Archivio mensile:novembre 2015

E’ grave, dottore?

Ho una zucca sopra il frigo, ricordo (di già! Tutto si fa ricordo e rimpianto già dal giorno dopo.) di quella festività di importazione che risponde al nome di Halloween. Che mi è simpatica solo per l’ostinazione di Linus (il bambino con la coperta sulla spalla) a voler credere nel Grande Cocomero malgrado l’evidenza che una zucca è una zucca bella della sua scorza rugosa e variamente colorata e nient’altro.
Ma non crediamo anche noi alle strane fole tramandatesi di bocca in bocca nella Storia e di concilio in concilio e da Profeta a imam che ci parlano di una arcigna o amorosa Presenza nascosta di là delle nubi – ma chissà dove è emigrata, dopo che la bella e azzurra stratosfera è stata violata dalle astronavi e i piloti ci hanno raccontato che c’è solo un immenso stellato fisso di là del Cielo più una quantità di ‘buchi neri’ e di ‘materia oscura’ e nessun Dio provvedente barbuto e col ditone puntato a incontrare l’Uomo – questa bestia mai redenta che uccide e decapita e si fa esplodere in mezzo alla folla invocando (bestemmiando) il suo Nome.

Ma è della zucca che vi voglio parlare – del fatto che giorno dopo giorno si sgonfia e si ritira nella sua scorza e non vuol rassegnarsi a marcire e si bitorzola e mostra le rughe impietose e tutti gli altri segni di un invecchiamento che mi è specchio del mio avventurarmi (anch’io! Ma proprio non si danno le virtuose eccezioni!? Ma non avevamo creato Dorian Gray e il suo specchio nascosto in soffitta alla bisogna?), mi avventuro, dicevo, dentro il cono d’ombra della senilità e, come tutti sappiamo, non è un bel vedere e sentire del corpo – questo nostro fragile involucro e bozzolo di un’anima che vagheggiamo ma che è come l’araba fenice: ‘Che ci sia ciascun lo dice, dove (cosa) sia nessun lo sa’.

E la Morte, la ‘sorella nostra Morte corporale’ di Francesco (il Santo dugentesco, che avete capito!) saltella qua e là nel campo come una giovinetta sventata e inconsapevole e coglie ora un robusto filo d’erba, ora un fiore in boccio – e ancora non ha voluto raccontarci il perché delle sue maledette predilezioni di raccolta: che lasciano in vita a macerare stanchi ottuagenari e castigano chi ancora non è sazio di vedere la luce nuova dei giorni e anni futuri.

E il mondo dei morti è il nostro futuro ed è fitto delle ombre dei trisavoli e degli uomini di genio e dei milioni di soldati che hanno fecondato col sangue i campi di battaglia dell’Europa e del vasto mondo preda dell’odio religioso e delle insane passioni di conquista ed egemonia e sopraffazione – e davvero la Vita Eterna di tutta quella gente in attesa di illusori ricongiungimenti è astratta metafora rovesciata dei vari e diversi viaggi nell’oltretomba degli Eroi omerici e virgiliani e dei Poeti.
E chissà cosa ne scriverei io se mi ci avventurassi, magari un reportage scanzonato e chi s’è visto s’è visto e quel che è detto è scritto.
Il futuro è nostro, bella gente. Viva la vita che muta e che è bella malgrado i suoi quotidiani orrori e le sempre più rare bellezze – e la Grazia che non si incontra più da lunga fiata per le strade e nelle piazze e nei pittorici boschi dove si ‘allacciano i malleoli’, ma rileggiamoci l’Odissea e l’Eneide e la Commedia, e le altre poesie, di quando in quando, che sempre ci insegnano cose nuove e ‘profonde’ ed esemplari ad ogni nostra visita.

E’ lunedì e, a volte, non sempre, mi fa questo effetto, è grave, dottore?

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Il Dio del nostro scontento

Il dio del nostro scontento

Se ‘Dio esiste e vive a Bruxelles’ deve essere stato anche lui chiuso in casa, in questi giorni di scuole chiuse – e i poliziotti e le ‘teste di cuoio’ armati di mitragliette che frugavano nei cassonetti e nei cartoni abbandonati dai barboni nelle vie periferiche e perquisivano i passanti nei sotterranei della Metro e arrestavano parenti e amici dei terroristi per sapere quanto estesa sia la rete di complicità nei quartieri-ghetto dove si sono stipati i nostri ospiti islamici durante i tragici decenni della nostra storia europea.

E’ una bestemmia, una apostasia dichiarata quel film geniale e bellissimo che ci dice una parola ferma (ben necessaria, dopo 2000 e 15 anni di mancate Apparizioni e Annunciazioni) sull’esistenza di quella Entità Provvedente che ha dato vita a tutto, ma il cui Disegno Creatore si è corrotto ed è ‘andato a puttane’ (il film spiega bene come) in questa nostra post modernità così prolifica di assassini – che qualcuno vuole e dice ‘francesi’ o ‘belgi’ ma che si chiamano Abdullah o Mohamed e si ispirano a un contrapposto dio malvagio, (lo chiamano Allah-il-Grande), che ci vorrebbe tutti stecchiti, noi infedeli, sulle strade e nei teatri e negli stadi o nelle redazioni della libera stampa, se non sappiamo citare a memoria le sure e i versetti scritti dal suo sedicente Profeta al tempo delle tribù di nomadi pastori bellicosi che litigavano ostinatamente tra loro, la sera, prima di addormentarsi cullati dai belati degli agnelli e dai rutti dei cammelli, nel chiuso dei caravanserragli.

E quel dio bianco e occidentale che ‘vive a Bruxelles’ è un dio anch’esso malvagio, in verità, che molto si diverte a creare leggi che incasinano le vite degli uomini e le predicono maledette e ‘sfigate’ e ci provocano infinite sofferenze e, nel chiuso della sua stanza blindata imbottita di schedari che si alzano fino al Cielo, dov’è scritta la vita e la malavita di ognuno e tutti, quel Dio prende una scheda dopo l’altra e si diverte al Computer a inviarci i virus della malvagità quotidiana con la quale dobbiamo misurarci ogni santo giorno dicendola ‘la pena necessaria’ pel Male che è conseguito al primo morso della mela dolce e rossissima sbocconcellata da quella grandissima t…. della Genitrice e offerta, per corresponsabilità e complicità tutta da dimostrare, al neghittoso Genitore.

E quel dio bianco e malvagio ha una Figlia ribelle ispirata dal suo amico Gei Si (pronuncia post moderna di J.C. di cui al famosissimo musical sulle scene di Brodway) che la istiga alla rivolta e a scappare dall’appartamento blindato e le suggerisce di farsi amici sei altri apostoli, da aggiungere ai suoi dodici, che la aiuteranno a interpretare nel modo ‘giusto’ le cose che avvengono nell’astruso mondo disegnato e storpiato dal Padre suo vendicativo. E sarà una complicata e difficile percorrenza mondana fitta di disavventure e commozioni però sapida e gustosa come mai abbiamo veduto fin qua su uno schermo e l’introduzione nella storia degli uomini vessati dal Creatore di una parola di Misericordia (ah, Francesco, che magnifici spiriti folletti hai scatenato!) che finirà in un glorioso happy end guidato dalla Madre che ci prefigura il paradiso dei nostri sogni strani e improbabili.

Un film da vedere e ri-vedere. Assolutamente, come si scrive su ‘my movies’.

Un autentico film ‘di culto’, letteralmente, che ha conquistato e convinto un ateo dichiarato e sfegatato qual’è il vostro cronista. Da collezionare e mostrare ai figli e ai nipoti. E mi permetto di suggerire a Renzi di elargire i cinquecento euro ai suoi giovani di belle speranze solo se dimostreranno che ne hanno pre acquistato il dvd e/o ne sanno citare i dialoghi a memoria – come presto citeremo le sure del Corano legati come salami davanti alle bocche di cobra dei mitra dei maledetti terroristi assassini. Amen e così sia.

 

Benoit Poelvoorde interpreta Dio nella nuova divertente commedia firmata da Jaco Van Dormael, Dio esiste e vive a Bruxelles
DARINGTODO.COM

 

Imagine all the people

Sarà il peggior Natale delle nostre vite? Tutto sembra confermarlo – e chi voleva viaggiare, nei prossimi giorni e mesi, ci ripensa e decide per i mercatini di Natale sotto casa (guardandosi le spalle anche lì) e Parigi, la città della luce e la più fitta di turisti all over the world, che sembra una città fantasma.
E le economie che sembrava ripartissero, sia pure con lo ‘zero virgola’, ora tornano a languire e per le strade delle città italiane è tutto un fiorire di cartelli nelle vetrine dei negozi vuote di ‘Cedesi attività’ e non si capisce dove trovassero e sbattessero in cronaca i loro dati economici ottimistici e in quale modo truffaldino trascurassero le altre notizie, – oggi imperanti in cronaca e nei ‘talk shows’ sul ‘disagio sociale delle banlieues che genera terroristi’ -, i sostenitori della tesi che gli immigrati portano ricchezza e porte aperte per tutti, venite parvulus nel paese dell’Inno alla Gioia che lo cantiamo tutti insieme a gole spiegate, il futuro è nostro.

E, invece, eccoci tutti al Père Lachaise o in piazza san Marco a cantare mestamente la Marseillese del nostro scontento e della nostra improbabile riscossa dei ‘valori’ laici e occidentali e consolarci con l’utopia dolcemente buonista de: ‘Imagine all that people’. Tutti affratellati dal rispetto della legalità repubblicana e della libertà di stampa e di parola di Charlie Hebdo. E davvero non abbiamo nessuna idea – non ce l’ha nessuno dei presenti s-governanti e leader di partito di questa Europa fragile e impaurita e in affanno – di quale sarà il nostro futuro e come evolverà la bella Europa che la nostra generazione ha visitato in lungo e in largo forgiandola, faticosamente, ‘a nostra immagine e somiglianza’.

Non ce l’ha Renzi e la sua compagine di s-governo, armata Brancaleone che, nel concerto europeo di ‘stringiamoci a coorte’ e armiamoci e partiamo contro la maledetta Isis (o Daesh, fate voi), si tira indietro e pronuncia i balbettanti distinguo sulla tradizione italiana del restarne fuori e non compromettere i rapporti con la Libia (peggio di così!?) e sperano e si toccano di sotto che le città italiane, Roma in testa, vengano risparmiate dall’ondata di attentati e di morti sulle strade e nei caffè e nei teatri che ha colpito la Francia, ma è esorcismo di apprendisti stregoni ridicoli, ahinoi, come lo è l’elargizione dei cinquecento euro per finalità di accrescimento culturale dei nostri giovani e qui siamo alle comiche, alle tragi-comiche.
Come se ‘il disagio sociale delle banlieues’ e dei foreign fighters arruolati via internet e indottrinati nelle patrie galere potesse comprarsi con quella pipa di tabacco miserabile. Uomo di belle speranze, il nostro Renzi e i suoi supporters. Sipario.

 

Video clip
YOUTUBE.COM
Immagina non ci sia il Paradiso- prova, è facile. Nessun inferno sotto i piedi,
sopra di noi solo il Cielo. Immagina che la gente viva al presente…
Immagina non ci siano paesi
non è difficile…Altro…

Dio riconoscerà i suoi

Dio riconoscerà i suoi

Secondo il cronachista cistercense Cesario di Heisterbach, quando al legato pontificio (Arnaud Amaury abate di Cîteaux) si chiese come distinguere chi, delle persone rifugiate in una chiesa, dovesse essere riconosciuto eretico e quindi bruciato sul rogo, ordinò di uccidere tutti indiscriminatamente, dicendo:
(LA)
« Caedite eos! Novit enim Dominus qui sunt eius »
(IT)
« Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi »
(Arnaud Amaury)
https://it.wikipedia.org/wiki/Crociata_albigese

A giudicare dai riporti storici della ‘crociata contro gli Albigesi’ sembra che i terroristi islamici assassini che hanno fatto 27 morti all’hotel Radisson di Bamako siano stati più pietosi del legato pontificio Arnaud Amaury e, dei cento e più ostaggi che avevano imprigionati, abbiano ucciso solo chi non conosceva e non poteva recitare qualche versetto del Corano.
Studiamocelo in gran segreto, quel manuale di religiosa follia, non si sa mai che ci tocchi citarne qualche passaggio immobili davanti alla bocca di cobra di un kalashnikov puntato contro di noi, prima o poi.

E, se l’intera capitale del Belgio è ‘in stato di fermo’ per le operazioni anti terrorismo che si svolgono nei quartieri maledetti dei covi terroristi e per l’allarme 4 che è stato lanciato, viene spontaneo chiedersi se un qualche pugno sul petto di mea culpa non se lo danno, la sera, prima di coricarsi, Juncker e Renzi-Alfano e la Merkel per aver consentito che l’immigrazione selvaggia e senza regole colonizzasse in tal modo la nostra vita di europei iper accoglienti e pietosissimi (oltre ogni ragionevole e doveroso ‘grano salis’) verso i ‘profughi’ e i clandestini di ogni provenienza.

La crociata contro gli albigesi ebbe luogo tra il 1209 e il 1229 contro i catari e fu bandita da papa Innocenzo III nel 1208 per estirpare il catarismo dai territori della Linguadoca.
it.wikipedia.org
http://www.lesoir.be/…/operation-antiterroriste-16

Recitazione della controversia mussulmana

 

…che poi, la drole de guerre che ci hanno scatenato contro i figli di buonadonna e gli esagitati e rimbecilliti assassini dell’islam radicale e violento, tra le sue vittime inermi sulle strade e nei teatri e nei supermercati annovera anche l’inane furia e la stizzita e/o rabbiosa reprimenda che i ‘buonisti’ per vocazione e infiammazione neuronica refrattaria agli antibiotici del buon senso comune ci rivolgono contro – a noi ‘cattivisti’ che di cattivo abbiamo solo un percorso mentale limpido e pieno del buonsenso, legato all’evidenza delle cose, che ci dice che l’aver creato quei quartieri-monstres nelle periferie delle metropoli e averli stipati di gente che subisce il richiamo delle origini alle tradizioni e alle religioni di appartenenza non è stata una buona e sana e regolata politica immigratoria, né una sensata pianificazione urbanistica, – dal momento che la polizia nei giorni di quiete preferisce non metterci piede (proprio come nei tragici quartieri della camorra) a causa del pauroso dislivello tra i numeri degli agenti in servizio e la malata solidarietà che si viene a creare nei luoghi dove stabiliscono i loro covi i maledetti terroristi assassini e i predicatori dell’odio.
Che molti consideravano, fino al giorno prima della strage, dei ‘bravi ragazzi’ e li salutavano e si sorridevano con le madri e le figlie e le cugine al supermercato – e anche dei kapò nazisti, lo rivelò il processo di Norimberga, si seppe che coltivavano le rose e ascoltavano deliziati ‘Eine kleine Nachtmusik’.
Umanità vo’ cercando di discernere in questi tempi grami ch’è si cara al mio core.
E gli unici momenti in cui la polizia ci mette piede sono quelli in cui le teste di cuoio e la gendarmerie, alle 4 e 30 del mattino, vanno a scambiare cinquemila colpi di mitraglietta quando ormai quei criminali che si rifanno al Corano hanno ucciso e vinto di bel nuovo una loro ben pianificata battaglia contro i civili inermi. La guerra in casa preconizzata dalla lucidissima Fallaci già molti decenni fa.
E hanno un bel dirci, i cari buonisti, che ‘non tutti i mussulmani sono terroristi’ ci mancherebbe altro! – ma lo sapevamo anche noi, miei cari, così come sappiamo che non tutti i gatti sono bigi, a parte la notte, e che l’acqua tiepida si ottiene da un accorto melange tra l’acqua fredda e quella calda.
Ma qualcosa ci dice (il buonsenso?) che è meglio tenere i metaforici ‘fucili puntati’ contro quell’ideologia medioevale che ha il torto di essere ambigua nelle sue scritture e ‘sure’ al punto da consentire che una maggioranza (?) di pacifici mussulmani la dica ‘religione di pace’ (forse con molto ritardo?), ma una quantità di contrapposti figli di buonadonna e pazzi scatenati la dica, invece, jiahd e guerra santa agli infedeli e ai civili inermi.

E, finchè non vedremo realizzarsi il ‘vaste programme’ della riscossa civile mussulmana di cui al proclama del ragazzo che parla nel video qui sotto, è meglio che si vedano molti militari per le strade armati di mitraglietta e che le frontiere dell’Europa si chiudano (a buoi ormai scappati) e si sorveglino e si controllino gli ingressi dei clandestini come si sarebbe dovuto fare da molti anni a questa parte, ben prima dello scatenamento dell’offensiva terroristica.
Così, giusto per sottolineare che il buonsenso del pessimismo in politica e nella gestione dell’ordine pubblico è molto meglio e certamente più utile dei lacrimevoli pistolotti dei buonisti di ogni risma, Bergoglio in testa, ai funerali di massa di vittime incolpevoli e di civili inermi.

Quella maggioranza di ‘citoyens’ chiusi nella case del loro scontento

 

Mi ha colpito il racconto che ha fatto A.B. Yehoshua alla stampa: di quand’era in ospedale per una piccola operazione e un’infermiera palestinese gli chiede di parlargli e gli confida la sua verità su le masse arabe spaventate – una larga maggioranza a suo avviso – che se ne restano chiuse in casa mentre a tenere la scena dei telegiornali di tutto il mondo sono i visi di quegli altri: quelli che scendonoin piazza e gridano rabbiosi le loro oscenità ideologiche contro gli Stati dell’Occidente e bruciano le bandiere americana e francese e britannica, secondo che a bombardare i loro territori con maggiore determinazione sia questa o quella nazione.

Dunque, secondo quell’infermiera, una maggioranza di ‘islamici moderati’ esiste, alleluia! E dobbiamo solo convincerla a uscire di casa e conquistarsi la scena sulle piazze e gridare: ‘Vive la France e l’Occident de notre libertè, egalité, fraternité’ che ci ha pietosamente accolto e sfamato e regalato uno status di cittadini, – perfino a quei rinnegati ‘francesi’ di seconda e terza generazione che, istruiti nelle carceri della loro manovalanza malavitosa, impugnano i kalashnikov e sparano su vittime inermi e si dicono vittoriosi per la riuscita della loro vigliacca strage contro gente disarmata e ignara della ‘drole de guerre’ che quegli infami ci hanno dichiarato.

Attendiamo fiduciosi, nei prossimi giorni e mesi, che quella maggioranza si mostri, finalmente! ed espunga dai quartieri arabi delle metropoli europee (le famigerate ‘banlieues’ e il quartiere di Mollenbeek, in Belgio: veri e propri mostri urbanistici da ripensare radicalmente ai fini di una vera integrazione) quei figli degeneri e rimbecilliti dalla predicazione dell’odio coranico che hanno il torto di dirceli tutti schierati, gli islamici, dietro il velo medioevale di quella religione non ancora ‘laicizzata’ e ridotta a più miti consigli – com’é stata laicizzata la nostra religione cattolica e ridotta a un ruolo di testimonianza e nessuna pretesa di imporre i suoi diktat medioevali sulla società tutta.

Battete uno o più colpi, se davvero ci siete e volete liberarvi della paura e dell’odio scatenato dagli assassini di Charlie Hebdo e da quelli del venerdi nero del novembre parigino.

Buonismi e cattivismi

(https://it.wiktionary.org/wiki/buonismo )

Sappiamo che il termine non piace a Gianfranco Bettin (suo articolo su ‘La Nuova’ di ieri) che ce lo rinfaccia e, per ritorsione. – così negando l’appartenenza alla categoria ‘buonista’- ci dice ‘cattivisti’. E sia; d’altronde il ‘cattivismo’ nella satira è cosa e definizione ormai datata e con Fracchia e Fantozzi è stato consacrato ed iscritto negli annali.
Possiamo tornare alle originali diciture da cui deriva: ‘buoni’ e ‘cattivi’, ma non avrebbero lo stesso significato e, se è stato annoverato fra i lemmi del Devoto-Oli e di altri dizionari, significa che è ormai parte dell’evoluzione del linguaggio post moderno e degli eventi e delle persone che quell’evoluzione hanno determinato.
Il Bettin, inoltre, se la prende, cattivissimo lui, con ‘le fogne di internet’ dove allignerebbe, a sentir lui, il ‘peggio del peggio’ del nostro essere cittadini incazzati e indignati e delusi dalla politica (in ispecie la politica della sinistra di s-governo) e, se in parte è vero e certi eccessi e toni e linguaggi disturbano, nondimeno ci diremo seguaci di Voltaire e sosterremo, sempre e a viso aperto, che: ‘Non condivido ciò che dici (o scrivi), ma mi batterò fino alla morte perché tu possa dirlo (e scriverlo).’

E questo assunto volterriano e democratico pare non sia parte della cultura di quei terroristi ‘francesi’ di seconda generazione che stecchiscono nelle redazioni di Charlie Hebdo e nelle strade e nei ristoranti e nei teatri e stadi di Francia quegli altri francesi (francesi di molte generazioni) diversi di fede e dai costumi e modi di vita occidentali – e usano dei loro passaporti e nazionalità amabilmente consegnati loro dalle nostre molli e accoglienti democrazie europee per andare in Siria ad addestrarsi militarmente e tornare in patria per compiere le sante stragi che ‘così vuole Allah’ e il truce profeta.
Tempi grami di una Babele di lingue e appartenenze politiche che si torce tra cattivismo e buonismo in politica e questi ultimi sono per le frontiere tutte aperte (e le stragi conseguenti) e i primi, invece, per frontiere chiuse e controllate e accoglienze ‘cum grano salis’ e numeri ragionevoli e controlli stretti di polizia ed esercito per non trovarci poi con la polizia e le teste di cuoio francesi e belghe che stringono d’assedio il quartiere di Molenbeeck, in Belgio, dove pare si siano asserragliati molti terroristi, e lì, tra i mitici ‘islamici moderati’, nel corso di questi anni tormentati, hanno trovato il loro ‘brodo di coltura’ e le protezioni.
E delle loro identità acquisite di belgi e/o francesi quei tardi figli di allah resipiscenti non sanno che farsene e si fanno terroristi per spirito di appartenenza atavico e severa e univoca interpretazione delle pagine del Corano e ci portano la guerra in casa e dobbiamo combatterla – come dice Hollande in affanno mediatico e con colpevole ritardo – e tutti invochiamo gli ‘islamici moderati’ che ci diano un segno: di esserci e di condividere i valori dell’Occidente dove sono emigrati a milioni e continuano a premere alle
frontiere.
Nella speranza che non siano figli dell’araba fenice: ‘Che vi sia ciascun lo dice dove sia nessun lo sa.’

IT.WIKTIONARY.ORG

Drole de guerre – Gli dei che accecano chi vuol perdere

La ‘drole de guerre’ si è combattuta anche sui social forum per tutto quest’anno 2015 – anno orribile più di altri che si è aperto con la strage alla redazione di ‘Charlie Hebdo’ e si chiude (si chiuderà?) con la battaglia delle Midway di Parigi ‘strada per strada’ e teatro per teatro e ristorante per ristorante e perfino allo stadio dove si giocava Francia-Germania: luogo perfetto per dire la sfida islamico-terroristica all’Europa che conta e che ha amabilmente aperto tutte le porte e tutte le frontiere ai ‘migranti’ – i terroristi di oggi e di domani inclusi.

E quella ‘drole de guerre’ l’hanno combattuta accanitamente su facebook i malati sostenitori dell’accoglienza indiscriminata e ‘no borders’ e ‘poveri i profughi migranti’ contro gli allarmati sostenitori di un maggiore controllo dell’accoglienza e severità contro i clandestini (mai o pochissimo identificati e rispediti al mittente) e i terroristi in pectore spediti dall’isis sui ‘barconi’ – che invano predicevamo e paventavamo e scrivevamo della probabilità statistica di quanto è successo ieri a Parigi ed ha superato le nostre peggiori paure.

E i più malati ed esagitati buonisti ci pensavano/dicevano ‘razzisti’, che cari! – e chissà come la pensano oggi che la ‘drole de guerre’ li riguarda tutti, nessuno escluso, e devono guardarsi le spalle in ogni luogo pubblico che frequenteranno: teatro, ristorante, piazza, stadio, chiesa, ufficio.

Manca solo che la guerra si trasferisca – presto, e trovi echi rabbiosi e inutili su questi nostri stanchi schermi feisbuchiani – anche ‘casa per casa’. Magari con un finto postino che suona e dice con un sorriso impeccabile di voler consegnare un pacco-bomba o che nasconde un kalashnikov sotto il giubbotto e ti stende l’intera famiglia con una sola raffica e la ‘drole de guerre’ degli islamici fanatici – i figli di islamici moderati accasati nelle ‘banlieues’ che incubano il terrore -, chiuderà il cerchio e chi sopravviverà vedrà e narrerà.
E i cocci dell’Europa del futuro prossimo del terrore diffuso e del guardarsi le spalle sono i suoi, i nostri, maledizione!
Era meglio morire da piccoli.

Lavori in corso

 

Ho visto un film, ieri, in tivù (‘Travaux – Lavori in casa’ di Brigitte Rouan) che ci parla di un allegro casino che rappresenta, in chiave paradossale ed esagerata, la realtà che viviamo di convivenza difficile coi cosiddetti ‘migranti’.

In realtà il film è una commedia brillante, brillantissima e cinematograficamente sapiente, tutto conchiuso nella sua ideazione umoristicamente sgangherata e che mal si presta a dirci una parola in più o una parola esemplare e moralmente sostenibile sulla convivenza tra diversi che è la realtà delle nostre città da qualche decennio a questa parte.

Perché parlarne allora? Ne parlo per la didascalia finale in cui si ringraziano i ‘migranti’ che hanno attraversato il mare per la ricchezza che ci donano (ricchezza non petita, peraltro; e il vertice di Malta sull’immigrazione cerca, in colpevole ritardo, di arginare l’eccesso dell’offerta). Ed ecco espressa a chiare lettere la pretesa degli autori di aver girato un film ‘morale’ che ci indica la via maestra di una serena e allegra convivenza cogli arrembanti ‘popoli del mare’ e con le culture e tradizioni di appartenenza che menano seco, il tristo islam in testa.

Ma il 2015 è stato l’anno della strage di Charlie Hebdo e del museo del Bardo e, se digitate ‘i conflitti sociali nelle banlieues’ su un qualche motore di ricerca vi appariranno articoli a profusione in cui si narra che è il conflitto e il disagio sociale e la mancata integrazione a farla da padrone nelle periferie urbane delle metropoli europee e, se sfogliate le pagine di ‘nera’ di un qualsiasi giornale locale, è un florilegio di rapine, furti negli appartamenti, gangs di minori multietniche che compiono le loro bravate criminali o la banda dei nigeriani che sotterra le dosi di droga da spacciare nel parco della Bissuola e sono stati i residenti e le mamme a informarne la polizia – e mi chiedo da quale angolo neuronico mal manutenuto fuoriesca il buonismo imperante della maggior parte dei nostri giornalisti e dei politici di professione e di molti cineasti che continuano a dirci e propinarci che ‘melting pot è bello’ e il futuro è un rosa-confetto di ‘tutti insieme appassionatamente’.

Forse quei giornalisti e quei politici e i loro supporters e-lettori non leggono i giornali o fingono di non vedere o scambiano i loro desideri per realtà, non lo so e mi piacerebbe saperlo – e confrontarmi in un pacato dibattito in cui si mettono a confronto i dati che tutti abbiamo a disposizione e si analizzano gli scenari realisti di una convivenza difficile e foriera di troppi conflitti futuri.

E, per certo, i ‘buonisti’ per vocazione e partito preso dovrebbero seguire con maggiore attenzione le cronache di quanto avviene in Germania e in Svezia, dove le frontiere aperte si sono rinchiuse e i governanti sono stati indotti a più assennati consigli sul merito di ‘accogliamoli tutti’, mentre le frontiere di prima linea della Slovenia, Croazia e Ungheria sono state militarizzate e l’allarme è massimo per le cifre insostenibili dell’invasione che cambia troppo rapidamente i connotati della nostra civiltà europea.

Chi vivrà vedrà e la vita è la nostra e dei nostri figli e nipoti, abbiamone cura.

Un film di Brigitte Roüan con Carole Bouquet, Jean-Pierre Castaldi, Didier Flamand, Françoise Brion. I lavori di casa: si sa quando cominciano….
MYMOVIES.IT|DI MO-NET S.R.L. MILANO-FIRENZE

Si stava meglio quando si stava peggio?

Viviamo in tempi grami e in un mondo rotto che scaglia le sue schegge impazzite per ogni dove e oggi la ricorrenza del ‘muro di Berlino’ diventa sineddoche di ogni frontiera e barriera che si interpone tra gli esodi biblici dei ‘popoli del mare’ (e di terra) e il futuro di un’Europa e di un mondo che non riusciamo più ad immaginare – di certo non quello prefigurato da l’Inno alla Gioia di Beethoven -, ma che ricomincia, invece, dalle guerre perdute (Irak, Siria), il lavoro che non c’è e i rivolgimenti epocali che hanno il loro centro nel maledetto islam che deflagra nelle sue mille contraddizioni e opposizioni con la post modernità dell’Occidente evoluto, com’è deflagrato il Comunismo che aveva perso la sua arrogante sfida al Capitalismo.
E cadde il ‘muro’ maledetto infine – e, di lì a poco, l’intero impero sovietico franò e si dissolse e, stupiti, conoscemmo i nomi dei cento paesi che aveva incorporato e nascosto nella sua fredda cortina di ferro: la Georgia, l’Ossezia, l’Ucraina, la Moldavia, l’Abkazia e tutti gli altri.

E il quadro che abbiamo davanti del Capitalismo trionfante sul Comunismo è di rovine e macerie sociali com’è ogni quadro post bellico: salari al palo, precariato diffuso, consumi al minimo e, per sovrappiù, l’immissione incontrollata dei nuovi schiavi africani, siriani, iracheni e afghani che, nel mercato del lavoro sottopagato, si sostituiranno ai cinesi dei capannoni nascosti di Prato dove si lavora in nero per dodici/quattordici ore di fila.

Si stava meglio quando si stava peggio? La domanda sorge spontanea e il mondo dei vasi comunicanti e degli inevitabili travasi al ribasso e cessione di ricchezza dai paesi più ricchi che ancora siamo ai nuovi straccioni arrembanti non è certo il migliore dei mondi possibili o quello delle ‘magnifiche sorti e progressive’ – e speriamo che questo suo rinculare sia quello dell’atleta che dal rinculo trae spinta per il suo salto in avanti, ma temo che sia, invece, l’incerto passo del gambero in fondo al mare caotico che lo ospita: un passo avanti e due indietro.

Arridatece i muri e la loro primaria funzione di contenimento e meritorio argine al troppo del mondo rotto e al disordine epocale che ne è conseguito.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.