Archivi categoria: buonismi assassini

Comprese le donne e i bambini (2)

Ogni dramma sociale ha come suo corollario psicologico l’accettazione collettiva del suo esistere e svilupparsi in mortali metastasi. Esistere forzato (perché non sappiamo/possiamo estirpare le cause del male) o indotto dall’imperare di falsi pietismi e pelose misericordie che pretendono di superare gli ambiti dell’azione individuale o di piccolo gruppo e si impongono quale azione politica di partiti e annesse associazioni e o.n.g.
Ed è qui il caso di ricordare che, a specchio dei presenti drammi sociali che viviamo, è il ricordo di un’educazione della prole che per la nostra generazione e le precedenti fu di grande severità dei genitori e dei maestri di scuola e oggi è un dilagare di comportamenti ‘bulleschi’ e volgari – e i maestri e i professori vengono intimiditi dai genitori permissivi o assenti se solo alzano la voce severa per reprimere i comportamenti devianti o violenti.
E quanto succede alle società europee in questo scorcio di infausto millennio entrante – di attentati e stragi ricorrenti e annunciate di bulli jiahdisti assassini già profughi e richiedenti asilo – è l’erompere del male sociale iniziato oltre quarant’anni fa con le tolleranti e miopi politiche immigratorie che hanno creato le enclaves islamiche radicali nelle periferie delle nostre città e l’accettazione di uno stato di guerra interna e vite blindate conseguente alle cattive politiche incapaci di elaborare le integrazioni necessarie e gli inserimenti graduali e controllati nei numeri e negli ingressi di quei corpi e culture e religioni estranee nel tessuto della civiltà occidentale.
E l’avanzare del male e la sua diffusione in metastasi incontrollabili è stato favorito da quei medici pietosi a sproposito che tuttora credono che un’epidemia di migrazioni a cinque/sei zeri annui sia curabile coi buoni e pii propositi del volontariato crocerossino e della predicazione francescana de ‘tutti fratelli’. Mentre dilaga il proselitismo islamista radicale che ci indica quali crociati da sterminare senza pietà, comprese le donne e i bambini.

Comprese le donne e i bambini

Comprese le donne e i bambini

Bisogna saperlo immaginare il Medioevo delle figurazioni e suggestioni religiose che riempivano la vita delle persone dal primo attimo in cui aprivano gli occhi e scendevano dai miseri giacigli e uscivano nell’aia e ringraziavano Dio per la vita di quel giorno e la salute.
E le grandi cattedrali e le più belle e antiche moschee nascono da quegli sguardi e pensieri e sottomissioni di contadini e artigiani costruttori all’idea di un Essere Creatore e Supremo Giudice e severo di ogni nostra azione. E accettavano e trovavano giusti e condivisibili i ‘giudizi di Dio’ che si combattevano nelle arene pubbliche e le punizioni corporali e le torture e le pene di morte inflitte ai dissidenti e agli eretici con la stessa semplicità e naturalezza con cui noi oggi ci misuriamo con la libertà assoluta dei comportamenti del nostro essere laici cittadini di un mondo democratico e non più cristiano (o diversamente cristiano, come piace dire ai ‘politicamente corretti’).

Una tale premessa per dire che bisogna saper immaginare il medioevo religioso e suggestivo e atavico che agisce nelle menti degli attentatori di ogni risma e luogo del pianeta per capire il senso del loro agire e mirare all’indifeso futuro delle generazioni ultime – come hanno fatto ieri sera a Manchester, in un teatro che ospitava giovanissimi cittadini e perfino bambini innamorati di musica e canzoni.

E non abbiano ancora elementi di indagine riportati in chiaro sui giornali, ma, chissà perché, diamo per scontato che solo la follia islamista radicale degli assassini stragisti e il medioevo che alligna nelle loro menti malate sia la fucina in cui si è costruita quest’ennesima ‘strage degli innocenti’ che ci avvilisce per la sua prevedibilità e ricorrenza e predizione facile che ‘non sarà l’ultima’, – e come potrebbe?

Come potrebbe in un Europa ormai fitta di ‘enclaves’ islamiste radicali che sono l’acqua torbida dei fiumi in cui nuotano i maledetti pirana assassini delle stragi e delle mattanze dei camions lanciati sulla folla indifesa e inerme?
E’ una guerra persa, quella che si combatte con le mani legate da un buonismo diffuso e stolidamente ‘accogliente’ che continua a esortare, ad ogni ricorrenza di strage e di morti sulle strade, di ‘non fare di ogni erba un fascio’ – e tuttavia quelle periferie urbane e ‘banlieues’ fitte di una immigrazione rabbiosa e male o per nulla integrata sono lì a mostrarci le facce nemiche e ostili tra le quali si nascondono gli assassini.
Gente che vive, scrivono i giornalisti dei molti reportages che abbiamo letto in questi anni di stragi, il disagio sociale del non lavoro o del lavoro sottopagato e ce lo rimproverano, condendolo con le ataviche risorgenze del medioevo islamico che ci indica quali maledetti ‘crociati’.
Da uccidere senza distinzioni, comprese le donne e i bambini.

L’Occidente morituro e la guerra dei trent’anni che ci aspetta.

 

Stamattina i gabbiani appollaiati sui tetti si rilanciavano in coro quel loro lugubre grido gutturale – forse per il torto che hanno subito di non poter più rompere i sacchetti dell’immondizia non più appesi di fuori e saziarsi dei nostri rifiuti – e mi hanno fatto venire in mente quel che mi ha raccontato mia figlia, mesi fa: di quando saziava un nuovo nato confidente, pronta ad ogni suo richiamo famelico – e l‘aveva chiamato poeticamente Livingstone – e un giorno, il volatile ormai cresciuto e in forze, quella affettuosa confidenza si era mutata in una beccata in un occhio schivata per miracolo e il nome venne cambiato in Hannibal.

E uguale atteggiamento mi viene richiamato osservando e ascoltando i video di rabbiosa predicazione dell’odio islamista di quel tale, tardivamente ucciso ieri a Londra, ma che già aveva disseminato di morti e feriti innocenti l’area antistante il parlamento britannico. Serpe in seno della vastissima immigrazione di un Europa pietosa e accogliente a dismisura che ha riempito le periferie urbane delle sue metropoli di genti ostili e niente affatto integrati e felici di vivere nell’Occidente del loro sogno di una vita migliore che li ha spinti ad emigrare e violare le nostre frontiere di mare e di terra.

E oggi abbiamo articoli a iosa – come sempre dopo ogni attentato e maledetta strage degli islamisti assassini – che ci richiamano e descrivono la follia di quella politica di accoglienza non vigile, non attenta ai fenomeni correlati all’immigrazione massiccia che ha cambiato il volto delle nostre città. Ma in primo piano sono le orazioni funebri e quelle annunciate dei morti e feriti di una guerra che non vogliamo/sappiamo combattere con la necessaria fermezza che si deve a quelle vittime innocenti di un odio incomprensibile e ‘odioso’ nel suo imporsi come guerra intestina delle enclaves islamiche europee a cui Erdogan-il califfo raccomanda di ‘fare più figli’ per vincere con la forza dei numeri e imporre la sua sharia nelle terre indifese dell’Occidente morituro.

charlie-hebdo-nizza

Maledette correlazioni statistiche – Ieri accadeva e oggi accade

Maledette correlazioni statistiche

Buon ultimo, in questo nostro presente di infamia e lingue confuse della novella Babele, è caduto anche il mito della mia generazione ‘che non ha conosciuto guerre’ – stupore massimo di storici e commentatori autorevoli sui principali quotidiani.
Invece, eccola tutta dispiegata in cronaca la battaglia delle Ardenne di Bruxelles del 22 di marzo 2016 – che fa seguito al 13 novembre di Parigi e al gennaio tristo, tristissimo di Charlie Hebdo, che i ‘buonisti’ nostrani hanno già seppellito nelle loro menti infiammate e incurabili, ma che già Francesco, il loro campione, a ferita ancora aperta, diceva urbi et orbi con disgraziata metafora : ‘Se ti offendono la madre o il padre io gli do un pugno.’ Il ‘pugno’ dei kalashnikov dei maledetti assassini contro i disegnatori e i redattori parigini indifesi e inermi. Come dire che la libertà di espressione – massima conquista laica dell’Occidente ‘crociato’ – è una peste e va punita. Ce la siamo andata a cercare, insomma, e gli assassini islamici sono la postmoderna raffigurazione del medioevale ‘castigo di dio’, – con la minuscola: per sottolineare la bestemmia di allora e di oggi pronunciata dai pulpiti mediatici dagli impuniti di sempre che mandavano a morte i patrioti insorti a Roma prima della breccia di Porta pia.

E se i morti di queste battaglie perdute contro il maledetto ‘islam radicale’ che abbiamo voluto ‘accogliere’ e ghettizzare stupidamente nei quartieri dove la polizia ha paura di mettere piede (Moellenbeck, St. Denis), se gli odierni morti vi sembrano pochi in paragone alle grandi battaglie della seconda guerra mondiale, prendete nota che questa sarà una nuova ‘guerra dei trent’anni’ contro il terrore islamista e che seguiremo nuovi funerali e deporremo molte altre corone di fiori sulle piazze e le strade della mattanza contro gli inermi nell’accoglientissima Europa – che ancora non capisce che ‘gli assassini sono tra noi’, serpi in seno di un’accoglienza disordinata e senza limiti.
E’ una semplice constatazione statistica. Più ne stipi nei quartieri-ghetto delle nuove povertà e del ‘disagio sociale’ più possibilità statistica avremo di armare le menti dei ‘radicalizzati sul web’ di prima o seconda ondata migratoria in crisi di identità e di valori.

Ma tu faglielo capire, agli infiammati e incurabili buonisti, che si ostinano nella recitazione della loro follia di accoglienza universale in tutti i ‘talk shows’ televisivi, che questa è una ‘diretta correlazione statistica’ a cui non si sfugge e che ingrosserà inevitabilmente le file dei ‘foreign fighters’ della prossima ‘guerra dei trent’anni’ dell’Europa di domani e dopodomani.

http://www.corriere.it/esteri/16_marzo_23/bruxelles-751-kamikaze-check-in-911-boato-metro-300ccbf4-f07b-11e5-b1a2-f236e4ccb109.shtml

Giova ricordare – Ieri accadeva. Domani ri-accadra?

 

06 gennaio 2016

A scorrere le prime pagine dei giornali di oggi è tutto un galleggiare di detriti e rottami in cronaca di quell’orrida religione di importazione che costituisce il medioevo del nostro scontento – che siamo costretti a ri-vivere a causa di quel dio piccolo piccolo e munito di un solo occhio come Polifemo che fugge nel buio dell’orrore terroristico con il kalashnikov in spalla; leggetevi i resoconti delle stragi perpetrate dai suoi ‘fedeli’ su ‘Charlie Hebdo’, oggi nelle edicole, e ne avrete contezza.

Detriti e rottami delle violenze subite dalle donne tedesche a Colonia – palpeggiate e insultate e violentate la notte di Capodanno da un pogrom alla rovescia compiuto da nordafricani e varia genia di arabi entrati in Europa violandone le frontiere e usando il grimaldello della bontà e del buonismo verso i pretesi rifugiati che paghiamo con denari sonanti, carceri stracolme e un rigetto sociale al diapason che rinforza, ogni giorno di più, i partiti di destra stupidamente e bovinamente definiti ‘xenofobi’. E la sola fobia di quei partiti e dei loro sostenitori è contro l’immenso disordine sociale causato dal troppo che stroppia degli ingressi a centinaia di migliaia e milioni dei ‘popoli del mare’ e di terra che colonizzano l’ex isola felice che per breve tempo siamo stati noi Europa/ei.

Detriti e rottami del ricordo di quello spaventoso 7 gennaio della strage dei giornalisti di ‘Charlie’ e dei morti nel supermercato ‘kosher’ che hanno scritto l’incipit di un anno 2015 di totale follia dei ‘radicalizzati su internet’ – gente con nazionalità europea tristemente e truffaldinamente acquisita la cui lucida follia è culminata il 13 novembre della battaglia perduta di Parigi, passando per il museo del Bardo dai magnifici mosaici di era romana e per il caffè letterario di Copenhagen e i progetti di altri assalti e attentati fortunosamente impediti – e la consapevolezza, ahi quanti tardiva! che abbiamo il nemico in casa e le sue roccaforti sono i quartieri e le banlieues a maggioranza musulmana dove la polizia ha paura di mettere piede e solo le teste di cuoio intervengono per scovarne i covi alle 4 del mattino a stragi ormai compiute e inutilmente compiante. Prevenire è meglio che lacrimare – e guai a quegli stati che cedono pezzi del loro territorio dove le polizie e l’esercito temono di mettervi piede perché la guerra intestina e di guerriglia urbana è il destino che li aspetta.

Detriti e rottami in cronaca delle lotte millenarie e assassine tra sciiti e sunniti che condizionano e destabilizzano l’area mediorientale già infuocata dallo storico e immedicabile conflitto tra ebrei e palestinesi – e vediamo in tivù, un giorno si e l’altro pure, le immagini di folle arabe e persiane strabocchevoli e urlanti il cui urlo medioevale è chiaramente percepito nell’Europa che ne accoglie i ‘profughi’ delle loro maledette guerre intestine – e ci facciamo carico dei loro storici conflitti chissà per quale senso di colpa e malinteso buonismo e accettiamo supinamente ogni nefandezza di ‘radicalizzazioni’ e palpeggiamenti di massa in pieno centro di Colonia come fosse un destino di penitenza auto inflitta per chissà quali schizofreniche ragioni ‘buoniste’.

Benvenuto anno 2016 di conflitti annunciati e pre-digeriti. Il tuo nome è donna, perché è quasi sempre l’atavico conflitto uomo-donna che conduce le orride danze rituali delle tragedie annunciate.

Durante la notte in stazione ci sono state aggressioni, violenze e almeno uno stupro: 60 le denunce sporte alla polizia che non è riuscita a bloccare gli assalti
CORRIERE.IT
ILGIORNALE.IT
06 gennaio 2015

 

Chi vivrà vedrà

Ma non sarà il ‘troppo che stroppia’ la causa del proliferare dei movimenti anti islamici in Germania e (è facile predizione) nel resto d’Europa – l’Italia dell’incessante e quotidiano assalto alle coste compresa?
Perché se il dato del sette per cento di una popolazione di immigrati stanziali (in Italia) ad alcuni concittadini vocati alle delizie del melting pot e che adorano il ‘tutti insieme appassionatamente’ pare poca cosa e ‘allarme esagerato’, è bene considerare la proiezione tendenziale in crescita esponenziale – a giudicare dagli arrivi del 2014 e dei primi giorni di un 2015 che non promette nulla di buono.
E, se sommiamo il trend demografico e la natalità in caduta libera delle nostre donne e i picchi, di contro, dei vitalissimi immigrati, già alla fine di quest’anno non sembra esagerato stimare un nove per cento – che è dato percentuale da capelli ritti in testa, considerata la curva statistica in deciso rialzo.
Perché si fa presto a dire ‘razzismo’ e bollare di malanimo e vocazioni fasciste quei tali che scendono in piazza con gli striscioni contro ‘la sharia in Europa’, ma, di contro, registriamo con deciso fastidio e ira finale le dichiarazioni degli esaltati islamici fondamentalisti nelle moschee che predicono che l’Europa sarà vittima della sharia già dal 2020 – cercatevi gli articoli in proposito nei vari ‘motori di ricerca’ e leggetevi l’illuminante articolo qui sotto che ci informa della provocazione letteraria di Houellebecq e il filosofo Michel Onfray che ne rafforza le convinzioni e l’allarme sociale conseguente.
Tutti ‘razzisti’ costoro, oppure gente di penna e pensiero che ha maturato convinzioni ‘politiche’ in proposito e che rispetta ogni razza e pensiero diverso purché non pretendano, i nostri ospiti immigrati, di imporre il loro credo ai generosi e ‘molli’ ospiti europei? E ancora ci ricordiamo quelle grida atroci di alleluia! che venivano fuori dalle finestre di case abitate da immigrati di prima e seconda generazione quando i telegiornali mostravano le immagini terrificanti delle due torri a New York che collassavano dopo l’urto degli aerei assassini. E le, più recenti, adesioni di cittadini europei di famiglia islamica – anch’essi di seconda e terza generazione – che si sono arruolati tra le file dei macellai islamici dell’Isis e ci mostrano, tronfi e fieri dei loro crimini, le teste tagliate di ostaggi indifesi in televisione e sui video in Internet.

Ai posteri le ardue risposte. Peccato che l’età che ho raggiunto non mi consenta di vedere di là di un orizzonte temporale di dieci/quindici anni perché ho l’impressione che ci sarà da ridere (per non piangere) relativamente ai ‘nuovi turchi’ che oggi pongono l’assedio alle porte di Vienna o di Brandenburgo e di Dresda.
Che Lepanto sia con voi e coi vostri spiriti. Chi vivrà vedrà.

Ormai Dresda ha contagiato anche altre città tedesche come Duesseldorf o Kassel, ma è nella capitale sassone che il movimento sta crescendo a ritmi…
DAGOSPIA.COM

Marce funebri e catastrofi annunciate

 

Chissà se quei tali, le anime belle che a Monaco hanno sfilato per le strade chiedendo amore universale per la società multietnica e ‘tutti insieme appassionatamente’ verso un mondo migliore che non è nei nostri orizzonti quotidiani e nelle cronache di sangue di Nizza e di Berlino, chissà se ascoltano le stesse notizie che ascolto io relative alla formazione di combattente del terrore di Anis Amri, il macellaio del Tir di Berlino, e ai suoi quattro anni di carcere in Italia per l’incendio di un centro di accoglienza a Lampedusa e al suo arresto in Germania – poi subito rilasciato per il gioco delle diverse identità in cui era diventato maestro, lui e tutta la varia genia di clandestini che si scambiano le informazioni preziose per farla franca e prendersi gioco delle polizie e dei giudici di tutta Europa e continuare a vivere e a vegetare nell’Occidente del loro odio islamista radicale fino al momento del massacro organizzato e della fuga, ben protetti dalla rete di moschee e di affiliati e di parenti e amici all’interno delle vaste enclaves islamiche che le sinistre di s-governo hanno creato ovunque dentro i confini dell’Eurabia infelix, condannata alle sue rituali marce funebri a cadenza trimestrale o semestrale.

Me lo chiedo perché a me riesce difficile non collegare il dato statistico della crescita esponenziale della clandestinità e di quella demografica dei nostri ospiti immigrati col parallelo proliferare del numero di ‘radicalizzati sul web’ – che una stima ottimistica dell’intelligence tedesca dice essere oltre 4000.
E sorge spontanea quest’altra domanda: ‘E’ sensato, è ragionevole puntare sull’astratto e pio ‘volemose bene’ e ‘stringiamoci a coorte’ universale e multietnico – che dura lo spazio di un mattino e di una marcia funebre e poi tutti di bel nuovo chiusi nei loro ghetti di periferie urbane degradate dove cova la rabbia per un lavoro che non si trova e per i nostri costumi sociali che troppi predicatori nelle moschee dell’indottrinamento radicale condannano con toni da Savonarola redivivi?

E contenere e arginare gli accessi dalla frontiera sud di un’ Italia che non scheda le centinaia di migliaia di clandestini affluenti e non li respinge con la necessaria determinazione e rapidità non sarà azione politica più sensata e condivisibile, in opposizione al messaggio catastrofico lanciato dal duo Renzi-Alfano (e dai governi precedenti) de: ‘Venite tutti quanti siete, perché tutti vi salviamo.’ che ne raduna altrettanti sulle coste libiche ed egiziane, preparando le future catastrofi di invasioni e disoccupazioni e nuovi attentati?

Gli 007 si erano infiltrati nel gruppo di Amri. Si addestrò in Sassonia. Nel carcere in Sicilia minacciò un cristiano: «Ti taglio la testa»
LASTAMPA.IT

 

Due storie di Babele-Europa

 

Due storie, due orrori paralleli. Quella di Lukasz Urban, l’autista polacco agonizzante che ha tentato fino all’ultimo di fermare il tir della strage ed è stato ‘giustiziato’ dall’assassino islamista radicale prima della fuga, e la storia di Fabrizia di Lorenzo da Sulmona che, forse, ha incrociato lo sguardo avvilito dell’autista morente e quello allucinato dell’assassino stragista prima di essere travolta e uccisa.
Due storie che ‘gridano vendetta al cospetto di Dio’ – e di quell’Allah che non è affatto grande e rimpicciolisce vieppiù e ci appare nella sua miseria di umana manipolazione e delirante interpretazione jiahdista ogniqualvolta un imbecille integrale(ista) lo grida al vento della sua disperazione e idiozia radicale.

E i nostri sguardi desolati e avviliti, di tutti noi che leggiamo storie d’orrore annunciato ogni trimestre o semestre e ascoltiamo la babele delle lingue incomprensibili e ostinatamente buoniste che si leva da ogni foglio di stampa e cronaca televisiva grazie alla quale il terrore jihadista si afferma e consolida il suo senso di onnipotenza stragista e allarga la sua nera ombra sull’orizzonte di un’Europa incapace di verbo comune e di azioni mirate di sicurezza dei cittadini e rigorosi controlli delle frontiere-colabrodo – varcate serenamente in entrata e in uscita da ogni foreign fighters e/o sedicente profugo inteso a fiaccare lo spirito dell’Occidente e a minarne le basi culturali con stragi e assassinii reiterati in cronaca per ogni dove.

E l’unica risorsa e speranza di salvezza futura è affidata agli elettori – quegli elettori che continueranno a votare ‘di pancia’ e manderanno a casa gli imbelli s-governanti europei che, con le dissennate politiche immigratorie misericordiose e buoniste, hanno creato i vari Belgistan e Parigistan e Berlinostan dell’orrore e delle serpi in seno che levano alte le loro strida di giubilo ogniqualvolta un attentato e una strage vanno a segno e si bagnano di sangue innocente i selciati delle strade e delle piazze di un’Europa che dovrebbe adottare quale suo inno la Marcia Funebre di Beethoven invece dell’Inno alla Gioia di Schiller.

 

Quo usque tandem, anime belle.

 

C’è una frase, di un noto giornalista televisivo che pubblicizza baldanzoso la sua trasmissione, che ben rappresenta l’incubo del mondo rotto che ‘ci è entrato in casa nel bene e nel male’ (Islam Italia).
E il bene è la fioca speranza di un’integrazione possibile di tutta quella gente che ci è entrata in casa violando le nostre frontiere buoniste e misericordiose, il male è il tir di colore nero, come gli incubi notturni, che spazza via cose persone nel mercatino di Natale di Berlino – ed è l’ennesima strage, dopo quella che abbiamo vanamente cercato di dimenticare di Nizza, nella promenade des Anglais, il 14 luglio della nostra rabbia impotente.

E c’è da dire che, in confronto al 2015, anno di picco delle stragi e degli attentati del terrorismo islamo-fondamentalista, ci è andata bene quest’anno in quanto al numero di morti e feriti innocenti che abbiamo immolato sull’altare del mondo rotto che ‘ci è entrato in casa’ – complici le cattive e nulle politiche immigratorie e nessuna vigilanza delle frontiere delle sinistre europee allo s-governo dell’Unione e dei singoli stati che ne fanno parte.

E i giornalisti di radio tre, la cui rassegna stampa ascolto ogni mattina, si dicono affranti per questa strage annunciata – vanamente esorcizzata coi sermoni e predicozzi buonisti tipici della loro appartenenza politica – e parlano di ‘dovuta cautela’, prima di attribuire all’estremismo islamico del mondo rotto la responsabilità diretta della strage di innocenti. E aggiungono che è tempo di ‘compassione’, invece : l’imbelle compassione e la misericordia sparsa al vento delle vane parole che, come il cattivo medico, manda in cancrena la piaga.
Quousque tandem, brava gente, anime belle e pie, quousque tandem.

Tristi anniversari – Ieri accadeva

La ‘drole de guerre’ si è combattuta anche sui social forum per tutto quest’anno 2015 – anno orribile più di altri che si è aperto con la strage alla redazione di ‘Charlie Hebdo’ e si chiude (si chiuderà?) con la battaglia delle Midway di Parigi ‘strada per strada’ e teatro per teatro e ristorante per ristorante e perfino allo stadio dove si giocava Francia-Germania: luogo perfetto per dire la sfida islamico-terroristica all’Europa che conta e che ha amabilmente aperto tutte le porte e tutte le frontiere ai ‘migranti’ – i terroristi di oggi e di domani inclusi.

E quella ‘drole de guerre’ l’hanno combattuta accanitamente su facebook i malati sostenitori dell’accoglienza indiscriminata e ‘no borders’ e ‘poveri i profughi migranti’ contro gli allarmati sostenitori di un maggiore controllo dell’accoglienza e severità contro i clandestini (mai o pochissimo identificati e rispediti al mittente) e i terroristi in pectore spediti dall’isis sui ‘barconi’ – che invano predicevamo e paventavamo e scrivevamo della probabilità statistica di quanto è successo ieri a Parigi ed ha superato le nostre peggiori paure.

E i più malati ed esagitati buonisti ci pensavano/dicevano ‘razzisti’, che cari! – e chissà come la pensano oggi che la ‘drole de guerre’ li riguarda tutti, nessuno escluso, e devono guardarsi le spalle in ogni luogo pubblico che frequenteranno: teatro, ristorante, piazza, stadio, chiesa, ufficio.

Manca solo che la guerra si trasferisca – presto, e trovi echi rabbiosi e inutili su questi nostri stanchi schermi feisbuchiani – anche ‘casa per casa’. Magari con un finto postino che suona e dice con un sorriso impeccabile di voler consegnare un pacco-bomba o che nasconde un kalashnikov sotto il giubbotto e ti stende l’intera famiglia con una sola raffica e la ‘drole de guerre’ degli islamici fanatici – i figli di islamici moderati accasati nelle ‘banlieues’ che incubano il terrore -, chiuderà il cerchio e chi sopravviverà vedrà e narrerà.
E i cocci dell’Europa del futuro prossimo del terrore diffuso e del guardarsi le spalle sono i suoi, i nostri, maledizione!
Era meglio morire da piccoli.

Nulla sarà come prima? La tristezza mortale dell’averlo detto e gridato per mesi inutilmente.

 

Potremmo dire siamo tutti francesi, ma non basterebbe. Potremmo dire siamo tutti europei, ma dovremmo subito prendere atto che nessuno ha…
ILSOLE24ORE.COM
http://www.repubblica.it/esteri/2015/11/13/news/parigi-127311282/

 

L’inno alla gioia delle nostre incancellabili tristesse e i lutti

L’inno alla gioia delle nostre incancellabili tristezze e i lutti

‘E’ l’ora di scelte nuove’, scrive E. Mauro su ‘la Repubblica’, ma conclude – con tardivo realismo e amara constatazione di troppi fallimenti: ‘E’ l’ora di uomini nuovi’. Uomini nuovi, già.
E’ paradossale che quegli stessi s-governanti dalle politiche immigratorie dissennate e folli di ‘accoglienza no limits’ e nessun argine ed efficace azione repressiva contro i ‘mercanti di schiavi’ – e migliaia di arrembanti non aventi titolo di profughi dentro i nostri confini e tutte le altre frontiere europee chiuse -, siano gli stessi che farfugliano di una ‘nuova Europa’ – e la vecchia ci bastava ed avanzava colla sua bella identità occidentale e le sue città ricche di storia, prima che che quegli imbelli e incapaci del ‘vertice’ di Ventotene la snaturassero e consentissero alla crescita smisurata dei ghetti urbani delle banlieues parigine e del Belgistan a prevalenza islamica – vere e proprie enclaves di serpi in seno e grembo di ‘radicalizzati sul web’ e assassini seriali e ‘natural born killers’ di ascendenza e formazione islamico-radicale.

E la sola vera e buona risposta a quegli annaspanti s-governanti delle decine di vigliacchi attentati alla vita degli inermi cittadini europei è una sola: ‘A casa, andatevene a casa, dopo i guasti e i lutti delle vostre politiche sbagliate e folli.’ Che ci avete consegnato, oggi e per i faticosi decenni futuri, una Europa malata e fragile e blindata, incapace di disegnare un suo orizzonte di futuro vivibile.
Che siate maledetti per l’infamia delle vostre pessime politiche e i lutti ormai costanti – e la facile predizione di nuovi, prossimi lutti – che ha ridotto ‘l’Inno alla Gioia’ di Schiller e Beethoven a una parodia delle nostre incancellabili tristezze e rabbie.