindi una questione che scrolla la nostra democrazia?

il fetore e il clangore del mondo

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Il disordine del mondo è un argomento spinoso e avvilente. Ci costringe a riflettere su quanto poco siamo in grado di fare per trasformare il mondo e le nostre vite e i nostri giorni in un insieme armonico, un paesaggio di bellezza e pace, – come ci suggeriscono i poeti nelle loro straordinarie trasfigurazioni e metafore.

In realtà il mondo è un ‘urlo’ alla Munch, un fetore di appestati, un clangore di ferri ai polsi e ai piedi di carcerati impediti di deambulare per espiare le loro spaventose colpe di orchi omicidi e maledetti da tutti: perchè il male di cui sono stati protagonisti espande il suo contagio è una pandemia, un virus assassino che non ha vaccini e ci farà morire a milioni e ci condannerà agli inferni del quotidiano.

Ecco, il disordine del mondo ci ricorda tutto ciò e, per un di più di angoscia, ci mostra le immagini dei barconi dei migranti stracolmi che oggi vengono riportati sulle rive di partenza in Libia e le facce di quei disperati sono facce di autentici disperati che vedono chiudersi (per sempre?) l’orizzonte di futuro per il quale hanno messo a repentaglio le vite.

 

E’ ‘di sinistra’, una tale raffigurazione? No, non lo è. Perchè da molto tempo le definizioni laterali (sinistra e destra) non convincono, non spiegano, non illustrano con dovizia di buoni argomenti e anche sul dolore dei migranti vanno dette le cose che ci riportano alla necessità di trovare una ‘nuova frontiera’ di legalità e rispetto dei doveri e dei diritti.

E – per quanto ci disgusti ammetterlo, (dati i protagonisti e le loro usuali parole d’ordine e di partito) – riportare i barconi dei migranti al punto di partenza è un modo per fermare l’eccesso di disordine che ci affanna, ci imbroglia le vite, impasta le bocche e le parole di chi oggi prova a dire – con il verso di un poeta ‘di sinistra’ storica (G. Celaya): ‘…chiedono legge per ciò che risulta eccessivo.’

 

E davvero è eccessivo il numero di coloro che approdano sulle nostre coste-colabrodo e sui nostri centri di raccolta-colabrodo e usufruiscono della nostra legislazione imbelle: impotente ad arginare il fenomeno della migrazione clandestina e ricondurlo a un ordine nuovo di legalità chiara, convenuta e rispettata.

Non è accettando passivamente questa ‘risposta’ caotica e anarchica dei migranti ad ogni costo che riporteremo a giustizia lo spettacolo del mondo e il suo divenire.

Perchè c’è chi afferma che la clandestinità è il fenomeno inarrestabile, la ‘risposta’ nuova e diversa che i poveri e gli emarginati danno all’ingiustizia atavica della loro emarginazione e povertà cronica e irrimediabile. Dopo il fallimento del comunismo il diluvio dei migranti, per dirla in estrema sintesi.

Ma una difesa dal fenomeno va ipotizzata, programmata e attuata, se non vogliamo venir travolti dai numeri altissimi del disordine che, come una malattia, una pandemia, allarga la sua disgrazia e il contagio e costringe gli stati e i cittadini in affanno e in risposte rabbiose perchè impotenti.

E se a sinistra si fatica ad accettare questa evidenza, ebbene, la perdita di rappresentanza politica è pura consequenzialità e accetteremo obtorto collo che siano questi strani personaggi, questi mutanti orribili della vita politica e istituzionale (i Maroni, i Berlusconi, i La Russa) a fare il ‘lavoro sporco’ di provare ad arginare il fenomeno immigrazione coi sistemi che ci paiono, volta a volta, i migliori e i più efficaci.

 

E fermare i barconi in partenza dalla Libia o riportarli al punto di partenza oggi pare una buona idea, finalmente! un modo sensato e non troppo crudele per diminuire il numero di coloro che, per altre vie, entreranno comunque nel nostro paese ad alimentare lo storico meticciato di sempre.

i manifesti strappati

 

I manifesti c’erano, qualche settimana fa, non me li sono inventati.

Alcuni sono ancora visibili, ma a brandelli, a listarelle strappate con metodo e pervicacia degna di miglior causa e si indovina la frase solo se la si era letta prima dell’azione di sabotaggio – che suppongo comandata nelle sedi competenti e da coloro che su quella fede e varie supposizioni al contorno ci campano e fondano il loro strapotere gerarchico sul gregge dei fedeli (la metafora è loro e deriva dalle tradizioni nomadiche del ‘popolo eletto’: per lunghi secoli popolo di pastori).

 

Dicevano quei manifesti, su uno sfondo neutro di cielo e nuvole: ‘la cattiva notizia è che non esiste, la buona è che possiamo tranquillamente farne a meno’.

Niente di rivoluzionario, di sprezzante o spregevole, di osceno; solo una proclamazione di fede, uguale e contraria a quella di coloro che, invece, non possono farne a meno – al punto da considerare un attentato intollerabile alla loro convinzione religiosa il fatto che un’associazione di atei dichiarati e serenamente consapevoli affermi che ‘non c’è e se ne può fare a meno’.

 

Ma è come chiedere di togliere il crocefisso dalle scuole e dagli ospedali: non si può perchè ne va della nostra tradizione culturale, della nostra ‘identità cristiana’ e se l’Europa non ha voluto farvi menzione nella sua Costituzione è vulnus gravissimo – voluto da quei maledetti scismatici di luterani ed evangelici che stanno di là dell Alpi che ancora non hanno metabolizzato il trattamento specialissimo che gli hanno riservato i cattolici nelle varie ‘notti di San Bartolomeo’ nel corso del Cinque/Seicento e, prima, colla Crociata contro gli Albigesi: migliaia di morti passati a fil di spada, bruciati sui roghi, le teste tagliate o impiccati e il prete di turno che gli metteva il Crocefisso davanti alla bocca per l’estremo tentativo di salvezza.

 

E’ a questo che penso guardando lo scempio di quei manifesti durati solo qualche giorno e presto sbrindellati: a quanto possa essere ‘rivoluzionario’ o ‘eversivo’ affermare una cosa semplice-semplice che tutti pensiamo o abbiamo pensato qualche volta e mia nonna sintetizzava ai tempi suoi dicendo: ‘Nessuno è mai tornato dal regno dei morti per dirci e confermarci quello in cui crediamo.’

 

Neanche lei è mai tornata a dirmi alcunchè – e dire che ci scherzavamo e glielo avevo fatto promettere.

Forse il torto maggiore di quelle due frasi è l’avere supposto che fossimo maturi per un ‘poter farne a meno’. No davvero.

Gli autori di quell’azione teppistica – teppismo ‘religioso’ di chi vuol chiudere la bocca ai diversi di fede al modo dei secoli bui e violenti- non possono proprio fare a meno di un’immagine consolatoria e illusoria di un preteso Dio provvidente.

Al punto di zittire perentoriamente chi osa affermarlo pubblicamente.

la variabili dipendenti

 

La moralità privata e pubblica è una variabile dipendente dal potere che si ha e si esercita. A dircelo (confermarcelo) sono i ‘retroscena’ giornalistici che ci vengono da Oltretevere, alias: il Vaticano e quanto si legge sull’Avvenire – il quotidiano dei vescovi.

Ai monsignori non interessa più di tanto il secondo divorzio di Mr. Onni, il beneamato nostro leader, perchè sua maestà è già fuori dalla Chiesa con il primo e il secondo non è un’aggravante bensi un’assuefazione al modello imperante nella post modernità e se è un primo ministro che ha garantito il buon esito di leggi favorevoli alle convinzioni nostre che sia benedetto su questa terra e dell’animaccia sua in limine mortis faccia quel che vuole Colui che tutto può – non è affar nostro che siamo in tutt’altre faccende affaccendati e abbiamo già le nostre belle gatte da pelare.

Si dice un gran male, invece, della first lady che il marito ripudia perchè il suo avvocato è la stessa persona che si occupò del caso di Beppino Englaro – e questo conferma tutti i peggiori sospetti di ‘sinistrismo’ della signora e se proprio dobbiamo schierare le nostre cattoliche divisioni (così pensano i generali della Curia) meglio un piccolo fuoco di sbarramento su quel fronte, – così, tanto per alleggerire e favorire una onorevole ritirata a colui che è stato declassato dalla categoria di ‘immorale’ a quella di ‘amorale’ che è propria di re e imperatori e uomini di grande potere in genere.

 

Sulla questione che ha scatenato la querelle – le puellae dell’imperatore – non c’è molto da dire. Le veline sono state ritirate in gran fretta dalle liste e lasciate alle loro delusioni di aspiranti deputate europee perchè bruciate in pubblico ludibrio dalla strega sinistra Veronica che ha suscitato un vergognoso sopprassalto di moralità, anzi no: di moralismo, – perchè a sinistra non ci può essere moralità e se c’è è tutta fuffa di frustrati e di orfani del consenso di cui gode, invece, l’imperatore nostro (così gridano sui blog e sui forum di destra i supporters e gli scendiletto alla Emilio Fede: da sempre più realisti del re).

Così non si saprà mai se questo popolo ineffabile che adora i Barabba e li premia e consegna loro, pervicace e protervo, le chiavi di governo della repubblica ha avuto un piccolo momento di dubbio, un momentaneo ravvedimento e se gli indici di popolarità di mr. Onni passeranno dall’ottanta al settantanove per cento dell’elettorato alle prossime elezioni.

Non lo sapremo perchè il fuoco di sbarramento dei giornali di famiglia e di quelli di coalizione occulterà tutto di questa querelle pubblica e che concerne la a-moralità di un imperatore adorato dalle sue puellae come un ‘papi’, -un autentico ‘padre della patria’ cui dedicheremo fra qualche anno un’Ara o un Arco di trionfo.

Si racconta che in Emilia-Romagna l’amore popolare verso il Dux – Benito nostro bonanima – giungesse fino al punto di padri e madri che offrivano la figlia al capo perchè la onorasse di un figlio: evento benedetto in famiglia e miracoloso per le conseguenti gratifiche e prebende che ne potevano scaturire.

Un eco di quegli eventi lontani ed estremi si legge nelle cronache di quella famiglia napoletana – quella di una Noemi accusata dalla strega Veronica di vergognosi giochi di seduzione lolitiani e non ci stupiamo, nessun elettore di centrodestra si stupisce e si straccia le vesti per l’abisso di ignominia che ne verrebbe, se confermato.

Che diamine! mica siamo nell’America puritana. Questa è l’Italia, cari voi, patria di conducator e navigatori smagati ed esperti, patria di Borgia e Machiavelli: noblesse obblige.

le parole disarmate non cambiano il mondo

 

Nell’aprile dello scorso anno guardavo di lontano le basse montagne della Sierra Maestra dove avevano trovato rifugio i ‘barbudos’ di Fidel e i suoi compagni di rivolta – compreso il ‘Che’ argentino.

Viste di lontano non davano l’impressione di una selva specialmente protettiva: niente che le truppe di Batista non avrebbero potuto violare e battere sistematicamente con costanti azioni antiguerriglia – così stanando i rivoluzionari e annientandoli.

Forse aveva ragione Barrientos, il presidente boliviano, che nel film ‘Che – part two’ dice a un suo istruttore militare statunitense : ‘Io non avrei avuto il fair play di tenere Fidel Castro carcerato per poi liberarlo.’

E’ tutta in questa frase la differenza tra l’esito trionfale della rivoluzione cubana e il sacrificio eroico e auto distruttivo del ‘Che’ in Bolivia.

Batista e gli americani di allora che adoravano i suoi casinò e le ballerine del Copacabana non credevano che meritasse troppa attenzione quel curioso fenomeno di ribellismo caraibico – che tanta mitologia seppe suscitare nei decenni seguenti e influenza politico-ideologica, ad onta delle miserrime condizioni economiche e sociali dell’isola.

 

Resta incomprensibile – anche a noi sopravissuti a quegli anni di forte ideologismo – la scelta successiva di Ernesto Guevara, detto il ‘Che’ a causa di un suo buffo intercalare: di abbandonare l’agio di un suo ruolo-guida post rivoluzionario nella Cuba ormai stabilizzata (e perfino aggressiva versus il gigantesco nemico americano) e la famiglia numerosa e felice e sbarcare in Bolivia coll’intento di sollevare le schiere dei contadini ‘rivoluzionari’ e dei minatori e inserire anche laggiù un cuneo rivoluzionario – presto esportato nei paesi confinanti governati da militari o presidenti-fantoccio proni agli interessi delle multinazionali americane.

 

Era un progetto che oggi ci si rivela folle, impari alle forze rivoluzionarie che si potevano mettere in campo perchè i contadini non aderirono e non si schierarono e gli scioperi dei minatori furono repressi a fucilate e gli States, ormai edotti sugli esiti delle rivoluzioni latino-americane se trascurate, fornirono armi e istruttori militari e aerei e tecnologie sufficienti alla battaglia finale che vide soccombere l’eroe rivoluzionario e i suoi valenti compagni.

Una epopea che ha sapore amaro rivedere in un film asciutto, sobrio e perfino noioso nella sua scarna elencazione di luoghi della selva dove nascondersi, villaggi dove fare provviste, famiglie contadine da curare (il Che era un medico) e lo scacco costante, gli inseguimenti delle truppe boliviane e le fughe – e mai una battaglia vinta, mai un momento di speranza da assaporare nella difficile e dolorosissima ascesa al suo Calvario rivoluzionario.

 

Ecco, è una sorte di sconvolgente ‘Passione’ e morte di un altro Cristo post moderno il film di Soderbegh – basato sui taccuini dell’eroe: un’epica della rivoluzione come palingenesi possibile, concreta, di quel mondo di campesinos che la sorte aveva condannato a consumare vita e miseria in quei luoghi impervi e solitari e non sembri irriverente il paragone.

Uno dei suoi carcerieri chiede al Che se crede in Dio e lui risponde : ‘Credo nell’Uomo’ – e la maiuscola è d’obbligo perchè quell’Uomo di Ernesto Guevara è l’Uomo che un antico filosofo greco cercava col lanternino e che il Cristo credette di trovare nei suoi Apostoli – ignaro che nei secoli avvenire si sarebbero dispersi e il suo messaggio sarebbe stato mille volte male interpretato e ogni interpretazione sarebbe costata lacrime e morte di nuovi martiri scismatici ed eretici e roghi e Crociate.

Ernesto Guevara era un mistico post moderno e la sua fede rivoluzionaria deve essere rispettata come ogni altra fede palingenetica e che pretende il riscatto dalle miserie del mondo e l’amore per gli uomini e un mondo migliore.

Era un Cristo, un martire del Verbo nuovo che pretendeva di cambiare il mondo con mezzi adeguati ai nemici e alla loro ferocia e immane potenza distruttiva.

Se ha usato le armi è perchè, dai tempi del Cristo dei Vangeli, nessuna parola disarmata ha mai cambiato il mondo.cuba apr 2008 675.JPG

se tutto resta in famiglia

 

Se la moralità della vita pubblica è affidata a una moglie avvilita e offesa dal comportamento del sultano televisivo che impazza colle sue gags sgangherate e le espressioni ridevoli sulle tivù nostrane ed estere allora davvero tutto è perduto, onore compreso.

Compreso l’onore di quel popolo che fin qui si è voluto innocente, tradito dalla politica e dai suoi miserabili riti e false promesse e invece, a leggerlo nei blog e nei forum, è ‘più realista del re’ più berlusconiano di Berlusconi stesso, più cialtrone nel profondo dell’anima del Barabba che ha promosso al governo della repubblica con perfetta coscienza e informazione dei fatti e dei misfatti che lo riguardano e per i quali è stato cento volte imputato e sempre prescritto per lode di costosi avvocati e leggi ad personam.

 

Dobbiamo farcene una ragione se il consenso attorno alla sua persona sfiora l’ottanta per cento perchè viene letto come uomo del fare e del decidere; dobbiamo accettare che i suoi elettori e i supporters non badano alle quisquilie dell’odore dei soldi -come sono stati fatti, chi si è unto per ottenere le frequenze televisive, chi si è corrotto per ottenere le varianti ai piani regolatori ai tempi degli immensi quartieri di Milano-uno-due e tre, chi si è comprato e assoldato per dare vita al partito di plastica e aziendale detto ‘forza italia’, che da vent’anni appesta la vita pubblica colle suo obbedienze al re e alle leggi di difesa personale (difesa contro i reati imputatigli) che ha imposto e ottenuto coram populi tra gli applausi degli impuniti di sempre: gli evasori cronici e recidivi.

 

Tutto è inutile, la guerra è persa : la moralità della vita pubblica non abita più qui, il paese-Italia va per le spicce: ‘chi va al mulino si infarina’, evadere le tasse non è reato, anzi! e chi concorre in magistratura come sua futura carriera e lavoro non ha le rotelle tutte a posto. Quando si sarà attuata la riforma della giustizia voluta dal premier e dai suoi accoliti allora, forse, quello del magistrato diventerà un lavoro come gli altri, una pura e inutile burocrazia e la ‘dura lex sed lex’ sarà stata sganciata finalmente dall’accertamento della verità – stupida pretesa storica della sinistra e degli ingenui -vittime o parenti delle vittime- che ci hanno creduto.

 

Questo è quel mondo e se la signora Lario in Berlusconi puntava a un soprassalto di moralità puntando il dito versus il marito fedifrago e spudoratamente dedito al culto delle puellae televisive avvenenti quant’altre mai ha fatto un buco nell’acqua, coltiva la pia illusione e sinistra che esistano comportamenti migliori e più dignitosi, uomini e donne migliori e muniti di personale dignità nell’affrontare i compiti quotidiani e quelli della politica – che nelle scuole di una volta, nell’ora di educazione civica si volevano ‘alti’, al servizio disinteressato della collettività.

 

Per fortuna a sinistra si è scelto di parlar d’altro, di non mettere il dito nella piaga e tra moglie e marito – per quanto la moglie di Cesare abbia riconoscimento di levatura imperiale e ci informi delle segrete pene di quella Dinasty nostrana.

Mancava solo che avessero nominato Veronica Lario leader dell’opposizione e ci saremmo ritrovati colla perfetta quadratura del cerchio: colle cose della vita pubblica e dell’avvilità moralità nostra che ‘restano in famiglia’ : panni sporchi da sciacquare in villa ad Arcore.

Fermate il mondo, voglio scendere.