Il sonno profondo dei giornalisti liberal

Federico Rampini, da N. Y., (D di Repubblica) ci dà conto di un cambiamento a suo dire incredibile nel modo di porgere le notizie da parte della direzione del N.Y.Times,- giornale liberal per antonomasia e portabandiera degli schieramenti politici prevalenti nella Grande Mela.
Di una guerra di bande a Long Island si dice, infatti, che sono gang salvadoregne e sono fitte di minorenni. Feroci spietati assassini. Natural born killer, per citare un noto film.

Ma lo stupore di Rampini (che ci stupisce) è riferito al fatto che finalmente, dopo tanti anni, si dice chiaramente il ‘chi è’ della gang. Salvadoregna, appunto.
Il ‘chi è’, di un evento – per chi mastica poco delle buone regole giornalistiche, – insieme al ‘dove’ e al ‘perché’ sono i fondamentali di un articolo redatto come si conviene e si deve perché la gente sia ben informata dei fatti di cui si narra.
Ma il N.Y.Times, insieme a una gran parte della stampa ‘liberal’ aveva da tempo abbandonato il rispetto dei fondamentali e aveva sposato il cosiddetto ‘politicamente corretto’ – dove tutto, nel melting pot della Grande Mela, avviene come in un pentolone dove cuoce un ricco minestrone e tutti i componenti di origine non hanno più una precisa identità bensì sono ‘cittadini’.
Un lascito della rivoluzione francese filtrato dell’internazionalismo socialista d’antan e approdato, infine, nelle democrazie occidentali a guida sinistra.
‘Il giornale più anti Trump che cia sia rinuncia la ‘politicamente corretto’ e si adatta ai tempi?’ si chiede il bravo giornalista – sconvolto del fatto che si aprano sentieri laterali alla politica di destra e in qualche modo ci si adegui alla dura realtà post elettorale e alla linea dura nei confronti degli immigrati violenti e assassini.
E finalmente si fa strada nella sua mente un pensiero-guida:
‘Gli eccessi del politicamente corretto hanno regalato alla destra e a Trump i voti popolari delle zone d’America più insicure. L’auto censura della stampa liberal ha un sapore insopportabilmente paternalista. Dà l’impressione che i giornalisti si arroghino il diritto di decidere cosa i lettori devono sapere e cosa no. (Ma va! n.d.r.) E’ anche questa una delle ragioni per cui noi giornalisti siamo finiti nel mucchio della ‘casta’, circondati da diffidenza, quando abbiamo deciso che toccava a noi ‘educare il popolo’.’
Beati risvegli! E c’è voluta una ‘brexit’ e un Donald Trump e il referendum perso da Renzi – e chissà che altro in Europa prossimamente – perché suonasse il campanello della vostra sveglia.

Hanno il sonno davvero duro questi simpatici giornalisti ‘liberal’.

Il sonno profondo dei giornalisti liberalultima modifica: 2017-04-03T11:18:19+00:00da nunvereggecchiu
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