Archivio mensile:maggio 2016

L’architettura che non salva il mondo

L’architettura, come l’Arte, salverà il mondo? E’ lecito dubitarne, dal momento che il mondo è stato distrutto da due guerre mondiali e un intero paese, la Siria, è affondato nel suo Medioevo islamico di guerre e sette religiose e tribali – e perfino le meravigliose rovine dell’antico (Palmira e altri siti archeologici) sono incorse nelle distruzioni a botte di esplosivo da parte di fanatici islamisti rincoglioniti provenienti perfino dalle famigerate ‘banlieues’ islamiche delle maggiori metropoli europee.

Il mondo non verrà salvato dall’Architettura e dagli architetti (che solo l’altro ieri erano detti, in un famoso libro, ‘maledetti’), però ci ri-provano a incantarci coi loro progetti spesso un tantino astratti e cervellotici, ma suggestivi e affascinanti.
E pazienza se molti padiglioni, la Germania in testa, hanno dedicato l’intero spazio e le tesi e gli elaborati al dramma degli immigrati che ci assediano e che il nostro mondo, ahinoi, lo stanno cambiando davvero – e non in meglio, ad ascoltare le cronache dai quartieri dove la polizia teme di mettere piede e solo i clamorosi attentati e le centinaia di morti innocenti la obbligano a fare i ‘blitz’ delle teste di cuoio per scovare i terroristi-serpi in seno ivi annidati e che trovano solidarietà e protezione nelle ‘enclaves’ immigratorie a maggioranza islamica.

E, scorrendo lungo e dentro i padiglioni uno via l’altro, ho conferma che i nostri ospiti immigrati si affollano nelle metropoli e snobbano i piccoli centri, per le ovvie ragioni delle opportunità che vi si offrono e gli apparentamenti familiari e i riconoscimenti dei valori religiosi di provenienza – che è quanto dire che di integrazione quale panacea del presente malessere europeo in crisi immigratoria esplosiva è ridicolo parlare e la tendenza del melting pot globale è quella del proliferare tribale in ambito urbano e metropolitano e del covare degli atavici conflitti sotto la cenere, estote parati.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Del gridare ‘Al lupo, al lupo!’

Scampato pericolo. Così titolano, con piccole variazioni sul tema, quasi tutti i giornali che hanno gridato compulsivamente ‘Al lupo! Al lupo!’ fino all’ultimo giorno prima delle elezioni austriache.
E una tale pressione e allarme di stampa e televisioni embedded, è noto, funziona e scatena la reazione dell’accorrere dei compaesani allarmati colle forche (il voto postale, fuori di metafora).
Ma del lupo, in realtà, non c’è mai stata traccia e quando ci riproveranno, nel giro elettorale prossimo venturo, nessuno o pochi di quei ‘salvatori della patria europea’ – come si fregiano gongolanti – nessuno o pochi compaesani colle forche si ripresenterà all’appello e salverà dal tracollo i partiti tradizionali già bocciati sonoramente al primo turno.

Nessun lupo fascista o di ‘estrema destra’ c’è in Austria, bensì persone assennate che esprimono precise posizioni politiche e che danno rappresentanza politica a tutti coloro che ritengono fallimentari le non-politiche immigratorie degli attuali s-governanti europei, nessuno escluso.

E, se si fosse fatto prima quello che si fa ora: di cancellare la vergogna del campo-profughi di Idomeni e quello della ‘giungla’ di Calais e di attrezzare e far funzionare con la necessaria efficacia e severità gli ‘hotspot’ – colle identificazioni e gli esami rapidi di ammissione e/o respingimento per i troppi ‘richiedenti asilo’ non aventi diritto, molto probabilmente non avremmo avuto un ‘caso Austria’ e ‘frontiere chiuse al Brennero’ e Hofer, il preteso lupo, navigherebbe in acque elettorali più pacifiche e non avrebbe travolto i vecchi partiti incapaci di offrire adeguata rappresentanza politica ai loro disaffezionati elettori.

http://www.internazionale.it/…/09/16/che-cosa-sono-gli-hots…

http://www.quotidiano.net/foto/migranti-idomeni-1.2090632

Si tratta di centri già esistenti e attrezzati per identificare i migranti, che saranno ampliati e in cui opereranno autorità internazionali che affiancheranno quelle italiane.
INTERNAZIONALE.IT

 

Solitudini e frontiere

La buona notizia è che i varchi di confine tra Italia e Slovenia sono ancora aperti e ‘Schengen’ – e si transita di là e di qua del crinale delle colline fitte di verzure e fiori senza problemi e i nomi slavi dei paesuoli arroccati nelle loro solitudini collinari si alternano a quelli italiani come accade nel Tirolo italiano, per ora.

E la domanda che mi pongo, vagando di cocuzzolo in cocuzzolo e di macchia di case in macchia di case e chiesuole aperte solo le domeniche per la funzione come diavolo si viva in quelle case e solitudini e i vicini di casa li conti sulle dita di due mani. Ma d’estate no, d’estate è un via via di tedeschi e italiani in gita e queste strade sono meta ambita di ‘mountain bikers’ e affanni respiratori nelle ascese dei pomeriggi affocati, ma che goduria le discese senza freni e il vento caldo che ti scompiglia le chiome.

E anche Izola e Piran sono cittadine di solitudini annoiate e intollerabili, in queste giornate di maggio piovoso che preludono al caldo estivo e all’esplosione di presenze turistiche de ‘tutti al mare’ (a mostrar le chiappe chiare). E la domanda, nel vedere due bimbi accucciati che giocano in silenzio e rade parole, torna prepotente: ‘Come si elaborano queste solitudini, che già ai primi freddi di ottobre le respiri e ti agghiacciano e neanche la coltivazione degli orti basta a riempirle o la costante cura edilizia delle case che maggio infiora di rose di ogni colore?’

Le grandi città hanno gli immensi problemi del ‘troppo che stroppia’, ma, per gli studiosi, sembra siano l’inevitabile proiezione del futuro dell’umanità degli 11 miliardi di individui che, si prevede, faranno scoppiare il pianeta a ridosso de 2060 – e le migrazioni a cinque cifre sembrano confermare la tendenza già in questi anni di affanno economico e crisi globale.
L’accoglienza diffusa nei paesini non funziona, chi ci viene confinato presto scappa nella giungla urbana che sembra offrire mille possibilità e relazioni, seppure agli angoli delle nostre strade si moltiplicano/heranno i giovani neri mendichi – e ancora ricordiamo le vane predicazioni di Ghandi, che batteva a tappeto le immense metropoli della miseria di allora – Calcutta, Nuova Dehli, Mumbai – e invano sollecitava quei miseri a tornare all’economia dei villaggi, dove un pugno di riso ti sfamava e non si moriva di stenti.

Questo è quel mondo e il suo sviluppo caotico, chi vivrà vedrà.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Riflessioni di ieri – Il giardiniere ostinato

Ho scoperto, con mio sommo sgomento, che l’attività di giardiniere è ‘di destra’. Tutto quel potare e tagliar via ‘ciò che risulta eccessivo’ (G. Celaya) ed eliminare le piante parassite e il regolare la prodigiosa crescita del convolvolo a favore del gelsomino in fiore e la guerra contro il formicare incessante di migliaia di formiche – che cento ne stermini ed altrettante si ripresentano all’appuntamento il giorno dopo provenienti da chissà dove, chissà dove.

E il combattere tutti i santi giorni i voraci afidi che si mangiano le tenere foglie appena apparse e l’accostargli le coccinelle (anch’esse di destra, autentiche formazioni paramilitari in divisa a pois) che se li mangiano di gusto e disinfestano in modo ecologico – tutto questo è maledettamente ‘di destra’ e legato a un’idea di ‘ordine’, di ‘selezione della razza’, di volontà di opporre un’idea regolatrice al dilagare del Caos. Che dalla sua ha l’arma di distruzione di massa della proliferazione incessante e il vento e gli uccelli che trasportano i semi da ogni dove – e ti ritrovi stranissime piante nei vasi germogliate chissà come, e le osservi crescere curioso fino al momento in cui decidi di estirparle ‘perché non danno frutto’, come suggerisce un apologo citato nei Vangeli.

E sarà di destra quella predicazione di Ghandi che, visitando gli slums di Calcutta e Bombay osannato dai suoi poveri, suggeriva loro – vanamente – di tornare ai villaggi dove vige la frugalità contadina e un piatto di riso lo rimedi ogni giorno – mentre in quegli slums orribili a vedersi si consumava violenza e criminalità assassina e nessuno si prendeva cura dei troppi miseri che morivano di fame per strada?

E, per tornare ai giardini (e alle rose che venivano amorosamente coltivate dagli aguzzini dei campi di concentramento, come si scoprì a Norimberga), sarà di destra anche l’ammirazione che proviamo per i giardini di Versailles e le altre regge europee che abbiamo visitato? Non sarà che tutto quell’ordine e le geometrie dell’arte topiaria e le fontane e le ninfe statuarie e gli Ercoli muscolosi e i putti al centro delle vasche nascondano un’idea di maledetto ordine avverso al proliferare del Caos?

‘Ho coltivato l’idea della perfezione’, confidava di recente un Eugenio Scalfari disilluso e reso saggio dall’età, ‘ma mi sono dovuto arrendere al Caos trionfante e imperante.’
Anche i più lungimiranti semidei del pensiero ordinativo depongono le armi, ahinoi.

Che ne sarà di questa nostra Europa che ha saputo riordinare le sue città oppresse dalle macerie della guerra totale e si era brevemente illusa di andare incontro alle ‘magnifiche sorti e progressive’ di uno sviluppo economico ininterrotto e di governare al meglio il suo futuro? Saprà ritrovare se stessa e la sua Gioia, cantata a gole spiegate nell’inno di Schiller, anche nel disordine imperante e incessante delle sue frontiere di terra e di mare?

Questioni morali dimenticate

E, invece del can can intonato dai giornalisti renziani ‘embedded’ e i cori stonati pre-elettorali su Pizzarotti and company contrapposti al ‘blog di Grillo’ bisognerebbe concentrarsi sulla ‘questione morale’ che ci affanna da millenni e sul suo pesantissimo contrappasso evangelico: ‘Se anche i gay vanno in Paradiso.’
Questione serissima e piaga aperta, dopo che il machiavellico Imbonitore-nostro-nazionale ha affermato, senza fare una piega, che Lui ha giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo.
Bestemmia spaventosa per un cattolico in politica perché, da sempre, dal divorzio all’aborto e, buone ultime, le peccaminosissime ‘unioni civili’, prima viene la testimonianza morale dall’Aldilà, poi segue l’intendenza civile sempre rispettosa di quell’Autorevole Verbo, – la Democrazia Cristiana è ancora sullo sfondo a monito e rimprovero delle future generazioni.

Si, perché, dopo la vexata questio della comunione da concedere o no ai separati/divorziati è di estremo interesse anche questo fatto: del funerale religioso e le benedizioni annesse e le promesse di paradiso da concedere, oppure no, in pubblica messa a coloro che, fino a pochi decenni fa, erano indicati quali abitanti di Sodoma e Gomorra e degni del fuoco della Geenna e, oggi, invece, il nostro Francesco si chiede ingenuamente: ‘Chi sono io per giudicare.’ Azzardo: il Papa?

Tu vedi i passaggi caotici e terribilmente contraddittori della Storia che si mangia le antiche scomuniche, i ‘non possumus’ e gli anatemi e le messe al bando e le sepolture in terra sconsacrata e tutto il resto di una odierna predicazione irreligiosa che si vende la misericordia un tanto al chilo nel corso dell’ennesimo Giubileo perché fa tanto ‘audience’ mediatica – e a Giosafatte saran caxxi nostri e speriamo che i giudici di laggiù condividano l’andazzo perdonistico e assolutorio dei presenti conduttori.
Amen e così sia.

foto di Enaz Ocnarf.

Rosae rosarum rosis

Rosae, rosarum, rosis.

E sarà per effetto dell’imitazione degli artisti della ‘Land Art’ – tutto si imita in natura e cultura – che fotografo ogni terzo giorno il mio balcone fiorito dove pioggia e vento e le temperature ballerine di questi giorni creano i capolavori di crescita e formazione di nuove foglie e boccioli – e le prime rose madide di gocce di pioggia sono tutte aperte e si offrono alla fame degli insetti com’è nella loro natura e storia fin dalla Creazione del Mondo:

‘Mignonne, allons voir si la rose
Qui ce matin avoit desclose
Sa robe de pourpre au Soleil,
A point perdu ceste vesprée
Les plis de sa robe pourprée,
Et son teint au vostre pareil.

E ogni immagine del mondo che muta è misura del Tempo che inevitabilmente trascorre e tutto segna nel suo passaggio nelle nostre vite fino all’ultima immagine di una rosa pietosamente deposta sulla tomba di chi ci fu caro – e il suo ciclo di vita individuale si è perso nell’ armonia mundi che comprende anche ‘nostra sorella morte corporale’ di quel Francesco che fu il primo degli artisti della ‘Land Art’ e fraternizzava coi lupi e gli uccelli e le fronde della fresca verzura del suo eremo umbro.

‘… e l’uomo e le sue tombe
e l’estreme sembianze e le reliquie
della terra e del ciel traveste il tempo. ‘

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Quelle madri sempre incinte

Sono come gli eserciti in guerra. Una immensa distesa ai piedi delle colline di Gaugamela e l’abituale, abissale divario tra le formiche in armi dei Persiani e le ‘truppe d’assalto’ dei militi di Alessandro – che maneggiavano le sarisse meglio di come i saltatori olimpionici usano le loro aste flessibili.
E, certe mattine, anch’io mi sento un milite accerchiato dalle mille formiche dei nemici che più ne abbatti e li calpesti più ne insorgono da tutti i lati, non si sa da dove – e quale nascosto inferno-formicaio le vomiti a migliaia di fuori. E provo a immaginarmi la rappresentazione che si fanno di me quegli imenotteri che hanno lontane parentele cretacee con le vespe: come vedono coi loro occhi sporgenti quel gigante assassino che le sovrasta e che, come il gigantesco Golia delle truppe persiane che fronteggiavano gli eroi delle Termopili, dieci ne smembra ma altre cento gli si affollano ai piedi pronte al martirio, secondo la logica dei kamikaze e forti dei loro numeri immensi e del genetico ‘tutte per una, una per tutte’ di filiazione antropica, sospetto.

E la battaglia volge quasi sempre a loro favore e, da ultimo, è giocoforza ricorrere al gas sarin dei comuni insetticidi in vendita nei negozi di ferramenta e solo dopo mezz’ora di sterminio chimico il campo di battaglia si presenta come un’arida distesa di morti e feriti agonizzanti, come ben si descrive in ‘Guerra e pace’.

Si lo so che qualche ‘animalista’ leggerà con vivo orrore queste mie righe e mi riterrà la reincarnazione di Nabucodonosor o, peggio, di Colui-che sempre-ritorna: il genio del Male quale lo rappresentano gli sceneggiatori del bel film ‘Lui è tornato’ – e sospetto che, in gioventù, quegli autori abbiano preso parte attiva e distruttiva a qualche ‘Centro sociale’, i cui membri si dicono sinceri democratici e antifascisti, ma quando gli annunciano che un Salvini qualsiasi o un militante di Casa Pound prenderà la parola in un qualche auditorium italico inscenano gazzarre e piazzate e scontri con la polizia degni di miglior causa e vorrebbero zittirli, i loro antagonisti, e cancellarli dalla faccia della terra (i più esagitati) e assaltano le librerie e bruciano i libri autobiografici che, se letti, farebbero perdere il sei per cento dell’elettorato di riferimento ai loro autori.

Questo è quel mondo e tocca sopportare che degli esimi imbecilli che si riferiscono all’area dei centri sociali e sono detti ‘gli antagonisti’ scrivano, impuniti, sui muri della più bella città del mondo: ‘Devastazione e saccheggio.’ e ‘Fuoco alle carceri’ e ‘Acab’ – l’acronimo che afferma che tutti i poliziotti sono ‘bastards’.

Della serie: Le madri degli imbecilli sono sempre incinte.’, mannaggia.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.