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Quell’aria da commedia americana

Con un’aria da commedia americana / va chiudendo anche questa settimana. / Ma l’America è lontana / dall’altra parte della luna….
(L. Dalla buon’anima)

‘Anche sulla vicenda Trump, larga parte del giornalismo pensoso ha dimostrato di essere completamente scollegata dal reale, reputando “impossibile” ciò che per loro era moralmente inconcepibile: ovvero la vittoria di un buzzurro come Trump. La sua elezione è un’altra mazzata per le vedove inconsolabili del menopeggismo. Più si arrabbiano perché a “sinistra” non si fanno bastare gli improponibili Renzi e le Clinton, e più gli elettori danno loro torto. Non ne beccano una. A tal proposito, una cosa buona nella vittoria di Trump c’è: la reazione di Zucconi. E’ davvero una sagoma in queste ore. Idolo Vittorio: mille di questi giorni. ‘
Andrea Scanzi – Il Fatto Quotidiano

 

http://video.repubblica.it/…/usa-2016…/258574/258867…

 

Le premesse dei sondaggi sbagliati e dello schieramento delle truppe giornalistiche mondiali a difesa della Clinton, generale fellone.

Larga parte del giornalismo ha un’unica funzione: dirvi che morirete tutti, per giunta tra mille tormenti, se perderanno quelli per cui loro tifano. Cameron, Renzi, Clinton. E’ successo con la Brexit, sta accadendo con Trump. Figuriamoci. Le vostre e nostre vite scorreranno come prima, né più né meno. Vale, per la cronaca, anche per il referendum del 4 dicembre. Questo clima da “o noi o l’apocalisse” ha davvero frantumato le palle. Andrea Scanzi (da ‘il Fatto quotidiano’)

 

 

A buoi scappati dalle stalle si battono il petto, i cialtroni della pretesa intellighenzia mondiale. http://www.ilfattoquotidiano.it/…/donald-trump…/3180861/

 

 

Appuntamento al prossimo attentato

Appuntamento al prossimo attentato

(…) Che l’asse del Paese si sia spostato a destra non lo indica solo l’ascesa del Front: a Lione governerà Laurent Wauquiez, il repubblicano che ha proposto una Guantánamo francese (cui il governo sta pensando sul serio). Le sue prime parole da presidente dell’Alvernia-Rodano-Alpi: «Facciamola finita con il comunitarismo, salviamo l’identità francese».
Marine Le Pen è battuta, ma le sue idee restano al centro della discussione. La Francia e l’Europa non se ne libereranno facilmente. Anche perché il terrorismo è ormai un attore sulla scena politica. In Place de la République gli spazzini portano via le candele, i pelouche, i biglietti lasciati dopo le stragi del 13 novembre, proprio un mese fa: i messaggi saranno conservati negli archivi di Parigi. Gli abitanti della rue d’Alibert e della rue Bichat, dove sono morti tredici innocenti, hanno messo ghirlande di fiori alle finestre. Negli ospedali di Parigi sono ancora ricoverati sessanta feriti, qualcuno lotta per la vita, molti non cammineranno più. (…)
Aldo Cazzullo – ‘La breve alleanza contro la paura’ – Articolo citato qui sotto

Dopo la sconfitta del partito guidato da Marine Le Pen ai ballottaggi
CORRIERE.IT

la ratio impossibile del pianeta Terra

Il tono del narratore è sul limite di una commozione. Legge i reportages da Gaza, Palestina, e chi ascolta si raffigura una bolgia di gente impazzita che corre, urla, piange, si spinge, e gli ospedali pieni di feriti e il filo da sutura che manca e sangue di uomini e donne e bambini morti e feriti.
I bambini, già. Gli innocenti, li dicono. Gli incolpevoli. Che succhiano il latte delle madri che odiano gli israeliani. E i padri tornano a casa, la sera, e i dialoghi serali sono intessuti di quell’odio che fa partire i razzi di Hamas verso le città israeliane e ne conseguono le reazioni: gli omicidi mirati, le bombe, forse l’occupazione militare.
Non se ne esce da questa bolgia se non con l’odio delle generazioni nuove, una dopo l’altra, verso l’altro: l’oppressore, il nemico israeliano. Che ha molti torti e cattive ragioni e la principale è di esserci, di aver creato una nazione ricca e un esercito di invincibili in terra di Palestina, la terra dei Padri.
E i bambini di Gaza di oggi si faranno presto ragazzi e lanceranno a loro volta le pietre e si nutriranno di altro odio che li infutura – e i loro bambini saranno, a loro volta, innocenti feriti portati al pronto soccorso e che moriranno per altre bombe.
E Gaza è una bomba demografica che inquieta i sonni degli israeliani e li riempie di incubi.C_2_fotogallery_1014898__ImageGallery__imageGalleryItem_2_image.jpg

E figuratevi Calcutta e immaginate che vita vi si faccia, se siete poveri e cercate lavoro e cibo – e che senso hanno le vite degli uomini e delle donne in quelle contrade, in quei paesaggi umani degradati e perché si ostinino i profughi ad intasare vieppiù strade e case che già scoppiano e rigurgitano – e ne consegue che il disagio di viverci, la povertà che vi alligna come un virus resistente a tutti gli antibiotici, genera altro odio e maggiore – e mi sorprendo che non ci raccontino le cronache e i reportages di migliaia di quei poveri che emigrano verso altre terre a ‘fare fortuna’, come hanno fatto i nostri emigrati storici, come fanno tutti gli emigranti dei luoghi dove il lavoro non c’è e la vita è un inferno di povertà e fame e odio come panacea.

E il narratore alla radio prosegue imperterrito la sua narrazione di un inferno in terra, di una vera e propria bolgia infernale e pretende di trasmetterci la sua commozione per quei bambini che sanguinano e muoiono incolpevoli, innocenti, ma io penso, invece, a come si possano chiudere tutti gli inferni in terra, le Gaze e le Calcutte e tutti i maledetti slums del mondo; penso a un piano Marshall di aiuti internazionali che ipotizzi una rinascita civile di quei luoghi di infamia finalmente in pace e densi di popolazioni miste arabe e israeliane insieme.
Penso a incentivi ai paesi dell’area medio-orientale, L’Egitto, la Siria (una volta pacificata), la Giordania, che si diranno pronte a ricevere le popolazioni palestinesi eccedenti che crescono a ritmi impazziti da conigli – e non si capisce come madre natura sia così folle di suo da dare fecondità massima alle donne di popoli famelici e che si accalcano dentro una città orribile a vedersi ed abitarsi come a voler farla scoppiare.
Non c’è una ratio possibile sul pianeta Terra, maledizione! che si sostituisca alla vana commozione dei reportages che narrano di bambini morti e feriti e gli ospedali senza più filo da sutura?


vox populi vox dei

La ‘combine’ è un maledetto tentativo di ‘cambiar le carte in tavola’ -e chi partecipa a un gioco o a una gara d’appalto la cosa non va giù e partono le denunce e segue il processo.

E, l’altrieri, seguivo con interesse in tivù il bel documentario ‘I mercanti di Venezia’ trasmesso su rai3 (‘Off the report’ dalla redazione della Gabanelli) che dava conto dell’ipotesi -suffragata da ampi e pesanti indizi di colpevolezza- di una ‘combine’ relativa alla ‘grande opera’ detta de ‘Il Mose’.

Che non ha nulla a che fare col giudaico profeta delle origini, bensì colle storiche ‘acque alte’ e colla profezia facile-facile che: ‘Dove xe vose xe nose’ (dove ci son voci, ci son noci).
O, se preferite, quell’altro buon vecchio adagio (sostenuto da decenni di malapolitica e malasocietà che l’ha espressa): ‘E’ tutto un magna-magna!’.
La ‘cricca degli appalti’, insomma, che ‘colpisce ancora’, a destra come a sinistra, e i cittadini -quelli del ‘sano civismo’ delle maestre elementari- indignados permanenti e sempre più imbufaliti.

E che ‘la cricca’ colpisca anche a Venezia non dovrebbe stupire nessuno perché, per un tal genere di maledetta tendenza italica, Venezia non è ‘città franca’, ma, chissà come e perché, la giunta e amministrazione Cacciari -che ha tenuto a battesimo il ‘pasticciaccio brutto’ del palazzo del Cinema al Lido e la s-vendita del meraviglioso complesso ospedaliero dell’ ‘Ospedale al mare’ – l’ha svangata, e nessuna inchiesta della magistratura ci ha rivelato le ‘segrete cose’ e il supposto malaffare di s-governo -solo e sempre supposto, per carità! E fino al ‘terzo grado del giudizio’ e/o ‘revisione del processo’ (sic) o ‘sopraggiunta prescrizione’.

Ed era esilarante osservare i primi piani dei volti delle persone intervistate, alcune palesemente con ‘la mosca la naso’ per quell’impertinenza intollerabile della giovane giornalista di scuola gabanelliana di ‘avanzare dubbi e sospetti’ con le canoniche ‘domande scomode’, altre imperturbabili e sicure che nulla possa scuotere i vergognosi equilibri del potere veneziano che garantiscono i profitti delle ditte scelte fuori dal meccanismo delle gare -tutto lecito e ‘alla luce del sole’ perché ‘la legge lo consente’, ahinoi.

E chissà se è la legge che consente anche di rimuovere un magistrato-alle-acque perplesso sull’attribuzione a una certa ditta delle cerniere delle paratie del Mose e desideroso di indire una gara che ‘confrontasse le tecnologie disponibili’ e certificasse la bontà della scelta fatta oppure l’esistenza di una scelta più sicura e avere garanzia di ‘esente corrosione’.
La ‘combine’ delle grandi opere del Mose deve avere agganci governativi sicuri e di gran peso nella ‘pubblica amministrazione per potersi permettere la vigliaccata di una rimozione con segreta minaccia di spedire quel tal magistrato a Palermo. E mi aspettavo che succedesse una bufera in città, il giorno dopo la messa in onda di quella trasmissione, e, invece, tutti zitti e buoni e ‘muro di gomma’ -e la faccia da schiaffi dell’Orsoni-sindaco che, ancora, a due anni e passa dal suo insediamento, risponde serafico alla giornalista come se niente sia mai dipeso e dipenda da lui e ‘les jeux sont faits, mes chers citoyens, et rien ne va plus’.

E se l’ipotesi delle cerniere del Mose che non sono ‘esenti corrosione’ si rivelasse fondata ci sarà da ridere al collaudo della ‘grande opera’ di levatura tecnologica internazionale e avranno ragione quei due tipacci del ‘metadone party’ che, birra in mano, dicevano l’uno all’altro a voce alta:
‘Ti gà sentio del Mose?’ ‘No, cossa?’. ‘Che i gà speso un saco de schei e, scolta queo che te digo, ti vedarà che no funzionarà un casso.’

Vox populi vox dei?

andate al mare

La crisi della politica morde le caviglie delle pecore ammassate nel gregge del ‘popolo sovrano’ e, per la verità, proprio a strazianti belati somigliano le esternazioni di tutti coloro che si aggiungono al coro del ‘fuori tutti!’ e ‘facciamo pulizia’.
Perché nulla cambierà, dopo la prossima tornata elettorale e le investiture popolari che sono venute dalle urne aperte si sono rivelate sempre e inevitabilmente deludenti e inadeguate al compito di ‘servizio ai cittadini’ che dovrebbe essere il solo ‘must’ dei politici eletti e designati ai diversi ruoli istituzionali.
Temo che un perverso Nume aleggi sopra la democrazia italiana e la rende fragile ed esposta costantemente al vento della malapolitica e ci rifila ogni volta le peggiori persone e arrivisti e populisti e i bossi e i berlusconi e gli scilipuoti e i razzo.

Come a dire: bisognerebbe rivedere il meccanismo all’origine e riformarlo e stendere i binari di un mondo democratico nuovo e piantare i paletti, ma non si può fare. Vaste programme, avrebbe chiosato De Gaulle che se ne intendeva.
La democrazia italiana è la terra di nessuno dei cento partiti e cento liste civiche dentro le quali abbaiano candidati che, sempiternamente, promettono, promettono, promettono… E rubano, s-governano, danno fiato e paccate di miliardi di soldi pubblici alle cricche degli appalti, si comprano le lauree tarocche all’estero e via geremiando.
E le rivoluzioni annunciate si leggono solo sul web. Che il ‘professor Cacciari’ si incarica di dirci che ‘è pieno di frustrati’, alleluia! Che il Cielo ce lo serbi.

Andate al mare, cari concittadini -colla remotissima speranza che questo vecchio esorcismo craxiano cambi di segno e si faccia, invece, narrazione letteraria degna di un Saramago che, in suo libro, narrava di un presidente di seggio elettorale che vide arrivare nel seggio solo un paio di vecchiette dolci e care, alle quali si può perdonare di non sapere quel che accade nel paese e quali lupi ed esimi imbecilli si scambino i ruoli di eletti ed elettori.

l’euro, le satrapie, i giochi di simulazione

Forse l’Unione Europea cederà il passo, sotto i colpi della crisi, forse l’impalcatura cederà e l’euro lascerà il posto alle nuove monete nazionali. Forse.
O, forse, questa crisi globale è l’annuncio che nessuno si salva più contando sulle sole sue forze – per quanto la Svizzera sia lì a dirci che è possibile reggersi in piedi senza stampelle e Unioni pietose e finanziariamente caritatevoli.
Però questa crisi ci ha dimostrato che l’ Euro senza una vera e coesa Unione Europea – senza un governo europeo capace di unitarietà nelle politiche economiche e di bilancio e fiscali- è debole ed esposto ai colpi dell’avversa fortuna e della maledetta speculazione e, se ne usciremo, ne usciremo con la certezza che i governi nazionali sono e saranno sotto controllo europeo, d’ora in avanti, e le furbizie e gli escamotages e le promesse idiote dei leader populisti sotto elezione mostreranno subito la corda alla quale si impiccheranno di lì a breve.
E sarebbe interessante creare un gioco di simulazione attraverso il quale osservare – date alcune premesse e le eventuali variabili- cosa succederebbe al Belpaese una volta sciolti i legami con l’euro e l’Europa.
Sarebbe un gioco interessante e forse divertente – se non fosse che, a valle, in chiusura di gioco simulato, registreremmo i venti di tempesta delle piazze in rivolta o peggio -dato il ‘marcio che c’è in Danimarca’. Pardon. In Italia. Satrapia europea a vocazione anarchica e Beneamato Leader avvezzo ai baciamano conturbanti e a dire oggi quel che smentirà domani con finto sdegno e ridacchiando coi suoi fidi in privato.

dell’essere informati come si deve….

….per poter giudicare con giusto senno.

 

Scrivo a tutti coloro che mi hanno conosciuto, e che hanno conosciuto l’associazione Materya, e il suo impegno per l’ambiente.

In Val di Susa c’è una guerra. E nessun telegiornale sta dicendo la verità.

Una popolazione locale sta tentando di opporre resistenza alla costruzione di un’opera voluta da lobbies finanziarie, sostanzialmente inutile, destinata al trasporto delle merci (non è alta velocità.. per chi ancora non lo sapesse!), dal costo pari a tre volte il ponte di Messina.

TRE VOLTE il costo del PONTE DI MESSINA.

Cito inchieste del Politecnico di Torino e Milano, e dati estratti dalla trasmissione Report (Rai tre) e da una bellissima trasmissione andata in onda alcuni mesi fa su La 7.

Non mi dilungo sull’impatto ambientale, la collina di amianto (una stima di una ASL di Torino parla di 20.000 morti nei prossimi anni per la nube di fibre..) il tunnel di 54 km dentro una montagna già scavata dall’Enel perché ricca di Uranio, ma vi informo di questo:

I soldi destinati alla costruzione li metteranno le banche, ad un tasso del 6,2% ma la fidejussione a garanzia del prestito sapete chi l’ha messa? Voi! O se preferite lo Stato italiano! Entro 9 anni dovremo restituire 45 miliardi di debito alle banche che hanno finanziato l’opera.

45 miliardi sono quello che dovremo sostenere come costo per ridurre un pochino il nostro debito con l’estero per stare in Europa e il povero Tremonti non sa dove reperirli.

Siete pronti a pagare altri 45 miliardi per far viaggiare più veloce l’acqua minerale di Lecce verso la Norvegia, e far arrivare prima i biscotti inglesi sullo scaffale del vostro supermercato?

A proposito…non passeranno dalla Val di Susa le merci…Un noto docente del Politecnico dice che il costo del transito per un camion da questo valico non sarà competitivo con i costi degli altri tunnel che già esistono. Questa sarà davvero una cattedrale nel deserto.

Volevo solo informare tante persone che ancora non sanno..

Grazie del vostro tempo.. e chi di voi volesse aiutarci a fermare questo disastro divulghi questa mail.

Claudio Guerra

Per saperne di più www.notav.eu

non si poteva dir meglio

 

IL COMMENTOL’ultima difesa

di MASSIMO GIANNINI

LA TRENTOTTESIMA legge ad personam appena varata dalla Camera è l’espediente giuridico per un imputato eccellente, ma anche il ricostituente politico per un centrodestra agonizzante. Rianimato dall’atto di forza imposto al Parlamento, il presidente del Consiglio può rilanciare la fase che gli è più congeniale: quella del berlusconismo “da combattimento”.

Non basta il via libera sulla prescrizione breve che lo può salvare dal processo Mills, ottenuto da un’aula di Montecitorio militarizzata dai capigruppo forzaleghisti e svilita dalla compravendita dei “responsabili”. Non basta il dissennato disegno di legge sul “processo lungo” che lo può proteggere dalle sentenze su Ruby, Mediaset e Mediatrade, e che nel frattempo i “volonterosi carnefici” del premier stanno portando avanti al Senato con sprezzo assoluto dell’armonia ordinamentale e dell’economia processuale. Non basta la falsa “riforma epocale della giustizia” che il Guardasigilli Alfano gli ha confezionato, per punire i magistrati, per ingannare l’opposizione politica e per distrarre l’opinione pubblica. Il premier annuncia già la prossima battaglia. Vuole anche la legge-bavaglio, cioè la norma che limita drasticamente l’uso delle intercettazioni.
Non c’è limite a questa offensiva di primavera che ci accompagnerà fino alle prossime elezioni amministrative, tra un Parlamento trasformato nella Fortezza Bastiani del deserto dei tartari e un Tribunale di Milano trasformato nel palcoscenico di un predellino permanente. Berlusconi combatte perché vuole durare. Per questo non fa prigionieri.

Il premier non ha più dalla sua la politica: il governo non esiste, su nessuno dei fronti caldi della fase. Si alternano solo confusione e improvvisazione, dall’emergenza dei profughi all’esigenza delle riforme, dalla politica estera alla politica economica. L’unica “missione” visibile è la stessa da ormai diciassette anni: salvare il soldato Silvio dai suoi guai giudiziari. Per questo il capo del governo non esita a portare l’attacco al cuore dello Stato, delle istituzioni di garanzia, dei giudici.
Ma il premier ha ancora dalla sua l’aritmetica: la maggioranza è inchiodata a quota 314, lo stesso numero con il quale riuscì a respingere la mozione di sfiducia contro il governo presentata dai futuristi finiani il 14 dicembre e quella contro l’ex ministro Bondi presentata dal Pd il 26 gennaio. La fatidica quota 330, più volte evocata, resta una chimera. La coalizione è sfibrata dalla sua inettitudine operativa e lacerata dalle cene di corrente. Ma resiste, nonostante tutto. Nella sua metà campo, conta sulla precettazione forzata di ministri e sottosegretari. Nel campo avverso, si giova della defezione segreta dei franchi tiratori.

“Forte” della sua inconsistenza politica e della sua sufficienza numerica, Berlusconi non si rassegna al suo declino. E va fino in fondo, nel suo disegno di destrutturazione del sistema e di costituzionalizzazione della sua anomalia. La prescrizione breve è solo l’ultimo dei tanti, salatissimi “prezzi” che fa pagare agli italiani, per proteggere se stesso. Ma su questa ennesima legge-vergogna, o “amnistia permanente” secondo la definizione delll’Anm, sono ora accesi i riflettori del Quirinale. Le parole che il presidente della Repubblica ha pronunciato ieri, da Praga, sono chiarissime: “Valuterò i termini di questa questione quando saremo vicini all’approvazione definitiva in Parlamento”. In quel “valuterò” non c’è l’annuncio di un’iniziativa specifica e preventiva sul disegno di legge che ora passa all’esame del Senato: né una bocciatura anticipata, né una moral suasion riservata. Napolitano si limita ad avvisare governo e maggioranza che esaminerà con particolare attenzione i contenuti ordinamentali e i profili costituzionali del testo, come prevedono le prerogative che l’articolo 87 della Carta del ’48 gli riserva in materia di promulgazione delle leggi.

Il capo dello Stato, prima di firmare quel provvedimento, valuterà a fondo i suoi effetti. Avrà un precedente giuridico importante, sul quale parametrare la legittimità dell’attuale prescrizione breve: la legge ex Cirielli varata nel 2005 dallo stesso governo Berlusconi, che ridusse i termini della prescrizione con effetti retroattivi su tutti i processi pendenti, compresi quelli in Cassazione. Altra norma ad personam: allora per il Cavaliere c’erano in ballo i processi “toghe sporche”, Sme e Imi-Sir. Altra forzatura delle regole: allora vi si opposero prima il presidente della Repubblica Ciampi (che pretese correzioni al testo in corso d’opera) e poi la Corte costituzionale (che giudicò parzialmente illegittima la legge). Oggi il precedente della ex Cirielli (che ha molte analogie con il caso del ddl Paniz) potrebbe avere un peso assai rilevante, nelle valutazioni di Napolitano. Il Quirinale, opportunamente, ha smesso da tempo di usare lo strumento della moral suasion, che presuppone la “leale collaborazione” tra le istituzioni.

Nei prossimi giorni tutto è dunque possibile. Il capo dello Stato saprà decidere per il meglio, come ha sempre fatto in questi anni difficili di “coabitazione all’italiana” con Berlusconi. Napolitano saprà come difendere i principi dello Stato di diritto, di fronte ai colpi di quello che i suoi cantori si ostinano a chiamare, simpaticamente, “il giocoliere galante”, per occultarne la spinta destabilizzante. Si può “giocare” con tutto, ma non con la Costituzione della Repubblica italiana.
m.giannini@repubblica.it

(15 aprile 2011)