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fate partire la tarantella

Se per far salire lo spread bastassero certe dichiarazioni, apriti cielo! saremmo ben più giù della Grecia nell’inferno della crisi globale.
Però fa bene il Monti a mettergli la strizza a uno che più inadeguato non si può se ha nominato diciotto vice e vari assistenti assortiti alla presidenza di Confindustria e dice che la Camusso lo spaventa perchè ha una maggior padronanza della dialettica.
Non ci sono più i bravi presidenti di una volta, signora mia! Quelli che ‘il padrone è padrone perchè conosce diecimila vocaboli più di te’.
E perfino la Marcegaglia gli mangiava gli spaghetti in testa a costui. Uno Squinzio qualunque, capitato su quella sedia per caso che si allea, udite, udite! nientemeno che col diavolo-c.g.i.l. E dice buono lo sciopero contro la ‘macelleria sociale’.
Non ci si capisce più niente della dinamica delle classi sociali; che una volta erano tutte comuniste, poi molti si dissero ‘leghisti’ e oggi chissachè -e finirà che ci diremo evasori e berlusconiani anche noi, di questo passo, giusto per affondare il paiolo nell’immondo minestrone della confusione sociale che impera e accada quel che vuole il diavolo ne ‘Il maestro e Margherita’.
E al diavolo lo spread alle stelle, chissenefrega! Fate partire la tarantella che quaggiù abbiamo voglia di ballare!

il perimetro dei corpi

bta00557.jpgMi è capitato di rileggere ‘Seta’, di Baricco, storia d’amore e di sguardi e di gesti e silenzio e di compararla alle ‘storie d’amore’ che durano il tempo di una tanda – di cui si favoleggia nell’ambiente del tango argentino che frequento.

 

La rarefazione è la nota dominante del romanzo e nel tango è, invece, un ‘troppo pieno’: l’ingombro di corpi che si offrono all’abbraccio senza mediazioni e giri e finte e affondi non avvengono dentro uno spazio ampio come nella scherma (dove si dà una possibilità di arretrare e sottrarsi), ma nello stretto perimetro di due corpi che vivono la condanna di un coniugio senza preliminare conoscenza: corpi che si ascoltano e ‘si sentono’ e provano l’unione nell’andare e muoversi insieme ed è raro che ci si guardi negli occhi perchè le signore hanno gli occhi chiusi in un loro sogno di apparente incanto.

 

La mia sorpresa, al mio inizio, era che alle signore di ogni età e censo quell’incanto si manifestava con tutti: uomini eleganti e affascinanti e bravi nei volteggi e autentici zotici saltellanti come Pippo-cammina-dritto e sudati e volgari come le canottiere che indossano nelle sale e i passi sgraziati e i visi rozzi e l’eloquio da latte alle ginocchia, da braccia che cadono all’ingiù e non hai più la forza di risollevarle finchè dura il loro dire nulla e dirlo male.

 

Una ‘democrazia’, quella del tango, applicata al gioco degli incontri e degli inviti che mi attraeva e respingeva insieme. E’ un fatto di identità, di ri-conoscenza, di autostima e un mettersi in gioco e competere, ma perchè così spesso al ribasso, perchè con quella bassa ciurma da angiporto?

 

Decisi di superare quell’impasse accettando il mistero racchiuso nel corpo femminile e in quel punto del suo cerebro che racchiude i comandi di un preistorico ‘accogliere’: come le Grandi Madri arcaiche del mito delle origini o le donne rapite e violate dai membri delle tribù avversarie che mettevano al mondo i figli di coloro che gli avevano ucciso il primo marito e i suoi figli e i loro familiari.

 

Forse è in quei lontani accadimenti mai definitivamente ‘resettati’ dal cervello femminile che si annida il mistero del tango (e di ogni offerta di sè che avviene senza preliminari mediazioni) e allora non sorprende che, durante una tanda, si ascolti una tale -con cui hai ballato una sola volta e neanche te lo ricordavi- dire che la mano sinistra tua unita alla sua destra è quella della creazione del Canova, la mano che scolpisce e dà forma, ma l’altra, quella che cinge e ‘sente’ la carne nuda delle schiene femminili e dei bei fianchi offerti all’abbraccio è la mano rapinosa del possesso atavico, del prendere e stringere e fare proprio il corpo che gira con te, che vibra nella musica e dà vita a tutto l’ambaradan di emozioni burrascose che nascono dall’abbracciare delle perfette sconosciute e sentirle come possibili prede (preistoriche, ben s’intende).