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Dietro la cortina degli occhi chiusi

 

Andare per musei ha il pregio di farci intendere come il tempo ci muti, in meglio o in peggio, decidete voi. E da un arazzo del diciottesimo secolo ricaviamo l’impressione che tutti quei personaggi abbigliati in fogge strane, – le bianche parrucche impidocchiate calzate in testa per allinearsi alla buffa moda di corte del tempo – pur se aristocratici e stra ricchi, forse erano meno felici e godevano di peggior salute di noi (che pure aspettiamo mesi per avere un esame diagnostico, mannaggia).
E da una didascalia posta sopra un ritratto di Martin Lutero ci giunge il messaggio che, in quei tempi difficili in cui si rischiava la scomunica e la persecuzione e il rogo per conclamata eresia e scisma, pure qualcuno di coraggioso osava pubblicare i suoi proclami contro la Chiesa della vergognosa vendita delle indulgenze e il bovino culto delle ‘sacre’ immagini con annessi pellegrinaggi e prostrazioni – e dava così inizio a un’era di Riforme e aperte contestazioni del malaffare dei pretoni e dei vescovoni delle ricche abbazie e cattedrali che gabbavano il contadino e lo minacciavano di eterni inferni e diavoloni per protrarne la sudditanza al potere costituito.
E, se oggi il pontifex francescano tanto mediatico – dopo aver abdicato alle pubbliche condanne della post moderna Sodoma e Gomorra – arriva perfino a benedire l’eutanasia, sia pure con la sfumatura del ridurla a vituperato ‘accanimento terapeutico’, non sarà che, fra qualche mese, anche il suicidio e la sofferenza di coloro che vi giungono obtorto collo saranno detti pubblicamente comprensibili e accettati e sarà restaurato il rito della messa per quei defunti volontari e sepolti finalmente senza tante storie in ‘terra benedetta’?
Grandi eventi accadono oggi che avrebbero scandalizzato i riformatori protestanti e spuntato le lance della loro rivoluzione religiosa.
Ma chissà che accade per davvero dietro la cortina degli occhi chiusi per sempre e il temuto passaggio nel mitico ‘l’aldilà’.
Chi morirà saprà, ma non ce lo verrà a dire, maledizione!

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Molto rumore per nulla – Ieri accadeva

19 novembre 2016

Molto rumore hanno fatto le dichiarazioni di Umberto Veronesi che nell’esistenza del cancro trova motivi per affermare che Dio non esiste. Che dire della guerra, allora, delle teste tagliate dall’Isis in nome del loro preteso ‘Allah’ e delle mille altre nefandezze di cui l’uomo è protagonista o succube – comprese le frane e le alluvioni che comportano sofferenze e morti?
Affermazioni negazioniste e atteggiamenti ribellistici contro Dio non nuovi nella storia dell’umanità – e il dibattito filosofico intorno al male, più o meno ‘necessario’, che strazia le nostre vite dalle origini ai giorni nostri è ampio, amplissimo e non cesserà per quest’altro, autorevole, rilancio.

E, per dirla tutta, mi sento di aggiungere un altro tassello para teologico a questo affannoso dibattere e lamentare ed insorgere contro il Dio ‘buono e giusto’ che ci assisterebbe da Lassù ed è l’esistenza in vita e in video di certi panzoni osceni a vedersi e udirsi vocati al crimine organizzato e altro di nefando che, nel corso dei loro pranzi e cene, giurano fedeltà all’associazione criminale di appartenenza, chiamando a testimoni gli spiriti defunti di Lamarmora, Garibaldi e Mazzini. E’ aperta la gara a chi trova altri nomi di personale fantasia su cui giurare e spergiurare. Spinoza, Einstein ed Erasmo? Dante, Petrarca e l’Aretino?

E mi chiedo che senso hanno queste formule di rito e i congressi satanisti e gli Ordini e sette segrete che si rifanno al passato della Storia coi loro grembiulini e compassini e le spadine ai fianchi e le croci sulle tuniche e se non è una bestemmia teologica il pensare che questa umanità mentalmente disastrata e un filo suonata sia fatta ‘a immagine e somiglianza di Dio’ come vogliono i Dogmi del passato e ci siano perfino ‘fratelli in Cristo’, come recitano tuttora i sacerdoti.

Davvero le religioni, alla luce di tutto ciò su esposto, sono ‘oppio dei popoli’ e coacervo di stramberie e leggende una più strana e folle dell’altra che servono solo all’uso distorto e idiota di un esercito di imbecilli che corrono ad arruolarsi sotto le bandiere del Califfo in nero e, ieri, dei principi e duchi cattolici nelle ripetute Crociate.
Molto meglio l’impero romano del Colosseo. Pollice verso e fuori i leoni. E nell’Arena dei martiri cristiani che andavano a morire cantando mettiamoci anche gli islamici fondamentalisti e terroristi, quest’altra volta.

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Il paese che scava sul fondo

Il paese che scava sul fondo.

….che poi: se i risultati delle elezioni siciliane – con la destra e il m5s trionfanti sul pd – significassero un corale pollice verso degli elettori verso le politiche del partito di s-governo, la politica immigratoria e di ipocrita ‘accoglienza’ nel nostrano campo-profughi esteso e diffuso lungo la penisola in primis, sarebbe evento straordinario e che ti allarga il cuore nella speranza che qualcosa cambi nel quadro sociale e politico di questo paese avvilito e avviato al suo tramonto epocale, – di un’epoca, quella della mia generazione, i cui connotati e le caratteristiche di vivibilità sbiadiscono e intristiscono come il cadere inesorabile delle foglie ad ogni nuovo giorno e sbarco di migliaia di disgraziati gestiti alla grandissima dai mercanti di schiavi e di morte libici e tunisini e poi dalle cooperative che ‘gli immigrati sono un business meglio di quello della droga’, come diceva al telefono il boss orbo di un occhio del malaffare di ‘mafia capitale’.
E resta famosa quella sua frase sul ‘mondo si mezzo’ che sembra rimandare alla fisica quantistica e alla teoria dei multi mondi in cui tutto ciò che è possibile che accada accadrà: ‘Noi siamo tra i vivi e i morti: tra quello che sta sotto e quello che sta sopra e in questo mondo può accadere che io mi trovi a cena con un politico…’ – e sai la novità: chi non è stato a cena con un politico per le libagioni e gli stuzzichini pre elettorali, ditemi voi, ma lui, l’orbo, in quelle sue cene concordava gli affari sporchi e le percentuali delle tangenti, come ci hanno raccontato le cronache di una stanca stagione politica già dimenticata.

Ma nessuna novità sostanziale e risolutiva verrà dalle elezioni siciliane e, probabilmente, neanche dalle politiche della prossima primavera perché il pastone della politica italica non contiene gli ingredienti per un sapore nuovo e sapido delle cose che una maggioranza di cittadini ha chiare nelle menti e che tardano a definirsi sull’orizzonte del futuro prossimo.
In questo paese, quando si è toccato il fondo, si comincia a scavare per approfondire la fossa, ahinoi.

http://espresso.repubblica.it/…/gli-immigrati-rendono-piu-d…

http://www.huffingtonpost.it/…/massimo-carminati-interce_n_…

Così i fascio-mafiosi di Massimo Carminati si sarebbero spartiti secondo i Pm i soldi per i richiedenti asilo. Milioni di euro. Senza controlli, grazie alla logica…
ESPRESSO.REPUBBLICA.IT

Le illusioni necessarie

Viviamo di illusioni e ne abbiamo bisogno. E anche se siamo stati disillusi una volta e mille non evitiamo di riproporcele e non ci esimiamo dal riprovarci. Così è stato per la vittoria di Hollande ed è finita nel modo indegno che sappiamo dalle cronache. E la grande speranza degli illusi socialisti e dei francesi che ne hanno appoggiato e votato la proposta politica ha mostrato al mondo come anche un ometto inadeguato al ruolo possa salire gli scalini dell’Eliseo e subire l‘onta ripetuta e non adeguatamente rintuzzata dei morti ammazzati per le strade e le piazze e i teatri e i ristoranti di Parigi – e la Francia in ginocchio e incapace di una risposta forte e rabbiosa al male che ha introiettato delle serpi in seno jahdiste e del ‘malaise’ delle periferie urbane divenute ingovernabili enclaves islamiste pochissimo e malamente integrate/bili.

Ed è ben vero che esiste uno iato tra la proposta politica e la sua propaganda elettorale e i fatti che ne seguiranno – e vale per Macron e sarebbe valso per Marine Le Pen, se avesse conquistato il gran soglio elisio – e aspettiamo al varco il fighetto, mondialista ed europeista nel peggior senso del termine, per sostanziare e dar corpo di fatti e misfatti il giudizio politico che ne daremo e se sarà un Hollande-due o un Mitterand redivivo, che dio lo/ci aiuti.

Ma se è vero che ‘il buongiorno si vede dal mattino’ la carta d’identità politica e personale di Macron e i suoi legami con i Rotschild e il suo essere la mascotte politica degli s-governanti europei dell’ultimo decennio di infamia e di cattive e nulle politiche immigratorie pesa come un macigno sul suo futuro operare e governare – e prepariamoci a subire ancora sconfitte e maledette stragi da parte degli jahdisti assassini e a pronunciare ancora e ancora le avvilenti geremiadi e le orazioni funebri che non hanno convinto gli elettori francesi a dire ‘basta!’ e dare mano libera a Marine Le Pen.

Le illusioni di riscatto e ‘nuovo inizio’ sono dure a morire e Macron ha tutta l’aria di esserne una nuova incarnazione. Chi vivrà vedrà.

Le esplosioni e gli auguri

Le esplosioni e gli auguri

Viviamo in un mondo esplosivo. Non solo per il ricorrere, in questi giorni, di bombardamenti mirati sui depositi di armi chimiche o di mega bombe in Afganistan, sganciate da quella caricatura cinematografica che è Donald Trump (riguardatevi il bel film: Il dottor Stranamore – Come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba) o ai ‘venti di guerra’ annunciati che spirano sulla Corea del nord – dove un’altra caricatura umana, anche più comico-tragica di Trump, si esercita, un giorno si e l’altro pure, a lanciare testate nucleari transoceaniche giusto per ‘vedere l’effetto che fa’.
E ‘tanto va la gatta al lardo’ che ‘ne vedremo delle belle’ ed esplosive, appunto, direttamente su questi schermi.

Siamo esplosivi anche di sotto la crosta terrestre, maledizione! e i reports degli esperti sui laghi di melma lavica dei Campi Flegrei non sono affatto rassicuranti e il suolo, da quelle parti, si alza per centimetri e centimetri e il remake di ‘Pompei’, il terribile film fitto di particolari su come si muore sotto l’effetto delle esplosioni piroclastiche, potrebbe darsi nella realtà dei nostri giorni e, se vi leggete sui siti dedicati quel che avvenne 39.000 anni fa in Europa a causa di una sua spaventosa eruzione, ci perdete il sonno.

Però rassegnamoci. Sarà quel che dio vorrà – e se il ricorso alle preghiere rivolte agli dei dagli abitanti di Pompei non ebbe alcuna risposta di salvezza, chissà se cambierà qualcosa il rivolgerle a ‘l’unico e vero Dio’ dei cattolici. Ieri sera, sotto casa mia, si sono radunati in un folto gruppo e hanno pregato e cantato con intensità e convinzione. Che tenerezza la Fede!

A proposito: Buona Pasqua. Di auguri ne abbiamo davvero un gran bisogno.

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Nulla si crea e nulla si distrugge?

 

Mano a mano e angolo dopo angolo, anziano e dubbioso Shiva Distruttore, libero di ogni orpello e quadro e ricordo di viaggio lo spazio domestico che mi è stato tana e casa e rifugio, secondo gli eventi che si sono succeduti lungo 45 anni di una buona vita, – tutto sommando e comparandola coi guasti del presente.
E, se è vero che nel flash black che si aziona nella nostra mente prima di morire e ti riporta la sintesi essenziale di ciò che hai letto, viaggiato, osservato e ritenuto importante ed emozionante di tutto quell’ambaradan confuso che chiamiamo ‘vita’, beh: ‘partire è un po’ morire’, come si dice, ed ogni commiato, in effetti, è una ‘piccola morte’, una parte di noi che si distacca e un piccolo cono d’ombra si disegna in quel fantasioso cosmo delle origini di cui si dice che ‘nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma’ – come ben recitava il Lavoisier Antoine-Laurent, illustre scienziato decapitato dalla Rivoluzione.
E un suo giudice affermò, in limine mortis, saputolo eminente scienziato, che ‘la Francia non ha bisogno di sapienti’. Tu vedi se le madri degli imbecilli devono essere sempre proditoriamente incinte e come avviene che si nominino giudici in certe ere storiche dei tali assoluti idioti e pretesi ‘rivoluzionari’. Il sonno della ragione produce mostri e imbecilli in egual misura, a mio modesto parere.

E magari, a proposito di commiati e piccole morti, hanno ragione quelli che fantasticano di metempsicosi e chissà in che cavolo di veste animale mi ritroverò a formicare, magari in un termitaio – io che aborro i raduni di massa e le folle sterminate che si radunano negli stadi o ai concerti o nelle inutili manifestazioni di protesta.
Se c’è un giudice a Berlino, pardon a Giosafatte, mi mostri clemenza e mi trasformi in aquila, piuttosto: occhiuto rapace capace di volare alto, e mi dia premio di libertà e leggerezza planando e cavalcando i venti che accarezzano ogni cosa che laggiù vive; ne tenga conto chi disperderà la mie ceneri. Amen e così sia.

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Discorso d’inizio anno a ‘profili unificati’ – (Il senso di Mattarella per la comunità come quello di ‘Smilla per neve’.)

 

Riflettevo sul senso di ‘comunità nazionale’ ieri sera – tema proposto dal capo dello stato a reti unificate, com’è l’uso – e faticavo a trovare gli elementi capaci di elaborare il tema. E, a guardare due telegiornali diversi della stessa fascia oraria, il tg3 e quello di rete4, davvero il senso di comunità nazionale – cose e valori e sentire di popolo condivisi – non scaturiva da quelle immagini e i commenti.
Né maggiore fortuna ho avuto ieri notte, al ritorno da una festa ‘a palazzo’ dove non bastava la musica sparata ad altissimo volume e le danze e i salti e il dimenarsi scomposto a ‘fare comunità’ e riconoscimento e condivisione e gioia di incontri e di inviti – e per strada vedevi gente strafatta di alcool e di nulla le cui grida e frasi sconnesse davvero non richiamavano l’idea di comunità condivisibile e cose e valori identitari su cui fondare una riscossa nazionale e proiettare gli auguri di ogni bene per il nuovo anno.
E capisco il Mattarella, ‘messo lì nella vigna a far da palo’, (il Giusti mi perdoni la citazione) il cui compito è quello di illudere se stesso e i tele ascoltatori che ‘ce la faremo’ e basterà l’ottimismo della volontà a fare aggio sul pessimismo della ragione dei ‘gufi’ e vedrete che tutto andrà per il meglio, italiani e italiane, e il 2017 sarà un incanto di gente che si farà comunitaria – ad onta di quanto ci mostrava il tg di rete 4 che mandava i suoi reporters a giocarsi i connotati e l’integrità della telecamera nei ghetti urbani di San Siro e dovunque i nostri ospiti extra comunitari hanno stabilito precaria e oscena e rabbiosa residenza e slum urbano e ‘giungla’.
Però il Giusti, in fondo alla sua bella poesia anti austriaca, ci raccontava come quei soldati ‘messi qui nella vigna a far da pali’, a un certo punto della messa in sant’Ambrogio di Milano levavano lento un canto struggente e dolentissimo che si faceva incanto e suggestione e muoveva la commozione. Avverrà anche nella nostra improbabile ‘comunità nazionale’? Chissà.
Facciamoci gli auguri, ne abbiamo davvero un gran bisogno.

Poesia Sant’ Ambrogio di Giuseppe Giusti: Vostra Eccellenza, che mi sta in cagnesco per que’ pochi scherzucci di dozzina, e mi
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Fini del mondo illusorie – Ieri accadeva

Vabbè. Non è venuta. La fine del mondo, intendo. Era una soluzione, dopotutto. Perché, sappiatelo, attizzare una speranza, suscitare un’emozione, illudere di un evento clamoroso e risolutivo è una crudeltà, se, dopo, tutto torna come prima e peggio di prima.
E ci aspettavamo di avere una risposta a tutto l’ambaradan delle nostre vite confuse e caotiche e di sapere dov’era e com’era il Grande Raduno di Giosafatte -con tutta quella gente incredibile riunita che si osserva, stupita di esserci per davvero e risorti dalle antiche tombe e dalla polvere e i vermi.
Contadini dell’anno Mille vestiti dei loro stracci, buffoni e saltimbanchi, monaci e abati sdegnosi e cavalieri e conti e baroni europei mescolati con soldati della dinastia Ming: che paiono quelli delle tombe ipogee della Grande Muraglia messi come spaventapasseri a dissuadere i nemici dall’attaccare – e chissà chi l’ha avuta quell’idea geniale, ché bastava una freccia che scalfisse la pietra e la notizia dei soldati-fantocci messi sugli spalti per sopperire alla carenza sarebbe subito dilagata per tutta la pianura mongolica e ‘apriti cielo!’ le invasioni.
E pensate alla gente di Pompei, che si scrolla di dosso tutta la cenere e i lapilli e si abbracciano e si salutant, -morituri redivivi di quella po’ po’ di tragedia- e si chiedono stupiti ‘che ci facciamo qui’, noi che del Cristianesimo non abbiamo condiviso i miti e i riti – e tu guarda quegli indiani, induisti di vocazione, che non ne vogliono sapere di obbedire ai diktat degli Angeli dell’Apocalisse che ordinano, le spade fiammeggianti in mano: ‘Gli Indiani tutti di qua e i Cinesi di là. Ferrara! spostati di là che ci dobbiamo mettere i Cinesi.’
E, a parte ‘sta storia di Giosafatte che ci ha sempre lasciato perplessi ogni volta che ce la raccontavano – come quell’altro raduno incredibile degli animali tutti stipati nell’Arca del Diluvio Universale – resta il fatto che alzare gli occhi al cielo stamattina, che doveva essere oscurato dalle polveri di una colossale eruzione o dal botto di un asteroide, ci lascia vuoti dentro perché, in fondo, aveva ragione Majakovski quando scriveva, un filino depresso per via della Rivoluzione Tradita, che: ‘In questo mondo non è difficile morire. Vivere è, di gran lunga, più difficile.’
Alla prossima fine del mondo, gente. Tiratevi su le maniche e lavorare. Mi sa che ne avremo ancora per qualche millennio.9704_4028878365354_1761614023_n

Dell’avere la faccia come il c….

Hanno la faccia come il c…?
Se è vero che nessuna faccia, tra le molte dell’opposizione interna al Pd, sarà meritevole di speciale menzione futura e di fama universale, l’espressione usata da Roberto Giachetti ci pare ‘forte’ e poco commendevole e oltremodo imbarazzante – come il lasciarsi andare in pubblico convivio a clamoroso botto intestinale e rivendicarlo con sguardo di sfida oratoria uguale a quello del Giachetti sul palco.
Che avesse ragione Clint Eastwood, in un suo poco conosciuto b-movie, quando diceva a bocca stretta al suo antagonista pistolero che lo sfidava a dire la sua nel saloon: ‘I pareri sono come il buco del c…, ognuno ha il suo?’
S.p.q.r. Sono piroclastici questi renziani

scoreggia_multa
 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/18/assemblea-pd-giachetti-vs-speranza-ora-sei-per-il-mattarellum-hai-la-faccia-come-il-culo/3268326/

Mitologie del post moderno

 

Confesso di non sapere, né immaginare con quale genere di intrusioni e messaggi gli hacker russi – nuovissima mitologia del terzo millennio, degna di sceneggiature alla ‘Matrix’ – abbiano influenzato la campagna elettorale americana. Hanno creato finti siti indigeni da dove rilanciare le notizie faziose e/o false che favorivano Donald Trump? E non sono stati intercettati e denunciati in corso d’opera dagli organismi governativi preposti al controllo sulla regolarità della campagna? E gli elettori eventualmente influenzati e subornati non erano in grado di filtrare e distinguere il grano dal loglio e decidere di conseguenza?
Domande che resteranno senza risposta e in cronaca abbiamo solo il pianto greco degli elettori democratici delusi e tuttora intronati per l’inattesa batosta che le provano tutte pur di galleggiare e rivalersi, presentando ricorsi costosi e inutili e invitando i grandi elettori a fare retromarcia e a far ripartire la partita delle elezioni.
Né maggiore credibilità sembra offrire Obama – con le accuse reiterate anche oggi ai mitici hackers russi di aver influenzato/invalidato la campagna elettorale – perché non è chiaro a quale giudice e corte di giustizia ci si possa rivolgere affinché venga riconosciuta e punita l’azione malvagia di Putin. E ci penserà, invece, Zuckenberg, su Facebook, a nominare una giuria che egli crede capace di distinguere e di giudicare un fake e la falsità di una notizia e la faziosità palese e scorretta di un articolista e/o blogger.
Vaste programme, diceva C. De Gaulle ai tempi suoi per molto meno. Benvenuti nell’era del virtuale. Verità vo’ cercando ch’è si cara al mio core.