Archivio mensile:gennaio 2017

Giove e i Titani – atto secondo

 

E’ la riproposizione della mitica lotta tra Giove e i Titani. E Giove era il prototipo, l’archetipo del ‘fascista’ che i mitici Titani, riottosi e strenui difensori multietnici del loro mondo caotico e primitivo, avversavano fieramente.
Ma non è detto che finisca in egual modo. Che il ‘fascista’ Trump/Giove, cioè, riesca a imbrigliare i suoi molti, troppi nemici le cui strida e alti lai si amplificano vieppiù ad ogni suo atto di governo e firma sui controversi e assai discussi provvedimenti di limitazione degli ingressi nel paese che lo ha eletto.
Però, noi viaggiatori dell’Occidente, curiosamente accettiamo di buon grado – se decidiamo di viaggiare in Iran o in altri paesi compresi nella lista dei sette paesi islamici designati quali ‘indesiderati’ – di correre nelle ambasciate/consolati di pertinenza e chiedere rispettosamente (e pagare profumatamente) un visto che gli occhiuti funzionari e agenti della dogana sottoporranno a severo controllo negli aeroporti di ingresso del paese.
Ma Trump governa la maggiore democrazia del pianeta, un porto di mare multietnico, mi obbietteranno i giornalisti pellerossa della riserva indiana di radio3 – che hanno mantenuto almeno un residuo senso dell’ironia e hanno fatto spallucce radiofoniche a quell’ascoltatore che gli chiedeva come mai, da mesi e mesi a questa parte, sembra di ascoltare la radio libera di un qualche centro sociale e i ‘no borders’ dai neuroni infiammati e impazziti come gli elettroni di un atomo sul punto di disgregarsi.
Faziosità al diapason, la loro, e cassa di risonanza di una pretesa ‘riscossa democratica’ degli sconfitti delle elezioni americane.
Chi vivrà vedrà e presto sapremo se i giudici/titani dell’America furiosamente multietnica che si oppongono ai provvedimenti di Trump e lo avversano a botte di ricorsi alla Corte Costituzionale riusciranno a incatenare il novello Giove alla mitica roccia e mandargli ogni mattina nuova la mitica aquila che gli strappa il fegato o il cuore.

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Le ‘fake news’ e la ridotta pellerossa dell’informazione rai.

 

Se si vuole avere una idea precisa di quanto sia scivolosa la china che le sinistre europee – e quella italiana in particolare – hanno deciso di volere discendere col censurare le cosiddette ‘fake news’ basta ascoltare la mattina ‘radio 3 mondo’ e i programmi di informazione di radio 3 in genere.

Non ho monitorato scrupolosamente gli altri canali rai che, peraltro, non brillano per autonomia di giudizio e i cui vertici sono ancora sotto la zampa autoritaria dei nominati di Renzi (lo saranno fino alle prossime elezioni e faranno il loro sporco lavoro per condizionarne gli esiti) ma radio 3 è una vera e propria ridotta pellerossa, una riserva indiana dell’informazione buonista che continua a sparare a palle incatenate ogni minuto secondo contro Trump e la signora May con toni e scelte di ‘fake news’ e ‘post verità’ spacciate per pareri autorevoli e insindacabili dei ‘giornaloni’ che dicono tutto il male possibile del presidente americano e delle sue scelte di severa politica immigratoria – e tutt’ora si spendono a favore della maledetta ‘globalizzazione’ che ci ha precipitato nella crisi economica globale ormai sono vent’anni e, forse, non ne usciremo vivi.

E assistiamo/ascoltiamo le rivolte annunciate e prevedibili (ahi quanto!) dei globalisti e buonisti associati di ogni risma che si indignano e manifestano contro le misure di argine e contenimento anti terroristico firmate da Donald Trump e sapevamo che non sarà facile ricondurre a ordine e governo l’immenso caos di un mondo rotto quale ci hanno consegnato le sinistre europee di s-governo e l’amministrazione Obama, – finalmente entrata nel cono d’ombra post elettorale e che non rimpiangeremo se non per l’assunto popolare che afferma che ‘il peggio non è mai morto’ e che ‘se si semina vento si raccoglie tempesta’.

E il vento delle catastrofi annunciate delle immigrazioni senza freno e argine è sotto gli occhi di tutti e ben leggibile nelle cronache degli attentati terroristici di Parigi, Nizza e Berlino e solo le ‘fake news’ della rai embedded e dei giornaloni schierati a favore di un buonismo cieco e colpevole riescono a nascondere l’evidenza che, dove la presenza islamica è all’otto per cento del totale della popolazione indigena, ivi è il regno della paura e dell’insicurezza sociale – e le orrende periferie urbane dei ghetti di nuova immigrazione covano il sonno della ragione e ospitano i mostri degli attentati che verranno – come mi confidava un mastro birraio a Bruxelles, l’estate scorsa, e concludeva sconsolato: ‘On sait bien que ce n’est pas fini.’
Non è certo finita, ahinoi, e viviamo vite blindate e rabbiose a causa dell’insensatezza delle politiche immigratorie di un’ Europa stolidamente buonista e abbiamo solo il fragile e insufficiente strumento del voto per cacciare dalla scena pubblica i responsabili di tanto disastro civile.

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http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-le_fake_news_provengono_dai_media_pi_prestigiosi_oliver_stone/82_18887/

Il mondo rotto (3)

 

E’ successo. Che le elezioni americane sono state vinte da un certo Donald Trump grazie allo specialissimo meccanismo elettorale che premia i caucus e i grandi elettori dei singoli stati e non la somma dei singoli voti elettorali. E il popolo che ha perso le elezioni può presentare istanza di annullamento presso le sedi amministrative e costituzionali competenti per denunciare irregolarità ed eventuali brogli, ma, una volta eletto e insediato, il presidente degli Stati Uniti è colui che ha vinto le elezioni, punto. Se ne facciano una ragione gli oppositori e si lecchino le ferite e si chiedano dove hanno sbagliato le politiche dei loro campioni messi nell’angolo e ‘knocked out’.

Elementare, direbbe Sherlok Homes, ma per la ‘marea umana’ – come l’hanno definita quasi tutti i media televisivi e i giornalisti dei ‘giornaloni’ alla loro quarta crociata (tu nota i sostantivi e gli aggettivi smaccatamente partigiani) – elementare non è, e continuano a sfilare imperterriti e a manifestare contro ‘l’intruso’, il ‘mostro’, il ‘fascista’ Donald per chissà che strane ragioni ed elucubrazioni fantasiose di parte avversa.

Già, perché se l’evidenza di buongoverno casalingo dei ‘democrats’ e la loro azione geostrategica sullo scacchiere medio orientale fosse stata da tutti ugualmente leggibile e chiara e condivisibile – se non ci fosse stata l’esplosione mondiale incontrollata del terrorismo assassino, che ha in Siria e in Iraq il suo covo di serpenti, se non ci fossero stati i morti e i feriti nelle strade e piazze e nei teatri e gli aeroporti di Parigi, Bruxelles, Nizza e Berlino, nessuno si sarebbe sognato di denunciare la follia di un ‘mondo rotto’ e globalizzato che è il cavallo di battaglia zoppo e ferito dei ‘democrats’ e delle sinistre europee di s-governo degli ultimi due lustri.
E non avremmo avuto la ‘brexit’ e Hofer a un passo dal governo in Austria e la crescita dei cosiddetti ‘populismi’ all over the world’ e le frontiere chiuse in Europa e l’imbonitore fiorentino dallo slogan atroce de:’ Salviamo vite’ se l’evidenza di un mondo globalizzato fosse tale da dirci che viviamo nel migliore dei mondi possibili.

Per tutto ciò esposto e ripreso dalle cronache dell’ultimo lustro di sgomento e affanno globale diciamo che Donald Trump, il ‘mostro’ politico demonizzato da tutti i media ‘buonisti’ e dalle pretese ‘intelligentsia’ liberal e democrats, è il sotto prodotto di un dramma epocale avviato a un suo prossimo ‘cupio dissolvi’ e che solo provvedimenti altrettanto drammatici di contrasto al mondo rotto e malamente globalizzato delle cattive immigrazioni e dei fallimentari ‘liberi commerci’ che saranno assunti dalla sua amministrazione potrebbero arginare e contenere.
Di certo non risolvere, perché l’ampiezza del dramma e della ‘catastrofe umanitaria’ globale lasciata esplodere nel tessuto sociale dell’America e dell’Europa dagli s-governanti europei e dall’amministrazione Obama è di tale enormità che non basteranno i due prossimi lustri a disinfiammarla.

Attendiamo fiduciosi l’esposizione di un nuovo ‘new deal’ non vanamente retorico da parte dei ‘democrats’ che sfilano per le vie e le piazze di Washington, qualcosa di diverso e meno privo di senso e vuota retorica dell’obamiano ‘yes we can’.
Perché non ci è ancora chiaro che cosa abbiano potuto, Obama e i suoi ‘democrats’, a parte l’aver condotto il mondo sull’orlo di una catastrofe globale che peggio è davvero difficile immaginare.

Ogni suggerimento e chiarimento in proposito è gradito.

 100.000 per la Questura. Marciare fa bene alla

Parce sepulto

E, non diversamente da un archeologo al lavoro sul campo, estraggo dal fondo dei cassetti gli oggetti dimenticati e ‘in sonno’ e li valuto per il peso e l’ingombro e l’inutilità prossima e futura – eppure li ho identificati e comperati per un uso che il tempo ha cancellato e sono stati relegati in seconda e terza fila nei polverosi scaffali e lì dimenticati, non diversamente dalle nostre vite in quest’era senile crudele in cui ci addentriamo sospettosi e rabbiosi e incerti, –ma non era da meno, nel suo farsi e definirsi, l’era lontana della giovinezza e dell’età adulta e solo la forza dei muscoli e dei tendini e dei nervi ci accompagnava nelle imprese quotidiane e ci diceva guerrieri vincenti.

E l’archeologia domestica degli scatoloni e degli scaffali finalmente vuoti e pronti per il passaggio di mano a qualche sconosciuto usufruitore ti rimanda, nel correre dei pensieri oziosi, a tutta l’archeologia sociale e politica dei giornali che leggi distrattamente mentre ne avviluppi gli oggetti più fragili.
Epopee di carta e parole in cui abbiamo vissuto e combattuto battaglie di avanguardia e di retroguardia e mi passano davanti agli occhi Craxi e i craxiani e i ‘favolosi’ Ottanta della Milano da bere e da cantarne i peana dei socialisti ambrosiani arrembanti sugli altari di Montecitorio, ma poi nella polvere dei ‘mariuoli’ di Mario Chiesa e del Pio albergo Trivulzio.
E, ancora, lo tsunami di ‘Mani Pulite’ – che sembrava consegnarci il trofeo ambitissimo di una vittoria contro la corruzione dilagante nella prima repubblica, ma oggi siamo ancora lì nei pressi: corrotti e corrompibili alla terza e quarta crociata perché è una fede, quella del rubare e malversare nella cosa pubblica, e una religione da cui mai riusciremo a congedarci, diversamente da questo mio riempire scatoloni e sacchi e valigie e cercare invano un riconoscimento e una identità del passato che sempre più ci guarda con occhi vitrei e distanti.
E non siamo più quelli che siamo stati e viviamo vite a compartimenti stagni e mostriamo le ‘spalle al futuro’ perché apparteniamo ad ogni presente che si fa subito passato e ‘paesaggio nella nebbia’ come nel film di Anghelopous – che narrava di bambini sperduti e di storie patrie brumose e che ‘non macinano più’, come tutta l’acqua che è ‘passata sotto i ponti’ delle nostre vite e trascina seco i sedimenti dei monti che abbiamo scalato e della terra che abbiamo calpestato e ci ricoprirà, prima o poi. Parce sepulto.

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Giova ricordare (3) Le parole cretine – Ieri accadeva

 

11 gennaio 2015

Le parole tra noi leggere

Rimbalzano su Facebook i mille diversi pareri e distinguo sui fatti e i morti per mano assassina di Parigi – alcuni sicuramente interessanti, altri che fanno sorridere – ma risalta specialmente il tormentone dell’ ‘islamofobia’ – che ci sia ciascun lo dice, cosa sia nessun lo sa. Le parole tra noi leggere.
E’ l’ennesima parola cretina, in verità, della sempre clamorosa querelle giornalistica che fa il pari, per rigonfiamento di vuoto, col famigerato ‘giustizialismo’ dell’era berlusconiana: arma di distrazione di massa lanciata e sostenuta lancia in resta dai giornali di famiglia quale fumo di sbarramento contro il ben più corposo fumus persecutionis dei cento processi del loro padrone e re di denari.

Che siamo tutti ‘charlie’ lo si capisce bene dalla lettura dei giornali e per le foto che mostrano i cadaveri distesi a terra dei redattori e vignettisti e quelli dei poliziotti/e (siamo tutti Ahmed) e quelli degli ostaggi di fede giudaica (siamo tutti ebrei) uccisi dalla mano assassina dei tre pazzi e fanatici assassini aderenti ai proclami bellicosi dello Stato Islamico (Isis o Califfato e Al Qaeda, ma chissenefrega dei distinguo delle fazioni e sotto-fazioni del club internazionale degli imbecilli fanatici).

E che la risposta della polizia sia stata buona e giusta e i tre assassini siano caduti sotto i colpi delle pallottole, dopo l’inseguimento e l’assedio, tutti lo ‘condividiamo’ o dovremmo condividerlo con milioni di ‘mi piace’. Mors tua vita mea – mai espressione lapidaria fu più cogente come in questo caso e nei prossimi a cui, ahinoi, dovremo assistere nel corso di questa strana guerra ‘di religione’ o ‘di civiltà’ che ha aperto il terzo millennio del Medioevo di ritorno che viviamo.

E scendono in piazza quelli dell’ ‘islam moderato’ – moltitudine fino a ieri silente che subiva silenziosamente e pavidamente l’onta dei ‘fratelli che sbagliano’: i fanatici e gli assassini usciti dalle viscere delle loro madri e le loro famiglie incolpevoli, ma, forse, portatrici sane del virus dell’islamismo violento. Fanatici che aspirano alla ‘sharia in Europa’ e la cancellazione dei valori e comportamenti occidentali (Boko Aram) e le nostre donne emancipatissime adornate col velo islamico – magari gli dona, vedremo.

E l’islamofobia non è la paura dell’islam e delle sotto-fazioni e sette sciite, wahabite, sunnnite e chi più ne ha più ne metta. E’ piuttosto, tradotto in lingua comprensibile e sensata, il fastidio e l’incazzatura per l’avere importato senza un minimo di contrasto e ‘governo’ dei flussi migratori tutte le dinamiche conseguenti di morte e conflitti e ‘boko aram’.
E, francamente, non ce ne poteva importare di meno di costoro e delle loro querelle medievali e conflitti tribali – e il maledetto ‘globalismo’ ha già fatto i danni economici che conosciamo, a causa della lunga crisi che ci affanna; e i costi economici e sociali delle mille immigrazioni di un mondo ‘rotto’ – da trent’anni a questa parte – ancora li paghiamo/remo con i tagli alla spesa pubblica e i sempre più asfittici trasferimenti dello Stato alle comunità locali per i loro bisogni primari.

E continuano a dirci ‘islamofobi’ se ci sale l’incazzatura per i morti sulle strade di quei fanatici assassini – tu vedi la insolente persistenza nel vacuo mondo di internet della parole leggere, pardon: cretine.

§§§

11 gennaio 2016

 Non si poteva dir meglio. Le buone analisi noncurate dalla sinistra di s-governo. (Ieri accadeva e oggi accade).

‘L’ignoranza che, da noi, circonda il caso francese rivela l’incapacità culturale, non solo della sinistra, di capire che cosa è stata, in Occidente, l’uscita dal Medioevo, la separazione della politica dalla religione, la cancellazione del dominio della fede religiosa sulla politica e la nascita dello Stato moderno; incapacità di capire che si accompagna a quella di prendere atto, per converso, che l’Islamismo è ancora immerso nel Medioevo ed è soprattutto incapace di uscirne.’
Piero Ostellino -L’intero articolo qui sotto.)

Carenze culturali e politiche sono retoriche supplenze di identità ambigue
CORRIERE.IT
Notizie, anteprime e recensioni su arte, libri, musica, teatro ed intrattenimento. Approfondimenti su…
CORRIERE.IT
Integrare? ‘Vaste Programme.’ come ironizzava De Gaulle ai tempi suoi. http://www.ilgiornale.it/…/i-clandestini-sputano…
GLI ABUSI DEL ROYAL GARDEN (La traduzione di Google lascia molto a desiderare. 🙁 )
Molestie delle ragazze a Karlstad durante la notte di Capodanno
La polizia indagati per abuso di giovani ragazzeAltro…
 

Gli struzzi buonisti. http://thefielder.net/…/a-colonia-non-e-successo-nulla/

Numeri provvisori: 516 denunce, il 40% per aggressioni sessuali. C’è ancora chi minimizza. Il terrorismo…
THEFIELDER.NET

Giova ricordare (2) Ieri accadeva, domani accadrà?

 

08 gennaio 2015

E’ ancora e sempre la vecchia pretesa di avere la Verità in tasca. Che i due idioti patentati e garantiti dalla Jihad internazionale del terrore e dai suoi tristi figuri vestiti di nero ( a partire dal famigerato Komeini della ‘fatwa’ contro Salman Rushdie che diede inizio a tutto ) abbiano gridato ‘Allah u akbar!’ – parafrasi di ‘Dio lo vuole’ – mentre sparavano e uccidevano degli inermi giornalisti dentro la sede del loro giornale, ci riporta a quella vecchia e stupidissima pretesa di affermare una Verità.
La nostra o la loro o quella degli induisti o dei seguaci di Manitù non fa differenza.
Fa differenza il modo in cui la porgiamo agli altri, al nostro prossimo, e la sosteniamo – sempre dubbiosi (dovremmo) di avere preso una cantonata metafisica e storica e dubbiosi di sostenere una Leggenda religiosa che fa acqua da tutte le parti e non regge il confronto con la scienza e le predizioni del futuro prossimo e remoto.

Semplicemente non esiste una sola Verità. Ce ne sono molte. Tante quante ne sosteniamo ognuno e tutti, brancolando ciechi e istupiditi in questo nostro universo parallelo che deve essere finito dentro un culo di sacco quantistico, a giudicare dalla quantità di idioti e orchi assassini che vanno in giro a uccidere, fare esplodere, massacrare, tagliare teste di inermi perché lo vuole il loro asfittico allah – divino retaggio atavico di popolazioni nomadiche vocate al fanatismo identitario e tribale.

E la guerra che questi idioti assoluti e fanatici istupiditi ci hanno dichiarato è persa in partenza se continuiamo a opporre loro solo la nostra occidentale, incrollabile fiducia nella democrazia che garantisce la libertà. Perché quella libertà nostra conquistata nei secoli con fatica e troppi morti ammazzati non viene introiettata da chi ha il fanatismo nel sangue e nel dna tribale – ed è triste ammettere che abbiamo perso la battaglia per l’integrazione di quelle centinaia di migliaia di immigrati che, a tutt’oggi, si imbarcano dalle sponde mediorientali e africane in fiamme per l’esplodere incessante delle opposte Verità dei califfati e delle dittature satrapiche e tribali (pagando fior di dollaroni sonanti ai mercanti di esseri umani) e importano e scaricano gli atavici conflitti ‘islamici’ nel cuore dell’Europa. Ultimo dei quali l’atroce attentato di ieri nella sede di Charlie Hebdo – l’avanguardia della libertà di espressione nella libera Europa.

E ci vediamo costretti, nostro malgrado, a militarizzare piazze e sedi di giornali e istituzionali perché tutti obiettivi potenziali di ‘cellule impazzite’ e/o ben coordinate da menti criminali ottuse nella loro ostinata e stupida Verità bellicosa e assassina. Che l’Inferno islamico se li porti tutti, gli assassini e i loro complici e sodali, con tutto il Medievo di ritorno che questi malnati tentano di affermare nelle terre dell’Occidente.

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08 gennaio 2015

Salman Rushdie non avrebbe dovuto scrivere i suoi ‘Versetti satanici’ per non incorrere nelle ire di Komeini ed evitare la ‘fatwa’ assassina’? Lo scrittore anglo-indiano ebbe una debolezza, questo lo sappiamo, e provò a ritirare il romanzo dal mercato per provare a cambiare la sua vita di reclusioni e scorte dei servizi segreti britannici tese a proteggerne la vita, ma la fatwa maledetta aveva già esteso i suoi malefici effetti e gli assassini islamici – gli ottusi seguaci del cattivo islam fanatico e fondamentalista – avevano già ferito e ucciso i traduttori del romanzo e dato fuoco ai magazzini dove stavano stivate le pile del libro in attesa di essere distribuite nelle librerie.

Le tesi di alcuni autorevoli (?) commentatori, variamente condivise o avversate nella Rete, che non bisogna ‘scherzare coi santi’ e sarebbe bene, invece, auto moderarsi e ‘rispettare’ i credi diversi per evitare le reazioni dei pazzi e fanatici fondamentalisti fa a pugni con la rivendicazione di piena libertà di espressione che la civiltà occidentale rivendica come suo tratto distintivo e appartenenza illuministica e ‘conquista’ anti oscurantista.

Perché, discendendo lungo quel crinale di paure e pavidità e malinteso rispetto di leggende religiose vetuste e inadeguate a coniugare il futuro della scienza e delle arti rischiamo di imbatterci nel Galileo dell’ ‘Eppur si muove.’ che rinnegò il suo libro e le sue evidenze scientifiche di fronte al consesso del cardinaloni inquisitori – e anche il Marx de ‘l’oppio dei popoli’ sarebbe oggetto di fatwe assassine se fosse vissuto in questo medioevo di ritorno che viviamo.
E, visto che ci siamo, anche gli Illuministi avrebbero dovuto auto regolarsi nei loro scritti rivoluzionari e trovare un compromesso che salvasse il collo del Re e della Regina e salvasse le proprietà religiose dai sequestri dei tiranni della Convenzione. Una riscrittura della storia della civiltà occidentale che muove il riso e davvero non è ‘condivisibile’ e proponibile senza agghiacciarci a cadaveri ancora caldi dei giornalisti della redazione di Charlie Hebdo.

E, già che ci siamo, come coniugano gli autorevoli commentatori dell’auto regolamentazione e del malinteso rispetto nei confronti dell’islam e dei suoi santi e profeti col turbante tutte quelle notizie che ci vengono dai paesi dove quella religione impera e impone la sua buia ‘sharia’?
L’autrice di Persepoli, il magnifico film che conosciamo che racconta i nefasti della storia dell’Iran dei Preti Neri e le repressioni e carcerazioni dei dissidenti e le donne ridotte a nere suore, avrebbe dovuto rinunciare a scrivere la sua ‘graphic novel’ e farne un film pluri premiato nell’Occidente delle libertà piene e totali?
E che ci dicono quegli illuminati (sic) professori delle donne arabe arrestate e carcerate perché sorprese a guidare un’automobile? Così, giusto per stimolare il dibattito e stare sul filone de ‘l’oppio dei popoli’ che continua ad addormentare le menti degli uomini e delle donne fin dentro il terzo millennio.

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I sogni sono gratis

 

Ieri sera il tg3, insieme al altre notizie, dava conto di una iniziativa di ‘porte aperte’ di uno di quei centri di ‘accoglienza’ e smistamento delle migliaia di arrembanti ‘richiedenti asilo’ che hanno intasato caserme e alberghi, da sud a nord, di un paese già paurosamente stremato dalla crisi. Vedi le banche che falliscono una dopo l’altra e i risparmiatori truffati.
Della serie: ‘il peggio non è mai morto’; e se già peniamo da decenni nella tragedia del non lavoro globale e la disoccupazione a due cifre e i nipoti a carico delle pensioni dei nonni c’è sempre qualche residuo margine del nostro welfare, vitto e alloggio e assistenza sanitaria gratuita, che costituisce attrattiva e parassitismo possibile da parte dei ‘popoli del mare’ che andiamo a raccogliere pietosi e buonisti fino a dieci miglia nautiche dalle coste della Libia, – porta d’inferno del post moderno commercio di schiavi e dei cinquemila morti annegati dovuti al messaggio che abbiamo lanciato in decenni di demenza e buonismo collettivi de: ‘Vi salviamo tutti e tutti vi accogliamo, non importa se a milioni.’
La famosa buca sulla spiaggia di cui ci narra sant’Agostino: del bambino che voleva riempirla coll’intero mare antistante, il mare africano.

E i richiedenti asilo di cui narrava il tg3 si mostravano ai pochi visitatori interessati con le danze e i suoni delle loro terre e gli intervistati, ca va sans dire, plaudevano all’iniziativa palliativa e che dovrebbe cicatrizzare, nelle intenzioni degli organizzatori, le prefetture in primis, il rancore sordo del paese che non si mostra, invece, in televisione, ma che emerge dalle cronache prudenti di giornali e riviste indipendenti ed esplode in occasione degli attentati e dei morti di Nizza e di Berlino – e di tutti quelli che verranno già annunciati dal nostro Gabrielli – voce dal sen fuggita, la sua – in una intervista che disturberà vieppiù i sonni tormentati degli italiani che si chiedono, nel durare degli incubi notturni, a chi toccherà, in quale città, in quale evento, il Carnevale prossimo venturo magari, di lasciare morti innocenti e agonizzanti a decine distesi sull’asfalto delle strade e sui selciati delle piazze italiane.
E il cambio di passo della politica immigratoria del nuovo ministro degli interni, oltre a lasciare dubbiosi sui risultati degli annunciati rimpatri, si mostra come il classico chiudere le porte delle stalle a buoi abbondantemente sciamati a centinaia di migliaia oltre le frontiere di Schengen tardivamente chiuse e le patetiche danze e i canti propiziatori dei nostri richiedenti asilo nelle loro confortevoli strutture di accoglienza’ non cambieranno di una virgola il testo già scritto delle tragedie che incombono sull’Europa – che subisce l’urto delle migrazioni di massa e annaspa e boccheggia e rischia di annegare a sua volta. E l’illusione di una società ed economia globale finalmente capace di dare buoni frutti si chiude con l’annuncio della Cina di voler reagire con durezza ai dazi e ai provvedimenti protezionistici annunciati da Donald Trump.
Il futuro è cominciato, brava gente, e il suo orizzonte è fisso sul crepuscolo. Curate i vostri sogni, sono gratis, per il momento.

“Accoglienza diffusa” e “espulsioni degli irregolari”. Sono le due parole d’ordine richiamate dal neo ministro dell’Interno Marco Minniti in una conferenza stampa…
ILFATTOQUOTIDIANO.IT

Giova ricordare – Ieri accadeva. Domani ri-accadra?

 

06 gennaio 2016

A scorrere le prime pagine dei giornali di oggi è tutto un galleggiare di detriti e rottami in cronaca di quell’orrida religione di importazione che costituisce il medioevo del nostro scontento – che siamo costretti a ri-vivere a causa di quel dio piccolo piccolo e munito di un solo occhio come Polifemo che fugge nel buio dell’orrore terroristico con il kalashnikov in spalla; leggetevi i resoconti delle stragi perpetrate dai suoi ‘fedeli’ su ‘Charlie Hebdo’, oggi nelle edicole, e ne avrete contezza.

Detriti e rottami delle violenze subite dalle donne tedesche a Colonia – palpeggiate e insultate e violentate la notte di Capodanno da un pogrom alla rovescia compiuto da nordafricani e varia genia di arabi entrati in Europa violandone le frontiere e usando il grimaldello della bontà e del buonismo verso i pretesi rifugiati che paghiamo con denari sonanti, carceri stracolme e un rigetto sociale al diapason che rinforza, ogni giorno di più, i partiti di destra stupidamente e bovinamente definiti ‘xenofobi’. E la sola fobia di quei partiti e dei loro sostenitori è contro l’immenso disordine sociale causato dal troppo che stroppia degli ingressi a centinaia di migliaia e milioni dei ‘popoli del mare’ e di terra che colonizzano l’ex isola felice che per breve tempo siamo stati noi Europa/ei.

Detriti e rottami del ricordo di quello spaventoso 7 gennaio della strage dei giornalisti di ‘Charlie’ e dei morti nel supermercato ‘kosher’ che hanno scritto l’incipit di un anno 2015 di totale follia dei ‘radicalizzati su internet’ – gente con nazionalità europea tristemente e truffaldinamente acquisita la cui lucida follia è culminata il 13 novembre della battaglia perduta di Parigi, passando per il museo del Bardo dai magnifici mosaici di era romana e per il caffè letterario di Copenhagen e i progetti di altri assalti e attentati fortunosamente impediti – e la consapevolezza, ahi quanti tardiva! che abbiamo il nemico in casa e le sue roccaforti sono i quartieri e le banlieues a maggioranza musulmana dove la polizia ha paura di mettere piede e solo le teste di cuoio intervengono per scovarne i covi alle 4 del mattino a stragi ormai compiute e inutilmente compiante. Prevenire è meglio che lacrimare – e guai a quegli stati che cedono pezzi del loro territorio dove le polizie e l’esercito temono di mettervi piede perché la guerra intestina e di guerriglia urbana è il destino che li aspetta.

Detriti e rottami in cronaca delle lotte millenarie e assassine tra sciiti e sunniti che condizionano e destabilizzano l’area mediorientale già infuocata dallo storico e immedicabile conflitto tra ebrei e palestinesi – e vediamo in tivù, un giorno si e l’altro pure, le immagini di folle arabe e persiane strabocchevoli e urlanti il cui urlo medioevale è chiaramente percepito nell’Europa che ne accoglie i ‘profughi’ delle loro maledette guerre intestine – e ci facciamo carico dei loro storici conflitti chissà per quale senso di colpa e malinteso buonismo e accettiamo supinamente ogni nefandezza di ‘radicalizzazioni’ e palpeggiamenti di massa in pieno centro di Colonia come fosse un destino di penitenza auto inflitta per chissà quali schizofreniche ragioni ‘buoniste’.

Benvenuto anno 2016 di conflitti annunciati e pre-digeriti. Il tuo nome è donna, perché è quasi sempre l’atavico conflitto uomo-donna che conduce le orride danze rituali delle tragedie annunciate.

Durante la notte in stazione ci sono state aggressioni, violenze e almeno uno stupro: 60 le denunce sporte alla polizia che non è riuscita a bloccare gli assalti
CORRIERE.IT
ILGIORNALE.IT
06 gennaio 2015

 

Chi vivrà vedrà

Ma non sarà il ‘troppo che stroppia’ la causa del proliferare dei movimenti anti islamici in Germania e (è facile predizione) nel resto d’Europa – l’Italia dell’incessante e quotidiano assalto alle coste compresa?
Perché se il dato del sette per cento di una popolazione di immigrati stanziali (in Italia) ad alcuni concittadini vocati alle delizie del melting pot e che adorano il ‘tutti insieme appassionatamente’ pare poca cosa e ‘allarme esagerato’, è bene considerare la proiezione tendenziale in crescita esponenziale – a giudicare dagli arrivi del 2014 e dei primi giorni di un 2015 che non promette nulla di buono.
E, se sommiamo il trend demografico e la natalità in caduta libera delle nostre donne e i picchi, di contro, dei vitalissimi immigrati, già alla fine di quest’anno non sembra esagerato stimare un nove per cento – che è dato percentuale da capelli ritti in testa, considerata la curva statistica in deciso rialzo.
Perché si fa presto a dire ‘razzismo’ e bollare di malanimo e vocazioni fasciste quei tali che scendono in piazza con gli striscioni contro ‘la sharia in Europa’, ma, di contro, registriamo con deciso fastidio e ira finale le dichiarazioni degli esaltati islamici fondamentalisti nelle moschee che predicono che l’Europa sarà vittima della sharia già dal 2020 – cercatevi gli articoli in proposito nei vari ‘motori di ricerca’ e leggetevi l’illuminante articolo qui sotto che ci informa della provocazione letteraria di Houellebecq e il filosofo Michel Onfray che ne rafforza le convinzioni e l’allarme sociale conseguente.
Tutti ‘razzisti’ costoro, oppure gente di penna e pensiero che ha maturato convinzioni ‘politiche’ in proposito e che rispetta ogni razza e pensiero diverso purché non pretendano, i nostri ospiti immigrati, di imporre il loro credo ai generosi e ‘molli’ ospiti europei? E ancora ci ricordiamo quelle grida atroci di alleluia! che venivano fuori dalle finestre di case abitate da immigrati di prima e seconda generazione quando i telegiornali mostravano le immagini terrificanti delle due torri a New York che collassavano dopo l’urto degli aerei assassini. E le, più recenti, adesioni di cittadini europei di famiglia islamica – anch’essi di seconda e terza generazione – che si sono arruolati tra le file dei macellai islamici dell’Isis e ci mostrano, tronfi e fieri dei loro crimini, le teste tagliate di ostaggi indifesi in televisione e sui video in Internet.

Ai posteri le ardue risposte. Peccato che l’età che ho raggiunto non mi consenta di vedere di là di un orizzonte temporale di dieci/quindici anni perché ho l’impressione che ci sarà da ridere (per non piangere) relativamente ai ‘nuovi turchi’ che oggi pongono l’assedio alle porte di Vienna o di Brandenburgo e di Dresda.
Che Lepanto sia con voi e coi vostri spiriti. Chi vivrà vedrà.

Ormai Dresda ha contagiato anche altre città tedesche come Duesseldorf o Kassel, ma è nella capitale sassone che il movimento sta crescendo a ritmi…
DAGOSPIA.COM

Le post verità dei derelitti di s-governo.

 

…che poi, questa storia delle ‘post verità’ – tanto amata dai renziani di s-governo e dai giornalisti embedded e più realisti del reuccio spodestato coi milioni di ‘no’ al referendum – sembra presupporre l’esistenza di una ‘pre verità’ o, quantomeno, di una verità tout court e qui corre il pensiero al sarcastico ‘vaste programme’ del De Gaulle buon’anima.

Ed è dura da sostenere, nelle aule dei tribunali o nelle redazioni dei giornali, che esista una verità pulita e chiara e perciò condivisibile erga omnes. E se la richiesta di verità la esponete in un congresso di avvocati scoppieranno a ridere come per una esilarantissima barzelletta, loro che, per mestiere, combattono a verità negata nelle aule dei tribunali per l’assoluzione dei peggiori barabba purché in grado di pagare la parcella.

E figura da chiodi migliore non fanno quei giornalisti embedded riuniti a banchetto sul carro dell’ex vincitore/imbonitore fiorentino che ce l’hanno menata per mesi e anni la storiella buffa della brexit che tutto avrebbe scassato del raffazzonato palcoscenico europeo – e oggi nessun osservatore attento vede sfracelli all’orizzonte che già non fossero predicibili a causa delle fondamenta fragili dell’Unione – e hanno ricevuto in faccia lo schiaffone-Trump senza, poi, dar segno di vergogna per tutti quegli articoli che hanno scritto in cui lo si descriveva come il diavolone orribile di una stagione all’inferno del mondo tutto – e sarà, invece, un ritorno all’ordine o, quantomeno, un tentativo di riportare ordine e argine e contenimento di un mondo rotto e caotico che lancia le sue schegge immigratorie oltre le frontiere-colabrodo a milioni come fosse l’esplosione di una caldera vulcanica, e cenere e lapilli a cascata a ricoprire la Pompei della fragile ricchezza dei paesi dell’Occidente in crisi economica e sociale da quasi vent’anni.

Smettete di menarcela, cari, con le vostre ridicole enunciazioni di pretese ‘post verità’ della rete che servono solo a coprire le vergogne delle troppe verità ed evidenze di fallimento e di s-governo negate per anni e decenni dalle colonne dei vostri giornali e telegiornali – un tempo autorevoli e condivisibili e oggi sbracatamente autoritari.
La censura che auspicate e pregustate vi scoppierà in mano, se solo farete tanto di imporcela per decreto.

Che la terra ti sia lieve

 

Aveva superato la prova del fuoco, appiccato qualche anno fa, di sera tardi, da dei giovinastri imbecilli e ‘natural born killers’ per cancellarlo dalla faccia della terra, ma non ha superato la prova del gelo, che lo ha ghiacciato nel sonno e riappacificato con la sua storia di amore tradito – come si narra (e forse è leggenda metropolitana) del momento in cui ha varcato la soglia della follia e si è trasformato in un ‘clochard’. Il più amato, titola un giornale locale, e chissà che specie di amore è quello di tutti coloro, me compreso, che accettano con l’indifferenza del farsi i fatti e le vite proprie che un clochard sia tale e faccia la vita che fa, nutrendosi degli scarti turistici raccattati nei bidoni dell’immondizia.

E, fino a una settimana fa, lo vedevo transitare in apparente buona salute e forte dei suoi anticorpi col piglio deciso e noncurante degli sguardi di compassione – e pescava a fondo col braccio, con l’abituale sicurezza e ‘savoir faire’ di barbone sperimentato, da un bidone all’altro nel tragitto S.Croce-Dorsoduro da cui non derogava se non di rado.
E la sua morte rientra nel computo statistico dei molti morti di freddo da un anno all’altro di questo crudele inizio millennio nuovo e la nostra umanità si assottiglia vieppiù, passando per la cruna dell’ago di questa indifferenza mortale. E abbiamo la possibilità da fare beneficenza e volontariato a ‘chilometro zero’, ma leggiamo sorpresi sulla locandina di un’edicola: ‘E’ morto Marino, il clochard più amato.’ – titolo immaginifico che ci sdogana dai sensi di colpa e consola le nostre solitudini e disegna nei pensieri distratti quell’ombra di dolore ‘più bianca del pallido’ che ancora ci dice umani.

Che la terra che ti ha ghiacciato ti sia lieve, Marino.

È scomparso Marino, il clochard dei Frari Il Gazzettino Marino S., 67 anni, il clochard dei Frari è morto.…
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