Archivi categoria: buonismi colpevoli

Illuminazioni e folgorazioni sulla via della Londra islamica.

 

Probabilmente ci è sfuggito – ed è sfuggito a tutti i giornalisti inglesi ed europei che, di solito, ci dicono tutto delle decine di morti e feriti gravi degli attentati commessi dalle serpi in seno jiahdiste di prima, seconda o terza generazione di immigrati.
Pare che Jeremy Corbyn, – lo strano personaggio laburista votato da milioni di ‘risvegliati’ sudditi inglesi (che chissà quali virtù taumaturgiche gli riconoscono, a noi del tutto sconosciute) – si sia detto ‘affranto’ e ‘sconvolto’ per il singolo morto e gli otto feriti del van lanciato contro una moschea per pareggiare il conto di Nizza, Berlino e Londra – un conto ben più tragico e con un numero altissimo di morti e feriti che ancora chiedono giustizia e adeguate misure di anti terrorismo che non si vedono, non si vedranno, maledizione!.
E la sola cosa che ci mandano a dire gli s-governanti europei ad ogni nuova strage è: ‘Non è finita. Dobbiamo aspettarcene altre.’
Come dire: ‘Siamo incapaci di governo del fenomeno immigratorio e delle enclaves nemiche che abbiamo voluto far crescere ai margini delle nostre città e delle decine di migliaia di serpi in seno assassine che quelle cattive scelte di accoglienza hanno generato.’
Qualcuno mi dica che Jeremy Corbin si è detto ‘sgomento’ e ‘affranto’ anche nei casi degli attentati precedenti delle decine e decine di vittime inermi e innocenti stese sull’asfalto – o glielo rinfacci in parlamento e sui social, se non l’ha ancora fatto.
Tu vedi che razza di ‘politici’ illuminati (o folgorati?) ti vanno a votare i londinesi davvero poco illuminati.

Un furgone contro la folla davanti a una moschea nei pressi di Finsbury Park a Londra. L’attacco è avvenuto la notte scorsa e ha provocato almeno un morto e…
ILFATTOQUOTIDIANO.IT
L’uomo intercettato al telefono con la sorella: “Agli…
LASTAMPA.IT

Dell’andarsela a cercare con pervicacia degna di miglior causa.

 

…e risulta senza dubbio incongrua quell’equiparazione che fanno i sostenitori di una immigrazione senza limiti e governo dei numeri esorbitanti degli affluenti e arrembanti coi barconi, che ci porgono, su F/b, quale termine di confronto dei trascorsi, i cartelli datati anni 60 – che oggi ci paiono esempi di moderazione e perfino un poco naifs – i memorabili milanesi e torinesi : ‘Non si affitta a meridionali’.

Che, se pensi a come lasciano gli appartamenti gli affittuari (di ogni risma) dopo una affittanza medio-lunga, qualche ragione gliela daresti ai proprietari – che, generosamente e a loro rischio, mettono a disposizione un tetto e l’alloggio e un letto e una cucina. E una mia ex moglie si è vista rubata, in chiusura di affittanza, perfino la caldaia del riscaldamento e la cucina a quattro fuochi e il frigorifero – non è questione di meridionali, ma di figli di grandissima peripatetica fradicia, credete a me.

E lo ius soli sarebbe una ‘legge civilissima’ – come dicono quei pazzi furiosi dei renziani – se non fosse per l’ennesimo effetto d’annuncio già circolante per tutta l’Africa dell’imbarcare a centinaia di migliaia sui ‘barconi’, già da domani, solo donne gravide – ed ecco scattare il ricongiungimento familiare che centuplicherà i numeri degli arrembanti e ‘richiedenti asilo’ – che, data l’efficienza dei nostri centri di smistamento e degli incaricati di vagliare il diritto preteso e avviare i rimpatri, si traduce, nel Belpaese, in un ingresso sicuro e garantito e assistenza a vita a nostre spese e un futuro di sicuro elettore del Pd e cittadino italiano a tutti gli effetti.

Poco importa se, poi, di prima o seconda generazione, quei cittadini italiani e/o europei di nuovo conio saranno indagati dall’intelligence quali ‘radicalizzati sul web’ e assassini seriali in nome di un ‘allah u akbar’ mai dimenticato e integrato – e l’Occidente colpevole di ogni misfatto che si batte il petto e deve espiare perfino le lontane ‘crociate’ (sic). Votate pd e la sinistra italiana di un futuro gramo garantito e conflitti a migliaia.

Buon futuro, cari, ve la siete cercata con pervicacia davvero degna di miglior causa.

La discussione sullo IUS SOLI potrebbe essere chiusa in tre righe. E’ giusto che chiunque nasca in un certo paese sia automaticamente cittadino di quel paese? Direi di si in
BLOG.ILGIORNALE.IT

Fino a quando, cittadini?

Fino a quando, cittadini?

Hanno un bel negare i giornalisti buonisti che sempre dicono e ripetono – con diabolica pervicacia, malgrado tutte le evidenze del dramma sociale innescato dalle loro folli politiche immigratorie e le mancate integrazioni – che ‘non dobbiamo cambiare i nostri stili di vita’ e dobbiamo continuare a cantare l’Inno alla Gioia di Schiller malgrado oramai gli ostaggi anche di un solo terrorista armato di martello alzano le mani nelle chiese – e le alzeremo nelle piazze blindate dei futuri allarmi terroristici delle nostre vite blindate e niente affatto gioiose.

E, se si diceva di S. Pellico e delle sue ‘Prigioni’, che quel suo libro di sofferenze ebbe l’effetto di una battaglia e forse guerra perduta da parte degli austriaci carnefici, l’immagine sottostante di un migliaio di fedeli e visitatori nella chiesa di Notre Dame con le mani alzate simboleggia potentemente la resa della civiltà occidentale al terrore di quei sedicenti ‘soldati’ jiahdisti che sono, invece, dei miserabili assassini di civili inermi vittime di un sistema democratico indifeso dalle politiche buoniste di quei sinistri s-governanti che hanno creato e tuttora incrementano i numeri delle immense enclaves nemiche delle ‘banlieues’ parigine e belghe e delle altre metropoli europee prese in ostaggio dai rinnegati che furono accolti pietosamente come ‘profughi’ – e i loro figli si ribellano e si armano e macellano all’arma bianca degli sconosciuti appellati quali ‘infedeli’ e ‘crociati’.
Fino a quando, cittadini, tollereremo questa assoluta infamia e continueremo a nutrire le serpi in seno che ci avvelenano le vite?

Ubi maior minor cessat (2)

Ubi maior minor cessat (2)

Andrà bene anche una riflessione antica e modesta quale ‘ubi maior minor cessat’ – da ognuno e tutti constatata almeno una volta nella vita – per capire alcune semplici cose della post moderna controversia sull’islam radicale e ‘radicalizzato sul web’ che ci angoscia e ci uccide facile con tutti i mezzi a disposizione, compreso il procurato allarme di due imbecilli nostrani in piazza san Carlo, a Torino, giusto per ‘vedere l’effetto che fa’.

Che il mal minore (che non è mai ‘mezzo gaudio’) scompaia o diminuisca fortemente sotto l’urto di una catastrofe maggiore s’è visto ieri – che perfino i morti e i feriti all’arma bianca di Londra (atroce espressione di un odio immedicabile verso di noi dei nostri profughi divenuti con destrezza cittadini) quei morti, dicevo, hanno ceduto il passo ai mille e passa feriti del fuggi-fuggi di piazza san Carlo e all’evidenza che possiamo farci male da soli – dato lo spavento che ci affanna di poter essere, oggi o domani, vittime inermi e indifese di un attentato di matrice islamo-radicale – forse la maggiore causa di morte di giovani e adulti del futuro prossimo, dato il trend e le ricorrenze delle stragi.

Ma ci conforta(erebbe) il sapere che possiamo – abbiamo gli strumenti – per poter ‘essere maggiori’ dei nostri assassini, natural born killers delle seconde e terze generazioni di immigrati, basta che lo vogliamo – politicamente, elettoralmente e perfino nei rapporti quotidiani che intratteniamo con quei tali che si sono incistati nelle nostre città e, invece di integrarsi e assumere i nostri usi e costumi e ‘valori’ di cittadinanza, si rintanano nei quartieri-ghetto dove riproducono e tramandano i loro valori e rancori e costumi di tradizione medioevale, in gran parte avversi e ostili ai nostri.

E non sarebbe male, se si è vicini di casa di costoro, dei mitici ‘islamici moderati’ (arabe fenici sui nostri giornali a ispirazione buonista) segnalare alla polizia le grida di giubilo, dopo ogni attentato e strage commessa dai loro figli e nipoti ‘radicalizzati sul web’ – nella speranza che ci facciamo maggiori e migliori di loro anche e sopratutto nell’applicazione di leggi e divieti e sanzioni, ove ricorrano gli estremi di un reato qual’è l’apologia di strage e assassinio.

Facciamoci maggiori ogniqualvolta ci è possibile e consentito – almeno fino a quando la demografia a noi sfavorevole non capovolgerà i numeri della cittadinanza e la maledetta legge sullo ius soli, tanto cara al pd della follia immigratoria dei grandissimi numeri, non consegnerà loro le chiavi di quella che Houellebecq, nel suo clamoroso romanzo, chiamava ‘Soumission’.

La scoperta dell’acqua tiepida

Ha scoperto l’acqua tiepida quel tal commentatore che, su rai3, alle 12 e 40 di oggi, affermava che, da oggi in poi, in un qualsiasi luogo pubblico affollato oltremisura basterà far scoppiare un petardo e gridare: ‘E’ un attentato!’ e avremo ‘l’effetto Torino’ di oltre mille feriti nel fuggi-fuggi generale. E le maledette serpi in seno assassine ‘radicalizzate sul web’ di certo sapranno farne buon uso, da qui in avanti, e risparmieranno sulle munizioni e gli esplosivi.

E già oltre un anno fa, con spirito amaro, amarissimo, mi era capitato di dire a chi mi stava accanto che, se in piazza san Marco, alle ore 11, con la coda immensa di chi attende di entrare in Basilica e la coda incrociata di coloro che attendono di salire sul campanile, sarebbe bastato un grido rauco di ‘allah u akbar’ e il battere forte di una mano contro l’altra e ‘l’effetto Torino’ sarebbe stato uguale.

Perché nella società impaurita delle vittime potenziali e inermi che siamo e vieppiù saremo nel futuro prossimo non c’è presidio e pattugliamento di militari e/o polizia che tenga e ci preservi e ci scampi dal ritrovarci chini sul corpo martoriato di chi ci stava accanto un attimo prima, se un qualche attentato era stato programmato e realizzato con la facilità estrema e vigliacca che ci raccontano le cronache di ogni strage già eseguita a Nizza, Berlino, Bruxelles, Parigi, Londra.

E tardano i provvedimenti anti terroristici radicali e di emergenza assoluta da parte di ognuno e tutti gli s-governanti europei largamente inadeguati al ruolo e alla bisogna di un ordine pubblico degno di questo nome – e fioccano, in cambio, le inutili geremiadi di sempre e le frasi di rito che seppelliscono in fretta i morti e, il giorno dopo, si torna alla recitazione del folle verbo buonista dell’accoglienza estesa e diffusa che ha generato le maledette enclaves islamiste nelle periferie delle metropoli europee.
Al voto al più presto – e con l’augurio che finalmente gli elettori rabbiosi e stanchi di una guerra mai dichiarata e solo subita dai civili e le vittime inermi premino nelle urne i sostenitori del pugno di ferro e di una integrazione severa e controllata ogni giorno e capillarmente su tutto il territorio nazionale.
E rimpatri immediati ed effettivi per chi non ha titolo di accoglienza.

Di storie vere, metafore e sogni

 

R. Kapuscinsky, in un suo libro, racconta di un villaggio africano dove il vento solleva vortici di polvere e il caldo intenso chiude le persone nel chiuso delle capanne, ma, come un’apparizione, giunge una jeep dal deserto accompagnata da un camioncino e un regista conosciuto dagli abitanti allestisce in velocità coi suoi aiutanti un improvvisato set, parte una musica e, miracolo! ecco gli abitanti del piccolo villaggio uscire a gruppi dalle capanne – e prendono a danzare al suono di quella musica come se un misterioso copione fosse stato distribuito in anticipo.
L’evento dura poco più di un’ora e coinvolge l’intero villaggio – donne e bambini inclusi. Infine il regista e i suoi aiutanti salutano, ripongono le attrezzature e se ne vanno e torna il vuoto nella piazza e i mulinelli della polvere e il caldo africano e gli abitanti di nuovo chiusi nelle capanne in attesa della sera e della notte.

Possiamo partire da questo episodio e farne una metafora di tutto quanto accade da noi, in quei villaggi strani e campi profughi improvvisati sotto l’urto di una immigrazione massiccia e in crescita esponenziale che sono le nostre caserme requisite allo scopo e gli hotels vuoti requisiti dal ministero degli interni – e ne seguono le proteste degli abitanti e dei sindaci contro i prefetti che fanno il lavoro comandato loro dalle cattive politiche degli s-governi dai quali dipendono e ne sono la maledetta longa manus.

E dovremmo narrare – in parallelo alle polemiche sugli incessanti arrivi e sbarchi dai gommoni e i traghetti delle o.n.g. dai finanziamenti opachi che li prelevano a poche miglia nautiche dai porti di partenza – di come vivono quei neri dentro quelle strutture di una assistenza misericordiosa che ci hanno imposto col grimaldello della pietà e di una ‘legge del mare’ nata per gli occasionali naufragi e applicata invece, impropriamente, alle migrazioni bibliche dei migranti economici, alias clandestini, che pagano cifre altissime ai trafficanti di uomini e donne e bambini.
E dovremmo narrare di cosa fanno tutti quei giovani neri chiusi li dentro e quali progetti di vita sognano e perché, invece, li vediamo a nugoli aggirarsi per le strade mendichi o ciondolare a gruppi davanti alle stazioni e la chiamiamo ‘accoglienza’, ma ha tutto l’aspetto di una catastrofe umanitaria che non sappiamo gestire e che ha precipitato le nostre città nelle narrazioni dickensiane della miseria globale oscenamente esibita e della mendicità diffusa e della piccola criminalità urbana che riempie le carceri.

E avremmo bisogno di un regista che apparisse all’improvviso in queste nostre città e villaggi globali della mendicità oscena e povertà e microcriminalità diffusa che ci suonasse un’altra musica e improvvisasse il flash mob del cambiamento e di una vera accoglienza dove quei neri per caso degli sbarchi organizzati e profumatamente pagati e che generano il miserabile business dell’accoglienza italica e delle pelose o.n.g globali trovassero, invece, un lavoro onestamente pagato e una casa in affitto come facciamo tutti noi indigeni – ma qui siamo in un’altra storia e film di una altra epoca futura di cui non siamo sicuri che i titoli di testa preciseranno che è tratta da una ‘storia vera’.

Nondum matura est

 

Dunque dovremo tenerci quest’Europa malata ancora per qualche anno di disgrazie e catastrofi annunciate, ci dicono dalla Francia. Non è ancora maturo il cambiamento e le città vincono sulle campagne della ‘douce France’ – dalle quali, con un sistema elettorale simile a quello che ha premiato Trump, sarebbe venuto un messaggio radicalmente diverso.

Ed è difficile capire come i francesi delle grandi città, malgrado le centinaia di morti lasciati sul selciato delle piazze, les avenues, i teatri e gli aeroporti, ancora non esprimano cum grano salis e giusta rabbia le valutazioni politiche radicali e di grande severità e monito verso i combattenti e i rinnegati ‘radicalizzati sul web’ della ‘drole de guerre’ che ci è stata dichiarata e che vogliamo perdere.
E, con la prevedibile elezione del fighetto Macron, uomo di apparato ed ‘europeo’ nel senso più deteriore del termine, offriamo l’altra guancia di un buonismo politico foriero di molte altre sanguinose stragi e attentati contro le polizie schierate per le strade delle nostre vite blindate.

E le parole giuste le diceva all’inviato de ‘Il Fatto Quotidiano’ Alina, algerina immigrata di terza o quarta generazione e vera citoyenne francese che invitava a votare la Le Pen quale madre severa e interprete di un cambiamento necessario delle politiche di accoglienza e di integrazione.

Ma nondum matura est e l’appello alla severità e i moniti a ‘rigar dritti’ rivolti dalla Le Pen alle serpi in seno delle banlieues trasformate in enclaves nemiche e polveriere sociali non trova sponda nelle menti e nei cuori di quei francesi disposti a tollerare ancora centinaia di morti annunciate prossime venture nella guerra che non vogliamo combattere e siamo destinati a perdere.

Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Effetti collaterali della ‘drole de guerre’ che vogliamo perdere.http://milano.corriere.it/…/rissa-centrale-feriti-due…

I ‘morituri’ che siamo e che vogliamo.

 

Chissà se l’attentato di ieri sera, in una Parigi sempre più deserta di turisti e di ‘bon viveurs’, avrà come effetto un due o tre per cento di voti in più verso il candidato Marine Le Pen.
E’ probabile ma, se avverrà, l’effetto emotivo e rabbioso durerà ‘l’espace d’un matin’ perché già al ballottaggio, solo quindici giorni dopo, la grande coalizione degli sconfitti impedirà che si compia ciò che non sarebbe male si compisse: l’ingresso all’Eliseo di un uomo (in questo caso una donna) forte, fortissima nelle sue determinazioni a fare terra bruciata intorno ai killers e ai loro complici e a scovare i troppi covi e le tane e le moschee delle predicazioni dell’odio delle ‘serpi in seno’ velenose cresciute nelle enclaves delle banlieues parigine e belghe – quei natural born killers, assassini di seconda o terza generazione di immigrati islamici, che tuttora qualche infiammato e rintronato buonista si ostina a indicare quali ‘francesi’ o ‘belgi’, giusto per attenuare l’impatto devastante che hanno presso l’opinione pubblica quei loro nomi arabi che ne denunciano l’affiliazione familiare e religiosa e il loro essere dei maledetti rinnegati del paese che li ha accolti e invano ha provato ad integrarli e dirli veri cittadini francesi o belgi.

Ed è questo quadro di facile predizione di impotenza e ‘dejà vu’ che sgomenta e ci dice ‘morituri’ di una guerra per bande sedicenti religiose – e siamo tutti vittime designate e facilmente sgozzabili e abbattibili sugli altari dell’odio islamista radicale sull’orizzonte di un futuro prossimo.
E la varietà dei nostri ‘modi di morire’ che ci si disegna di fronte va dai coltelli del singolo imbecille, sedicente ‘combattente’ e, in realtà, miserabile assassino di vittime inermi, che ti pugnala in un autobus o nei treni della metropolitana, alla tabula rasa e scempio dei corpi dei tir lanciati sulla folla a folle velocità, per finire coi colpi di kalashnikov nei teatri o nei supermercati o negli aeroporti nelle ore di punta.

Una ‘guerra’ vigliacca e stupida che ci hanno dichiarato quei folli figli di immigrati di seconda o terza generazione alla quale contrapponiamo le blande misure di sicurezza e di ‘ordine pubblico’ che non dissuadono nessuno di quegli assassini rinnegati dal demordere e rinunciare ai loro progetti di morte e stragi.
E solo il miracolo di una ferma determinazione a cambiare le politiche immigratorie e di ordine pubblico e misure di integrazione ‘prendere o lasciare’ prossime venture potrebbero salvare qualcuna delle vittime annunciate dei prossimi giorni e mesi e anni, ma gli stolti e ostinati buonisti continueranno a recitare le geremiadi dei loro pelosi distinguo e le demonizzazioni verso i candidati che dicono ‘populisti’ – e toccherà accettare l’infame sorte di morire inermi e buonisti per omnia saecula saeculorum, maledendo l’imbecillità di quei peggior ciechi che non vogliono vedere.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Ieri accadeva, oggi accade, domani accadrà. La catastrofe umanitaria che non si vuole arginare e che ci travolgerà.

 

20 aprile 2015

‘L’orrore, l’orrore.’ rantola Kurtz, prima di morire, nel romanzo di Conrad ‘Cuore di tenebra’. E ‘Orrore, orrore.’ titolano i giornali di tutta Europa e del mondo di fronte alla tragedia del naufragio che dice (e vieppiù dirà) il Mediterraneo tomba collettiva di migliaia di morti. E morta, con essi, la speranza di un futuro migliore e la pietà.
Pietà l’è morta perché in guerra è sentimento infingardo e stupido e insensato – e se provi pietà per il tuo nemico al fronte butta il fucile e diserta e straccia la divisa e fuggi altrove oppure accetta il tuo destino di un nome su una lapide e sulle croci nei cimiteri di guerra a monito delle insensatezze e follie dell’umanità tutta.

E che sia una guerra quella che si combatte sul fronte liquido del Mediterraneo tra i milioni di aspiranti immigrati che si ammassano sulle coste africane – preda di mafie e terrorismi che la nostra indecisione di occidentali a intervenire alimenta – è di un’evidenza palmare. E l’hanno vinta loro e persa noi, occidentali figli e nipoti di quel colonialismo assassino che ha ridotto l’Africa a un continente di morte e guerre tribali e religiose che oggi si trasferiscono, – terribile nemesi storica – sul suolo europeo, e ‘i migranti’ sono le palle di fuoco lanciate colle catapulte dei barconi dentro la cittadella-Europa chiusa a riccio a protezione di una sua fragile e residua ricchezza che sfamerà i suoi nuovi poveri, ma ridurrà sul lastrico l’Unione e azzererà il suo mitico ‘welfare’, se l’invasione non verrà fermata in qualche modo.

E non pare che ci sia troppa differenza di sostanza tra chi invoca un intervento corposo e forte dell’Europa (che non verrà) e indica la distruzione manu militari dei ‘barconi’ e dei gommoni sulle coste libiche quale via radicale per risolvere il problema e chi semplicemente ritirerebbe la Marina e la Guardia Costiera, lasciando al Mediterraneo il lavoro sporco di chiudere la sua tomba liquida sopra migliaia di altri morti finché la massa dei migranti non capisca che il rischio della vita non vale la candela e la fiammella della speranza di ‘farcela’ e incistarsi in una qualche città dell’Europa.

E vale, in ogni, caso, la considerazione che l’importazione pietosamente insensata di una tale massa di persone e di popoli e tribù religiose in rotta con le loro storie di origine significa importare i loro conflitti latenti nel cuore delle democrazie europee – come hanno largamente dimostrato i ‘foreign fighters’, cittadini di seconda e terza generazione di immigrati, nel corso dei tragici fatti di Parigi e Copenhagen, e le ricorrenti ‘rivolte delle banlieues’ dove si ammassano le nuove povertà e sono autentiche polveriere di un futuro di guerre intestine.

S.p.q.r. – I pessimi renziani e i loro pazzi supporters buonisti

 

Stefano Cingolani, il conduttore di Prima pagina di questa settimana, è incappato nella sindrome ‘negazionista’ di cui soffre l’intera redazione e la quasi totalità dei conduttori di questa, pur bella, trasmissione radiofonica quando si tratta di difendere a spada tratta la cattiva politica di pretesa accoglienza italica.
Che è, in realtà, una catastrofe umanitaria malissimo gestita e, insieme, un travolgente e folle messaggio lanciato da anni all’intera Africa de: ‘Mettetevi in coda lungo le coste libiche ed egiziane che tutti sarete accolti senza eccezione e distinguo’.
Profughi e clandestini non fa più differenza oramai nel campo-profughi diffuso che è diventato il nostro paese. E l’Europa al di là delle Alpi, invece, se ne chiama fuori e non ‘redistribuisce’ i grandissimi numeri di richiedenti asilo che ci affannano e chiude le frontiere; e anche i partiti moderati rubano le parole d’ordine ai partiti ‘populisti’ o ‘sovranisti’ per non perdere voti e consensi.
Siamo rimasti soli di fronte al dramma di una invasione dai numeri ogni giorno spaventosamente più alti – fortemente voluta e procurata e incentivata dalle navi delle o.n.g. di mezzo mondo, assecondando la stolta retorica buonista di cui si è fregiato il duo s-governativo Renzi-Alfano fino al momento della caduta. Si salvi chi può e vuole.

E il conduttore di Prima pagina – nel dar conto e lettura dell’articolo de ‘Il Giornale’ che compara minuziosamente la cifre della manovra finanziaria e il costo sempre maggiore della cosiddetta ‘emergenza profughi’ – affermava coraggiosamente la non pertinenza dei due capitoli di spesa messi a bilancio, e si chiedeva, neanche fosse disceso dalla Luna, come si potesse giornalisticamente comparare quelle due grandezze economiche e che senso avesse il metterle in opposizione critica tra loro.
Già, come si può? Si può, considerando il bilancio dello Stato alla pari con il bilancio familiare di ognuno di noi, ad esempio. Che stanziamo mensilmente una cifra per il vitto, l’alloggio e le bollette e l’assistenza sanitaria e per gli altri bisogni del vestire e della mobilità di ogni membro della famiglia e, in molti, troppi casi, constatiamo che è un bilancio che ‘va in rosso’. Esattamente come quello dello Stato italiano che si fa carico di una assistenza di ‘salvataggi in mare’ indotta da una cattiva retorica di malinteso buonismo universale e attinge dalle tasse e dalle accise per coprire le cifre ‘in rosso’.
Chi ha argomenti in contrario è vivamente pregato di esporli e di contraddirci perché siamo noi, ascoltatori ed elettori italici di elezioni che speriamo prossime venture, a non capire perché si continui -con pervicacia degna di miglior causa – a negare l’evidenza delle cifre e delle balorde coperture in bilancio, ipotizzando perfino l’aumento dell’i.v.a.
S.p.q.r. Sono pessimi davvero questi renziani (e i loro pazzi supporters buonisti).

Nel Def la cifra per gli sbarchi aumenta a 4,6 miliardi contro i 3,4 della finanziaria. Verso l’aumento dell’Iva
ILGIORNALE.IT