Ubi maior minor cessat

Venezia era stra piena, ieri pomeriggio e sera. E alle abituali centinaia di migliaia di turisti di ogni ordine e grado e censo si è aggiunta – e si distingueva e ‘saltava agli occhi’ – quella fauna bella ed elegante ‘da Biennale’ che riempie i ‘pavillons’ e i palazzi degli ‘eventi collaterali’ di esperti d’arte e giornalisti di ogni genere di foglio e rivista specializzata; e sostano sorridenti davanti ai tavoli imbanditi delle inaugurazioni col prosecco o lo spritz in mano e si dicono cose intelligentissime su come dovrebbe essere re inventato e meglio abitato il mondo – cose che ‘voi umani’ poco talentuosi e per niente artisti e pensatori neanche vi sognate.
E si sprecano le ‘living performances’ e i flash mob artistici che tanto piacciono ai turisti – che si fanno intorno in solluchero e/o partecipi commossi dell’evento e risuonano a ripetizione le mitragliate estatiche: i clic, clic, clic, dei cellulari.

E, curiosamente, niente neri coi borsoni taroccati in giro, né le decine degli esclusi mendichi di uguale colore che percorrono incessantemente la città. Come se ‘ubi maior minor cessat’ – e, dove appaiono le folle strabocchevoli della ricchezza di questa eminente ‘città d’arte’, città della gioia e dell’estasi estetica, scompaiono alla vista, in parallelo, gli ‘ultimi’ che, secondo il verbo evangelico e quello di Francesco, sono ‘il sale della terra’. Ma troppo sale non è favorevole alla vita, ben lo sappiamo, e diciamo ‘morto’ quel mare che di percentuale salina eccede ogni altro mare; e trovatemi un pesce che sia uno colto a guizzare in quegli inospitali abissi.

E il fattaccio di Roma, il ‘pasticciaccio brutto’ del quartiere Centocelle (un nome un incubo di socialità malata): quel rogo della roulotte dei rom fittamente abitata e morti bruciati un bambino e due ragazze, ci racconta di una miseria diffusa e che sempre più si diffonde nelle città italiane anche grazie al verbo di ospitalità e accoglienza universale di Francesco e del pd di s-governo e delle o.n.g. qui attirate dal miele del business dei migranti – e non c’è supermercato di città o paese che non sia presidiato da un nero che sosta prossimo ai carrelli della spesa e siamo sempre più curiosi di quali veritiere cose si sostanzi l’araba fenice di una ‘integrazione’ che ‘ci sia ciascuno (del pd) lo dice dove sia nessun lo sa’.

E questa anima tutta italiana dell’accogliere a milioni i bisognosi che ‘fuggono dalle guerre, dalla siccità e dalla fame’ soffrendo poi le conseguenze dei drammi sociali conseguenti al ‘troppo che stroppia’ – e ci costa una cifra spaventosa nel bilancio dello Stato – non ha uguali in Europa, dove, negli altri stati, si accoglie solo la quantità minima che si riesce a gestire dignitosamente e ci lasciano volentieri, a noi medici oltre modo pietosi, il compito di raccogliere e sfamare e accudire quegli altri, i reietti, mentre dura la contabilità asfissiante degli sbarchi e, in parallelo, quella dei morti annegati.

E di fermare le partenze, sola cosa sensata da fare, neanche a parlarne. Non è carino, ci fanno sapere le nostre anime belle di sinistra, misericordiose oltre ogni limite di buon senso comune.

Roma, (askanews) – Viale Primavera, parcheggio del centro commerciale. Quartiere Centocelle, a Roma. La gente,…
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Ubi maior minor cessatultima modifica: 2017-05-12T07:35:04+00:00da nunvereggecchiu
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