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I fantasmi, i migranti, le guerre e l’ordine nuovo planetario

Li dovreste leggere i reportages di Domenico Quirico. Perché non è un semplice reporter e il suo non è solo pedissequo giornalismo di inchiesta bensì un inno lirico, un panegirico e una ispirata elegia della miseria e, insieme, un formidabile, violento ‘j’accuse’ lanciato contro il maledetto Occidente e gli occidentali responsabili di tutti i mali dell’Africa e del Medio Oriente – e che oggi rifiutano perfino di espiare le loro storiche malefatte, i malnati, cercando di chiudere le vie dei migranti manu militari.

Domenico Quirico, nel suo scritto di oggi, un vertice assoluto della sua appassionata prosa lirica, ci manda a dire che noi occidentali siamo dei fantasmi se ambiamo a frenare e/o bloccare le migrazioni e nessuno ordinamento del caos immigratorio è possibile, anzi!
Ed è talmente dentro la sua parte in causa di difensore degli oppressi – per lui il sale della terra, il luminoso futuro del mondo – da avvisarci che: ‘…i giovani del Sahel, specchiandosi nella tragedia della migrazione, hanno preso coscienza delle loro ingiustizie e non le accettano più. I migranti come miccia, come lievito di rivoluzione, i ragazzi, quando scenderanno in piazza, avranno con sé ogni diritto.’

Bisogna ri-andare alle prose liriche dei giornalisti degli anni Venti innamorati della rivoluzione russa per trovare parole così ispirate, impeti lirici così ricchi di pathos. John Reed era un arido contabile, al confronto, quando scrisse ‘I dieci giorni che sconvolsero il mondo’.
San Domenico, nel suo scritto di oggi sulla Stampa, fa predizioni di catastrofi imminenti e inevitabili e irrefrenabili e di prese dei palazzi africani – dove alloggiano i cleptocrati che privatizzano i fondi europei destinati a fermare i flussi di migranti – e il suo sembra a noi allibiti lettori un auspicio, un peana di battaglia a cui, forse, egli, novello profeta, parteciperebbe volentieri con il turbante di un tuareg sulla testa per meglio immedesimarsi. Lui sta dalla parte dei miseri ‘senza se e senza ma’ – infiammatissimo buonista e ‘no borders’ a cui schifano come maledette bestemmie le attività di addestramento dei nostri militari e dei francesi e degli americani per fermare e arginare la tratta degli schiavi e l’abominevole commercio di esseri umani tra il Niger e la Libia.
Incarnato mistico di una misericordia senza limiti, il nostro inviato scrive: ‘Prima di questo viaggio pensavo che il problema fosse che abbiamo cessato di dare. Ai poveri, ai migranti. Torno convinto che non sappiamo più dare. Ed è peggio.’ E aggiunge il suo apodittico, spaventoso e irrimediabile ‘j’accuse’ : ‘E’ chiaro che noi occidentali siamo qui a combattere per i nostri soli interessi. Questa parte del mondo perde le proprie povere viscere. (…) Costoro sono condannati. Ma noi spediamo inutili soldati e paghiamo i grandi ladri vestiti di eleganti boubou.’

Segue una descrizione accurata di come i ‘passeur’ locali, gli schiavisti che ingrassano sulla pelle dei migranti, riescono ad aggirare coi loro camions rigurgitanti di miserabili i blocchi militari e trovano piste nuove nel deserto per raggiungere la Libia – e si sente, nel racconto che ne fa san Domenico assai poco savio, una viva e sentita partecipazione e malcelata solidarietà a quei ‘passeurs’, a quei miserabili schiavisti che lui nobilita e descrive quali strani missionari di una causa nobile: quella di consentire il rinnovato ‘viaggio della speranza’; violare a centinaia di migliaia ogni semestre le frontiere europee col grimaldello della pietas dovuta ai naufraghi – per molti concluso da morte per affogamento e per l’Europa tutta un lavoro enorme e difficilissimo di contrasto attivo e ‘suasion’ diplomatica e milioni di euro di noi contribuenti gettati al vento dei corrotti governi africani.

L’Europa come novello Atlante che regge sulla schiena il peso dell’Africa e dell’intero Medio Oriente in perenne affanno di guerre e miserie e carestie e chissà quale altro maledetto destino di tragedia di cui, secondo il vangelo di san Domenico-poco-savio, noi occidentali dovremmo sentirci colpevoli e spregevoli affamatori – e, oggi, crudeli invasori manu militari col maledetto scopo di arginare la marea umana che si raduna incessantemente nei lager nigerini e libici.

Cronache di follia e di infiammazioni neuroniche buoniste del terzo millennio che ha elevato la misericordia a nuovo imperativo categorico morale assoluto e indiscutibile – e che si fottano i difficilissimi equilibri economici e sociali pericolosamente scossi dai milioni di migranti già in loco e da quelli in arrivo, e non ci frega nulla delle cronache di integrazioni impossibili nelle enclaves islamiche nemiche delle periferie urbane di ogni metropoli.
Per tacere delle cronache delle stragi di Nizza, Berlino, Parigi e Bruxelles e gli stupri e lo spaccio e la ‘microcriminalità’ tollerata e impunità e le cronache di miseria diffusa davanti ai supermercati e per le strade – e le occupazioni abusive e tutto il resto del vistoso disordine e degrado delle città italiche per il quale attendiamo il 4 di marzo come un giorno di liberazione nazionale e continentale.

Liberazione da questa inguaribile follia buonista che pretende che dobbiamo mettercela via, accettare il disordine assassino come un castigo divino e le migrazioni disordinate e non governate come biblica piaga delle locuste. La migrazione universale delle genti miserabili per questi suonati buonisti di ogni ordine, grado e professione è un castigo che ci meritiamo, noi vergognosi occidentali colpevoli di ogni nefandezza coloniale e post.

Il 4 di marzo mandiamoli tutti a casa con la massima ignominia elettorale.
Il pd sotto al venti per cento è un sogno possibile. Diciamo loro un sonorissimo ‘Via! Basta! Avete distrutto il paese! Pretesi antifascisti dei nostri stivali.’
E restateci, nel cono d’ombra della vostra infamia politica, per altri tre lustri perlomeno.
Parce sepulto. Ve la siete cercata con pervicacia davvero degna di miglior causa, Alfano, Renzi e Gentiloni. A mai più risentirvi e rinominarvi nelle televisioni e sui giornali del nostro scontento.

Se non ora, quando?

C’è da scommettere che le notizie dei naufragi degli ultimi giorni rinfocoleranno le polemiche fuori bersaglio da parte degli infiammati buonisti e i ciechi e sordi ‘no borders’ – che imputano all’Europa delle frontiere chiuse quel che deve essere imputato, invece, all’immondo traffico di esseri umani degli ‘scafisti’ libici e tunisini incuranti del mandare a morte nel mare d’inverno i morituri dei naufragi.
E, semmai, va osservata con attenzione e lodata e incentivata l’azione di rimpatrio decisa dal governo nigeriano dei suoi cittadini stipati nei lagers libici in attesa di imbarco e naufragi annunciati.
E che molti dei rimpatriati/andi nigeriani affermino che ritenteranno l’assalto alle nostre coste col grimaldello della pietas dovuta ai naufraghi (e il conseguente rischio di affogamento) la dice lunga sulla follia della politica immigratoria del duo Renzi/Alfano che ha lanciato all’Africa intera il messaggio spaventoso di una accoglienza indebita e infinita e stolidamente se ne fregiavano, fintantoché i sondaggi in costante calo hanno consigliato il cambio radicale di politica e Minniti al vertice del ministero e lo stop alle navi delle o.n.g. che si coordinavano cogli scafisti e incoraggiavano le partenze dalle coste libiche.
E si torna a ventilare, da parte dei servizi di intelligence tunisini ed egiziani, la cifra di un milione e mezzo di aspiranti suicidi in attesa di imbarco sui maledetti barconi della morte – e la drammaticità di questa emergenza umanitaria si lega ai reports sullo stato dell’ordine pubblico nelle enclaves islamiche delle metropoli europee francesi, belghe, svedesi e norvegesi, come bene illustra e informa l’articolo qui sotto; e ci chiediamo se è questa l’idea e l’immagine di Europa e di un futuro vivibile che abbiamo in mente.
Il 4 di marzo possiamo imprimere una svolta radicale alle folli politiche immigratorie delle sinistre di s-governo. Mandiamo a casa i responsabili di un tale disastro. Se non ora, quando?

Gangs e No go zones: la sfida islamica alla Svezia – Analisi Difesa
In moltissimi degli studi in materia di bande criminali, il fenomeno della gangs producing…
ANALISIDIFESA.IT
http://www.analisidifesa.it/2018/01/gangs-…ca-alla-svezia/

Mala tempora currunt – Ieri accadeva

Mala tempora currunt

Abbiamo un altro caso Salman Rushdie. Tocca a Michel Houellebecq di essere messo sotto protezione dei servizi segreti francesi e diventare un simbolo della ‘libertà di penna’ e pensiero in questo medioevo di ritorno che viviamo grazie all’importazione in Europa di centinaia di migliaia di immigrati di fede islamica. E lo stato di guerra in cui siamo precipitati dopo la strage di Charlie Hebdo è il contrappasso della ‘pietas’ e della compassione che abbiamo provato verso quei poveretti di ‘rifugiati’ che, nella cruda realtà delle cifre, erano meno del dieci per cento del totale e tutti gli altri, invece, immigrati economici o clandestini.
E il fatto che sia diventato poco politicamente corretto pronunciare o scrivere la parola ‘clandestini’ la dice lunga sulla auto censura che già abbiamo praticato e pratichiamo per tema di sollevare vespai e/o diventare bersagli dei fanatici assassini.
Ed ecco che la predizione letteraria di un presidente francese eletto da una maggioranza di figli dell’islam o ‘fratelli mussulmani’ che fino a ieri faceva sorridere oggi diventa questione rilevante di ordine pubblico e lo scrittore francese entra nell’ombra della sua stessa ‘Soumission’ che lo condanna a una vita blindata.

E che sia una guerra lo dimostrano le immagini di una Francia militarizzata e che riempie le strade di divise e uomini in armi, ma anche l’uccisione di una poliziotta in un rione meridionale di Parigi – col rischio concretissimo che certe periferie urbane ‘melting pot’ divengano territorio nemico dove intervenire solo militarmente. E Boko Aram, in Nigeria, ci conferma che è proprio l’Occidente e i suoi valori e i suoi modelli di vita che vanno distrutti e cancellati – e oggi si contano 2000 morti in una delle tante battaglie perse in partenza dall’imbelle governo nigeriano.

E ci vengono a mente le decisioni di inaudita durezza prese dal governo americano dopo la strage di Pearl Harbour contro gli immigrati giapponesi incolpevoli rinchiusi in campi di prigionia pur se sinceramente vocati all’integrazione nella loro nuova patria, ma erano decisioni precauzionali da tempo di guerra – e, se questa guerra che ci hanno dichiarato i fanatici assassini dell’islam radicale continuerà, forse gli strateghi dell’ordine pubblico delle nazioni dell’Occidente segneranno con matite
rosse le zone calde e a vigilanza speciale delle maggiori città. Mala tempora
currunt. Attrezziamoci.

http://www.corriere.it/…/umberto-eco-siamo-guerra-fino-coll…

Ciechi, sordi e frastornati

E forse è l’arte, piuttosto che il dibattere politico e sociale avvelenato dalle elezioni prossime venture, a dire il vero e il giusto della maledetta questio delle inesauste immigrazioni a sei cifre in un paese provato e profondamente mutato dalla crisi dei trent’anni ultimi scorsi e dalla guerra intestina che ci hanno dichiarato gli assassini islamici ‘radicalizzati sul web’ – molti rinnegati cittadini europei di seconda o terza generazione di immigrati, come ci raccontano le cronache.
E chissà che significa quello ‘scacco al re’ del quadro in questione che mostra una scacchiera liquefacentesi sul suo bordo sud da dove avanza un ‘barcone’ col suo dolente carico di richiedenti asilo – e chi/cosa rappresenta il re sotto scacco e quali dolenti pensieri attraversano la mente del giocatore che quello scacco ha subito.
E la questione della cittadinanza facile da concedere a chi e perché e quando e dopo quale percorso di integrazione compiuta e manifesta si sposta fortunatamente più in là, malgrado il gesto disperato dei digiunatori davvero degno di miglior causa, – e resta il fatto che qualsivoglia gesto politico di apertura e accoglienza dovrà misurarsi in futuro con il verdetto degli elettori e di quegli italiani/e che giudicano e giudicheranno nelle urne folle il proseguimento delle politiche di accoglienza del duo Renzi/Alfano tardivamente corretto dal Minniti in limine mortis e col correttivo elettoralistico dei ‘canali umanitari’. Dei quali non si sente il bisogno e l’urgenza prima di aver smaltito il pregresso di clandestini che abbiamo importato a man bassa – e l’Europa invano ci chiedeva a mani giunte di fermarci e fermarli, chiudendo le frontiere a nord e ad est una dopo l’altra.
Gli dei accecano chi vuol perdere, si dice, ma per la platea degli elettori pd buonisti ad oltranza e misericordiosi a sproposito i metaforici dei non si limitano ad accecarli, bensì li assordano e li frastornano mentalmente.
A noi elettori di renderli muti da marzo e per molti anni a seguire.
Amen e così sia.

Negli anni e decenni a seguire – Transiti e mutazioni

 

E, finalmente, dopo essere transitato dal regno dell’utopia buonista e misericordiosa all’osservazione disincantata della cruda realtà dei fatti e delle cronache d’orrore dei ‘radicalizzati sul web’ che si fanno assassini e stragisti di civili inermi e incolpevoli – e aver lungamente osservato la deriva di questi nostri anni di un mondo rotto e impazzito e le sinistre europee che pretendono di spacciare l’accoglienza caotica a sei cifre in sistema di s-governo del caos sociale che ne deriva – posso togliermi qualche sassolino dalle scarpe e far notare e rivendicare urbi et orbi che la tripletta della brexit-Trump-referendum renziano al 60 per cento di ‘no’ sono pugni formidabili sferrati dagli elettori di buon senso e che ‘votano di pancia’ al mento di quella pretesa ‘intellighenzia’ di sinistra supponente e arrogantemente stupida che tuttora sostiene e si sostiene sull’utopia globalista e multietnica e ‘no borders’ priva dei necessari correttivi d’ordine e di compatibilità economiche e rispetto e considerazione dei fragilissimi equilibri sociali che si rompono con l’immissione forzata nelle città e paesi di migliaia di disoccupati a vita.

E mi vengono in mente le colossali idiozie concettuali e le seghe mentali di quei tali che sostengono pubblicamente – perfino su facebook! massima vetrina post moderna del ‘fare outing’ e del ‘dire la propria’ – e plaudono alle inesauste violazioni delle frontiere a sei cifre annue e ai clandestini che sciamano a migliaia di là delle frontiere chiuse e vanno ad ingrossare le fila dei disoccupati dei quartieri-ghetto del Belgistan, Parigistan e Sesto san Giovannistan – e indicano questa tragedia ed emergenza europea quale giusta punizione dei pretesi crimini del colonialismo dei nonni e diritto assoluto degli africani tutti di cercare un inserimento de facto e buonisticamente imperioso, sostenendone la clandestinità fin dentro le ‘giungle di Calais’ e quelle di Ventimiglia e aiutandoli a nascondersi sui cassoni dei camion diretti in Gran Bretagna.

Come a dire che dobbiamo batterci i pugni sui petti e biascicare in permanenza i ‘mea culpa’ della civiltà occidentale perché esiste per davvero il ‘peccato originale’ del catechismo d’antan e delle vetuste leggende religiose e siamo tutt’ora colpevoli della trasgressioni di Eva ed Adamo che hanno addentato la mela proibita, ma ci facessero il piacere.

E speriamo che la somma dei morti delle stragi che l’Europa ha subito negli ultimi due anni orribili del suo affanno immigratorio e melting pot sempre più conflittuale e di faticosissima integrazione li abbia fatti rinsavire un poco, quei dessi, ma ne dubitiamo, perché certe malattie neuroniche sono refrattarie agli antibiotici del comune buon senso – e agli elettori europei toccherà continuare a dare continui pugni sotto al mento e mandare a casa definitivamente questi imbelli e incapaci s-governanti europei, Juncker e la Merkel in testa, responsabili dei conflitti che ci toccherà elaborare negli anni e decenni a seguire.

I figli dell’araba fenice – Ieri accadeva ed oggi accade

 

17 novembre 2016

(https://it.wiktionary.org/wiki/buonismo )

Sappiamo che il termine non piace a Gianfranco Bettin (suo articolo su ‘La Nuova’ di ieri) che ce lo rinfaccia e, per ritorsione. – così negando l’appartenenza alla categoria ‘buonista’- ci dice ‘cattivisti’. E sia; d’altronde il ‘cattivismo’ nella satira è cosa e definizione ormai datata e con Fracchia e Fantozzi è stato consacrato ed iscritto negli annali.
Possiamo tornare alle originali diciture da cui deriva: ‘buoni’ e ‘cattivi’, ma non avrebbero lo stesso significato e, se è stato annoverato fra i lemmi del Devoto-Oli e di altri dizionari, significa che è ormai parte dell’evoluzione del linguaggio post moderno e degli eventi e delle persone che quell’evoluzione hanno determinato.
Il Bettin, inoltre, se la prende, cattivissimo lui, con ‘le fogne di internet’ dove allignerebbe, a sentir lui, il ‘peggio del peggio’ del nostro essere cittadini incazzati e indignati e delusi dalla politica (in ispecie la politica della sinistra di s-governo) e, se in parte è vero e certi eccessi e toni e linguaggi disturbano, nondimeno ci diremo seguaci di Voltaire e sosterremo, sempre e a viso aperto, che: ‘Non condivido ciò che dici (o scrivi), ma mi batterò fino alla morte perché tu possa dirlo (e scriverlo).’

E questo assunto volterriano e democratico pare non sia parte della cultura di quei terroristi ‘francesi’ di seconda generazione che stecchiscono nelle redazioni di Charlie Hebdo e nelle strade e nei ristoranti e nei teatri e stadi di Francia quegli altri francesi (francesi di molte generazioni) diversi di fede e dai costumi e modi di vita occidentali – e usano dei loro passaporti e nazionalità amabilmente consegnati loro dalle nostre molli e accoglienti democrazie europee per andare in Siria ad addestrarsi militarmente e tornare in patria per compiere le sante stragi che ‘così vuole Allah’ e il truce profeta.
Tempi grami di una Babele di lingue e appartenenze politiche che si torce tra cattivismo e buonismo in politica e questi ultimi sono per le frontiere tutte aperte (e le stragi conseguenti) e i primi, invece, per frontiere chiuse e controllate e accoglienze ‘cum grano salis’ e numeri ragionevoli e controlli stretti di polizia ed esercito per non trovarci poi con la polizia e le teste di cuoio francesi e belghe che stringono d’assedio il quartiere di Molenbeeck, in Belgio, dove pare si siano asserragliati molti terroristi, e lì, tra i mitici ‘islamici moderati’, nel corso di questi anni tormentati, hanno trovato il loro ‘brodo di coltura’ e le protezioni.
E delle loro identità acquisite di belgi e/o francesi quei tardi figli di allah resipiscenti non sanno che farsene e si fanno terroristi per spirito di appartenenza atavico e severa e univoca interpretazione delle pagine del Corano e ci portano la guerra in casa e dobbiamo combatterla – come dice Hollande in affanno mediatico e con colpevole ritardo – e tutti invochiamo gli ‘islamici moderati’ che ci diano un segno: di esserci e di condividere i valori dell’Occidente dove sono emigrati a milioni e continuano a premere alle
frontiere.
Nella speranza che non siano figli dell’araba fenice: ‘Che vi sia ciascun lo dice dove sia nessun lo sa.’

IT.WIKTIONARY.ORG

I pensieri corrotti del buonismo radicale

 

Quando si dice ‘aberrazione’ e corruzione del ‘retto pensare’ e agire di conseguenza. Sull’attentato maledetto di N.Y. City (e sugli altri di Nizza, Parigi, Bruxelles e via elencando dell’orrendo rosario delle stragi islamico-radicali in Occidente) il piissimo direttore dell’Avvenire – il giornale dei vescovi – si chiede in pubblica trasmissione radiofonica perché ci si indigni e si abbiano reazioni forti solo per le stragi nelle città dell’Occidente e poco, invece, per quelle di Al Shabab in Somalia e dell’Isis in Tunisia e altrove nel secondo, terzo e quarto mondo.
La corruzione dei pensieri, del retto pensare e agire, indotta dall’ideologia buonista e terzomondista e democratico-radicale arriva a supporre e a insinuare che perfino in questa dolorosissima questione dei morti ammazzati nelle strade e le piazze per mano dei tragici imbecilli ‘radicalizzati sul web’ si nasconda una nota di razzismo e di discriminazione.

E’ da sempre, dalla notte dei tempi, invece, che la reazione di sorpresa e di paura e di indignazione e di odio per quanto di criminale ci avviene in casa o sotto casa o che avviene a noi e ai nostri congiunti è, per l’umana psiche, l’evento che maggiormente colpisce rispetto a tutto ciò che avviene fuori dai patri confini o in altri continenti lontani.
Dobbiamo batterci il petto e recitare il mea culpa e dirci peccatori anche per questo, cari i nostri misericordiosi da tre palle un soldo?
O è, invece, la corruzione dei pensieri vescovili e di tutti i loro pii seguaci del dirci tutti fratelli in Cristo che sta alla base di questa aberrazione per la quale io, laico e ateo e figlio della civiltà occidentale, dovrei comunque sentirmi fratello di un mussulmano o di un induista (inclusi i terroristi potenziali, annessi nella comunione universale quali ‘fratelli che sbagliano’?) – e, per la verità, già dai tempi di Caino e Abele, perfino il legame del sangue nascondeva l’odio fratricida o la sete di potere per la quale il figlio che aspirava al trono e alla corona arrivava ad avviare il complotto per uccidere il padre o lo uccideva di suo pugno?
Pollice verso e fuori i leoni. S.p.q.r. Sono parecchio perversi questi romani.

Al servizio della città

 

‘Coraggio.’ vien da dire a quelle persone che stamattina si sono alzate scorate per aver udito i risultati delle elezioni in Germania. Ci vuole coraggio per ben altre cose, in verità, – e il relativo successo elettorale della Afd non è tutto quel male e quella tragedia che vogliono farci credere quei tali che si riempiono la bocca di parole vetuste e non più sensatamente coniugabili nel presente e nel futuro prossimo quali ‘fascisti’ e ‘nazisti’.
Viviamo un’altra storia e il problema che abbiamo, invece, è costituito dalle invasioni barbariche e islamiche il cui prezzo di inevitabili conflitti sociali ha pagato Angela Merkel, – la ‘mutti’ un po’ troppo accogliente e materna e che ha ritenuto accettabile pagare il prezzo di milioni di immigrati in casa e stipati nelle enclaves delle periferie urbane in tempi affannosi e tragici di ‘radicalizzati sul web’ assassini e gli stupri di Colonia e delle altre città europee del capodanno 2015, più le altre nefandezze di ‘microcriminalità’ che leggiamo sui giornali (è ‘micro’ solo per chi non la subisce) delle serpi in seno che abbiamo accolto obtorto collo e che hanno convinto una parte dell’elettorato a punire la Grosse Koalition degli accoglienti ad oltranza e contro il sentire rancoroso delle persone che chiedono legge e ordine.
E ci aspettavamo cifre anche più clamorose del 12,6 ottenuto dalla Afd, considerati gli esiti delle elezioni ultime scorse di Trump e della ‘brexit’ e del referendum perso da Renzi in cui i sondaggisti hanno toppato alla grandissima e il giornalismo servile dei giornaloni a tiratura nazionale e dei troppi telegiornali di s-governo accreditava un risicato cinque per cento alla Afd – ed era il loro sogno asfittico di cortigiani renziani di pensare morta e sepolta la stagione dei populismi e ‘passata la festa gabbato lu santu’.
E il sostenere che faccio da cinque anni a questa parte il voto di protesta ‘populista’ quale segnale di fortissimo disagio sociale e richiesta perentoria di cambiare rotta e governare finalmente con polso fermo le folli immigrazioni senza legge e ‘clandestine’ trova ennesima conferma e quarto avviso ai naviganti in una Europa in disarmo e priva di vero e saggio governo da decenni.
Seguirà il quinto e decisivo avviso in primavera nel Belpaese dove ‘il ‘si’ suona’?
Chi vivrà vedrà e i cocci ve li siete voluti con pervicacia degna di miglior causa, cari i miei buonisti immaginari e che avete dimenticato che cosa sia fare politica al servizio della città e dei cittadini.

Il bene, il male e la fisiognomica del delinquente.

 

‘Lombroso osa sfidare il senso comune proponendo una visione della realtà del delitto che investe anche uomini di governo, parlamentari, che agiscono attraverso la menzogna, la truffa, il segno del vizio, dell’amoralità, della delinquenza (spesso legalizzata con leggi e norme fatte da loro stessi).
Oggi nessuno potrebbe sostenere la validità scientifica delle teorie lombrosiane, ma è doveroso mettere in evidenza lo sforzo e la novità del lavoro di Lombroso che, partendo dal dato bio-antropologico, ha aperto la strada ad un approccio multifattoriale che comprende anche gli aspetti sociali, su cui lavoreranno i suoi allievi Ferri e Garofalo.’

http://cronologia.leonardo.it/lombroso/lombroso.htm

Peccato per la fisiognomica del delinquente, la nota teoria di Lombroso che si è provato, generosamente, ad aiutarci nell’identificare – e, si suppone, sterilizzare preventivamente – il criminale potenziale e/o geneticamente vocato al crimine. L’ambizioso medico, infatti, estendeva la sua ricerca anche ai personaggi della vita pubblica proponendo un’interpretazione della società e del delitto, riferito non più soltanto al criminale atavico, ma a settori della vita pubblica e politica, dove nuovi reati “nuovi rami di truffa o di intrigo politico, o di peculato” crescono “quanto più la civiltà si va avanzando”.
Ve l’immaginate la rivoluzione di costume che ne sarebbe derivata e l’impatto sulla legislazione e la giurisprudenza? Senza troppo indulgere nel sogno di una società senza delitti e senza criminali – preventivamente individuati e messi in sicurezza – e surfando bravamente sopra le obiezioni e gli alti lai e le geremiadi dei talibani de noantri che griderebbero scompostamente ai nipotini di Goebbels e all’eugenetica, la mia riflessione va a una trasmissione televisiva recente che mi mostrava il viso bonario e insospettabile di Pol pot – del quale conosciamo le gesta criminali ideologicamente composte in un disegno di riforma della società di impianto demenzial-marxista covato durante gli studi universitari a Parigi ed esportato e pienamente realizzato in patria.
E pensavo a quel tale congolese, Butungu, il profugo stupratore (presunto, presunto, vabbuò), l’immigrato pietosamente accolto nel nostro paese e rifocillato e che vestiva di lusso e aveva tutto per potersi integrare e fare il bene suo e pagarci le pensioni – e, nelle foto, mostra un viso rotondo e nessun bernoccolo o protuberanza assassina; un viso che avrebbe depistato perfino il bravo Lombroso.

E pensavo alle foto e ai visi degli autori di accoltellamenti e di stragi coi tir e coi van a Nizza, Berlino e Londra e a quelli coi kalashnikov di Parigi i cui visi normali e tranquilli sarebbero sfuggiti del pari alle analisi preventive dei tecnici di laboratorio di Lombroso – e giungevo alla conclusione che davvero viviamo nel migliore dei mondi possibili descritto da Voltaire nel suo racconto filosofico ‘Candido’.
Un mondo dove il male è necessario e sempre in agguato in ogni angolo e luogo delle nostre fragili vite e la quotidiana nostra lotta di fautori del bene sociale e dell’ordine costituito e garantito è destinata a fallire mille volte – e piangiamo ricorrentemente le vittime indifese e inermi di assassini seriali e di assoluti imbecilli ‘radicalizzati sul web’ che dicono di agire in nome di un ‘dio grande’ per nascondere la loro personale pusillanimità e l’incapacità di agire per il bene comune della patria europea che ha loro riconosciuto lo ‘ius soli’.

Genio e follia”Uno studio antropologico sull’uomo delinquente, e particolarmente di quella sua varietà che chiamiamo delinquente – nato, deve di necessità prendere le mosse dai primi caratteri fisici…
CRONOLOGIA.LEONARDO.IT

I ciechi e i sordi e i pazzi

Si dice che ‘gli dei accecano chi vuol perdere’ e la miglior dimostrazione che si dà in politica oggi è quella di un pd lacerato tra chi vorrebbe tornare ai cento e cento ‘barconi’ quotidiani che arrembano sulle nostre coste e solo sulle nostre coste e chi – come l’isolato Minniti – teme per la tenuta democratica di un paese che oggi ci racconta in cronaca le storie maledette di una quantità di aggressioni sessuali.
E quelli del pd e la folla degli stolti buonisti al seguito vorrebbero che non si dicesse che sono magrebini e immigrati di prima o seconda ondata immigratoria e la ragione elettorale di questa loro pretesa di censura è chiara ed evidente ma non si può tacere l’evidenza di un dramma sociale innescato dalla follia di una politica immigratoria a sei cifre e la riflessione di Anna Bono che potete leggere più sotto spiega molto bene il perché.
Si vada al più presto a nuove elezioni perché davvero ‘sono pazzi questi renziani’ – ciechi e sordi e che annaspano e brancolano pietosamente sulla scena politica ‘dum Saguntum expugnatur’ nelle periferie urbane del troppo che stroppia e del degrado e delle occupazioni fuorilegge di case e palazzi.

Le violenze commesse dagli immigrati in proporzione…
ILGIORNALE.IT

Il troppo che stroppia. La riflessione
di Anna Bono.
Un esercito di uomini giovani e soli.
Una bomba pronta a esplodere

In Italia sono arrivati 153.842 immigrati nel 2015 e 181.045 nel 2016. Dall’inizio del 2017 al 10 agosto se ne sono aggiunti altri 98.266. Circa l’87% degli immigrati sono di età compresa tra 18 e 34 anni e sono maschi. Quasi tutti sono arrivati da soli. Le coppie, le famiglie sono poche, a meno che si tratti di profughi in fuga da teatri di guerra.
Quindi adesso in Italia ci sono alcune centinaia di migliaia di uomini nel pieno del loro vigore sessuale che sono single oppure hanno la moglie, la fidanzata lontane e vivono in condizioni che non favoriscono la nascita di legami stabili con persone dell’altro sesso: senza un tessuto famigliare, senza una occupazione, tra estranei con cui hanno difficoltà a relazionarsi a partire dai problemi linguistici, ospiti in strutture che complicano la socializzazione.
Non ci voleva molto a capire che sarebbe diventato un problema. E così è stato.
Come tutti ricordano, a Colonia e in altre città della Germania la notte di capodanno del 2015 centinaia di donne hanno denunciato molestie sessuali e le persone fermate dalla polizia erano quasi tutte richiedenti asilo e immigrati illegali. Già nel 2015 le organizzazioni non governative impiegate nei centri di accoglienza tedeschi denunciavano ripetuti casi di molestie e violenze su adolescenti e donne adulte immigrate sole, in viaggio senza parenti o conoscenti maschi.
In Svezia dal 1975 al 2014 i casi di stupro sono aumentati del 1.472%, con una impennata negli ultimi anni attribuita dalle autorità alla presenza di centinaia di migliaia di giovani immigrati. In un clip diffuso nel marzo del 2016 e di nuovo nel gennaio del 2017 il capo della polizia di Ostersund, una cittadina circa 600 chilometri a nord ovest di Stoccolma, visto il moltiplicarsi delle aggressioni sessuali nel territorio di sua competenza consiglia alle donne di farsi accompagnare da qualcuno o di spostarsi in gruppo di sera, non restare isolate. Inoltre raccomanda di fare attenzione anche lontano dai bar perché, mentre in passato le aggressioni a carattere sessuale erano quasi sempre opera di ubriachi, gli autori di quelle più recenti sono uomini sobri.
Qualunque fosse la loro nazionalità, così tanti giovani soli sarebbero comunque un problema. Lo sono ancora di più perchè provengono quasi tutti da paesi africani e asiatici in cui donne, e bambini, non hanno vita facile, per effetto di tradizioni tribali tuttora influenti.
Sono tradizioni pensate per regolamentare la vita sessuale dei componenti di ogni comunità per garantirle prole, quindi forza lavoro e continuità. Le regole variano, ma un carattere comune è che a tal fine le donne sono asservite, sottomesse, usate senza riguardo. Quel che vogliono non conta. In società in cui è lo status a determinare i diritti, quello delle donne autorizza padri, fratelli, mariti, cognati e figli a decidere di loro e per loro senza considerarle soggetti, persone, bensì alla stregua di proprietà, di risorse.
Che questa sia la condizione della donna nei paesi da cui provengono gli immigrati in Italia non è un’opinione e neanche una teoria antropologica, è un fatto provato dall’esistenza di istituzioni che autorizzano e prescrivono di disporre delle facoltà riproduttive delle donne e del loro lavoro, nell’interesse di chi le possiede e della sua comunità. A questo servono il matrimonio combinato e quello infantile, il prezzo della sposa, le mutilazioni genitali femminili, il ripudio, l’harem e il velo islamici, per citare solo le istituzioni più diffuse.
In India e in altri paesi le donne islamiche ancora lottano contro il divorzio rapido, così detto perchè un marito per ottenerlo basta che dica per tre volte “ti ripudio”. Ormai il divorzio si considera valido anche se la formula è scritta e comunicata alla moglie via e mail e messaggi telefonici (ma si discute se debbano essere tre messaggi distinti oppure sia sufficiente scrivere per tre volte “ti ripudio” nella stessa e mail o nello stesso messaggio).
Il prezzo della sposa consiste nei beni e nel denaro che un uomo deve corrispondere alla famiglia della donna che intende sposare e che diventa sua dal momento in cui ne ha completato la consegna. Le mutilazioni genitali femminili – infibulazione ed escissione sono le più diffuse, inflitte ogni anno a circa tre milioni di bambine – consentono di controllare la vita sessuale delle donne al prezzo di sofferenze e menomazioni permanenti: lo scopo è garantire che diano figli solo agli uomini ai quali appartengono.
Donne sole, donne di nessuno, donne senza uomini al fianco, donne che i loro uomini lasciano andare in giro senza curarsi di quel che fanno: dunque si possono trattare come “selvaggina”, si leggeva nel documento scritto dalle Ong tedesche nel 2015, pubblicato dal Gatestone Institute.
Ma a Rimini è successo qualcosa di diverso. Una donna è stata violentata da quattro nordafricani sotto gli occhi del fidanzato; non era una donna sola, una donna di nessuno. Questo in Africa si fa solo in guerra, come estremo oltraggio e atto di disprezzo nei confronti del nemico.”

http://www.ilgazzettino.it/italia/cronaca_nera/nigeriani_sequestrano_ragazzina_15_giorni_di_violenze_arrestati-3209731.html

http://blog.ilgiornale.it/rossi/2017/08/31/stupri-e-immigrati/