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Trascendenze e dintorni

Giulio Verne ce lo ha insegnato: laddove esistono fantasie e narrazioni di ‘20000 leghe sotto i mari’ e/o ‘Dalla Terra alla Luna’, di lì a poco avremo i sommergibili a propulsione atomica e ‘il primo uomo sulla Luna’ che vi pianta la bandiera degli Stati Uniti d’America. E la prossima missione spaziale ci dirà se quella bandiera davvero è stata infissa nel terreno lunare o se – come sostengono i complottisti di internet – è stato tutto confezionato negli ‘studios’ cinematografici di Hollywood per contrastare miseramente la supremazia dell’Unione sovietica nelle conquiste spaziali.

Ma quanto mi interessa farvi notare è che, se ‘Trascendence’, – il film con J. Deep andato in onda ieri sera su rai movie – oggi ci parla di intelligenza artificiale che fa aggio sulla nostra morte corporale prossima ventura, quelle fantasie narrative preludono, di qui a breve, a cose che noi umani del presente preistorico solo faticosamente e confusamente immaginiamo, ma saranno realtà concrete e vivibili di eternità e sopravvivenze virtuali quali le leggende religiose più spinte non hanno saputo realisticamente immaginare e predire.
Il film naufraga, nel finale, nei soliti stereotipi cinematografici di buoni contro cattivi e timori panici di ‘grandi fratelli’ – sempre loro – che prendono tutto il potere, e ci aspettavamo di più di tanta melensaggine e storia d’amore strappalacrime in un film che ipotizzava e basava la sua narrazione primaria su un futuro di tecnologie avanzatissime capaci di maneggiare nanotecnologie in grado di inverare quelle cose che oggi diciamo ‘miracoli’ – e ne diamo piena ed esclusiva gestione ai papi e ai cardinali e ai preti delle benedizioni e santificazioni di Lourdes e di Fatima, che tristezza!

Ma la cosa positiva è che la Storia è ‘galantuoma’ e, seppure mescola bassezze e stupidaggini preistoriche nel presente caos che ci avvolge – e nel quale fatichiamo a districare le cose vere e buone e giuste dal miserabile impasto di menzogne e cretinerie da sacrestia – alla fine ci consegna le narrazioni giuste e vere dei sommergibili a propulsione nucleare e i missili e le stazioni spaziali orbitanti e le spedizioni spaziali sulla Luna o su Marte e chissà dove.
Peccato non esserci e nutrire legittimi dubbi su una mitica resurrezione virtuale i cui particolare realistici e realizzabili ancora ci sfuggono – e meglio sarebbe stato farne un documentario scientifico piuttosto che un film dal nome pretensioso di ‘Trascendence’.

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Scissioni e fantasmi

Ho inscatolato solo qualche giorno fa la ‘Storia del Partito Comunista’ di Paolo Spriano e la genesi di quel partito, come ben sapete, registra la scissione voluta da uomini valenti, quali furono A. Bordiga e A. Gramsci dal corpaccione elefantiaco di un p.s.i. preda di correnti opposte e incapaci di determinazioni unitarie in tempi assai calamitosi e nel guado ventennale di ben due guerre mondiali.

I tempi presenti in cui viviamo, invece, qualcuno di non troppo autorevole neisuoi giudizi azzarda a definirli ‘la terza guerra mondiale diffusa’ e la crisi economica globale più lunga e devastante della Storia aggrava di certo il quadro, ma non basta questa cornice storica posticcia a convincermi che i pretesi scissionisti del pd di Renzi siano uomini valenti e lucidi quanto quelli che sognavano i soviet operai e la rivoluzione proletaria mondiale.

E non sappiamo bene cosa sogni e speri Speranza per il suo partito futuro – né se mai ardirà a fondarlo un tale ectoplasma rescissorio e sarà interessante leggere i nomi dei suoi dirigenti rifondatori immaginari per capire se faranno strada e avranno un futuro apprezzabilmente lungo e se saranno capaci di calcare le scene del post moderno complesso e foriero di catastrofi annunciate da protagonisti intelligenti.

Ma mi basta guardare e ascoltare un Cuperlo – ammesso e non concesso che sia del novero degli scissionisti in pectore, ondivago e soave com’é e così poco intelligibili i suoi propositi e le sue posizioni politiche – per vedere in trasparenza dietro di lui le nebbie di un futuro liquido e indefinito e niente che ci faccia lontanamente intuire se avremo di nuovo un partito di lotta (contro chi e cosa?) o di governo e l’unica cosa che ci è chiara è che la sinistra nel suo complesso, i suoi elettori compresi, tuttora gioca a fare la sinistra: inconcludente come sempre e buonista impenitente.

Vada come andrà speriamo che ‘vadano a casa’ al più presto e che la sinistra-sinistra e la sinistra-centro continuino a crogiolarsi nei loro sogni di rinascita e vaniloqui commisti lontana dai palazzi del potere. In fin dei conti l’opposizione è nella sua cultura ed è la cosa che le riesce meglio.

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Nel maggio del 1921 si tennero le elezioni politiche e i comunisti si presentarono con una lista autonoma[1]…
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In questo mondo di pazzi (e ladri di democrazia)

 

Dovete immaginare una grande sala di riunione dove stanno tutti insieme, i sofferenti delle più varie patologie psichiche, così come ce l’hanno rappresentata i migliori film sulla sofferenza psichica – dall’amatissimo: ‘Qualcuno volo sul nido del cuculo’ per arrivare al Virzi de: ‘Pazze di gioia’.

Immaginate tutti quei pazzi/e (diversamente normali, se il sostantivo vi disturba) che, in preda a una frenesia nuova e a un picco di isteria collettiva si corrono incontro e pronunciano frasi smozzicate con piglio affannoso e drammatico di cui appena intuiamo il senso:
‘Non ce lo dovevano fare!’ ‘No, no non dovevano!!’ ‘Non potevano farlo, non ne avevano il diritto!’ Eppure l’hanno fatto e siamo noi a pagare!!’

Ecco, adesso, con lenta ripresa dall’alto, allargate il grandangolo sui grattacieli di Londra a volo d’uccello, ma poi entrate a razzo dentro le singole case e gli uffici dove l’isteria collettiva prende forma di attività sui ‘social’ – come si dice oggi – e si raccolgono in poche ore migliaia di firme per indire un nuovo referendum che, secondo la limpida visione che hanno della democrazia quei sofferenti da batosta elettorale (gravissima sindrome isterica, praticamente incurabile), dovrebbe blindare una nuova maggioranza al 60 per cento di si e un minimo del 75 per cento di affluenti alle urne e votanti. Che è quanto dire aboliamo l’istituto del referendum perché ‘siamo incazzati duri e questo risultato non lo vogliamo accettare’ (il tormentone gridato alle finestre de: ‘Quinto potere’).
‘Democrazia vo’ cercando ch’è si cara al mio core’.

E,se avessero vinto loro, i ‘remainisti’, naturalmente l’istituto referendario sarebbe stato un luminoso esempio di democrazia popolare e i rognosi ‘populisti’ che avessero protestato i brogli li avrebbero additati quali maledetti fascisti incapaci di accettare i limpidi verdetti della democrazia diretta.

E, con il parlamento di Westminster a maggioranza filo-Europa, c’è da aspettarsi che tutto questo frenetico agitarsi di quei sofferenti e isterici trovi sponda di proposte di legge che ne accolgano la sostanza malata e limiti l’espressione del dissenso popolare solo ai pesticidi che uccidono le api e alla caccia alla volpe con l’uso dei cani – che normalmente vanno diserti sotto al 25 per cento di affluenti.

Benvenuti in questo mondo di pazzi e ladri di democrazia che si spacciano per nuovi legislatori e ci rappresentano una democrazia blindata futura dove si voterà solo a favore di quel che vuole il governo in carica (vedi ottobre e Renzi) e, forse, chissà, riapriranno i manicomi – con gli elettrochoc e le camicie di forza per i maledetti dissidenti del ‘leave’: quei pensionati dell’Inghilterra profonda che ‘rubano il futuro ai giovani’ (sic) – come si è letto, ahinoi, sui ‘social’ degli isterici che non sanno darsi pace e accettare la volontà del popolo espressa a larga maggioranza – e battono forte le teste contro i muri e non vogliono prendere le pillole del ‘tavor’ che gli infermieri dovrebbero cacciar loro in gola a forza perché non si facciano altro male, poverini.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

I sogni e il senso della vita

 

‘Vogliamo le nostre vite piene di senso e di sogni’, gridano i giovani ‘casseurs’ anti job act per le strade di Parigi, ma, forse, si accontenterebbero di un lavoro a tempo determinato e poter accendere un mutuo e cominciare a vivere fuori dalle mura della casa paterna/materna. I sogni, direbbe Shakespeare, sono fuochi fatui e basta l’aria e la luce del mattino a spegnerli.

E’ una cosa che ti agghiaccia dentro questa apparente impossibilità della società del terzo millennio di controllare la sua entropia – che non rimane ad un livello invariato, come prevedono certe leggi della fisica per taluni sistemi, bensì è aumentata in modo esponenziale da quando è stata introdotta nella fragile società europea la variante ‘immigrazione a grandissimi numeri’ – sottospecie della nefasta e infernale ‘globalizzazione’.

E nel calderone infernale dell’entropia che aumenta e ci affanna e ci angoscia agisce quel lievito strano e diabolico che chiamiamo ‘buonismo’ – ed è l’attitudine del genere umano a commuoversi e agire d’impulso sotto la spinta dell’emozione piuttosto che della fredda ragione. Un lievito che potrebbe essere una risorsa, se dosato e usato a spizzichi e spolveri nei giusti impasti, ma è condanna al dramma sociale e alla tragedia, se lasciamo crescere a dismisura le banlieues parigine dove ristagna il disagio sociale degli immigrati che si ‘radicalizzano sul web’ e trascuriamo gli equilibri sociali che si rompono e non si ricompongono bensì esplodono in sempre più clamorosi rifiuti.

E, ieri, si sono confrontati i due ministri degli interni austriaco e italiano e chi dei due abbia convinto l’altro dell’insensatezza delle sue posizioni non è dato sapere, ma sappiamo che siamo stati messi sotto tutela e che l’austriaco ha ottenuto di poter visionare le cifre dei nuovi arrivi – e regolare, di conseguenza, la chiusura della cerniera austriaca del Brennero.

E i buonisti nostrani si mettono le mani nei capelli, loro che credevano di poter coinvolgere l’Europa intera nel loro folle, grandioso progetto no-borders di: ‘Accogliamoli tutti, misericordia lo vuole!’ – e si ritrovano immersi nella palude stigia di frontiere chiuse e: ‘Teneteveli, che noi del Nord l’entropia sociale vogliamo controllarla e governarla, ce l’ha appena detto l’elettorato a gran voce e noi l’elettorato lo rispettiamo.’

Aggiornamenti a breve sempre su questo schermo.

 

Quatrième journée de mobilisation contre le projet de réforme El Khomri. Hollande dit que «ça va mieux», le chômage baisse. Les manifestants ne croient pas aux chiffres,…
LIBERATION.FR

 

Di dogmi, adozioni e riti folcloristici

 

La buona notizia è che i filosofi e i teologi qualche dubbio ce l’hanno su chi sia Dio e se sia il solo Dio e quale religione – rivelata o meno – ne contenga la Parola e la Verità. E l’atto dello stirare la biancheria la mattina di una domenica piovosa è una buona occupazione perché consente di ascoltare con attenzione trasmissioni ‘filosofiche’ e ‘teologiche’ che, se diversamente occupati, mai ci sogneremmo di ascoltare.
E veniamo a sapere dal quel filosofo che, stamattina in trasmissione, discuteva di un suo libro che Dio è altra cosa dal Dio dei miei Cinquanta – il Dio delle tante prediche dei predicatori degli ‘esercizi spirituali’ che ogni anno facevamo (giorni e giorni di assoluto silenzio e preghiera, aiuto!) i quali tuonavano contro il Peccato e i maledetti peccatori di ogni genere e risma (di più i peccati legati al sesso) e prefiguravano scenari infernali da brivido che condizionarono le nostre fragili menti giovinette tanto da faticare, oggi, fatti adulti e vecchietti, che sia quello lo stesso Dio della misericordia di Francesco: che tutto comprende e assolve e perdona, perfino quei tali delle ‘step adoptions’ della famigerata legge Cirinnà-trullalà-eccoci qua.

E, prima di quella trasmissione filosofica, nel dibattito che fa seguito a ‘Prima pagina’, un paio di ascoltatori sono intervenuti sollevando il dubbio e il vespaio che l’avercela con la la legge Cirinnà – sul punto delle fatidiche ed esiziali ‘step adoptions’ – per troppa maledetta gente (ignorante e stupida, a sentir loro, i due ‘illuminati’) fosse il portato di un pregiudizio negativissimo sulla sessualità ‘sporca’ di quei tali omosessuali che oggi pretendono la parità su tutto, famiglia con figli compresa.
E, in verità vi dico, quei due non avevano tutti i torti a sollevare quel dubbio e il vespaio conseguente, considerate le prediche che abbiamo ascoltato quand’eravamo bambini e adolescenti e le narrazioni violente del racconto biblico su Sodoma e Gomorra distrutte dal fuoco.
Ci sarà bisogno di tempo, prima che quei condizionamenti e i pregiudizi conseguenti scompaiano, forse il trapasso a miglior vita di tutta la generazione che ha subito quel lavaggio del cervello biblico ed evangelico che poco si curava della francescana ‘misericordia’ e dello strascicato e lamentoso distico mediatico di Francesco che diceva davanti ai microfoni e alle telecamere urbi et orbi: ‘Chi sono io per giudicare?’, relativamente ai gay e alle molte questioni che solleva l’averli biblicamente perdonati e finalmente inclusi nel tessuto civile dei matrimoni e delle adozioni.

A quando la cancellazione del dogma dell’infallibilità papale e l’introduzione del ‘legittimo sospetto’ che molte delle prediche che abbiamo ascoltato e ascoltiamo nelle chiese siano solo un modesto parere tra i tanti di cittadini in tonaca amanti di riti ecclesiastici vetusti e un tantino folclorisitici?

foto di Enaz Ocnarf.

Il vento della collera

Il vento della collera

Aux armes, citoyens! L’esortazione rabbiosa e militaresca della Marsigliese è stata la colonna sonora della ‘débacle’ parigina del 13 novembre appena scorso e oggi viene rilanciata in cronaca dalla notizia che ‘il vento della collera’ ha prodotto il suo primo risultato elettorale di gran peso: la nettissima affermazione, alle amministrative, del ‘Front National’ capeggiato dalla famiglia Le Pen: nonno, figlia e nipote – tre generazioni a confronto e un futuro, nazionale ed europeo, davvero nebbioso e di ‘malaise’ e ‘étourdissement’ diffusi e nessun segno, a parte i tardivi blitz dell’antiterrorismo nei covi degli jiahdisti, che la nostra bella Europa tornerà presto a specchiarsi nell’Inno alla Gioia delle sue origini.

Aux armes, citoyens. E davvero il Front National, dopo quel 13 novembre assassino, sembra essere una ‘arma impropria’, un bastone e una picca impugnati da quel popolo che sprezzavamo delle ‘chiacchiere da bar’ scambiate davanti a un ‘Pastis’ (e le dovremo rivalutare e tenere, da oggi in poi, nella debita considerazione) nei bar e nelle osterie dei piccoli paesi e delle cittadine sonnacchiose della ‘douce France’ che guardano alla capitale stordita e offesa e blindata come a un tradimento, un abbandono dei valori fondanti la ‘Republique’, un corpaccione sempre più estraneo – con tutte quelle ‘banlieues’ fuori controllo e la polizia che preferisce non metterci piede se non a stragi avvenute e l’emergenza sempre inseguita e mai prevenuta.

E i partiti della destra moderata e la sinistra dei socialisti al lumicino pensano già di ‘fare argine’ al ballottaggio e allearsi – una malata e indifendibile ‘santa alleanza’ – per impedire la consacrazione del Front National quale ‘partito di governo’ e la speranza è che falliscano e che il bastone, l’arma impropria impugnata dal popolo scenda pesante su quelle teste malate, su quegli inetti uomini di s-governo che solo le stragi ripetute – Charlie, Copenhagen, il Bardo – hanno ‘risvegliato’ dal torpore.

E, ad ascoltare la cronaca del conduttore di ‘Prima pagina’ di oggi mi avvilivo e scuotevo la testa al risuonare delle parole asfittiche che pronunciava e ai particolari in cronaca che evidenziava il giornalista de ‘la Stampa’. Un giornalista ‘di sinistra’ dai neuroni refrattari agli antibiotici del comune buonsenso che azzardava una vera e propria arrampicata sugli specchi e insisteva a voler segnalare agli ascoltatori, dall’alto della sua spocchia, che il Front National è un partito fascista, un pericolo per la democrazia – ma non osava dirlo perché l’etichetta della trasmissione glielo impediva e, a denti stretti, teneva a freno la sua imbelle faziosità e il suo disappunto per quella vittoria largamente annunciata.
Gli dei che accecano chi vuol perdere e, da molto tempo ormai, hanno ‘perso il lume della ragione’ e del buonsenso comune posti di fronte a un mondo rotto ed esploso che scaglia le sue schegge impazzite dentro i confini di Schengen – e le sue frontiere sud ridotte a un colabrodo e milioni di profughi che vi premono per entrare e i governanti che pagano miliardi di euro ad un autocrate islamico per arginare la piena che essi stessi hanno favorito e incoraggiato.

Tutti a casa. Un’altra politica è possibile ed urgente.

 

“Il Front National è il partito più votato dai giovani tra i 18 e i 24 anni”, è quanto emerge da una stima realizzata da France Info, la radio pubblica francese, dopo il…
ILFATTOQUOTIDIANO.IT

 

La clava della democrazia

La clava della democrazia

L’impressione che si ha a piazze piene, in quest’orgia del potere di Tsipras e del Sancho Panza che gli va dietro col mazzo di carte da poker sempre in tasca, è che usino della democrazia – quella inane delle piazze e delle urla – come di una clava; tanto, poi, a urne chiuse, torna la partita a poker dei trattati e dei tecnici e dei politici di professione e di lungo corso che limeranno questa o quella frase, sconteranno un dieci per cento e il cinquanta lo rimanderanno alle calende greche e l’accordo è bell’è fatto, come illude il pelato professore nei comizi.

Ma state certi che di Grecia e di greci parleremo fino ad averne le tasche piene perché un’economia in declino è un pozzo senza fondo e ci butteremo dentro un sacco di altri miliardi, colla vana speranza che ‘torneranno a crescere’ e ci saranno ancora investitori disposti a rischiare nel Pireo o nella raccolta delle olive e nello joghurt.
E questi altri miliardi che usciranno dal Fmi o dalla Banca europea saranno a spese di chi? A spese vostre e nostre: di contribuenti europei che versano a Bruxelles un sacco di miliardi per averne indietro una piccola e misera parte per i progetti finanziati dall’Unione, ma più per la speranza di salvezza dal mostro di Lochness del ‘default’ che ogni tanto emerge dal fondo del lago e ci impaura, noi del sud mediterraneo e levantino.

E le piazze urlanti e ribollenti di passione e pretesa ‘democrazia’ delle parole al vento ci ricordano ‘l’arroganza dei diritti’ che ha sostituito, negli ultimi trent’anni, la cultura e la pratica umile del diritto sempre attento ai pesi e ai contrappesi sociali, ma sopratutto alle compatibilità finanziarie che hanno finalmente trovato posto in Costituzione – ed era ora e tempo perché anche solo il senso comune ti fa dire che se introito dieci non posso spendere quindici, pena fare debiti, e ‘mai fare il passo più lungo della gamba’ perché sei ad alto rischio di cadute.

Ma nell’orgia delle piazze che si sostengono a migliaia colle urla e gli sgolamenti inutili il senso comune e il buon senso non trovano accoglimento perciò aspettiamo lunedi e sarà quel che Dio vorrà.
E non illudetevi che ‘sarà quel che i greci vorranno’. Un si o un no al referendum sono solo la foglia di fico con cui i due giocatori di poker a Bruxelles hanno dichiarato la loro impasse politica e la paura di perdere la faccia.
Cattivi politici e imbelli sono coloro che ribaltano i tavoli e preferiscono la canea delle urla in piazza piuttosto che cercare soluzioni ragionevoli e praticabili per un’economia in grandissimo affanno.

Vota Antonio

E, giusto per ‘stare sul pezzo’ e non dimenticare che, domenica prossima, saremo incoronati, ancora una volta! ‘popolo sovrano’ – che tutti gli aspiranti sindaco e governatore e consiglieri annessi ci promettono mari e monti dai manifesti elettorali e non ce n’è uno che sappia stupirci e dica qualcosa di nuovo e di ‘verosimile’ e credibile dai manifesti elettorali e nelle ‘convenscions’ che giustifichi la grandezza dello stra-maledetto patrimonio che ci costano , a noi cittadini, di stipendi e vitalizi, per quel pochissimo di sensato e positivo che saranno chiamati a decidere una volta eletti.

 

Giusto per stare sul pezzo, dicevo, giova notare che il solo vero ‘competitor’ del Casson di un qualche peso elettorale (accreditato nei sondaggi di circa il 20 per cento) è il ‘Brugnaro sindaco’ che ci sorride accattivante dai manifesti – e ha speso un patrimonio per questa sua campagna elettorale ed ha affittato spazi costosissimi nel centro storico, e ha alle sue dipendenze una scuderia di precari che gli spulcia la corrispondenza e le mails e gli fanno ‘la claque’ ai comizi, chissà. E, non contento di essersi aggiudicato la gara per l’isola di Poveglia qualche tempo fa, adesso prova a comprarsi, politicamente, l’intero complesso di isole che chiamiamo ‘Venezia’, ma è boccone troppo grosso per lui e non gli riuscirà il colpaccio, chi vivrà vedrà.

 

E si dice ‘né di destra, né di sinistra’, bensì ‘uomo del fare’, da bravo imprenditore qual’è (ma non ne abbiamo appena dimenticato uno, di imprenditore in politica, a lui ben maggiore nel nome e nel denaro che ha a disposizione?) e ti manda le cartoline elettorali a casa chiedendoci di scrivergli quali sono i problemi del quartiere o della città che ci piacerebbe fossero risolti, che bravo!

Ma se fai tanto di mandargli il link di una paginetta che si legge in un minuto e mezzo dove tu illustri quel che non va in città e si dovrebbe e potrebbe fare, ti fa scrivere asciutto, asciutto da un bischero al suo servizio: ‘Lo leggerò quando avrò più tempo.’ Che faceva prima a leggere il mio pezzo che a far scrivere quelle sei stupide parole rivelatrici del vuoto di promesse e parole al vento che spendono abitualmente i candidati-sindaco, lui in testa.

 

E quel che dovremmo fare, noi bravi cittadini, è informarci dei sondaggi e premiare già in prima battuta i candidati più forti e già accreditati di oltre il 40 per cento delle intenzioni di voto al fine di evitare il ballottaggio – che ci costa un patrimonio di denaro pubblico, maledizione!

E se è Zaia oltre il 40 per cento e Casson in Comune, che siano premiati loro e risparmiamoci il denaro pubblico che potremmo destinare al lavoro che non c’è o allo ‘spazio-cuccioli’ tagliato dal commissario prefettizio – e non prendiamo in nessuna considerazione quegli altri, i disturbatori, che mirano solo all’asfittico spazietto personale e ad aggiudicarsi stipendi lautissimi e vitalizi.

 

A meno che non vogliate votare il Movimento 5 Stelle – che è sempre una idea geniale e rivoluzionaria- , ma allora fatelo in tanti, tantissimi, se volete mandarli tutti a casa, quelli che promettono e non faranno, e se volete mettere volti freschi e brava gente sui costosissimi scranni. Almeno avrete la certezza che, una volta eletti, si taglieranno stipendi e vitalizi, come già fanno in Parlamento. Amen e così sia.

Delle antiche spade e dei post moderni agnelli

Due opposte tesi si scontrano oggi sui giornali – e sono i morti del Kenia, i ‘nuovi martiri’ cristiani, ad armare le penne e le tastiere dei valenti giornalisti e a produrre i ‘j’accuse’ e, di contro, la strenua difesa dello storico ‘porgere l’altra guancia’ al nemico che ti percuote e uccide e decapita e perdonare ‘sette volte sette’.

Però è anche vero che c’è stato, nella Storia, un cattolicesimo militante e arrembante e arrogante che ha distrutto e raso al suolo i meravigliosi templi pagani e le splendide statue crisoelefantine di Giove e Atena e Nettuno e gli altri dei olimpici, inclusa la disarmata Venere, dea dell’Amore carnale fieramente avversato dai sessuofobi catecumeni convertiti alla castità.
E, al pari dei fanatici islamici che hanno distrutto le statue nel museo di Mossul e i colossali Budda addossati alle montagne scampati alla rovina del Tempo, quei ‘cristiani’ fanatici e folli di fede nel loro nuovo dio hanno lavorato davvero bene e cancellato ogni cosa di quell’epopea artistica e religiosa ‘pagana’ che solo i magnifici poemi di Omero ci ricordano e gli scavi e le scoperte degli archeologi che vediamo poi nei musei di tutto il mondo.
E citeremo Ipazia, la filosofa pagana accecata e martirizzata dai fanatici di un cristianesimo ormai dominante e aggressivo nell’imporre il suo credo per dire che le religioni monoteiste contengono in sé, nel loro dna genetico, il virus maledetto della ‘verità rivelata’ e sola e indiscutibile che ha causato le migliaia di morti di ieri e di oggi – e non si scorge una luce in fondo a quel tunnel orrendo dell’oppio dei popoli che ci propone un Medioevo di ritorno all’inizio del terzo millennio di un’umanità che aspirava alle ‘magnifiche sorti e progressive’.

Ma volentieri accettiamo l’idea che tutto è mutato e i postmoderni cattolici sono oggi miti agnelli belanti e non più fondamentalisti come gli assassini islamici (?) – mi si perdoni l’interrogativo del dubbio, dopo tante prove offerte, nella storia della Repubblica italiana, di ‘fideismo’ cieco e militante e le intromissioni indebite e i condizionamenti nelle leggi dello stato (ultima l’orrenda ‘legge 40’ sulla fecondazione assistita) – e le ‘democrazie cristiane’ e partiti satelliti creati ad arte per condizionare la vita di uno stato laico lungo i cinquant’anni di faticose battaglie di laicità.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

L’anno che verrà

E’ vero che il passato è in ombra come il futuro e solo l’attimo fuggente del presente è in luce, ma la cosa più agghiacciante è che il passato è come l’acqua che ‘non macina più’ o, se ancora macina, lo fa come riporto stanco di eventi fantasmatici, id est il braccio alzato dei nuovi ‘fascisti’ che ancora inneggiano al duce che è stato e non smettono di ricordarci che ‘ha fatto cose buone’ – e ci mancherebbe altro che non le avesse fatte, con quel popò di bagaglio di morti ammazzati in guerra e la campagna di Russia e le leggi razziali e l’Italia in macerie.

E gli eventi dell’anno che si va a chiudere ci sembrano lontani anni-luce e chi si ricorda più di quel simpaticone di Bersani – che chissà quali nuove battute spiritose avrebbe coniato, unite alla smacchiatura dei giaguari.
E perfino il berlusconi che ci ha strarotto le palle e macinate come il pepe con tutta la sua campagna di pietismi per la sua sorte di decaduto e frodatore conclamato in ben tre gradi di giudizio e le sue minacce di far decadere il governo delle larghe intese e di scatenare la rivoluzione, perfino lui ha lasciato il posto in cronaca al suo cagnolino e alla curatrice fallimentare pascale-non-so-chi ‘fidanzata’ che lenisce il suo dolore per la scomparsa in cronaca delle sue smargiassate e continue minacce di far cadere il tempio-Italia e le nuove leve di suonati e prezzolati de l’esercito di silvio e dei club di f.i. – che il diavolo se li porti come quest’altro annus horribilis che salutiamo a denti stretti e la rabbia di non poter governare le cose del mondo e dell’economia per tornare a crescere e trovare lavoro.

E tanti auguri di poter raddrizzare codeste ultime cose ai cosiddetti ‘forconi’ che continueranno a presidiare tutto il presidiabile e forse sarebbe meglio se presidiassero i loro conti domestici e aziendali e non lasciassero fallire l’azienda agricola come ha fatto il loro leader galvani – quello seduto in jaguar che non era sua, si è scusato, ma di un amico e conoscente camionista e sono le scuse che dicono quelli della sua fatta agli agenti del fisco che gli chiedono conto del livello di vita comparandolo colle dichiarazioni fiscali infedeli.

Speriamo che sia femmina il 2014 – perchè corre voce che le donne siano migliori dei maschi e il governo del mondo sarebbe migliore se affidato alle loro solerti mani di madri che ‘danno la vita’ – e forse hanno ragione a dirci peggiori, noi dell’altra metà del cielo, se ancora si leggono in cronaca le orribili cose che chiamiamo ‘femminicidi’ e chi uccide e pesta e sfregia con l’acido dice di farlo ‘per amore’.