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L’umanità e gli orchi

Era convincimento dei nostri nonni e padri che il mondo ‘è bello perché vario’, ma, se avessero conosciuto la globalizzazione e il melting pot dentro le patrie frontiere, dubito che lo avrebbero mantenuto e tramandato quale saggia ‘vox populi’.

Perché la varietà del mondo porta seco il conflitto e non lo elabora, bensì lo tramanda di generazione in generazione – vedi, ad esempio, i fratelli slavi della ex jugoslavia che, dopo decenni di serena convivenza sotto le bandiere socialiste del grande combattente Tito, se le suonarono di santa ragione tra sloveni, croati e serbi – e i mussulmani di Srebrenica e Sarajevo a far da tappeto orribile di morti e feriti e dispersi nelle fosse comuni.

Nè notizie migliori ci vengono da Ferguson, Missouri – dove i neri americani tornano ad essere gli eredi rebbiosi degli schiavi neri rivoltosi d’antan e non accettano le sentenze dei tribunali che mandano assolti i poliziotti e non gliene potrebbe importar di meno dello stato di diritto che quei tribunali legittima e pone (astrattamente) ‘al di sopra delle parti’.

 

E, quanto a varietà del mondo e di opinioni gaglioffe e canagliesche, che dire del premier turco Erdogan e di tutti gli elettori filo islamisti che lo hanno voluto alla guida del governo della Turchia – che delle donne dice che devono essere sottomesse all’uomo perché la natura ‘le ha fatte diverse’ e il loro sacro e solo ruolo sociale è di essere madri e ‘custodi del focolare’ – e siano dannate le femministe di ogni ordine e grado e nazione perché bestemmiano le sure e le prescrizioni del sacro Corano e i loro comportamenti e verbi vanno additati al pubblico ludibrio?

Senza trascurare che, se sono vere le affermazioni degli ‘osservatori internazionali’ che additano la Turchia quale acquirente del petrolio maledetto venduto dai capi e i califfi dell’Isis, per proprietà transitiva, Erdogan e lo stato turco che rappresenta foraggia il terrorismo internazionale ed è indirettamente corresponsabile dell’orrore dei tagliatori di teste di quell’esercito di pazzi fanatici e suonati di seconda generazione che corrono ad arruolarsi a migliaia rinnegando l’Occidente che li accolti e forniti di cittadinanza.

 

No, davvero. Il mondo non è bello perché è vario. E’ maledettamente vario, questo si, ma la bellezza del mondo raramente si specchia nella specie umana che sforna orchi orribili e macellai a migliaia e milioni.

 

‘L’umanità è fitta di orchi con mani di carnefici e denti di cannibali’ – Michel Tournier (libera citazione)

La Bestia e l’innocenza

Il tempo che procede inesorabile e indifferente alle azioni e seduzioni degli uomini per fermarlo e dirlo loro amico e alleato scandisce oggi il giorno tre del primo mese di un viaggio lungo un anno.

E accade una quantità di eventi nell’universo mondo quali sono accaduti solo qualche giorno fa, ma era un anno fa, – tu vedi gli abbagli del tempo che fugge e infila bandierine segna-tempo nei cumuli di neve delle nostre vite che presto si squaglieranno nella memoria individuale e collettiva e altra acqua scorrerà sotto i ponti che non macina più.

Ed ho un larvato ricordo – flash back labili e dai colori smarriti come le vecchie diapositive – dei miei quattro viaggi nell’India mitica delle religioni e dei templi e delle filosofie e meditazioni e dei guru falsi e bugiardi e non ho mai concentrato l’attenzione attualizzante sulle raffigurazioni delle cattive e crudeli divinità che presiedevano alla consumazione della violenza fra gli uomini e le donne: la mitica Kali dalle molte braccia, nera sposa di Shiva – e chissà perché è raffigurata al femminile quando quasi tutta la violenza che si consuma nel mondo è degli uomini sulle donne.

 

Ed è l’India che non vorremmo vedere e udire quella si modernizza, ma che sacrifica l’ennesima vergine sull’altare della violenza al maschile e ne brucia il corpo e non mostra un briciolo di pietà perché ha osato la trasgressione massima della pubblica denuncia e fede laica che la polizia faccia il suo dovere e arresti i carnefici e si avvii la macchina della giustizia terrestre.

Un pessimo anno nuovo è quello che ripropone in cronaca gli odiosi ‘femminicidi’ e attizza l’odio fra le due metà del cielo incapaci di riconoscimento reciproco dei diritti e dei doveri spettanti ad ognuno – e torna la bestia e la belva fuori dalla antiche raffigurazioni a dirci schiavi della preistoria animale chiusa nel cervelletto atavico che dovremmo lobotomizzare, se vogliamo sognare il futuro delle stelle e dei viaggi spaziali.

Ecco la prima strofa d’una poesia di Swami Vivekananda, il famoso discepolo di Sri Ramakrishna, nato e morto a Calcutta.

Vieni, Madre, vieni!
Le stelle sono coperte,
nubi sopra nubi,
l’oscurità è vibrante, sonante.
Il ruggente turbine del vento
è abitato dalle anime di un milione di pazzi
fuggiti dal manicomio,
che sradicano gli alberi,
spazzano via i pellegrini dal cammino.
Il mare si è unito alla furia
e onde alte come montagne s’innalzano
verso un cielo di pece.
Un lampo di fosca luce
rivela mille e mille ombre della morte,
sudicia e nera,
che diffonde piaghe e dolori,
ballando ebbra di gioia.
Vieni, Madre, vieni!

Gli impresentabili

Sentirsi dare degli ‘impresentabili’ in pubblica tivù è onta massima e sferzata che scatena l’inferno dentro chi la riceve, ne convengo, ma una pacata riflessione su ‘chi e come siamo stati’ nel corso di oltre dieci anni di s-governo e bubusettete e corna ai g8 e ‘la nipote di mubarak’ e ‘quante volte viene, signora’ e i titolari della ‘cricca degli appalti’ e della protezione civile indagati per malaffare e corruzione, – tutto ciò elencato, più il resto che taccio e che occuperebbe troppo spazio d’invettiva politica, dovrebbero indurre l’Alfano Sdegnato a un pubblico mea culpa e ad indossare saio e cilicio e ammettere che si, ‘siamo impresentabili’ e paghiamo il fio elettorale delle troppe colpe di infamia pubblica e privata che conseguono a quindici anni di occupazione militar-mediateca della scena pubblica e di fedelissimo e pedissequo servizio a un padrone di denari che si è comprato la politica per salvarsi dai processi.

 

E che siano ‘impresentabili’ non è una novità e basta spulciare la stampa estera mondiale per rispolverare tutto il ludibrio nazionale che dobbiamo al cialtrone di s-governo mascarato e uveato – e la pena che ancora ci suscita la foto del bacio-le-mani a Gheddafi, e l’organizzazione puntuale e concordata in sede di protocollo dell’omaggio delle 300 vergini italiche (si fa per dire) in pellegrinaggio alla tenda beduina montata al centro di Roma, e il pietoso tentativo di convertirle all’islam, e le ‘serate eleganti’ colla Minetti al palo della lap dance e che si libera in fretta della Ruby, dopo averne ricevuto l’affido coatto per imposizione diretta del suo ‘usufruitore finale’.

 

Ma come altro definirli ‘quelli del pdl’ che tutto questo spettacolo osceno hanno contribuito ad ammannirci chiamandolo ‘politica’, se proprio non vogliamo pronunciare la parola ‘schifo’ e ‘conati di vomito’? 390192_617536938260434_598076766_n.jpg

Le bugie pietose e la vergogna patria

L’immagine più plastica del declino politico dell’uomo e della bugia assordante dei suoi acclamatori e miserabili accoliti che lo dicono ‘perseguitato’ dai ‘giudici comunisti’ (invettiva ridicola e slogan fracassone che ha segnato l’era berlusconiana dell’impunità e del ‘facciamo un po’ il cazzo che ci pare’ dei suoi elettori evasori cronici e recidivi) è quella dello scolaretto beccato in flagranza di menzogna raccontata ai giudici sulla gravità della sua malattia agli occhi – che è metafora palese, invece, de ‘non li posso più vedere i p.m. che mi vogliono in galera’.

 

E il fatto che a stanarlo dall’angolo vergognoso del reparto del san Raffaele (l’ospedale che ospitò il craxi bettino già mentalmente ramingo e latitante) siano state le disposizioni restrittive sulle visite fiscali del brunetta -severissimo coi dipendenti pubblici e di mano larghissima, invece, nei confronti del suo datore di lavoro parlamentare e di s-governo- fa sbellicare dalle risa ed è legge del contrappasso di tutta una stagione di fughe dalla magistratura e leggi ad personam che hanno salvato l’Imbonitore dai processi a botte di prescrizioni e altri ‘cavilli di caligola’ dei suoi fidi generalissimi azzeccagarbugli.

 

Ed è miele per le mie orecchie ascoltare alla radio i resoconti giornalistici della tristezza del satrapo puttaniere che parla apertamente di fuggire all’estero, latitante come il suo mentore e fulgido esempio di corruzioni e grassazioni della cosa pubblica bettino craxi.

 

E sarebbe ora e tempo che questo paese di furbi e malfattori la smettesse di votare al parlamento quali suoi campioni di vergogna patria i peggiori figuri di una imprenditoria malavitosa e fragile, che nelle mazzette e nelle tangenti trovava le sue autostrade di uno sviluppo malato – e oggi traccheggia nelle depressione economica e nella paralisi degli investimenti, incapace di risollevarsi dai colpi infertigli dalla legalità di stampo europeo che ha in Grillo il suo ultimo Masaniello.

Circo Italia (più gente entra, più bestie si vedono)

E’ davvero un peccato che l’Oscar (Giannino) sia finito a gambe all’aria a quel modo. Beccato a raccontar panzane sul curriculum mentre esibiva quella sua faccia rassicurante di primo della classe coi denti male in arnese e quel modo buffo, ma simpatico, di vestire e portare la barba orribile a vedersi. Diceva cose rassicuranti, sensate, tranquille, ma il vizio nazionale di raccontar panzane (e più grosse sono, più allettano il popolo bove e gli titillano l’ugola elettorale) a quanto pare si nasconde nelle sinapsi neuronali italiche come un retro-virus che ‘se lo conosci lo eviti e non ti uccide’. Però ci conviviamo, con la maledetta malattia, ce la portiamo dentro – e in Europa tutti sanno che siamo ‘portatori (apparentemente) sani’ di questo ‘fuoco greco’ pronto a dilagare per l’intero continente e far collassare l’Euro e l’Unione.

E dispiace di più, della rovinosa caduta del Giannino, che una parte dei voti che avrebbe preso torneranno all’ovile del Contaballe Major, l’imbonitore-principe de: ‘Vi tolgo l’imu, l’assicurazione sulla macchina, la rata del televisore, l’abbonamento alla rai e si farà il ponte sullo Stretto!’.
Entrino siore e siori che più gente entra più bestie si vedono.

E basterebbe che queste centinaia di migliaia di bestie che si affollano dentro al tendone del Circo Italia e osannano l’imbonitore-restitutore e fanno la ola ad ogni sua nuova promessa o ‘contratto con gli italiani’ gli chiedessero perché l’ ha votata, la tassa dell’imu, e perché si può fare oggi quel che ieri non si è fatto – e perché ha passato la mano al Monti che ci riportato in Europa e fatto calare lo spread e gli si è accodato, la coda fra le gambe, formando la ‘strana maggioranza’ che ci ha regalato la minipatrimoniale sui c/c e sui libretti postali e sui titoli in deposito e ‘ha messo le mani in tasca, fraudolentemente, agli italiani per poi gridare, un mese più tardi, ‘Vi restituirò tutto, Tutto! Olé!’

Lo faccia, se è in grado di farlo e di trovare copertura nei bilanci dello Stato. Chiedetegli di: ‘Vedere cammello.’ prima di dargli il voto e ritrovarci domani con la sindrome argentina’ e l’economia a Patrasso e il ‘fuoco greco’ nelle vene.

Ma, forse, è troppo chiedere a tutte quelle centinaia di migliaia di bestie osannanti dentro il Circo Italia che linciano il malcapitato che si prova a contestare pubblicamente il Principe degli Imbonitori.

del libro delle facce e di altre storie

Si fa un gran discutere di ‘social network’ e del gran successo de ‘il libro delle facce’ -dove si leggono frasette deliziose e piccanti e ci si compiace di mostrarsi l’un l’altro e commentare le varie cose di ognuno. Una sorta di succursale iperreale (oggi tira molto il ‘virtuale’) di quella piazza di paese che, scriveva il poeta: ‘la gioventù del loco (…) mira ed è mirata e in cuor s’allegra’.

E, a una mia domanda curiosa sul perché si fa un uso prevalentemente ‘leggero’ di un tale splendido reticolo di comunicazione di massa -di cui possiamo ipotizzare altri e diversi e più utili e interessanti usi, tipo: vigorosa denuncia politica delle nefandezze dei candidati di sempre al soglio degli ‘eletti’ e sedicenti ‘onorevoli’, una mia amica carissima mi ha risposto che le era stato suggerito, da più parti, di ‘non esporsi’.

Non tanto per evitare un’eventuale gogna, badate, che, a quella, molti di noi che ‘ci esponiamo’, come tanti Leonida alle Termopili, sappiamo ben rispondere per le rime – baciate o alternate e ottave e peana e invettive sapienti – quanto, mi diceva, per evitare di essere segnalati a chi di dovere in caso di ‘tempi grami’ e più volte annunciata restrizione degli spazi di libertà e delazione dei vigliacchi e vili e il conseguente bussare alla porta, la notte, della ‘securitate’ berlusconiana.

Ed è vero che ci siamo passati per quella porta stretta e c’è stato, per mesi e mesi, un puzzo schifoso di ‘securitate’ e ‘stasi’ del nostro aspirante-putin- e molte sono le leggi ad hoc non approvate dal parlamento dei sedicenti ‘responsabili’ perché quei rissosi e miserabili grassatori della povera gente erano in altre schifezze affaccendati; ma la mobilitazione nella Rete ha sempre sortito i benefici effetti che conosciamo e siamo ancora vivi e capaci di dire e denunciare le vergognose cose della mala politica – e ‘noi speriamo che ce la caviamo’ anche in questi tempi gramissimi della nuova campagna elettorale che chissà che bianconiglio farà uscire dal cappello dei prestidigitatori di sempre e dalla bombetta del ‘professore’ – novello ghino di tacco che è andato, nottetempo, a frugare nei conti correnti e nei libretti postali della povera gente e se l’è filata alla chetichella alle prime luci dell’alba e oggi ci chiede di legittimarlo col voto. Fanculo.


la politica noiosa di un paese normale

Forse non ci avete fatto caso, ma, da mesi, viviamo all’interno di una bolla informativa protetta che ci sciorina le cronache di una politica ‘noiosa’ e i partiti in affanno di redenzione dai peccati di corruzione e malaffare.

Come è potuto accadere, dopo tanto brillare di arguzie berlusconiane ridanciane e i fuochi di artificio di un satrapo che affidava alle sue più presentabili puttane i ruoli della cosiddetta ‘politica’ e le mandava in parlamento o nei consigli regionali e provinciali in quota pdl -il Formigoni acquiescente e pronto ad ogni più vergognoso servizio al padrone di denari?

 

Siamo forse rinsaviti dopo la grande paura dello spread impazzito al rialzo e una nuova consapevolezza di dover ‘mettere la testa a partito’ -nel senso di pensare la politica dei partiti rinnovata dalle fondamenta e gente nuova e non ingessata ideologicamente e i ‘costi della politica’ abbattuti come le mura di Gerico al suono delle trombe dell’ ‘antipolitica’ militante?

 

Se ne sentiva un gran bisogno da tempo di questa pausa di riflessione e di noia delle normali cose di ‘un paese normale’ -e niente più dittatorelli dello stato libero di bananas spacciati per ‘uomini della provvidenza’, niente più ‘ole’ e cori ridicoli de ‘menomalechesilvioc’è’ e ‘se non c’era lui, caro lei’ di schiere di fans che in pubblico forum dileggiavano gli avversari politici ‘comunisti’ con passione degna di miglior causa e nei salotti televisivi impedivano di parlare agli avversari colle tecniche ostruzionistiche imparate e provate e riprovate negli studi Mediaset.

 

Il governo dei tecnici non è stato taumaturgico, ne conveniamo, però ha consentito al grande malato-Italia di sfebbrare e liberare l’intestino di tutto il puzzosissimo suo contenuto di imprenditori di scuola craxiana scesi in politica per salvare l’azienda e salvarsi dai processi e le cricche degli appalti e i Tarantino e i Cuffaro e i Fiorito e tutta la variopinta e vomitevole fauna della gente di destra che ci ha mostrato ‘di che pasta son fatti’ -e mi veniva da ridere, ieri, al vedere un servizio televisivo in cui si mostravano gli ‘orfani’ del pdl dentro un capannone spoglio questuare un partito nuovo e ‘moralità e ‘cultura’.

 

Ma da dove siete usciti, mi veniva fatto di chiedergli davanti al video, ma chi avete votato fino a ieri, ma che idea di moralità possibile può uscire da quelle vostre teste matte e marce di gente che non vomitava ogni giorno di fronte alle imprese del satrapo gradasso e delle sue cricche di malaffare e inneggiava al Silvio nazionale e comprava nelle edicole, e si beveva come vangelo, tutto quello che scrivevano gli infami Farina e Sallusti su Libero e il Giornale?

p…… a palazzo e il paese a p……

Hanno ragione quei giornalisti che notano come ‘the family’ si traduca da noi con l’atavico ‘tengo famiglia’ -e non c’è miglior specchio di certa letteratura fradicio-italica e ‘roma-ladrona’ di quello di Gemonio dei Bossi ‘ladroni in casa nostra’: certificati dalla cartella ‘The Family’, che il tesoriere Belsito teneva in cassaforte ed annotava le spese pagate dai contribuenti tutti (terroni inclusi) sotto la fraudolenta formula ‘rimborsi elettorali ai partiti’.

Negare l’evidenza è specialità di certa destra, con una sfacciataggine che rasenta l’insolenza o una latente imbecillità, fate voi, e tutta la storia di infamia che abbiamo letto in cronaca del Berlusconi satrapo e le malefatte della sua cricca di s-governo e il suo essere stato sbalzato di sella dai ‘mercati’ e dalla minaccia del default (qualcuno lo chiama ‘il suo essersi onorevolmente fatto da parte’ e preferisco credere, per magnanimità, che sia una provocazione e un suo pudico nascondere la vergognosa nudità dietro al mignolo) e la presente storia del Bossi -gemello politico scemo del bauscia di s-governo- è oggi sciorinata su tutti i giornali con mille particolari in cronaca e dovrebbe far aprire gli occhi e la mente a un cieco, ma i ciechi politici sono ciechi specialissimi e recidivi e, per nostra fortuna, non percepiscono l’invalidità.

E sui video televisivi mi è capitato di osservare un vecchio militante leghista che ribadiva ‘noi ce l’abbiamo duro’ -metafora idiota che li condanna perché l’unica durezza di questi poveri cristi ‘lumbard’ è di comprendonio e l’accostamento inevitabile è il parallelo volgare delle teste di ….. detto finalmente in chiaro e giustamente liberatorio perché l’avere scritto una storia di tanta infamia per decenni si merita tutto quest’epilogo ridanciano e avvilente e il cupio dissolvi e la ‘congiura di palazzo’ di uno che di cognome fa Maroni -ennesimo accostamento sacrilego di una ‘politica’ di tre lustri fitta di puttane a palazzo e l’economia del paese a puttane.

i falsi medici e il cupio dissolvi

E, nel momento della vergogna e del pianto in pubblico di colui che alzava il dito medio e ‘ce l’abbiamo duro’ e ‘trecentomila fucili padani’ e ‘Dio Po’ e ‘secessione’ e federalismo e Biancaneve, ecco uscire il racconto giornalistico di quando questo personaggio da avanspettacolo di quart’ordine si spacciava per medico -e non ci posso credere che una storia di tanta infamia e squallore personali sia diventata storia patria e di s-governo e sia scritta negli annali di questa repubblica orrenda a raccontarsi di elettori ed eletti stretti nel sacro vincolo della vergogna e dell’infamia reciproci.

E chi ci guarda da fuori ha sempre più la tentazione di includerci nei misteri eleusini dell’italiano furbo di cui alle macchiette di Sordi e Totò e fare spallucce o ridurre tutto a risata sarcastica perché davvero si fa fatica a pensare che qualcuno che rientri nella categoria di ‘essere pensante’ e di ‘elettore responsabile’ possa aver dato credito politico a un tale che usciva di casa con valigetta medica e stetoscopio -e che da quell’imbroglio e miseria morale personali sia uscita una ‘lega’ capace di raccogliere fino al dieci per cento di consensi e condizionare i governi della repubblica e tutta l’agenda politica.

E mi viene in mente un film terribile in cui il protagonista fingeva di avere un lavoro e illudeva moglie e figlio di essere persona responsabile e credibile e quel suo imbroglio di risolveva in un cupio dissolvi di disonore e vergogna -e tutti noi cittadini dovremmo chiederci ‘come è potuto accadere tutto ciò?’ e perché abbiamo scritto collettivamente una tale storia infame di malapolitica fingendo di credere che un satrapo puttaniere che ha osato la follia di comprarsi la politica coi soldi e un povero cristo da osteria bergamasca potessero includersi nella res publica che le maestre alle elementari ci dicevano sacra e gli eletti del popolo si chiamavano e venivano detti ‘onorevoli’.

potenza dei nomi e dei luoghi

Il 2011 si porta via un’impressionante quantità di dittature e dittatori e, se non è certo che ‘le piazze arabe’ siano sinonimo di democrazie prossime venture (gli odiatori dell’islam lo dicono incapace di coniugare la democrazia), è certo, invece, che la morte del ‘caro leader’ nordcoreano pertiene alla categoria dei ‘satrapi orientali’ -varia e vasta categoria di tiranni che annovera Nabucodonosor e Assurbanipal/Sardanapalo, e perfino il nostro Magno Alessandro, affascinato dall’Oriente esotico e rispettoso di molte sue tradizioni e consuetudini di governo.imagesgiardini assiri.jpg

E il 2011 si è portato, insieme a Gheddafi e Ben Alì e Mubarak, perfino il principe di quella nazione diffusa che è ‘il terrorismo di matrice islamica’, il caro Osama, -che il Diavolo se lo porti e sia adeguatamente punito nel girone infernale di pertinenza, il girone di coloro che han procurato morte e distruzione e si sono macchiati di orribili delitti contro l’umanità.

E il 2011 si è portato anche il nostro Berlusconi -che coi tiranni e le canaglie di cui sopra ha poco da spartire; tutt’al più gli baciava le mani e lo ospitava (il tiranno più prossimo a lui sulla sponda africana) a Roma col codazzo di amazzoni e nerborute guardie del corpo femmine -e dei tiranni e satrapi aveva solo la caratteristica del personale gineceo delle vergini postmoderne: le cosiddette ‘escorts’, rotte a tutte le esperienze del ramo e infermiere provette nei casi di difficoltose erezioni e ‘culi flaccidi’.

E i nefasti del ‘tirannello de noantri’, il Beneamato Leader, sono del tipo, postmoderno, di ‘attentato alla democrazia repubblicana’ per aver ripetutamente e a tamburo battente tentato di instaurare un ‘culto della personalità’ a botte di ‘menomalechesilvioc’è’ e cogli editoriali del Minzolini-scodinzolini e il Ferrara-consigliere del re in video e in voce e i Feltri e i Sallusti dietro le scrivanie del Giornale di famiglia e massimi esperti della ‘macchina del fango’ e gli sconcertanti inni tipo ‘..e forza italiaaaa!’ -che schifava musicalmente dal profondo prima che concettualmente.

E senza dimenticare le promesse ridicole del ‘menotassepertutti’ -che, oggi, solo per questo, gli tirerebbero le monetine fuori da palazzo Grazioli e lo accompagnerebbero, anche molti sostenitori accalorati di ieri, all’aeroporto più vicino con biglietto di sola andata per le Isole Vergini.
Potenza dei nomi e dei luoghi.