Archivio mensile:ottobre 2016

Terremoti prossimi venturi

Terremoti prossimi venturi

Se ne sono accorti e lo dicono e lo scrivono affranti. I nostri soloni della carta stampata, giornalisti brillanti, tuttologi ed ex maestri di pensiero e vignettisti di grido chiamati a dire la loro nelle trasmissioni di maggiore audience si sono finalmente resi conto che la loro opinione ‘vale uno’ – come dicono i nostri del M5S – in questa nostra era di ‘mondo rotto’ e i suoi frammenti sparsi caoticamente ovunque come le particelle della fisica quantistica.
E nessuno è in grado di ‘tirare le redini’ e capace di governare i tragici fenomeni delle guerre e delle migrazioni e le economie in disarmo ventennale. Di certo non Renzi, né la Merkel o Juncker e neppure Obama – figurarsi la Clinton: abituata per vocazione e professione a nascondere la polvere sotto i tappeti e a raccontarci con ilare faccia di tolla che questo è il migliore dei mondi possibili, viva il melting pot universale e il formicaio caotico che ne deriva.

E Ugo Tramballi, stamattina, leggendo il pezzo di un suo collega della carta stampata, si chiedeva come mai il M5S è sostanzialmente stabile nei sondaggi malgrado, a suo dire, la Raggi non abbia mostrato polso fermo e capacità di governo della capitale, ma trascura di dire che mettere mano nella merda di ‘mafia capitale’ è impresa colossale e non ne esci pulito – onore a coloro che ci provano a restituire dignità a una ‘politica’ che più sporca e miserabile non si può. E scagli le sue pietre solo chi è senza peccato – e sono perversi e palesemente bugiardi e infingardi questi renziani che la capitale hanno ridotto in quello stato.

E la ‘brexit’ ci ha insegnato che i giornalisti soloni e ‘embedded’ alle presenti classi politiche di s-governo possono ricorrere a tutti i loro trucchi di mestiere e abilità lessicali e perfino ai mezzucci e alle vigliaccate di usare miserabilmente della morte di un deputato laburista per mano di un pazzo, ma ‘vox populi vox dei’ e un sonoro 52 per cento di favorevoli all’uscita dall’Unione europea ha detto loro clamorosamente che ‘non contate un c….’ – e le vostre fole e le opinioni di giornalisti di regime non impediranno il dispiegarsi chiaro di una protesta contro il nessun governo delle nazioni nei tempi grami e avvilenti delle tempeste migratorie e delle giungle di Calais e di Ventimiglia e degli attentati sanguinosissimi di Parigi, Bruxelles, Nizza e domani chissà dove altro ancora.

E una sorpresa ulteriore forse ci verrà dal ‘centro dell’impero’ : quegli Stati Uniti d’America che hanno visto i maggiori giornali e le tivù di regime massacrare vilmente l’impresentabile Trump – peraltro sostenuto da uno ‘zoccolo duro’ di un 40 per cento di ‘white America’ provata dalla crisi che catalizzerà, (forse, chissà), il resto dell’elettorato e trascinerà alla vittoria il miliardario anti sistema che perfino i suoi deputati e governatori repubblicani con la colla sui pantaloni e sulle cadreghe hanno ripetutamente disconosciuto – novelli Giuda di un sistema politico ingessato e immutabile che indica come suo campione e garante di continuità l’avvocato Clinton Hillary, ammiraglia di lungo corso e perfetta rappresentante degli interessi forti industrial-finanziari sotto maschera democratica.

Tenetevi forte. Chi vivrà vedrà.

Che botta, ragazzi!

Possiamo immaginare il panico che si è diffuso nel quartier generale di Hillary Rodham Clinton ieri sera, quando i media giornalistici hanno diffuso ‘all over the world’ la ferale notizia di una ripresa di indagini sulle famigerate mails fatte scorrere sul suo server privato per chissà quali miserabili ragioni di ‘polvere sotto il tappeto’ e frettolose archiviazioni di atti pubblici concernenti la sua disastrosa politica geo strategica in qualità di segretario di stato dell’amministrazione Obama.

E se considerate la sua quindicinale attività di avvocato al servizio delle grandi corporations dell’industria e del denaro potete avere un’idea di quali gigantesche menzogne Hillary abbia raccontato nei comizi con perfetta faccia di tolla ai suoi probabili elettori sul merito della lotta alla povertà, della pietas dovuta ai ceti popolari e ai meno fortunati, e del maggior riguardo politico per i neri rivoltosi, gli ispanici immigrati e tutto quel mondo di sfigati e poveri cristi che dovrebbero eleggerla al sacro soglio della presidenza degli Stati Uniti d’America – mettendola definitivamente al riparo dalle accuse gravissime che la insidiano dappresso e che Donald Trump ha giurato di farle pagare incriminandola di fronte a un grand jury.

E possiamo divertirci a giocare al vecchio gioco del ‘cui prodest’ e interrogarci quanto vogliamo sul ‘chi è’ e su quale curriculum politico abbia il direttore del F.b.i. che quell’inchiesta ha riaperto a undici giorni dal voto, ma la botta ricevuta da quella perfetta macchina di menzogne politiche che è Hillary Clinton e dalla sua gioiosa macchina da guerra e da soldi elettorale e dal suo staff e dai suoi danarosissimi supporters industrial-finanziari è la botta di un Tir che ti investe di lato e fa deragliare il treno di una campagna elettorale che lei per prima ha voluto sporca e vigliacca – e ha attaccato a testa bassa il suo rivale sullo scivoloso terreno dei suoi rapporti con le donne e trascurato il civile confronto politico sui temi tragici che infiammano il mondo intero : le economie in declino storico e le maledette migrazioni che accentuano il trend economico negativo e disseminano devastante povertà anche nella fortezza Occidente assediata da migliaia di pretesi profughi ogni giorno.

E il discredito che ne viene alla Clinton si estende alla famiglia presidenziale Obama, che pudore istituzionale vorrebbe defilata e meno esposta a fianco di una candidata così opaca e moralmente discutibile e l’abbiamo vista, invece, e ascoltata, marito e moglie baldanzosi, dire al mondo quanto brava presidente sarà quella tale, l’avvocato delle corporations che nasconde le mails pubbliche per chissà che miserabili ragioni di opportunità politica.

Pollice verso e fuori i leoni.

 

A 8 giorni dal voto spuntano altri messaggi dal computer di Hillary. Lei: “I federali spieghino, vogliamo i dettagli”. Trump: “Più grande scandalo politico dal Watergate”
QUOTIDIANO.NET|DI QUOTIDIANONET

 

Gli spacciatori di inganni verbali e di conflitti

 

Il lettore di Primapagina, Ugo Tramballi, inviato del Sole 24 ore, stamattina aveva la voce soddisfatta del tifoso la cui squadra ha fatto gol e lanciava commenti irridenti e impietosi verso ‘quelli di Gorino’: i manifestanti della frazione di Goro, Ferrara, che hanno respinto con successo le donne e i bambini che la politica dell’accoglienza renzian-alfaniana aveva d’imperio destinato in quelle plaghe nebbiose e malate di solitudine. Uno per ogni mille abitanti, aveva detto l’Alfano furioso mesi fa, ma, poi, aumentando il numero degli sbarchi e l’arrembaggio dei profughi e dei clandestini, due ogni mille, poi tre, poi quattro e domani cinque, sei, sette, dieci, com’è inevitabile fintantoché non viene chiuso il rubinetto degli sbarchi e la frontiera sud troverà pace e regola comunitaria (chissà mai e chissà quando).

E la vicenda ha tutte le caratteristiche per un ‘gioco delle tre carte’ in cui i nostri baldi s-governanti possono giocare truffaldinamente tutta la loro disperazione per la posizione di squilibrio politico in cui li ha precipitati la folle politica immigratoria dei 4000 migranti che ogni giorno sbarcano sulle nostre coste e mostra i centri di accoglienza al collasso e un rancore sordo levarsi dalla pancia del paese reale: ‘quelli di Gorino’ oggi, ma ieri ‘quelli di Quinto’ e l’altro ieri ‘quelli di Tor Sapienza’ – andate nelle emeroteche e ripescatevi gli articoli che sono stati scritti in quei giorni di respingimenti sociali pregressi e di rivolte sociali contro l’africanizzazione del paese e il melting pot sociale imposto a forza e senza neanche un referendum indetto sulla questione ‘immigrazione’ che ci dica se la maggioranza del paese è a favore o contro gli immensi numeri dei migranti che assaltano le nostre frontiere – e siamo ormai soli in Europa a dare faticosa e rancorosa accoglienza alla marea umana.

E paghiamo cara la follia e l’ipocrisia dello slogan ‘salviamo vite’ che, invece, incrementa statisticamente il conto dei morti annegati in parallelo al numero dei barconi e dei gommoni che si mettono in mare e la realtà dei fatti è che continuare a ‘salvare vite’ come pretendono quei folli e ipocriti s-governanti significa accogliere nuovi poveri in un’economia che più fragile non si può – e integrare chi non trova lavoro è proposito pio e velleitario perché ci mostra, invece, i mendicanti agli angoli delle strade sempre più numerosi ad ogni nuovo sbarco e le cronache dei giornali locali che si riempiono di notizie sulla ‘lotta al traffico di droga’, gestito in maggioranza, nei parchi e nei giardini pubblici, da nigeriani e magrebini.

E gioverà rispolverare le statistiche sul numero di detenuti immigrati e ospiti nelle patrie galere per smentire e smascherare l’ipocrisia dei buonisti di ogni risma e carità pelosa che si riempiono la bocca di ‘misericordia’ e ‘accoglienza’, ma non sanno offrire, né possono, dati i numeri dei clandestini e dei senza lavoro che importiamo ogni giorno, una credibile politica di inserimento sociale e di vivibilità delle nostre città europee ridotte a ghetti e ‘slums’ e ‘giungle’.

Mandiamoli a casa questi inetti e ipocriti s-governanti che spacciano per bontà la loro insipienza e la loro cattiva politica immigratoria. Sono spacciatori di pretesi valori che dicono ‘cristiani’ e abili negli inganni verbali e preparano, invece, i mille conflitti sociali che verranno.

A dicembre

Sono alla frutta. E lanciano proclami che neanche il peggior imbonitore su piazza azzarderebbe – e si spingono fino a minacciare l’Europa di trovare morte certa sul vallo Adriano della legge di bilancio italica che fa acqua da tutte le parti: dagli stanziamenti per i migranti in crescita esponenziale, grazie agli incessanti arrivi e alla disastrosa e ipocrita politica de ‘l’accoglienza’, alle mancate politiche economiche per far si che i nostri ‘bamboccioni’ si svezzino, finalmente, e si decidano a levare le ancore dalle famiglie di origine e piantino radici in qualche luogo diverso del vasto mondo, come fanno i loro pari età a nord delle Alpi.

E il mite Padoan, fiutando la fredda aria che tira tra i membri della Commissione europea incaricata di approvare o bocciare la manovra d’autunno, si trasforma in un attore dei film pulp di Quentin Tarantino e trombona minaccioso: ‘O con noi o con l’Ungheria!’ – come se quella stupida contrapposizione fosse un coltello brandito per far si che l’Europa apra i cordoni della borsa e alzi la barra del deficit di bilancio e consenta così di finanziare tutti i capitoli di spesa della folle politica economica dello s-governo renziano.

E la chiusura delle frontiere in Europa ci ha messo con le spalle al muro e siamo soli a fronteggiare una emergenza-migranti che il duo Renzi e Alfano non ha saputo/voluto contrastare – riempiendosi la bocca con lo slogan atroce e bugiardo de ‘salviamo vite’ e nessuna politica di dissuasione e contrasto della tratta degli schiavi in partenza dalle coste libiche. E oggi paghiamo cara, paghiamo tutta l’insipienza e la non volontà di avviare e accelerare i rimpatri dei clandestini come ci chiedeva l’Europa di fare prima che si chiudessero le frontiere a causa delle ‘giungle’ di Calais (e di Como e di Ventimiglia) che abbiamo colpevolmente alimentato per anni.

Sarà per questo che la frase ‘O con noi o con l’Ungheria.’ , detta da una persona che, fin qui, ci era sembrata controllata e ragionevole, ci pare la sguaiata conclusione e il miserabile ‘coup de theatre’ di una sceneggiata che si è aperta due anni fa con una congiura di palazzo (‘Enrico stai sereno’), è proseguita con una irritante e fallimentare vendita di pentole ‘riformistiche’ costituzionali e morirà, presumibilmente, con Renzi che rassegna le dimissioni al Quirinale il 6 dicembre?

S.p.q.r. – Sono pulp e perdenti questi renziani.http://www.repubblica.it/…/padoan_manovra_ue-150386193/…
REPUBBLICA.IT
Gli ‘slums’ delle città europee alimentati dalla folle politica immigratoria del duo Renzi-Alfano. S.p.q.r. Sono pazzi questi renziani.https://youtu.be/pN0QddK8VFk

Quei nati di Ottobre 22 che lasciano il segno

 

E’ una vera e propria paranoia quella che le cronache ci riportano: di cyber attacchi che paralizzano la Rete – e sembra di essere in un film tipo ‘Matrix’ o a bordo di un’astronave che veleggia verso Orione e sopravvive a tempeste elettromagnetiche e sfiora giganteschi buchi neri, ma ne esce indenne e si torna a ‘navigare’ nel mare magno di Internet denso di materia oscura e di spazzatura galattica e solo qualche sito isolato, tipo Wikipedia e i siti di arte e storia e letteratura danno un senso al suo esistere e affannarci quotidiano.

E in questo mondo di paranoici e para normali adoratori di Internet ci sono i cyber pirati, quasi sempre russi e figli di Putin, che, vedi caso, attaccano la campagna elettorale della Clinton – nouvelle vague del mese di novembre durante il quale si decideranno le sorti della Terra e della terza guerra mondiale, a dar retta ai catastrofisti del partito democratico americano e italiano e a tutta la sinistra europea che ci s-governa e gonfia le banlieues di ‘radicalizzati sul web’ e al papa nostro sempre doloroso e giaculatorio in video colle sue quotidiane geremiadi ritrasmesse da tutti i telegiornali embedded e ‘buonisti’ sempre meno ascoltati e visti perché non se ne può più del loro quotidiano gridare ‘al lupo, al lupo!’ – e da quel mo’ si sa che homo homini lupus, facciamocene una ragione.

E, in realtà, la Clinton si attacca da sé ed è una candidata indecente alla pari del Trump che addita quale diavolo spaventoso e le elezioni americane si giocheranno sul numero dei votanti e probabilmente ci stupiranno i suoi risultati poiché i sondaggi e i sondaggisti embedded giocano a dadi ultimamente e, dopo la brexit, nessun candidato con un minimo di sale in zucca dovrebbe dare per scontato alcunché; chi vivrà vedrà e il peggio non è mai morto – ripassatevi gli adagi popolari e i proverbi che qualche verità ancora che la raccontano.
It’s saturday October 22 e i nati in questo giorno, dicono gli astrologi, sono destinati a lasciare il loro segno sulla terra. Chissà che segno o che sogno infranto. That’s all, folks. Domani è un altro giorno, si vedrà.

 

90 minutes of classic black and white Warner Bros cartoons featuring Daffy Duck, Porky Pig and many more. This animation can be found in the public domain…
YOUTUBE.COM

 

Il governo del caos e i sogni di futuro

E’ tutta colpa di un libro che sto rileggendo proprio in questi giorni.
Mi spiego: il mio propendere odierno per auspicate soluzioni d’ordine e di vero governo sulla desolata e catastrofica scena globale è forse colpa di Frank J. Tipler e del suo libro ‘La fisica dell’immortalità’.
Un libro che illude i suoi lettori che il caos sia governabile in tutte le sue maledette manifestazioni e perfino le leggi fondamentali che regolano l’espansione e/o la ritrazione dell’universo possano essere governate dall’uomo, espressione massima di quella che lui chiama ‘la vita’.
Ed è talmente consolatoria quelle sua esposizione di scienziato ‘cosmologo’ e della fisica quantistica da far pensare che davvero l’umanità sia avviata sulla via di ‘magnifiche sorti e progressive’, malgrado le sciagure della presente guerra in Siria, le trentamila mail nascoste e la disastrosa azione geopolitica in qualità di ex segretario di stato e i sotterfugi vergognosi della Clinton che, malgrado ciò, si avvia a conquistare la presidenza degli Stati Uniti d’America e del mondo – e l’Imbonitore fiorentino che impazza da noi con le sue pretese ‘riforme’ e le pentole senza coperchio che riesce a rifilare con destrezza agli italiani distratti e disinformati e ‘buonisti’ per pia propensione degli animi vistosamente carenti del necessario sostegno razionale.

E l’immagine di semidei che Frank. J. Tipler costruisce intorno agli uomini e le donne del futuro capaci di governare le leggi fondamentali degli universi – di cui noi siamo i preistorici progenitori – fa a pugni con tutto quanto di caotico e informe e desolante ci consegnano le quotidiane cronache giornalistiche: di guerre e di popoli delle religioni ‘del Libro’ gli uni contro gli altri armati proprio come nel Medioevo delle Crociate e nelle ‘guerre dei trent’anni’ di cui narrano gli storici.

E cadono le braccia, ogni mattina che Dio manda in terra, al pensiero di essere costretti a vivere in questo presente preistorico che ci nasconde gli orizzonti di quel futuro magnifico e ‘divino’ di cui parla il libro di Tipler. E scuotiamo la testa increduli delle resurrezioni da lui evocate e dette credibili e predicibili e ottenibili concretamente per via di scienza e conoscenza – mica ubbie religiose e leggende di tombe scoperchiate e sedicenti profeti levitanti e i suoi apostoli avviati per le vie d’Europa a predicare ‘la lieta novella’ che tanti morti e disastri ha provocato nel suo feroce affermarsi e imperare contro gli opposti credi.

Non desta meraviglia, per tutto ciò esposto, che il mio animo di oggi veda di buon grado l’aprirsi di un orizzonte di futuro all’insegna di ‘legge e ordine’ e di autorevole governo del caos che ci affanna e il ritorno delle menti degli uomini e delle donne ai buoni e sani insegnamenti dei nonni che ci recitavano gli adagi ragionevoli e sensati de ‘ogni cosa al suo posto’ e ‘tempo al tempo’ che abbiamo dimenticato a favore delle disastrose libertà universali che non sappiamo governare – come Faust gli spiriti furiosi che esso stesso aveva liberato.

foto di Enaz Ocnarf.

Guerra-en-Siria

Quella fede che non si discute

 

Il direttore del giornale ‘Avvenire’ – giornale dei vescovi – aveva la voce grave e luttuosa, stamattina, nel leggere la sua rassegna-stampa quasi interamente incentrata sui migranti e le guerre e l’assedio di Aleppo e la nascita del duemilionesimo abitante palestinese di Gaza – uno dei peggiori ‘slum’ del nostro mondo caotico e privo di ogni criterio ordinatore e regolatore e il luogo da cui partono gli attacchi e gli attentati contro i cittadini di Israele.
Una voce naturalmente curiale quella di Tarquini – e non sorprende date le quotidiane frequentazioni vaticane legate al suo ruolo – e intrisa di quel buonismo tutto compreso di sé che pretende di rimproverare il resto del mondo per la cattiveria del suo essere incapace di accoglienza universale e di trovare le giuste soluzioni (ce ne sono?) ai drammi della guerra e della fame e del sovraffollamento di alcune regioni del mondo.
Ed era così convinta, quella sua voce, di essere nel giusto, da spingersi a definire ‘urtanti’ le parole del giornalista di ‘Libero’ che esprimeva un diverso parere dal suo e da quello di tutti i buonisti associati e s-governanti europei che hanno riempito le maggiori città europee di milioni di disadattati e di disoccupati cronici dal cui ‘disagio sociale’ (come viene buonisticamente definito) scaturiscono i troppi casi dei ‘radicalizzati sul web’ e degli assassini seriali che preparano attentati e uccidono per le strade e nei teatri e nei supermercati e nelle ‘promenade des anglais’ i cittadini europei che hanno offerto loro pietosa e generosissima e indebita accoglienza.

E se i ‘buonisti’ e il giornale dei vescovi e il loro direttore ne hanno fatto una missione e una questione di fede, quella dell’accogliere senza limiti né ragionevoli criteri ordinativi e regolatori milioni di persone e dello stipare nelle periferie urbane gente difficilmente integrabile – perfino se di ‘seconda generazione’ -, la realtà caotica e invivibile di quelle periferie dove la polizia mette piede solo nei casi eclatanti delle emergenze-terrorismo esplode spesso, spessissimo in cronaca nera quale luogo di conflitti e di contrapposizioni insanabili di ‘umma’ e ‘sharia’ che sempre più cittadini europei chiamati alle urne dicono di non volere più tollerare a quel modo e accettare le violenze e le provocazioni di giovanotti assatanati e in foia che insultano e picchiano le donne europee poco vestite e le aggrediscono, com’è accaduto nel corso dei Capodanni di Colonia, Zurigo, Helsinki e altre città europee.

E pare che ai buonisti per fede e professione proprio non riesca di mettere insieme i due fenomeni associati – che pure le cronache giornalistiche e televisive ci scodellano ogni santo giorno – dei conflitti legati al troppo dell’immigrazione senza regole e argini e continuano a propinarci con voce grave e compresa i loro predicozzi pii su quanto dovremmo essere più buoni e accoglienti e santi nei confronti di tutti coloro che soffrono e ci assediano e attentano al nostro fragile e residuo benessere di abitanti del continente europeo.
E che questo nostro benessere sia legato a un precario equilibrio economico e sociale che, se spezzato dai numeri altissimi dell’immigrazione a cinque cifre, franerà su stesso e innescherà reazioni anche più virulente di ‘muri’ e filo spinato e instabilità politica e conflitti sociali, proprio non importa minimamente ai vescovi e al direttore del loro giornale.
La fede non si discute, neanche quando è foriera ( e quante volte lo stata nel corso della Storia, ahinoi) di immani conflitti annunciati. Ci risparmiassero almeno le voci gravi e compunte e i toni di rimprovero rivolti all’universo mondo che non condivide le loro folli passioni e missioni salvifiche.

Sogni e incubi di una notte di metà dicembre

 

Sbaglierò, ma ho l’impressione che l’effetto ‘brexit’ sia tutt’altro che concluso in Occidente.
Le elezioni americane in primis e poi, da noi, la batosta referendaria che si annuncia e che porterà gli sconquassi annunciati – e, forse, speriamo, il ritiro dalla scena politica e la meritatissima gogna del nefasto imbonitore fiorentino – potrebbero dimostrare che c’è un elettorato che, a maggioranza dei votanti, non digerisce l’andazzo delle cose del mondo quale ci hanno consegnato gli s-governanti europei e americani dell’ultimo decennio a guida sinistra e sedicente democratica.

E, se io fossi al posto di Trump, nel corso dei dibattiti televisivi e nei comizi continuerei a battere il ferro caldo, caldissimo, dell’esplodere del terrorismo globale a guida islamista-radicale e la cattiva politica di una immigrazione fuori controllo e foriera di altri e maggiori conflitti futuri sul suolo europeo e americano, ma sopratutto sull’abbaglio dei vertici dell’Amministrazione Obama e di quella che l’ha preceduta di credere che suscitare il vespaio della campagna di ‘democratizzazione’ dei paesi arabi della cintura mediterranea (Siria e Libia in aperta guerra civile e l’Egitto pacificato a fatica dall’attuale dittatore) fosse la panacea di tutti i mali e l’avvio di un’era nuova di convivenza pacifica globale – e stiamo assistendo, invece, allo scatenamento di tutti i venti tempestosi di guerre e terrorismi assassini e migrazioni barbariche a milioni che stanno cambiando il volto del nostro vivere civile e ci costringono a vite blindate e nell’attesa angosciosa di cosa potrebbe capitare ad ognuno di noi mentre facciamo la spesa in un supermercato o ascoltiamo un concerto o passeggiamo tranquilli in un giorno di festa lungo la promenade des anglais a Nizza.

E non c’è da sorprendersi se la reazione al caos massimo del mondo quale si è scatenato dalla guerra in Iraq in poi e seguìto dal procurato omicidio di Gheddafi in Libia – che ha aperto la bocca dell’inferno delle migrazioni, a centinaia di migliaia, di africani e consentito all’orrendo mercato di morte degli ‘scafisti’ assassini -, non c’è da sorprendersi, dicevo, se le reazioni ‘di pancia’ dell’elettorato europeo castigano la Merkel oggi e ieri il Cameron della ‘brexit’ e domani, chissà, speriamo, l’arrogante e inconcludente imbonitore fiorentino che oggi dovrà vedersela con Bersani e la sua opposizione interna.

E non escudo che perfino i sondaggi americani che danno la vergognosa Clinton (quella delle trentamila mail della sua disastrosa segreteria di stato occultate e cancellate, chiedetevi il perché) in schiacciante superiorità nei sondaggi venga fortemente ridimensionata nelle urne di novembre – e si ripeta quello che è avvenuto in Gran Bretagna: la rivolta di un elettorato che ha disdegnato e disprezzato i pareri e gli allarmi dei giornalisti soloni e proni ai voleri dei presenti s-governanti del caos del mondo.
Chi vivrà vedrà. Ci si risente a metà dicembre per fare il punto della situazione.

 La disastrosa gestione della segreteria di stato della Clinton.http://redstatewatcher.com/article.asp?id=32072

Dello scrivere qualcosa

 

Scrivi qualcosa, ti chiedono ogni giorno i redattori di facebook che ci tengono al buon funzionamento delle nostre sinapsi neuronali. E, per la verità, il mondo in cui viviamo offre occasioni di riflessione a iosa, – minimaliste o di grande respiro filosofico e politico.
Avete mai pensato al fatto che le nostre cellule si rinnovano in modo talmente veloce che dire ‘noi’ o ‘io’ è una vera e propria ‘sostituzione di persona’: un reato da codice penale?
Ma c’è la memoria, dire te voi, quella ci salva e riunisce nel ricordo tutti i cambiamenti e costruisce un ‘super io’ (un ‘super noi’) fatto di tutti i momenti diversi e le diverse emozioni che ci hanno costruito e che costruiscono la storia delle nostre vite. Ah beh, si beh.

Devo ri-cominciare a chiedermi chi veramente sono – dal momento che la mia memoria degli eventi lontani e intermedi sbiadisce ogni giorno di più e davvero non mi riconosco in certe mie scelte e ‘se tornassi indietro’….
Ecco, ho scritto qualcosa. Contenti, redattori di facebook?
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
Chi siamo, da dove veniamo – Paul Gauguin.
foto di Enaz Ocnarf.