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Teologie di nessuna grandezza

Teologie di nessuna grandezza

….che poi, a ben vedere, l’effetto collaterale più rilevante di tutto questo ‘radicalizzarsi sul web’ di suonati e depressi e varia genia di rimbecilliti di seconda o terza generazione di immigrati che sparano, sgozzano o conducono i camion della morte contro persone inermi e donne e bambini maciullati sull’asfalto è che qualcuno o molti finirà per chiedersi come sia possibile che esista un Dio buono e amorevole e misericordioso e un altro Dio per i suddetti imbecilli che lo vogliono ‘u akbar’ e bramoso del sangue di vittime incolpevoli e le prime che incontri sulle piazze e lungo le ‘promenades’.

Una contraddizione insanabile e ‘in seno al popolo’ – come si diceva un tempo; in seno ai molti popoli e alle sette religiose che compongono il Medioevo islamico e le sue guerre intestine.
E insanabile per davvero dal momento che, per definizione e dogma di fede, Dio è unico ed è apostasia o imbecillità palese dargli due facce contrapposte, come capita, invece, agli induisti di mostrarci le statue di Shiva il Creatore e Shiva il Distruttore.
Questioni teologiche di gran rilevanza che abitano solo le lambiccate e contorte e fantasiose menti degli uomini e donne ‘di fede’ perché, di là della iono e stratosfera’ – ce lo mandava a dire Gagarin nel corso delle sue prime navigazioni orbitali – c’è solo il gran silenzio del vasto cosmo e il paesaggio di stelle a milioni che, interrogate, ripropongono solo sé stesse e il big bang e le onde gravitazionali e nessun preteso Dio Creatore più o meno barbuto.

Così, a forza di interrogarci su questa infausta teologia del Dio Grande e buono (o feroce, secondo i capi dell’Isis) e sulle teogonie che l’hanno preceduta e tuttora durano sotto le altre latitudini che stanno al di là del Libro-veritas – ‘verità’ pretese per le quali ci siamo uccisi in passato e oggi ci uccidono (i ‘radicalizzati sul web’) – speriamo che ‘ce la caviamo/eremo’ di torno, prima o poi, questa iattura e idiozia dei precetti coranici interpretati secondo verbo di ‘islam radicale’ o di ‘islam moderato’.

E non trascurerei di esortare i nostri ospiti islamici a considerare l’ipotesi di una ‘islamexit’ di massa dai luoghi europei un tempo pacifici che la loro massiccia presenza (le ‘banlieues di Parigi, il quartiere di Moellenbeck in Belgio, per dire solo i maggiori – e la stessa Nizza che, appena dietro la promenade des Anglais, si mostra con i tratti di una città araba) ha trasformato in inappropriati campi di battaglia per le loro mene medievali – e, appena sbarcati sulle nostre coste, poverini, si mostravano davanti ai giornalisti e alle pietose televisioni bisognosi di un lavoro, di un rifugio e di ‘un altro inizio’. Pensateci.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Cangurini azzoppati

Per chi si fosse messo in questo momento in ascolto e mastica poco di politica e si ritiene un ‘puro’: che prima viene l’interesse dei cittadini e poi il gioco a poker parlamentare tra maggioranza e opposizione, giova ricordare che la purezza non è mai stata di casa nelle case della politica e l’interesse dei cittadini è, da sempre, il due di briscola di ogni partita che si gioca nel parlamento dei nostri quotidiani affanni e cocenti disillusioni.

E, stamattina, perfino il lettore dei quotidiani di ‘Prima pagina’, Marco Bracconi, persona abitualmente lucida seppure manifestamente ‘schierato’ col premier e il suo esercito sgangherato di ‘piddini’ in cerca di autore e pace nelle coscienze, stamattina ha perso la testa nel commentare la mossa di poker dei Cinque Stelle che hanno deciso di non votare ‘il canguro’. E sputava veleno dalle ghiandole sebacee e corrosiva acidità di stomaco verso i ‘grillini’ e tutto il fronte delle opposizioni, calcando la voce e i commenti non petiti contro la corruzione di un pugno di ladroni lombardi ex leghisti (subito sospesi dal partito e giustamente vituperati dal governatore in carica incazzatissimo).

E a queste anime belle di renziani e piddini disperati perchè gli si è rotto il giocattolo di una legge-bandiera e non possono più usare disinvoltamente dei due forni (destre voltagabbana e Cinque Stelle) per i loro interessi di bottega e sono costretti ad accettare che la politica in parlamento non è un pranzo di gala né un gioco delle parti, diciamo che se hanno i voti per continuare continuino, se non li hanno saltino sulle mine dei voti contrari insieme al loro stra maledettissimo canguro. A la guerre comme a la guerre.

E, se andranno a casa, stapperemo lo champagne perché non se ne può più dell’arroganza degli arrembanti renziani-sappiamo-tutto-noi e del loro leader imbonitore e vuoto di qualità qualchessia – la cui carriera cominciò con una pugnalata da Bruto e congiurati convenuti e la sua frase assassina: ‘Enrico stai sereno’ rivolta al morente. E speriamo che chi di pugnale ferì di pugnale perisca e ceda il passo a gente migliore, se ce n’è. Muoia Renzone e tutti i pidistei.

Pollice verso e via alle votazioni.

L’Odissea rivisitata

 

E scomodare l’Odissea e la culla della democrazia è davvero ‘fuori luogo’ nella crisi greca. E pare più cogente scomodare, invece, il linguista – che ci ricorda che la parola ‘caos’ è di origine greca. Ma cosa non è greco, a ben vedere: dal ‘fuoco greco’ passando per ‘una faccia, una razza’ e finire allo youghurt – compratene tanto e fate un sacco di semifreddi, se volete ‘aiutare la Grecia’.

E lasciate perdere il ‘crowfounding’ di quel poveretto inglese che pensa che un buchetto sulla sabbia di un miliardino in più o in meno possa contenere tutto il mare del ‘debito greco’ che Tsipras ci vuole accollare colla sua baldanzosa partita a poker e le trattative sempre al rialzo.
Mettete in ordine i conti e promettete di pagare e mosca – tanto lo sappiamo che il debito sarà ristrutturato al 2050 e andrà alle ‘calende greche’ o sarà ‘scritto sul ghiaccio’ del futuro remoto e ‘chi ha dato, ha dato….’ con quel che segue.

Ma, forse, Junker e la Merkel l’avranno vinta, e hanno pronunciato il fatidico ‘vedo’ in finale di partita che è stata una mazzata sulla testa dei due scatolettari greci – se sono veri i sondaggi che affondano i ‘no’ e con essi il duo di giocatori Varoufakis-Tsipras. E sarà tutto da ridere, il giorno dopo la pubblicazione dei risultati, e la mitica sinistra greca parolaia e temeraria sarà nuovamente allo sbando con nuove elezioni e Odisseo e i suoi saranno ricacciati in mare aperto da Nettuno appesi a una zattera. E, forse, raccolti pietosamente dalle navi della nostra marina coalizzate nell’operazione ‘Triton’ e riportati in Europa.

E nessuna Pallade assiste Odisseo nel suo lanciare a vuoto le sue ultime frecce contro i Proci muniti di possenti corazze.
Un altro finale di Odissea sarà scritto lunedì. Chi vivrà vedrà.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Dialetti, confini, superfetazioni

Non so chi sia il ‘creativo’ a cui è stata commissionata la ‘pubblicità progresso’ che afferma l’importanza di votare alle europee, ma se lo conoscessi gli chiederei perché mai ha scelto il dialetto veneto di quella madre che ricorda al figlio che ‘xe importante le elessioni europee, perché ti pol votar ‘e petissioni’ – e presentare la propria candidatura, ca va sans dire. Come se si trattasse della ricerca di un impiego e di una facile opportunità da cogliere ‘in Europa’, – la nostra super madre che ci obbliga a ‘fare i compiti in casa’ ed essere più ordinati nei conti e negli sforamenti deficit/pil e più efficienti nella spending review.

 

E invece, per candidarti, devi fare la gavetta in un partito indigeno rampante e aggressivo e che abbia una buona possibilità di ‘superare il quorum’ europeo – e devi competere con giovanotti e signorine aggressivi/e e preparati/e che aspettano da anni il loro turno e il loro momento di gloria, – se ne faccia una ragione quella madre e il suo figlio veneto che la pubblicità progresso presenta come due contadini un filo beoti e finalmente risvegliati da un sonno di secolari sudditanze e sogni malati di secessioni e ‘indipendenze’ lombardo-venete.

 

Il dialetto veneto si porta dietro, da sempre, la maledizione delle sue sonorità strascicate e mollicce che ne hanno fatto un logo della bonomia beota del gondoliere che esclama: ‘I me gà sugà el canal!’ o quell’altro slogan da latte alle ginocchia: ‘Mi ‘a so veneto e ti?’ – che, appena pronunciato da un venetista-indipendentista verace, ti viene la voglia di rinnegare i tuoi natali e le forzate appartenenze storiche tre volte al dì prima che il gallo canti.

 

Non che il genovese sia meno ridevole e bonariamente beota, per carità, o il torinese, nell’uso che ne fanno i suoi comici, ma vi ravviso echi e rimbalzi di ironia e staffilate satiriche che al veneto mancano – fatti salvi certuni cantautori recenti che hanno firmato canzoni di vigorosa protesta politica e civile, mi dicono e ne prendo atto. Però la predilezione basica del ‘Marieta monta in gondoea’ è sempre in agguato e torna nel reggae accattivante di quel gruppo che lamenta: ‘(…) ti ta morti Tatiana, ti ta tatua ea teta.’ Una sorta di vigorosa ‘sinfonia in ‘t’, avrebbe chiosato il mio professore di esegesi poetica delle medie.

 

Io, però, appartengo alla scuola e corrente di pensiero di quei valorosi che vollero fosse ‘fatta l’Italia’ e, una volta fatta, lamentavano che fosse più difficile ‘fare gli italiani’ dipoi. La maledizione delle piccole patrie e del dialetto che si succhia col latte materno che nessuna proclamazione nazionalistica e nessuna Grande guerra e i confini sulle Alpi strappati agli Imperi riesce ad estirpare, figurarsi le recenti e indigeste superfetazioni europee.

 

TUTTI ITALIANI
R. Fucini
 Tutti fratelli? S’è strillato tanto,
Ma fin qui non s’è fatto che parole.
–Lei di dov’è?– Lombardo, e me ne vanto.
–E lei?– Son fiorentino, se Dio vuole.
 
Tutti citrulli, siamo, e questo è quanto.
Se ci ripenso, quant’è vero il sole,
Dalla vergogna mi si muove il pianto:
Non credo più nemmeno nelle scuole.
 
Però, a mio figlio, gliel’ho già insegnato:
–Tieni a mente, — gli ho detto –sei pisano
perchè a Pisa t’abbiam battezzato.
 
Ma a Pisa non pensar: tu sei toscano.
Quel “me ne vanto”, poi, dillo, e non fiato,
Ma prima devi dir: “Sono italiano!”

Gioia e noia

E’ in giornate uggiose come queste che si apprezza il ritorno alla ‘normalità’ democratica insieme al ‘dolce far niente’ di un sabato mattina. Che niente non è perché il semplice vivere e abitare in una casa comporta sempre riordini, riassetti e armadi da sistemare e pulizie settimanali e un’idea di cucina e cibo per la giornata e libri da leggere e relazioni da coltivare.

Però non c’è più il magone e le segrete angosce per l’impazzare sui media e nel web di lex luthor-elefante nella fragile vetrina istituzionale e le sue terribili minacce e predizioni di ‘rivoluzioni’ se l’arresteranno – e vien da ridere a pensare ai legionari e agli scherani ridicoli reclutati e pompati in cronaca quali ‘l’esercito di silvio’, il frodatore-puttaniere a cui ‘mal gliene incolse’ e ‘tanto andò il gattone al lardo che alla fine ci ha lasciato lo zampone’ da senatore. Non se ne parla più, finalmente, di quel personaggio malvagio da fumetto, se non per le sue opinioni e schermaglie sul ‘porcellum’ che torna ‘matarellum’ o chissà che altra ingegneria elettorale francese, spagnola o svizzera sarà approvata.

E intanto cala lo spread, il differenziale coi bund tedeschi, e sono dei bei milioni di interessi risparmiati, finalmente, e che possono confluire nei piani e progetti per rilanciare la ripresa e foraggiare il ‘reddito di cittadinanza’ per i nostri disoccupati con poche speranze di rivederlo, un lavoro. Viva il ritorno alla noia e al ‘dolce far niente’ della normalità democratica!

E anche la ‘strana maggioranza’ delle intese che si sono ristrette a ben vedere non è così male. Così che si bilancino e vengano frenate le pulsioni suicide ‘buoniste’ dei democratici all’accoglimento universale dei migranti e all’amnistia che, a detta del siulp (il sindacato dei poliziotti) e di coloro che leggono le statistiche di quanti tornano subito in carcere dopo breve scorrazzare impuniti per le strade e svaligiare appartamenti, è rimedio peggiore del male.

Alla via così, dunque. Dibattere, dibattere, dibattere, ma nulla decidere di troppo importante per non combinare guai maggiori ai quali la classe politica, senza eccezioni, ci ha abituato.

Viva la noia della democrazia che traccheggia e alimenta il vaniloquio delle opposte tesi in parlamento. Prendetevela comoda, cari, salvo che per i provvedimenti sul lavoro e l’auspicata ripresa.

Non ho detto gioia, ma noia, noia, noia.

pagare e morire si fa sempre in tempo

L’impressione che aveva il giornalista che leggeva i giornali a ‘Prima Pagina’ stamattina era che si levasse un ‘urlo’ dal paese. E va da sé che ‘L’Urlo’ di Munch ci fa la sua ennesima porca figura di artistico emblema del secolo presente, in questo tragico clima sociale percepito di morti suicidi e ostaggi trattenuti a forza nell’Agenzia delle entrate, -e forse proprio per questo è stato battuto l’altro ieri all’asta a quelle cifre ‘dell’altro mondo’.20120503_munch_l_urlo.jpg

Però è vero che di urla belluine ne abbiamo avute a iosa e bizzeffe anche prima che il Monti mettesse mano alla cassa del paese e constatasse che i conti erano in perdita e urgeva ‘battere casa’ dovunque si scovasse un copeco disponibile -fossero ‘tagli alla spesa’ o nuove entrate da garantire con la lotta all’evasione e l’aumento della pressione fiscale.

Si è urlato che basta (e osannato a sproposito e inchini e peana al satrapo priapeo) prima che ci si rendesse conto che ‘la politica’ non ce la faceva a reggere la corsa con il default annunciato – e non passava giorno che i ‘menomalechesilvioc’è’ non ci dessero addosso per la semplice evidenza che mostravamo che l’evasione di casa nostra ha cifre spaventose, se comparate con i paesi europei coi quali misuriamo il trend del nostro sviluppo economico e civile.

E provo stupore per tutto questo disprezzo per la vita di casa imprenditoriale e artigiana, coi suicidi sbattuti in faccia alla gente quale ‘dimostrazione’ di un diritto all’eccezione fiscale – come se l’idea di un ‘nuovo inizio’, di una povertà che incombe, (ma dalla quale possiamo supporre umilmente di uscire e risolverla guardandoci intorno ogni nuovo giorno che dio manda in terra) fosse intollerabile e non valesse la pena di vivere ad onta dei debiti e dei crediti non riscossi dallo Stato debitore.

E il detto ‘pagare e morire si fa sempre in tempo’ potrebbe soccorrerci quale atavica saggezza di riporto e forse una vita da barboni ha in serbo poetiche contemplazioni ed emozioni residue, che so, e l’exemplum di san Francesco -che lasciava le vesti paterne in piazza e andava nudo a predicare la buona novella e il Cantico delle creature- potrebbe segnalare l’inizio di un medioevo di ritorno vivibilissimo, purché se ne accettino i canoni e il fatto che la Storia procede con il passo del gambero. :rolleyes:

 

http://milano.repubblica.it/cronaca/2012/05/04/news/bergamo_il_sequestratore_in_carcere_l_ostaggio_ho_avuto_paura_di_morire-34435106/?ref=HRER1-1

i freschi pensieri di una possibile rinascita

Racconta Hobsbawm ne ‘Il secolo breve’ che, prima e dopo la grande crisi del ’29, altre crisi economiche hanno afflitto l’umanità nel suo divenire, ma -ecco la buona notizia- il grafico dello sviluppo economico lungo il Novecento traccia una diagonale in costante salita, malgrado i picchi profondi delle diverse crisi. Alleluia!
Si cresce, perciò; le ‘magnifiche sorti e progressive’ dell’umanità sono state un’esagerazione letteraria confinata nella seconda metà dell’Ottocento -secolo di grandi invenzioni e scoperte- ma si cresce, vivaddio! E tutto questo geremiare che si ascolta e si legge intorno alle fabbriche che chiudono e il lavoro che non c’è dovrebbe fare posto, invece, alle idee nuove e le nuove intraprese che costruiscono il futuro, facendosi largo a fatica e con pazienza tra le mille macerie del capitalismo che muore in patria, ma, come araba fenice, rinasce altrove: nei paesi di storica povertà che -come i vasi comunicanti- assorbono il liquido della ricchezza in uscita dai paesi di storica ricchezza.
Cediamo ricchezza, è vero, ma non mancano le risorse di intelligenza e voglia di farcela -e l’esempio di quell’ex dipendente licenziato a Piove di Sacco che si è comprato la fabbrica chiusa ed ha riaperto e riassunto una quindicina di ex colleghi è solo uno degli esempi che si devono portare in palmo di mano -e dovremmo smetterla di invocare le distruzioni di Shiva e il fuoco delle molotov di Atene e vomitare ‘rivoluzionaria’ rabbia inutile perché quella vecchia mitologia religiosa della distruzione ha fatto il suo tempo ed è inutile e costosa per la casse dello Stato che deve riparare i danni e meglio è guardarsi intorno e cogliere le nuove opportunità che si aprono per i semidei che siamo e che costruiscono il futuro colle loro mani e i freschi pensieri di una possibile rinascita.

istruzioni per un accorto uso della radio

Bisogna evitare di focalizzare l’attenzione su una notizia e aggirarsi per la casa svolgendo le normali mansioni e porgere l’orecchio allo sfilare delle notizie una dopo l’altra per capire a fondo qual’è il clima sociale di questa stagione di autunno politico che viviamo.

 

E stamattina lo sfilare delle notizie una dopo l’altra aveva un tema di ‘cupio dissolvi’ e un corollario di amenità e macchiette degne della più sperimentata commedia all’italiana e di varietà becero-popolare. Gran bella cosa le intercettazioni-audio che ci rivelano la miseria morale e intellettuale delle anime morte di s-governo berlusconiano.

 

‘Quello è un cretino e dice cretinate.’ A dirlo non era un compagno di banco a scuola, bensì un ministro della repubblica versus il suo sodale e corresponsabile di governo. E i giornali della destra e i giornalisti-sciacalli al soldo del Barabba ora affondano i denti sulla carne viva del Tremonti e lo accusano di case in disponibilità e possibili corruzioni come fosse un Fini-rinnegato della prima ora.

 

Affondano i denti sulla carne viva di una preda capace di reazione, però, perchè il Tremonti non è carcassa o animale ferito che si può fare a brani e spartirsi la carogna come è avvenuto per Fini -che gli hanno comprato per trenta denari i deputati a corona, i giuda senza dignità, uno dopo l’altro.

 

Tremonti è cacciatore e ha in mano il fucile dei conti pubblici che, se appena lasciasse il ministero sbottando le dimissioni, le agenzie di rating si scatenerebbero al ribasso e la Grecia trarrebbe conforto dal ‘mal comune mezzo gaudio’ che ci appaierebbe in fondo alla classifica col Portogallo – e si scoprirebbe, forse, che le due nazioni sorelle nel disastro hanno punti di merito e provvedimenti di risanamento già adottati che noi ci sognamo e dovremmo passare una stagione di disordini sociali come quelli di Atene prima di ri-uscire a riveder le stelle dell’Europa.

 

Cupio dissolvi, dicevamo. E non c’è all’orizzonte dell’audio pubblico una notizia, una sola, che mostri un possibile appiglio per risalire la china e dispiace solo che il patriarca-barabba che ci sta per lasciare non pagherà il fio delle sue immense colpe, né lo pagheranno i suoi porci elettori.

 

Perché la politica italiana è una palude stagnante dove si impantanano anche le truppe d’assalto più motivate e incalzanti e sono certo che il Principe degli Impuniti ha già pronti i piani di evacuazione e di ritirata alle Cayman o altro paradiso caraibico lungamente studiati assieme ai figli e ai nipoti e ai maggiorenti della Fininvest.

del vilipendere la giustizia

L’estradizione di Battisti dal Brasile è una brutta pagina delle relazioni internazionali dell’Italia che ci mostra in chiaroscuro di quale credito godiamo e quanto sappia di sale ogni nostro muoverci nel concerto delle nazioni sotto la guida (si fa per dire) dell’attuale governo.

E, comunque la si pensi in merito al Battisti e alla sua odissea giudiziaria, è bene notare che ha pagato il suo debito con le male e riprovevoli azioni compiute in un lontano passato perché tutta la sua vita di fuggiasco è stata vissuta nella pena del castigo inflitto e del pensiero fisso di come fare per scampare alla tagliola delle estradizioni chieste alla Francia prima e poi al Brasile.

Non una bella vita, ne converrete, e ai destri elettori -che su tanta questione si scoprono inopinatamente forcaioli e al loro amato Barabba-premier, invece, farebbero ponti d’oro e tuttora affermano legittimo il suo avere usato spudoratamente della mala politica per farsi le leggi ad personam e scampare ai processi- rispondo che nessuna legittimità morale (né internazionale) si può riconoscere a colui e coloro che le hanno provate tutte per affossare con ignominia l’istituzione-giustizia e dirla in mano ai ‘comunisti’ -e tutte le altre facezie e orribili cose che il Cialtrone-di-s-governo non si perita di affermare perfino ai G8, battendo sulla spalla di ogni malcapitato capo di governo gli venga a tiro.

Nessuna sorpresa, quindi, se il Brasile ci manda a dire che non abbiamo titoli per rivendicare rispetto per la nostra ‘giustizia’.
Perché non si può fare carne di porco e macelleria istituzionale orribile all’interno per salvare le chiappe al premier-Barabba e pretendere onore e rispetto all’estero.

Nemesi è dea tremenda e non perdona chi ha male agito e pretende di usare del sostantivo ‘giustizia’ dopo averla lungamente vilipesa.

piccoli cancellieri crescono

 

Stiamo diventando tutti cancellieri, l’avete notato? Novelli Bismark o Conti di Cavour, tutti abbiamo le nostre belle analisi critiche in mente e sappiamo precisamente che questa guerra è ‘per il petrolio’ o perchè l’America vuole mettere i suoi ingombranti piedoni dentro al Mediterraneo e sull’intera Africa (disputandola alla Cina e all’India) -come sostiene Lucia Annunziata sulla Stampa.

 

E, se appena ti azzardi a dire e sostenere che siamo (una comunità internazionale) intervenuti perchè in Libia c’è stata una rivolta di popolo contro la dittatura del Pazzo Beduino, tutti a indicarti a dito come lo scemo del villaggio che crede alle fole di quei cattivoni che stanno al governo delle nazioni interventiste e nelle loro teste di maledetti governanti c’è solo la strategia dei signori del petrolio.

 

Ma il petrolio era garantito dallo stesso Gheddafi che oggi bombardiamo e tutti gli Stati europei, ciascuno secondo i suoi interessi, potevano andare in Libia e ‘fare affari’ come abbiamo fatto noi italiani, -col di più del baciamani del nostro irruento Guascone e le corpulente amazzoni-che-chissà-cosa-gli-fanno-al-Rais e le conferenze del Pazzo Beduino sull’Islam-che-salverà-l’umanità con solo pubblico di belle ragazze aspiranti veline e pagate per presenziare alla mesta cerimonia.

 

E, semmai, la situazione post bellica potrebbe essere più complicata di quanto non fosse prima e tutti gli analisti concordano nel dire che non sappiamo chi sono i ribelli e cosa si sta costruendo ‘dietro le quinte’ di quel popolo libico che abbiano osannato perchè ci ha mostrato lo stesso risveglio democratico di Tunisi e del Cairo – e nessuno in Occidente l’aveva previsto e siamo stati spiazzati da questo Risorgimento arabo non condizionato (apparentemente) dai Fratelli Mussulmani.

 

Dunque? Siamo sempre e ostinatamente in guerra per il petrolio? O per la ‘libertà dei popoli’ da costruire faticosamente -una volta tolto di mezzo il Pazzo Beduino, i suoi figli dinasti e i fedeli generali alla testa delle milizie mercenarie? Beh, preferisco credere a quest’ultima fola, per quanto appaia ridicola ai Grandi Cancellieri che scrivono sui giornali (e taluni di loro si dilettano sui forum perché quella di fare il giornalista era la loro aspirazione più grande da ragazzi, ma la sorte malvagia e ria non l’ha consentito e fanno, invece, i geometri o i bancari o i ragionieri).

 

E tutto quanto accade mi appassiona e negli eventi caotici provo a dipanare il Bene nascosto dal fitto groviglio di Male che ci affanna e, di certo, la dittatura del Pazzo Beduino e di ogni dittatore sanguinario è Male e se qualche bomba esplode sopra il groviglio del Male forse la tessitura caotica futura potrà diventare un ordinata tela di futuri stati democratici, chissà.

La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, si diceva, ed estirparla dalla Storia è cammino lungo e contorto e perfino i cristiani, al tempo della loro espansione e fondazione di civiltà nuova, hanno impugnato le spade.

 

E mi appassionano i videogames della Storia perchè niente è dato una volta per tutte e gli azzardi del decisionismo degli Stati e delle nazioni si concatenano con esiti a volte sorprendenti e mi viene in mente Milosevic e i suoi caccia che si levavano in volo contro la Nato e contro il maledetto Occidente, ma venivano abbattuti uno via l’altro e un ordine precario si è creato nei Balcani (ogni ordine nuovo è precario), che, da allora, tutto sommato tiene e si può dire soddisfacente, se comparato alle stragi del maledetto dittatore che oggi subisce processo all’Aia,

 

Forse dovremmo accreditarci anche di una qualche nota positiva noi dell’Occidente democratico, nel concerto delle nazioni a cui partecipiamo, e non tutte le decisioni che si prendono in occidente hanno odore di petrolio e di chissà che nuovi colonialismi economici.

Forse abbiamo anche idealità -le stesse che animavano il Conte di Cavour quando mandava i nostri soldati in Crimea a lottare per la libertà di quel popolo e in mente aveva il Risorgimento italiano e l’Unità della patria nuova.

 

E se le vostre analisi di piccoli-cancellieri-crescono vorranno ancora mostrare il pollice verso ad ogni decisione strategica dei governi occidentali, pazienza. Democrazia è concerto di voci. Pazienza se stonate e troppo spesso ‘contro’ per partito preso e scarsa propensione a ‘pensare positivo’.