Archivio mensile:dicembre 2016

L’anno che verrà

 

E’ stato l’anno del G.I.R. il Grande Imbonimento Renziano – finito nelle discariche della storia seppellito da una valanga di ‘no’. E chissà a cosa brinderanno gli orfani di Renzi e del suo pd di s-governo che si erano riempiti i pensieri degli slogans ex berlusconiani: ‘L’Italia è una grande paese’ con varianti zuccherose, – il paese dei vouchers e della disoccupazione a due cifre – e dell’avvilente lotta titanica e donchisciottesca contro l’Europa del nostro scontento e dell’austerità permanente che alimenta il mostro del lavoro-zero.

E lo slogan renziano più atroce è stato quello del : ‘Salviamo vite’ che si è tradotto in cinquemila affogati e il terribile messaggio sedicente buonista lanciato urbi et orbi in Africa e nel Medio Oriente de : ‘Venite, partecipate in massa alla Lotteria della Traversata Mediterranea.’ Più gente entra più morti si contano.

E contiamo, in parallelo, il conseguente numero dei clandestini che non hanno titolo di profughi e che girano per l’Europa di Schengen come schegge impazzite e si ‘radicalizzano sul web’ e salgono sui Tir di Nizza e di Berlino e fanno le stragi che abbiamo visto e ascoltato in cronaca.

E chi non arriva a tanta disperazione radicale vivacchia tra mendicismo e piccola criminalità sull’orizzonte di disoccupazione cronica e permanente di un paese che fatica a dar lavoro ai suoi e finanzia l’operazione ‘mare nostrum’ dei salvataggi in mare con i continui tagli alla Sanità e al residuo welfare.

Sono pazzi, pazzi davvero questi renziani. Prima li seppelliremo a fondo nella discarica della Storia prima potremo concentrarci sulla difficile e faticosa guarigione delle purulente piaghe sociali aperte da questa genia di folli di s-governo.

Convivere con il terrore – Ieri accadeva e oggi accade

 

I giorni delle feste

Sono i giorni migliori, a ben vedere. Nebbia di fuori che ‘da l’idea’ del freddo – ma troppo freddo non è perché i radiogiornali ci informano che la causa di tanto inquinamento e delle micidiali ‘polveri sottili’ è ‘l’inverno troppo caldo’.
E ne conseguono le severe delibere adottate dai Comuni sul riscaldamento domestico che non deve superare i 18 gradi, ma con la tolleranza del +2 – tu vedi la stupidità degli annunci ad effetto e la nessuna vera efficacia delle norme sull’inquinamento out door se, poi, di controlli e sanzioni non se ne parla.

E c’è pochissima gente per le strade, in effetti, nemmeno i proprietari di cani abbaiosi , perchè Fido ‘se la tiene’ e nicchia sulla porta di casa a causa di quella nebbia assassina che ti penetra nelle ossa – e te la scodellerà, più tardi, in un canto della cucina, affettando indifferenza e scodinzolando la sua muta richiesta di comprensione.

E se c’è poca gente per strada i terroristi assassini emuli del 13 novembre parigino si rodono perché sprecare una carica esplosiva sotto il giubbotto o sotto il tonacone delle donne velate in nero loro compagne è un vero peccato – e i due miseri morti che passavano di là per caso perché ‘di turno’ e ‘a chiamata’ anche a santo Stefano non avrebbero lo stesso effetto esplosivo in cronaca di una quarantina assembrati davanti a un bar con gli spritz in mano o chini davanti ai banchetti delle chincaglierie natalizie dei ‘mercatini’. Scenari di una qualche maledetta probabilità e incidenza statistica, come ben sappiamo.

E perfino il papa sconta (50.000 a piazza san Pietro ieri, dicono le fonti vaticane ma erano 5.000 per la Questura e le telecamere amiche si sforzavano inutilmente di nascondere i clamorosi vuoti) il papa sconta, dicevo, il clima moscio del suo famoso Giubileo – che pochi se lo filano, in verità, malgrado l’immenso battage pubblicitario dei nostri giornalisti televisivi e della carta stampata che, ‘più realisti del re’, si fanno grancassa di questo amatissimo ‘capo religioso’ e ce lo propinano a pranzo, cena e colazione, pillola omeopatica di tutti i mali del mondo che continuano imperterriti a manifestarsi e impazzare incuranti del suo verbo lamentoso e strascicato che tutto impetra e benedice.

E continueremo, perciò, a ‘farci gli auguri’ di un anno nuovo diverso e migliore, pur consci dell’esorcismo che, nel presente anno maledetto, fu smentito già nel primi giorni di gennaio con la strage di Charlie Hebdo. Ma è ‘più forte di noi’ proiettare la speranza e il sogno di un mondo migliore malgrado tutte le evidenze negative e i morti incolpevoli lasciati per le strade poco più di un mese fa, perciò cantiamo in coro ‘feliz navidad’ e ‘prospero anno y felicidad’ chiudendo gli occhi e ruotando sul nostro asse come i dervisci.

Magari li riapriremo in un universo parallelo dove il male degli uomini e delle donne è definitivamente scomparso e non c’è più bisogno di misericordia – questa omeopatica panacea di tutti i mali che così poco ci convince.

Terrorismo, euro e migranti: le tre crisi dell’Europa Il 2015 è stato l’anno del terrore. Il terrorismo di matrice jihadista ha aperto e chiuso l’anno dell’Europa,…
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Negli anni e decenni futuri

 

E, finalmente, dopo essere transitato dal regno dell’utopia buonista e misericordiosa all’osservazione disincantata della cruda realtà dei fatti e delle cronache d’orrore dei ‘radicalizzati sul web’ che si fanno assassini e stragisti di civili inermi e incolpevoli – e aver lungamente osservato la deriva di questi nostri anni di un mondo rotto e impazzito e le sinistre europee che pretendono di spacciare l’accoglienza caotica a sei cifre in sistema di s-governo del caos sociale che ne deriva – posso togliermi qualche sassolino dalle scarpe e far notare e rivendicare urbi et orbi che la tripletta della brexit-Trump-referendum renziano al 60 per cento di ‘no’ sono pugni formidabili sferrati dagli elettori di buon senso e che ‘votano di pancia’ al mento di quella pretesa ‘intellighenzia’ di sinistra supponente e arrogantemente stupida che tuttora sostiene e si sostiene sull’utopia globalista e multietnica e ‘no borders’ priva dei necessari correttivi d’ordine e di compatibilità economiche e rispetto e considerazione dei fragilissimi equilibri sociali che si rompono con l’immissione forzata nelle città e paesi di migliaia di disoccupati a vita.

E mi vengono in mente le colossali idiozie concettuali e le seghe mentali di quei tali che sostengono pubblicamente – perfino su facebook! massima vetrina post moderna del ‘fare outing’ e del ‘dire la propria’ – e plaudono alle inesauste violazioni delle frontiere a sei cifre annue e ai clandestini che sciamano a migliaia di là delle frontiere chiuse e vanno ad ingrossare le fila dei disoccupati dei quartieri-ghetto del Belgistan, Parigistan e Sesto san Giovannistan – e indicano questa tragedia ed emergenza europea quale giusta punizione dei pretesi crimini del colonialismo dei nonni e diritto assoluto degli africani tutti di cercare un inserimento de facto e buonisticamente imperioso, sostenendone la clandestinità fin dentro le ‘giungle di Calais’ e quelle di Ventimiglia e aiutandoli a nascondersi sui cassoni dei camion diretti in Gran Bretagna.

Come a dire che dobbiamo batterci i pugni sui petti e biascicare in permanenza i ‘mea culpa’ della civiltà occidentale perché esiste per davvero il ‘peccato originale’ del catechismo d’antan e delle vetuste leggende religiose e siamo tutt’ora colpevoli della trasgressioni di Eva ed Adamo che hanno addentato la mela proibita, ma ci facessero il piacere.

E speriamo che la somma dei morti delle stragi che l’Europa ha subito negli ultimi due anni orribili del suo affanno immigratorio e melting pot sempre più conflittuale e di faticosissima integrazione li abbia fatti rinsavire un poco, quei dessi, ma ne dubitiamo, perché certe malattie neuroniche sono refrattarie agli antibiotici del comune buon senso – e agli elettori europei toccherà continuare a dare continui pugni sotto al mento e mandare a casa definitivamente questi imbelli e incapaci s-governanti europei, Juncker e la Merkel in testa, responsabili dei conflitti che ci toccherà elaborare negli anni e decenni a seguire.

Marce funebri e catastrofi annunciate

 

Chissà se quei tali, le anime belle che a Monaco hanno sfilato per le strade chiedendo amore universale per la società multietnica e ‘tutti insieme appassionatamente’ verso un mondo migliore che non è nei nostri orizzonti quotidiani e nelle cronache di sangue di Nizza e di Berlino, chissà se ascoltano le stesse notizie che ascolto io relative alla formazione di combattente del terrore di Anis Amri, il macellaio del Tir di Berlino, e ai suoi quattro anni di carcere in Italia per l’incendio di un centro di accoglienza a Lampedusa e al suo arresto in Germania – poi subito rilasciato per il gioco delle diverse identità in cui era diventato maestro, lui e tutta la varia genia di clandestini che si scambiano le informazioni preziose per farla franca e prendersi gioco delle polizie e dei giudici di tutta Europa e continuare a vivere e a vegetare nell’Occidente del loro odio islamista radicale fino al momento del massacro organizzato e della fuga, ben protetti dalla rete di moschee e di affiliati e di parenti e amici all’interno delle vaste enclaves islamiche che le sinistre di s-governo hanno creato ovunque dentro i confini dell’Eurabia infelix, condannata alle sue rituali marce funebri a cadenza trimestrale o semestrale.

Me lo chiedo perché a me riesce difficile non collegare il dato statistico della crescita esponenziale della clandestinità e di quella demografica dei nostri ospiti immigrati col parallelo proliferare del numero di ‘radicalizzati sul web’ – che una stima ottimistica dell’intelligence tedesca dice essere oltre 4000.
E sorge spontanea quest’altra domanda: ‘E’ sensato, è ragionevole puntare sull’astratto e pio ‘volemose bene’ e ‘stringiamoci a coorte’ universale e multietnico – che dura lo spazio di un mattino e di una marcia funebre e poi tutti di bel nuovo chiusi nei loro ghetti di periferie urbane degradate dove cova la rabbia per un lavoro che non si trova e per i nostri costumi sociali che troppi predicatori nelle moschee dell’indottrinamento radicale condannano con toni da Savonarola redivivi?

E contenere e arginare gli accessi dalla frontiera sud di un’ Italia che non scheda le centinaia di migliaia di clandestini affluenti e non li respinge con la necessaria determinazione e rapidità non sarà azione politica più sensata e condivisibile, in opposizione al messaggio catastrofico lanciato dal duo Renzi-Alfano (e dai governi precedenti) de: ‘Venite tutti quanti siete, perché tutti vi salviamo.’ che ne raduna altrettanti sulle coste libiche ed egiziane, preparando le future catastrofi di invasioni e disoccupazioni e nuovi attentati?

Gli 007 si erano infiltrati nel gruppo di Amri. Si addestrò in Sassonia. Nel carcere in Sicilia minacciò un cristiano: «Ti taglio la testa»
LASTAMPA.IT

 

Fini del mondo illusorie – Ieri accadeva

Vabbè. Non è venuta. La fine del mondo, intendo. Era una soluzione, dopotutto. Perché, sappiatelo, attizzare una speranza, suscitare un’emozione, illudere di un evento clamoroso e risolutivo è una crudeltà, se, dopo, tutto torna come prima e peggio di prima.
E ci aspettavamo di avere una risposta a tutto l’ambaradan delle nostre vite confuse e caotiche e di sapere dov’era e com’era il Grande Raduno di Giosafatte -con tutta quella gente incredibile riunita che si osserva, stupita di esserci per davvero e risorti dalle antiche tombe e dalla polvere e i vermi.
Contadini dell’anno Mille vestiti dei loro stracci, buffoni e saltimbanchi, monaci e abati sdegnosi e cavalieri e conti e baroni europei mescolati con soldati della dinastia Ming: che paiono quelli delle tombe ipogee della Grande Muraglia messi come spaventapasseri a dissuadere i nemici dall’attaccare – e chissà chi l’ha avuta quell’idea geniale, ché bastava una freccia che scalfisse la pietra e la notizia dei soldati-fantocci messi sugli spalti per sopperire alla carenza sarebbe subito dilagata per tutta la pianura mongolica e ‘apriti cielo!’ le invasioni.
E pensate alla gente di Pompei, che si scrolla di dosso tutta la cenere e i lapilli e si abbracciano e si salutant, -morituri redivivi di quella po’ po’ di tragedia- e si chiedono stupiti ‘che ci facciamo qui’, noi che del Cristianesimo non abbiamo condiviso i miti e i riti – e tu guarda quegli indiani, induisti di vocazione, che non ne vogliono sapere di obbedire ai diktat degli Angeli dell’Apocalisse che ordinano, le spade fiammeggianti in mano: ‘Gli Indiani tutti di qua e i Cinesi di là. Ferrara! spostati di là che ci dobbiamo mettere i Cinesi.’
E, a parte ‘sta storia di Giosafatte che ci ha sempre lasciato perplessi ogni volta che ce la raccontavano – come quell’altro raduno incredibile degli animali tutti stipati nell’Arca del Diluvio Universale – resta il fatto che alzare gli occhi al cielo stamattina, che doveva essere oscurato dalle polveri di una colossale eruzione o dal botto di un asteroide, ci lascia vuoti dentro perché, in fondo, aveva ragione Majakovski quando scriveva, un filino depresso per via della Rivoluzione Tradita, che: ‘In questo mondo non è difficile morire. Vivere è, di gran lunga, più difficile.’
Alla prossima fine del mondo, gente. Tiratevi su le maniche e lavorare. Mi sa che ne avremo ancora per qualche millennio.9704_4028878365354_1761614023_n

Due storie di Babele-Europa

 

Due storie, due orrori paralleli. Quella di Lukasz Urban, l’autista polacco agonizzante che ha tentato fino all’ultimo di fermare il tir della strage ed è stato ‘giustiziato’ dall’assassino islamista radicale prima della fuga, e la storia di Fabrizia di Lorenzo da Sulmona che, forse, ha incrociato lo sguardo avvilito dell’autista morente e quello allucinato dell’assassino stragista prima di essere travolta e uccisa.
Due storie che ‘gridano vendetta al cospetto di Dio’ – e di quell’Allah che non è affatto grande e rimpicciolisce vieppiù e ci appare nella sua miseria di umana manipolazione e delirante interpretazione jiahdista ogniqualvolta un imbecille integrale(ista) lo grida al vento della sua disperazione e idiozia radicale.

E i nostri sguardi desolati e avviliti, di tutti noi che leggiamo storie d’orrore annunciato ogni trimestre o semestre e ascoltiamo la babele delle lingue incomprensibili e ostinatamente buoniste che si leva da ogni foglio di stampa e cronaca televisiva grazie alla quale il terrore jihadista si afferma e consolida il suo senso di onnipotenza stragista e allarga la sua nera ombra sull’orizzonte di un’Europa incapace di verbo comune e di azioni mirate di sicurezza dei cittadini e rigorosi controlli delle frontiere-colabrodo – varcate serenamente in entrata e in uscita da ogni foreign fighters e/o sedicente profugo inteso a fiaccare lo spirito dell’Occidente e a minarne le basi culturali con stragi e assassinii reiterati in cronaca per ogni dove.

E l’unica risorsa e speranza di salvezza futura è affidata agli elettori – quegli elettori che continueranno a votare ‘di pancia’ e manderanno a casa gli imbelli s-governanti europei che, con le dissennate politiche immigratorie misericordiose e buoniste, hanno creato i vari Belgistan e Parigistan e Berlinostan dell’orrore e delle serpi in seno che levano alte le loro strida di giubilo ogniqualvolta un attentato e una strage vanno a segno e si bagnano di sangue innocente i selciati delle strade e delle piazze di un’Europa che dovrebbe adottare quale suo inno la Marcia Funebre di Beethoven invece dell’Inno alla Gioia di Schiller.

 

Quo usque tandem, anime belle.

 

C’è una frase, di un noto giornalista televisivo che pubblicizza baldanzoso la sua trasmissione, che ben rappresenta l’incubo del mondo rotto che ‘ci è entrato in casa nel bene e nel male’ (Islam Italia).
E il bene è la fioca speranza di un’integrazione possibile di tutta quella gente che ci è entrata in casa violando le nostre frontiere buoniste e misericordiose, il male è il tir di colore nero, come gli incubi notturni, che spazza via cose persone nel mercatino di Natale di Berlino – ed è l’ennesima strage, dopo quella che abbiamo vanamente cercato di dimenticare di Nizza, nella promenade des Anglais, il 14 luglio della nostra rabbia impotente.

E c’è da dire che, in confronto al 2015, anno di picco delle stragi e degli attentati del terrorismo islamo-fondamentalista, ci è andata bene quest’anno in quanto al numero di morti e feriti innocenti che abbiamo immolato sull’altare del mondo rotto che ‘ci è entrato in casa’ – complici le cattive e nulle politiche immigratorie e nessuna vigilanza delle frontiere delle sinistre europee allo s-governo dell’Unione e dei singoli stati che ne fanno parte.

E i giornalisti di radio tre, la cui rassegna stampa ascolto ogni mattina, si dicono affranti per questa strage annunciata – vanamente esorcizzata coi sermoni e predicozzi buonisti tipici della loro appartenenza politica – e parlano di ‘dovuta cautela’, prima di attribuire all’estremismo islamico del mondo rotto la responsabilità diretta della strage di innocenti. E aggiungono che è tempo di ‘compassione’, invece : l’imbelle compassione e la misericordia sparsa al vento delle vane parole che, come il cattivo medico, manda in cancrena la piaga.
Quousque tandem, brava gente, anime belle e pie, quousque tandem.

Dell’avere la faccia come il c….

Hanno la faccia come il c…?
Se è vero che nessuna faccia, tra le molte dell’opposizione interna al Pd, sarà meritevole di speciale menzione futura e di fama universale, l’espressione usata da Roberto Giachetti ci pare ‘forte’ e poco commendevole e oltremodo imbarazzante – come il lasciarsi andare in pubblico convivio a clamoroso botto intestinale e rivendicarlo con sguardo di sfida oratoria uguale a quello del Giachetti sul palco.
Che avesse ragione Clint Eastwood, in un suo poco conosciuto b-movie, quando diceva a bocca stretta al suo antagonista pistolero che lo sfidava a dire la sua nel saloon: ‘I pareri sono come il buco del c…, ognuno ha il suo?’
S.p.q.r. Sono piroclastici questi renziani

scoreggia_multa
 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/18/assemblea-pd-giachetti-vs-speranza-ora-sei-per-il-mattarellum-hai-la-faccia-come-il-culo/3268326/

Verba e parole

Si comincia con la considerazione che ‘le parole sono pietre’ – e come non convenirne – poi il pensiero va al Verbo delle origini – che stava ‘presso Dio’ – tu vedi l’azzardo degli uomini che già si intuivano semidei e figli del Medesimo.
Ma poi finì a tarallucci e vino e i ‘verba’ che ‘volant’ presero il posto delle sacre Rivelazioni e si finì con l’orgia incomprensibile di Babele e della sua Torre e con Mina che gli fa il verso nel post moderno e ribaldo canzoniere: ‘Parole, parole, parole…’
E’ mai possibile che le cose degli uomini finiscano sempre in farsa? 🙁

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Mitologie del post moderno

 

Confesso di non sapere, né immaginare con quale genere di intrusioni e messaggi gli hacker russi – nuovissima mitologia del terzo millennio, degna di sceneggiature alla ‘Matrix’ – abbiano influenzato la campagna elettorale americana. Hanno creato finti siti indigeni da dove rilanciare le notizie faziose e/o false che favorivano Donald Trump? E non sono stati intercettati e denunciati in corso d’opera dagli organismi governativi preposti al controllo sulla regolarità della campagna? E gli elettori eventualmente influenzati e subornati non erano in grado di filtrare e distinguere il grano dal loglio e decidere di conseguenza?
Domande che resteranno senza risposta e in cronaca abbiamo solo il pianto greco degli elettori democratici delusi e tuttora intronati per l’inattesa batosta che le provano tutte pur di galleggiare e rivalersi, presentando ricorsi costosi e inutili e invitando i grandi elettori a fare retromarcia e a far ripartire la partita delle elezioni.
Né maggiore credibilità sembra offrire Obama – con le accuse reiterate anche oggi ai mitici hackers russi di aver influenzato/invalidato la campagna elettorale – perché non è chiaro a quale giudice e corte di giustizia ci si possa rivolgere affinché venga riconosciuta e punita l’azione malvagia di Putin. E ci penserà, invece, Zuckenberg, su Facebook, a nominare una giuria che egli crede capace di distinguere e di giudicare un fake e la falsità di una notizia e la faziosità palese e scorretta di un articolista e/o blogger.
Vaste programme, diceva C. De Gaulle ai tempi suoi per molto meno. Benvenuti nell’era del virtuale. Verità vo’ cercando ch’è si cara al mio core.