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Il nuovo che avanza, il futuro che verrà.

 

Non credo che le manifestazioni elettoralistiche del Pd and friends riusciranno a spostare uno zero virgola della tendenza in atto del suo meritato castigo politico e prossimo e salutare cono d’ombra all’opposizione. Il patetico suo gridare, la Boldrini in testa, ‘al lupo fascista!’ e lanciare straziati appelli contro un immaginario fascismo trionfante ueberall non lo riscatterà dal suo biennio di infamia di s-governo iniziata con Letta e finito coll’isolamento politico in una Europa dalle frontiere chiuse e nessuna redistribuzione dei migranti e i respingimenti e i contenimenti tardivi del troppo che stroppia importato dal duo Renzi-Alfano: santi patroni dei ‘barconi’ e del mercato degli schiavi libico e seguaci folli dell’accoglienza francescana illimitata e incurante dei conflitti sociali che ha comportato e comporterà negli anni a venire.

Il verdetto degli italiani/e è stato pronunciato da tempo e troverà conferma nelle urne alla data che il pallido e callido Mattarella vorrà benignamente concedere, speriamo nei primi mesi del 2018.

E sarà un cinque a zero, dopo la brexit, Trump, il no al referendum renziano e il nuovo cancelliere austriaco dalle frontiere ermeticamente chiuse.
Un ‘tutti a casa’ che sancirà la definitiva uscita di scena di quei dilettanti allo sbaraglio detti ‘i renziani’ di s-governo e dei loro velleitari competitors a sinistra che si si definiscono ‘liberi e uguali’ in omaggio alla mitica rèvolution del 1789 e, forse, più avanti, si diranno montagnardi o giacobini sulla scia del passo del gambero della Storia dell’ultimo ventennio.

Ma la cosa più importante è che cambi il passo politico sul contrasto all’immigrazione clandestina, iniziato assai tardivamente e prudentemente da Minniti e si fermi la follia del mercato di schiavi e di morti che avviene sulle coste libiche e tunisine. E’ su questo che si misurerà la rinascita auspicata del paese e un consolidamento della ripresa economica che, sola, potrà consentire un cambio di rotta e l’apertura dei mitici ‘corridoi umanitari’, gestiti, si spera, dal nuovo governo italiano cum grano salis tenendo sotto stretto controllo le troppo misericordiose o.n.g. di qualsiasi origine e scopo.
Amen e così sia. Un miglior futuro sia con voi.

Segnali e sogni – Ieri accadeva

 

Segnali fortissimi e sogni soavi. 04 dicembre 2016

Comunque andrà (mo’ mi vesto e vado al seggio) il segnale forte, fortissimo è stato dato. Le trombe di Giosafatte sono state suonate a toni altissimi e, seppure ci toccherà la sventura massima (Dio non voglia) di doverci tenere l’imbonitore fiorentino con la sua fragorosa batteria di pentole riformistiche che, a sentir lui, cuociono anche le suole (le note ‘sole’ renziane), ci penserà Hofer in Austria a tenere svegli di notte gli s-governanti europei di sinistra-centro con gli incubi di perdere la cadrega e vedersi castigati dagli elettori per le loro pessime politiche immigratorie e per aver consentito che le periferie urbane delle nostre città siano diventate gli slums delle occupazioni abusive e le discariche sociali del non lavoro e del mendicismo diffuso e della microcriminalità che lo surroga – e ci costa sotto forma di detenzioni nelle patrie galere e ‘radicalizzazioni’ più di quanto ci è costata in termini di pretesa e avvilente ‘accoglienza’ di caserme strapiene e sindaci e cittadini in rivolta per l’immissione forzata di migliaia di clandestini (in gran parte) nel fragile tessuto sociale di città e paesi pesantemente provati dalla crisi.
E nessun progetto di ampio respiro da parte del duo Renzi-Alfano bensì solo un avvilente stipare dovunque e quantunque e senza una ragionevole stima di compatibilità e ‘impatto sociale’ l’enorme massa di persone che attende sulle coste libiche di essere raccolta e trapiantata in terra di missione e occupazione. Italy bel suol d’amore. La Storia che va col passo del gambero.

Perché quello che non capiscono le anime belle infiammate neuronicamente sul web e nei ‘social’ sulla questione ‘accoglienza’ universale e ‘no borders’ è che la rivolta dell’elettorato della ‘Brexit’ e di Donald e di Hofer é la richiesta divenuta perentoria (un tempo verbo ‘di sinistra’) di tutti coloro che ‘chiedono legge per ciò che risulta eccessivo’ – rileggetevi la bella poesia di Celaya – e chiedono che si governi, finalmente! il disordine globale che sta cambiando i connotati delle nostre città e delle nostre vite.
Parole al vento, lo so, in quelle plaghe neuroniche infiammate e resistenti agli antibiotici di nuova generazione di renziani e piddini arroccati nelle trincee del ‘hic manebimus optime’, malgrado l’evidenza fragorosa dello sciogliersi del pupazzo di neve del loro progetto di s-governo.

Perciò tocca agli elettori dare il segnale forte e mandare a casa tutti coloro che hanno abbuiato il nostro orizzonte di futuro e ci rifilano una lodevole attitudine dell’anima a essere buona e caritatevole con chi ha bisogno per un progetto di s-governo permanente e pretesa ‘accoglienza’ e conseguenti conflitti sociali annunciati a migliaia.

S.p.q.r. – Sono persi nel nulla dei loro sogni soavi questi renziani.

L'immagine può contenere: spazio all'aperto
Letture consigliate. Umberto Eco – ‘A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico.’ Bompiani editore. ‘Se qualcuno si batte per una scelta politica (e nel caso in questione, civile e morale), fatto salvo il dAltro…
 ‘Se dicen los poemas
que ensanchan los pulmones de cuantos, asfixiados,
piden ser, piden ritmo, Altro…

CERCA Y LEJOS Más allá del pecado, indecible, te adoro, y al buscar mis palabras sólo encuentro unos…
EL-PLACARD.BLOGSPOT.COM

La caduta degli dei democratici. Ieri accadeva

Un anno fa

Possiamo immaginare il panico che si è diffuso nel quartier generale di Hillary Rodham Clinton ieri sera, quando i media giornalistici hanno diffuso ‘all over the world’ la ferale notizia di una ripresa di indagini sulle famigerate mails fatte scorrere sul suo server privato per chissà quali miserabili ragioni di ‘polvere sotto il tappeto’ e frettolose archiviazioni di atti pubblici concernenti la sua disastrosa politica geo strategica in qualità di segretario di stato dell’amministrazione Obama.

E se considerate la sua quindicinale attività di avvocato al servizio delle grandi corporations dell’industria e del denaro potete avere un’idea di quali gigantesche menzogne Hillary abbia raccontato nei comizi con perfetta faccia di tolla ai suoi probabili elettori sul merito della lotta alla povertà, della pietas dovuta ai ceti popolari e ai meno fortunati, e del maggior riguardo politico per i neri rivoltosi, gli ispanici immigrati e tutto quel mondo di sfigati e poveri cristi che dovrebbero eleggerla al sacro soglio della presidenza degli Stati Uniti d’America – mettendola definitivamente al riparo dalle accuse gravissime che la insidiano dappresso e che Donald Trump ha giurato di farle pagare incriminandola di fronte a un grand jury.

E possiamo divertirci a giocare al vecchio gioco del ‘cui prodest’ e interrogarci quanto vogliamo sul ‘chi è’ e su quale curriculum politico abbia il direttore del F.b.i. che quell’inchiesta ha riaperto a undici giorni dal voto, ma la botta ricevuta da quella perfetta macchina di menzogne politiche che è Hillary Clinton e dalla sua gioiosa macchina da guerra e da soldi elettorale e dal suo staff e dai suoi danarosissimi supporters industrial-finanziari è la botta di un Tir che ti investe di lato e fa deragliare il treno di una campagna elettorale che lei per prima ha voluto sporca e vigliacca – e ha attaccato a testa bassa il suo rivale sullo scivoloso terreno dei suoi rapporti con le donne e trascurato il civile confronto politico sui temi tragici che infiammano il mondo intero : le economie in declino storico e le maledette migrazioni che accentuano il trend economico negativo e disseminano devastante povertà anche nella fortezza Occidente assediata da migliaia di pretesi profughi ogni giorno.

E il discredito che ne viene alla Clinton si estende alla famiglia presidenziale Obama, che pudore istituzionale vorrebbe defilata e meno esposta a fianco di una candidata così opaca e moralmente discutibile e l’abbiamo vista, invece, e ascoltata, marito e moglie baldanzosi, dire al mondo quanto brava presidente sarà quella tale, l’avvocato delle corporations che nasconde le mails pubbliche per chissà che miserabili ragioni di opportunità politica.

Pollice verso e fuori i leoni.

A 8 giorni dal voto spuntano altri messaggi dal computer di Hillary. Lei: “I federali spieghino, vogliamo i dettagli”. Trump: “Più grande scandalo politico…
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Giove e i Titani – atto secondo

 

E’ la riproposizione della mitica lotta tra Giove e i Titani. E Giove era il prototipo, l’archetipo del ‘fascista’ che i mitici Titani, riottosi e strenui difensori multietnici del loro mondo caotico e primitivo, avversavano fieramente.
Ma non è detto che finisca in egual modo. Che il ‘fascista’ Trump/Giove, cioè, riesca a imbrigliare i suoi molti, troppi nemici le cui strida e alti lai si amplificano vieppiù ad ogni suo atto di governo e firma sui controversi e assai discussi provvedimenti di limitazione degli ingressi nel paese che lo ha eletto.
Però, noi viaggiatori dell’Occidente, curiosamente accettiamo di buon grado – se decidiamo di viaggiare in Iran o in altri paesi compresi nella lista dei sette paesi islamici designati quali ‘indesiderati’ – di correre nelle ambasciate/consolati di pertinenza e chiedere rispettosamente (e pagare profumatamente) un visto che gli occhiuti funzionari e agenti della dogana sottoporranno a severo controllo negli aeroporti di ingresso del paese.
Ma Trump governa la maggiore democrazia del pianeta, un porto di mare multietnico, mi obbietteranno i giornalisti pellerossa della riserva indiana di radio3 – che hanno mantenuto almeno un residuo senso dell’ironia e hanno fatto spallucce radiofoniche a quell’ascoltatore che gli chiedeva come mai, da mesi e mesi a questa parte, sembra di ascoltare la radio libera di un qualche centro sociale e i ‘no borders’ dai neuroni infiammati e impazziti come gli elettroni di un atomo sul punto di disgregarsi.
Faziosità al diapason, la loro, e cassa di risonanza di una pretesa ‘riscossa democratica’ degli sconfitti delle elezioni americane.
Chi vivrà vedrà e presto sapremo se i giudici/titani dell’America furiosamente multietnica che si oppongono ai provvedimenti di Trump e lo avversano a botte di ricorsi alla Corte Costituzionale riusciranno a incatenare il novello Giove alla mitica roccia e mandargli ogni mattina nuova la mitica aquila che gli strappa il fegato o il cuore.

 titani11

Poesie di s-governo

 

Se la politica si fa poesia e struggente nostalgia del ruolo perduto, la rima dovrà essere con ‘Consiglio’ (Presidenza del) – e ci viene bene ‘spariglio’, ‘vermiglio’ e ‘coniglio’ – o con ‘orizzonti lontani’ – e qui ci soccorrono gli ‘ontani’ e i ‘vani’ (consigli) e gli ‘arcani’ in completo Armani?

E una nota di simpatia ci coglie per il presidente del consiglio uscente che fa rima con ‘malattia’ da stress post traumatico (la botta del ‘no’ al referendum) e la nota ‘arroganza’ del suddetto rimerà con ‘transumanza’ del gregge renziano verso lidi lontani (dal potere) e con ‘vacanza’ meritata e suggellata dal corpo elettorale che premierà i cinque stelle perché non se ne poteva più di quelle ‘orribili favelle’ dei cretini di s-governo a cui regaliamo il ‘suon di man con elle’ e buonanotte al secchio con rima ‘guardatevi allo specchio’ – per veder quanto ridicoli eravate e, come la mosca cocchiera, dicevate ‘ariamo’ poggiati sul corno del bue (il popolo) che si lecca le ferite della vostra cattiva politica immigratoria ed economica. E fu subito estate (elettorale). Tiè.

Oh Capitano, mio Capitano

 

E basterebbe la nota biografica di quell’antenato del Gentiloni che scriveva il saggio intitolato all’armonia religiosa per dire del sopore che caratterizzerà il nuovo (sic) s-governo del placido conte incaricato di formarlo.
E sarà anche che il contino ha partecipato, in gioventù, all’insaputa dei suoi (ma non del suo confessore) alle manifestazioni di lotta e di s-governo per la democrazia e contro le stragi – che all’epoca erano il refrain tragico del Malpaese – ma il tempo, si sa, ha fatto il suo sporco mestiere e ha ridotto quelle sue ambizioni rivoluzionarie a poca cosa e l’approdo finale al ministero degli Esteri in un Europa malconcia e affannata e prossima al collasso a causa delle invasioni barbariche post moderne dei novelli ‘popoli del mare’.
Ed è quantomai facile predire che nulla cambia dell’andazzo piddino di s-governo del navigare a vista e bordeggiare e nulla fare di clamoroso e ‘nell’interesse del paese’ nei prossimi due anni.
Alla via così e fuori il periscopio. A Pontassieve si emerge per il re-imbarco del capitano.
Oh Capitano, mio Capitano già ci manchi. Ma quanto ci manchi?captain-il-sommergibile-22057451

 

Imbonitoriiiii!

 

Pare che alcuni ‘renziani’ ostinatamente marziani e refrattari a orientare le loro antenne neuroniche su quanto avviene nel vasto territorio del paese depresso e stagnante che ha dato loro i natali si siano piccati di segnalare ai giornali e sui social che il ‘si’ (con tutto ciò che comporta di affiliazione politica) ha vinto nelle zone economicamente più forti del paese – Milano, L’Emilia, il Trentino.

E Laura Puppato (pd) ha aggiunto la chiosa velenosa che i cervelli in fuga all’estero hanno anch’essi votato ‘si’ in larga maggioranza (brogli a parte, che la vittoria schiacciante ha lasciato correre) e, conseguentemente, la loro sarebbe una fuga dall’Italia del ‘no’. Come a dire: ‘Noi rampanti ed emergenti versus i perdenti dell’immobilismo.’
C’è una punta di arroganza ferita, in questa sua chiosa – condivisa, credo, da molti di quei ‘renziani-marziani’ che oggi constatano dolorosamente che il loro progetto politico ‘volava alto’ – tanto alto da rasentare la rarefazione di ossigeno della stratosfera; e l’aver riportato a terra la loro navicella spaziale, sia pure con qualche ammaccatura e bruciacchiata, è nostro merito: di noi pezzenti del ‘no’ che osservavamo che il tanto osannato job act altro non è che l’istituzionalizzazione del precariato a vita e un monumento ai famigerati ‘vouchers’ e alla piena deregulation del mondo del lavoro.

Una ‘cinesisazzione’ de facto del lavoro in Italia – e hanno vinto loro, i cinesi che hanno assassinato il ‘distretto tessile’ di Prato e quegli extra comunitari disposti ad ogni mansione e orario di lavoro che hanno appiattito i diritti sindacali omologandoli al ribasso estremo della maledetta ‘globalizzazione’ dei ‘barconi’ e delle frontiere europee violate come gruviera grazie alla nostra ‘frontiera sud’ sempre aperta, estate e inverno – e il folle messaggio de ‘venite tutti, vi salviamo tutti’ lanciato sull’intero territorio africano dal duo Renzi-Alfano. Si salvi chi può – è appena il caso di dire, data la costanza dei morti annegati.

Ma questi pensieri e queste analisi terra-terra non sfiorano i ‘cervelli in fuga’ arroganti e ‘sei metri sopra il cielo’ – e ieri ascoltavo l’eloquio tipico renziano di Davide Serra a ‘Piazza Pulita’ che elencava i dati Istat del governo Renzi sul ritorno del lavoro in Italia e la disoccupazione in calo, a sentir lui, – ma a ben analizzare i dati, il calo è dovuto alle cifre di coloro che il lavoro ormai hanno smesso di cercarlo e una gran fetta di quelli che lavorano sbandierano nelle piazze i vouchers del loro scontento e della miseria nera in cui affondano le loro vite grame.

La grande menzogna renziana disvelata dal ‘no’ al 60 per cento e i suoi esponenti ex rampanti definitivamente bollati quali ‘imbonitori’ da un tanto al chilo.

S.p.q.r. Sono pentolari recidivi questi renziani

Alberto Sordi nella famosissima scena del film di Fellini I Vitelloni, il quale prende in giro i lavoratori con una…
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Stai sereno. Non fa poi così male.

 

Nel giorno in cui un tramonto particolarmente infuocato e che ha colorato il mondo di tutte le gradazioni del rosso ci racconta la meraviglia del vivere sul pianeta Terra registriamo una comune insofferenza verso quel maledetto imbonitore che da mesi ci propina il suo set di pentole referendarie e riforme magistrali che cucinerebbero il paese al fuoco della sua megalomania di ‘un uomo solo al comando’.
E un corale ‘Basta!’ e ‘Fatela finita! e ‘Toglietecelo dagli zebedei!’ si leva alto da ogni angolo del paese e non si vede l’ora che arrivi domenica sera per godere della lieta novella della sua riduzione a ragazzotto di provincia arrogante e arruffone che si è gonfiato come un aerostato durante i due anni della sua occupazione abusiva del potere (Il colpo di palazzo de: ‘Enrico stai sereno.’) e si sgonfierà di botto nel corso delle prime proiezioni. E speriamo nell’eleganza del gesto che lo appaierà al suo emulo Hollande-il Nulla-che cammina: ‘Non mi ricandido.’ Grazie, apprezziamo.

E ci strapperemo i capelli se, invece, una maledetta iattura e il corto circuito neuronale del paese dovesse consacrarlo (Dio non voglia) nel gonfiore dell’elio che lo fa galleggiare e straparlare di cose che solo nella sua mente fanno ‘l’interesse del paese.’ Tocchiamoci di sotto e leviamo alti gli auspici.

‘Matteo stai sereno. Non fa poi così male.’ Un semplice pffffff e ti afflosci e ti accartocci con dolcezza. E riporremo l’involucro nel sacrario della Leopolda, promesso.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Dio ci scampi – S.p.q.r. Sono pencolanti sui picciuoli questi renziani

 

Il 4 di dicembre non ci giocheremo i destini dell’umanità bensì di un pugno di parvenus della politica – imbonitori da tre palle un soldo che hanno illuso una discreta fetta di italiani di tutto cambiare per non cambiar nulla. E davvero, rivedendo nei trailers dei telegiornali degli ultimi due anni quelle facce da leopoldini allo sbaraglio che recitavano le veline renziane con l’aria dei secchioni d’antan che mandavano a memoria le poesie della vispa Teresa ci vien da sorridere al pensiero di quanto poco basti agli esseri umani per nutrire le illusioni del ‘nuovo che avanza’ e oggi già ‘lungamente ci dice addio’ – come le foglie ormai gialle che il vento distacca una a una e ci racconta della prossima primavera che chiuderà l’inverno del nostro scontento.
E un’altra stagione delle nostre vite avrà inizio e, forse, ci chiederemo fra qualche anno, inseguendo un pensiero marginale: ‘Ma quel Renzi fiorentino e la sua amica Leopolda chissà dove sono andati a finire.’
O forse no. Forse toccherà armarci della stessa pazienza che abbiamo coltivato nei tre lustri del fescennino berlusconiano e magari ‘morire renziani’. Dio ci scampi.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Arroganti sulla linea del fuoco. Domani accadrà.

Sbaglia Berlusconi a dire che se vincesse il “No” Renzi dovrebbe continuare, visto che dispone della maggioranza parlamentare per farlo. Oltretutto così facendo il Cavaliere sbaglia due volte, la p…
OPINIONE.IT

 

Che botta, ragazzi!

Possiamo immaginare il panico che si è diffuso nel quartier generale di Hillary Rodham Clinton ieri sera, quando i media giornalistici hanno diffuso ‘all over the world’ la ferale notizia di una ripresa di indagini sulle famigerate mails fatte scorrere sul suo server privato per chissà quali miserabili ragioni di ‘polvere sotto il tappeto’ e frettolose archiviazioni di atti pubblici concernenti la sua disastrosa politica geo strategica in qualità di segretario di stato dell’amministrazione Obama.

E se considerate la sua quindicinale attività di avvocato al servizio delle grandi corporations dell’industria e del denaro potete avere un’idea di quali gigantesche menzogne Hillary abbia raccontato nei comizi con perfetta faccia di tolla ai suoi probabili elettori sul merito della lotta alla povertà, della pietas dovuta ai ceti popolari e ai meno fortunati, e del maggior riguardo politico per i neri rivoltosi, gli ispanici immigrati e tutto quel mondo di sfigati e poveri cristi che dovrebbero eleggerla al sacro soglio della presidenza degli Stati Uniti d’America – mettendola definitivamente al riparo dalle accuse gravissime che la insidiano dappresso e che Donald Trump ha giurato di farle pagare incriminandola di fronte a un grand jury.

E possiamo divertirci a giocare al vecchio gioco del ‘cui prodest’ e interrogarci quanto vogliamo sul ‘chi è’ e su quale curriculum politico abbia il direttore del F.b.i. che quell’inchiesta ha riaperto a undici giorni dal voto, ma la botta ricevuta da quella perfetta macchina di menzogne politiche che è Hillary Clinton e dalla sua gioiosa macchina da guerra e da soldi elettorale e dal suo staff e dai suoi danarosissimi supporters industrial-finanziari è la botta di un Tir che ti investe di lato e fa deragliare il treno di una campagna elettorale che lei per prima ha voluto sporca e vigliacca – e ha attaccato a testa bassa il suo rivale sullo scivoloso terreno dei suoi rapporti con le donne e trascurato il civile confronto politico sui temi tragici che infiammano il mondo intero : le economie in declino storico e le maledette migrazioni che accentuano il trend economico negativo e disseminano devastante povertà anche nella fortezza Occidente assediata da migliaia di pretesi profughi ogni giorno.

E il discredito che ne viene alla Clinton si estende alla famiglia presidenziale Obama, che pudore istituzionale vorrebbe defilata e meno esposta a fianco di una candidata così opaca e moralmente discutibile e l’abbiamo vista, invece, e ascoltata, marito e moglie baldanzosi, dire al mondo quanto brava presidente sarà quella tale, l’avvocato delle corporations che nasconde le mails pubbliche per chissà che miserabili ragioni di opportunità politica.

Pollice verso e fuori i leoni.

 

A 8 giorni dal voto spuntano altri messaggi dal computer di Hillary. Lei: “I federali spieghino, vogliamo i dettagli”. Trump: “Più grande scandalo politico dal Watergate”
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