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Del parlare la lingua dell’amore – Ieri accadeva

Se non parli la lingua dell’Amore

Non è solo il ‘morire di maggio’ che esige ‘molto coraggio’ – come recita la nota canzone di De Andrè. Ed è metafora che dice il morire affanno atroce – e se è primavera e il sole scalda e tornano le rondini a riempire i cieli vuoti quell’affanno mozza davvero il respiro e chiude gli occhi.

Il vero coraggio è affermare le proprie opinioni ‘fino in fondo’ e i veri coraggiosi sono quei moribondi e i loro familiari che scelgono il funerale laico – e nessun prete strano intorno alla bara a incensare e a officiare i riti del trapasso e a ricordarci che solo la ‘resurrezione in Cristo’ dà senso alle nostre vite. Che sarebbe un bel conforto, non c’è discussione, ma cozza (l’ipotetica resurrezione) contro l’evidenza che di tutti i morti della storia dell’umanità non uno si è risvegliato ed è uscito dalla tomba fin qua – e Giosafatte è ormai un luogo mitico che scomparirà dalle enciclopedie non appena inizieranno i viaggi spaziali.

I funerali laici sono incontri informali di molte (o poche) persone che ricordano il vissuto comune di chi ‘ci ha lasciato’ ed esercitano il ‘conforto della memoria’ – che è quanto dire, scolasticamente: ‘A egregie cose il forte animo accendono le urne dei forti…’ Ma la memoria nostra di uomini e donne, lo sappiamo, è virtù neuronica fragile e bastano tre generazioni a mandare in rovina le gloriose urne e le tombe e disperdere i ricordi di chi ha vissuto ed è transitato tra ‘i più’ della Storia lontana.

E se la Storia non è magistra e tuttora va col passo del gambero (uno avanti e due indietro) è proprio perché la memoria è fragile, ahinoi, e ben lo sanno le maestre/i e i professori/esse quanto sia difficile riempire le zucche vuote di certe allievi di tutto quanto è necessario sapere perché la vita degli uomini e donne migliori col passare delle generazioni e il futuro torni ad essere quello sognato delle ‘magnifiche sorti e progressive’.

Però quei coraggiosi dei funerali laici hanno almeno il merito di metterci di fronte al senso finale delle cose. Che senso ha farsi benedire da un prete e ascoltare tutte quelle improbabili promesse di ‘vita dopo la morte’ e speranza di resurrezione -che tante discussioni hanno suscitato in vita, ma è solo nel momento del trapasso che devi dire la parola finale che ci angoscia: credo o non credo e chissà che Luce c’è dall’altra parte degli occhi che si chiudono per sempre.

E se Luce c’è, io credo ci sarà per tutti: credenti e laici e cristiani e ortodossi e induisti e islamici. L’intera umanità richiamata in vita (forse, chissà) a celebrare i fasti e i nefasti del comune cammino nel Bene e nel Male nel quale ci siamo impantanati senza ben sapere che senso avessero le guerre che abbiamo combattuto e le distruzioni e gli omicidi e i femminicidi e le corruzioni e le ruberie e le contrapposizioni politiche che fanno il nostro tristissimo e tragico ‘vissuto’ collettivo.

E, forse non a caso, c’è sempre qualcuno che, anche nel corso di un funerale laico, ci richiama alla mente la parola fondamentale, la parola ‘Amore’, comunque e con chiunque coniugata – e torna la lettera di san Paolo, interpretata in chiave laica, ma liaison con i ‘credenti’ di ogni fede, che ci ha incantato guardando il meraviglioso ‘film blu’ di Kieslowski.

Perché puoi ‘sapere tutte le lingue del mondo’, ma se non hai parlato la lingua dell’Amore nei giorni e gli anni della tua vita niente ha avuto un senso.

Amen e così sia.

A remake of the famous Blue film… by Krzysztof Kieslowski. I of assembly on the…
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Segnali fortissimi e sogni soavi.

 

Comunque andrà (mo’ mi vesto e vado al seggio) il segnale forte, fortissimo è stato dato. Le trombe di Giosafatte sono state suonate a toni altissimi e, seppure ci toccherà la sventura massima (Dio non voglia) di doverci tenere l’imbonitore fiorentino con la sua fragorosa batteria di pentole riformistiche che, a sentir lui, cuociono anche le suole (le note ‘sole’ renziane), ci penserà Hofer in Austria a tenere svegli di notte gli s-governanti europei di sinistra-centro con gli incubi di perdere la cadrega e vedersi castigati dagli elettori per le loro pessime politiche immigratorie e per aver consentito che le periferie urbane delle nostre città siano diventate gli slums delle occupazioni abusive e le discariche sociali del non lavoro e del mendicismo diffuso e della microcriminalità che lo surroga – e ci costa sotto forma di detenzioni nelle patrie galere e ‘radicalizzazioni’ più di quanto ci è costata in termini di pretesa e avvilente ‘accoglienza’ di caserme strapiene e sindaci e cittadini in rivolta per l’immissione forzata di migliaia di clandestini (in gran parte) nel fragile tessuto sociale di città e paesi pesantemente provati dalla crisi.
E nessun progetto di ampio respiro da parte del duo Renzi-Alfano bensì solo un avvilente stipare dovunque e quantunque e senza una ragionevole stima di compatibilità e ‘impatto sociale’ l’enorme massa di persone che attende sulle coste libiche di essere raccolta e trapiantata in terra di missione e occupazione. Italy bel suol d’amore. La Storia che va col passo del gambero.

Perché quello che non capiscono le anime belle infiammate neuronicamente sul web e nei ‘social’ sulla questione ‘accoglienza’ universale e ‘no borders’ è che la rivolta dell’elettorato della ‘Brexit’ e di Donald e di Hofer é la richiesta divenuta perentoria (un tempo verbo ‘di sinistra’) di tutti coloro che ‘chiedono legge per ciò che risulta eccessivo’ – rileggetevi la bella poesia di Celaya – e chiedono che si governi, finalmente! il disordine globale che sta cambiando i connotati delle nostre città e delle nostre vite.
Parole al vento, lo so, in quelle plaghe neuroniche infiammate e resistenti agli antibiotici di nuova generazione di renziani e piddini arroccati nelle trincee del ‘hic manebimus optime’, malgrado l’evidenza fragorosa dello sciogliersi del pupazzo di neve del loro progetto di s-governo.

Perciò tocca agli elettori dare il segnale forte e mandare a casa tutti coloro che hanno abbuiato il nostro orizzonte di futuro e ci rifilano una lodevole attitudine dell’anima a essere buona e caritatevole con chi ha bisogno per un progetto di s-governo permanente e pretesa ‘accoglienza’ e conseguenti conflitti sociali annunciati a migliaia.

S.p.q.r. – Sono persi nel nulla dei loro sogni soavi questi renziani.

L'immagine può contenere: spazio all'aperto
Letture consigliate. Umberto Eco – ‘A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico.’ Bompiani editore. ‘Se qualcuno si batte per una scelta politica (e nel caso in questione, civile e morale), fatto salvo il d…

Tardive resipiscenze e clamori mediatici

C’è da dire, a scanso di equivoci, che io ero misericordioso ben prima della nouvelle vague mediatica di Bergoglio e del suo giubileo – che tanto somiglia alla storica ‘vendita delle indulgenze’ ferocemente avversata da Lutero e da tutti gli altri rigoristi della Riforma.
Ed ero ragazzo quando Fabrizio cantava la canzone dei suicidi – quella ‘Preghiera in Gennaio’ che faceva venire i brividi, tanto bene descriveva la condizione umana della sofferenza spinta verso il suo limite estremo di sopportazione del dolore e della perdita. E mi commuoveva il pensare a quel gesto magnifico e umanissimo di un Dio che tutti li baciava in fronte, quegli addolorati e sconfitti dal dolore di vivere che avevano guardato in faccia la morte e le erano corsi incontro perché liberava l’orizzonte loro personale da uno stato di vita indegna di esser vissuta a quel modo e con quel diapason di sofferenza.

E la chiesa di allora, la Chiesa delle scomuniche e dell’avversione cieca e feroce verso ogni autogestione del rapporto personalissimo che tutti noi intratteniamo con la vita e con la malattia e la morte, mandava, invece, quel corteo di addolorati e vinti, in ‘terra sconsacrata’. Reietti e maledetti dalla comunità dei pretesi e arroganti ‘credenti’ – come se i cimiteri fossero regno loro, dei preti che celebrano i funerali, e solo la loro benedizione possa aprire le porte di un supposto aldilà della consolazione e del riscatto.
E abbiamo ancora in memoria le fragorose battaglie mediatiche dei cari vescovi e cardinali contro tutti noi che indicavamo alcuni casi di eutanasia come pietosi e misericordiosi e ragionevoli, a fronte del dolore estremo della loro malattia – e loro, invece, ferocemente schierati a favore di accanimenti terapeutici davvero degni di miglior causa; e si facevano forti della loro insensata ‘verità rivelata’ e del monopolio della ‘parola di Dio’ da chissà chi e perché consegnato nelle loro mani.

E prima di me e dei resipiscenti e tardivi preti e vescovi e papi che finalmente predicano la misericordia quale ‘via di salvezza’ altre religioni e altri monaci e sacerdoti e filosofi dei templi buddisti e induisti hanno considerato la via della compassione universale la ‘via maestra’ di un ‘Risveglio’ ad una condizione di migliore e più saggia vita – e migliore condizione di relazione con il nostro prossimo.
E il confronto tra quelle religioni antichissime e la nostra sembra indicare che nessuna verità esclusiva si possa consegnare ad alcuno – meno che meno a coloro che hanno combattuto crociate e/o jihad per affermare la sola e unica ‘Via, Verità e Vita’ e hanno seminato terrore e morte in quella loro folle predicazione lungo i secoli.

Non sarebbe male se, alla luce di tutto ciò esposto, si chiudesse il sipario mediatico e la piaggeria dei mezzi di comunicazione di massa verso il Vaticano e i loro esponenti. Davvero non hanno molto da insegnarci, a parte l’indicarci le loro molte stoltezze storiche e le tardive resipiscenze.

 

Bodhisattva (devanāgarī बोधिसत्त्व) è un sostantivo maschile sanscrito che significa “Essere (sattva) ‘illuminazione’ (bodhi)”. È un termine proprio del Buddhismo.
IT.WIKIPEDIA.ORG

 

Dello scrivere qualcosa

 

Scrivi qualcosa, ti chiedono ogni giorno i redattori di facebook che ci tengono al buon funzionamento delle nostre sinapsi neuronali. E, per la verità, il mondo in cui viviamo offre occasioni di riflessione a iosa, – minimaliste o di grande respiro filosofico e politico.
Avete mai pensato al fatto che le nostre cellule si rinnovano in modo talmente veloce che dire ‘noi’ o ‘io’ è una vera e propria ‘sostituzione di persona’: un reato da codice penale?
Ma c’è la memoria, dire te voi, quella ci salva e riunisce nel ricordo tutti i cambiamenti e costruisce un ‘super io’ (un ‘super noi’) fatto di tutti i momenti diversi e le diverse emozioni che ci hanno costruito e che costruiscono la storia delle nostre vite. Ah beh, si beh.

Devo ri-cominciare a chiedermi chi veramente sono – dal momento che la mia memoria degli eventi lontani e intermedi sbiadisce ogni giorno di più e davvero non mi riconosco in certe mie scelte e ‘se tornassi indietro’….
Ecco, ho scritto qualcosa. Contenti, redattori di facebook?
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
Chi siamo, da dove veniamo – Paul Gauguin.
foto di Enaz Ocnarf.

 

White lives matter

White lives matter

E, se è vero quel che scrive un notista politico di gran nome, che la recrudescenza degli episodi violenti e l’uccisione di poliziotti americani da parte di assassini neri va in parallelo col dato statistico che la pretesa ‘minoranza di colore’ degli anni di M.L.King si avvia ad essere, fra breve volgere di anni, maggioranza, cade clamorosamente un altro dei cavalli di battaglia dei nostri appassionati e infiammati ‘buonisti’ non xenofobi : che non siano poi così tanti e non ci ‘invadono’ affatto i nostri immigrati, perché, in Italia, sono ‘solo’ il 10 per cento della popolazione – cosa che, dato il trend demografico e il loro figliare a mo’ dei conigli, proietta ombre cupe di spaventosi conflitti annunciati già solo sul prossimo ventennio di un’Europa spogliata delle sue identità basiche e relativi valori di convivenza civile. Leggetevi l’intervista concessa ieri a un quotidiano (Il Fatto) da Houellebecq, l’autore di ‘Soumission’, oggi costretto a vivere sotto scorta armata (tu vedi quanto amano la libertà di espressione i nostri ospiti immigrati ammaestrati dai loro imam radicali).

E i decenni che abbiamo vissuto di relativa quiete sociale e illusioni pie che potesse darsi vivibile e auspicabile un mondo affratellato di tutti con tutti, al di là delle etnie, delle religioni, delle tradizioni culturali, naufraga oggi nei flutti del terrorismo folle e barbaro dei ‘radicalizzati sul web’ di seconda e terza generazione: i rinnegati e serpi in seno di una civiltà di convivenza pacifica che è stata brevemente dei padri e dei nonni integrati a fatica e oggi, la barba già imbiancata, si ritrovano a fare i conti con la progenie impazzita dei nipoti – e sono messi sotto stretto controllo politico e sociale da un Viminale che non sa a che santo votarsi e impone gli imam di stato sotto stretto controllo governativo e con le prediche in italiano e i corsi di aggiornamento e i tests di compatibilità e manifesto assoggettamento ai valori nostri italo-europei – alla facciaccia di tutti coloro che hanno inneggiato alle diverse culture sorelle sotto egida di nuova cittadinanza e ‘multiculturalismo’: progetto e pensiero debole, debolissimo e oggi anchilosato di quel ‘buonismo’ che tanti guasti sociali e deficit di sicurezza ha proiettato nei pochi anni in cui è salito sullo scranno renziano del potere politico, arrembando in cronaca a botte di imbonimenti televisivi e radiofonici e grazie ai giornalisti-amici piazzati nelle redazioni che contano.

E io ricordo ancora la vignetta postata da una cara amica di un dinosauro-securitè che si mangiava la fraternitè e l’egalitè, ma oggi è il dinosauro-terrorismo assassino che si mangia quell’altro dinosauro fattosi piccino e fragile, fragilissimo, se espone la popolazione civile ai barbari assassinii dei camion lanciati sulla folla e i morti sulle piazze di Parigi e Bruxelles e chissà quali altri orrori sono già annunciati e vedremo/leggeremo nelle cronache prossime venture.

Amici miei cari, buonisti immaginari, gli antibiotici di nuova generazione per i vostri neuroni infiammati non sono ancora disponibili nelle farmacie, ma possiamo organizzare fin d’ora dei corsi di rieducazione – simili a quelli che si stanno studiando al Viminale per gli imam di stato – che vi aiutino a guadare l’impetuoso fiume degli eventi tragici che ci affliggono ormai da molti anni e vi traghettino in sicurezza sulla solida sponda di noi realisti.
Realisti controvoglia, credeteci, perché anche noi avremmo tanto voluto cullarci nel vostro sogno rassicurante e beato di una società multietnica serenamente affratellata. Amen e così sia.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Non abbiate paura.

 

Va bene, va bene. In finale di post vi pubblicherò ‘Ci vorrebbe un amico’ del bravo Venditti, così che possiate elaborare la pena e lenire l’estesa bruciatura (mi avanza ancora un po’ di unguento a base di sale, però). O preferite il Celentano de ‘Su, confessa, amore mio / io non sono più il solo e l’unico…’ che bene esprime lo stato d’animo dell’Unione verso la fedifraga Albione?
Oppure cercherò negli annali la foto di Francesco che esorta il mondo intero e gli dice ieraticamente e paternamente: ‘Non abbiate paura!’ Paura di che, scusa?

Non abbiate paura e non strappatevi i capelli, cari i miei addolorati vedovi e orfani, la vita continua e – ad onta dell’isteria riprovevole di quasi tutti i giornalisti e dei politici europei che sentono traballare il cadreghino dell’europarlamento sotto al culo – non succederà nulla di catastrofico da qui a breve perché il divorzio dall’amata Albione avverrà con la patteggiata lentezza e tutti i tasselli di una economia nuova e senza la Gran Bretagna andranno presto a posto e, (scommettiamo?) da qui a due mesi parleremo d’altro e staranno meglio loro e noi perché così va il mondo delle economie globali – un mondo caotico nel cui scomporsi e ricomporsi nessun economista di vaglia ha saputo predire con esattezza alcunché e, forse, dovremmo tagliare qualche cattedra di economia nelle università, dati gli avvilenti risultati di quegli inutili professoroni.

E gioiamo, invece, per il fatto che Soros non l’ha imbroccata la predizione del ‘remain’ – e speriamo che ci abbia scommesso dei bei miliardi sopra e li abbia persi tutti; tanto gliene restano ancora troppi per le sue prossime predizioni farlocche.

Insomma, miei cari, il mondo va e gira, come da sempre e ancora per qualche milione d’anni nel futuro perciò ‘In alto i cuori! E munitevi di asciugamani e racchettoni da spiaggia e gioite dell’estate afosa. Ne vedremo ancora delle belle ed interessanti. Il futuro è appena incominciato.

https://youtu.be/UDUA4t7ExFc

https://youtu.be/_BLJVPuK19Y

https://youtu.be/HFyCfFJC0no

Music video by Antonello Venditti performing Ci Vorrebbe Un Amico. (C) 1984 Heinz Music Srl
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