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Si accettano collaborazioni alla stesura finale

 

Radio tre, l’ammiraglia culturale della Rai-radiotelevisione italiana a cui resto legato malgrado le derive da centro sociale di alcune sue trasmissioni, manda in onda, in veloce sequenza, lo psicodramma di molti radioascoltatori orfani delle sicurezze su una linea di continuità dell’affluenza immigratoria già spezzata da Minniti – e, oggi, dal successo elettorale dell’Afd. Segue una interessante trasmissione sui viaggi spaziali e sul programma Mars1, a cui ci si può ancora iscrivere (carenza di vocazioni) se si desidera emigrare colà senza prospettive di ritorno.
E la mente va al bel film di fantascienza di un regista norvegese che sceneggiava il viaggio di un ‘barcone’ spaziale di ben cinquemila persone che si risvegliano troppo presto – e ne nasce il dramma e noleggiatelo e guardatelo con interesse fino alla fine, il futuro è appena cominciato.
E, sempre sulla falsariga narrativa di quel film, potremmo ipotizzare una soluzione alla possente spinta immigratoria che ci affligge deviando verso un programma spaziale innovativo gli aiuti che diamo alla Libia e agli altri stati africani che arginano canagliescamente le partenze dei barconi – così iniziando una promettente colonizzazione del cosmo e le simulazioni di una vita possibile in altri pianeti.
E’ vero che, così facendo, si rischia di consegnare all’islam dei migranti spaziali la colonizzazione dell’universo, ma vedi mai che, responsabilizzandoli, quei dessi non ci consegnino un futuro impero galattico depurato degli imbecilli ‘allah u akbar’ responsabili di tante morti e assassinii in Europa e nel mondo violento della presente era in cui ci è dato di vivere.
Tranquilli, miei adorati buonisti immaginari, è solo una ipotesi narrativa con parecchie difficoltà di intreccio. Si accettano collaborazioni alla stesura finale della sceneggiatura.

Un film di Morten Tyldum con Jennifer Lawrence, Chris…
MYMOVIES.IT

Le ‘fake news’ e la ridotta pellerossa dell’informazione rai.

 

Se si vuole avere una idea precisa di quanto sia scivolosa la china che le sinistre europee – e quella italiana in particolare – hanno deciso di volere discendere col censurare le cosiddette ‘fake news’ basta ascoltare la mattina ‘radio 3 mondo’ e i programmi di informazione di radio 3 in genere.

Non ho monitorato scrupolosamente gli altri canali rai che, peraltro, non brillano per autonomia di giudizio e i cui vertici sono ancora sotto la zampa autoritaria dei nominati di Renzi (lo saranno fino alle prossime elezioni e faranno il loro sporco lavoro per condizionarne gli esiti) ma radio 3 è una vera e propria ridotta pellerossa, una riserva indiana dell’informazione buonista che continua a sparare a palle incatenate ogni minuto secondo contro Trump e la signora May con toni e scelte di ‘fake news’ e ‘post verità’ spacciate per pareri autorevoli e insindacabili dei ‘giornaloni’ che dicono tutto il male possibile del presidente americano e delle sue scelte di severa politica immigratoria – e tutt’ora si spendono a favore della maledetta ‘globalizzazione’ che ci ha precipitato nella crisi economica globale ormai sono vent’anni e, forse, non ne usciremo vivi.

E assistiamo/ascoltiamo le rivolte annunciate e prevedibili (ahi quanto!) dei globalisti e buonisti associati di ogni risma che si indignano e manifestano contro le misure di argine e contenimento anti terroristico firmate da Donald Trump e sapevamo che non sarà facile ricondurre a ordine e governo l’immenso caos di un mondo rotto quale ci hanno consegnato le sinistre europee di s-governo e l’amministrazione Obama, – finalmente entrata nel cono d’ombra post elettorale e che non rimpiangeremo se non per l’assunto popolare che afferma che ‘il peggio non è mai morto’ e che ‘se si semina vento si raccoglie tempesta’.

E il vento delle catastrofi annunciate delle immigrazioni senza freno e argine è sotto gli occhi di tutti e ben leggibile nelle cronache degli attentati terroristici di Parigi, Nizza e Berlino e solo le ‘fake news’ della rai embedded e dei giornaloni schierati a favore di un buonismo cieco e colpevole riescono a nascondere l’evidenza che, dove la presenza islamica è all’otto per cento del totale della popolazione indigena, ivi è il regno della paura e dell’insicurezza sociale – e le orrende periferie urbane dei ghetti di nuova immigrazione covano il sonno della ragione e ospitano i mostri degli attentati che verranno – come mi confidava un mastro birraio a Bruxelles, l’estate scorsa, e concludeva sconsolato: ‘On sait bien que ce n’est pas fini.’
Non è certo finita, ahinoi, e viviamo vite blindate e rabbiose a causa dell’insensatezza delle politiche immigratorie di un’ Europa stolidamente buonista e abbiamo solo il fragile e insufficiente strumento del voto per cacciare dalla scena pubblica i responsabili di tanto disastro civile.

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http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-le_fake_news_provengono_dai_media_pi_prestigiosi_oliver_stone/82_18887/

Lo stato delle cose

Lo stato delle cose. (Buon Natale, brava gente.)

Viviamo di impressioni e le prime impressioni che abbiamo di un luogo e delle persone che lo abitano nutrono i nostri giudizi – e i pregiudizi, se consideriamo che le seconde e terze impressioni di uno stesso luogo e persone a volte correggono le prime. E tuttavia sono una prima ‘verità’ che va raccontata e descrivono lo stato delle cose al modo degli ‘impressionisti’ – macchie di colore e sfumature e poca nitidezza, ma non possiamo prescinderne se siamo chiamati a raffigurare quei luoghi e descrivere quelle persone.

E ieri ero a Mogliano Veneto, di certo non la più graziosa cittadina della provincia trevigiana e importante snodo di traffico, il Terraglio, che taglia inesorabile e violento (rumore, inquinamento) il centro cittadino e lo castiga e separa il cuore della piazza dal resto della città, ma, se percorrete a piedi il reticolo di strade che sta alle spalle della stazione e degli orridi condomini che la fiancheggiano, avrete giardini e parchi privati a profusione e gli incanti primaverili delle fioriture e qualche villa veneta che affiora coi suoi timpani e gli archi e colle sue statue amorosamente corrose dal tempo fuori dalle basse chiome degli alberi – sprazzi e visioni di un tempo meno crudele e impoetico del nostro.

E mentre aspettavo la signora che mi accompagnava a vedere un appartamento, giusto in pieno centro, sul Terraglio e davanti al collegio Astori, osservavo a dieci metri a me un nero col cappellino da baseball blu e i pantaloni di una tuta nera con banda bianca longitudinale che con la massima calma e incurante del mio sguardo curioso apriva la catena di una bicicletta da ragazzo ordinatamente parcheggiata, vi saliva sopra e pedalava via calmo e indifferente agli sguardi allibiti delle persone. Redistribuzione della ricchezza, direbbe un mio amico di animo buonista e ferocemente e insensatamente ‘no borders’.

E dovremmo considerare quello che avviene a Tor Sapienza, Roma: un quartiere di massimo degrado urbano e luogo privilegiato dei conflitti inter etnici che ne derivano, spesso descritti dai nostri valenti giornalisti di inchiesta, quale specchio e misura di un minimo e di un massimo di oscenità sociale e discariche urbane al cui paragone l’episodio di Mogliano testè descritto è piccolissima cosa che desta infino tenerezza e, se lo avessi segnalato alla polizia, mi avrebbero risposto seccati che hanno ben altre cose gravi di cui occuparsi.

Perché, vedete, l’importazione senza controllo e limite e capacità di vera e ordinata accoglienza e inserimento sociale e lavorativo di una massa imponente di giovani neri da parte del duo Renzi Alfano ha prodotto il mendicismo diffuso e la micro criminalità che è sotto gli occhi di tutti – e la tolleriamo come una sventura necessaria e ineludibile in terra di papi misericordiosi e lamentosi e monocordi, la cui imbelle misericordia e bontà paghiamo col disordine sociale e il rancore sordo che ne deriva e cova sotto le ceneri e produce i ‘no’ al referendum e la brexit e Donald Trump.

E l’onda montante non è ancora spenta di quei ‘populismi’ (come si compiacciono di definirli i cretini di talento buonisti che scrivono sui giornaloni e merlettano in tivù di indebite compassioni invece che di governo dei fenomeni e delle emergenze) e ne vedremo delle belle, passatemi l’atroce ironia, e il Belpaese dei balocchi politici intanto si crogiola sulle sciocche ‘consultazioni’ e le sfilate dei papabili alla guida del prossimo s-governo: Gentiloni o Franceschini o il Renzi imbonitore di bel nuovo. Dum Saguntum expugnator.

Buon Natale, brava gente.

Dall’assalto al centro di accoglienza per rifugiati di Tor Sapienza, a Roma, al carosello politico. Una…
THELASTREPORTER.COM

 

Terremoti prossimi venturi

Terremoti prossimi venturi

Se ne sono accorti e lo dicono e lo scrivono affranti. I nostri soloni della carta stampata, giornalisti brillanti, tuttologi ed ex maestri di pensiero e vignettisti di grido chiamati a dire la loro nelle trasmissioni di maggiore audience si sono finalmente resi conto che la loro opinione ‘vale uno’ – come dicono i nostri del M5S – in questa nostra era di ‘mondo rotto’ e i suoi frammenti sparsi caoticamente ovunque come le particelle della fisica quantistica.
E nessuno è in grado di ‘tirare le redini’ e capace di governare i tragici fenomeni delle guerre e delle migrazioni e le economie in disarmo ventennale. Di certo non Renzi, né la Merkel o Juncker e neppure Obama – figurarsi la Clinton: abituata per vocazione e professione a nascondere la polvere sotto i tappeti e a raccontarci con ilare faccia di tolla che questo è il migliore dei mondi possibili, viva il melting pot universale e il formicaio caotico che ne deriva.

E Ugo Tramballi, stamattina, leggendo il pezzo di un suo collega della carta stampata, si chiedeva come mai il M5S è sostanzialmente stabile nei sondaggi malgrado, a suo dire, la Raggi non abbia mostrato polso fermo e capacità di governo della capitale, ma trascura di dire che mettere mano nella merda di ‘mafia capitale’ è impresa colossale e non ne esci pulito – onore a coloro che ci provano a restituire dignità a una ‘politica’ che più sporca e miserabile non si può. E scagli le sue pietre solo chi è senza peccato – e sono perversi e palesemente bugiardi e infingardi questi renziani che la capitale hanno ridotto in quello stato.

E la ‘brexit’ ci ha insegnato che i giornalisti soloni e ‘embedded’ alle presenti classi politiche di s-governo possono ricorrere a tutti i loro trucchi di mestiere e abilità lessicali e perfino ai mezzucci e alle vigliaccate di usare miserabilmente della morte di un deputato laburista per mano di un pazzo, ma ‘vox populi vox dei’ e un sonoro 52 per cento di favorevoli all’uscita dall’Unione europea ha detto loro clamorosamente che ‘non contate un c….’ – e le vostre fole e le opinioni di giornalisti di regime non impediranno il dispiegarsi chiaro di una protesta contro il nessun governo delle nazioni nei tempi grami e avvilenti delle tempeste migratorie e delle giungle di Calais e di Ventimiglia e degli attentati sanguinosissimi di Parigi, Bruxelles, Nizza e domani chissà dove altro ancora.

E una sorpresa ulteriore forse ci verrà dal ‘centro dell’impero’ : quegli Stati Uniti d’America che hanno visto i maggiori giornali e le tivù di regime massacrare vilmente l’impresentabile Trump – peraltro sostenuto da uno ‘zoccolo duro’ di un 40 per cento di ‘white America’ provata dalla crisi che catalizzerà, (forse, chissà), il resto dell’elettorato e trascinerà alla vittoria il miliardario anti sistema che perfino i suoi deputati e governatori repubblicani con la colla sui pantaloni e sulle cadreghe hanno ripetutamente disconosciuto – novelli Giuda di un sistema politico ingessato e immutabile che indica come suo campione e garante di continuità l’avvocato Clinton Hillary, ammiraglia di lungo corso e perfetta rappresentante degli interessi forti industrial-finanziari sotto maschera democratica.

Tenetevi forte. Chi vivrà vedrà.

Sogni e incubi di una notte di metà dicembre

 

Sbaglierò, ma ho l’impressione che l’effetto ‘brexit’ sia tutt’altro che concluso in Occidente.
Le elezioni americane in primis e poi, da noi, la batosta referendaria che si annuncia e che porterà gli sconquassi annunciati – e, forse, speriamo, il ritiro dalla scena politica e la meritatissima gogna del nefasto imbonitore fiorentino – potrebbero dimostrare che c’è un elettorato che, a maggioranza dei votanti, non digerisce l’andazzo delle cose del mondo quale ci hanno consegnato gli s-governanti europei e americani dell’ultimo decennio a guida sinistra e sedicente democratica.

E, se io fossi al posto di Trump, nel corso dei dibattiti televisivi e nei comizi continuerei a battere il ferro caldo, caldissimo, dell’esplodere del terrorismo globale a guida islamista-radicale e la cattiva politica di una immigrazione fuori controllo e foriera di altri e maggiori conflitti futuri sul suolo europeo e americano, ma sopratutto sull’abbaglio dei vertici dell’Amministrazione Obama e di quella che l’ha preceduta di credere che suscitare il vespaio della campagna di ‘democratizzazione’ dei paesi arabi della cintura mediterranea (Siria e Libia in aperta guerra civile e l’Egitto pacificato a fatica dall’attuale dittatore) fosse la panacea di tutti i mali e l’avvio di un’era nuova di convivenza pacifica globale – e stiamo assistendo, invece, allo scatenamento di tutti i venti tempestosi di guerre e terrorismi assassini e migrazioni barbariche a milioni che stanno cambiando il volto del nostro vivere civile e ci costringono a vite blindate e nell’attesa angosciosa di cosa potrebbe capitare ad ognuno di noi mentre facciamo la spesa in un supermercato o ascoltiamo un concerto o passeggiamo tranquilli in un giorno di festa lungo la promenade des anglais a Nizza.

E non c’è da sorprendersi se la reazione al caos massimo del mondo quale si è scatenato dalla guerra in Iraq in poi e seguìto dal procurato omicidio di Gheddafi in Libia – che ha aperto la bocca dell’inferno delle migrazioni, a centinaia di migliaia, di africani e consentito all’orrendo mercato di morte degli ‘scafisti’ assassini -, non c’è da sorprendersi, dicevo, se le reazioni ‘di pancia’ dell’elettorato europeo castigano la Merkel oggi e ieri il Cameron della ‘brexit’ e domani, chissà, speriamo, l’arrogante e inconcludente imbonitore fiorentino che oggi dovrà vedersela con Bersani e la sua opposizione interna.

E non escudo che perfino i sondaggi americani che danno la vergognosa Clinton (quella delle trentamila mail della sua disastrosa segreteria di stato occultate e cancellate, chiedetevi il perché) in schiacciante superiorità nei sondaggi venga fortemente ridimensionata nelle urne di novembre – e si ripeta quello che è avvenuto in Gran Bretagna: la rivolta di un elettorato che ha disdegnato e disprezzato i pareri e gli allarmi dei giornalisti soloni e proni ai voleri dei presenti s-governanti del caos del mondo.
Chi vivrà vedrà. Ci si risente a metà dicembre per fare il punto della situazione.

 La disastrosa gestione della segreteria di stato della Clinton.http://redstatewatcher.com/article.asp?id=32072

Di harem ed hammam

Di harem ed hammam

Tecnicamente non fa una piega. Se lo stato italiano riconosce la diversità di genere e tutela i diritti civili di ogni persona a dare e ricevere amore e a sposarsi, deve riconoscere anche il diritto dei musulmani ad avere più mogli – com’è nella loro tradizione. Ed è curioso il distinguo del nostro Luigi Manconi, storico buonista d’assalto, che si arrampica sugli specchi per dire che no, su questo punto non si transige, la poligamia è altra cosa ed è in qualche modo paragonabile all’infibulazione, perciò no, mettetevela via.
L’uomo ragno non avrebbe saputo fare e dire meglio sulla lucida superficie di tanto specchio.

Che se uno vuol farsi il suo privato harem – emulo dei sultani d’antan – ma nell’hammam di un tre stanze e un solo bagno non finestrato nella periferia di Milano sono fatti suoi e lo stato italiano avrà solo l’obbligo di far sapere a quel tale che la pensione di reversibilità andrà divisa equamente per il numero delle mogli in servizio effettivo e continuato – non si pensi, il furbastro, di chiederla piena per ognuna delle mogli assunte nell’harem.

E, per la verità, la questione posta dal presidente dell’Ucoi sembra più una provocazione ben assestata nel giorno in cui si recitano i primi ‘si, lo voglio’ dei nostri ‘diversamente sposi’ e apre scenari apocalittici (e non integrati) sul futuro delle convivenze civili – che ben poco hanno di civile nel leggere delle migliaia di ‘radicalizzati sul web’ in sonno e pronti ad ammazzamenti dei più vari e diversi ma tutti nel segno di ‘allah u akbar’. Che se viaggi in un treno strapieno e sei molto stanco basterà pronunciare la formula magica del terzo millennio anche con tono normale e scateni un fuggi fuggi generale e l’intero scompartimento sarà a tua disposizione. Forse ci capiterà di vedere una tal scena in una gag comica prossima ventura di sapore agro e che ci farà masticare amaro.

E, francamente, in tanta cronaca di un mondo rotto e pieno di ammazzamenti di noi fragili e indifesi ‘crociati’, con le asce e i coltelli ficcati nelle tasche dei depressi e suonati di seconda e terza generazione di immigrati come i pettini dei nostri nonni e padri, se anche i cari s-governanti del pd e sinistra associata, così sensibili ai temi dei diritti dei nostri ospiti immigrati, dovessero riconoscere loro il diritto civile della poligamia, dirò anch’io quella frase di un famoso film che aveva a che fare col vento: ‘Francamente me ne infischio.’
L’entropia del caos di un siffatto mondo impazzito e furioso non la governa più nessuno, tanto vale farsi da parte e riderci su.
Magari me ne vado in Svizzera – che da secoli riesce a vivere bene nel suo sacro isolamento e fuori dall’Europa dei mille drammi presenti e futuri e che rispedisce al mittente i richiedenti asilo che si accampano da noi, fuori dalla stazione di Como – e siamo diventati ormai il campo-profughi dell’Europa dalle frontiere ermeticamente chiuse.

L'immagine può contenere: una o più persone

Quale idea di umanità in quegli occhi

Passavo traghetto, ieri sera, in un vaporetto che, credo, avesse imbarcato più passeggeri del massimo consentito che sta scritto dai costruttori sulle targhe in metallo sopra la cabina. Una vera e propria scatola di sardine e olezzante del pari dei naturali effluvi sudoriferi dell’estate afosissima,

E i miei pensieri seguivano il corso delle funebri notizie che venivano in diretta da Monaco, – fatti atrocissimi che accadono solo pochi giorni dopo quelli di Nizza e dell’assalto all’arma bianca -ascia e coltello, armi di ferocia tribale – di un giovane afgano, (‘rifugiato’ e amorosamente ospitato da una famiglia tedesca, vera e propria ‘serpe in seno’) su un treno in corsa e contro inermi turisti cinesi in vacanza, compresi le donne e i bambini a cui il padre ha tentato, invano, di fare schermo col suo corpo ferito.

E pensavo a quale immensa strage seguita da affondamento nelle buie acque del Canal Grando avrebbe compiuto un attentatore suicida imbottito di esplosivo se imbarcato su quel vaporetto prossimo alla sua ‘linea di galleggiamento’.
E non è paura, credetemi,- emozione dell’animo che non insorge dalle raffigurazioni di un pensiero fino ad oggi astratto, bensì solo nell’attimo in cui si raffigura concretamente la tua morte: e il tuo corpo va in pezzi o vedi sprizzare il tuo sangue e affondare nella tua carne il coltello o l’ascia dell’idiota ‘radicalizzato sul web’ e incroci lo sguardo con il tuo assassino e ti chiedi, il tuo ultimo pensiero prima di chiudere gli occhi per sempre, quale idea di ‘umanità’ lo comprenda e lo includa, di questi tempi in cui gli orchi e gli assassini usano i riporti imparaticci di alcune ‘sure’ del Corano per dare un precario senso al loro sentirsi ‘soldati’ di una immaginaria e stupida ‘jihad’.

E solo ieri ascoltavo alla radio la sintesi di una intervista che Marc Augè ha rilasciato a ‘l’Espresso’ (peccato che l’articolo sia criptato e non possa essere mostrato per intero) in cui si parla di ‘guerra’ tra noi e loro, – tra le migliaia (forse decine di migliaia) di aspiranti-martiri immigrati di prima, seconda o terza generazione e radicalizzati sul web e noi, le vittime di un massacro e di stragi indiscriminate e stupide dove a morire sono persone qualsiasi, perfino dei ‘buonisti’ che pensavano buona e giusta tutta questa follia di accoglienze fuori controllo e banlieues fitte di disoccupati cronici che si rivolge contro di noi come fosse una ‘guerra civile’, – ma è solo una ‘guerra tribale’ che potremmo facilmente controllare col mettere in sicurezza le frontiere e tenere l’allarme rosso sempre acceso e ‘leggi speciali’ che isolino e scovino i grandissimi figli di buonadonna che sparano, ammazzano e progettano attentati dei più fantasiosi e micidiali.

E finché durano gli arrivi sulle nostre coste a migliaia e non riusciamo a impedire il dispiegarsi del maledetto traffico di esseri umani e le partenze dei barconi dalle coste libiche ed egiziane a causa dell’incapacità politica e di governo dei presenti s-governanti europei, Juncker in testa e nessuno escluso, il numero di potenziali ‘soldati’ di questa sporca e infame guerra tribale aumenterà statisticamente insieme al numero dei nostri morti ammazzati – vittime inermi di una guerra che non abbiamo mai dichiarato e che non combattiamo con la necessaria durezza di ‘intelligence’ e leggi e provvedimenti di espulsione a migliaia che facciano il paio con le le ‘migliaia’ di soldati in sonno denunciati dallo stesso Augè e pronti a ‘entrare in azione’.
Fermiamoli, cittadini. Con il voto e con ogni e tutti i mezzi delle nostre democrazie che vogliamo blindate e armate fino ai denti fino al compimento del doveroso compito di proteggere noi, i nostri figli e i nipoti. Ogni altro distinguo e attenuazione ‘buonista’ è complicità.

http://espresso.repubblica.it/…/la-frattura-francese-1.2782…

“Vi spiego la frattura che c’è oggi in Francia”
Si è prodotta negli anni 70 con la disoccupazione di massa, e i luoghi del riscatto operaio sono diventati simbolo di sconfitta, soprattutto per i figli degli immigrati arabi che cercano la rivincita. Parla il grande antropologo Marc Augé
DI ALESSANDRA BIANCHI
22 luglio 2016
«Sì, la Francia è in guerra contro un nemico nuovo. Non è una guerra tradizionale. Certo, ci sono aspetti di un conflitto “classico” in Siria e in Iraq, ma anche delle variabili nuove». Parla Marc Augé, 80 anni, uno dei massimi antropologi francesi, e non ha paura a pronunciare quella parola che ancora, anche dopo la carneficina sulla Promenade des Anglais di Nizza (nel simbolico 14 luglio data della presa della Bastiglia, 85 morti e 302 feriti) spaventa: “Guerra”

Si è prodotta negli anni 70 con la disoccupazione di massa, e i luoghi del riscatto operaio sono diventati simbolo di sconfitta, soprattutto per i figli degli immigrati arabi che cercano la rivincita. Parla il grande antropologo Marc Augé
ESPRESSO.REPUBBLICA.IT

 

Il ritorno de ‘Il popolo sovrano’

 

Grande ritorno in cronaca de ‘Il popolo sovrano’ che, dopo essere stato svillaneggiato e trattato da imbecille psicolabile e facilmente condizionabile, resiste impavido alle campagne mediatiche terroristiche e alle spudorate menzogne dell’apparato politico/giornalistico al servizio dei poteri forti eurocratici e vota per la ‘Brexit’ – e scompagina ogni interessata previsione e sbaraglia il fronte avversario che si faceva vigliacco scudo di una deputata uccisa da un pazzo furioso.

E quella luce solare che chiamiamo ‘democrazia’ rifulge anche nella seconda Termopili della battaglia democratica : quella guerreggiata in Austria un mese fa e che sembrava persa, ma i maledetti persiani pro Europa vestiti per l’occasione di verde hanno commesso il più tragico e vigliacco degli errori, quello di imbrogliare le carte, pardon le schede elettorali.
E ci ha dovuto pensare la Corte Costituzionale a ricordare a quei grandissimi figli di buonadonna degli imbroglioni che: ‘Guai a chi pensa di farsi beffe del popolo sovrano!’
E un secondo fronte di disgregazione si riapre, dopo la gloriosa ‘battaglia d’Inghilterra’ e speriamo che i troppi inguaribili buonisti che adoravano le visioni della ‘giungla di Calais’ e quella di Ventimiglia e i treni presi d’assalto nelle stazioni europee dall’orda immigratoria di chi pensa sia un diritto violare i confini e le leggi degli stati, – quei buonisti che non hanno detto una parola quando a Capodanno ci fu l’orribile assalto a stupro armato alle donne di Colonia ed Helsinki e Zurigo ed altre città di Europa – e restammo basiti di fronte a quello scenario di follia e vergogna che si mostrava e conseguiva all’immenso disordine di una immigrazione senza limiti e governo e senza ombra di integrazione possibile.

Scendete da quel vostro treno lanciato nel vuoto di un futuro s-governato e denso di conflitti inter etnici, buonisti di ogni genere e grado, avete sbagliato tutto e per Vienna si cambia!

foto di MoVimento 5 Stelle.

IL POPOLO INGLESE E’ SOVRANO!

Oltre 33 milioni di inglesi hanno partecipato al referendum sulla Brexit. 17 milioni e 400 mila inglesi circa hanno votato per il …

 

Dello spalmare il sale sulla ferita

Dello spalmare sale sulla ferita.

…e verrebbe voglia di sedersi accanto a tutti coloro che gli brucia forte, la scottatura della Brexit, – in ispecie ai giornalisti faziosi e ai politici europeisti arroganti – e, improvvisandoci infermieri, intingere il cotone idrofilo su una medicazione a base di sale e applicarglielo sulla pelle e chiedergli con soave dolcezza se brucia, per sovrappiù, dopo che, per giorni e giorni, hanno gridato insensatamente ‘Al lupo, al lupo!’ e spaventato gli elettori con scenari da incubo e lucrato sulle emozioni per la morte del deputato Cox – e i mercati e le borse andavano in grandissimo spolvero e solluchero e i cinici operatori si fregavano le mani per i rialzi storici, e i sondaggi truccati dell’ultimo giorno gli dicevano quello che volevano gli si dicesse: che il popolo bove avrebbe votato per restare e si sarebbe appecorato sui diktat e le minacce dei poteri forti eurocratici che avevano bisogno della stampella inglese per non affondare e non si desse il via all’effetto domino che ci sarà, invece, e ne vedremo delle belle.

E, tra ieri e oggi, dall’Africa sono approdati sulle nostre coste novemila ‘richiedenti asilo’ e tutta l’estate entrante avrà questi numeri altissimi e toccherà tenerceli perché le frontiere e i confini di un’Europa s-governata e in preda al marasma del ‘ciascuno per sé e Dio con tutti’ saranno sempre più chiusi, di là delle Alpi, e la cattiva politica immigratoria e le sue conseguenze nefaste saranno il castigo che ci meritiamo e il futuro gramo che ci aspetta, intanto che ascoltiamo l’ineffabile Alfano che, da Vienna, continua a dirci che è l’accoglienza il tratto distintivo di quest’Europa sfasciata – aggiungendo, en passant, Brexit obblige, che si faranno più veloci i rimpatri, si vabbé, trullalà.

Leave, Angelino, leave Renzi. Avete già dato ad abundantiam allo sfascio presente dell’Europa e a quello futuro.

 

La democrazia come la intendono gli eurocratici.http://www.ilgiornale.it/…/brexit-tink-tank-inglese-cos…

Sipario (triste e solitario)

Sipario (triste e solitario).

I Padri Fondatori (i più avveduti tra loro) avrebbero votato come la maggioranza dei britannici, se avessero potuto prevedere la qualità politica avvilente della presente classe politica europea di s-governo – in maggioranza di sinistra.
Avrebbero votato come i britannici – i più avveduti tra loro – se avessero conosciuto il marasma sociale indotto dalle spaventose politiche immigratorie della presente classe politica europea di s-governo; e se avessero veduto e letto in cronaca il dramma e l’oscenità delle ‘giungle’ e baraccopoli di Calais e di Ventimiglia fitte di clandestini sciamati fuori dai confini italiani e sostenute dalle volonterose e sconsiderate pattuglie dei buonisti affiliati al movimento dei ‘No borders’.

I Padri fondatori (i più avveduti tra loro) avrebbero tolto il patrocinio e la rappresentanza politica ai vergognosi responsabili del decadimento dell’idea di Europa Unita che siedono nel parlamento di Bruxelles e all’arrogante Renzi e all’inutile Juncker, suo padrino, e a tutti gli altri sventurati politici che stamattina, ansanti e in gravi ambasce, indicono l’ennesimo e inutile vertice per fare il punto sulla rotta di Caporetto della dis-Unione europea.

I Padri Fondatori si sarebbero messi le dita nei capelli, e le espressioni dei visi stravolte, se avessero veduto crescere a milioni i disoccupati dei quartieri di Moellenbeck, a maggioranza islamica, e le orrende ‘banlieues’ parigine dove la polizia evitava di mettere piede prima degli attentati del 2015/16 che hanno disseminato di morti e feriti le strade e i caffè e i teatri della splendida ‘Ville Lumière’.

‘Leave’ avrebbero imposto, i Padri Fondatori, con espressioni di ira e visi tirati, a questi cialtroni di s-governo che hanno fatto di tutto e di più perché montasse la protesta politica e i voti rabbiosi alle formazioni che gli idioti chiamano con disprezzo ‘populiste’ (che caxxo vuol dire) – e oggi piangono le rovine dell’Europa che passa dall’Inno alla Gioia di Schiller al Miserere nobis.

E ricostruire dalle rovine di una Europa sfigurata e spaccata in due sarà davvero difficile e l’identità europea è come quell’araba fenice del distico beffardo: ‘Che vi sia ciascun lo dice / quale sia nessun lo sa.’ Sipario.

foto di Enaz Ocnarf.