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canzoni

Noia, noia, noia. E’ il refrain di una canzone parecchio vintage, ma bene dice il presente della politica e della vita associata di noi cittadini di questa repubblica ‘tecnica’ e ‘professorale’.

 

E la politica è in fase di avanzato pre-pensionamento con lauti premi di buonuscite e cifre da capogiro a carico dello stato – e non sarebbe male, invece, se li iscrivessimo tutti, tutti! nella presente categoria degli ‘esodati’ per i quali non si trova in bilancio un capitolo di spesa dove iscriverne il costo – e il loro numero aumenta di giorno in giorno: miracolo della Fornero, la madonna addolorata al governo.

 

E siamo tutti più poveri, in buona sostanza, e annoiati e avviliti – con le storiche geremiadi che non fanno più breccia in cronaca de ‘lo stato ci ruba le pensioni’ o ‘ci affama’ e ‘non c’è più lavoro’ e ‘non c’è più decoro / Dio o chi per lui ha pensato di dividerci, di farci del male, di farci affogare..’

 

E’ una nota canzone di Lucio Dalla, anch’essa parecchio vintage, e che ci conforta perché conferma che niente è veramente nuovo sotto il sole. Neanche la povertà e la perdita del lavoro e del decoro sotto il governo dei tecnici. Si stava meglio quando si stava peggio?

agosto, amico mio…

Mellencamp, amico mio, ti chiedo scusa e venia per queste mie debolezze senili e vergognose cadute nell’obbrobrio del pop più becero e facile e ‘ballabile’.

So di essere imperdonabile, ma ti so specialmente magnanimo di ritorno dalle ferie e agosto, lo sai, è mese di rovinose cadute del gusto (e dell’udito e dell’intelletto) e di solitudini immense che un video pop, improvvisamente, riesce miracolosamente a sedare, placare, blandire – e pazienza se ti senti un po’ coglione a girare e ballare da solo nella mezz’ombra della casa tornata calda attorno e sopra questi ritmi ‘madonnari’ e un po ‘maicolgeksoniani’ (provandomi invano a imitare il suo celeberrimo ‘passo della luna’).

E’ una musica volgare, lo so, artefatta, – accattivante e buona per il popolo delle spiagge e delle balere e delle televisioni commerciali e delle veline e di quelli che nell’urna ancora si apprestano a votare, non pentiti bensì rabbiosamente beoti, il Barabba maledetto in affanno populistico e mediatico.

Però è successo e non posso negarlo e perfino il video colle sue immagini (era la prima volta che osservavo un video musicale con speciale attenzione) mi hanno catturato e inebriato – con tutti quei culetti bianchi e androgini che caratterizzano la postmoderma bellezza muliebre e quei simbolismi affrettati e improbabili (bare bianche da 2001 odissea nello spazio) affastellati in un messaggio che non vuol dire nulla però lo dice bene e ti dà la carica.

Agosto non è mese da sestetti d’archi, ne converrai, e neanche gli amatissimi Brandenburghesi funzionano più nei meriggi assolati, né la ‘musica sull’acqua’ di Haendel, che pure dovrebbe data la calura e l’afa.

Ecco allora che si apre lo spazio per una Lady Gaga qualsiasi, una parvenue con i suoi cattivi romanzi (Bad Romance) e quella sua voce incredibilmente ‘negra’ che raspa la gola e ha risonanze inebrianti e un po’ ‘trans’ ed ecco che anche tu, giunto alle soglie della senilità trista e avvilita, ti ritrovi scoperto – un po’ Marrazzo, un po’ Lussuria – con tutto ‘sto bendidio esibito sui video televisivi e internettiani e neanche un piatto di erotica minestra nel letto da sorseggiare in ricordo di certi culetti a forma di mandolino che abbiamo accarezzato e ci illuminano i ricordi giovanili.

Vabbè, i neuroni degradano, si sa, e le sinapsi vengono meno, e ci ritroviamo come Fracchia con la lingua di fuori a bearci gli occhi e solo gli occhi di questi paesaggi nuovi che ci sono negati – come notava tristemente Groucho Marx e si riferiva ai paginoni di Playboy.

Beh, goditi il video-omaggio che ti linko e sappimi dire se anche tu qualche brividino nascosto l’hai provato per questa trasgressività sessuale videomusicale che ci affligge dappresso e ci vede impreparati all’assalto e trova varchi d’agosto che non abbiamo saputo puntellare come si deve – ma solo con una quantità di ghiaccio rinnovato nel bidè riempito d’acqua.

www.youtube.com/watch?v=qrO4YZeyl0I

i piedi d’argilla della statua

 

Forse non mette più conto di parlarne, ma la memoria torna a quei dibattiti infuocati e rabbiosi che vedevano i maledetti destri all’arrembaggio contro ‘la peggior sinistra’ e i suoi esponenti di basso profilo massacrati uno via l’altro – e veniva il dubbio che ci avessero avuto a che fare in qualche modo, ci fossero appartenuti e poi delusi per criticarla così dal di dentro e così ferocemente.

 

E invece era a causa di Visco-il Vampiro e il suo compare Padoa Schioppa che gli ‘mettevano le mani in tasca’ per via della lotta all’evasione.

 

Guardavano il fuscello di una ‘sinistra inesistente’ e confusa e inconcludente, incapace di grandi giri di orizzonte e pontificavano di valanghe di suoi elettori che erano andati a destra – come se fosse un transito naturale passare da sinistra a destra; come se non ci fossero in gioco valori assolutamente opposti e, semmai, il passaggio della lunga e reiterata delusione porta sulle sponde dell’astensione o della scheda bianca, mai e poi mai dentro la risacca schiumosa del berlusconismo più vieto e orribile e vedersi e udirsi: populista, cricca di malfattori, leggi ad personam per il capo degli inquisiti di ogni risma – e via elencando della immensa trave che sporge fuori dai loro destri occhi, e ogni volta che si girano di 45 gradi ne travolgono a decine.

 

Tronfi e arroganti, questi miserabili evasori da tre palle un soldo ci osteggiavano ad ogni critica legittima e motivata affermando, consoni al loro squallido campione di denari : ‘non si ribalta la volontà della maggioranza degli elettori!’ E in ballo, invece, c’era una, e dieci inchieste che mostravano il malaffare e la corruzione fatta governo – peggio delle disseccate fogne di Tangentopoli.

 

E, a voler ben rifare i conti e mettendoci dentro il trenta e più per cento degli astenuti e schifati si constatava facilmente che vera maggioranza di popolo non sono se non per quei vuoti conteggi di chi nell’urna c’è andato a sfogare i più bassi istinti del portafoglio e ha votato il peggior Barabba notorio della storia patria, rivendicando come un ‘diritto’ quello di eleggere un tale figuro tristo e becero e ridicolo alle più alte cariche dello stato – e di ‘democratico’ e ‘civile’ quei dessi non hanno proprio nulla perché le ‘regole fondative’ e le ‘istituzioni di garanzia’ e i ‘pesi e contrappesi’ che danno nervi e cartilagini e ossa a un democrazia degna di questo nome gli fanno venire l’orticaria.

 

Che dicono oggi quei cialtroni infami dell’odierno, fragoroso, sfregolarsi dei piedi d’argilla della loro statua barabbiana mille volte osannata e del prossimo vedere i sorci verdi della coalizione malavitosa Forza Italia-Lega: tutta tesa a garantire il ‘processo breve’ per il premier e i suoi mille indagati di lotta e di governo in cambio di un piatto di lenticchie ‘federalista’?

 

In quale puteolente meandro della loro mente asfittica correranno a rispolverare una dignità personale largamente spesa nelle suggestioni populistiche e dittatoriali delle leggi-bavaglio e la difesa a oltranza di un pluri inquisito da prima repubblica che si è comprato la loro scarsa coscienza di cattivi cittadini per sfuggire ai suoi giudici e ai processi?

 

 

 

 

dovrei dirvi perchè….

…. tra due personaggi romanzeschi, – l’uno immerso nel disordine della sua vita, donna violenta, catalizzatrice di tutto l’orribile del ‘farsi del male’ che appartiene alla realtà oscena di questi nostri anni, l’altro rigoroso, rivoluzionario, dedito alla resurrezione dei dannati della terra – io scelgo di schierarmi con il secondo.

Dovrei dirvelo, ma non so il perché, in verità, ma solo sottolineare quel verso di Montale che ha dipinto come nessun altro le incertezze e le mancate identità della mia generazione : ‘…ciò che non siamo, ciò che non vogliamo’.

Dovrei dirvi che vi so spiegare per filo e per segno i perché nella storia sono emersi e hanno avuto un ruolo di primo piano, nel caos degli eventi che vorticavano intorno a loro, i Danton, i Marat, i Robespierre e perché hanno polarizzato tanto odio e opposizioni da uscirne sconfitti e uccisi e la cattiva società che volevano riformare, invece, vincitrice, ancora una volta! e tutto il male sociale, l’homo homini lupus, eccolo di bel nuovo rimestato nel calderone orribile dell’evoluzione umana – se mai può usarsi un tale termine per definire l’attorcolarsi del ‘legno storto dell’umanità’ intorno alle sue sconfitte e al suo inguaribile dolore di vivere.

Non so dirvi perché provo vero e proprio odio per l’ingiustizia e la sopraffazione e lo schifoso verminare di furbi e arraffoni e privilegiati e dinastici e satrapi e dittatori e omicidi e pedofili e vorrei passare anch’io la mia ‘Una settimana da Dio’ (vedi l’omonimo film) – cacciando con gesto elegante, imperioso e definitivo ab eterno, dentro ai vari gironi del mio fantasiosissimo Inferno tutti i grandissimi figli di buona donna che la fanno da padroni sulla scena del mondo e schiacciano il loro tallone di ricchi felloni e di furbi ‘parvenus’ sulla testa degli illusi elettori e degli ingenui e i rassegnati di ogni risma.

Forse tutto quanto suesposto ha a che fare con questa semplice frase che ho trovato nel libro di Kureishi ‘Ho qualcosa da dirti’ – una intuizione semplice e profonda e sconsolata :

‘…la gran parte della gente si comporta fin troppo bene (è obbediente, rispettosa delle leggi e delle convenzioni sociali n.d.r.) e vanno nella tomba chiedendosi se non avrebbero dovuto causare più dolore agli altri, sapendo che avrebbero dovuto farlo.’

il silenzio colpevole

 

Sulla musica di Habanera dei Cafe del Mar mi appresto a comunicarvi, udite, udite, che la legge bavaglio avrà vita travagliata e si troverà a dover saltare a piè pari gli ostacoli della valutazione di legittimità costituzionale del Capo dello Stato e, in seguida, della stessa Corte costituzionale – per gli interventi che verranno richiesti dai giudici e dagli altri cittadini consapevoli del rischio di deragliamento democratico.

Tutto bene, quindi, tutto risolto? No, certo che no.

 

Perché è il silenzio colpevole delle assemblee di artigiani e commercianti e Confindustria che va additato al pubblico ludibrio: luoghi dove il satrapo malefico ha levato le sua voce orribile di tardo epigono mussoliniano per dire la sua ennesima bugia : che la legge interessa una larga parte di cittadini e gli intercettati sarebbero milioni.

E non una voce fuori dal coro che si sia levata per dargli pubblicamente del bugiardo e invitarlo a smetterla con quei comizi stupidi – che sarebbero ridicoli se non si fosse innestata la baionetta del conflitto tra poteri dello stato per difendere gli interessi malati della sua cricca di imprenditori amici degli amici di cui all’inchiesta di Perugia e dintorni.

 

E’ questo silenzio assordante e colpevole di cui si deve parlare e della enormità della bugia berlusconiana che fa carte false pur di attenuare l’evidenza del malaffare a cui si è voluto affidare il governo della repubblica da parte un popolo di infami elettori ( fama di lor il mondo esser non lassa, / misericordia e giustizia li sdegna / non ti curar di lor, ma guarda e passa) – e non meno colpevole e vigliacco è l’atteggiamento di chi, per il piatto di lenticchie di un federalismo che nasce asfittico, afferma ‘che bisogna pur concedere qualcosa a Berlusconi’.

 

Vil razza dannata, è questa la vostra concezione di una decente vita democratica: uno scambio malaffaristico che getta a mare la libertà di espressione e di stampa e mette le pastoie ai giudici e ai poliziotti che saranno incaricati di indagini sui vostri affari sporchi?

Che l’inferno vi inghiotta, se ce ne è uno!!

ma che delusione, Silvio nostro….

….noi che ti credevamo immune da tutto quanto di malvagio viene dalla magistratura comunista e ci aspettavamo uno,dieci,cento lodi estesi a tutti i tuoi fidi in politica e nelle costruzioni e gli appalti. E invece ci hai scaricati, ci hai consegnato mani e piedi legati ai maledetti p.m. delle procure comuniste (comunisti tutti! che siate mille volte maledetti, progenie di Stalin!!) e ora ci tocca subire processi mediatici perfino dai nostri giornali, i giornali di famiglia!!
E tu, allora, tu che hai fatto fuoco e fiamme per sottrarti ai tuoi giudici, tu che hai perseguito con un lucido disegno di presa del potere per la via democratica lo scopo di farti prescrivere la quasi totalità dei processi in atto e i futuri, tu, malnato! dovresti per primo fare ammenda dei tuoi peccati e chiedere la revisione di ogni processo che ti riguardi, per essere tu, primus inter pares, corrotto tra i corrotti (o innocente tra gli innocenti e disonesto tra gli onesti).
E ti tocca perfino la figura barbina di leggere in un forum qui nei pressi la difesa ad oltranza di Bertolaso (perchè viene bene in tivù?), il più fido tra i fidi che da te ha mediato perfino l’abitudine alle ‘ripassate di Francesca’. Va bene che i tuoi adoranti seguaci sono ‘più realisti del re’, ma così ti sei giocato la reputazione, che diamine, cribbio, perdirindina, ecchecaxxo!! Affandango il mondo! Ma che vi succede a tutti: non siete più garantisti? E non ditemi che vi abbiamo deluso!! Noi siamo quelli del governo del fare, del ‘chi va al mulino si infarina’ siamo come voi, uguali a voi, evasori in tutto e per tutto e furbetti del quartierino in egual modo e uguale sentire.
Perchè ci scaricate così vigliaccamente? Non sarà mica che i topi scappano perchè la nave sta affondando, neh?

lunghe voghe

 

Ci deve essere una regia occulta dietro a una manifestazione di tanta grandezza numerica. Lo si intuisce dalla foggia delle barche che vi partecipano: alle quali deve essere stato indicato un luogo dove alare l’attrezzo e tirarlo su al momento della partenza.

Però ci sono barche di minori dimensioni che potrebbero bellamente fregarsene di una burocrazia e di un tentativo di controllo sui numeri – ogni anno sempre più grandi perchè il giocattolo-Venezia diverte e la laguna e i canali sono un divertimento assicurato e un modo turistico per ‘farlo strano’ e poi raccontarlo a un universo di amici reali e virtuali.

 

Beh, l’atmosfera non è così male, se si esclude l’aspetto anarchico e caotico: un ‘fuori controllo’ che è il dato caratteristico di questa città di invasioni irresistibili e maree umane sempre più alte che nessun Mose riuscirà a fermare per candida e avvilita dichiarazione degli amministratori cittadini. Ci mandano a dire di ‘avere pazienza’ e ‘tollerare’, ma intanto c’è chi ci campa alla grandissima su questo snaturamento ormai irreversibile di una città di turisti e il boom dei B&B e annessa evasione contributiva a tre/quattro cifre (milioni di euro) dichiara l’impotenza di questa e ogni altra futura amministrazione cittadina di qualsivoglia segno politico a controllare alcunchè, indirizzare alcunchè, imprimere svolte e ‘contenere’ e assicurare il ‘decoro’.

 

Questa del ‘decoro’ è la perla del ridicolo che si fa verbo politico severo, ma rimane lettera morta e beffa quotidiana.

Sali su un vaporetto qualsiasi e il tormentone è l’annuncio che ‘devi tenere pulita la città’, ‘è ‘un dovere di tutti’ – come se i pistolotti e le raccomandazioni e i manifesti sui muri avessero un senso quando i numeri della presenze giornaliere sono a quattro cifre e non c’è politico e assessore di nessun partito che non si faccia bello per aver incrementato stupidamente quel numero con qualche manifestzione pubblica aggiuntiva.

Dopo la ‘vogalonga’ potremmo lanciare l’idea del ‘monotrampolo a molla’ : con saltimbanchi da tutto il mondo conosciuto che vengono a Venezia fra lazzi e frizzi e richiami e ‘allegria! allegria!’ alla Mike Buongiorno e ‘sempre di più! sempre più in altooo!!.

Una volta si gridava, sulla soglia dei circhi da strapaese:

‘Venghino,venghino, siori e siore: più gente entra, più bestie si vedono!’. Benvenuti a Venezia.

 

La reazione ‘caotica’ a tanto baillamme e allegro casino è che noi veneziani ce ne andiamo, ce ne andremo tutti, chi prima chi poi, e la quinta teatrale di questo triste teatro dell’antico sarà vuota di anima popolare e buona solo per i guitti occasionali che vengono per mascherarsi a Carnevale o a vogare un solo giorno in diecimila e forse più.

 

Che mondo! Forse una tangenziale che avesse toccato le varie isole e le fondamenta cittadine avrebbe offerto migliori occasioni di sviluppo a questa città di vaganti greggi turistiche beote, chissà.

Forse avevano ragione i futuristi a pretendere che si uccidesse il chiaro di luna e tutto il marcio romanticume che ha fatto la condanna di questa città avvilita e accartocciata in se stessa – come i rifiuti che si lasciano dovunque in barba all’assessore al turismo e al ‘decoro’ e ai suoi stupidi annunci e severe ramanzine preventive sui vaporetti stracolmi.

illusioni ricreate

Vi sono colonne sonore delle nostre vite che hanno il potere di rappresentarci ciò che è stato e abbiamo definitivamente perduto. Una vecchia cassetta audio che credevamo perduta torna a farci ‘sentire’ chi eravamo e come e il mondo che la musica e i testi delle canzoni ricreano è quello in cui tutto era possibile e io ero confuso e sperduto in quel possibile e amavo, amavo intensamente la persona che filtrava tutto quel possibile.

Di riflesso, tutto ciò che vedevo attraverso i suoi occhi, ascoltavo, metabolizzavo, lo fondevo in una mia fucina interiore e ne traevo illusioni di possibilità di un futuro mio diverso e migliore.

L’amore brucia e trasforma: è una banalità conosciuta da tutti e ripetuta in mille e mille canzoni all over the world, ma solo quando gli occhi si fanno vitrei e il corpo si fa di sale per i sedimenti di ciò che viene dopo l’amore il barlume interno di coscienza (che ancora agisce e vagola tra i ricordi) ti rappresenta quanto profondi possono essere gli abissi delle illusioni che abbiamo scrutato e quanto straziante è il rievocarli.

 

http://www.youtube.com/watch?v=l7_bpeiIJ2A

barcollando passo dopo passo

 

C’è un momento, quando si è acceso il computer e il monitor è nero e uno strano barlume di azzurra, circolare coscienza viaggia nei suoi complicati microchip neuronali, che ti coglie l’angoscia che non sarà luce, non si illuminerà il monitor per dirti dei suoi/nostri ricordi che fanno la sua/nostra identità (le sue ‘impostazioni’).

 

Così è al mattino quando i sogni confusi al risveglio non intendono lasciare posto al lume dello sguardo e alla luce nuova dell’alba che ti distende il mondo ancora uguale di là delle finestre e tu vaneggi insieme a quei filamenti onirici che ti hanno scosso la coscienza durante il sonno tormentato e la tua coscienza è una più bianca ombra del pallido (a whiter shade of pale) e le ‘impostazioni’ tardano a venire a galla e tutto può darsi di questo giorno nuovo: anche che il barlume azzurrino circolare non trovi il suo bandolo dentro l’aggrovigliata matassa e la luce dello schermo non si illumini e tu vagoli a lungo, troppo a lungo, in quel buio, in quei tuoi meandri, a tentoni, barcollando passo dopo passo…

 http://www.youtube.com/watch?v=Mb3iPP-tHdA

i veterani e la storia

 

E’ vero che siamo dei veterani e che i veterani hanno difficoltà a elaborare il futuro. Lo dice con fresca prosopopea di parvenu la ‘ministra’ Meloni – una delle giovinette rampanti di questo governo e di questa ‘classe politica’ – e lo dice su un foglio tra i più luminosi del panorama politico odierno: il Giornale, il quotidiano della famiglia Berlusconi.

Il fatto è , cara ministra, che gli eventi del passato segnano e condizionano le menti, le ‘formano’, diciamo, e le attrezzano per affrontare i problemi e le malattie dell’esistere e del male che ci circonda.

Sono degli anticorpi, in un certo senso, ed è per questo che reagiscono male se a gestire e ‘celebrare’ la Resistenza al nazifascismo sono dei postfascisti al potere e il loro sdoganatore: sua magnificenza il Re di Denari – che non è andato troppo per il sottile quando ha ‘deciso’ di raccattare tutto il raccattabile a destra pur di vincere le elezioni e ha messo insieme reduci di Salò ed evasori secessionisti, ben sapendo che il collante del potere e del denaro facile sarebbe stato più forte delle idealità del contendere politico.

Perciò non ce ne voglia se della sua carriera politica non ce ne può fregare di meno, nè delle posizioni della sua associata che si sente di difendere in quanto donna, la bella ministra Carfagna, perchè noi veterani osserviamo e consideriamo con attenzione ciò che è politica, le posizioni politiche; delle altre: di quelle ‘posizioni’ legate ad altre più rapide e storiche vie per fare carriera preferiamo sorvolare e rimandare ad altri libri, altre biografie, altre belligeranze che faranno sorridere i posteri – dopo aver fatto sbellicare i presenti e vivi.

La Resistenza, come avrà ben imparato a scuola, fu guerra e rivolta di popolo che ha disseminato di morti impiccati la penisola e ha insegnato a molti – non a tutti – che chi semina venti di nazionalismo fascista e imperiale raccoglie tempeste di furore e odio, inevitabilmente.

E chi ha giochicchiato coi gagliardetti e coi teschi e coi ritratti del Dux nelle sezioni del Movimento Sociale per lunghi anni e decenni prima di darsi una frettolosa lavata al muso in quel di Fiuggi non può oggi pretendere il rispetto di chi ancora ricorda, ancora ha memoria dei fatti della Storia e ha gli anticorpi ancora formicolanti nel sangue e dice politica degna di rispetto quella che, in primis, si inchina a quei morti impiccati e tace ed espia le colpe dei padri in camicia nera ‘senza ‘se’ e senza ‘ma’.

Dopo, solo dopo aver metabolizzato quell’espiazione necessaria (ed è processo lungo e sospettoso, lei lo capisce) potremo parlare di nuove generazioni e di una Resistenza che appartiene a tutti.

Mi stia bene.