Archivio mensile:agosto 2015

Sostiene Juncker

Sostiene Juncker che l’Europa ha gli strumenti per sostenere e dare dignitosa accoglienza a tutti i profughi in marcia oggi (8 o 10.000 siriani, afgani e bengalesi sono già nei pressi del ‘muro’ ungherese: appassionante odissea postmoderna) e anche a tutti quelli che verranno. E la stima che leggiamo sui giornali è di un milione per l’anno in corso, per i prossimi si vedrà. E, nella stima, si deve considerare l’effetto esponenziale di quel milione che dovesse ‘farcela’ e chiamerà entusiasta i parenti e gli amici nella accoglientissima Europa del melting pot globale. Chi vivrà vedrà e chissà come cambierà e cosa resterà della bella Europa che abbiamo conosciuto fin qua.
Qualche dubbio su quel che sostiene Juncker però ci viene, a giudicare dai fatti di violenza di Heidenau e Dresda che sembrano essere solo l’inizio di altri pogroms e guerre intestine in Europa tra residenti indigeni e nuovi migranti affluenti – dei quali già solo l’appartenenza religiosa, il famigerato ‘islam’ di cui alle cronache sanguinose di tutto quest’anno, prefigura i futuri conflitti sanguinosi, si salvi chi può. Vedasi i casi ‘Charlie Hebdo’, i morti nel caffè letterario di Copenhagen e il treno Parigi Amsterdam, per dire solo dei maggiori e degli ultimi.

Per una pura coincidenza mi è capitato di leggere, in bella e ravvicinata sequenza storica, ‘Terre selvagge’ di Vassalli e le ‘Guerre di Gallia’ di Cesare – libri appassionanti in cui si dà conto di migrazioni incessanti di popoli in armi, di sconquassi e violenze sui popoli assoggettati e delle guerre conseguenti che hanno detto grande l’impero di Roma nei secoli.
E il confronto con le odierne migrazioni evidenzia un indubbio e rassicurante progresso nelle relazioni pacifiche fra popoli e nazioni e chissà che abbia ragione Juncker e torto tutte le cassandre (me compreso) che ‘vedono nero’, ma il paterno presidente della Commissione europea dovrebbe mettere nel conto delle sue predizioni e auspici ‘buonisti’ anche tutte le cronache giornalistiche di difficile convivenza e micro criminalità diffusa e accattonaggio e ‘via Anelli’ (il ghetto urbano di Padova) e i tagli alla Sanità e al welfare che giustificano la crescita elettorale dei partiti cosiddetti ‘populisti’ e di destra estrema. E, magari, spiegarci le ragioni degli episodi di insofferenza di Quinto di Treviso e quelli di Heidenau e Dresda.
Giusto perché il quadro degli eventi e degli auspici sia completo e le sue consolanti enunciazioni non restino ‘di principio’ e incapaci di trovare sponda nella realtà drammatica di queste nuove migrazioni che ci spaventano per gli altissimi numeri quotidiani.

E raccomando la lettura di un altro interessantissimo libro di storia e di storiche migrazioni: ‘1177 a.c.’ (http://www.ibs.it/…/…/cline-eric-h-/1177-collasso-della.html) in cui si narra di spaventosi sconquassi conseguenti alle migrazioni dei misteriosi ‘popoli del mare’ – giusto per dire che gli auspici del paterno Juncker sono cosa buona e giusta ed esorcismo necessario, di fronte ai drammatici esodi di oggi, ma occorre fare fronte mentale a tutte le disgrazie che ci aspettano ed essere preparati perché – è coscienza comune – ‘il peggio non è mai morto’, ahinoi e l’orizzonte del futuro sembra un ritorno al passato di conflitti religiosi che il laicismo aveva risolto, sconfiggendo il fondamentalismo cattolico e confinandolo nel suo àmbito di ‘libera chiesa in libero stato’. Sarà così anche nel 2050 di un Europa asiatizzata e africanizzata? Chiediamolo a Juncker.

http://www.repubblica.it/…/l_intervento_i_l_presidente_de…/…

1177 a. C. Il collasso della civiltà è un libro di Cline Eric H. pubblicato da Bollati Boringhieri nella collana Saggi.Storia, filosofia e scienze sociali : € 20,40. Disponibile anche in eBook a € 9,99 di IBS.it
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Ieri accadde

Ieri accadde 23 ago 2014

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
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Riti di iniziazione

Da Barcellona a Venezia infuria il ‘caxxo che ci pare’ e si vedono foto osè di maschi ignudi e danzanti fuori da un negozio (a Barcellona) e le natiche di una ragazza in foia accucciata sopra il suo partner sul ponte degli Scalzi, – per tacere degli orinatoi in pubblico cestino giusto davanti al Molo di san Marco tra il Todaro e il Leone.
E, forse, tutto questo esibizionismo senza freni e limiti morali e di buon gusto serve a postare un video su ‘you tube’ che si pretende ‘divertente’, – e di più lo è quanto maggiore è lo scandalo che solleva sui giornali e le tivù – ma tutto ciò dà la misura di una estensione delle libertà personali ben oltre un convenuto ‘limite del lecito’ di cui non si ricorda più nessuno, dacché i figli rientrano la notte a casa alle cinque del mattino brilli o strafatti e le madri insonni stanno in pena per tema che un platano se li porti tutti e cinque per un frontale a centoventi all’ora e si legga la notizia, la mattina dopo, sul giornale locale.

Il fatto è che abbiamo cessato tutti, – tutti! compresi noi vecchietti a cui compete la staffetta delle regole e della buona educazione alla generazione che segue – di esercitare un giusto controllo sociale: di scuotere la testa con commiserazione di fronte a certe scene disgustose, di accigliarci e ‘mostrare la faccia feroce’ di fronte a quegli adolescenti aggressivi che nei luoghi pubblici si compiacciono di provocazioni idiote e linguate e toccamenti osceni alle coetanee e le parolacce dette a voce alta – e guai all’isolato che accenna un rimbrotto perché passerebbe un gran brutto quarto d’ora e ‘il branco’ vince e la società tutta perde, invece, e si avvia verso gli orizzonti di squallore e vergogna senza fine perché davvero ‘non c’è limite al peggio’ quando si abdica e si ha paura e nessuna regola più è condivisa e applicata e si lascia briglia sciolta agli adolescenti privi di quei riti di ‘iniziazione’ che nelle società tribali servono a dirli uomini e guerrieri valenti.

E, forse, anche quei tali rinnegati dell’Occidente e delle sue regole e ‘way of life’ che vanno ad arruolarsi nell’Isis del califfato di ritorno – e si mostrano più feroci assassini degli indigeni perché devono dare dimostrazione della forza della loro fede di conversi al radicalismo dalla ‘sharia’ – lo fanno per un vuoto di vita e una mancanza dei ‘riti di iniziazione’ delle società occidentali tramite i quali forgiare una identità e consolidare una appartenenza. Perché essere immigrati di ‘seconda generazione’ spesso non si è carne né pesce e la patria di origine sfuma nei ricordi dei genitori e la terra nuova ancora non ti integra né riconosce e premia – e la ‘cittadinanza’ faticosamente acquisita è astrazione e solitudine di ‘banlieues’ e i sogni di un futuro migliore si stingono ad ogni anno che passa e rifiuto che ricevi o pestaggio della polizia nel corso delle manifestazioni.

E’ davvero un medioevo di ritorno quello che ci mostra una globalizzazione delle ‘accoglienze’ oltre che delle economie – che prima di rodare un ‘ordine nuovo globale’ e rilanciare il sogno delle ‘magnifiche sorti e progressive’ dell’umanità tutta producono la miseria delle presenti delocalizzazioni e le fabbriche che chiudono e l’inevitabile ‘guerra di poveri’ tra i senza lavoro nostrani e i moderni schiavi delle filande cinesi clandestine che hanno cambiato la fisionomia di Prato, per dirne solo una, la più clamorosa. Usque tandem?

I funerali che non ti aspetti

 

Ci sono funerali per tutte le tasche e quelli che non ti aspetti e che richiamano un sacco di gente – e le male cronache del Malpaese ci affliggono con le immagini del cattivissimo gusto di chi pretende il paradiso per il suo ‘dio in terra’ chiacchieratissimo e danarosissimo e in odore di ‘boss’.

Ed è vero che dell’estinto si può far ciò che si vuole, tanto non si muove né protesta e non c’è persona più indifesa di una persona ridotta a ‘salma’, perciò ne deduciamo che tutto quel baccano di ottoni e fiori sparsi dall’elicottero e centinaia di macchine costose al funerale del ‘boss’ romano e il manifesto sulla parete della chiesa che attribuiva il paradiso per certo all’illustre defunto fossero una gratuita ‘celebrazione’ tribale: la tribù dei sinti Casamonica che celebrava il trionfo del suo ‘padrino’ colle scenografie kitsch di un b-movie sulla mafia e dintorni.

E, di certo, il piazzista da sacrestia che rivendica sfrontato : ‘lo rifarei uguale’ – così dice dell’osceno funerale da lui celebrato anche dopo il clamore mediatico negativo registrato all over the world – non ignorava ciò che avveniva fuori del tempio.

Ed il fatto che in quel tempio si fosse negata la celebrazione funebre ad un ben diverso eroe del nostro tempo, Piegiorgio Welby, la dice lunga sulla assoluta perdita di autorevolezza dei nostrani piazzisti vaticani di ogni ordine e grado e di come la Chiesa tutta abbia urgentissimo bisogno di chiudersi nei conventi e negli annessi hortus conclusus a riflettere su ‘quanto siamo caduti in basso’ e ‘che genere di messaggio cristiano andiamo spacciando?’, – da nessuno inteso e condiviso’ malgrado le mille scuse solenni pronunciate dai vari pontefici per i misfatti e i crimini commessi nel passato, – e quel suo vizio di tutto sbagliare e non imbroccarne una di giusta è così duro a morire, ahinoi.

 

Misericordia cum grano salis

….che, poi, la pietas non ha mai avuto larga applicazione nel mondo dei viventi e mors tua vita mea, invece, è, da sempre, la ‘legge della giungla’ dei predatori che: ‘il più grande mangia il più piccolo’ – e ce ne siamo fatti una ragione fin dai tempi delle caverne e l’abbiamo inglobata nel DNA.
E noi umani siamo in cima a questa catena di ‘mors tua vita mea’ perché abbiamo sterminato ed estinto centinaia di migliaia di specie e ridotto al lumicino la prorompente biodiversità del pianeta e lo abbiamo avviato al suo stadio annunciato di ‘desertificazione’ e inospitalità prossima ventura.

E, oggi, la pietas (la misericordia, nell’immaginario vaticano) diventa il cardine del cambiamento epocale che ci affanna e dovremmo, a sentire quei piazzisti da sacrestia che, da sempre, pretendono di avere il Verbo giusto in tasca per ogni tragedia, applicarla ‘urbi et orbi’ indipendentemente dall’infinito numero assassino degli sbarchi sulle nostre coste e di quelli che intasano il ‘corridoio europeo’ ad est – finalmente chiuso dalla Macedonia schierando l’esercito, e, in Ungheria, costruendo il muro e presidiandolo. Non diversamente si è fatto, da anni, negli Stati Uniti contro la dilagante massa dei messicani e dei vari e diversi ‘ladinos’ che ‘ci provano’ e col respingimento in mare, efficacissimo e vincente, da parte delle autorità australiane – chiedere come si fa a quel governo e copiarne l’esempio.

E, invece dell’apologo evangelico del buon samaritano, i nostri piazzisti-vaticanisti, dovrebbero meglio considerare quel racconto di Agostino: del ragazzino che voleva riempire una buca nella sabbia coll’intero mare che andava a raccogliere colle manine congiunte a coppa. E capire, finalmente, loro che hanno sempre l’apologo giusto per ogni predica e sermone non petito, che ‘non si può riempire una piccola buca (europea) con il mare dei profughi di ogni guerra, ogni siccità, ogni dittatura passate, presenti e future – pena il collasso economico del continente europeo.

E capire che la misericordia è una virtù che va usata ‘cum grano salis’ – e l’ha capito per tempo anche Claudio Magris, – un ‘sinistro’ di vocazione e di lungo corso -, che scriveva sul Corriere che, se riempiamo un ospedale di malati e infortunati oltre la sua capacità di amministrare buona ed efficace sanità pubblica, il risultato è un disastro annunciato e il collasso del sistema di assistenza e accoglienza.
Ma tu vaglielo a far capire a quei piazzisti della ‘buona novella’ che, prima della misericordia, viene la sensatezza e il buon senso comune dei cittadini che si appassionano alla politica e che non intendono disperdere il ‘bene comune’ dei conti in ordine e di uno sviluppo economico costruito in faticosi e laboriosi decenni sotto il peso di mezza Africa affluente in Europa e tutta la Siria e il Medio Oriente (per tacer dei cinesi e dei Bangladesh).

Dai sermoni del Vaticano ci salvi Iddio che la politica di tutti i giorni la faccio io (tutti noi cittadini elettori).

Convivenze ecologicamente sostenibili

 

Nel suo generoso e un po’ stralunato sforzo di farci accettare i grandissimi numeri dei ‘migranti’ prossimi venturi che ci atterriscono, (ci faremo carico di ogni e tutte le guerre, tutte le carestie e siccità, tutte le dittature afro-mediterranee passate, presenti e future? Aiuto!) Adriano Sofri mette a confronto le migrazioni degli uccelli e quelle degli umani e conclude arruolandoci tutti volontari nella Lipu e raffigurandoci un futuro di meravigliose convivenze ecologicamente sostenibili nell’umano giardino dell’Eden dove tutti vivremo un po’ strettini e dandoci di gomito e calpestandoci fra mille imprecazioni, ma sostanzialmente felici e contenti, alleluia!

E battibeccheremo come le cicogne a centinaia di migliaia negli immensi stagni delle affollatissime metropoli disputandoci il cibo e l’assistenza sanitaria (che già si fa assai strettina e i medici di famiglia ci guardano di brutto se chiediamo loro un esame più approfondito perché l’imperativo renziano e della sinistra è: ‘Curatevi meno, curiamoli tutti’). E se qualche gruppo di pretesi ‘profughi’ rigetta il cibo e getta a terra i vassoi con la pizza e il risotto, protestando perché pretendono un cibo più ‘etnico’ e consono al loro stato di migranti, pietosamente li raccoglieremo e passeremo quei vassoi rigettati alle mense della caritas – sempre più fitte di barboni e mendicanti indigeni che non vanno tanto per il sottile.

E l’equiparazione di Sofri con le meraviglie ornitologiche ecologicamente e multietnicamente sostenibili dovrebbe anche spiegarci dettagliatamente cosa succede in quelle isole felici che sono le ‘banlieues’ delle grandi città europee che ogni tanto ‘esplodono’ – e sono fresche nella nostra memoria le azioni dei commandos degli immigrati di seconda e terza generazione che vanno a sterminare gli inermi infedeli nella redazione di ‘Charlie Hebdo’ o nei caffè letterari di Copenhagen o che inseguono rabbiosamente i turisti del museo del Bardo a Tunisi ammazzandoli come cani – e raffigurarci quale meraviglioso futuro ci aspetta di delicate e rispettose convivenze possibili con tutto questo islam che preme ai confini sud ed est dell’Europa ed alimenta i conflitti presenti e i futuri e gonfia i mattinali della polizia e dei carabinieri con le cronache dei misfatti che: ‘Ma non ci bastavano i nostri, maledizione?’

Ecologia vo’ cercando ch’è si cara alle soavi e speranzose genti della sinistra di s-governo.

 

https://triskel182.wordpress.com/2015/08/17/il-viaggio-infinito-adriano-sofri/

 

 Il pianeta che ci va stretto. Convivenze ecologicamente insostenibili. http://www.repubblica.it/…/amazzonia_irahoa_awa_l…/…

Amen e così sia

Se consideriamo l’iter e l’applicazione della ‘legge 40’ e i molti ricorsi alle corti di giustizia dei cittadini, penalizzati e castigati dai suoi odiosi diktat, che l’hanno finalmente affossata e resa scrittura italica inutile e stupida, (ispirata e fortemente voluta dal fondamentalismo vaticano), non è peregrino far notare che alcuni interventi dei vescovi e del loro leader massimo sono sciocchezze palesi che preferiremmo non ascoltare e leggere in cronaca per carità di patria e forte disagio nel vedere quei tali in buffe tonache ormai privi di ogni credibilità e autorevolezza.

E le chiese vuote e l’abbandono dell’istituto della ‘confessione’ da parte di una moltitudine di ex praticanti sono evidenze che ci mostrano la solitudine e la crisi di identità e di riferimenti autorevoli e ‘forti’ dei preti di ogni ordine e grado.

 

Né miglior figura hanno fatto i monsignori nel corso della ‘battaglia’ contro divorzio e aborto – entrambe concluse in modo ignominioso e con una perdita di controllo sociale e ‘spirituale’ mai più recuperati. E, recentemente, la cronaca ci ha consegnato in video e in voce l’abdicazione plateale del dogma dell’infallibilità del papa con quel sonoro e vergognosetto: ‘Chi sono io per giudicare?’ riferito a una questione di comportamenti sociali e privati che il racconto biblico puniva, invece, col fuoco di Sodoma e Gomorra.

Non ci sono più i papi e i preti di una volta, mannaggia – e chissà che ne è stato del paradiso e dell’inferno e del purgatorio e di quell’empireo folto di santi e beati la cui effettiva esistenza i cosmonauti non hanno verificato nel corso delle loro escursioni fuori della stratosfera.

 

E quel tal monsignore che si sbraccia a maledire i ‘piazzisti da quattro soldi’ da vecchi pulpiti obsoleti e tristi e ci ammannisce sermoni savonaroliani da nessuno condivisi su pietose ‘accoglienze’ impossibili di mezza Africa e di tutta la Siria e della Palestina – passando per il Bangladesh e l’Afganistan – meglio farebbe a ritirarsi in convento a coltivare un suo hortus conclusus e a meditare sulle passate grandezze e le attuali miserie che hanno ridotto i preti e i loro ascendenti gerarchici alla sola funzione meritoria di celebrare i funerali di coloro che, solo in punto di morte, si ravvedono e provano a ‘mettersi in regola’ in extremis – non si mai cosa ci aspetta di là del buio degli occhi chiusi, pensano i furbi.

Vedi mai che ci sia davvero la ‘grande luce’ raccontata da molti di coloro che, in limine mortis, sono stati poi chiamati indietro da valenti medici e chirurghi. Amen e così sia.

 

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Immigrazione-Galantino-Contro-migranti-atteggiamento-da-piazzisti-da-quattro-soldi-39308ffd-9c0f-4ae3-9930-9e574dc707d1.html?refresh_ce

 

Cacio sui maccheroni

Cacio sui maccheroni.

La folle gestione dell’immigrazione selvaggia del governo Renzi-Alfano.

 

http://www.lastampa.it/2015/08/12/italia/cronache/leuropa-ci-restituisce-oltre-mila-immigrati-sono-vostri-irregolari-entrati-da-noi-zYw7MEHnLVG7XmJQFhNluL/pagina.html

L’Europa ci restituisce oltre 12 mila immigrati: “Sono vostri irregolari entrati da noi”
Le riammissioni dal 1° gennaio sono aumentate. Francia, Svizzera e Austria i Paesi più rigidi
REUTERS

Il caso Ventimiglia è diventato emblematico ma l’Europa nel 2015 ci voleva restituire oltre 16.000 migranti (ne sono stati riammessi 12.000) contro i 951 che noi abbiamo restituito agli altri Paesi

12/08/2015
GUIDO RUOTOLO
ROMA

Incrociano le dita. Si nascondono nelle toilette dei treni che varcano i confini nazionali. Di notte, battono i sentieri dei valichi. Di giorno si confondono tra i frontalieri. Svizzera, Francia, Slovenia: è una scena che si ripete tutti i giorni. Ma, dall’altra parte della «frontiera» che sempre Europa è, ci sono le forze di polizia che cercano le «prede», i trofei: i migranti irregolari che devono essere allontanati. A maggio, a giugno, la scogliera di Ventimiglia sembrava la “Croisette” di Cannes con telecamere e fotoreporter per immortalare i migranti che volevano proseguire la loro avventura nel vecchio continente. E di questi viaggi di speranza sono impressionanti i numeri dei migranti che dal primo gennaio al 31 luglio l’Italia ha dovuto riprendersi: 12.456. I Paesi confinanti ce ne volevano restituire ben 16.305. Evidentemente, abbiamo dimostrato che 4000 non erano arrivati dall’Italia. In ogni caso, numeri fotografano il problema: la grande mobilità interna all’Europa di decine di migliaia di migranti che passando dall’Italia cercano di raggiungere mete precise.

 

Va ricordato, viceversa, che migranti che dall’Italia sono stati riconsegnati ai Paesi confinanti sono stati 591. Dunque, secondo Parigi, 11.202 migranti identificati in Francia erano arrivati dall’Italia. Noi abbiamo contestato questi numeri riconoscendone, alla fine, solo 7758. Eritrei, etiopi, marocchini, afghani, tunisini, sudanesi. Tutti ritornati in Italia. Quando si parla di migranti in arrivo si scruta l’orizzonte. Si pensa alla Libia, al Canale di Sicilia, a Lampedusa. E invece c’è un secondo fronte, quello dei confini terrestri europei.

I NUOVI ARRIVI

I comunicati della sala operativa delle Capitanerie di porto in questi giorni sembrano bollettini di guerra: «1552 migranti tratti in salvo in 7 distinte operazioni di soccorso». Per Ferragosto, di questo passo, supereremo i 110.000 migranti soccorsi. Il 10% in più rispetto all’anno scorso. Nessuna invasione. Una parte di loro farà domanda di protezione umanitaria. Molti proveranno a disperdersi in Europa. Altri saranno rimpatriati, espulsi.

I richiedenti asilo saranno accolti nelle strutture delle comunità locali, nei Centri di accoglienza. La disponibilità di posti raggiunge i 120.000 migranti. E dovranno sottoporsi all’iter burocratico delle commissioni che esamineranno le loro posizioni. E se l’esito fosse negativo, i richiedenti avranno sempre la possibilità di appellarsi alla giustizia e ai suoi tempi (biblici). Nel frattempo, in molti proveranno a raggiungere i loro cari e amici nei Paesi dell’Europa del Centro-Nord.

GLI IRREGOLARI

È una Torre di Babele. Migranti che chiedono asilo politico. Migranti trafficanti o pusher che finiscono in carcere. Disperati per motivi economici che attraversano il Canale di Sicilia e vengono espulsi. E poi quelli che trasformano il loro provvedimento di espulsione in carta straccia. E quelli ancora che entrano in Italia dall’Europa……

(segue – vedere il link)

Di chi dà aria alla bocca

Di chi dà aria alla bocca

Ieri, al telegiornale, Achille Variati, che mi risulta militare nelle file del pd, diceva cose sensate, sensatissime in seguito all’accordo intervenuto tra prefetto e sindaci che rassicurava questi ultimi. L’uomo del governo dava la sua parola d’onore che non sarebbero stati più di uno a mille i profughi e quegli altri, più numerosi, i clandestini che gli van dietro e ‘ci provano’, lucrando sulla pietas dovuta alle traversie che si vivono sui ‘barconi’ e sul resto delle lacrimose cronache che ci vengono scodellate nelle orecchie ogni giorno che Dio manda in terra. Mille oggi, duemila domani, tremila dopodomani. Ogni giorno ha la sua pena, ahinoi, migliaia di pene. Una pioggia incessante di uomini e donne e bambini africani che sono l’avanguardia del numerosissimo esercito in attesa di imbarco e immediato ‘salvataggio’ da parte della nostra Marina.

Uno a mille, dunque, i cosiddetti ‘profughi’ (ma le statistiche dicono che solo tre su dieci otterranno l’attestato, gli altri peseranno sulle italiche finanze per i rimpatri o correranno a frotte a Calais), stemperati nella popolazione anche dei Comuni più piccoli per non dare nell’occhio.
E il sindaco Variati, affermava, poi, in pubblica tivù: ‘Facciamo quest’ultimo sforzo per puro senso di responsabilità, ma che sia finita, perché, se si violerà questo patto e si modificheranno i numeri, non so dire cosa potrà succedere quanto a conflitti sociali.’
E che quel patto e quella parola data dall’incauto prefetto siano destinate ad essere traditi lo dice il continuo stillicidio di migliaia di ‘barconi’ che continuano ad arrivare sulle nostre coste ogni santo giorno e maledetto telegiornale.

Anche lui, Variati, è un ‘piazzista da quattro soldi’, come pretende quel tal monsignore dalla lingua scollegata dal cervello che impreca e maledice coloro, gli elettori e i loro leaders, che si dicono e si diranno in cabina elettorale più convinti del verbo di un Salvini, sul merito dell’immigrazione selvaggia e fuori controllo, piuttosto che della sua insensatezza politica di buonista fuori dalla politica, di professionista della carità a carico dei cittadini italiani e che si compiace di vedere l’Italia straboccare di nuovi disoccupati a carico della pubblica assistenza?
E come giudica, quel tal monsignore dalla lingua scollegata, quest’altra notizia data dal Tgr quattro giorni fa: che 6 pusher su dieci, beccati in flagrante spaccio e registrati dalla polizia sui loro mattinali, sono magrebini, ganesi, nigeriani e sudanesi?
Piazzisti da quattro soldi anche gli inquirenti e i poliziotti? E che ci dice, il monsignore che dà aria alla caritatevole bocca, del mendicismo diffuso nelle nostre città di giovani neri spesso molesti che lavoro non ne trovano e sono stati esclusi dalla consorteria dei venditori di borse taroccate perché ormai viaggiano a ‘numero chiuso’ ed è troppa la concorrenza?

L’insensatezza politica di quel monsignore chiacchierone e poco documentato è la stessa di chi valuta il ‘crescendo’ spaventoso dei numeri quotidiani degli ingressi e dei salvataggi in mare che affannano quotidianamente i prefetti e i sindaci come una pioggerellina di primavera e/ un ‘dono del cielo’, ma tralascia di dirci ciò che segue in cronaca a quest’accoglienza senza freni e limiti e confini (vedi la Grecia, che già boccheggia economicamente di suo e non ha ‘trippa per gatti’ da distribuire fuori bilancio).
Tralascia di dirci che il gravissimo disordine di Calais e l’assalto ai tir e le violazioni alla sicurezza dei trasporti è figlio della lassezza e della cattiva politica del nostro ministro degli interni che ha consentito ai clandestini che non ci riesce di rimpatriare e privi di controllo e della necessaria schedatura di sciamare oltre i confini-schengen e di creare i gravi disordini che lamenta Cameron, il premier britannico.
E’ una ‘guerra’ che ci è stata dichiarata, caro il nostro ‘padre santo’ in vena di facezie mattutine e quotidiane – una guerra che non abbiamo dichiarato noi, cittadini europei basiti per tanta insipienza e incapacità di risposta forte e severa degli stati e dei governi contro la legalità violata, bensì dichiarata da chi arremba e considera un suo diritto violare le leggi degli stati e fa aggio sulla ‘pietas’ dovuta ai pochi, veri profughi per affannarci e avvitare la crisi di economie già largamente provate dalla lunga crisi economica e a perenne rischio di ‘default’.

Mala tempora currunt (2)

 

C’è un mistero che agita il pianeta da secoli. Quanto contano, nella risoluzione dei problemi mondiali (e nazionali), le parole del papa. Parole che si levano alte, solenni, ispirate, – perfino, recentemente, ‘cazzotti’ contro chi dissente dal verbo universalista che tutto include e redime urbi et orbi. Parole strane e ‘contro’ anche quando a uccidere erano gli islamisti folli di ‘Charlie Hebdo’ – l’intera redazione rimasta a terra, corpi sanguinanti ed esanimi mentre gli assassini, immigrati di seconda o terza generazione, fuggivano col kalashnikov in pugno per andare ad ammazzarne altri, ma furono fermati dalla Gendarmerie, per fortuna, coll’unica, vera risoluzione dei conflitti armati che funzioni:un colpo al cuore o alla testa.

Quante divisioni possiede il Vaticano, chiedeva sarcastico Stalin ai tempi suoi, incurante del ‘peso morale’ che hanno le sante universalistiche parole dei papi. Parole che non hanno fermato il nazismo nel suo spaventoso dispiegare guerra e massacri e olocausti; parole che radunano milioni di poveri e disperati nelle piazze delle città visitate dal papa nei suoi viaggi apostolici , ma non uno dei problemi che affliggono quei poveretti che si avvii a risoluzione e trovi mediazione per il tramite delle ‘parole di speranza’ che, nella sostanza delle umane cose, equivalgono ad ‘aria fritta’.
E Romero, l’arcivescovo dei poveri, stecchito davanti all’altare per essere rimasto solo a dire parole chiare, invece, non universalistiche, bensì chiaramente schierato con i poveri e i militanti rivoluzionari che lottavano contro i signori della morte della destra di governo di quella nazione.

E, oggi, Francesco, sempre più ispirato, pronuncia le sue inutili parole sante contro l’ennesima catastrofe epocale che non troverà certamente soluzione per suo tramite: le migrazioni, i migranti.
Novelli ‘popoli del mare’ che ci affannano e ci condannano a costruire muri (Ungheria) o schierare la polizia con i cani per impedire che quelle schiere di migliaia e migliaia di nuovi barbari entrino nel tunnel della Manica o diano l’assalto ai tir. Magari potremmo mettere in contatto il Vaticano e le sue autorevoli ambasciate e i funzionari in clergyman coi ministri degli interni di Francia ed Inghilterra per vedere cosa si può meglio fare in quella strana guerra in cui l’Europa si gioca il suo fragile sviluppo economico e il suo ‘welfare’.

E che si tratti di una questione di numeri strabocchevoli e che ‘non possiamo accogliervi tutti’ – come dice la cattolica Merkel – pena l’esplosione dei conflitti sociali spaventosi, pare non convincere il papa santo, che, invece, guarda al Grande Disordine Mondiale conseguente alle migrazioni epocali come a una catarsi, un ‘vogliamoci bene fratelli’, al di là delle differenze di costumi, religioni, tradizioni e comportamenti conseguenti.
Ma, nella realtà che osserviamo noi cittadini, preoccupati del futuro gramo che ci regalano e rifilano i buonisti di ogni risma, vediamo, invece, che gli immigrati hanno costituito e tendono sempre a costituire dei ghetti, nelle periferie delle metropoli europee, che, di quando in quando, ‘esplodono’ (rivolta delle banlieues) e non è una bella rappresentazione di futuro quella che si mostra – e gli assassini dell’isis o i loro affiliati in franchising terroristico se ne escono, una bella mattina, di casa e vanno a stecchire gli infedeli che li hanno amorevolmente accolti, convinti all’accoglienza dalle sante parole dei papi. Mala tempora currunt.