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Le post verità. (Verità vo’ cercando ch’è si cara al mio core)

 

‘Siamo nell’era delle post verità.’, convengono molti notisti politici e giornalisti di rango – orfani immedicati del loro pomposo ruolo di ‘maestri di pensiero’ in un’era, quella di internet, in cui mille blog fioriscono e illustri sconosciuti ottengono migliaia di clic e di ‘followers’.

E alcuni di coloro – gli ex maestri di pensiero e giornalisti osannati e di grido – fanno mostra di un vero e proprio astio e parlano con disprezzo di questa nuova esplosione di libertà dove, è vero, troviamo anche le discariche degli insulti rabbiosi e la bava velenosa di chi non sopporta l’esistenza di pensieri e persone diverse e tuttavia la città virtuale di internet è cresciuta in fretta e possiamo trovare al suo interno musei e gallerie d’arte e auditorium di buona musica e incontrare belle persone e leggere articoli interessanti. Che poi vi siano anche i quartieri periferici del disagio sociale, quello dei ‘radicalizzati sul web’ che inneggiano alla jihad e quello dei rabbiosi di varia risma, di destra e di sinistra o di centro, è il nostro inferno quotidiano e tocca tollerarlo, come facciamo nelle città vere della vita reale dove evitiamo di mettere piede nelle avvilenti periferie urbane e scansiamo per strada i marginali aggressivi ed evitiamo di girare di notte indifesi se le cronache ci informano di possibili aggressioni e rapine.

Perché, vedete, cari i miei sinistri e giornalisti di grido orfani immedicati e rabbiosetti di notorietà esclusive, l’aver inneggiato fino a l’altro ieri alla libertà e alla democrazia ha come prezzo post moderno l’emersione delle ‘post verità’ – che, spesso, sono ‘bufale’, ma esprimono, a loro modo, a volte con l’insulto, quel disagio sociale che, ad esempio, viene ampiamente tollerato dal vostro pensiero buonista nelle periferie urbane stipate di migliaia di ospiti mal integrati e che vivacchiano nelle discariche sociali del non lavoro e della micro criminalità.

Nell’era delle post verità tocca tollerare l’entropia del caos urbano che voi stessi avete incrementato, Faust improvvisati e malaccorti che avete scambiato le provette del buon governo e delle ragionevoli misure di legge e ordine e di controllo stretto delle frontiere con una attitudine dell’animo disposta alla bontà e alla pietas che ha altri e limitati ambiti di intervento e mal si accorda coi numeri di milioni di pretesi profughi e/o clandestini che premono alle frontiere dell’Occidente e ne minano i fondamenti di buon governo e di ordinato sviluppo economico e urbano.

Così, giusto per incrementare il numero delle post verità che dilagano in rete e per farvi notare con un certo compiacimento che prenderete molte altre colossali cantonate e bastonate elettorali, – dopo la Brexit e Donald Trump – chiusi come siete nelle torri d’avorio delle vostre convinzioni ferree e i brillanti articoli che non servono più a nessuno: semi che si disseccano al vento del deserto di emozioni in cui avete segregato tutti coloro che ‘votano di pancia’ indicandoli al disprezzo.
E se votiamo ‘di pancia’ è perchè non tolleriamo più il disordine e l’entropia del Caos globale che voi avete dimostrato di non saper/voler governare.

‘Chiedono legge per ciò che risulta eccessivo.’ scriveva in una sua mirabile poesia Gabriel Celaya, uomo di sinistra. Altri tempi e milioni di voti di gente di sinistra, nel frattempo, persi nel vento del deserto dello s-governo mondiale delle sinistre arruffone e burocratizzate e incollate alle cadreghe.

Io voto no e per mille buonissime ragioni e rabbiose post verità.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

 

Dello scrivere qualcosa

 

Scrivi qualcosa, ti chiedono ogni giorno i redattori di facebook che ci tengono al buon funzionamento delle nostre sinapsi neuronali. E, per la verità, il mondo in cui viviamo offre occasioni di riflessione a iosa, – minimaliste o di grande respiro filosofico e politico.
Avete mai pensato al fatto che le nostre cellule si rinnovano in modo talmente veloce che dire ‘noi’ o ‘io’ è una vera e propria ‘sostituzione di persona’: un reato da codice penale?
Ma c’è la memoria, dire te voi, quella ci salva e riunisce nel ricordo tutti i cambiamenti e costruisce un ‘super io’ (un ‘super noi’) fatto di tutti i momenti diversi e le diverse emozioni che ci hanno costruito e che costruiscono la storia delle nostre vite. Ah beh, si beh.

Devo ri-cominciare a chiedermi chi veramente sono – dal momento che la mia memoria degli eventi lontani e intermedi sbiadisce ogni giorno di più e davvero non mi riconosco in certe mie scelte e ‘se tornassi indietro’….
Ecco, ho scritto qualcosa. Contenti, redattori di facebook?
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
Chi siamo, da dove veniamo – Paul Gauguin.
foto di Enaz Ocnarf.

 

Pensieri corti e asfissia di pensieri

E’ ben vero che facebook è il luogo dei ‘pensieri corti’ e un filo asfittici, ma meno di twitter – che obbliga ai 140 caratteri: elogio della massima brevità e dell’assioma apodittico dei politici di professione con quei loro ‘hashtag’ cretini da tre palle un soldo (ma sarebbero più adatti i cachi molto maturi).

E, tra i ‘pensieri corti’ e asfittici presi a prestito da qualcuno più bravo di noi a costruire immagini e didascalie e a pubblicarle per averne i ‘mi piace’ a milioni, noto un vecchio bianco per antico pelo che ponza una sua riflessione zen da mente profonda e dice: ‘Non sempre chi tace acconsente. Talvolta è che non ho voglia di discutere con degli idioti.’
Proposito lodevolissimo e condivisibile, che ci suscita la curiosità di sapere chi sono gli idioti in questione e per quali ragioni occulte e messaggi trasversali quel link appaia su profili dove non si legge uno straccio di dibattito o di polemica civile o di opposti pareri politici e/o sociali, bensì le ridevoli e giocose cose di buontemponi/e allegroni/e il cui cervello è ‘in tutt’altre faccende affaccendato’ – come scriveva il Giusti – ‘e a queste cose morto e sotterrato’.

Ma, si sa, una battuta ad effetto e un’invettiva urbi et orbi e malandrina non si nega a nessuno e, se tanto basta a metter quei dessi in pace con la loro fragile e piccolissima coscienza civile: ‘Chi sono io per giudicare?’ – come si interrogava sui gay l’ottimo Francesco-santo subito prima che i suoi vescovi gli giocassero il tiro mancino di plaudire al ‘Family day’ contro la legge-Cirinna. Trullalà.

 Vecchi ed esemplari polemismi civili –http://balbruno.altervista.org/index-1208.html
Vostra Eccellenza, che mi sta in cagnesco per que’ pochi scherzucci di dozzina, e mi gabella per anti-tedesco perch metto le birbe alla berlina,
BALBRUNO.ALTERVISTA.ORG

 

Del ‘morire da piccoli’.

La direttrice dell’ufficio postale dove raccolgo i miei scarsi redditi mi appella ‘professore’. Maddeché, ahò! Però non è la sola a farlo e devo accettare il fatto che questa è l’impressione che trasmetto al mio prossimo con un mio certo modo di parlare, muovermi, ragionare, scrivere.

E, è bene che ve lo precisi, come professore di una qualche scuola della Repubblica, sarei di quel genere che gli studenti somari qualificano come ‘un emerito rompicoglioni’.

Ma ne sono accorto ascoltando una trasmissione radiofonica in cui si intervistava una tizia esperta di costumi islamici che condiva i suoi ragionamenti e le brevi frasi di ‘etc, etc’ (con l’accento sulla à finale perché francese di lingua).
E un senso di fastidio mi ha colto, forte e decisivo, – e gli ho chiuso la radio in faccia perché non c’è ‘etseterà, etseterà’ che tenga in un qualsivoglia ragionamento di ogni genere e tipo, bensì è necessario spiegare ogni cosa nel dettaglio e con precisione e senza dare nulla per scontato (etseterà, etseterà).

E, come dice Moretti (Nanni) in un suo bel film: ‘Le parole sono importanti.’ E bisogna usarle bene, e assicurarsi che ogni frase detta arrivi al cuore e alla mente del nostro prossimo senza fraintendimenti possibili – e che ogni cosa sia illuminata dalle parole che si dicono a tal punto che ognuno e tutti concordino sull’evidenza del colore della cosa di cui si ragiona.

Diversamente, si arriva ad accettare perfino l’idiozia di un tale, un cretino di talento e di s-governo, che afferma che ‘il duce ha fatto ‘anche’ cose buone’. Ma va! ‘E ci mancherebbe anche che avesse fatto delle cose cattive’, chioserebbe la mia anziana genitrice – non cosciente del fatto che si parla e si ragiona di guerre atroci e milioni di morti in guerra e campi di sterminio e bombardamenti di Dresda e di Berlino – e noi italioti furbi che ce la siamo cavata con un voltafaccia e voltagabbana.
E i soli esempi di militi fieri del loro giudizio e invitti nella loro dignità di uomini e soldati sono quelli della divisione di stanza a Cefalonia – che preferirono morire combattendo piuttosto che ascoltare le postmoderne coglionate berlusconiane de ‘il duce ha fatto anche cose buone’.

Ma non era meglio ‘morire da piccoli’ che ascoltare certe voci e frasi di idioti patentati e spudorati?

 
 
chiarafede
 
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view post Inviato il: 28/1/2013, 11:50 Citazione
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Sì, e con i peli del culo a batuffoli, che morire da vecchi, soldati e coi peli del culo bruciati! :woot:

 
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Strani e stranieri

Siamo strani e stranieri. E ci piace ‘farlo strano’ – per stare al gioco comico di un noto film di Carlo Verdone. E’ il caso delle coppie omosessuali – che lo fanno strano agli occhi di chi la sessualità la vive e la interpreta al modo canonico della tradizione ‘uomo-donna eguale figli’: dio lo vuole e ci ha creato così – chi siamo noi per rovesciare la cosa.

Eppure la rovesciamo e le ‘perversioni’ e le ‘stranezze’ in merito al come ci si ama e ‘lo si fa’ sono tali e tante che, per stare alle predizioni e ai moniti biblici, ci meriteremmo il fuoco di Sodoma e Gomorra (le Los Angeles e San Francisco d’antan) e l’eternità del fuoco infernale e i fantasiosi castighi che Colui, si dice, si narra, riserva ai lussuriosi di ogni genere e grado.

E lo fa strano anche l’ex presidente del consiglio dei ministri (le olgettine vestite da suore o infermiere), tornato in auge grazie alla tivù e allo ‘show’ che fanno aggio sulla riflessività e sui pensieri penosi delle responsabilità politiche e di governo o s-governo della repubblica, ma nessun fulmine è sceso dal Cielo a togliercelo dalle palle – segno che qualcosa di altrettanto strano e misterioso è contenuto nel messaggio di chi pretende di ammannirci la Divinità Nascosta e i suoi severi Comandamenti.

Siamo strani e stranieri, quindi. E soli, metafisicamente parlando, rispetto alle scelte di vita che assumiamo e facciamo nostre e pretendiamo che siano rispettate dagli altri e vogliamo siano tradotte in riconoscimenti legislativi di ‘coppie di fatto’ che affermano, udite, udite, di saper educare una loro prole adottiva in egual modo e migliore delle coppie sedicenti ‘normali’. 

E tanto normale non è quella coppia dove il padre è violento o assente e la madre fedifraga – e i figli, come le stelle, stanno a guardare ed elaborano in silenzio il loro dolore di vivere, o lo chiudono nelle cantine dell’inconscio, che gli esploderà dentro negli anni della maturità e perpetueranno violenza e inganno per generazioni.

E il mondo è bello perché è vario, dice sbrigativamente l’adagio nostrano, ma tu faglielo intendere alle varie e diverse tribù islamiche che ad Allah mostrano la loro rigorosa interpretazione del Verbo relativo agli umani comportamenti e l’Occidente lo dicono marcio e corrotto e da distruggere col fuoco degli attentati e delle cinture in vita dei kamikaze.

Perché, vedete, alla fin fine nessuno è ‘nel giusto’ – perché non esiste un ‘giusto’ erga omnes e che prescinde dai condizionamenti culturali e religiosi e dall’evoluzione del ‘sentire comune’ e siamo condannati a questo continuo rovello e dibattito sulle cose che hanno un senso (ce l’hanno?) e un sentimento ogni giorno che dio manda in terra. 

Già: un dio che ‘manda in terra’ i nostri giorni. Perfino nel linguaggio corrente mostriamo quanto siamo strani e stranieri – e ancora pensiamo, forse, segretamente, che la Terra è fissa al centro del sistema solare e tutti i pianeti e la nostra stella fiammeggiante le fanno corona.

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Dello scendere e del salire

Curiosa la forma di protesta – non attuata, per ora- dell’editore del ‘Il Giorno’: di relegare nelle pagine ultime del giornale ogni notizia proveniente dalla ‘politica’ nostrana.
Che è quanto dovremmo fare tutti noi: di snobbare serenamente ogni fiato o ‘twitter’ che provenga dal marcio ed asfittico mondo dei sedicenti politici di ogni ordine e grado e partito e movimento,

Perché, dite? Ma perché non se può più di rimirarsi l’ombelico e respirare l’aria malata di questo paese dove il ‘nuovo’ non lo porta più nemmeno l’anno che viene – oberato già dal primo giorno dal fardello spaventoso delle promesse vuote e ridicole di ognuno e tutti i miserabili protagonisti della cosiddetta ‘vita politica’.

E dispiace che, allineandosi al coro sfiatato dei tromboni di quarta fila -il berlusconi in testa – anche il chirurgo plastico monti mario sia stato convinto dai suoi gregari del cosiddetto centro politico a fare la sua brava promessa di abbattere dell’uno per cento il carico fiscale, a partire dalle fasce più basse della popolazione.

E sappiamo in partenza che una tale promessa non verrà mantenuta e il carico fiscale, in questo secondo giorno dell’anno, sale, invece, di due punti percentuali, accompagnandosi alla raffica di aumenti delle bollette e della ‘tassa sui rifiuti’, – tanto più odiosa perché si appaia alle notizie dell’ultim’ora di città del sud (ma non solo) intasate dai rifiuti sulle strade, com’è avvenuto nei migliori anni dello s-governo del berlusconi silvio buon’anima – efficacissima metafora del suo non agire ed occuparsi delle leggi ad personam e ad aziendam piuttosto che del bene del paese.

Non ci resta che piangere e, forse, voterò il Grillo delle cinque stelle in politica, pur sapendo della sua folle determinazione a uscire dall’Europa e dall’euro, ma portatore almeno della più feroce e giustamente astiosa ‘antipolitica’ – col programma di ridurre a meno della metà il numero degli eletti e di fissare a 3000 euro al mese il loro costo finale per il contribuente.

Sogni, certo, ma sogni di gloria e ‘morire combattendo’ contro il vecchio e marcio mondo della vecchia e marcia politica in cui è sceso il professor monti, ad onta della sua dichiarazione reboante di ‘salire’ in politica per il bene del paese.

vibrioni vibranti

‘Siamo figli delle stelle’ era il refrain di una nota canzone dei miei freschi anni. E oggi la coniugo diversamente: ‘Siamo figli delle particelle.’ Che, certo, non è poetica come il suo spunto iniziale però indica molto meglio e meglio descrive il caos delle continue vibrazioni delle nostre interne ‘stringhe’ (vedi su w.pedia: la teoria delle stringhe).

Ci pensavo l’altra sera, all’una e mezza di notte, seduto in notturno silenzio e la testa che ciondolava pel sonno dietro a un tale, un serbo, forse, o croato: uno di quelli che il Giusti designava quali soldati ‘messi lì nella vigna a far da pali’. E quel tale, orribile a vedersi e udirsi, parlava, parlava dentro il suo cellulare, aggressivo e rabbioso, chissà con chi a quell’ora che gli prestava indebita attenzione: entrambi particelle ondulari dell’universo della chiacchiera universale che ci perseguita di questi tempi, complici le basse tariffe della telefonia internazionale.

E stamattina, alle otto, ancora ciondolante pel sonno arretrato, notavo l’insensato aspirare a larghe boccate il fumo della sua ultima sigaretta di una giovane fanciulla in fiore, neanche fosse l’aria necessaria per respirare -e i polmoni annerivano, annerivano e la pelle avvizziva di quel virgulto auto condannato a un rapido decadimento come le sue interne particelle, appunto, sempre meno vibranti a causa dell’asfissia indotta dal fumo che avidamente inalava prima di entrare di corsa in classe, redarguita, giustamente, dalla maestra.

Ed è vero che siamo nati da particelle impazzite e vibranti di vita, però dentro un culo di sacco gravitazionale dalla meccanica quantistica che ci condanna a elaborare tutto il caos e il ‘male necessario’ delle nostre vite in faticoso e doloroso divenire -e non ne andiamo fuori da quella spinta spaventosa che dal big bang ci spinge verso il ‘grande freddo’ e intanto vibriamo, vibriamo: vibrioni colerici dell’evoluzione della vita sulla terra capaci di distruggere l’ambiente naturale da cui siamo insorti e che dominiamo superbi e stupidi perchè l’abbiamo voluto sempre più deserto di biodiversità, sempre più preda delle nostre mortali angosce di dominio che la crisi economica globale frustra e ci dice stregoni incapaci di ‘dominare quelli stessi spiriti che essi stessi hanno evocato’.

 

duro e puro

Okkei, okkei, come non detto. Siete stati bravi o, quantomeno, non è tutta colpa vostra perchè l’alternativa era Visco il vampiro, lo so, e i maledetti comunisti. L’avete votato per allegria, lo capisco; un po’ per farvi una grassa risata, un po ‘ per stizza e rabbia contro il maledetto Chiarafede-chesimangiaidestrimalnati, ma poi la cosa vi ha preso la mano o, forse, non prevedevate tutto lo schifo che ne è conseguito, tutta l’abiezione, l’immonda sozzura pubblica e privata che ha riempito il Belpaese di destre deiezioni e monnezze campane e scilipuoto-responsabili.

 

Non ne avete colpa, poveri cocchi di mamma evasora. Quel giorno fatale, il dì dello sfregio colla matita copiativa sul simbolo di Forzitalia, nel seggio, forse vi mancavano le neuroniche forze a causa di una passeggiata troppo lunga intorno ai resti del castello di Canossa, oppure eravate incazzati colla prole perché non vi ascolta -e la figlia maggiore non fa che dirvi che lei vuole entrare nella Casa del GF (non la Guardia di Finanza, che avete capito?!) o, in alternativa, vuol fare splash dall’elicottero nell’isola, in bikini, ad onta del suo non essere famosa né formosa, e a voi questa cosa proprio non va giù: meglio la Rai coi suoi pacchi regionali a premi che contengono la cifra necessaria per il mutuo, in attesa che finisca il precariato e si trovi finalmente lavoro fisso.

 

Come non detto, dicevo. Però non rivotatelo per stizza e segreto furore contro Chiarafede, non ne vale la pena né lo schifo. Perché lo so che, sotto-sotto (molto sotto), siete onesti nell’anima e volete il bene dell’Italia tutta e il suo decoro nel mondo e il buon governo della nazione.

 

Berlusconi è stato per voi una svista, un incidente di percorso, poveri cari, bisogna capirvi. Non vedevate l’alternativa e il programma della sinistra non vi convinceva (questa non so a quale comico l’ho rubata) e perciò, turandovi il naso…..

 

Però adesso che la puzza berlusconiana affoga le coscienze peggio della munnezza napoletana, vi prego, vi raccomando: datevi una dritta, non rivotatelo, non commettete lo stesso spaventoso errore perchè, lo sapete, errare è umano, ma perseverare è diabolico e il 2012 è prossimo e, nella valle di Giosafatte, quando vi si imputeranno le malefatte del vostro campione di denari e vi si condannerà alla impalazione col filo spinato intorno al palo io sarò pubblico ministero. Duro e puro. E dichiaratamente e programmaticamente ‘comunista’. E saranno pali vostri.

 http://tv.repubblica.it/copertina/marcore-…ideo&pagefrom=1

(dedicato a un commercialista filo berlusconiano di mia conoscenza)

forum e radici

riporto una breve silloge del dibattito che si è acceso sul mio post ‘le radici ‘cristiane’ dell’Europa’ a complemento di tesi e pareri

CITAZIONE (conte-stgermain @ 17/5/2010, 22:50)
Io invece sono convinto del contrario, ho ricevuto una educazione religiosa, e non credo di averne patito alcun danno, mentre mi sembra di notare molta più vulnerabilità in persone che sono state educate allo scetticismo e all’ateismo Tu pensa, Fire, che se Gesu Cristo esistesse oggi, voi lo considerereste al pari di un terrorista mediorientale ! Ne sono certo.

Direbbero innanzi tutto che è un obsoleto rompiballe. Capellone.Che prospetta panorami disfattistici e tutto sommato anacronistici.Ma figurati…Non fare agli altri…Ma quando mai ! Questo è un rompi antiquato ..Ma che scoccione … Poi questo Emanuele vulgo Gesu’ probabilmente si fa delle canne e di brutto . E che ha una storia mica tanto poi bene con Maddalena, si quella la’ , la pedicure . Ed è un tizio che invece di andare a guardare in casa di altri guardasse nella sua . Gia’, perchè del povero Giuseppe e delle sue corna in paese se ne parlava…Maria la matta che ne aveva fatte quanto Carlo in Francia e poi è andata a tirar fuori lo Spirito Santo…Fu una pagina in paese..

Ommio Dio. Mi ritrovo con le stesse motivazioni che l’hanno fatto crocifiggere…
[/QUOTE]

Sei deliziosa, Cinzia, e spiritosa. Anch’io vengo da suore e preti e non so dire se fu bene o male di parte loro o se è la mia intera storia familiare di separazioni e abbandoni a essere parte maggiore di quel male.
La discussione sulle radici dovrebbe riportarsi sul suo binario di origine che, per me che ho proposto la discussione, è quello di un messaggio cristiano che nasce dal verbo di un Amore che si pretende ‘divino’ e con riverberi umani universali, ma che si è fatto ‘azione militante’ e vera e propria ‘milizia’ armata – come ben ha mostrato il film ‘Agorà’ di Amenabar. Controllare ‘Ipazia’ filosofa pagana’ su Wikipedia (o sul mio blog) per verificare la sostanziale adesione storica del film agli accadimenti di allora.
E sempre ‘azione militante’ fu quella che venne condotta in seguito per cancellare le vestigia delle religioni sprezzantemente dette ‘pagane’ e uccisi e torturati i fedeli di un messaggio cristiano delle origini che rigettavano i lussi e le nefandezze della curia papalina e si dicevano ‘i puri’ (catari).
E’ una mala radice di grande consistenza- forse la maggiore e tuttora veicola la cattiva linfa delle persistenti tendenze della curia romana ad intromettersi nella vita degli Stati (specialmente italiano) e condizionarne le leggi in negativo (vedi la ‘battaglia’ dell’aborto per interposto partito ‘cristiano’ e la legge 40 sulla fecondazione assistita e la figura sporca che hanno fatto i cattolici integralisti sul caso della povera Eluana in coma da vent’anni: in questo simili ai maledetti antiabortisti americani).
Cattive radici, perciò, da evidenziare e troncare, se possibile. E basterebbe la battaglia laica de: ‘libera chiesa in libero stato’ se non fosse che i capi-in-testa in veste cardinalizia e vescovile hanno trovato il modo di aggirare l’assunto e domesticarlo con ‘i cattolici in politica’ – tramite i quali fare azione di lobbing e condizionare vergognosamente l’iter delle leggi e perfino l’intenzione di voto degli italiani. Abbraccione.

le cose tonte e il mare del futuro

 

Il mio professore di greco passa con deliziosa nonchalance da Euripide ed Aristofane ad Internet – come se fossero le sfaccettature di un solo cristallo che riflette tutta la luce del mondo.

E di Aristofane dice che era capace di giocare con le parole e i concetti e l’ironia e la satira più e meglio di un solido e spiritoso intellettuale di oggi e per questo vale la pena fare un salto all’indietro e recuperarlo – e con lui recuperare la cultura dei Greci nel suo insieme perché da lì parte tutto ed è come il Big bang di una cultura occidentale che ha disseminato le sue stelle e le sue nebulose e vie lattee nel vuoto cosmo dei secoli futuri.

 

Di Internet dice un gran bene perché ci puoi trovare di tutto e i collegamenti tra gli uomini e i saperi sono velocissimi e se un medico degli States ha una scoperta straordinaria da comunicare a un suo amico ricercatore di Hong Kong lo può fare e le sinergie che sprigiona questo acceleratore di sinapsi culturali è tale da meritare il titolo di ‘uomo dell’anno’ del terzo millennio e sullo sviluppo delle tecnologie informatiche ci giochiamo il futuro e le radicali trasformazioni che diranno ‘preistoria’ il presente che viviamo.

 

Gli ho obbiettato che è anche un acceleratore di comunicazioni semplici, di pagine virtuali non di prima grandezza e di tutto un universo di cicalecci e ‘chat’ che dilagano tipo: ‘ciao, come stai’ e ‘maria, butta la pasta’ – ‘las cosas tontas’ le definiva una mia amica di Lima, Perù, che con la Rete ci lavorava e, non avendo l’adsl, la massa delle ‘cose tonte’ : della ricerca di amici e incontri virtuali le rallentava il lavoro e lo paralizzava e ci rimetteva dei bei soldi.

 

Ha allargato le braccia, il mio professore di greco, e ha sorriso. Ogni rivoluzione porta con sé scorie e macerie, ha risposto e ‘le cose tonte’ sono il prezzo che si paga, come i detriti di un grande fiume che si allarga a delta e sfocia nel mare del futuro.