Archivio mensile:settembre 2015

Di oppio e veleni

Ha chiuso di recente la meravigliosa mostra ‘Alefbet – L’alfabeto della memoria’ di Grisha Bruskin alla Stampalia che mostrava, stupendamente raffigurati, i temi e i personaggi della Gnosi della religione ebraica: tanto ricca e fantasiosa quanto mirabile e avvincente nel fascino che promana dalle storie di ognuno dei suoi personaggi. Non so se Bruskin sia ‘credente’, ma di certo è stato ‘colpito sulla via di Gerusalemme’ dalle avvincenti narrazioni della religione dei suoi avi e le ha tradotte con abilità artistica straordinaria.
Così è stato per me, nei riguardi della sua religione e di tutte le altre che ho conosciuto e approfondito la conoscenza nel corso di molti viaggi iniziatici: in India e nell’estremo Oriente delle moschee frammiste alle pagode e ai templi induisti e le caverne buddiste.
Religione e storia dell’uomo procedono tuttora affiancate: sogno e leggenda l’una dell’altro e tormento di una evoluzione che non riesce ad affrancarsi dal peggio della cultura religiosa fondamentalista e ‘unicista’ – quella di coloro che pretendono di affermare e interpretare ‘l’unico e vero Dio’ e il suo Verbo. Verbo detto e scritto nel Libro da un Profeta e/o da un ‘figlio di Dio’ sceso in terra e partorito da una vergine, nientemeno. Miracolo della Fede. E si fatica a mandare a memoria gli episodi storici in cui si sono affrontati, spade (oggi bombe e mitraglie) alla mano, gli aderenti a questa o quella Fede e dottrina o le sette e gli scismatici e le centinaia di migliaia di morti che hanno lasciato sul terreno.
E altri sette/ottocento sono rimasti a terra – donne e bambini compresi – l’altro ieri alla Mecca, schiacciati dall’ondeggiare pauroso della calca dei ‘pellegrini’ che volevano bersagliare con le pietre un qualche loro demone – dei molti partoriti dall’insana follia delle varie de diverse fedi nel corso dei secoli.
E mi chiedo perché siamo una ristrettissima minoranza, noi atei (non devoti) che notiamo e additiamo l’incredibilità e la favolistica dei miti e dei riti persi nella notte dei tempi di tutte le religioni e ne denunciamo l’oppio dei popoli – e il veleno, se lo relazioniamo ai morti in battaglia e alle catastrofi ricorrenti dei pellegrini islamici alla Mecca.
E, oggi, importiamo a migliaia, dalle nostre frontiere-colabrodo, il virus di un islam medioevale che è destinato a fare danni e alimentare i conflitti etnico-religiosi a centinaia e migliaia nel cuore di un’Europa che più fragile e indifesa non si può – e si arrabatta con provvedimenti-tampone e sempre in ritardo sui tempi e insufficienti nella titanica impresa di arginare a governare i nuovi barbari.
Integrarli, poi, è parola davvero grossa, dati i moltissimi casi di immigrati di seconda e terza generazione coinvolti in predicazioni fondamentaliste che alimentano l’odio e armano le mani degli assassini di ‘Charlie Hedbo’ e del museo del Bardo.
foto di Enaz Ocnarf.
 

Le follie della Storia

Le follie della Storia

Ogni congiuntura storica ha le sue celebrazioni e gli apologeti che le magnificano e ce le spacciano quali ‘il miglior mondo possibile’ dove vivere e gioire ad onta delle evidenze di disordine e affanno e facili predizioni nere.
E, stamattina, Francesco Merlo, a ‘Prima pagina’, magnificava i colori primari: il bianco e il nero, e parlava di Obama e di Francesco, il papa bianco e il papa nero: i due ‘migranti’ di successo di un mondo che si vuole che vada verso il melting pot globale, – costi quel che ci costa e incuranti, gli attuali s-governanti, del caos che ne consegue in cronaca e delle distruzioni identitarie e ‘guerre di civiltà’ che provocano/cheranno queste ondate di tsunami di popoli in fuga dalle loro storie e patrie.
E, appassionato di storia come sono, ascoltavo, ieri, i resoconti tragicissimi dei primi due decenni del secolo appena scorso durante i quali, tra gli intellettuali e gli artisti e le ‘avanguardie’, trionfava il verbo mortifero di: ‘Alla guerra! Alla guerra!’ – cachinno stolido e insensato che esprimeva il disprezzo di quelli intellettuali un filo suonati (Marinetti, Papini) verso il relativo benessere che connotava gli ultimi decenni dell’Ottocento e l’utopia prossima delle ‘magnifiche sorti e progressive’ che conseguiva alle invenzioni e scoperte (i lampioni a gas, l’acqua nelle case) che avevano migliorato la vita di (quasi) tutti.
E pare davvero che non via sia argine e freno possibile alla demenza dei popoli e dei loro s-governanti nella Storia quando iniziano gli scatenamenti mortiferi che nessun apprendista stregone (nemmeno Renzi, nemmeno la Merkel) sa come fermare. ‘Non sanno come fermare quegli spiriti che essi stessi hanno evocato.’ si scrive nel Faust, l’apprendista-stregone per antomasia.
Così tocca osservare, desolati e avviliti per la Storia che non è mai maestra di vita, quest’altra catastrofe annunciata dei milioni di nuovi barbari in marcia verso il centro del fragilissimo impero europeo che, come quello Romano in decadenza, va vistosamente perdendo pezzi – e gli stanchi senatori, ieri come oggi, hanno rinunciato a difendere i confini e nessun Gaio Mario e Cesare è alle viste che sappia condurre le legioni alla vittoria.
E il rischio è che si ricostituisca, invece, l’impero Ottomano defunto agli inizi del Novecento, – che già spedisce le sue orde pacifiche e dolenti (pacifiche?) a centinaia di migliaia verso il cuore dell’Europa e crea le teste di ponte di una futura rivalsa e scardinamento dall’interno: con le azioni mirate dei commandos terroristici ‘in franchising’ su internet. Mala tempora currunt. Chi vivrà vedrà.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

La Storia che non è mai maestra di vita

Si moltiplicano le dichiarazioni negative dull’Europa che ‘non ce la fa’ e ‘ha fallito’ nella gestione e nel governo delle politiche migratorie e non stupisce nessuno – nemmeno il più ottuso dei ‘buonisti’ – che l’arrembaggio e le ondate infinite di orde di migranti alle frontiere sud ed est sia fenomeno non più gestibile e contenibile, – come dice sconsolato il sindaco di Monaco di Baviera che vede sfumare il grande afflusso turistico dell’Oktober Fest e si ritrova la stazione dei treni bloccata e ridotta a un improvvisato campo-profughi.

E la promessa del prefetto veneto che si impegnava, al tavolo della trattativa coi sindaci, a un solo ‘profugo’ (meglio ‘migrante’: categoria che comprende i clandestini che, speriamo, verranno presto rimpatriati) ogni mille abitanti è sfumata dopo solo quindici giorni, com’era prevedibile, – e l’ineffabile Alfano ieri parlava di ‘due’ ogni mille, e, fra una settimana, saranno tre, quattro, cinque – dato l’incessante afflusso sulle nostre coste e gli ingressi non contabilizzati dalle frontiere-colabrodo; ed è facile predizione che si moltiplicheranno i fuochi di rivolta dei residenti, com’è già accaduto a Quinto di Treviso e altrove.

E se c’è un colpevole da additare e una cattiva politica da deprecare, in questa vicenda che affoga l’Europa, condannata dalla sua malintesa pietas all’accoglimento, bisogna risalire alla dissennata politica misericordiosa di quel governo italiano che diede inizio a Mare nostrum e diffuse per tutta l’Africa e il bacino mediterraneo la lieta novella che: ‘C’è un luogo, subito di là del mare, che contiene tutte le delizie future e nutre le nostre speranze di un futuro migliore. Andiamo, fratelli, tutti insieme appassionatamente a conquistare il nostro Bengodi.’
Rileggetevi i reportages di Domenico Quirico dall’Africa sub sahariana e scoprirete che, anche chi era stato respinto tre volte perchè ‘clandestino’ diceva di volerci riprovare – tanto facile è l’impresa di violare la molle e nulla frontiera-Schengen, chiusa oggi dalla Germania e ieri dalla Danimarca quando ormai i buoi sono scappati a centinaia di migliaia dalle stalle e dilagano impuniti e non schedati, e non vogliono essere riconosciuti e segnalati, su tutto il suolo europeo.

E si sarebbe dovuto fare come l’Australia, invece, e attuare fin dall’inizio i respingimenti in modo severissimo e bene organizzato, chiedendo a quei governanti d’oltre oceano come facevano ad arginare i flussi dei migranti e ad evitare le polemiche sulla stampa e sui media che da noi sono, invece, impazzate, costringendoci sulla linea-maginot di una indifendibile e folle misericordia che ne attira ogni giorno a migliaia.
E non li sappiamo contenere, questi eserciti di nuovi poveri armati dell’invincibile arma della pietas e della misericordia che tutto sbaraglia – e dilagano per ogni dove, come accadde per i lontani ‘Popoli del mare’ che causarono il collasso in una intera civiltà.

La Storia che non è mai maestra di vita, dannazione!

 

L’arrivo di profughi e migranti in Europa attraverso la rotta balcanica prosegue. Anzi, accelera, in vista della stretta annunciata dall’Ungheria di Viktor Orban, dove dal 15…
ilfattoquotidiano.it

Ragione e sentimento

Ragione e sentimento

Ah, l’animo umano, la sua ‘psiche’, come sono complessi e labirintici e indecifrabili! Producono capolavori di armonia e bellezza (Amore e Psiche), ma anche mostri di crudeltà e barbarie e stupidità abissali e miseria intellettiva avvilente, ahinoi.
E c’è chi (una quantità enorme, maledizione!) in questo viluppo caotico di armonia e caos e disordine e infiammazioni neuroniche che producono mostri e guerre e follie ferine ci vede una ‘fiammella divina’ e dice di noi umani – con sicumera degna di miglior causa – che siamo fatti ‘a immagine e somiglianza di Dio’. E c’è da chiedersi che cattiva immagine abbiano del Dio che adorano, se lo dicono padre e patrono di tanta umana miseria e quotidiano trionfo del Male quale ci consegnano le amarissime cronache di ogni giorno.

E che il Caos sia il solo e unico vero ‘dio’ che s-governa le cose e gli eventi degli uomini ce lo raccontano le cronache degli assalti e degli arrembaggi dei migranti alle fragili e nulle frontiere dell’Europa in grave affanno di governo politico e di prospettive di ordinato sviluppo futuro.

E se hanno ragione i ‘buonisti’ – che scommettono sullo sviluppo ordinato e le ‘magnifiche sorti e progressive’ di una umanità affratellata e felicemente assortita, malgrado le stridenti e feroci contrapposizioni tra i ‘cattolici’, i ‘laici’ e la marea umana degli islamici che abbiamo importato fin qui e che aumenterà in termini esponenziali grazie alla loro forte propensione a figliare – o se hanno ragione, invece, i ‘razzisti’ (invettiva insensata e stupida, ma che funziona ‘di pancia’ nella presente lotta politica come funzionavano le antiche contrapposizioni tra gli odiati ‘capitalisti’ e i maledetti ‘comunisti’) sulle predizioni di una società europea male amalgamata e avvitata nella sua ingovernabile crisi nei prossimi cinquant’anni non lo può dire nessuno perché il futuro non lo abbiamo in tasca e non è osservabile se non per ‘proiezioni’ largamente inattendibili e delle quali rideranno i pronipoti.

Tutto ciò premesso, non sarebbe male se la smettessimo di ‘parteggiare’ e alimentare gli odi di fazione – come e peggio dei ‘guelfi’ e i ‘ghibellini’ d’antan – e ci limitassimo a osservare con vivissima preoccupazione gli sviluppi del presente caos europeo e globale.
Con in cuore la speranza che emerga, da qualche parte di questa oscena palude politica che ci definisce ‘europei’ , un bandolo col quale avviare la creazione della matassa da cui può scaturire una bella tessitura di condivisibile e ordinata convivenza futura.

Riusciranno i nostri eroi ‘europei’ a trionfare, novelli Perseo, contro i serpenti malefici della orrida presente Medusa? Chi vivrà vedrà, ma giova ricordare che il 2015, ennesimo ‘annus orribilis’, ha già nel suo ventre flatulente la strage di ‘Charlie Hedbo’, i morti di Copenhagen e quelli del museo del Bardo – morti di un terrorismo islamico globale che trova terreno fertile di arruolamenti in franchising e ‘via internet’ nelle ‘banlieues’ parigine e in quelle delle metropoli europee che oggi si mostrano straordinariamente ospitali.

Poi diteci pure ‘razzisti’. se queste facili predizioni e incidenze statistiche future non vi preoccupano. Ce ne faremo una ragione e un sentimento.

 

Un commando ha preso di mira il Museo del Bardo: all’interno della struttura c’erano almeno 200 turisti. Alcuni connazionali sono fuggiti prima dell’assalto
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Gli undici settembre che verranno

Gli undici settembre prossimi venturi

Qualunque cosa pensiate di quel che è accaduto l’11 settembre 2001 a New York – che siate ‘complottisti’ e vi piace pensare, come tanti, che le Due Torri sono ‘implose’ (come dimostrò, con credibili ricostruzioni e analisi ingegneristiche specifiche una trasmissione televisiva assai inquietante, ma tanto, tanto ben documentata), oppure siate propensi a credere alla versione ufficiale del governo degli Stati Uniti: dell’atto terroristico ideato e messo in atto da Al Qaeda – qualunque cosa pensiate, dicevo, di quel momento storico che uccise la nostra sicurezza di occidentali e ci consegnò a un ‘ritorno al futuro’ medioevale e nessuna sicurezza più di morire pacificamente nel nostro letto a un’età ragguardevole, sappiate che, dopo quella mattanza, ‘niente è più come prima’ – e migliaia di immigrati islamici di prima e seconda generazione gioirono senza vergogna e ritegno e compassione dentro le loro case e provarono un senso di maledetta onnipotenza perché il ‘grande Satana’ era stato ferito a morte e contava e piangeva migliaia di vittime innocenti.

E l’attuale congiuntura di centinaia di migliaia di ‘migranti’ – una marea islamica in marcia che muove una malintesa e indebita e insensata ‘misericordia’ – che sfondano e violano ‘muri’ e assaltano le indifese stazioni del colabrodo-Europa pare non preoccupare nessuno di quegli insensati governanti europei responsabili del disastro-immigrazione per aver trasmesso abbondanti, folli segnali di ‘via libera’ e ‘venite parvulus’ in un continente europeo ancora in grave affanno per il perdurare della crisi economica e che non si cura minimamente dell’incidenza statistica di nuovi, prossimi assalti di ‘terroristi in franchising’ di prima o seconda generazione contro l’Occidente permissivo e ‘infedele’ che li accoglie amorevolmente e li ospita e si illude di ‘integrarli’.
Chi vivrà vedrà e i morti annunciati sono suoi.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Tutti i futuri del mondo

Jiang Heng, artista cinese, (‘Highway to Hell’ – palazzo Michiel – Strada Nuova – Venezia) ci racconta da par suo che, malgrado quegli occhi strani che si ritrovano, lui e i connazionali, uguali pensieri filosofici relativi al dolore di vivere e alla vita breve e all’oscurità della morte, illuminano le sinapsi orientali e occidentali.
Ed ecco la sua riflessione amletica col teschio (molti teschi) adornato di una effimera florealità pittorica che lo traduce in ‘pop art’ un filo macabra,  ma capace di ricordarci che ‘siamo polvere’ – magistralmente aggregata e in qualche modo funzionante – ma che ‘polvere ritorneremo’, ahinoi, dopo aver scroccato un bel po’ di filo alle Parche.
E, malgrado le bambole e i bamboleggiamenti delle giovanissime fanciulle in fiore che vediamo ospiti delle nostre calli e fanno ‘ciao-ciao’ con le manine a bordo dei motoscafi strapieni, anche quella loro bellezza orientale e l’incarnato niveo e liscio che gli invidiamo subiranno l’onta del Tempo – che tutto ossida e trasforma in decrepitezza e abbandono e diverso futuro.
Ed ecco spiegarsi davanti ai nostri occhi, a tutta sala, l’orrido campo di morte di migliaia di ‘Barbie’, – un ossario ‘pop’ funereo e spaventosissimo su cui campeggia ‘l’albero degli impiccati’, che già conoscevamo per via di Pinocchio, favola di morte e resurrezione del nostro Collodi -, a dirci che tutto, perfino quelle stupidissime bambole che hanno riempito l’infanzia lieta e leggera delle nostre figlie e nipoti, tutto decade e si corrompe e la vita umana è e sarà piena di pillole da ingurgitare per restare in salute un paio di anni ancora, viva la Medicina che nutre la Speranza.
E sarebbe interessante conoscere come e dove l’artista sia riuscito a collezionare tutte quelle povere bambole morte per smembrarle sadicamente e ‘artisticamente’.
La Biennale di ‘tutti i futuri del mondo’ è anche questo, prova a dirci Jiang Heng: il racconto di un futuro breve e corrotto già al suo nascere. Praticamente un ripasso dell’Eccesiaste.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
 

Quel viaggio al termine della notte dell’islam

Quel viaggio al termine della notte dell’islam

Venezia, pur se estenuata pel troppo caldo di quest’estate segnata dal troppo di tutto: uccelli, cani, turisti, migranti – e le polemiche conseguenti sulla misericordia, dovuta secondo alcuni, ma quasi tutte fuori bersaglio -, Venezia, dicevo, sa riservare le sorprese che incantano all’ora del crepuscolo che raduna il ‘troppo’ della truppa intorno alle mense imbandite e libera finalmente le calli e le fondamenta e le regala agli sguardi attenti dell’osservatore curioso.

E, ieri sera, la facciata dell’antico ‘mulino Stucky’, oggi hotel Hilton, era avvolta da una nebbia di luce azzurrina e scritte luminose vaganti sulla facciata disegnavano misteriosi messaggi cripto artistici e una folla di partecipanti all’evento si muoveva sulla fondamenta antistante anch’essa avvolta di luce – e la cuspide della torre quei giochi di luce riprendeva in chiaro e li proiettava sullo specchio del cielo crepuscolare nero di nubi.

E, ai piedi del ponte che interseca il canale di san Trovaso, un vecchio inglese stava in piedi sopra una cassetta di birra rovesciata e recitava un suo poema con enfasi di consumato attore rivolto verso l’isola della Giudecca. Oppure lanciava invettive contro chi sa chi e cosa, o pronunciava un j’accuse politico – come fanno quelli che salgono sul piedistallo dello ‘speakers’ corner’ a Londra e danno fiato alla lingua per troppo tempo repressa. O, forse, quello strano vecchio – che aveva alle spalle due testimoni muti e attenti e rispettosi dell’ode di quell’attore improvvisato (e, a suo modo, poetico) – alla fine della recitazione avrebbe tirato fuori da una sua borsa la cassetta delle ceneri della moglie o del padre e le avrebbe sparse al vento e sulle acque del canale, ma non ho assistito alla fine e mi sono allontanato da quel gruppo di ‘strani’ su muta istanza della giovane che si girava a guardarmi e sembrava impetrare discrezione e rispetto. Misteri di Venezia e delle sue storie ‘strane’.

E, tornando verso casa, all’incrocio di un campiello, nella vetrina di una libreria, figurava in bella evidenza il titolo di un libro di autore arabo o mediorientale: ‘Viaggio al termine dell’Islam’. Parafrasi di quel magistrale ‘Viaggio al termine della notte’ di Celine, libro di culto di molte generazioni di lettori. E mi veniva in mente il calembour ‘La notte dell’islam’, ma non il possibile, auspicato, termine di quest’infinito viaggio che viviamo in cronaca: di milioni di siriani in marcia e un intero paese cancellato dalla Storia e un califfato in rapida crescita ed espansione e un terrorismo islamico dilagante per ogni dove e che riempirà di morti ammazzati il nostro futuro prossimo di europei e occidentali. Non, certo, un bel viaggio.
E l’utopia che il maledetto islam degli assassini terroristi volga finalmente al termine, come auspica il titolo di quel libro, è generosa, ma, come per tutti i medioevi di ritorno, è un viaggio che comprenderà molte, troppe generazioni e spargerà i suoi veleni e scatenerà le sue guerre e i suoi pogroms. Chi vivrà vedrà.

foto di Enaz Ocnarf.

Il futuro vivibile che vogliamo

Non ci sarà nessuna risposta da parte di Renzi – troppo impegnato nei pasticci politici innescati dalle sue cento ‘riforme’ di cui nessuno avverte l’urgenza – nei confronti della figlia di quei due genitori barbaramente uccisi da quel tagliagole di importazione fermato all’entrata del centro di ‘accoglienza’ di Mineo. Non ci può essere risposta da parte di Renzi perché le risposte scomode e difficili non sono nelle sue corde e perché il male e le atrocità che si commettono sulla faccia della terra hanno risposta atroce solo nel dolore immedicabile che si scava dentro le vite di chi resta e seppellisce chi ha amato e gli ha dato la vita e sguardi di gioia sul mondo.
Così è stato per i figli e i parenti di quei tre o quattro lavoratori ignari del loro destino di morte che, in un fresco mattino della loro vita, si sono trovati davanti al piccone levato di un tale Kabobo e il cranio fracassato e l’orrore fisso nelle pupille – che, oggi, nel rievocare quella spaventosa follia omicida , ci sembra il nome di un orco orrendo delle fiabe, l’uomo nero delle tribalità africane che si leggono sui giornali e dei massacri che si sono visti e ascoltati per mesi e anni in Ruanda, l’atroce ‘paese delle colline’.
E, per molti dei nostrani ‘buonisti’, questa incidenza statistica della criminalità di importazione sembra un inevitabile ‘prezzo da pagare’ alla loro infiammazione neuronica misericordiosa che tutti accoglie del mondo rotto e dei popoli in rotta e in fuga per ogni dove, – indipendentemente dai numeri impazziti e in crescita esponenziale e dagli inevitabili conflitti che scatenano i problemi logistici e dei buchi che si aprono nel bilancio dello stato, cogli inevitabili tagli alla Sanità e al welfare di noi cittadini indigeni, eroso ogni giorno di un po’ – e tocca farsene una ragione e allargare le braccia impotenti.

E il fronte di questa tragedia epocale si allarga ogni giorno di più ed è prevedibile che il vertice del 14 di settembre (prendetevela comoda, cari governanti europei, non vi affannate, per carità!) non farà che registrare la presente babele delle lingue diverse sul tema dei ‘migranti’ e ‘ognuno per sé e Dio (o Satana) con tutti’ – e sarà il Regno del Caos nella bella Europa che conosciamo e che ci fa cadere le braccia per l’incapacità che dimostra a ‘governare’ i fenomeni caotici e ricondurli ad un ordine che ci è necessario come il pane. Il pane di un futuro vivibile, maledizione!

 

Rosita Solano attacca il governo: “Non dovevano morire così, per due cellulari”
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