Archivi categoria: i vaffa di gran cuore

Piglia, pesa, incarta e porta a casa

Se il governo italiano ha sentito la necessità e l’urgenza di mandare in onda una ‘pubblicità progresso’ contro il dilagare su internet delle supposte ‘fake news’, (le notizie false per chi aborrisce l’uso e l’abuso della lingua di Albione e dice ‘location’ invece che ‘luogo’) vuol dire che queste dilagano irresistibilmente e hanno un loro vasto pubblico – e non basta a contrastarle la puzza al naso dei colti trinariciuti che si lamentano dei troppi cretini che dicono la loro sui ‘social’ e dei ‘leoni della tastiera’ che impazzano e magari raccolgono decine o centinaia di ‘mi piace’.
E, forse, questa pubblicità progresso è campagna europea che denuncia la perdita di peso politico e il deficit di autorevolezza dei presenti s-governanti da tre palle un soldo che hanno sulla coscienza le nostre vite blindate e la responsabilità di aver lasciato crescere smisuratamente dentro le nostre città le maledette enclaves delle periferie da cui partono e trovano tana i troppi ‘radicalizzati sul web’ assassini di importazione.
Ma ciò che non capiscono i trinariciuti con la puzza al naso (non vogliono capire – il loro è un mondo a parte, una località di residenza esclusiva, l’asettico regno delle menti elette) è che ‘il medium è il messaggio’ – come ben affermava il Mc Luhan buonanima, e internet, per la sua struttura ed essenza di veicolo di ogni cosa conoscibile è, si, un medium ‘sporco’ – dove trovi di tutto e di più: le stelle e le stalle, – ma, a differenza di quell’altro medium oltremodo sporco e corrotto dal dominio dei partiti di s-governo che è la televisione, è un luogo di libertà; anche della libertà di veicolare le bufale del malessere ‘populista’ e i suoi diarroici e logorroici ‘maldipancia’ sociali e politici- e se ne ferisci il midollo con i vani e trucidi desideri di censura governativa lo uccidi.
E chi di censura uccide sarà pesantemente castigato nelle urne, finché durerà il sistema democratico – anch’esso parecchio ‘sporco’ e sovente veicolo di falsità e di vane e menzognere promesse elettorali e misfatti e cattive politiche immigratorie e corruzioni stellari.
E risulta perfino patetica l’implorazione finale dello speaker della ‘pubblicità progresso’ contro le ‘fake news’ di riappropriarsi della ‘verità’.
La verità, già. Che è quell’araba fenice (che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa) che invano noi cittadini – gente ‘sporca’ e di basso ceto – cerchiamo nei tribunali insieme alla fantasmatica giustizia e nelle assise della politica e in televisione e sui quei giornaloni un tempo autorevoli e oggi veicolo e strame di ogni ‘Passator scortese’ – re dei partiti di s-governo e principe degli imbonitori della peggior risma a cui avanza di rimproverarci le supposte ‘fake news’.
Tu vedi da che pulpito vengono certe prediche. Fanc…

Cosa vuol dire “Il medium è il messaggio”?
A cento anni dalla nascita, il sociologo canadese McLuhan è ancora oggi uno dei massimi riferimenti nel campo degli studi sulla comunicazione.
PARLAREALMICROFONO.IT

Le post verità dei derelitti di s-governo.

 

…che poi, questa storia delle ‘post verità’ – tanto amata dai renziani di s-governo e dai giornalisti embedded e più realisti del reuccio spodestato coi milioni di ‘no’ al referendum – sembra presupporre l’esistenza di una ‘pre verità’ o, quantomeno, di una verità tout court e qui corre il pensiero al sarcastico ‘vaste programme’ del De Gaulle buon’anima.

Ed è dura da sostenere, nelle aule dei tribunali o nelle redazioni dei giornali, che esista una verità pulita e chiara e perciò condivisibile erga omnes. E se la richiesta di verità la esponete in un congresso di avvocati scoppieranno a ridere come per una esilarantissima barzelletta, loro che, per mestiere, combattono a verità negata nelle aule dei tribunali per l’assoluzione dei peggiori barabba purché in grado di pagare la parcella.

E figura da chiodi migliore non fanno quei giornalisti embedded riuniti a banchetto sul carro dell’ex vincitore/imbonitore fiorentino che ce l’hanno menata per mesi e anni la storiella buffa della brexit che tutto avrebbe scassato del raffazzonato palcoscenico europeo – e oggi nessun osservatore attento vede sfracelli all’orizzonte che già non fossero predicibili a causa delle fondamenta fragili dell’Unione – e hanno ricevuto in faccia lo schiaffone-Trump senza, poi, dar segno di vergogna per tutti quegli articoli che hanno scritto in cui lo si descriveva come il diavolone orribile di una stagione all’inferno del mondo tutto – e sarà, invece, un ritorno all’ordine o, quantomeno, un tentativo di riportare ordine e argine e contenimento di un mondo rotto e caotico che lancia le sue schegge immigratorie oltre le frontiere-colabrodo a milioni come fosse l’esplosione di una caldera vulcanica, e cenere e lapilli a cascata a ricoprire la Pompei della fragile ricchezza dei paesi dell’Occidente in crisi economica e sociale da quasi vent’anni.

Smettete di menarcela, cari, con le vostre ridicole enunciazioni di pretese ‘post verità’ della rete che servono solo a coprire le vergogne delle troppe verità ed evidenze di fallimento e di s-governo negate per anni e decenni dalle colonne dei vostri giornali e telegiornali – un tempo autorevoli e condivisibili e oggi sbracatamente autoritari.
La censura che auspicate e pregustate vi scoppierà in mano, se solo farete tanto di imporcela per decreto.

Forse sarà la musica del mare

 

Sarà perché, da troppo tempo, sto in mezzo a un guado, e di là del fiume (tra gli alberi) non so che mi aspetta e di qua non c’è più niente di nuovo e urge seppellire il passato perché siamo incalzati dall’arrogante ‘nuovo che avanza’ – e le frequenti notizie di chi se ne va della mia generazione mi inquietano non poco e mi fanno credere che non ci sarà nessuna eccezione alla regola e le Parche faranno il loro sporco lavoro anche col mio filo, maledizione!

E sarà per la notizia che ‘la terra trema’ di qua e di là del Pacifico, dal Giappone all’Ecuador, e una irrequieta zolla tettonica sotto all’oceano ci sta preparando chissà che catastrofe epocale alla quale non sapremo opporre nulla di più di un universale compianto per i morti e le distruzioni – e la dolorosa coscienza che la nostra specie, pur forte di prodigiose tecnologie e di miliardi di individui, immenso formicaio dai movimenti caotici e spesso catastrofici, è fragile e mortale, come sotto i lapilli di Pompei, come sotto le bombe che distrussero Dresda, la meravigliosa città che pagava il fio della sua follia nazionalistica e le ebbrezze e i deliri del suo Fuhrer.

O sarà per questa quieta primavera che ri-fiorisce come un prodigio di cui ci si dimentica nel corso dell’inverno e ognora stupisce e la ri-miriamo nel suo esaltarsi di foglie nuove vigorose e chiare e teneri virgulti e boccioli pieni di quell’energia vegetale di cui siamo parte creatrice (e distruttrice insieme).

Per tutto ciò, dei mattutini pensieri che prendono forma dai sogni come la statua dalla molle creta che l’artista modella sapiente, e per la coscienza che il mare è così straordinariamente profondo e pieno di meravigliosi pesci che poco osserviamo (e rispettiamo) nel loro ciclo vitale decido di vestirmi e dare forma nuova e diversa alla mia domenica di primavera e di andare a votare ‘si’ contro l’uso scriteriato che si fa delle risorse e dei fragilissimi equilibri del pianeta che ci ospita.

E chi non vota con me (con noi) peste li colga.

 

N.M.Guzzi – Siamo noi Siamo in tanti Ci nascondiamo di notte Per paura degli automobilisti Dei linotipisti Siamo i gatti neri Siamo i pessimisti Siamo i catt…
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foto di Enaz Ocnarf.

Ritmi circadiani e guerrieri metropolitani

Ritmi circadiani e guerrieri metropolitani

Siamo un popolo di guerrieri. Metropolitani. Le città (non tutte, per fortuna) hanno serali echi di guerra di insonni guerrieri armati di spritzs e prosecchini e fiumi di birra che gareggiano tra loro a chi riesce a mantenere la stazione eretta fin sull’uscio di casa, a un dipresso verso le quattro del mattino. E, naturalmente, frasi sconnesse impastate dall’alcool e grida belluine e cachinni guerreschi alti nel cielo notturno per ricordare ai poveri cristi che hanno le finestre della camera da letto sui campi o le vie dove c’è uno stra maledetto locale aperto che la città è ‘cosa loro’ e: ‘Facciamo un po’ il caxxo che ci pare’ e: ‘Si fottano i maledetti pensionati tutti televisione-e-a-letto-alle undici.’ – che di dormire hanno tutto il tempo che vogliono post mortem dentro alle lignee teche.

Lievemente caricaturata è questa la sostanza del ‘dialogo’ tra sordi che si svolge ogni qualvolta si misurano a singolar o plural tenzone gli adepti e attivisti dei due partiti che si fronteggiano in città. Sordi i ‘movidari’ e caciarosi cronici (moltissimi gli studenti universitari) alle ragioni di chi pretende il rispetto degli orari di chiusura e il silenzio notturno – e non si peritano di affermare, impavidi e con i soldi altrui, che: ‘Si mettano i doppi vetri alle finestre, se vogliono dormire.’
Per dire: ‘La città è nostra e impazziamo dove e quando vogliamo, carnevale o non carnevale, e voi chiudetevi pure nelle vostre silenti prigioni domestiche.’
Alla facciaccia vostra e delle regole condivise e da condividere contenute nei regolamenti di polizia urbana, nel codice penale (schiamazzi notturni) e nelle raccomandazioni che fanno i neurologi e gli psichiatri di ‘non scambiare il giorno per la notte’ e rispettare i ritmi circadiani se si vuole vivere in buona salute e a lungo.

E, se un giudice a cui è stato presentato ricorso condanna il proprietario del locale e glielo pone sotto sequestro, ecco l’accusa di chi non sente ragioni – e la movida è un comandamento divino consegnato a Mosè sul Sinai dal Roveto Ardente: ‘Quel giudice è di parte e ha condannato un innocente e ha favorito qualcuno di potente e ammanicato.’ Capita l’antifona e la buona disposizione d’animo di questi nostri guerrieri metropolitani usi ad attaccar guerra di notte, battendo le lance sugli scudi e innalzando al cielo i loro stolidi peana?

E un tizio con un’ impalcatura di capelli crespi raccolti a spirale sul capo, nel corso di un convegno sulla vita sociale in città, anni fa, lamentava la costrizione di leggi e regolamenti e presentava la sua attività di musicista da bar e ‘campo’ come una laude creativa incessante e magnifica che dovrebbe trovare echi dovunque e quantunque e sebbene. E io a rintuzzarlo, invano (‘dialogo’ tra sordi) e a ricordargli che perfino gli ingegneri e i managers della Sony pubblicizzavano i loro prodotti di alta tecnologia audio con la meravigliosa sintesi che: ‘La musica è la cosa più bella che c’è. Dopo il silenzio.’

Se amate la musica, ascoltatela. Nei luoghi giusti, opportunamente insonorizzati. E’ la ‘vostra’ musica e non è la musica ‘di tutti’ che voi pretendete di imporci. Più di qualcuno, tra il vostro prossimo e vicini di casa, ama la musica classica, lo sapevate? E magari se l’ascolta in cuffia per non dare fastidio a chi non l’apprezza.
La prossima volta che sparate i vostri decibel impazziti di musica ‘ska’ o ‘reggae’ o ‘rock’, proverò io a spararvi con uguali o maggiori decibel e casse rivolte verso le finestre i ‘Carmina Burana’. Vediamo chi vince.
Guerrieri metropolitani notturni versus pantere grigie incacchiate e rispettose dei ritmi circadiani. La guerra continua.

Fetori storici

Che sia crisi nera nella vendita dei giornali in edicola non stupisce, di questi tempi. E, se la colpa principale è di Internet, che tutto fagocita, dell’attenzione dei miei connazionali e non li fa uscir di casa e trovarsi in piazza o al bar col giornale sottobraccio come ai bei tempi che la berta filava, mi sento di indicare quale potente concausa il desolato quadro di ‘tempi cupi’ che esce dai reportages e dalle inchieste sul malaffare dei giornali tutti – e il cadere definitivo delle braccia dei lettori di ieri e di oggi per il giganteggiare del magna-magna universale e della ‘politica’ centrale, regionale e comunale che sprofonda nel mare magno di cacca corruttiva del ‘mondo di mezzo’.

Dall’expo di Milano passando per il Mo.se di Venezia e finalmente al Campidoglio di Roma – cupolone para mafioso che sprofonda nei debiti e, quando lo Stato glieli ripiana, sperpera i soldi ricevuti in nuove mazzette e nelle valigie portate in Argentina (i processi ci diranno se e quanto è vero) – i giornali non fanno che proporci quest’immangiabile minestra di una politica malata e di gente che si presenta alle elezioni priva dei quarti di onestà che li definisce ‘onorevoli’ e cittadini probi meritevoli di guidare i municipi e le regioni.

E il chiudersi di quasi tutti noi nel rifiuto della politica e perfino della lettura dei giornali è reazione inevitabile per gente che, di abitare in questa discarica immonda di un paese infetto, non ne vuole più sapere – e già Forattini, ai tempi di Craxi e Spadolini e compagnia pentapartitica, affondava il coltello nella piaga e li mostrava (i politici coinvolti in Tangentopoli) immersi a mezzo busto nei fetori di una discarica e la didascalia crudele così recitava: ‘Votateci! E’ qui che dovete vivere il resto delle vostra vita.’

Che, comparato colla notizia che se vanno all’estero un 20 per cento di giovani e un 14 per cento degli immigrati se ne tornano al paese, la dice lunga sulla stanchezza del continuo ‘turarsi il naso’ e continuare a vivere in un ‘paese senza’. Senza vergogna e nessuna virtù civica.

E colla beffa atroce di un impunito ex presidente del consiglio che, dopo i nefasti e i trascorsi corruttivi della vita pubblica del suo s-governo e i cento processi che lo inchiodano al ruolo di ‘primus inter pares’ dei peggiori politici mai apparsi nel Malpaese candida a sindaco una simpatica e prosperosa signora dei sollucheri televisivi dell’ultimo ventennio e, oltre alle braccia, ci fa cadere anche il resto che pende.

Mettete all’asta questo paese. Forse potremo ricavarne abbastanza per ripianare i debiti e tornare a vivere lontano dai fetori delle discariche.

Che sia crisi nera nella vendita dei giornali in edicola non stupisce, di questi tempi. E, se la colpa principale è di Internet, che tutto fagocita, dell'attenzione dei miei connazionali e non li fa uscir di casa e trovarsi in piazza o al bar col giornale sottobraccio come ai bei tempi che la berta filava, mi sento di indicare quale potente concausa il desolato quadro di 'tempi cupi' che esce dai reportages e dalle inchieste sul malaffare dei giornali tutti - e il cadere definitivo delle braccia dei lettori di ieri e di oggi per il giganteggiare del magna-magna universale e della 'politica' centrale, regionale e comunale che sprofonda nel mare magno di cacca corruttiva del 'mondo di mezzo'.</p><br />
<p>Dall'expo di Milano passando per il Mo.se di Venezia e finalmente al Campidoglio di Roma - cupolone para mafioso che sprofonda nei debiti e, quando lo Stato glieli ripiana, sperpera i soldi ricevuti in nuove mazzette e nelle valigie portate in Argentina (i processi ci diranno se e quanto è vero) - i giornali non fanno che proporci quest'immangiabile minestra di una politica malata e di gente che si presenta alle elezioni priva dei quarti di onestà che li definisce 'onorevoli' e cittadini probi meritevoli di guidare i municipi e le regioni.</p><br />
<p>E il chiudersi di quasi tutti noi nel rifiuto della politica e perfino della lettura dei giornali è reazione inevitabile per gente che, di abitare in questa discarica immonda di un paese infetto, non ne vuole più sapere - e già Forattini, ai tempi di Craxi e Spadolini e compagnia pentapartitica, affondava il coltello nella piaga e li mostrava (i politici coinvolti in Tangentopoli) immersi a mezzo busto nei fetori di una discarica e la didascalia crudele così recitava: 'Votateci! E' qui che dovete vivere il resto delle vostra vita.'</p><br />
<p>Che, comparato colla notizia che se vanno all'estero un 20 per cento di giovani e un 14 per cento degli immigrati se ne tornano al paese, la dice lunga sulla stanchezza del continuo 'turarsi il naso' e continuare a vivere in un 'paese senza'. Senza vergogna e nessuna virtù civica.</p><br />
<p>E colla beffa atroce di un impunito ex presidente del consiglio che, dopo i nefasti e i trascorsi corruttivi della vita pubblica del suo s-governo e i cento processi che lo inchiodano al ruolo di 'primus inter pares' dei peggiori politici mai apparsi nel Malpaese candida a sindaco una simpatica e prosperosa signora dei sollucheri televisivi dell'ultimo ventennio e, oltre alle braccia, ci fa cadere anche il resto che pende.</p><br />
<p>Mettete all'asta questo paese. Forse potremo ricavarne abbastanza per ripianare i debiti e tornare a  vivere lontano dai fetori delle discariche.

Travi e pagliuzze

Pagliuzze e travi

Costruii una casa con una cooperativa, or sono venti e più anni fa, e venni cooptato nel nuovo consiglio di amministrazione per essere insorto contro il fondatore, presto dimostratosi un truffatore seriale.

E, mesi più tardi, mi beccai un pugno in un occhio sferrato da un figlio di buonissima donna neo consigliere – con rottura delle lenti e ferita conseguente e pronto ricorso medico -, durante una seduta del nuovo consiglio, per aver ammonito severamente i consiglieri che non avrei esitato a denunciarli non appena avessi avuto documentazione sufficiente di una nuova frode da essi commessa a danno dei soci. Nell’assemblea dei soci in cui denunciai l’accaduto, si decise di procedere contro i truffatori, ma ci fu chi si alzò a parlare e affermò, con perfetta faccia di tolla, che: ‘Chi va al mulino si infarina’ e non valeva la pena di assumere un legale e trascinare in giudizio i figli di buonadonna che si intascavano i soldi dei soci.

Tutto ciò rievoco per dire che, se si alza la soglia di tolleranza al malaffare e lo archiviamo quale storico ‘magna-magna’ e ‘farina che infarina’ a cui nulla possiamo opporre, noi minoranza di onesti, lo scandalo che oggi ci indigna e riempie le pagine dei giornali e le videate dei ‘social media’ finirà per essere archiviato in breve lasso di giorni o settimane e i cialtroni della ‘politica’ e i voracissimi magna-magna del ‘Mondo di Mezzo’ che li hanno a libro-paga la faranno franca ancora una volta – e già il Mo.se di Venezia è passato in terzo o quarto piano e gli elettori indigeni del pd si apprestano in maggioranza a ri-votare quel partito – i migliori tra loro ‘turandosi il naso’.

E c’è chi, era solo ieri e l’altro ieri, si stracciava pubblicamente le vesti per le espulsioni dei parlamentari del M5Stelle infedeli al patto sottoscritto al momento dell’elezione che non registravano le spese.

Tu vedi quanto hanno imparato nei secoli gli esseri umani sulle travi che fuoriescono dall’occhio loro e le pagliuzze in quello del loro prossimo.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Pollice verso e fuori i leoni

Pollice verso e fuori i leoni

Più realisti del re, gli uomini e le donne che fanno corona all’arrogante di turno, si cimentano lancia in resta in attacchi mediatici davvero degni di miglior causa e totalmente ‘fuori misura’ e con toni ferini.
E il sospetto che quei caporali/esse leopoldiani – parvenus sulla scena mediatica e di s-governo chissà come reclutati e con che aspettative e promesse di ottenere presto i gradi – lavorino ‘per il re di prussia’ delle elezioni prossime venture si fa ogni giorno più forte e guadagna le prime pagine delle testate web.
Sono sulla scena da pochi mesi e già si meritano il paragone con le pluri titolate amazzoni berlusconiane da prima linea di ‘quando c’era lui, caro lei’ (e almeno si rideva delle scollacciate cose del satrapo che le guidava) e sparano senza freni et grano salis tutto il caricatore del loro kalashnikov mediatico nei talk show neanche dovessero ‘dare la vita’ per il loro leader.

C’erano una volta Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri, Altero Matteoli, Elio Vito: i…
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Storiche riforme e nazareni dei miracoli

Ma che magnifico venditore di lingerie usata è questo nostro Renzie. Ci ha riciclato uno sporcaccione notorio e osceno a vedersi e udirsi spacciandolo per statista e ‘Nazareno’ dei miracoli riformistici. E, posto di fronte alla crisi economica che non arretra di un passo contro ogni suo vacuo esorcismo verbale e il mantra de: ‘riforme, riforme, riforme’, sfodera la brillante battuta demenziale de: ‘l’estate quando arriva arriva’. Ma non era il Natale di Pozzetto goloso di panettone?

Il paese immedicabile

Il paese immedicabile (2)

Credevamo di aver visto tutto il peggio del nostro vivere civile, ma davvero il peggio non è mai morto, ahinoi. Chissà se quei tali, quei giudici il cui massimo vituperio viene loro dal berlusconi-lex luthor – che loda la giustizia solo quando gli è prona e china e mostra il suo immedicabile ludibrio di giustizia da avvocaticchi, da cavilli e leggi ad personam che la imbavagliano e la dicono stupida e nulla e usurpatrice dell’idea pura di ciò che comunemente noi normali cittadini diciamo ‘giustizia’ – chissà se si sono resi conto, quei ‘giudici’, di aver riaperto la stagione all’inferno del peggio del peggio di un’Italia malata terminale e metastasi diffuse refrattarie ad ogni farmaco.

Le metastasi del puttanesimo conclamato e arrogante che si è fatto stagione di governo – e le belle e capaci delle ‘cene eleganti’ prima soubrettes poi in gessato regimental elette in parlamento.
Le metastasi delle manifestazioni in piazza guidate dall’ineffabile ferrara, – spudorata penna di famiglia, laudatore dei lettoni di putin e delle ferite inferte alle istituzioni con faccia di tolla e sicurezza di impunità del suo padrone di denari che gridava gioiosamente insieme ai suoi compari forzitalioti e rivendicava: ‘Siamo tutti puttane’.

Tutti puttane, già. Tutti-tutti. Nel senso politico del termine, naturalmente. E mai espressione suonò più atroce de: ‘Il privato è politico’, come in questo caso, – che la ‘politica’ satrapica e delle puttane fiere di esserlo e a tariffe stellari insorgeva dalle fragranze dei letti esausti e delle notturne effusioni e gli amplessi.

E il teatro carnascialesco delle intercettazioni che attestano che Ruby fosse ‘il culo’ per l’esimio presidente del consiglio dei ministri – come si vantava in privato col suo ganzo – lascia il posto all’avvilente quadro di giudici d’appello che, in punta di diritto e di rovescio, dichiarano che quelle intercettazioni non contano e non sono producibili in giudizio e la concussione, bontà loro, si dà solo se il presidente del consiglio dei ministri prende per il bavero il funzionario di polizia e gli intima, pistola alla mano, di passargli per buona la ‘nipote di mubarak’, con quel che ne è conseguito del dileggio e della politica italica mandata per intero ‘a puttane’ all over the world.

Un paese immedicabile che pareva avere chiuso, col 40 per cento a Renzi e al pd, quella stagione all’inferno del berlusconi-burletta e ludibrio di un intero paese, torna alla ribalta della cronaca malata perchè il Renzi, ci dicono, è felice della malleabilità piena e totale di forza italia post assoluzione che gli voterà tutte le riforme, in barba a quei rompi-co….ni dei 5 stelle.

E la politica torna vassalla e serva di piccolissime virtù civiche e puttanesimi finto-pentiti e ‘in sonno’ che diranno agli storici di regime che berlusconi era un ‘perseguitato’ e un vero ‘statista’ (sic).

Votate Renzi, cari i miei piddini da tre palle un soldo. A questo sono serviti i vostri voti delle europee. Una faccia, una razza e i cocci sono i nostri.