Archivio mensile:febbraio 2016

La legge di Murphy

Murphy pronunciò la sua storica frase:
« Se ci sono due o più modi di fare una cosa,
e uno di questi modi può condurre a una catastrofe, allora qualcuno la farà in quel modo.»

Esultate, iubilate. Quanto è avvenuto in Senato nelle ultime ore è una bella dimostrazione della controversa ‘legge di Murphy’ e, insieme, un potentissimo rilancio del dibattito epocale su che cos’é ‘natura’ e cosa, invece ‘cultura’. Peccato che il grande Eco non si sia più tra noi, perché ci avrebbe illuminato con una delle sue sapientissime ‘bustine di Minerva’ o un aggiornamento dei suoi gustosissimi ‘Diari minimi’.

In Senato è accaduto che una legge ‘voluta dall’Europa’ (sempre lei!) e fortemente sostenuta dal variegato ‘mondo arcobaleno’ – un mondo sconosciuto ai più e che nessuna inchiesta giornalistica ci ha descritto nel dettaglio, ma che l’Imbonitore nazionale Renzi Matteo ha voluto magnificare come ‘un mondo d’Amore’ ben degno dei mitici ‘diritti’ italici – è accaduto, dicevo, che si è votata una legge della quale il principale sostenitore (essenziale alla ‘fiducia’ ma poco premiato di suo dalla natura) ha detto che: ‘ha evitato la legalizzazione di cose ‘contro natura’.
E se natura è l’unione primitiva tra un uomo e una donna (come avviene dai tempi delle caverne) che ha come risultato la nascita ‘naturale’ di un figlio, è difficile dargli torto. Ma, forse, nelle caverne allignava fin da allora anche il ‘vizietto’ di qualche reprobo imberbe che sarebbe così potentemente esploso diecimila e più anni dopo equiparandosi alle note pratiche de ‘Wilma, (o Lucy) dammi la clava!’ che costitui la ‘naturaleza’ dei rapporti cavernicoli lungo i sofferti millenni della storia dell’uomo.
E per le step-adoptions post cavernicole e tanto, tanto ‘amorevoli’ (Renzi dixit) ci penseranno i noti giudici italici che giudicheranno ‘caso per caso’ ma solo per quelli tra i reprobi che avranno sufficiente denaro per pagarsi un avvocato e avviare la causa. Fino alla Corte costituzionale, se necessario – e vedrete che sarà necessario, come quasi sempre in questo paese che dovrebbe dare la cittadinanza onoraria al grande Murphy di cui sopra. Chi vivrà vedrà e le prossime leggi saranno le sue. Tenetevi forte.

http://www.scienzaefilosofia.it/…/si…/res569822_07-musto.pdf

foto di Enaz Ocnarf.

Imbonimenti nazionali

E l’Europa é a pezzi, e i pezzi li perde per strada ed ha concesso alla Gran Bretagna una mezza ‘Brexit’, nella vana speranza di tenersela stretta: a dimostrazione disperata che l’Unione ha ancora un senso residuo malgrado le frontiere si chiudano una dopo l’altra – e l’intero ex impero austro ungarico sbertuccia Juncker e il suo fido Renzi-l’Imbonitore sull’immigrazione clandestina a sei cifre spacciata per ‘salviamo vite’ – ma è vero, invece, che l’Italia e la Grecia si avviano a diventare la cintura esterna di uno spaventoso ‘campo-profughi’ di un’Europa a due velocità e senza più Schengen e che paga la Turchia di Erdogan per fare il lavoro sporco di contenimento dei milioni di profughi alle sue frontiere.

E speriamo che cada al più presto questo s-governo di infami – unioni civili o referendum sulla riforma del Senato che sia, passando per le amministrative di primavera, perché non se ne può più delle menzogne e delle vanaglorie del principe degli imbonitori che taglia l’assistenza sanitaria agli indigeni e residenti e spaccia i tagli per ‘riordino’ e ‘razionalizzazioni’, ma, giusto ieri, andava in onda un servizio che mostrava un chirurgo denunciare che i bisturi delle economie e dei tagli sulla Sanità non incidono come dovrebbero in sala operatoria e tagliano male le ferite pregiudicando il buon esito dell’operazione chirurgica in corso.

Come dire che ‘salviamo vite’ e offriamo indebite accoglienze sulla nostra pelle e sulle ferite chirurgiche malamente incise. Papale papale. E ancora non si è acclarato come siano morte tutte quelle persone in più nel 2015 – che era dal 1943 che non si registravano decessi a quelle cifre. Vota Renzi, vota Renzi, vota Renzi.

IL BUGIARDO – L’editoriale di Marco Travaglio
Per autocelebrare il primo biennio dell’Era Renzista, il presidente del Consiglio sta infestando l’Italia di maximanifesti sui mirabolanti successi del suo governo. Fece così anche il suo padre putativo Silvio B. nell’estate ’94, dopo appena tre mesi da premier. http://www.ilfattoquotidiano.it/…/in-edicola…/2487448/

Le bandiere delle accoglienze e i trionfi di Pirro

 

Onore al merito, certamente. E, se un film è ben fatto, quale ne sia la narrazione, è giusto che venga premiato. Peccato che di ‘Fuoco ammare’ del nostro Rosi, Orso d’oro a Berlino, la nostrana congrega di pervicaci ‘buonisti’ e i loro sodali europei e internazionali ne abbiano fatto una ‘bandiera dei nostri padri’ – da riprendere su dal fango del campo di battaglia degli odiosi fatti di Colonia di Capodanno (e Hamburg e Zurigo ed Helsinki e da quello del 13 novembre di Parigi dei morti ammazzati da ‘immigrati di seconda generazione’ che aspirano a un ritorno alle origini e radici islamiche) – per sventolarla con novella fierezza e barbaro coraggio come luminoso futuro di una accoglienza che ci aspetta e che dovremo trangugiare a forza perché, secondo costoro, gli ineffabili intellettuali buonisti, questo è l’inevitabile corso della gloriosa Storia dell’Uomo – paragonabile ai diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, alla lotta per i diritti civili dei neri americani de ‘I have a dream’ e, buona ultima sul proscenio della cronaca, ‘la proprietà è un furto’ dei nostri ‘no borders’ dei centri sociali.
Ed ecco Laura Lega (un nome, una stridentissima contraddizione) prefetto di Treviso che fa la faccia truce e ferocissima verso i sindaci riottosi e si incarica di dirci che, per l’accoglimento dei migranti che i Comuni (e i loro cittadini) non vogliono accogliere, si ricorrerà al sequestro delle seconde case – provvedimento odioso e folle che ci ricorda le scene delle occupazioni dei palazzi degli aristocratici, lette e viste nel bel libro/film ‘Il dottor Zivago’, da parte delle orde proletarie lanciate dal Partito alla conquista dell’ordine nuovo social-comunista che, cinquant’anni più tardi, si squaglierà come neve al sole del capitalismo trionfante e il muro di Berlino a pezzi e il disordine universale della Crisi Globale di bel nuovo in evidenza colle presenti macerie e follie.

Benvenuti nel mondo delle maledette increspature delle onde gravitazionali che predicono il tempo della Storia circolare e il sempiterno ritorno in cronaca delle infiammazioni neuroniche degli inguaribili buonisti/comunisti refrattarie ad ogni antibiotico di nuova e futura generazione.

E, per compensare i guasti di questa risorgenza buonista e di questa loro lacera bandiera dell’accoglienza che ci affanna e prefigura i disastri prossimi venturi e i disordini sociali che verranno bisognerebbe fare un altro film, raccontato altrettanto bene e da un bravo regista, che mostri il ‘dopo’ dell’accoglienza dei grandissimi numeri e folli per le strade e le piazze e le stazioni ferroviarie del Belpaese e di là delle sue frontiere-colabrodo.

Mostrare le bidonvilles che si sono create a Calais e a Dunquerque – spazzate dalle ruspe della polizia, ma che sempre risorgono perché i clandestini sono un esercito con abbondanti rincalzi e riserve sempre fresche che vengono dalle nostre coste e da quelle greche – e mostrare i numeri degli incarcerati nella patrie prigioni con provenienze africane e mediorientali, e il mendicismo diffuso dei neri per le strade delle città e i loro commerci illegali poco o niente contrastati dalle forze dell’ordine, e i fogli di via inevasi e i reati impuniti – e tutto il resto del disagio sociale e della invivibilità sociale che si denuncia, ma viene schermata pudicamente dai buonisti e/o negata dai giornalisti ‘embedded’ con faccia di tolla davvero degna di miglior causa. Chi vivrà vedrà e i guasti sono in cronaca e i disastri sociali futuri largamente e da molti lustri annunciati.

Però il film è bello – e magari vi sentirete tanto buoni, in finale di proiezione, chissà. Facciamo una ola e un corale applauso alle anime belle e al loro lieto convivere tra noi incuranti del brutto del mondo che avanza tetragono ed arrogante colla fanteria dei buonisti alle sue spalle che sventolano le bandiere del trionfo di Pirro.

foto di Enaz Ocnarf.

Giudizi avventati

I viaggi papali non fanno bene a Francesco. Che, ogni volta, pungolato nella sua vanagloria mediatica dai giornalisti al seguito, se ne esce con gli strafalcioni concettuali che qualcuno sospetta non siano ‘gaffes’ di proporzioni planetarie, ma siano nella natura e cultura arruffona e confusa dello stesso Francesco.

Che un giorno si abbassa sotto il livello di un cittadino medio e si rifiuta di esprimere un parere sulla controversa questione dei gay e delle loro unioni e comunioni e dice lamentosamente: ‘Chi sono io per giudicare’ (ma il Papa, santa pazienza, ti hanno messo lì per fare il Papa! Quello della storica ‘infallibilità, che diamine!). E un altro giorno vorrebbe tirare un pugno a quelli di Charlie Hebdo (a strage ancora calda e rabbia e sdegno universali contro i maledetti assassini islamici) perché: ‘Se ti offendono il padre e la madre…’ Dimenticando clamorosamente la lezione evangelica del ‘Perdonare sette volte sette.’ e offrendo copertura mediatica urbi et orbi alle maledette fatwe degli imam radicali e alla lotta a suon di kalashnikov degli immigrati ‘di seconda generazione’ all’Occidente che li ha amorevolmente accolti e ospitati.

E, ad ogni passaggio di piazza e popolo e messa all’aperto con milioni di fedeli, questo (e un altro) papa non mancano di chiedere perdono agli ortodossi, ai popoli maya, agli eretici di ogni setta e appartenenza per le violenze, gli assassinii e le sopraffazioni storiche di Santa Romana Chiesa di cui Francesco è provvisoriamente (e immeritatamente?) il capo politico. Ma non sarebbe più semplice chiudere una tal bottega piena di scheletri e orrendi fantasmi che chiedono riconoscimento di giustizia e andare ad ingrossare le fila dei pacifici Valdesi dalla storia pulita e sempre rispettosi dell’assunto ‘libera chiesa in libero stato’?

E la gaffe odiosa di cui alle cronache odierne lo vede mettere naso e dito e piedone nella campagna elettorale americana con una sorta di scomunica (grande ritorno delle storiche stupidate ecclesiastiche!) nei confronti di Donald Trump accusato di costruire muri e non ponti in una epoca un cui le migrazioni umane sono peggio di quelle delle locuste che distruggono i raccolti e le fragili economie dell’Occidente malato di Crisi Globale. Ottenendo il risultato di favorire vieppiù Trump alle primarie prossime venture.

Ma chi sei tu per giudicare, Francesco?

Cangurini azzoppati

Per chi si fosse messo in questo momento in ascolto e mastica poco di politica e si ritiene un ‘puro’: che prima viene l’interesse dei cittadini e poi il gioco a poker parlamentare tra maggioranza e opposizione, giova ricordare che la purezza non è mai stata di casa nelle case della politica e l’interesse dei cittadini è, da sempre, il due di briscola di ogni partita che si gioca nel parlamento dei nostri quotidiani affanni e cocenti disillusioni.

E, stamattina, perfino il lettore dei quotidiani di ‘Prima pagina’, Marco Bracconi, persona abitualmente lucida seppure manifestamente ‘schierato’ col premier e il suo esercito sgangherato di ‘piddini’ in cerca di autore e pace nelle coscienze, stamattina ha perso la testa nel commentare la mossa di poker dei Cinque Stelle che hanno deciso di non votare ‘il canguro’. E sputava veleno dalle ghiandole sebacee e corrosiva acidità di stomaco verso i ‘grillini’ e tutto il fronte delle opposizioni, calcando la voce e i commenti non petiti contro la corruzione di un pugno di ladroni lombardi ex leghisti (subito sospesi dal partito e giustamente vituperati dal governatore in carica incazzatissimo).

E a queste anime belle di renziani e piddini disperati perchè gli si è rotto il giocattolo di una legge-bandiera e non possono più usare disinvoltamente dei due forni (destre voltagabbana e Cinque Stelle) per i loro interessi di bottega e sono costretti ad accettare che la politica in parlamento non è un pranzo di gala né un gioco delle parti, diciamo che se hanno i voti per continuare continuino, se non li hanno saltino sulle mine dei voti contrari insieme al loro stra maledettissimo canguro. A la guerre comme a la guerre.

E, se andranno a casa, stapperemo lo champagne perché non se ne può più dell’arroganza degli arrembanti renziani-sappiamo-tutto-noi e del loro leader imbonitore e vuoto di qualità qualchessia – la cui carriera cominciò con una pugnalata da Bruto e congiurati convenuti e la sua frase assassina: ‘Enrico stai sereno’ rivolta al morente. E speriamo che chi di pugnale ferì di pugnale perisca e ceda il passo a gente migliore, se ce n’è. Muoia Renzone e tutti i pidistei.

Pollice verso e via alle votazioni.

O tempora, o mores

O tempora o mores

Se dai Frari passo per san Giovanni Evangelista trovo un negozio di rigattiere e altro che espone vecchi libri e vecchie cassette video con certe sue scaffalature gentili che non disturbano il transito delle persone. Il negozio è gestito da un geniaccio rustego e burbero, come certi personaggi dei films di Walt Disney che, in finale di film, si rivelano buoni come il pane e perfino un filo mistici.

Il geniaccio mi ferma e mi chiede una firma di solidarietà per una petizione al Comune che gli permetta di mantenere l’esposizione delle gentili scaffalature e continuare l’attività di vendita (1 euro ogni vecchio libro) altrimenti compromessa e, nel dialogo che ne segue, parliamo di turisti poco sensibili alla gentilezza che interrompono le persone senza una vera urgenza e neanche ti dicono ‘grazie’, ma poi dei mala tempora che currunt : di gente persa in permanenza dietro ai loro tamagochi smartfonici che ha perso da tempo il contatto con la luce del giorno e con la luce che c’è dentro gli occhi delle persone che incontrano.

E mi racconta, il geniaccio, – che si diletta di cosmologia e buchi neri e onde gravitazionali ed ha affrontato ponderosi dibattiti con professori universitari sul merito di una sua teoria – che, una sera, stava con la testa rivolta al cielo stellato (il cielo stellato sopra di noi, la legge morale in noi) e muoveva la bocca dietro ai suoi pensieri e un tale, un tamagochi-dipendente, gli si rivolge chiedendogli che tipo di auricolare di nuova generazione usava che non si vedeva nelle orecchie e senza i fili. ‘Ma va in mona!’ lo ha gentilmente invitato il geniaccio cosmologo, interrotto nelle sue alchimie di pensieri celesti. O tempora, o mores!

 

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Di dogmi, adozioni e riti folcloristici

 

La buona notizia è che i filosofi e i teologi qualche dubbio ce l’hanno su chi sia Dio e se sia il solo Dio e quale religione – rivelata o meno – ne contenga la Parola e la Verità. E l’atto dello stirare la biancheria la mattina di una domenica piovosa è una buona occupazione perché consente di ascoltare con attenzione trasmissioni ‘filosofiche’ e ‘teologiche’ che, se diversamente occupati, mai ci sogneremmo di ascoltare.
E veniamo a sapere dal quel filosofo che, stamattina in trasmissione, discuteva di un suo libro che Dio è altra cosa dal Dio dei miei Cinquanta – il Dio delle tante prediche dei predicatori degli ‘esercizi spirituali’ che ogni anno facevamo (giorni e giorni di assoluto silenzio e preghiera, aiuto!) i quali tuonavano contro il Peccato e i maledetti peccatori di ogni genere e risma (di più i peccati legati al sesso) e prefiguravano scenari infernali da brivido che condizionarono le nostre fragili menti giovinette tanto da faticare, oggi, fatti adulti e vecchietti, che sia quello lo stesso Dio della misericordia di Francesco: che tutto comprende e assolve e perdona, perfino quei tali delle ‘step adoptions’ della famigerata legge Cirinnà-trullalà-eccoci qua.

E, prima di quella trasmissione filosofica, nel dibattito che fa seguito a ‘Prima pagina’, un paio di ascoltatori sono intervenuti sollevando il dubbio e il vespaio che l’avercela con la la legge Cirinnà – sul punto delle fatidiche ed esiziali ‘step adoptions’ – per troppa maledetta gente (ignorante e stupida, a sentir loro, i due ‘illuminati’) fosse il portato di un pregiudizio negativissimo sulla sessualità ‘sporca’ di quei tali omosessuali che oggi pretendono la parità su tutto, famiglia con figli compresa.
E, in verità vi dico, quei due non avevano tutti i torti a sollevare quel dubbio e il vespaio conseguente, considerate le prediche che abbiamo ascoltato quand’eravamo bambini e adolescenti e le narrazioni violente del racconto biblico su Sodoma e Gomorra distrutte dal fuoco.
Ci sarà bisogno di tempo, prima che quei condizionamenti e i pregiudizi conseguenti scompaiano, forse il trapasso a miglior vita di tutta la generazione che ha subito quel lavaggio del cervello biblico ed evangelico che poco si curava della francescana ‘misericordia’ e dello strascicato e lamentoso distico mediatico di Francesco che diceva davanti ai microfoni e alle telecamere urbi et orbi: ‘Chi sono io per giudicare?’, relativamente ai gay e alle molte questioni che solleva l’averli biblicamente perdonati e finalmente inclusi nel tessuto civile dei matrimoni e delle adozioni.

A quando la cancellazione del dogma dell’infallibilità papale e l’introduzione del ‘legittimo sospetto’ che molte delle prediche che abbiamo ascoltato e ascoltiamo nelle chiese siano solo un modesto parere tra i tanti di cittadini in tonaca amanti di riti ecclesiastici vetusti e un tantino folclorisitici?

foto di Enaz Ocnarf.

Storiche occupazioni

La ‘giornata della memoria’ relativa all’esodo dei fiumani e dalmati, col tragico corollario di foibe colmate a botte di cadaveri, dovrebbe insegnarci che, quando comincia un’occupazione, è bene andarsene al più presto, se la forza di eventi bellici lo impone e rende il territorio di appartenenza indifendibile.
Troppa attesa, troppe tergiversazioni e vane speranze che il quadro bellico muti possono essere fatali – e ben lo sanno quei fiumani e dalmati che se ne uscirono dai territori occupati dagli slavi per il rotto della cuffia perché non accettavano di lasciare campi e case e mobili e averi ai nuovi barbari.

Così è per ogni occupazione – qualunque sia il varco attraverso il quale passano gli occupanti e i ‘trattati’ sottoscritti dalle nazioni che quell’occupazione consentono o le tolleranze e le compassioni buoniste che le avvallano, per tornare ai giorni nostri. Così è stato per le nuove bidonvilles e ‘favelas’ che si sono create ‘au bord de la mer’ a Calais e dintorni – e vanamente le autorità francesi le abbattono a furor di ruspe, ma sempre risorgono perché gli occupanti dispersi ritornano, come un esercito che si ritira, ma contrattacca dopo poco e si reinsedia e tornano le baracche.
E i numeri sono dalla loro parte (pensate a che cosa succederebbe se la Turchia – come già minaccia di fare – aprisse le sue frontiere e liberasse i tre milioni di profughi che contiene). e la demografia ci mostra le curve delle future occupazioni e insediamenti dei ‘popoli del mare’ nei nostri territori e chissà che aspetto avranno le città europee da qui a trent’anni. Per averne un’idea guardatevi le foto di Nizza, di quand’era visitata da artisti e poeti a inizio secolo, e osservatela ora, nei suoi quartieri interni che sono una desolazione di miseria architettonica e rissosa e infelicissima commistione di popoli e culture.
Ma così va il mondo, ci consolano i buonisti – mutanti capaci di elaborare e metabolizzare la bruttezza e la miseria degli uomini e delle architetture e proporcela come cibo nuovo delle nostre anime, alla pari col fritto misto di insetti e larve che, sembra, sarà la soluzione al problema della fame nel mondo. Trovatemi un varco gravitazionale nelle increspature dello spazio-tempo e fermate il mondo, voglio scendere.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Furia e rumore

Furia e rumore che non significano nulla.

Il documentario sulla vita di Berlinguer di Walter Veltroni comincia con una comica (e un po’ avvilente) citazione dell’Ecclesiaste: ‘Cè un tempo per vivere e un tempo per morire, un tempo per ricordare e un tempo per dimenticare.’
E, ad ascoltare le risposte che danno in apertura di documentario quei giovani immemori di ‘Chi era Berlinguer?’, ti cadono le braccia e ti coglie l’affanno sul tempo della Storia che così repentinamente muta e ‘volge al disio’ e non resta che la cenere al vento delle nostre esistenze e delle nostre azioni sulla faccia del pianeta Terra.
Perché non è come chiedersi:’ Carneade chi era costui?’, come faceva don Abbondio prima di avvistare i bravi che lo minacciarono di morte. Da Carneade ci dividono i millenni mentre Berlinguer è (dovrebbe essere) parte delle nostre storie di ideologie troppo presto appassite e tramontate, di passioni civili per le quali abbiamo combattuto e di un tempo in cui il lavoro era il totem e il Moloch sul quale si misuravano i comportamenti a lungo termine delle famiglie e della società intera.
E, se non aveva ragione su tutto l’ambaradan della terza internazionale e su ‘il socialismo in un solo paese’ o da esportare in altri paesi, armi alla mano, come fece Guevara lasciandoci la vita e la ‘cabeza’, Berlinguer è stato il polo attrattore di una lunghissima serie di tensioni politiche e collettore di eventi tragicissimi: di stragi e assassini politici su commissione e veleni nelle tazzine del caffè propinati a banchieri ormai scomodi e di golpe annunciati o striscianti – e il partito comunista al trenta per cento dei consensi sempre proposto quale ‘forza tranquilla’ e sedatrice di rivoluzioni sociali delle quali non rimanevano che gli echi sotto forma di litanie antifasciste sempre riproposte ad ogni convegno e comizio, come fa la Chiesa con le pretese ‘resurrezioni’ e l’ebraismo con la memoria dell’olocausto: ‘Vietato dimenticare.’ La base di ogni propaganda fide.

E, invece, ecco quei giovani, in apertura di documentario, sorridere e ridere della loro smemoratezza e proporre le figure più improbabili e ridicole in risposta a ‘Chi era Berlinguer.’, – segno che non è affatto vero che: ‘A egregie cose il forte animo accendono le urne dei forti’.
Perché nessuno più, in verità, si affanna a visitare le urne e i cimiteri, il 2 di novembre a parte, di questi tempi e forse non esistono più gli ‘animi dei forti’ e dei lavoratori appassionati di politica sostituiti da un folla di bisnipoti troppo presi dai loro sms e dagli ammennicoli stupidi degli i-pad e degli ‘smartphone’, cambiati ogni due mesi, su cui ficcano la loro vanesia testa da struzzi che non ricordano alcunchè delle lotte per il lavoro e gli scioperi ai cancelli della Fiat e l’onore dei lavoratori travolti da una misera ‘marcia degli impiegati’. Nè gli importa più nulla della democrazia che si difende contro il terrorismo, come faceva Berlinguer-il gigante col fisico di un Davide e armato solo della fionda delle parole che con-vincono. Ma solo per un certo tempo e breve.
Il resto è cenere e vento della Storia che cancella perfino i cimiteri e rende illeggibili le scritte sulle urne. Dei forti e dei deboli, che su questa dolorosa crosta terrestre sono trascorsi senza ben sapere il senso del loro aver vissuto. Furia e rumore che non significano nulla.

Frontiere

Sto leggendo un libro sulle frontiere. Quelle che c’erano e non ci sono più e forse era meglio quando ‘si stava peggio’ e, come scrive Rumiz nel suo ‘Trans Europa Express’: ‘Nessuno mi toglierà la certezza che l’Europa era più Europa un secolo fa quando mia nonna andava in treno in giornata da Trieste alla Transilvania.’
Un libro che ci lascia coll’interrogativo de: ‘Che ci andava a fare la nonna di Rumiz in Transilvania?’ ma ci pone di fronte all’interrogativo maggiore de: ‘A che servono le frontiere?’ E sono barriere o transito verso mondi diversi e perché sono state create e quando e come – e perché e come si sono disfatti gli Imperi che quelle frontiere delimitavano e che mondi diversi nascondevano che oggi, forse, rimpiangiamo – come il passato che, ahinoi, ‘non macina più’, ma è il luogo di ogni nostra provenienza e il grembo dei molti misteri che avvolgono il nostro futuro.

E, nel descriverci la frontiera tra il mondo slavo e balcanico e l’Europa del nostro scontento, Rumiz ci apre la visione nostalgica di quel che le frontiere nascondevano in quanto ‘luoghi dell’immaginario’ e, in fin dei conti, a varcarle bastava il desiderio di viaggiare e procurarsi i visti necessari – e ti appagava la conoscenza di una diversità di popoli e culture che l’Europa di Schengen ha appiattito col suo sogno scassato di tutti comprendere nel suo nuovo spazio economico continentale e nella sua velleità di Unione politica che ha ceduto le armi ai ‘popoli del mare’ che la assediano sulle liquide frontiere mediterranee e le rappresentano quotidianamente la sua fine di continente occidentale assediato e, forse, sottomesso, dalla monocultura medievale dell’islam che ha importato coi milioni di ‘migranti’, come suggerisce Houellebecq nel suo libro.

E chissà se i ‘buonisti’ nostrani saranno contenti della nuova frontiera che ci prospettano i più accorti governanti dell’Europa del nord che si chiude a riccio: di uno spazio-Schengen che escluda Italia e Grecia, le frontiere-colabrodo dei barconi e dei gommoni, – e la prospettiva concretissima di diventare il campo-profughi dell’ondata migratoria universale, insieme alla Grecia e alla Turchia, sarà realtà se, come afferma imperturbabile Renzi-lo-sbruffone, ‘continueremo a salvare vite’ alla faccia delle decisioni contrarie del resto dell’ Europa che, invano ci chiede più efficienza nel riconoscimento dei migranti e il respingimento di coloro, la larghissima maggioranza, che non hanno ottenuto lo status di ‘rifugiato’.

Un libro da leggere e da meditare, senza dubbio.

foto di Enaz Ocnarf.