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Manifestazioni

Fate una manifestazione. Se possibile numerosa. Se pensate di avere ragione su un qualche aspetto del nostro vivere associati e volete contrastare il pensiero e l’agire politico di tutti gli altri che vi avversano e vi imputano di lavorare per un futuro gramo dei figli e dei nipoti, una manifestazione può aiutare. L’effetto dura un giorno o poco più, ma intanto avete ‘battuto un colpo’ e affermato un diritto di pensiero e parola e non è poco, di questi tempi.
E non vi curate delle stime della Questura, che, il giorno dopo, riduce gli enfatici 100.000 dei giornalisti amici a 30.000 e forse meno, – fa parte dello strano gioco democratico per il quale la piazza di un giorno surroga i referendum e le elezioni politiche che darebbero risultati opposti a quelli che si propongono gli organizzatori di una manifestazione o dell’altra. Già. Chissà che esiti avrebbero referendum ed elezioni politiche incentrate sul troppo che stroppia delle cattive e folli politiche immigratorie di questo e dei precedenti governi che non riescono a impedire le partenze e a ridurre gli sbarchi – e i numeri dell’estate alle porte sono da mani sui capelli e la mitica ‘accoglienza diffusa’ dei folli buonisti di s-governo e ong associate tornerà ad essere l’invasione delle cavallette.

Del ‘restare umani’.

 

‘Stay human’, si leggeva sulle t-shirt dell’estate e c’è da chiedersi che significa, di questi tempi, ‘restare umani’. I ‘buonisti’ di ogni ordine e grado ci propongono, da decenni, una loro ricetta pietosa, ma gli effetti collaterali di quei loro farmaci misericordiosi e densi di ‘accoglienze’ universali fanno rizzare i capelli in testa e fanno andare i pensieri agli attentati di Nizza e Parigi e Bruxelles e alle integrazioni impossibili delle città europee in affanno immigratorio e alle rivolte urbane dei neri americani che catalizzano la protesta della ‘white America’ e, forse, ci consegneranno la sorpresa dell’elezione del ‘nazista dell’Illinois’ alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Chi vivrà vedrà.

La realtà degli uomini e delle donne, in verità, è talmente sfaccettata e contraddittoria che alcuni le preferiscono lo ‘stay animal’ – e, di conseguenza, fioriscono i siti animalisti sui vari ‘social’ e le foto di animali dolci e coccolosi e carezzevoli e ‘pelouche’ straripano su facebook e si sostituiscono a quelli delle persone. E oggi i cani domestici vengono chiamati ‘Renzo’ e ‘Luisa’ e ‘Jerry’ e passa i suoi guai sui ‘social’ chi denuncia il troppo che stroppia e il pesante impatto igienico e ambientale che ha il loro aumento esponenziale nelle nostre città di pietra e asfalto lavate solo dalle piogge d’autunno.

E ieri guardavo e ascoltavo con grande attenzione il docu-film ‘Human’ di Yann Arthus Bertrand: sintesi di un lavoro immenso di 2000 e passa interviste all over the world a persone le più varie e diverse e quasi tutte male in arnese e sofferenti e poveri in canna e condannati a morte nelle prigioni americane e mi veniva naturale, di riflesso, provare il mio pensiero in una faticosissima sintesi su cosa è umano e cosa no – e umano, a quanto si mostra nel film, è sia il male che commettono i criminali che poi si ravvedono una volta imprigionati e in attesa di esecuzione, sia la follia dei dettati religiosi quale si mostra nel film: con le immagini delle folle oceaniche della festa del ‘kumbh mela’ in India e le prostrazioni di massa e l’ipnotico fluire dei fedeli islamici intorno alla ‘kaaba’ a La Mecca. Maledetto oppio dei popoli e incubatrice di conflitti spaventosi quali quelli che hanno portato alla nascita dello stato islamico e ai ‘radicalizzati sul web’ che tanti morti hanno lasciato sulle nostre strade e piazze.

E il regista si dice profondamente rispettoso di quelle follie oceaniche e delle ipnosi della varia e diversa religiosità che affligge come una malattia incurabile la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, ma tace sulle migliaia di morti che quei raduni insensati hanno provocato nei secoli e non prende in nessuna considerazione il possibile governo di quel caos che pure dovrebbe essere preoccupazione massima degli amministratori della cosa pubblica cittadina e nazionale.

Una naturale propensione a tutti assolvere e perdonare, quella di Arthus Bertrand, che fa a pugni con il ritorno dei despoti e dei tiranni e dei pretesi ‘fascisti’ sulla scena mondiale e con la richiesta che viene dalla ‘pancia’ degli elettori di moltissimi paesi di sicurezza e ordine.

E da tutta la lacrimosa e dolorosa ritrattistica umana di quel film si evince che nessun governo del caos è possibile e auspicabile con pugno di ferro, bensì che dobbiamo accettare il medioevo di ritorno che affligge i paesi dell’Occidente sotto arrembaggio e invasione dei nuovi poveri delle economie globalizzate e dei conflitti che ne nascono.
Restare umani, di fronte a questo orizzonte di futuro di invivibilità e di necessarie frontiere blindate e difesa della nostra residua ricchezza di figli dell’Occidente evoluto è davvero molto difficile.

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Folle e follie
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Quella fede che non si discute

 

Il direttore del giornale ‘Avvenire’ – giornale dei vescovi – aveva la voce grave e luttuosa, stamattina, nel leggere la sua rassegna-stampa quasi interamente incentrata sui migranti e le guerre e l’assedio di Aleppo e la nascita del duemilionesimo abitante palestinese di Gaza – uno dei peggiori ‘slum’ del nostro mondo caotico e privo di ogni criterio ordinatore e regolatore e il luogo da cui partono gli attacchi e gli attentati contro i cittadini di Israele.
Una voce naturalmente curiale quella di Tarquini – e non sorprende date le quotidiane frequentazioni vaticane legate al suo ruolo – e intrisa di quel buonismo tutto compreso di sé che pretende di rimproverare il resto del mondo per la cattiveria del suo essere incapace di accoglienza universale e di trovare le giuste soluzioni (ce ne sono?) ai drammi della guerra e della fame e del sovraffollamento di alcune regioni del mondo.
Ed era così convinta, quella sua voce, di essere nel giusto, da spingersi a definire ‘urtanti’ le parole del giornalista di ‘Libero’ che esprimeva un diverso parere dal suo e da quello di tutti i buonisti associati e s-governanti europei che hanno riempito le maggiori città europee di milioni di disadattati e di disoccupati cronici dal cui ‘disagio sociale’ (come viene buonisticamente definito) scaturiscono i troppi casi dei ‘radicalizzati sul web’ e degli assassini seriali che preparano attentati e uccidono per le strade e nei teatri e nei supermercati e nelle ‘promenade des anglais’ i cittadini europei che hanno offerto loro pietosa e generosissima e indebita accoglienza.

E se i ‘buonisti’ e il giornale dei vescovi e il loro direttore ne hanno fatto una missione e una questione di fede, quella dell’accogliere senza limiti né ragionevoli criteri ordinativi e regolatori milioni di persone e dello stipare nelle periferie urbane gente difficilmente integrabile – perfino se di ‘seconda generazione’ -, la realtà caotica e invivibile di quelle periferie dove la polizia mette piede solo nei casi eclatanti delle emergenze-terrorismo esplode spesso, spessissimo in cronaca nera quale luogo di conflitti e di contrapposizioni insanabili di ‘umma’ e ‘sharia’ che sempre più cittadini europei chiamati alle urne dicono di non volere più tollerare a quel modo e accettare le violenze e le provocazioni di giovanotti assatanati e in foia che insultano e picchiano le donne europee poco vestite e le aggrediscono, com’è accaduto nel corso dei Capodanni di Colonia, Zurigo, Helsinki e altre città europee.

E pare che ai buonisti per fede e professione proprio non riesca di mettere insieme i due fenomeni associati – che pure le cronache giornalistiche e televisive ci scodellano ogni santo giorno – dei conflitti legati al troppo dell’immigrazione senza regole e argini e continuano a propinarci con voce grave e compresa i loro predicozzi pii su quanto dovremmo essere più buoni e accoglienti e santi nei confronti di tutti coloro che soffrono e ci assediano e attentano al nostro fragile e residuo benessere di abitanti del continente europeo.
E che questo nostro benessere sia legato a un precario equilibrio economico e sociale che, se spezzato dai numeri altissimi dell’immigrazione a cinque cifre, franerà su stesso e innescherà reazioni anche più virulente di ‘muri’ e filo spinato e instabilità politica e conflitti sociali, proprio non importa minimamente ai vescovi e al direttore del loro giornale.
La fede non si discute, neanche quando è foriera ( e quante volte lo stata nel corso della Storia, ahinoi) di immani conflitti annunciati. Ci risparmiassero almeno le voci gravi e compunte e i toni di rimprovero rivolti all’universo mondo che non condivide le loro folli passioni e missioni salvifiche.

Di reportages e predicatori da un tanto al chilo

 

E più e meglio di un viaggio dal Mali alle coste libiche in compagnia di migranti a migliaia – e scafisti e mercanti di uomini e di morte – come fa Domenico Quirico sulla Stampa e ci cava un lirismo della povertà e della necessità degno di miglior causa, meglio sarebbe un reportage dal Belgistan e dall’enclave e roccaforte islamica di Mollenbec – dove intendo recarmi e vedere con questi occhi la quotidianità di veli e burqa e la disoccupazione cronica dei ‘radicalizzati sul web’ stampata sulle facce di quella ‘Blade runner’ del terzo millennio che anticipa e raffigura la faccia oscura dell’Europa da qui a trenta/cinquant’anni.

E magari ne invierò copia al Quirinale e al Mattarella delle predicazioni papali inani e che lasciano e incentivano la miseria sociale che trovano, ma vanno fatte e rilanciate dalla stampa embedded – non foss’altro che per il ruolo e per dare un senso al loro vestirsi da Presidente e/o Papa ogni mattina che Dio manda in Terra e chiedersi con sguardo smarrito posato sugli stucchi artistici e le statue e le dorature degli artistici saloni dei palazzi: ‘Che ci faccio qui?’
Già, che ci fanno? Che era meglio e da fargli un monumento a Pepe Mujica se comparato agli ultimi trenta presidenti e papi nostrani della quotidiana nostra lotta per uno stato laico e libero dalle palle al piede delle pesantezze vaticane che ne hanno condizionato e rallentato il libero sviluppo e la crescita.

E oggi, anche per la loro intercessione e tragica predicazione buonista, dobbiamo farci carico di svezzare l’islamismo atavico dei nomadi pastori che partorisce la jihad per via di web e pagare il pesantissimo costo di morti e feriti per le strade – e la Sanità pesantemente tagliata per via dei costi dell’accoglienza a cinque cifre ogni anno e la vita media degli ultimi due anni che si abbassa a percentuali da dopoguerra -leggetevi gli articoli di Mario Giordano in proposito.
Tu vedi le facce di tolla di questi predicatori e savonarola da tre palle un soldo.

 

http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11949698/vittorio-feltri-sergio-mattarella-immigrazione-meeting-rimini-editoriale-vaffa.html

 

Le guerre di chi

..e quei poveretti delle infiammazioni neuroniche buoniste trovano credibile e condivisibile perfino la scritta sul cartello al collo di un sedicente ‘rifugiato’ in cui si afferma che: ‘siamo rifugiati delle ‘vostre’ guerre. ‘Vostre’, sottolineo : tua e mia e di tuo figlio/a e del cugino/a e dello zio/a di ogni passante a cui capita di leggere l’indigeribile stronzata.
Così avvallando le tesi dei dirigenti dell’Isis sulla colpevolezza di tutti noi: i maledetti ‘crociati’ e infedeli da sterminare senza pietà e discernimento alcuno e con i sistemi più vari e ingegnosi: pistole e coltelli e mitra, ma anche camion sterminatori e cinture esplosive, va bene tutto pur di collezionare il maggior numero di morti su piazze e stadi e teatri e ‘promenades’ – e i ‘martiri’ della loro fantasiosa e crudelissima Jihad saranno accolti in paradiso e godranno delle attenzioni particolari delle sette vergini spettanti a ognuno. Il vostro allah è niente affatto grande. Nessun dio, bensì solo quello partorito da menti malvage e depresse, può esibire e dire propri i misfatti e gli assassinii delle vostre maledette farneticazioni pseudo religiose.

foto di Enaz Ocnarf.

Il lenzuolo liso e gli strappi annunciati

 

Non ho personali problemi con la globalizzazione. In questa città è esplosa da parecchi decenni sotto asfittica e, per certi aspetti, miserevole veste turistica e, noi veneziani, conviviamo imprecando con gli sciami, le greggi e la Babele delle lingue rassegnati alle cifre del numeratore che – nella farmacia di campo san Bortolo – mostra il quotidiano esodo di chi scappa dalla città e chissà dove si rifugia, – dato che Mestre ha l’aspetto di un’altra Babele, ma più cupa e simile alla Sarajevo di prima della deflagrazione del conflitto etnico e tribale della ex Jugoslavia.

Ho (‘avevo’ e vi spiegherò più avanti perché il verbo è, di recente, andato al passato) dei problemi, invece, ad accettare che tutti gli appartenenti alla schiera dei ‘buonisti’ – di ogni genere e tipo: dai pii e mistici seguaci di Francesco ai tragici seguaci di Renzi e dell’imbelle Juncker per finire cogli sventati e incurabili ‘no borders’ – tutti i ‘buonisti’, dicevo, ci facessero la morale e si impancassero a Soloni del solo ed unico verbo coniugabile ed accettabile (a loro modestissimo avviso) in questi tristi anni di tempesta terroristica globale, di quartieri islamici delle grandi metropoli europee che sono grembo e sicuro rifugio di ‘radicalizzati sul web’ e ‘foreign fighters’ – e sono le ‘Londonstan’ e le ‘Belgistan’ e le ‘Parigistan’ (ma anche Chies d’Alpago – Bl) che hanno, infine, causato il terremoto della ‘Brexit’ e, forse, chissà, l’inizio del tracollo di quest’Europa malissimo governata e che non sa più a che santo votarsi per ‘tirare a campare’.

E tocca a noi cattivisti/realisti, oggi che la Brexit li scompiglia, li terrorizza, li affanna ed angoscia (e hanno torto ancora una volta sul merito), chiedere ai ‘buonisti’ di ogni categoria ed appartenenza di ‘cambiare registro’ e rivedere i meccanismi neuronici dei loro pensieri sbagliati e così gravidi delle tragedie europee legate ai troppi migranti che abbiamo accolto – senza troppo preoccuparci di sapere se potevamo integrarli, se c’era lavoro per tutti (le famigerate ‘banlieues’ sono sacche di disoccupazione e ‘disagio sociale’ da decenni) – e la sola litania stolida che ascoltavamo erano i dati disaggregati, e perciò menzogneri, sui migranti che riempiono i buchi demografici della vecchia Europa e quelli dell’Inps, perché, tanto, recita le leggenda metropolitana buonista, poi se ne ritornano al paese e ci lasciano il gruzzoletto. Non sarebbe male se qualche serio ricercatore universitario facesse una puntuale ricerca sul merito di quest’ultima cosa e riaggregasse i dati e rivedesse le proiezioni che, sono facile profeta, porterebbero a conclusioni diversissime.

Ecco, vi ho spiegato il perché di quel verbo al passato, oggi che uno squarcio drammatico sul liso lenzuolo di un’Europa – che, da decenni, traccheggiava e boccheggiava in cronaca, mostrandoci le visioni oscene della ‘giungla di Calais’ e quelle di Ventimiglia, e le stazioni europee e i treni presi d’assalto dai nuovi barbari, e tutti quei morti sulle strade di Parigi e Bruxelles e la libertà di stampa e di pensiero assassinata nella redazione di ‘Charlie Hebdo – quel lenzuolo liso, e che continuerà a strapparsi, ha rivelato che nessun governo della questione immigratoria c’è stato e ci sarà a breve e sarà un compito immane di coloro che sostituiranno i presenti s-governanti riuscire a dare un senso ai numeri degli ingressi futuri e alla loro compatibilità sociale ed economica e ai conflitti annunciati.

Ma il futuro ricomincia sempre e ‘ne vedremo delle belle’ e di tragiche, ahinoi, perché i guasti e i nefasti futuri mostrano la loro maledetta nemesi proprio su quegli strappi al lenzuolo liso di cui sopra.

E c’è ancora chi si sorprende del cambiamento di sponda politica di gente che ‘votava a sinistra da una vita’ e che ha pazientato per decenni come Giobbe e le sue piaghe immedicabili, sperando in un ravvedimento operoso di quegli inutili deputati europei che oggi si provano a riempire i vuoti lasciati dagli inglesi negli scranni dell’europarlamento. Sipario.

foto di Enaz Ocnarf.

Ieri accadeva e oggi esplode – Esattamente un anno fa – (della serie: ‘Vivere pericolosamente’)

Venite parvulos

…che poi basterebbe mettere le notizie nel loro ordine logico e conseguente e allineare le notizie degli sbarchi a migliaia con quelle dei prefetti che litigano coi sindaci perché non sappiamo più dove stiparlo, questo milione di nuovi arrivi stimato e pronunciato ormai senza più pudori dagli stessi comandanti delle navi che vanno a raccoglierli a poche miglia nautiche dalle coste libiche.
E quei pietosi marinai muniti di mascherine sanitarie si beccano pure le pallottole degli scafisti che esigono la restituzione del barcone perché gli serve per i prossimi cinquecento, di quel vergognoso traffico di corpi e anime in pena che sono i nuovi barbari che ci affannano.

Ed è un intero continente e la cintura mediterranea e mediorientale in fiamme per guerra e fame che ci assedia, ma non possiamo dare adeguata accoglienza a questo popolo migrante se non trasformandoci nel più avanzato campo profughi europeo – e, in quel caso, addio alla qualità del nostro welfare e ordinato modo di vivere e sarà una continua rincorsa governativa a cosa tagliare ulteriormente e dove e in quale ‘capitolo di spesa’ per trovare i soldi in bilancio che servono alla pietosa e affannosa ‘accoglienza’.

E l’Europa più di dirci di attenerci agli accordi di Triton – la missione navale comune – e di ritirare la nostra Marina e Guardia Costiera che dovrebbero lasciar fare a loro, di più non possono fare; e la troppa pietà italica è per davvero un oggettivo incentivo ad ammassarne altri milioni, nei prossimi mesi e anni, sulle coste africane in attesa della prossima navetta e della prossima pesca miracolosa che trasformerà il nostro paese nel più avanzato, ma non adeguatamente attrezzato, campo profughi europeo.

E, sempre per la gerarchia e l’ordine logico delle notizie, non sarebbe male rispolverare i fatti di Tor Sapienza e le tensioni e gli scontri che ci sono stati e prevedibilmente torneranno a scoppiare, lì o altrove. Perché, nel paese europeo che registra il più affollato tasso di persone conviventi per chilometro quadrato, davvero il continuare a stiparne, senza regole e progetto, non è una buona idea – e lavoro da offrire non ne abbiamo e l’integrazione è una pia illusione e vano proposito di quei generosi utopisti della sinistra ‘buonista’: capaci di negare l’evidenza dei fatti drammatici che ci aspettano pur di tenere alta la palma della loro ineffabile bontà.
Venite parvulus, ci racconta e ci suade Veltroni nel suo bel film. Si, ma quanti ancora? E tutti da noi – che si sta stretti stretti davvero, e la ricchezza di popolo che avevamo e il lavoro e lo sviluppo economico prossimo venturo ce lo sogniamo anche di notte?

I mille campi profughi che ci aspettano, grazie alle folli politiche migratorie del Pd di Renzi e Alfano. http://www.tvsvizzera.it/…/Frontiere-lesercito-svizzero…
L’Esercito si prepara a sostenere le autorità civili e le guardie di confine in caso di un massiccio afflusso estivo di…
DI TVSVIZZERA.IT

 

Infiammazioni e vergogne

 

L’accordo con la Turchia che prevede una cintura di sicurezza e legalità all’esterno dell’Europa e il riconoscimento obbligatorio dei migranti e una porta stretta e un filtro per vedersi riconosciuti quali ‘profughi’ richiedenti asilo può essere criticato, certamente, ma più per la sua improbabile e macchinosa applicazione e il ritardo decennale che lo accompagna e renderà difficilissimo ogni passaggio della sua tardiva applicazione.

Ed è, invece, bollato, da parte della fittissima schiera di infiammati ‘buonisti’ quale ‘accordo della vergogna’ per l’appalto – e il riconoscimento di legittimità – che si è dato a un paese di nessuna democrazia e guidato con pugno di ferro da un autocrate islamico che prenderà l’Europa per la gola e ci spillerà quattrini a sacchi e quintali: regolando il rubinetto dei futuri ingressi illegali a piacimento.

E quegli infiammati buonisti, – la cui tragica infiammazione neuronica è refrattaria ad ogni antibiotico di buonsenso di presente e futura elaborazione – non intendono la ragione e l’evidenza catastrofica dei numeri altissimi delle folle dei migranti, per decenni illuse dalla Merkel, Renzi e Juncker di un’accoglienza generosissima e senza limiti.
E si imbarcano senza tregua, insensatamente, su gommoni e rottami galleggianti pagando cifre impressionanti agli ‘scafisti’ – mettendo a rischio la propria vita e quella dei loro figli – e trasformano le magiche isole greche del mito elladico in osceni campi-profughi e pretendono il ‘diritto d’asilo’ sic e simpliciter per chiunque si affolli alle frontiere balcaniche inevitabilmente chiuse – e i loro numeri clamorosi fanno saltare ogni possibilità di ordinata gestione dei flussi che sono/saranno concausa dei conflitti sociali in aumento esponenziale nelle città europee in gravissimo affanno da ‘troppo che stroppia’.

Ed è in cronaca, in parallelo e diretto confronto di altre e nuove tragedie annunciate, il caso dell’arresto di uno degli assassini dell’ecatombe di Parigi del 13 novembre u.s. – che ha trovato grembo e amnio protettivo nel quartiere di Molenbeek dove la polizia temeva di mettere piede e garantire la legalità repubblicana già prima dell’attentato di Parigi – e abbiamo tutti scoperto che ‘gli assassini sono tra noi’ – come scriveva ieri Domenico Quirico su ‘la Stampa’, e abbiamo creato all’interno di molte città europee delle enclaves islamiche fitte di ‘radicalizzati sul web’ e dei loro parenti e amici che li ospitano e offrono i rifugi per scampare agli arresti.

Ma gli infiammati buonisti non si curano di queste evidenze e concatenazioni e maledette incidenze statistiche dei grandi numeri di migranti fuori controllo – che andranno a ingrossare le file degli abitanti dei ghetti urbani ad altissima densità immigratoria di senza-lavoro e hanno trasformato l’Europa in un campo di battaglia e blindato le nostre vite di residenti storici – e hanno archiviato in fretta nelle loro menti incurabili i tragici fatti di Parigi e i morti del museo del Bardo e i fatti spaventosi di Colonia e Hamburg e Zurigo ed Helsinki del capodanno 2016.

E, se gli chiediamo quale condivisibile idea di ordinata gestione dell’emergenza-migranti abbiano in mente, sono capaci di indicarti la ‘giungla’ del campo-profughi di Calais, dove i più estremisti tra loro istigavano i migranti a resistere alle forze dell’ordine e opporsi alle ruspe o, peggio, indicheranno i volantini scritti in arabo e distribuiti nel campo profughi alla frontiera tra Macedonia e Grecia in cui si istigava i più disperati ad attraversare un fiume in piena e oggi sono indagati per i tre morti annegati di quell’impresa disperata e non hanno, tuttora, coscienza e vergonga della loro cieca follia di infiammati ‘buonisti’.

 

Sempre più migranti cercano di aggirare lo snodo di Idomeni, al confine greco-macedone, e alcuni gruppi…
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L’assassino. Lo vediamo di nuovo. Il mistero Salah, il jihadista mancante, il terrorista di Parigi che aveva…
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Frontiere

Sto leggendo un libro sulle frontiere. Quelle che c’erano e non ci sono più e forse era meglio quando ‘si stava peggio’ e, come scrive Rumiz nel suo ‘Trans Europa Express’: ‘Nessuno mi toglierà la certezza che l’Europa era più Europa un secolo fa quando mia nonna andava in treno in giornata da Trieste alla Transilvania.’
Un libro che ci lascia coll’interrogativo de: ‘Che ci andava a fare la nonna di Rumiz in Transilvania?’ ma ci pone di fronte all’interrogativo maggiore de: ‘A che servono le frontiere?’ E sono barriere o transito verso mondi diversi e perché sono state create e quando e come – e perché e come si sono disfatti gli Imperi che quelle frontiere delimitavano e che mondi diversi nascondevano che oggi, forse, rimpiangiamo – come il passato che, ahinoi, ‘non macina più’, ma è il luogo di ogni nostra provenienza e il grembo dei molti misteri che avvolgono il nostro futuro.

E, nel descriverci la frontiera tra il mondo slavo e balcanico e l’Europa del nostro scontento, Rumiz ci apre la visione nostalgica di quel che le frontiere nascondevano in quanto ‘luoghi dell’immaginario’ e, in fin dei conti, a varcarle bastava il desiderio di viaggiare e procurarsi i visti necessari – e ti appagava la conoscenza di una diversità di popoli e culture che l’Europa di Schengen ha appiattito col suo sogno scassato di tutti comprendere nel suo nuovo spazio economico continentale e nella sua velleità di Unione politica che ha ceduto le armi ai ‘popoli del mare’ che la assediano sulle liquide frontiere mediterranee e le rappresentano quotidianamente la sua fine di continente occidentale assediato e, forse, sottomesso, dalla monocultura medievale dell’islam che ha importato coi milioni di ‘migranti’, come suggerisce Houellebecq nel suo libro.

E chissà se i ‘buonisti’ nostrani saranno contenti della nuova frontiera che ci prospettano i più accorti governanti dell’Europa del nord che si chiude a riccio: di uno spazio-Schengen che escluda Italia e Grecia, le frontiere-colabrodo dei barconi e dei gommoni, – e la prospettiva concretissima di diventare il campo-profughi dell’ondata migratoria universale, insieme alla Grecia e alla Turchia, sarà realtà se, come afferma imperturbabile Renzi-lo-sbruffone, ‘continueremo a salvare vite’ alla faccia delle decisioni contrarie del resto dell’ Europa che, invano ci chiede più efficienza nel riconoscimento dei migranti e il respingimento di coloro, la larghissima maggioranza, che non hanno ottenuto lo status di ‘rifugiato’.

Un libro da leggere e da meditare, senza dubbio.

foto di Enaz Ocnarf.

Tutti colpevoli nessun colpevole

Abbiamo tutti sensibilità diverse e percorsi mentali e ordini di grandezza diversi, per questo è così difficile discutere. E, spesso, i dibattiti televisivi e i confronti sui forum scadono in fastidiose risse e un ‘parlarsi addosso’ compulsivo che relegano la comprensione dei fatti e delle loro cause e l’eventuale condivisione dei convincimenti all’ultimo posto. Perciò viva la scrittura! che è luogo di decantazione e filtro di argomenti e accorto uso di aggettivi evidenziativi – e costringe a leggere e ‘ascoltare’ per intero il discorso/pensiero dell’altro prima di controbattere e contro esporre le opposte ragioni.

E capisco perché una signora che ha subito le malate attenzioni ‘manesche’ e/o di sguardi lubrichi degli uomini sporcaccioni e incapaci di controllo e rispetto fin da tredicenne possa arrivare a dire che gli stra maledetti maschi violenti ‘sono tutti uguali’ – e i fatti di Colonia, Zurigo, Helsinki e delle altre città europee che sono state teatro spaventoso dei misfatti e delle violenze dell’orda degli immigrati la notte di capodanno li derubrica a ‘normale’ violenza e sopraffazione maschile senza distinzione di nazionalità e di profughi e clandestini ubriachi e fuori controllo che avevano scritto sui foglietti la trascrizione dall’arabo: ‘Voglio fare sesso con te’.

Ma i numeri altissimi degli autori/assalitori di quei fatti e misfatti di capodanno – e i furti che hanno accompagnato le violenze sono di altra e diversa qualità da quella del riduzionismo femminile all’unum della sopraffazione maschile tout court. Perché non abbiamo ‘una faccia e una razza’, come semplifica(va)no i Greci buontemponi e crocevia di popoli tra Oriente e Occidente, bensì ognuno di noi (maschi) ha la sua faccia e la sua storia e la sua cultura di appartenenza e i suoi percorsi mentali – e ogni reato commesso è un reato specifico e diversamente specificato nel codice penale che lo persegue. E mai si deve fare ‘di ogni fiore un mazzo’, come dicevano saggiamente le pie nonne – fuor di metafora fare di ogni maschio un grumo di pulsioni criminali latenti e pregresse e ataviche – ne va del senso della parola ‘distinzione’, alla quale consegue la ‘comprensione’ il più possibile precisa delle cose e degli eventi nel loro specifico accadere; e dare un preciso nome ai luoghi e ai protagonisti delle tragedie e delle commedie umane significa intelligere e l’intelligere è la premessa necessaria e ‘giusta’ dell’agire.
Delle forze dell’ordine, in questo caso, e degli uomini politici folli e ‘mandanti’ del troppo che stroppia di una immigrazione non più gestibile sul piano dell’ordine pubblico a causa dei suoi altissimi numeri e dei quartieri-ghetto dove la polizia teme di mettere piede – ed ecco l’orda dei ‘popoli del mare’ approfittare delle tenebre della ragione di capodanno e dare l’assalto alle indifese Sabine di Colonia e Zurigo ed Helsinki per soddisfare le loro pulsioni sessuali insoddisfatte come fossimo in guerra, dove gli stupri sono il tragico corollario della violenza maggiore.

Ma forse è una guerra. Con il nemico in casa che ospitiamo in pezzi di territorio non controllato dalle forze dell’ordine latitanti e di scarso organico per far fronte alla bisogna. Mala tempora currunt. Altre politiche si rendono necessarie e urgenti. Forza elettori/trici! Date fondo alla vostra fantasia e indignazione e mandate a casa i presenti e imbelli s-governanti sinistri mandanti delle sinistre cose che sono avvenute e vieppiù avverranno in quest’anno di tragedie annunciate.

 Il seguito dell’Annus Horribilis 2015. Un sentito vaffa al medioevo islamico di ritorno. http://www.repubblica.it/…/turchia_esplosione_a…/…