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Ieri accadeva, oggi accade, domani accadrà. La catastrofe umanitaria che non si vuole arginare e che ci travolgerà.

 

20 aprile 2015

‘L’orrore, l’orrore.’ rantola Kurtz, prima di morire, nel romanzo di Conrad ‘Cuore di tenebra’. E ‘Orrore, orrore.’ titolano i giornali di tutta Europa e del mondo di fronte alla tragedia del naufragio che dice (e vieppiù dirà) il Mediterraneo tomba collettiva di migliaia di morti. E morta, con essi, la speranza di un futuro migliore e la pietà.
Pietà l’è morta perché in guerra è sentimento infingardo e stupido e insensato – e se provi pietà per il tuo nemico al fronte butta il fucile e diserta e straccia la divisa e fuggi altrove oppure accetta il tuo destino di un nome su una lapide e sulle croci nei cimiteri di guerra a monito delle insensatezze e follie dell’umanità tutta.

E che sia una guerra quella che si combatte sul fronte liquido del Mediterraneo tra i milioni di aspiranti immigrati che si ammassano sulle coste africane – preda di mafie e terrorismi che la nostra indecisione di occidentali a intervenire alimenta – è di un’evidenza palmare. E l’hanno vinta loro e persa noi, occidentali figli e nipoti di quel colonialismo assassino che ha ridotto l’Africa a un continente di morte e guerre tribali e religiose che oggi si trasferiscono, – terribile nemesi storica – sul suolo europeo, e ‘i migranti’ sono le palle di fuoco lanciate colle catapulte dei barconi dentro la cittadella-Europa chiusa a riccio a protezione di una sua fragile e residua ricchezza che sfamerà i suoi nuovi poveri, ma ridurrà sul lastrico l’Unione e azzererà il suo mitico ‘welfare’, se l’invasione non verrà fermata in qualche modo.

E non pare che ci sia troppa differenza di sostanza tra chi invoca un intervento corposo e forte dell’Europa (che non verrà) e indica la distruzione manu militari dei ‘barconi’ e dei gommoni sulle coste libiche quale via radicale per risolvere il problema e chi semplicemente ritirerebbe la Marina e la Guardia Costiera, lasciando al Mediterraneo il lavoro sporco di chiudere la sua tomba liquida sopra migliaia di altri morti finché la massa dei migranti non capisca che il rischio della vita non vale la candela e la fiammella della speranza di ‘farcela’ e incistarsi in una qualche città dell’Europa.

E vale, in ogni, caso, la considerazione che l’importazione pietosamente insensata di una tale massa di persone e di popoli e tribù religiose in rotta con le loro storie di origine significa importare i loro conflitti latenti nel cuore delle democrazie europee – come hanno largamente dimostrato i ‘foreign fighters’, cittadini di seconda e terza generazione di immigrati, nel corso dei tragici fatti di Parigi e Copenhagen, e le ricorrenti ‘rivolte delle banlieues’ dove si ammassano le nuove povertà e sono autentiche polveriere di un futuro di guerre intestine.

S.p.q.r. – I pessimi renziani e i loro pazzi supporters buonisti

 

Stefano Cingolani, il conduttore di Prima pagina di questa settimana, è incappato nella sindrome ‘negazionista’ di cui soffre l’intera redazione e la quasi totalità dei conduttori di questa, pur bella, trasmissione radiofonica quando si tratta di difendere a spada tratta la cattiva politica di pretesa accoglienza italica.
Che è, in realtà, una catastrofe umanitaria malissimo gestita e, insieme, un travolgente e folle messaggio lanciato da anni all’intera Africa de: ‘Mettetevi in coda lungo le coste libiche ed egiziane che tutti sarete accolti senza eccezione e distinguo’.
Profughi e clandestini non fa più differenza oramai nel campo-profughi diffuso che è diventato il nostro paese. E l’Europa al di là delle Alpi, invece, se ne chiama fuori e non ‘redistribuisce’ i grandissimi numeri di richiedenti asilo che ci affannano e chiude le frontiere; e anche i partiti moderati rubano le parole d’ordine ai partiti ‘populisti’ o ‘sovranisti’ per non perdere voti e consensi.
Siamo rimasti soli di fronte al dramma di una invasione dai numeri ogni giorno spaventosamente più alti – fortemente voluta e procurata e incentivata dalle navi delle o.n.g. di mezzo mondo, assecondando la stolta retorica buonista di cui si è fregiato il duo s-governativo Renzi-Alfano fino al momento della caduta. Si salvi chi può e vuole.

E il conduttore di Prima pagina – nel dar conto e lettura dell’articolo de ‘Il Giornale’ che compara minuziosamente la cifre della manovra finanziaria e il costo sempre maggiore della cosiddetta ‘emergenza profughi’ – affermava coraggiosamente la non pertinenza dei due capitoli di spesa messi a bilancio, e si chiedeva, neanche fosse disceso dalla Luna, come si potesse giornalisticamente comparare quelle due grandezze economiche e che senso avesse il metterle in opposizione critica tra loro.
Già, come si può? Si può, considerando il bilancio dello Stato alla pari con il bilancio familiare di ognuno di noi, ad esempio. Che stanziamo mensilmente una cifra per il vitto, l’alloggio e le bollette e l’assistenza sanitaria e per gli altri bisogni del vestire e della mobilità di ogni membro della famiglia e, in molti, troppi casi, constatiamo che è un bilancio che ‘va in rosso’. Esattamente come quello dello Stato italiano che si fa carico di una assistenza di ‘salvataggi in mare’ indotta da una cattiva retorica di malinteso buonismo universale e attinge dalle tasse e dalle accise per coprire le cifre ‘in rosso’.
Chi ha argomenti in contrario è vivamente pregato di esporli e di contraddirci perché siamo noi, ascoltatori ed elettori italici di elezioni che speriamo prossime venture, a non capire perché si continui -con pervicacia degna di miglior causa – a negare l’evidenza delle cifre e delle balorde coperture in bilancio, ipotizzando perfino l’aumento dell’i.v.a.
S.p.q.r. Sono pessimi davvero questi renziani (e i loro pazzi supporters buonisti).

Nel Def la cifra per gli sbarchi aumenta a 4,6 miliardi contro i 3,4 della finanziaria. Verso l’aumento dell’Iva
ILGIORNALE.IT

Il sonno profondo dei giornalisti liberal

Federico Rampini, da N. Y., (D di Repubblica) ci dà conto di un cambiamento a suo dire incredibile nel modo di porgere le notizie da parte della direzione del N.Y.Times,- giornale liberal per antonomasia e portabandiera degli schieramenti politici prevalenti nella Grande Mela.
Di una guerra di bande a Long Island si dice, infatti, che sono gang salvadoregne e sono fitte di minorenni. Feroci spietati assassini. Natural born killer, per citare un noto film.

Ma lo stupore di Rampini (che ci stupisce) è riferito al fatto che finalmente, dopo tanti anni, si dice chiaramente il ‘chi è’ della gang. Salvadoregna, appunto.
Il ‘chi è’, di un evento – per chi mastica poco delle buone regole giornalistiche, – insieme al ‘dove’ e al ‘perché’ sono i fondamentali di un articolo redatto come si conviene e si deve perché la gente sia ben informata dei fatti di cui si narra.
Ma il N.Y.Times, insieme a una gran parte della stampa ‘liberal’ aveva da tempo abbandonato il rispetto dei fondamentali e aveva sposato il cosiddetto ‘politicamente corretto’ – dove tutto, nel melting pot della Grande Mela, avviene come in un pentolone dove cuoce un ricco minestrone e tutti i componenti di origine non hanno più una precisa identità bensì sono ‘cittadini’.
Un lascito della rivoluzione francese filtrato dell’internazionalismo socialista d’antan e approdato, infine, nelle democrazie occidentali a guida sinistra.
‘Il giornale più anti Trump che cia sia rinuncia la ‘politicamente corretto’ e si adatta ai tempi?’ si chiede il bravo giornalista – sconvolto del fatto che si aprano sentieri laterali alla politica di destra e in qualche modo ci si adegui alla dura realtà post elettorale e alla linea dura nei confronti degli immigrati violenti e assassini.
E finalmente si fa strada nella sua mente un pensiero-guida:
‘Gli eccessi del politicamente corretto hanno regalato alla destra e a Trump i voti popolari delle zone d’America più insicure. L’auto censura della stampa liberal ha un sapore insopportabilmente paternalista. Dà l’impressione che i giornalisti si arroghino il diritto di decidere cosa i lettori devono sapere e cosa no. (Ma va! n.d.r.) E’ anche questa una delle ragioni per cui noi giornalisti siamo finiti nel mucchio della ‘casta’, circondati da diffidenza, quando abbiamo deciso che toccava a noi ‘educare il popolo’.’
Beati risvegli! E c’è voluta una ‘brexit’ e un Donald Trump e il referendum perso da Renzi – e chissà che altro in Europa prossimamente – perché suonasse il campanello della vostra sveglia.

Hanno il sonno davvero duro questi simpatici giornalisti ‘liberal’.

Quel male che ci fanno in parlamento

Quel male che ci fanno in parlamento

‘Facciamoci del male’ recitava in un suo film il fortunato regista di ‘Ecce bombo’.
Una frase riferita a quella sinistra di s-governo che continua ad approvare leggi incomprensibili e a fare del male a sé, ma più al paese tutto: blindato come non mai e squassato dalla guerra intestina dichiarata dai ‘radicalizzati sul web’ – serpi in seno e natural born killer, dal momento che fin dalla nascita succhiano col latte materno e introiettano i virus assassini dell’islamismo radicale che svilupperanno già fin dall’adolescenza.
A dircelo e a dimostrarlo, in un bell’articolo su D di Repubblica, è una intervista fatta a Edit Schlaffer, una sociologa di fama internazionale e presidente di una associazione ‘Women without borders’ che si sforza di organizzare scuole speciali in Iraq, Indonesia, in Belgio e nei Balcani per aiutare e fornire strumenti culturali adeguati alle madri di famiglie islamiche che assistono impotenti alla radicalizzazione dei loro figli, seguaci dei religiosissimi padri e nonni, alcuni dei quali li troveremo, poi, giovinetti imbarcati nei ‘barconi’ mediterranei o che provano a scardinare a migliaia le frontiere chiuse dell’est Europa.

Impresa titanica, quella di Edit Schlaffer, alla quale auguriamo ogni bene e prospettive di successo della sua iniziativa pedagogica internazionale, fermo restando il dubbio che queste iniziative di ong prestigiose (finanziate con fondi nostri europei?), non riusciranno ad estirpare la magna pianta dell’islamismo radicale che affonda radici in quel testo leggendario, il Corano, variamente interpretato a seconda dell’esplodere dei conflitti e delle guerre intestine delle sette wahabite-sunnite-salafite ed esportato, poi, nei quartieri di Molenbeck-Bruxelles e St. Denis, a Parigi, dove fanno il loro apprendistato assassino davanti ai computer le migliaia di serpi in seno che abbiamo accolto quali ‘profughi’ e questuanti pietà e comprensione per le loro vite spezzate nei paesi di origine o per la povertà e la fame.

E la legge sui minori non accompagnati approvata dal parlamento italiano a maggioranza partito democratico e suoi stolidi seguaci (soli in Europa e mosche cocchiere della follia accoglientistica) spalanca una nuova porta all’ingresso e immediata ‘naturalizzazione’ di questi adolescenti che l’articolo suesposto dimostra essere già malati, in buona parte, di ‘radicalità’ islamica e sui quali minori dovremo svolgere un lavoro certosino di destrutturazione culturale e psicologica e successiva integrazione i cui esiti sono tutt’altro che scontati.
E giova ricordare ai quei parlamentari che si fossero messi solo oggi in ascolto della rabbia del paese che la cellula jihadista di Venezia e Mestre di cui alle cronache di questi giorni annoverava anche un minore tra i suoi coscritti e pronti a morire pur di ammazzarne a quintali, a Rialto o a san Marco, dei maledetti ‘infedeli’ del loro folle e immaginario ‘Allah u akbar’.

Da questi parlamentari ci guardi Iddio ( e le urne elettorali ) che dagli assassini radicalizzati sul web, per il momento, ci guarda l’intelligence, – almeno fino al giorno in cui la cronaca ci darà conto di un altro attentato e maledetta strage islamista andata a segno e piangeremo impotenti altri morti.

il terrorismo si può combattere anche da una grande stanza vetrata nel centro di Vienna, in un grattacielo multidirezionale ai piedi del Prater. Lì, al piano terra, la lotta all’estremismo di matrice islamica è curva su un computer. Indossa una strutturata camicia bianca palesemente sgualcita da lun…
D.REPUBBLICA.IT

Nuovi califfi e terre di conquista

Rieccomi. La primavera incombe, unica ‘cosa nuova’ che ci rianima e offre respiro e certezza di nuove fioriture alle nostre vite, e voi ve ne state ancora rintanati nei vostri bui angoletti neuronici a chiedervi e discutere se ha vinto Rutte o Wilders, in Olanda, – che già i tulipani sono in fiore, ma dubito che i mussulmani e le mussulmane di Rotterdam li amino e li espongano alle finestre, occupati come sono a dare dei fascionazisti all’intero Occidente che li ospita sulla scia di fuoco del loro nuovo califfo Al Tayyip Erdogan, campione di democrazia alla turca coniugata con la sharia e il velo in testa alle pie signore tutte corano e famiglia.

E, se ha vinto Rutte, Wilders non ha perso – e sono davvero strani i titoli dei giornaloni con le loro quotidiane fake news partigiane che dicono vincente il Rutte, che perde seggi in parlamento, e Wilders, invece, arriva a venti seggi e 3 punti percentuali in più di votanti ed è il secondo partito.

Ma la paura del 3 a 0 – dopo la Brexit e Trump – faceva 90 presso le sinistre europee di s-governo e presso i commentatori buonisti che scrivono sui giornaloni e anche il modesto risultato di non aver perso il governo dell’Aia viene presentato come una vittoria – seppure di Pirro perché conquistata facendo campagna elettorale a destra e inseguendo i temi cari a Wilders. E perfino Al Erdogan, nuovo califfo, ha dato una mano facendo sponda ai liberali di inusitata fermezza contro i turchi alla conquista dell’Europa e in piena ‘guerra di religione’ e di civiltà, a sentir lui.

E stridono parecchio questi toni da esaltati e le pretese di fare campagna elettorale nelle città europee perché quando sono stati accolti in Europa, avevano tutti le pezze al culo e chiedevano lavoro e promettevano di integrarsi e rispettare le leggi e le norme, ma oggi plaudono al loro lider maximo come se Olanda e Turchia fossero una cosa sola, cosa loro e terra di conquista.

Forse non è stata una buona idea quella di aver confermato il Rutte e rallentato la corsa di Wilders al governo, ma tempo verrà e saranno gli eventi sanguinosi e i conflitti largamente annunciati a rilanciare la contesa.

I bernoccoli della Merkel e l’imbonitor magno – Ieri accadeva

I bernoccoli della Merkel e l’Imbonitor Magno

Chissà se la signora Merkel avrà provato un visibile disagio nell’osservare le schiere dei suoi nuovi elettori potenziali alla frontiera tra la Grecia e la Macedonia, osannarla in corteo e invocarla come unica salvatrice su piazza europea – bastonata, però, nelle urne patrie, le sole che contino, dai tedeschi di antica generazione e residenza storica.

E’ prevedibile che quella della Merkel non sarà una rotta disastrosa, una ritirata suonata con le trombe sul campo di battaglia fitto di morti e feriti e i soldati colpiti alla schiena durante la fuga, bensì una ritirata strategica, per piccoli, impercettibili passi e segni perché la botta elettorale è stata una tale legnata da provocare un visibile bernoccolo alla Grande Leader Iperaccogliente e la costringerà, se non ad ammainare la bandiera dell’accoglienza dal pennone della sua nave dei folli, a invertire quantomeno la rotta e ‘dare di bolina’ e riguadagnare alla svelta un lido sicuro dove riparare le troppe falle che, dai fatti di Colonia e Amburgo di inizio anno, hanno portato alle frontiere dell’est Europa chiuse ermeticamente e il Cancelliere austriaco che raccomanda all’Italia e alla Grecia di fare altrettanto e trovare il modo di fermare l’orda balcanica che si trasformerà, fra qualche giorno, nel pieno fiorir dei mandorli e dei meli, in arrembaggio alle coste albanesi (col governatore Emiliano – pd – che già parla di mandare i traghetti a prenderli, aiuto!).

E poiché il miglior alleato della Merkel iperaccogliente è il nostro Renzi-Imbonitor-Magno aspettiamoci che la catastrofe umanitaria innescata decenni fa dalle politiche immigratorie buoniste e accoglienti scoppi nelle nostre mani italiche e il campo-profughi fangoso di cui alle foto di questi giorni in Grecia si trasferisca in Puglia.
Fino alle prossime elezioni che, speriamo, diranno anche a Renzi che le accoglienti navi dei folli arrembate dai ‘popoli del mare’ non portano da nessuna parte e sono solo il prosieguo tragico della catastrofe umanitaria nella quale siamo immersi da decenni grazie a lui e al suo partito di infiammati (e litigiosi) buonisti.

I rischi dell’inazione

Ci voleva una persona nuova e sganciata dal verbo imbonitore e la retorica atroce sull’immigrazione del suo segretario fiorentino (‘salviamo vite’, a fronte delle migliaia di morti affogati) per arrivare a impostare le politiche diverse e lanciare i giusti messaggi all’universo africano e mediorientale de ‘non possumus’ farci carico di tutte le vostre miserie e guerre e carestie perché la buca europea iper accogliente e a dismisura non può contenere l’intero mare della miseria continentale.

E, sulla spinta degli altri paesi europei che ci hanno dato vigorosi segnali di rigetto totale della nostra insensatezza e dell’ostinarci, senza un progetto di vera e sostenibile accoglienza, nell’operazione ‘Mare nostrum’ – e barconi a migliaia a fronte di frontiere ermeticamente chiuse e nessuna redistribuzione di profughi al di là delle Alpi (i clandestini si, quelli sciamavano e sciamano tuttora illegalmente a formare le varie ‘giungle’ di Ventimiglia e Calais), – l’Italia sta finalmente cambiando registro e filosofia e le parole di Minniti sul rischio altissimo di snaturare la nostra democrazia e di lasciare spazio a razzismi e nazionalismi di ritorno sono a monito per le future amministrazioni e i governi che verranno.

Tocchiamo ferro ed esprimiamo voti per un pieno rinsavimento e ritorno al verbo di legalità anche e sopratutto relativamente alle frontiere di mare e di terra, uno degli elementi fondanti l’idea di stato e nazione insieme al popolo che vi abita.
E un sano e vigoroso ritorno all’idea di ‘compatibilità’ sociale ed economica – considerato che l’accoglienza italica dei grandissimi numeri di naufraghi affluenti si traduce, poi, nelle cifre altissime di micro criminalità e conseguenti carcerazioni e mendicismo diffuso ad ogni angolo delle nostre città.

Ieri accadeva domani accadrà

01 Marzo 2016

Come nel vecchio ‘Cassandra crossing’ – film di un’era sociale che impallidisce nei ricordi dove i muri del socialismo reale contenevano e arginavano e garantivano i fragili equilibri della ‘guerra fredda’ – le più geniali invenzioni tecnologiche e le scoperte della scienza si disputano il campo con il groviglio di accadimenti umani governati dalla più vecchia e coriacea deità che sovrintende ai destini dell’uomo: il Caos. E il ponte del film dove una parte dell’umanità precipita e un’altra si salva è metafora del presente e prende il nome dalla profetessa di sventure del poema epico più antico della civiltà occidentale, ma sempre presente e incombente sul futuro prossimo: Asia versus Europa e le difficili commistioni di popoli e culture e gli esodi e le peripezie marine degli sconfitti e gli scontri guerreschi con i popoli italici residenti.

E quei troiani postmoderni che fuggono dalle distruzioni della guerra in Siria e non trovano varchi di futuro bensì muri di filo spinato e freddo e pioggia e fame hanno in tasca gli smartphone di ultima generazione, ma il loro destino di esuli è specchio del destino più antico e crudele: di una terra promessa che non vuole promettere più nulla ai ‘popoli del mare’ che la affannano e ne insidiano le fragili economie in deflazione – e, forse, la Storia qualcosa ha insegnato da allora e si comprende che le frontiere che si chiudono una dopo l’altra sono un altro specchio del naufragio di una civiltà che prova a resistere, a galleggiare sopra le onde degli tsunami della Storia e il ‘si salvi chi può’ di un’Europa ‘a due velocità’, o, più realisticamente: una cintura esterna ex europea che si trasforma in campo-profughi di un’immigrazione senza più freni e l’altra, di là delle Alpi, che arma i bulldozers che distruggono le tende delle baraccopoli europee di nuovissimo conio e poco intende e rispedisce al mittente le lamentazioni e le geremiadi delle ‘accoglienze’.
I sommersi e i salvati di un recente libro di orrori si ripropongono sulla scena del terzo millennio e ancora non abbiamo visto nulla.

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Catastrofi annunciate

Speriamo che non sia vero, speriamo che sia un titolo pessimistico, quello che leggerete in fondo a questo articolo, dei soldi vanamente stanziati per contrastare le partenze dalle coste libiche e il vile commercio di corpi degli scafisti e dei trafficanti.
Speriamo, invece, che funzioni questo piano, il solo ragionevole dopo lustri di follia ‘buonista’ e ributtante retorica misericordiosa renzian-alfaniana e i conseguenti conflitti sociali alimentati dai grandissimi numeri di clandestini.
E speriamo che il messaggio di contrasto all’immigrazione illegale e forsennata e folle di questi ultimi lustri arrivi chiaro e forte in tutti gli stati dell’Africa, in tutti i villaggi polverosi, in tutte le bidonville di tutte le sovraffollate città africane:
‘Le vostre storie di miseria non possono essere esportate nel nostro continente se non attraverso i canali controllati e preventivamente autorizzati dagli stati membri dell’Unione, affinché non si alimenti vieppiù la follia degli orrendi slums delle periferie europee dove cova il radicalismo assassino dei disoccupati rancorosi e la quotidiana caccia al clandestino e il mendicismo diffuso e la micro criminalità e il carcere in cui finiscono gran parte delle vostre speranze di una vita migliore.’
Speriamo che questo nuovo indirizzo di governo dell’immigrazione funzioni e che finalmente il pd e la sinistra facciano propri in maniera coerente e continuativa i temi della sicurezza – causa prima dei loro tonfi elettorali.

E’ un risveglio tardivo, ahi quanto! e che ci è costato centinaia di morti e feriti per le strade di Parigi, Bruxelles, Nizza e Berlino – e altri ne conteremo, ahinoi, in quest’altr’anno in cui si prova a chiudere le stalle a buoi ormai dilagati per ogni dove e le nostre vite quotidiane blindate e i troppi fatti di cronaca nera che raccontano di integrazioni difficili e/o impossibili, ma speriamo che si sia finalmente iniziato a percorrere quel sentiero virtuoso che dirà l’Europa nuovamente capace di progetti e forte sviluppo economico futuro – e il suo Inno alla Gioia risuoni non stonato e inquinato dal rancore sordo delle serpi in seno che abbiamo accolto a milioni e in troppi, in questi ultimi anni, ci hanno avvelenato le vite.

Qualcosa è cambiato

‘Il mondo è fuori dai cardini. Ed è un dannato scherzo della sorte ch’io sia nato per riportarlo in sesto.’ W.Shakespeare – ‘Amleto’ Atto primo scena V

Sarà perché anche il portone di ingresso dell’edificio in cui abito è più e più volte uscito dai cardini che mi è venuta in mente questa frase di Amleto, ma, a differenza di lui, io non sono in grado di rimettere le porte in sesto ed ho dovuto ricorrere a un operaio tuttofare e pagarlo profumatamente per il suo servizio.

Quanto al mondo rotto che ‘è fuori dai cardini’, se lo era al tempo di Amleto e al suo piccolo regno di Danimarca che puzzava di marcio, figuratevi oggi, nel tempo presente dei sette miliardi e passa di abitanti del pianeta Terra molti dei quali pretendono di migrare e trasmigrare da un continente all’altro e da un paese all’altro senza vincoli di frontiere e di maledetti visti di ingresso.

Come se l’immigrare e il violare impunemente le frontiere di mare e di terra di un paese da parte di masse imponenti di persone e intasarne le strutture di accoglienza e sanitarie e l’innescare i conflitti relativi alle culture e alle religioni di importazione fossero bruscolini e cosa senza conseguenza; ma i morti sulle strade e piazze di Parigi, Bruxelles, Nizza e Berlino si rivoltano nelle tombe e ci ricordano che i nomi e i cognomi degli efferati assassini sono di declinazione e radicalizzazione musulmana e qualche provvedimento contenitivo e regolatore bisognerà pur assumerlo, prima o poi, se non si vuole che il nostro futuro si coniughi colla jihad e il terrore di filiazione islamo-radicale e le nostre vite perennemente blindate.

E decenni di lassismo e di follia politica relativa alle migrazioni a sei cifre che hanno creato gli orrendi slums e ghetti urbani dove si covano i rancori verso l’Occidente che non ha realizzato i sogni americani ed europei dei nuovi poveri di immigrazione trovano finalmente tardiva e caotica risposta di contenimento ed argine e messaggio urbi et orbi in quel Trump, presidente americano, che non gode delle mie simpatie, ma sta attuando il programma di governo che ha esposto in campagna elettorale – e un punto di coerenza e di mantenimento delle promesse elettorali è cosa buona e giusta e bisogna dargliene atto a un uomo politico che ha sfidato tutti, perfino nel suo partito flaccido per decennali consuetudini e patteggiamenti parlamentari al ribasso e rotto ad ogni compromesso con l’amministrazione Obama – di certo non la migliore della storia americana recente.

E, certo, Trump, al pari di Amleto, non rimetterà il mondo sui suoi cardini, ma l’aver lanciato il messaggio chiaro e forte di qua e di là dell’Atlantico e del Pacifico alle plebi del terzo e quarto mondo de ‘non possumus’ farci carico della vostra immensa miseria e globalizzarla è cosa buona e saggia e di elementare buon senso.

Il troppo stroppia sempre e non è buona politica l’importare miseria se non si è in grado di trasformarla in ricchezza e benessere delle popolazioni indigene in tempi ragionevolmente brevi.

Fatevene una ragione, cari i miei no borders e buonisti di ogni risma e fede. Qualcosa è cambiato e molto altro cambierà.