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Squallori da basso impero

 

Ho sempre sostenuto che i vertici europei sono una inutile e smaccata esibizione di leaders di s-governo quasi tutti meritevoli di vituperio e di improperi, invece, e che le esibite intese e gli accordi sono già scritti e concordati con largo anticipo con le segreterie dei ministri e il seguito delle intendenze a libro paga – e basta, quindi, una semplice (e più risparmiosa) teleconferenza a licenziarli e porli in essere – evitandoci, quindi, il tormentone delle contestazioni violente dei black blok e le ‘zone rosse’ e tutto il resto delle stupidissime cose della sedicente ‘politica’.
Che li facciano, questi vertici inutili, per conquistare un ulteriore spazio di cronaca e disperdere le insidiose nebbie dell’oblio, – inferno politico in cui quasi tutti i cittadini con un minimo di cervello vorrebbero precipitare questi infami (che non lasciano fama)?

Ma che quei vertici fossero anche un luogo di goliardate e occasione per alcuni ‘vecchi porci’ innominati (per il momento) di ‘provarci’ con le giovani ministre ambiziose di consolidare la carriera politica ci ha pensato la rassegna stampa di radio 3 ad informarmi.
E stupisce l’ingenuità della ministra denunciante il fattaccio – invitata a ‘prendere insieme un drink per parlare delle tue posizioni politiche’ e che si è ritrovata con le mani del vecchio porco tra le cosce – perché a me pare che una certa probabilità in questo genere di cose sia predicibile e intuibile e vien voglia di chiedere a una che è arrivata all’ambìto titolo di ministra della repubblica: ‘Ma papà ti manda sola?’
E, se è vero che il mai dimenticato berlusca faceva le corna in seconda fila peggio di un ragazzotto imbecille di seconda o terza media – e mandava a dire ai cronisti che la ‘culona inchiavabile’ era vergine di ogni più recondito desiderio suo olgettinistico – diverso è pensare a un via via di attempati signori della sedicente politica europea a contendersi lo spazio davanti alle porte delle camere o delle suites delle ministre più appetite nei più costosi alberghi delle varie capitali o isole di gran nome – Ischia buona ultima.
E chissà che cosa ci racconterebbero le cameriere ai piani: di lenzuola rivelatrici e asciugamani – cronache avvilenti di democrazie stanche che chiudono il sipario su queste commedie tristi e squallori da basso impero.

Dopo la responsabile agli Esteri Margot Wallström parla Asa Regnér, che guida le Pari opportunità. Entrambe non hanno voluto però
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Sapevatelo

 

Bisogna andarci piano, al rientro, evitare gli affollamenti, fare orecchie da mercante relativamente a certi dialoghi da assoluti imbecilli che viaggiano per l’etere di treni, vaporetti, autobus, mercati.
Da evitare come la peste i tiggi e i radiogiornali che danno conto esclusivamente dei treni di Renzi (che ne è stato del suo Air Force One?), degli incessanti barconi della pietà indebita e malintesa e dei drammi sociali relativi all’accoglienza imposta obtorto collo e delle mitiche elezioni che verranno e che riscaldano gli animi al diapason.
Perché, quando si rientra da un viaggio così, da quella Svizzera di cui si diceva: ‘Me ne vado in Svizzera’ proprio per dire di uno stacco necessario, di un oblio, di un cadere di braccia: di un non farcela più a reggere l’andazzo italico del casino e della sempiterna lite sociale e politica tra comari, – quando si rientra, dicevo, bisogna dosare omeopaticamente tutto quanto sa di italiano e nostrano per non rovinare l’effetto di ‘apaisement’ che ti è sedimentato dentro nel visitare le città diverse e nell’osservare i moti e i sorrisi di altri volti e di altri comportamenti sociali; e i dialoghi distesi e mai gridati e i silenzi: quei silenzi che non trovi mai nella partitura italica del concerto quotidiano dissonante e sgangherato con grande finale in frastuono elettorale sempiterno.

E la S-fizzera, cari voi, è davvero un gran bel paese di cittadi ottimamente organizzate e valli incantate e cime celestiali e pascoli che fanno aggio e si impongono sull’idea che abbiamo di paradiso, ma già lo sapete – e la metafora degli orologi svizzeri, che sono l’idea platonica dell’Orologio e perfetta misura del Tempo che passa e ci affanna, già vi dice della capacità di quei popoli di governare gli eventi e dominare sapientemente l’Impero del Caos – fiume carsico che sfoga e riemerge impetuoso a sud del Ticino, nelle terre delle ‘diverse lingue e orribili favelle, / parole di dolore e accenti d’ira’ dell’inferno italico di cui già ci narrava il Poeta secoli orsono.

E gli Svizzeri l’hanno capito da tempo, dai tempi delle guerre di religione della Riforma luterana e calvinista, osteggiata a fil di spada romana e sanguinose notti di san Bartolomeo, che l’isolamento e il chiamarsi fuori dal maledetto caos europeo giovava e giova – e perfino nel presente disordine delle migrazioni selvagge dei ‘popoli del mare’, s-governate dagli imbelli parlamenti nazionali e dalla superfetazione di quello di Strasburgo, i popoli svizzeri trovano una misura di equilibrio che non esclude bensì include, con lodevole senso della misura e parecchio ‘grano salis’, le genti varie e diverse. Incluse e ‘integrate’ solo se troveranno lavoro e casa e si mostreranno rispettose di leggi e divieti e non vagheranno, misere e avvilite, ad elemosinare in permanenza davanti ai supermercati come usa da noi, nel paese dell’accoglienza imposta e dello s-governo permanente delle cose.
Perché, dove il troppo stroppia, ivi è ‘pianto stridor di denti’ e rivolta sociale e dramma mal recitato e possibile e predicibile finale in tragedia. Sapevatelo.

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Gli gnomi e l’etica protestante

 

Chissà se esistono ancora gli ‘gnomi’ di Zurigo. A giudicare dalla deferenza con cui si è rivolto il farmacista di Munsterplatz a un tale entrato dopo di me – come se io fossi scomparso per incanto dalla sua vista e ha interrotto di brutto il dialogo che intratteneva con me in merito ad un farmaco – direi proprio di si.
Gnomi o giganti della finanza – gente che cade, quando cade, sempre in piedi malgrado la crisi delle banche che ha cancellato storiche istituzioni e mandato sul lastrico gli azionisti; ma loro no – loro hanno lucrato buone uscite milionarie alla facciaccia loro e forse vostra.
Gente che proteggeva i Sindona del vasto mondo e i loro capitali sporchi e ne usciva pulita e omaggiata perchè, da sempre, pecunia non olet – e aver a che fare coi soldi a mucchi e quintali solo gli stupidi o i mistici vanesi e vaneggianti non si costruiscono le belle ville immerse nel parchi coloratissimi che fronteggiano e circondano il museo etnografico di Rietberg.
E di ricchezza apparentemente ben gestita parlano i grandi palazzi del centro intorno a Munsterplatz: quello della Usb banca, quello del Credit suisse e della Banca Nazionale.
E passano, una via l’altra, una Ferrari verde marcio , una Porsche Carrera rosa confetto guidata da una sosia di Melania Trump e una Corvette gialla – giusto per dire che l’esibizione sfrontata della ricchezza qui non è un problema e, da noi, invece, gliele avrebbero rigate da far pena o peggio.
E chissà se esiste ancora l’etica protestante – quel rigore nell’amministrare gli affari che ha visto un Fugger diventare ricco come dieci nababbi e tuttavia finanziare la costruzione di famose chiese e commissionare pale d’altare a pittori famosissimi in barba al dettato evangelico che vuole un ricco impossibilitato a passare per la cruna di un ago e un cammello entrare in paradiso. Aggiustatemela voi che oggi sunt un pochet dislessico.

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Lungo l’Aar

E sarà che la Svizzera è la Svizzera che sappiamo: ordinata e civile come noi ci sogniamo da sempre – e abbiamo mandato nelle sale quel bel film ‘Pane e cioccolata’ con uno strepitoso Manfredi nei panni dell’immigrato che si fa riconoscere e beccare e si merita il foglio di via per aver pisciato in pubblica via. Roba che un nostro immigrato può stuprare, picchiare un agente in flagranza di ‘resistenza alla forza pubblica’ e, dopo due ore, è a piede libero in attesa di processo e te lo ritrovi a Parigi o a Bruxelles a compiere un attentato contro vittime inermi.
Così, giusto per puntualizzare contro quelli che ci dicono ogni minuto secondo che anche noi siamo stati immigrati. Attualizzare e puntualizzare, sempre, cari i nostri buonisti implacabili e recidivi.
E non mancano anche qua, a Berna, quei suonati da centro sociale che scrivono sui muri di una birreria abbandonata lungo l’Aar le frasi stupide che fanno a pugni con la dolcezza della vegetazione autunnale che dovrebbe ispirare ben altri sentimenti. Scrivono che la ricchezza deve ulteriormente spartirsi – come se già non si pagasse il cinquanta per cento di tasse per chi supera una certa soglia di reddito. E, naturalmente, ‘welcome refugees’ – come se non ne mantenessimo già a milioni – e ci costano un sacco di soldi e da quelle enclaves di gente refrattaria ad ogni integrazione escono gli assassini seriali dei tir sulle folle, dei van e dei coltelli. Ma si può essere più scemi di così? Vivete in Svizzera mica nell’Italia dei maledetti barconi.

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Questo è quel mondo.

 

Non c’è niente di nuovo sotto il sole. La battaglia della comunicazione distorta e partigiana si è combattuta nel corso delle due guerre mondiali e della ‘guerra fredda’ del confronto aspro fra mondo socialista e mondo capitalista e oggi si combatte addebitando alla parte politica avversa le presunte e pretese ‘fake news’ relative ai fatti tragici che viviamo ormai quasi quotidianamente.

E della strage di ieri a Las Vegas i sedicenti ‘liberal’ e i nostri sinistri renzian-gentiloniani affermano in coro che la destra, forte su internet e spalleggiata dalle piattaforme di Google, distorce i fatti e accredita il folle assassino in conto agli esagitati anti Trump – e si mostra in rete la foto della sua partecipazione a manifestazioni contro il presidente eletto – e la destra, di contro, afferma che si vuole censurare i fatti e si mette la sordina alle ipotesi di terrorismo, peraltro rivendicate apertamente dall’Isis, al fine di evitare le ricadute negative sul dilagare dell’islam radicale in Occidente e sulla piaga delle immigrazioni di massa fuori controllo e governo che sono il mare in cui nuotano i pesci assassini dei ricorrenti attentati contro vittime inermi.

E viviamo tempi grami davvero della presente guerra di tutti contro tutti di un mondo rotto e sgovernato e di buonisti radicali che spacciano i confusi pensieri della loro cattiva politica immigratoria e ‘no borders’ come un messaggio evangelico – e non manca molto che, per fare la comunione, oltre a non essere separato o divorziato, occorrerà sottoscrivere davanti al prete una dichiarazione di entusiastica accoglienza dei milioni di diseredati in arrivo nei prossimi decenni sulle nostre sponde.

E ci vorrebbe una canzone di successo che raccontasse i fatti presenti della follia collettiva in cui viviamo immersi di morti ammazzati un tanto al chilo per le strade ci dica e canti che, oltre che in un mondo di ladri, viviamo in un mondo di pazzi furiosi e santi presunti e sedicenti che alimentano il caos e il disordine universale e le ‘fake news’ della misericordia spacciata come dottrina e verità di fede in sostituzione della politica.
Amen e mettiamocela via, questo è quel mondo. Oremus fratres.

Le festose accoglienze e gli assassini seriali

 

La polizia di Marsiglia, si legge nelle cronache, non rintraccia l’assassino delle due ragazze nella lista degli schedati con la lettera ‘s’ – lista che elenca ben dodicimila sospettati di affiliazione e/o forte interesse per i proclami assassini dell’Isis. Avete letto bene: dodicimila. Quanti ne può annoverare un piccolo esercito di una piccola nazione, ma con la marcia in più dell’esaltazione islamico radicale che li dice pronti al martirio e all’azione disperata dei ‘kamikaze’.
I ‘kamikaze’ giapponesi, se ben ricordate, furono una spina nel fianco dell’esercito americano che operava nelle acque del Pacifico e le loro imprese militari una delle ragioni che indussero i vertici politici a sganciare l’atomica su Hiroshima e Nagasaki.

L’Europa, per fortuna nostra di figli del terzo millennio, non ha questa opzione estrema e terrorizzante in calendario perché il nemico ce l’ha in casa, ospitato nelle enclaves delle immense banlieues a maggioranza di immigrati islamici e molti tra gli assassini ‘allah u akbar’ sono naturalizzati e riconosciuti dai paesi che subiscono gli attentati quali ‘cittadini’ (compresi quelli che tornano scornati dalla Siria) per virtù delle stesse loro leggi – compreso lo ius soli – e, tra le ragioni pro o contro la nefasta legge di cittadinanza, non sarebbe male evidenziare il rischio statistico di ‘radicalizzazione sul web’ dei nuovi cittadini e agire e decidere di conseguenza, dato il proliferare in cronaca dei vigliacchi assassini di vittime inermi e la ricorrenza sempre più fitta di morti ammazzati, il Canada compreso, i cui s-governanti si battono il petto e forse ripensano con maggiore lucidità e ponderatezza le loro politiche di festosa accoglienza conclamata.

Un uomo è stato ucciso nella stazione Saint-Charles a Marsiglia dopo aver attaccato alcuni passanti con un coltello. Lo riferisce la stampa francese.…
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Chi vivrà vedrà. (3)

 

Fa impressione vedere l’agire repressivo della guardia civil spagnola e milizie annesse che reprimono la legittima aspirazione di un popolo di esprimere la sua voglia di indipendenza e separazione amministrativa. Ma fa ancora più impressione leggere e ascoltare gli argomenti a favore di quella incivile repressione da parte della stampa di sinistra: ‘El pais’, in particolare, il foglio spagnolo cugino del nostro ‘la Repubblica’, anch’essa schierata, tetragona e senza vergogna per i suoi trascorsi di foglio della sinistra, con i maledetti centralisti spagnoli ed europei.

E mi viene in mente quando, era il 1976, nel teatrino di Palazzo Grassi, in occasione della morte di Franco e dell’inizio di una Spagna liberata dalla sua dittatura, recitavo la commovente poesia rivoluzionaria di ‘Rosario Dinamitero’: una militante anti fascista che perdeva le mani nel confezionare una bomba artigianale – ed è impressionante commisurare le enfasi e le apologie della sinistra politica di allora per quel genere di militanti e di ‘cause di liberazione’ e le vergognose repressioni di oggi contro un’altra e diversa ‘causa di liberazione’ – quella della Catalogna che intende liberarsi del servaggio centralista di Madrid.

E quel referendum i madrileni unionisti l’avevano già perso in partenza e i fatti di oggi della repressione cieca e brutale lo collocano su un altare ideale di legittimità popolare e danno fiato a tutte quelle istanze di separazione e distinzione che mostrano tutte le brutte crepe di una Europa giunta nella sua fase di precoce senilità e incapace di sensato e positivo governo continentale – a partire dalla questione immigrazione selvaggia e dalle periferie urbane che ha lasciato crescere a dismisura e da cui escono impuniti gli assassini dell’islamismo radicale che ci fanno pagare prezzi altissimi e indebiti alle istanze di accoglienza.
Istanze un tempo, ‘di sinistra’ e di internazionalismo proletario, ma oggi incomprensibile sostegno ad una invasione feroce e insensata che predice un futuro gramo di genti aliene e di conflitti alla ‘Blade runner’ nell’Europa del terzo millennio. Chi vivrà vedrà.

Quattro persone sono rimaste lievemente ferite dopo…
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Addio

 

Non intendono ragioni e argomenti. Sono stranieri in patria e parlano una lingua incomprensibile alla maggioranza di noi cittadini, ma siedono in parlamento e, nominalmente, dispongono di una maggioranza di seggi che li autorizza a proporre leggi e decreti che verranno, verosimilmente, affossati e disconosciuti in primavera, dopo le elezioni.
Tetragoni e quadrati, i deputati e senatori del pd e varia sinistra al seguito continuano a sproloquiare di ius soli e lo dicono ‘provvedimento necessario’ con pervicacia e ostinazione degna di miglior causa, in tempi in cui è a tutti evidente che necessitiamo di un cambio di passo e direzione inversa sull’annosa e vexata questione dei migranti che tanta parte del nostro vivere ha cambiato – certamente non in meglio, a leggere le cronache quotidiane dei ricorrenti episodi di violenza ‘allah u akbar’ e i morti per le strade e gli accoltellamenti e la voglia di sharia nel paese che li ospita e li ha detti, a sproposito, cittadini.
Perché la cittadinanza è un’ altra cosa. E’ pieno riconoscimento e futura consonanza dei costumi di vita di chi ti ospita, rispetto di leggi e regolamenti nazionali e di tutto questo c’è davvero scarsa e/o nulla traccia nelle cronache che ci vengono dalle enclaves delle periferie urbane in cui si chiudono i migranti – e si fanno specchio di costumi e di lingue di importazione e covano le nostalgie e i rancori nei confronti della civiltà aliena che sono venuti a conoscere e a cui hanno chiesto asilo col grimaldello della pietas dovuta a chi soffre di fame, guerre e carestie – a sentire le geremiadi dei buonisti e dei sinistri parlamentari e la schiera dei giornalisti annessi.
E, stamattina, il conduttore di ‘prima pagina’ di radio tre della vexata questio dei migranti ne faceva il tema monocorde e lamentoso dell’intera trasmissione; come se di altro non vivesse il paese dei cittadini da sempre: noi indigeni non meno indigenti da che il welfare e la spesa sociale è stato ridotto al lumicino e si è tagliato ovunque e si è ridotta ogni anno di più la spesa sanitaria e i comuni italiani lamentano di non avere i soldi per le buche sulle strade e per garantire gli asili alle madri che lavorano, per dire solo due dei bisogni e dei sogni di chi la cittadinanza ce l’ha da sempre.
Alla via così, cari parlamentari del pd e sinistri annessi. Continuate a sproloquiare di ius soli e di fiducia da porre intanto che siete appesi leggeri come le foglie sugli alberi di quest’autunno precoce. A primavera saranno nuove e diverse foglie a spuntare, speriamo, e lo stormire sui rami dell’estate prossima avrà voce e colori diversi. Addio, addio.

Nei casi in cui si decide l’espulsione dall’Italia di cittadini stranieri, spesso gli imputati non accettano che a giudicarli siano donne. In una
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Si accettano collaborazioni alla stesura finale

 

Radio tre, l’ammiraglia culturale della Rai-radiotelevisione italiana a cui resto legato malgrado le derive da centro sociale di alcune sue trasmissioni, manda in onda, in veloce sequenza, lo psicodramma di molti radioascoltatori orfani delle sicurezze su una linea di continuità dell’affluenza immigratoria già spezzata da Minniti – e, oggi, dal successo elettorale dell’Afd. Segue una interessante trasmissione sui viaggi spaziali e sul programma Mars1, a cui ci si può ancora iscrivere (carenza di vocazioni) se si desidera emigrare colà senza prospettive di ritorno.
E la mente va al bel film di fantascienza di un regista norvegese che sceneggiava il viaggio di un ‘barcone’ spaziale di ben cinquemila persone che si risvegliano troppo presto – e ne nasce il dramma e noleggiatelo e guardatelo con interesse fino alla fine, il futuro è appena cominciato.
E, sempre sulla falsariga narrativa di quel film, potremmo ipotizzare una soluzione alla possente spinta immigratoria che ci affligge deviando verso un programma spaziale innovativo gli aiuti che diamo alla Libia e agli altri stati africani che arginano canagliescamente le partenze dei barconi – così iniziando una promettente colonizzazione del cosmo e le simulazioni di una vita possibile in altri pianeti.
E’ vero che, così facendo, si rischia di consegnare all’islam dei migranti spaziali la colonizzazione dell’universo, ma vedi mai che, responsabilizzandoli, quei dessi non ci consegnino un futuro impero galattico depurato degli imbecilli ‘allah u akbar’ responsabili di tante morti e assassinii in Europa e nel mondo violento della presente era in cui ci è dato di vivere.
Tranquilli, miei adorati buonisti immaginari, è solo una ipotesi narrativa con parecchie difficoltà di intreccio. Si accettano collaborazioni alla stesura finale della sceneggiatura.

Un film di Morten Tyldum con Jennifer Lawrence, Chris…
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Al servizio della città

 

‘Coraggio.’ vien da dire a quelle persone che stamattina si sono alzate scorate per aver udito i risultati delle elezioni in Germania. Ci vuole coraggio per ben altre cose, in verità, – e il relativo successo elettorale della Afd non è tutto quel male e quella tragedia che vogliono farci credere quei tali che si riempiono la bocca di parole vetuste e non più sensatamente coniugabili nel presente e nel futuro prossimo quali ‘fascisti’ e ‘nazisti’.
Viviamo un’altra storia e il problema che abbiamo, invece, è costituito dalle invasioni barbariche e islamiche il cui prezzo di inevitabili conflitti sociali ha pagato Angela Merkel, – la ‘mutti’ un po’ troppo accogliente e materna e che ha ritenuto accettabile pagare il prezzo di milioni di immigrati in casa e stipati nelle enclaves delle periferie urbane in tempi affannosi e tragici di ‘radicalizzati sul web’ assassini e gli stupri di Colonia e delle altre città europee del capodanno 2015, più le altre nefandezze di ‘microcriminalità’ che leggiamo sui giornali (è ‘micro’ solo per chi non la subisce) delle serpi in seno che abbiamo accolto obtorto collo e che hanno convinto una parte dell’elettorato a punire la Grosse Koalition degli accoglienti ad oltranza e contro il sentire rancoroso delle persone che chiedono legge e ordine.
E ci aspettavamo cifre anche più clamorose del 12,6 ottenuto dalla Afd, considerati gli esiti delle elezioni ultime scorse di Trump e della ‘brexit’ e del referendum perso da Renzi in cui i sondaggisti hanno toppato alla grandissima e il giornalismo servile dei giornaloni a tiratura nazionale e dei troppi telegiornali di s-governo accreditava un risicato cinque per cento alla Afd – ed era il loro sogno asfittico di cortigiani renziani di pensare morta e sepolta la stagione dei populismi e ‘passata la festa gabbato lu santu’.
E il sostenere che faccio da cinque anni a questa parte il voto di protesta ‘populista’ quale segnale di fortissimo disagio sociale e richiesta perentoria di cambiare rotta e governare finalmente con polso fermo le folli immigrazioni senza legge e ‘clandestine’ trova ennesima conferma e quarto avviso ai naviganti in una Europa in disarmo e priva di vero e saggio governo da decenni.
Seguirà il quinto e decisivo avviso in primavera nel Belpaese dove ‘il ‘si’ suona’?
Chi vivrà vedrà e i cocci ve li siete voluti con pervicacia degna di miglior causa, cari i miei buonisti immaginari e che avete dimenticato che cosa sia fare politica al servizio della città e dei cittadini.