Archivio mensile:aprile 2016

I sogni e il senso della vita

 

‘Vogliamo le nostre vite piene di senso e di sogni’, gridano i giovani ‘casseurs’ anti job act per le strade di Parigi, ma, forse, si accontenterebbero di un lavoro a tempo determinato e poter accendere un mutuo e cominciare a vivere fuori dalle mura della casa paterna/materna. I sogni, direbbe Shakespeare, sono fuochi fatui e basta l’aria e la luce del mattino a spegnerli.

E’ una cosa che ti agghiaccia dentro questa apparente impossibilità della società del terzo millennio di controllare la sua entropia – che non rimane ad un livello invariato, come prevedono certe leggi della fisica per taluni sistemi, bensì è aumentata in modo esponenziale da quando è stata introdotta nella fragile società europea la variante ‘immigrazione a grandissimi numeri’ – sottospecie della nefasta e infernale ‘globalizzazione’.

E nel calderone infernale dell’entropia che aumenta e ci affanna e ci angoscia agisce quel lievito strano e diabolico che chiamiamo ‘buonismo’ – ed è l’attitudine del genere umano a commuoversi e agire d’impulso sotto la spinta dell’emozione piuttosto che della fredda ragione. Un lievito che potrebbe essere una risorsa, se dosato e usato a spizzichi e spolveri nei giusti impasti, ma è condanna al dramma sociale e alla tragedia, se lasciamo crescere a dismisura le banlieues parigine dove ristagna il disagio sociale degli immigrati che si ‘radicalizzano sul web’ e trascuriamo gli equilibri sociali che si rompono e non si ricompongono bensì esplodono in sempre più clamorosi rifiuti.

E, ieri, si sono confrontati i due ministri degli interni austriaco e italiano e chi dei due abbia convinto l’altro dell’insensatezza delle sue posizioni non è dato sapere, ma sappiamo che siamo stati messi sotto tutela e che l’austriaco ha ottenuto di poter visionare le cifre dei nuovi arrivi – e regolare, di conseguenza, la chiusura della cerniera austriaca del Brennero.

E i buonisti nostrani si mettono le mani nei capelli, loro che credevano di poter coinvolgere l’Europa intera nel loro folle, grandioso progetto no-borders di: ‘Accogliamoli tutti, misericordia lo vuole!’ – e si ritrovano immersi nella palude stigia di frontiere chiuse e: ‘Teneteveli, che noi del Nord l’entropia sociale vogliamo controllarla e governarla, ce l’ha appena detto l’elettorato a gran voce e noi l’elettorato lo rispettiamo.’

Aggiornamenti a breve sempre su questo schermo.

 

Quatrième journée de mobilisation contre le projet de réforme El Khomri. Hollande dit que «ça va mieux», le chômage baisse. Les manifestants ne croient pas aux chiffres,…
LIBERATION.FR

 

S.p.q.r (Sono penosi questi renziani)

 

Volano parole grosse sulla questione ‘Brennero’ e sulle reti di contenimento alla frontiera e i controlli di polizia anti intrusione e immigrazione clandestina.
Il nostro ministro dell’Interno, l’ineffabile Angelino, si lascia prendere la mano dal ruolo e dice che incontrerà il suo omologo austriaco e lo convincerà dell’insensatezza delle posizioni sue e del governo austriaco. Avete letto bene: ‘Gli faremo capire l’insensatezza delle loro posizioni.’
Una frase uscita dalla chiostra dei denti prima del contatto mattutino della lingua con il cervello e roba da ‘ritiro dell’ambasciatore’.
Provate voi, nel corso di un confronto professionale, a dare dell’insensato a un vostro qualsiasi interlocutore, – che so, al professore di matematica se siete quella di italiano e storia, o al caporeparto dell’azienda in cui lavorate – e ditemi poi che reazione ne è seguita.

E, quanto a ‘insensatezza’ e rottura delle regole europee concordate, il pulpito italiano e renzian-alfaniano è davvero l’ultimo dal quale lanciare una credibile e convincente accusa ai nostri vicini di frontiera – dati i decenni di nessuna politica immigratoria degna di questo nome da parte italiana e gli immigrati che raccoglievamo pietosamente a mare lasciati filtrare a decine di migliaia oltre Ventimiglia (a dar vita alla ‘giungla’ di Calais) e di là di ogni frontiera-Schengen senza effettuare i doverosi riconoscimenti che l’Europa ci chiedeva ogni secondo giorno – e il nostro governo faceva orecchie da mercante e se ne stra fregava degli obblighi di allestire gli ‘hotspot’ e di rimpatriare immediatamente i ‘non aventi diritto’.

Una non-politica di marca renziana che ha partorito, colla sua dissennatezza protratta negli anni, le frontiere chiuse, una dopo l’altra, – e perfino la Merkel ci ha mandato a dire che, se non riusciremo a contenere e a gestire al meglio le centinaia di migliaia di arrivi previsti sulle nostre coste nel corso dell’estate, la frontiera del Brennero si chiuderà come una cerniera e i campi-profughi saranno tutti nostri. Grecia-Italia, una faccia una razza.

Ed è davvero penoso vedere e ascoltare gli alfieri di una accoglienza senza limiti e freni e argini, – la Boldrini, Renzi e tutta la coorte del pd riunita nei palazzi istituzionali della non politica – che si strappano le vesti per l’inevitabile reazione di rigetto di un elettorato europeo cieco e sordo alle pie argomentazioni di una testimonianza di fede compassionevole spacciata per ragionevole politica di accoglienza.

I numeri dei migranti in crescita esponenziale e i costi economici relativi che ci affannano e producono i dolorosi tagli al nostro welfare davvero non hanno molto che fare con l’insano proposito renzian-boldriniano di riempire la buchetta dell’Europa, tuttora in crisi economica globale, col mare magno dei pur umanissimi bisogni di mezza Africa e di mezzo Medio-Oriente che premono clamorosamente alle nostre porte.

Urge un ‘piano di fattibilità’ e una ‘valutazione di impatto sociale’ che tenga anche conto di quanto è avvenuto a Parigi il 13 novembre e nel Belgio del quartiere musulmano di Moellenbeck, dove trovavano covi e coperture i terroristi assassini.

La polizia austriaca: controlli in strada e sui treni già in territorio altoatesino. La recinzione sarà alta 4 metri e lunga 370. La vecchia dogana tornerà in funzione
LASTAMPA.IT

 

Eterni ritorni

 

Il film parte da una resurrezione – improbabile, come tutte le resurrezioni, a partire dalla Prima, non documentata, ma che, miracolosamente, tuttora sorregge l’elefantiaco e assai discusso apparato della Curia e della Chiesa romana e apostolica.
Avvolto dai fumi infernali, in prima scena, torna Lui, caro lei, il genio del Male Assoluto, l’Ordinatore crudele di tutte le ‘contraddizioni in seno ai popoli’, a partire da quello ebraico, – chissà come e perché indicato come agnello sacrificale da offrirsi alle divinità del Valalla della razza ariana lanciata alla conquista del pianeta Terra e oltre.

Una tesi ardita, quella della sceneggiatura, e un film a tesi che però tiene la narrazione cinematografica e satirica fino alla fine, pur sbattendo, come le biglie impazzite di un bigliardo sotto l’effetto di una magnitudo 8 sussultoria, contro il legno dei lati e degli angoli e dà allo spettatore l’effetto straniante che si ha coi film di Michel Moore: un po demenziali e spruzzati dall’abbondante prezzemolo della denuncia sociale catastrofista che non va da nessuna parte, ma, almeno, non va a sbattere cinematograficamente annoiando l’incostante spettatore.

Perciò vi raccomando di andarlo a vedere, un tale film di denuncia sociale esilarante e satirico, sia che apparteniate al coro dei laudatores di Lui, che invocate l’Eterno Ritorno e vi lamentate dell’inferno presente in cui viviamo immersi e della tragedia della coabitazione forzata tra popoli diversi e l’un verso l’altro armati e ‘radicalizzati sul web’, sia che siate buoni, buonissimi e perfino buonisti e abbiate in mente le ‘magnifiche sorti e progressive’ e un paradiso in terra privo di rabbiose frontiere chiuse – e i popoli diversi affluenti a milioni affratellati in un sempiterno abbraccio di felicissima coabitazione europea e i serali brindisi collo sprizz in mano perfino coi musulmani di Moellenbeck – loro solo acqua minerale, naturalmente; tenete sempre a mente il ‘politicamente corretto’ e guai a sgarrare, ne va della vita.

Scherzi a parte, il film è bello, costantemente tenuto in vita dalla tensione satirica che: ‘E’ Lui o non è Lui?’ con tutte le gags che ne conseguono e sono ben rappresentate e descritte, ma con quel peccato originale della tesi resurrezionista che fa capolino, vedo non vedo.
E il regista e lo sceneggiatore la fanno riapparire impavidi nel finale tetragono e cupo e che dissolve il divertimento della satira fin lì brillantemente elaborata in un fuoco ridicolo da ‘Notte dei lunghi coltelli’ e/o ‘rogo dei libri’ o le stelle di Davide stampate sulle vetrine dei negozi ebraici e cucite sui vestiti, attualizzate nelle immagini delle odierne manifestazioni, episodiche e folcloristiche e di ‘quattro gatti’, dei ‘neonazi’ tedeschi, ma inclusi i cittadini scontenti della politica immigratoria della Merkel riuniti nei comitati dei ‘Pegida’ – che niente hanno a che fare coi neonazi, ma ‘tutto fa brodo’ per i sostenitori dei ‘no borders’ e la varia e vasta congrega dei buonisti europei tanto, tanto accoglienti e con la fede nella mescolanza universale quale panacea post moderna di tutti i mali del mondo.

Un film a tesi che avrebbe urgente bisogno dell’antitesi di un bagno nella realtà, – ben più complessa e, certo, non riducibile alle improbabili resurrezioni naziste: tesi sposata spavaldamente dagli sceneggiatori e dal regista – e magari di una credibile sintesi che ci aiuti a predire cosa veramente avverrà nel crogiolo caotico di contraddizioni e opposizioni della inquieta società europea di inizio millennio, lasciando perdere le inutili e stupide provocazioni che non portano da nessuna parte.

 

Lui è tornato recensione adattamento best seller che ipotizza ritorno Adolf Hitler Berlino contemporanea Oliver Masucci David Wnendt
COMINGSOON.IT

 

Di infiammazioni e distinzioni

 

Appartengo alla generazione degli Infiammati – che viene da ‘fiamma’ e quindi passione e fuoco di partecipazione e fazione politica e i nefasti furori conseguenti. Peccati di gioventù che l’età senile tempera e riscatta con le riflessioni pacate e con più larga inseminazione di ‘ragione’ che fronteggia il ‘sentimento’ ormai lontano negli anni.
Gridavamo nei cortei, ‘Il 25 Aprile è nata una p……. e l’hanno nominata Democrazia Cristiana’ e avevamo torto, oggi lo so, perché tutto il malaffare e il mal agire pubblico e lo s-governo e gli scandali e le ruberie che hanno distrutto quel pachiderma politico (e, oggi, il suo erede Forza Italia: grandioso esempio della ‘Storia che si ripete in farsa’) non giustificavano un’invettiva così rabbiosa e il malanimo e il furore che hanno portato, poi, agli ‘anni di piombo’ e al terrorismo delle Brigate rosse.
La Democrazia Cristiana fu anche un grande partito di popolo. Popolo moderato, è vero, – e sappiamo dalle attente letture della cronaca che si mutava in Storia quanto male abbia fatto all’Italia il ‘moderatismo’ usato come scudo politico e clava contro l’altro polo della storia d’Italia: il polo social-comunista – lungamente escluso dal potere e per questo logorato, come lo coglionava l’Andreotti-belzebù, buonanima, e affermava: ‘Il potere logora chi non ce l’ha.’

E quella pacatezza della ragione che l’età coltiva mi portava a notare, – ascoltando l’intervento di un vecchio ‘partigiano’ non pentito a ‘Primapagina’ che paragonava i fatti della Resistenza alle ‘nuove resistenze’ di oggi, id est schierarsi con gli infiammati ‘no borders’ nostrani e lanciare anatemi e frasi ingiuriose contro gli austriaci ‘fascisti’, a sentir lui, che chiudono il Brennero all’ondata di tsunami immigratoria che, per decenni, noi italiani non abbiamo saputo/voluto governare e l’abbiamo lasciata tracimare a nord delle Alpi – quella pacatezza della ragione, dicevo, mi fa notare lo ‘s-ragionamento’ e l’invettiva cretina del radio-ascoltatore che lo stesso Sansonetti, il conduttore della trasmissione, stigmatizzava e rimandava al mittente.

Perché ‘misiar ‘e verze’ della Storia è sempre un’operazione idiota e di neuroni rattrappiti nei loro angoli e nicchie encefaliche mai scopate e lavate; e dire ‘fascisti’ agli austriaci e a tutti gli altri popoli che hanno chiuso le frontiere – per le ovvie ragioni degli altissimi numeri di migranti che si muta in ‘onda di tsunami’ capace di travolgere le economie e i faticosi equilibri sociali, (come si è mostrato nelle famigerate ‘banlieues’ parigine dei ‘foreign fighters’ radicalizzati sul web’ e nel famigerato quartiere islamico di Moellenbeck che offriva covi protetti e complicità ai terroristi assassini) – è stupidaggine antica che non sa coniugare le evidenze dei fatti e le necessarie distinzioni e antepone le ruggini del sentimento antico di fazione politica alle clarità della ragione, che pure ha ispirato le sinistra giacobina delle origini – la Dea Ragione che studiavamo sui banchi di scuola.

Che il 25 aprile vi sia giorno ragionevole e sereno, oh popolo di infiammati buonisti e partigiani immaginari tuttora adusi alle vetuste e inutili invettive.

foto di Enaz Ocnarf.

A signal of hope (s.p.q.r.)

A signal of hope (s.p.q.r.)

E come dice la voce fuori campo della pubblicità della ‘serenoa repens’, alias ‘Prostamol’: ‘Non hanno più scuse’: quei 117 capi di stato e di s-governo che hanno firmato il protocollo O.n.u. sulla salvezza del pianeta e del suo clima. Emblematico è che a dirlo, in solenne cerimonia, sia il protagonista amatissimo di quella scena con commovente e aerea colonna sonora girata con una Kate Winslet splendida polena a prua del transatlantico Titanic, – simbolo catastrofico di questa nostra umanità di infami (che non lasceranno fama) che ballano insensatamente nel salone mentre la nave già affonda.

E sarà da vedere se davvero quei 117 assumeranno tutti e con regolarità il miracoloso farmaco e ci salveranno, noi 7 miliardi e passa di essere umani in crescita irrefrenabile – e le risorse del pianeta ormai consumate da mo’ a scapito delle future generazioni.

E’ lecito dubitarne – e le verifiche si faranno già solo dopo un anno: incrociando i dati statistici sulle emissioni di gas-serra e sull’aumento relativo delle temperature globali con relativo ‘scioglimento dei ghiacci del polo’, vulgo: guardatevi i prossimi documentari della Bbc su rai5 e perderete/emo ‘la speranza dell’altezza’, come capitava al Sommo Poeta incontrando una lonza, un leone e una lupa che gli impedivano il cammino di salvezza.

Chi vivrà vedrà e i ghiacci disciolti sono suoi e chissà se l’orso bianco sarà presto classificato tra le moltissime ‘specie estinte’ della meravigliosa ricchezza biologica del pianeta prima dell’avvento della razza umana allo s-governo del pianeta Terra.

‘A signal of hope’, come ha detto l’Imbonitore nostro nazionale col suo inglese un filo comico. Molto tenue, come segnale, e, certo, di improbabile realizzazione.OSCARS-BEST PICTURE

 

Scimmioni tristi e meravigliosi domani

Scimmioni tristi e meravigliosi domani

E se la primavera è, da sempre, motivo di gioia per la rinascita del verde e il tripudio di fiori nei giardini e le selve, Joseph Klibansky (chi era costui? Mille nuovi artisti crescono, mille arti fioriscono.) si incarica di dirci, nella sua mostra primaverile a palazzo Cavalli-Franchetti (24 marzo -01 maggio), che il futuro è ‘beautiful’, nientemeno! quale allegria o quale sonora presa per i fondelli, giudicate voi.
Che già lo scimmione dall’espressione seccata che figura sul manifesto e ha in bocca una carnascialesca trompette d’oro, e gli hanno piazzato in testa il cono delle esibizioni dei clowns nei circhi, dovrebbe farci propendere per la seconda – e se andate a rivederlo nella sala centrale dell’esposizione, circondato da funebri palloncini color antracite, vi gela il sangue con quella scritta antistante che dice: ‘Benvenuti nel mondo della realtà. Non c’è ascolto. Niente da applaudire, da ammirare. Nessuno che ti si fila, capito?’ Firmato: D. H. Wallace (chi era costui?).

Ma all’ingresso è una festa di riproduzioni di vita nelle principali città del mondo ricche di colori e uccellini e farfalle svolazzanti, che sembra che ‘tutto va ben, madama la marchesa’, basta trascurare i pensieri dei morti ammazzati di Parigi e Bruxelles e gli affanni del lavoro che non c’è, – ed è vero che il caotico mondo delle metropoli, fin dall’Ottocento della joie de vivre, mostra aspetti gioiosi e miseriosi, (passatemi il neologismo, che già la Crusca ha assolto il ‘petaloso’) e mostra vita e morte coniugate in un inestricabile groviglio di esistenze diversissime tra loro: dal miliardario felix all’ultimo figlio delle ‘banlieues’ parigine che si ‘radicalizza sul web’, tu vedi se era il caso di tirarseli in casa a milioni, maledizione.

E nella penultima sala, J. Klibansky ci mostra l’origine e la fine nostri sospesi in una nicchia e opposti tra loro, feti d’oro e teschi di uguale colore sospesi nel vuoto della sala e ammirati da quegli stessi che vi si riconoscono perplessi per quel monito di brevità e ‘cenere alla cenere’.

Ma il guizzo finale di due tartarughe che si accoppiano nella penombra di un ambiente tropicale, animali longevi assai, torna a mostrare il ghigno beffardo dell’artista e il suo dirci che il domani è ‘beautiful’. Si vabbè, l’abbiamo capito che la realtà dei giorni è quella che abbiamo sotto gli occhi e ci attrista per la somma di orrori contrapposta alle poche (ma vivide!) gioie.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

S.p.q.r. Sono pessimi (e perversi) questi renziani

 

Diceva, ieri, al seggio elettorale, uno degli scrutatori, che tutto questo apparato ottocentesco dei seggi nelle scuole e delle tessere da esibire e gli scrutatori da pagare per l’intera giornata o due, secondo il tipo di elezione/consultazione, potrebbe essere finalmente rottamato con l’approvazione di una legge ad hoc che instauri il ‘voto digitale’ – che già esiste ed opera in paesi migliori di questo che abitiamo.

E c’è da credere che una tale rivoluzione digitale che semplifica l’elefantiaco apparato (e ne riduce i costi) – e si vota con un semplice clic magari da casa – avrebbe fatto premio del quorum per questo e per altri referendum (quello sulla caccia, ad esempio) che restituivano all’ambiente ciò che i predatori del fossile e la lobby delle armi e dei cacciatori del nulla (perché nulla rimane ormai della varia fauna vivente nelle tristi campagne avvelenate e nei boschi silenti) – e l’Imbonitore nazionale sarebbe finalmente sotto scacco politico e ci risparmieremmo quelle sue fastidiose chiacchiere vanesie pompate in cronaca da una Rai ‘embedded’ e le spudorate menzogne iterate con pervicacia fiorentina senz’altro degna di miglior causa.

E che la nostra sarebbe stata una battaglia di pura testimonianza lo sapevamo fin da subito e tuttavia ne è valsa la pena: di varcare la soglia di quelle ottocentesche aule e guardarsi negli occhi e riconoscersi, noi che, detto con Montale, ci riconosciamo nel triste distico:’ciò che non siamo’, di quest’Italia malata e assente e stupidamente arrogante, ‘ciò che non vogliamo’.

E concedeteci un corale, liberatorio: ‘Vaffanpuffo’ digitale – diretto a tutti coloro che, consenzienti o menefreghisti, ci costringono a vivere nel paese tristo e avvilente dei pessimi renziani.

Forse sarà la musica del mare

 

Sarà perché, da troppo tempo, sto in mezzo a un guado, e di là del fiume (tra gli alberi) non so che mi aspetta e di qua non c’è più niente di nuovo e urge seppellire il passato perché siamo incalzati dall’arrogante ‘nuovo che avanza’ – e le frequenti notizie di chi se ne va della mia generazione mi inquietano non poco e mi fanno credere che non ci sarà nessuna eccezione alla regola e le Parche faranno il loro sporco lavoro anche col mio filo, maledizione!

E sarà per la notizia che ‘la terra trema’ di qua e di là del Pacifico, dal Giappone all’Ecuador, e una irrequieta zolla tettonica sotto all’oceano ci sta preparando chissà che catastrofe epocale alla quale non sapremo opporre nulla di più di un universale compianto per i morti e le distruzioni – e la dolorosa coscienza che la nostra specie, pur forte di prodigiose tecnologie e di miliardi di individui, immenso formicaio dai movimenti caotici e spesso catastrofici, è fragile e mortale, come sotto i lapilli di Pompei, come sotto le bombe che distrussero Dresda, la meravigliosa città che pagava il fio della sua follia nazionalistica e le ebbrezze e i deliri del suo Fuhrer.

O sarà per questa quieta primavera che ri-fiorisce come un prodigio di cui ci si dimentica nel corso dell’inverno e ognora stupisce e la ri-miriamo nel suo esaltarsi di foglie nuove vigorose e chiare e teneri virgulti e boccioli pieni di quell’energia vegetale di cui siamo parte creatrice (e distruttrice insieme).

Per tutto ciò, dei mattutini pensieri che prendono forma dai sogni come la statua dalla molle creta che l’artista modella sapiente, e per la coscienza che il mare è così straordinariamente profondo e pieno di meravigliosi pesci che poco osserviamo (e rispettiamo) nel loro ciclo vitale decido di vestirmi e dare forma nuova e diversa alla mia domenica di primavera e di andare a votare ‘si’ contro l’uso scriteriato che si fa delle risorse e dei fragilissimi equilibri del pianeta che ci ospita.

E chi non vota con me (con noi) peste li colga.

 

N.M.Guzzi – Siamo noi Siamo in tanti Ci nascondiamo di notte Per paura degli automobilisti Dei linotipisti Siamo i gatti neri Siamo i pessimisti Siamo i catt…
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foto di Enaz Ocnarf.

Sindaci

Ci vuole un fisico bestiale, in effetti, per fare il sindaco anche solo di Maerne, figurarsi di Roma!
E, se ha ragione il berlusconi-stracotto e maschera imbelletata di senilità vanesia, che afferma che un sindaco sta 12/14 ore in ufficio ad arrovellarsi su come rendere peggiore la vita dei suoi concittadini e scontentarli e farli incazzare, basterà pensare a ‘quando c’era Lui, caro lei’, – che la finestra del palazzo romano in cui lavorava stava accesa tutta la notte, ma era solo uno spreco di energia elettrica e l’amatissimo Dux-l’Africano ronfava serenamente nell’alcova del corridoio più avanti a sinistra o intratteneva sbuffando la sua duecentesima amante ‘giovane italiana’.

E non s’è mai vista una tale ressa a spintoni e urlacci e vaffa a denti stretti e ‘maledetti sfascisti’: tutti a voler fare il sindaco della città più disastrata d’Italia – a destra come a sinistra – e ci manca tanto il Marino, invece: marpione emerito che stava più tempo in America e in vacanza che a casa, alla facciaccia delle buche e degli scandali di Roma-capitale’ – e dava così dimostrazione che tutto funziona al solito peggio italico, che sia presente o assente il sindaco o l’assessore incaricato, che differenza può mai fare? Tanto c’è sempre il ‘city manager’ a cui dare la colpa di tutto, se la cittadinanza finalmente (e vanamente) insorge, o i ‘funzionari infedeli’ di seconda linea: capri espiatori per definizione e destino cinico e baro.

Credetemi, non è poi così difficile fare il sindaco. Lo saprei fare anch’io, col di più di non curarmi per nulla dell’elettore, una volta eletto, perchè, se davvero si vuole governare e far funzionare le civiche cose, scontentare la maggioranza dei concittadini è d’uopo e virtù civica per eccellenza – e risponderei solo alla Storia che mi direbbe Magno.

Fare il sindaco in questa Italia impantanata nel malaffare e nelle inutili grida manzoniane e nessun controllo di legalità se non a posteriori, durante gli inutili processi per corruzione subito prescritti, è davvero facile cosa. L’intendenza ti prende per mano e ti guida per le segrete stanze e gli archivi e basta qualche scazzottata verbale in Consiglio comunale con l’insipiente opposizione ogni secondo giovedì del mese e tutto va ben madama la marchesa. Con l’elettorato che ci ritroviamo che sindaco egregio volete che emerga dalle sudate urne? La classe politica è specchio della gente che va alle urne e in quello specchio appannato dal tempo è meglio evitare di rimirarsi per non perdere l’autostima.

 

Si salvi chi può e vuole

Chiusa la ‘via balcanica’ dall’accordo con la Turchia, si riapre la via del mare, come ampiamente previsto da tutti gli osservatori, e la bocca d’inferno della Libia ‘balcanizzata’ e di nessun governo alle viste e fitta di maledetti ‘mercanti di morte’ e di terrore è pronta a lanciare i suoi centomila e più tizzoni d’inferno sul Mare nostrum dell’estate, sicuri dell’efficacia del grimaldello buonista e contando sulla ‘legge del mare’ – coniata molti decenni fa per i naufragi episodici e oggi divenuta la nostra maledizione epocale e il nostro affanno di prossimi campi-profughi simili a quelli delle isole greche.

E tutto il lavoro che non abbiamo fatto, – che da decenni l’Europa continentale ci rimprovera: di non scremare i migranti affluenti e riconoscerli e schedarli e rimpatriare i non aventi diritto con decisione immediata che sia segnale di ritrovato senso della legalità repubblicana e volontà di rispetto delle leggi nazionali ed europee che regolano le accoglienze – ci viene ancora una volta rinfacciato, con ottime e precise ragioni, da quei cattivoni degli austriaci che alzano barriere ai confini (lunghe cose al Brennero, era la litania dell’estate di molti decenni fa) che non si fidano delle nostre nulle politiche immigratorie e del nostro aver disseminato l’Europa del nord di clandestini che sciamavano impuniti, grazie ai micidiali accordi di Schengen, verso la Germania e Calais, il luogo delle ruspe e dell’assalto ai camions e ai treni verso l’Inghilterra.

E quel tempo di lassismo e nessuna politica immigratoria dello s-governo di Renzi e Alfano oggi è finito e i tragici episodi della ‘via balcanica’ e l’ottusa pretesa di violare in massa le frontiere da parte di milioni di migranti economici ci consegnano all’obbligo stringente di assumerne finalmente una, di politica, e non può che essere il respingimento rapido e severo, previo accordo con i paesi di provenienza. E il solo aiuto che possiamo e dobbiamo pretendere dall’Europa è che ‘mostri la faccia feroce’ con quei paesi che si mostreranno riottosi e refrattari ai rimpatri.
Ed è giunta l’ora di imporre un ‘ordine europeo’ sopratutto in Italia, notorio paese del ‘lasciar correre’ e ‘volemose bene’, con in testa l’idea del rispetto della legalità repubblicana ed europea che deve valere per tutti: residenti ed ospiti immigrati.
Pena il nostro restare isolati, – una penisola in quarantena soggetta ai peggiori venti del mare e dell’epoca trista e catastrofica che viviamo -, a gestire da soli i mille campi-profughi che si apriranno uno dopo l’altro e saranno causa di fortissimi conflitti sociali. Chi vivrà vedrà.