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Giove e i Titani – atto secondo

 

E’ la riproposizione della mitica lotta tra Giove e i Titani. E Giove era il prototipo, l’archetipo del ‘fascista’ che i mitici Titani, riottosi e strenui difensori multietnici del loro mondo caotico e primitivo, avversavano fieramente.
Ma non è detto che finisca in egual modo. Che il ‘fascista’ Trump/Giove, cioè, riesca a imbrigliare i suoi molti, troppi nemici le cui strida e alti lai si amplificano vieppiù ad ogni suo atto di governo e firma sui controversi e assai discussi provvedimenti di limitazione degli ingressi nel paese che lo ha eletto.
Però, noi viaggiatori dell’Occidente, curiosamente accettiamo di buon grado – se decidiamo di viaggiare in Iran o in altri paesi compresi nella lista dei sette paesi islamici designati quali ‘indesiderati’ – di correre nelle ambasciate/consolati di pertinenza e chiedere rispettosamente (e pagare profumatamente) un visto che gli occhiuti funzionari e agenti della dogana sottoporranno a severo controllo negli aeroporti di ingresso del paese.
Ma Trump governa la maggiore democrazia del pianeta, un porto di mare multietnico, mi obbietteranno i giornalisti pellerossa della riserva indiana di radio3 – che hanno mantenuto almeno un residuo senso dell’ironia e hanno fatto spallucce radiofoniche a quell’ascoltatore che gli chiedeva come mai, da mesi e mesi a questa parte, sembra di ascoltare la radio libera di un qualche centro sociale e i ‘no borders’ dai neuroni infiammati e impazziti come gli elettroni di un atomo sul punto di disgregarsi.
Faziosità al diapason, la loro, e cassa di risonanza di una pretesa ‘riscossa democratica’ degli sconfitti delle elezioni americane.
Chi vivrà vedrà e presto sapremo se i giudici/titani dell’America furiosamente multietnica che si oppongono ai provvedimenti di Trump e lo avversano a botte di ricorsi alla Corte Costituzionale riusciranno a incatenare il novello Giove alla mitica roccia e mandargli ogni mattina nuova la mitica aquila che gli strappa il fegato o il cuore.

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Poesie di s-governo

 

Se la politica si fa poesia e struggente nostalgia del ruolo perduto, la rima dovrà essere con ‘Consiglio’ (Presidenza del) – e ci viene bene ‘spariglio’, ‘vermiglio’ e ‘coniglio’ – o con ‘orizzonti lontani’ – e qui ci soccorrono gli ‘ontani’ e i ‘vani’ (consigli) e gli ‘arcani’ in completo Armani?

E una nota di simpatia ci coglie per il presidente del consiglio uscente che fa rima con ‘malattia’ da stress post traumatico (la botta del ‘no’ al referendum) e la nota ‘arroganza’ del suddetto rimerà con ‘transumanza’ del gregge renziano verso lidi lontani (dal potere) e con ‘vacanza’ meritata e suggellata dal corpo elettorale che premierà i cinque stelle perché non se ne poteva più di quelle ‘orribili favelle’ dei cretini di s-governo a cui regaliamo il ‘suon di man con elle’ e buonanotte al secchio con rima ‘guardatevi allo specchio’ – per veder quanto ridicoli eravate e, come la mosca cocchiera, dicevate ‘ariamo’ poggiati sul corno del bue (il popolo) che si lecca le ferite della vostra cattiva politica immigratoria ed economica. E fu subito estate (elettorale). Tiè.

Oh Capitano, mio Capitano

 

E basterebbe la nota biografica di quell’antenato del Gentiloni che scriveva il saggio intitolato all’armonia religiosa per dire del sopore che caratterizzerà il nuovo (sic) s-governo del placido conte incaricato di formarlo.
E sarà anche che il contino ha partecipato, in gioventù, all’insaputa dei suoi (ma non del suo confessore) alle manifestazioni di lotta e di s-governo per la democrazia e contro le stragi – che all’epoca erano il refrain tragico del Malpaese – ma il tempo, si sa, ha fatto il suo sporco mestiere e ha ridotto quelle sue ambizioni rivoluzionarie a poca cosa e l’approdo finale al ministero degli Esteri in un Europa malconcia e affannata e prossima al collasso a causa delle invasioni barbariche post moderne dei novelli ‘popoli del mare’.
Ed è quantomai facile predire che nulla cambia dell’andazzo piddino di s-governo del navigare a vista e bordeggiare e nulla fare di clamoroso e ‘nell’interesse del paese’ nei prossimi due anni.
Alla via così e fuori il periscopio. A Pontassieve si emerge per il re-imbarco del capitano.
Oh Capitano, mio Capitano già ci manchi. Ma quanto ci manchi?captain-il-sommergibile-22057451

 

Imbonitoriiiii!

 

Pare che alcuni ‘renziani’ ostinatamente marziani e refrattari a orientare le loro antenne neuroniche su quanto avviene nel vasto territorio del paese depresso e stagnante che ha dato loro i natali si siano piccati di segnalare ai giornali e sui social che il ‘si’ (con tutto ciò che comporta di affiliazione politica) ha vinto nelle zone economicamente più forti del paese – Milano, L’Emilia, il Trentino.

E Laura Puppato (pd) ha aggiunto la chiosa velenosa che i cervelli in fuga all’estero hanno anch’essi votato ‘si’ in larga maggioranza (brogli a parte, che la vittoria schiacciante ha lasciato correre) e, conseguentemente, la loro sarebbe una fuga dall’Italia del ‘no’. Come a dire: ‘Noi rampanti ed emergenti versus i perdenti dell’immobilismo.’
C’è una punta di arroganza ferita, in questa sua chiosa – condivisa, credo, da molti di quei ‘renziani-marziani’ che oggi constatano dolorosamente che il loro progetto politico ‘volava alto’ – tanto alto da rasentare la rarefazione di ossigeno della stratosfera; e l’aver riportato a terra la loro navicella spaziale, sia pure con qualche ammaccatura e bruciacchiata, è nostro merito: di noi pezzenti del ‘no’ che osservavamo che il tanto osannato job act altro non è che l’istituzionalizzazione del precariato a vita e un monumento ai famigerati ‘vouchers’ e alla piena deregulation del mondo del lavoro.

Una ‘cinesisazzione’ de facto del lavoro in Italia – e hanno vinto loro, i cinesi che hanno assassinato il ‘distretto tessile’ di Prato e quegli extra comunitari disposti ad ogni mansione e orario di lavoro che hanno appiattito i diritti sindacali omologandoli al ribasso estremo della maledetta ‘globalizzazione’ dei ‘barconi’ e delle frontiere europee violate come gruviera grazie alla nostra ‘frontiera sud’ sempre aperta, estate e inverno – e il folle messaggio de ‘venite tutti, vi salviamo tutti’ lanciato sull’intero territorio africano dal duo Renzi-Alfano. Si salvi chi può – è appena il caso di dire, data la costanza dei morti annegati.

Ma questi pensieri e queste analisi terra-terra non sfiorano i ‘cervelli in fuga’ arroganti e ‘sei metri sopra il cielo’ – e ieri ascoltavo l’eloquio tipico renziano di Davide Serra a ‘Piazza Pulita’ che elencava i dati Istat del governo Renzi sul ritorno del lavoro in Italia e la disoccupazione in calo, a sentir lui, – ma a ben analizzare i dati, il calo è dovuto alle cifre di coloro che il lavoro ormai hanno smesso di cercarlo e una gran fetta di quelli che lavorano sbandierano nelle piazze i vouchers del loro scontento e della miseria nera in cui affondano le loro vite grame.

La grande menzogna renziana disvelata dal ‘no’ al 60 per cento e i suoi esponenti ex rampanti definitivamente bollati quali ‘imbonitori’ da un tanto al chilo.

S.p.q.r. Sono pentolari recidivi questi renziani

Alberto Sordi nella famosissima scena del film di Fellini I Vitelloni, il quale prende in giro i lavoratori con una…
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Stai sereno. Non fa poi così male.

 

Nel giorno in cui un tramonto particolarmente infuocato e che ha colorato il mondo di tutte le gradazioni del rosso ci racconta la meraviglia del vivere sul pianeta Terra registriamo una comune insofferenza verso quel maledetto imbonitore che da mesi ci propina il suo set di pentole referendarie e riforme magistrali che cucinerebbero il paese al fuoco della sua megalomania di ‘un uomo solo al comando’.
E un corale ‘Basta!’ e ‘Fatela finita! e ‘Toglietecelo dagli zebedei!’ si leva alto da ogni angolo del paese e non si vede l’ora che arrivi domenica sera per godere della lieta novella della sua riduzione a ragazzotto di provincia arrogante e arruffone che si è gonfiato come un aerostato durante i due anni della sua occupazione abusiva del potere (Il colpo di palazzo de: ‘Enrico stai sereno.’) e si sgonfierà di botto nel corso delle prime proiezioni. E speriamo nell’eleganza del gesto che lo appaierà al suo emulo Hollande-il Nulla-che cammina: ‘Non mi ricandido.’ Grazie, apprezziamo.

E ci strapperemo i capelli se, invece, una maledetta iattura e il corto circuito neuronale del paese dovesse consacrarlo (Dio non voglia) nel gonfiore dell’elio che lo fa galleggiare e straparlare di cose che solo nella sua mente fanno ‘l’interesse del paese.’ Tocchiamoci di sotto e leviamo alti gli auspici.

‘Matteo stai sereno. Non fa poi così male.’ Un semplice pffffff e ti afflosci e ti accartocci con dolcezza. E riporremo l’involucro nel sacrario della Leopolda, promesso.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Dio ci scampi – S.p.q.r. Sono pencolanti sui picciuoli questi renziani

 

Il 4 di dicembre non ci giocheremo i destini dell’umanità bensì di un pugno di parvenus della politica – imbonitori da tre palle un soldo che hanno illuso una discreta fetta di italiani di tutto cambiare per non cambiar nulla. E davvero, rivedendo nei trailers dei telegiornali degli ultimi due anni quelle facce da leopoldini allo sbaraglio che recitavano le veline renziane con l’aria dei secchioni d’antan che mandavano a memoria le poesie della vispa Teresa ci vien da sorridere al pensiero di quanto poco basti agli esseri umani per nutrire le illusioni del ‘nuovo che avanza’ e oggi già ‘lungamente ci dice addio’ – come le foglie ormai gialle che il vento distacca una a una e ci racconta della prossima primavera che chiuderà l’inverno del nostro scontento.
E un’altra stagione delle nostre vite avrà inizio e, forse, ci chiederemo fra qualche anno, inseguendo un pensiero marginale: ‘Ma quel Renzi fiorentino e la sua amica Leopolda chissà dove sono andati a finire.’
O forse no. Forse toccherà armarci della stessa pazienza che abbiamo coltivato nei tre lustri del fescennino berlusconiano e magari ‘morire renziani’. Dio ci scampi.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Arroganti sulla linea del fuoco. Domani accadrà.

Sbaglia Berlusconi a dire che se vincesse il “No” Renzi dovrebbe continuare, visto che dispone della maggioranza parlamentare per farlo. Oltretutto così facendo il Cavaliere sbaglia due volte, la p…
OPINIONE.IT

 

Che botta, ragazzi!

Possiamo immaginare il panico che si è diffuso nel quartier generale di Hillary Rodham Clinton ieri sera, quando i media giornalistici hanno diffuso ‘all over the world’ la ferale notizia di una ripresa di indagini sulle famigerate mails fatte scorrere sul suo server privato per chissà quali miserabili ragioni di ‘polvere sotto il tappeto’ e frettolose archiviazioni di atti pubblici concernenti la sua disastrosa politica geo strategica in qualità di segretario di stato dell’amministrazione Obama.

E se considerate la sua quindicinale attività di avvocato al servizio delle grandi corporations dell’industria e del denaro potete avere un’idea di quali gigantesche menzogne Hillary abbia raccontato nei comizi con perfetta faccia di tolla ai suoi probabili elettori sul merito della lotta alla povertà, della pietas dovuta ai ceti popolari e ai meno fortunati, e del maggior riguardo politico per i neri rivoltosi, gli ispanici immigrati e tutto quel mondo di sfigati e poveri cristi che dovrebbero eleggerla al sacro soglio della presidenza degli Stati Uniti d’America – mettendola definitivamente al riparo dalle accuse gravissime che la insidiano dappresso e che Donald Trump ha giurato di farle pagare incriminandola di fronte a un grand jury.

E possiamo divertirci a giocare al vecchio gioco del ‘cui prodest’ e interrogarci quanto vogliamo sul ‘chi è’ e su quale curriculum politico abbia il direttore del F.b.i. che quell’inchiesta ha riaperto a undici giorni dal voto, ma la botta ricevuta da quella perfetta macchina di menzogne politiche che è Hillary Clinton e dalla sua gioiosa macchina da guerra e da soldi elettorale e dal suo staff e dai suoi danarosissimi supporters industrial-finanziari è la botta di un Tir che ti investe di lato e fa deragliare il treno di una campagna elettorale che lei per prima ha voluto sporca e vigliacca – e ha attaccato a testa bassa il suo rivale sullo scivoloso terreno dei suoi rapporti con le donne e trascurato il civile confronto politico sui temi tragici che infiammano il mondo intero : le economie in declino storico e le maledette migrazioni che accentuano il trend economico negativo e disseminano devastante povertà anche nella fortezza Occidente assediata da migliaia di pretesi profughi ogni giorno.

E il discredito che ne viene alla Clinton si estende alla famiglia presidenziale Obama, che pudore istituzionale vorrebbe defilata e meno esposta a fianco di una candidata così opaca e moralmente discutibile e l’abbiamo vista, invece, e ascoltata, marito e moglie baldanzosi, dire al mondo quanto brava presidente sarà quella tale, l’avvocato delle corporations che nasconde le mails pubbliche per chissà che miserabili ragioni di opportunità politica.

Pollice verso e fuori i leoni.

 

A 8 giorni dal voto spuntano altri messaggi dal computer di Hillary. Lei: “I federali spieghino, vogliamo i dettagli”. Trump: “Più grande scandalo politico dal Watergate”
QUOTIDIANO.NET|DI QUOTIDIANONET

 

Chissà dove

 

Il tempo ossida ogni cosa delle nostre vite e corpi e così è per le cose della politica – e Renzi e il suo s-governo vanno in cronaca, da gran tempo ormai, più per gli schiaffoni che gli arrivano da questa o quella parte politica e sociale (inclusa l’opposizione interna) che per le cose che ha fatto: le banche, il maledetto job act del lavoro pagato coi vouchers e quel pasticciaccio brutto di palazzo Madama e Chigi che riformerà il Senato mandandoci dentro dei nominati al posto dei presenti eletti (ma non era meglio eliminarlo tout-court?).

E speriamo che a novembre ce lo togliamo di torno, quest’imbonitore fiorentino da tre palle un soldo arrivato al potere con una congiura di palazzo e restatoci così a lungo a causa dei bizantinismi del presente sistema dei partiti e dei voltagabbana che formano la sua maggioranza dei tre forni (alfaniani, verdiniani e, all’occorrenza, la stessa Forza Italia).

Intanto ci teniamo l’Europa che ci esclude dai vertici e alla quale ci rivolgiamo col cappello in mano per avere ‘più flessibilità’ nei conti e nel debito stellare che non riusciamo a intaccare per non incorrere in leggi di bilancio ‘lacrime e sangue’ e che imploriamo, l’Europa, che si prenda almeno un pugno di migranti che importiamo dalla ‘frontiera sud’ per forza inerziale e follia di cattiva politica immigratoria a centinaia di migliaia ogni anno e vanno, per le segrete vie e con l’aiuto delle folli associazioni dei ‘no borders’, a ingrossare le giungle di Calais che costeranno la presidenza a Hollande e quelle di Ventimiglia e di Como che costeranno al pd la perdita della risicata, esigua maggioranza di s-governo alle prossime elezioni.

E anche la presidenza Trump, nelle cronache e nei telegiornali, fa capolino come non più una ipotesi maledetta, bensì una maledizione colla quale occorre misurarsi e riflettere su come e perché stanno cambiando le maggioranze di governo future delle principali nazioni e quali spaventosi errori abbiano commesso le sinistre dell’Occidente malate di buonismo e che ancora affermano – come quei dementi fissati su una sola frase e faticoso concetto che allaga le loro scatole craniche e fa naufragare le sinapsi – che ‘multietnico è bello’, mentre Charlotte è in stato d’assedio a causa dei disordini e si contano i morti nei supermercati, come si sono contati e si conteranno da noi a Parigi, Bruxelles, Nizza e chissà dove domani, chissà dove. A Roma, forse?

La resistibile ascesa e prevedibile caduta dell’Imbonitore fiorentino

 

Che ci sappia fare, da imbonitore, ognun lo dice e la sua loquela svelta e gli argomenti che sciorina a favore delle sue pentole miracolose in cui ci puoi cucinare di tutto – dalla riforma del Senato al job act, passando per i bonus a pioggia che non hanno risollevato l’economia di un dito – sembrano buoni argomenti, ma al referendum prossimo venturo si vedrà se avrà convinto ‘gli italiani’: parola di cui si riempie la bocca ad ogni piè sospinto come se ne fosse il megafono e l’oracolo.

E l’economia che ristagna è il suo cruccio e la sua condanna (it’s the economy, stupid) e non gli è bastato farsi accompagnare nella sua resistibile ascesa dalla avvenente, e pur brava, pulzella estrusca dai morbidi boccoli – e il padre invischiato in quella brutta storia di banche etrusche -, e oggi è in grave affanno e debito di fiato, il condottiero-imbonitore, e si è costretto a più di una marcia indietro e ‘ritirata strategica’ e manda a dire che l’eventuale vittoria del ‘no’ al referendum non lo vedrà dimissionario – e le sue pentole rigurgitanti di promesse e residui bagliori per le allodole si ammucchiano invendute mentre a Bratislava gli mandano a dire che ‘non c’è trippa’ per i furbi gatti fiorentini che si riempiono la bocca dello slogan atroce de ‘salviamo vite’, ma poi vogliono rifilarle sotto veste di ‘giungla di Calais’ e campi-profughi di Como e Ventimiglia alla Francia e alla Svizzera, intasando l’Europa di clandestini e nuovi schiavi – e le periferie urbane delle metropoli europee piene di disoccupati cronici che si ‘radicalizzano sul web’ e studiano di far saltare in aria la cattedrale di Notre Dame con tutti i turisti dentro e i morti e il sangue sul sagrato.

E il povero imbonitore fiorentino ieri si è presentato da solo alla conferenza stampa, lamentando i nulli risultati dell’ennesimo ‘vertice europeo’ (ma non bastano le video-conferenze per quelle vostre inutili cose – con quel che ci costate, a noi contribuenti?). E ha tuonato il suo ‘faremo da soli’ che dà i brividi – considerate le frontiere chiuse dell’Europa e i mille e mille clandestini che andiamo a prendere fin sotto le coste libiche per soddisfare gli slogans elettorali dell’imbonitore che ‘salviamo vite’.
Un’altra politica immigratoria meno folle di questa era ed è possibile, chiedetelo alla Spagna, a Malta e all’Australia.
Il disordine del mondo rotto ha bisogno di argini e contenimenti e di efficace governo delle ‘catastrofi umanitarie’ non di imbonitori da fiera allo sbando.

Stai sereno

Forse si fa torto al nostro Imbonitore Fiorentino quando lo si paragona a Dorian Gray. Di certo perché la bellezza fisica non è attributo universalmente riconosciutogli (ci sta, piuttosto un ‘diversamente bello’) e, forse, neanche ne ambisce, sia detto a sua laude imperitura.

Lui, invece, è stregato dal potere, quello che logora chi non lo ha – e avrebbe volentieri stroncato a modo suo l’opposizione interna che lo contrasta se non fosse per il fatto che i bersaniani e gli speranziani gli coprono le spalle verso quelle fasce di elettori del pidi che, sembra, dalle prime analisi post elettorali nei quartieri operai e proletari, lo hanno abbandonato.
E le stesse analisi lo dicono, invece, il principe della borghesia media e grande, ereditata dalla frana di forza italia e dai verdiniani di Ala.

Però di Dorian Gray, Renzi ha mediato il suo voler ‘tirare dritto’ alla guida di un bulldozer alla meta fatale del referendum di ottobre e, forse, speriamo, i suoi fidi/e lo troveranno supino davanti al suo ritratto fatale col pugnale infitto nel cuore e il ritratto ce lo mostrerà diversamente bello e giovane come narra la storia e lui rinsecchito nella sua vecchiaia consumata nei due anni intensissimi del suo consolato. Renzi, stai sereno.renzi-berlusconi-face-to-face-L-ONJ36y