Archivio mensile:luglio 2015

Il Grande Disordine

Il Grande Disordine che incombe sull’Europa incapace di reazione e governo.

 

Da Calais (Francia) Il portellone del tir si chiude con fragore, il carico è ancora al suo posto. Intorno, centinaia di immigrati prendono d’assalto i camion con scene che ricordano il Far West. Questa volta ci è andata bene, ma molti altri non sono…
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Avite ‘a murì

Parliamo di politica, che dite? Si lo so che è palloso e, di questi tempi, sotto l’ombrellone. tira di più il pettegolezzo da spiaggia specchiato sul palcoscenico di facebook o, in assenza di interlocutori facondi, la buona e santa ‘settimana enigmistica’ – che da la carica al cervello e non lo fa spegnere mai.

Però mi corre l’obbligo di avvisarvi che la politica potrebbe ‘venire da voi’ – come fa la montagna con Maometto (e chissà se questa massima nostrana offende gli iracondi islamici e permalosi: quelli con il kalashnikov sempre pronto, infilato nel porta-ombrelli di casa).

 

Potrebbe accadervi, dicevo, di recarvi dal medico di vostra fiducia per qualche disturbo recidivo e refrattario al farmaco prescritto e chiedere di approfondire la diagnosi con qualche esame radiologico mirato e sentirvi rispondere dai medici di famiglia, intimiditi da un decreto che li responsabilizza, che ‘non possumus’: ve li dovete pagare di tasca vostra perché così vuole Renzi e i suoi pretoriani della falange di s-governo che hanno bisogno di ‘fare cassa’ e procedono con le ruspe dei ‘tagli lineari’ un tanto al chilo. Oggi la sanità e domani le pensioni – garantisce Tito Boeri, lo scherano di Renzi che presidia l’Inps e ha già mandato a dire che sarebbe una buona cosa e giusta allineare al ‘contributivo’ tutte le pensioni pregresse e in giudicato da decenni – con tagli anche di cinquecento euro al mese sulle pensioni medie e medio-basse. Mala tempora currunt.

 

Sarà l’autunno del nostro scontento e dei ‘cornuti e mazziati’ perchè il Renzi, con quei suoi tagli brutali, pare intenda foraggiare il suo faraonico progetto autoreferenziale di ‘abbassare le tasse’ – anche a chi mai le ha pagate per intero ed ha evaso a man bassa lungo gli infami decenni della nostra repubblica.

 

E che si tratti di infame baratto tra i diversi ‘capitoli di spesa’ del bilancio dello Stato lo dimostra quest’altra puttanata renziana che rischia di impoverire vieppiù le nostre vite e i bilanci delle famiglie italiane. E Renzi-superbone manda a dire, senza troppi fronzoli, agli italioti passivi e bovi che ‘non vanno alla montagna’ della politica: ‘Avite ‘a murì.’, – se non avete abbastanza soldi da stanziare per questa ‘sanità privata’ che ci viene imposta per decreto e sarà votata, sono facile profeta, ponendo la fiducia e ottenendola con i voti schifosi di ‘quelli di Verdini’: neoassunti alla vergognosa bisogna da un premier che si spaccia impunemente per ‘uno di sinistra’.

 

E, quanto ai capitoli di spesa, invece dei tagli lineari alla Sanità pubblica e le minacce alla nostra salute e al nostro portafoglio, si potrebbero risparmiare miliardi di euro imponendo alla nostra Marina e alla Guardia costiera di tornare ai loro ruoli di istituto e lasciare che siano le navi delle altre nazioni che partecipano all’operazione Triton il compito di raccogliere i pochi profughi mischiati ai moltissimi clandestini e portarceli sulle nostre rive sempre così tanto, tanto ospitali e accoglienti. Noi italiani abbiamo già dato ad abundantiam, in questo tragico decennio, coll’operazione ‘Mare nostrum’ e oggi abbiamo necessità di ‘fare cassa’ per ‘tagliare le tasse’, come vuole Renzi, senza mettere in pericolo le vite e la salute degli italiani residenti e che pagano le stra maledette tasse. Isn’t it?

Venerdì 17 e i roghi sociali

Venerdì 17 e i roghi sociali

E sarà perché è venerdì 17 che il cumulo delle notizie di oggi è così specialmente negativo e somma insieme l’ennesimo ‘foreign fighter’ del caxxo che di nome fa Abdulazeez e ne ha stecchiti solo 4 (che fortuna!) – e, con un nome così, qualcuno mi spiega come mai era stato assunto come ‘agente di sicurezza al dipartimento delle opere pubbliche’ e poteva detenere armi ed era stato pure indagato in precedenza per simpatie sospette? Della serie: ‘Com’è pacifica la convivenza nel ‘melting pot’ della Grande America democratica e dell’Europa che ne segue i nefasti.’

Ma se ci volge a Oriente e si torna a casa, – nel magico Bengodi dell’accoglienza senza limiti e confini che è l’Italia -, scopriamo che il venerdì 17 è non meno conflittuale. E a Roma e a Quinto di Treviso e a Crema è tutto un susseguirsi di rivolte dei residenti dei diversi quartieri contro l’imposizione sovietica dei prefetti che decidono senza consultazioni e senza appello che il valore delle case e delle villette di quel tale quartiere varranno meno di zero perché : ‘Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole’, ovvero palazzo Chigi e il Quirinale e il Vaticano del papa più buono di sempre e che predica la ‘via dei Barconi’ accoppiata colla misericordia senza limiti.

E non si capisce perché quei residenti dovrebbero fare marcia indietro ed essere meno inviperiti di quanto ci mostra la televisione – e decisi a respingere chi ha violato le nostre frontiere da clandestino e verrà per certo rimpatriato (ma chissà quando, ci rimprovera l’Europa all’unisono) – dal momento che marito e moglie hanno comprato casa a 120.000 euro e ci pagano sopra un mutuo ventennale, pur se lavorano con contratti a tempo determinato e precario, e quel tale prefetto irresponsabile, – su ordine di Renzi e di quelli del pd buoni tre volte -, da un giorno per l’altro decide che quel quartiere diventerà un ghetto di nuova immigrazione e le case varranno un terzo del loro attuale valore e gli abitanti indigeni inevitabilmente espulsi da una convivenza impossibile e impoveriti e raminghi.

Ed è facile predizione che questo genere di roghi sociali e rivolte e respingimenti aumenterà parallelamente all’aumentare dei numeri degli sbarchi in Sicilia e Calabria e nessuna politica di controllo dei flussi immigratori pare alle viste di questo governo di pusillanimi e incapaci che trasferisce la sua incapacità di governo sulle spalle dei cittadini e li punisce e li vessa in nome di un incomprensibile dettato divino di ‘accoglienza erga omnes’.

Per una volta ci sentiamo solidali con la Merkel che, maldestramente, cerca di confortare una bimba palestinese con un motto di dura saggezza che provoca il pianto della piccina. Ma quanto è vero e condivisibile il suo: ‘Non possiamo accogliervi tutti’, – al di là della stupida partigianeria politica dei nostrani buonisti dei centri sociali dai neuroni particolarmente infiammati e che li fanno letteralmente sragionare.

 

Ai posteri l’ardua sentenza

Dispiace che a scriverlo sia stato un Grande Tedesco e non un Greco della mitica democrazia periclea perché, di questi tempi, anche la saggezza predittiva va correlata alla nazionalità di chi l’ha pronunciata e tramandata, se si vuole che i Greci ( e i molti loro fans spavaldi e pugnaci) intendano ragione.
E il Grande Tedesco scriveva: ‘Non riescono più a fermare quegli spiriti malvagi che essi stessi hanno evocato.’ (Faust – Goethe)
Già. Il referendum greco ha evocato gli spiriti malefici dell’Europa del nord rigorista e molti parlamenti nazionali si esprimeranno – forse negativamente – sul lambiccato e punitivo accordo stipulato da Tsipras con l’Eurogruppo che fa sganciare ai contribuenti europei ulteriori 82 miliardi di euro a fronte di riforme lacrime e sangue che, verosimilmente, il parlamento greco respingerà.

E sarà crisi di governo, verosimilmente, e nuove manifestazioni oceaniche a piazza Sintagma che a poco o nulla serviranno, se non (forse) a determinare l’uscita della Grecia dal consesso delle nazioni che formano l’Europa, dopo giorni e giorni di torbidi e, Dio non voglia, di violenze di piazza.

E se la Finlandia e l’Estonia sono alleati della Germania nel mal digerire (e forse respingere) un accordo così salato per le casse dell’Europa – già assottigliate dalla lunga crisi economica e dall’assedio dei migranti – una ragione ci sarà e non sarà meno valida di quelle che in questi giorni hanno affollato i social networks e occupato le prime pagine dei giornali e dei blogs – tutte un cieco e sordo ‘pianto greco’.

E le farneticazioni di Beppe Grillo e di Salvini di ieri e di oggi (e di domani) vanno di concerto con quegli spiriti malvagi evocati dal referendum greco – che se i Greci potessero, col senno di poi, avvierebbero come un sol uomo un ‘rewind’ e un ‘canx’ di quella loro manifestazione di frastornamento democratico.
E molti elettori, sui giornali e in tivù, si battono il petto e alcuni di loro, intervistati in proposito e sugli sviluppi della inevitabile crisi di governo, esclamano sgomenti: ‘Che senso avrà andare a votare, da qui in avanti?’

Già. Che senso avrà e quali sviluppi futuri la demenza senile della ‘democrazia diretta’ dei referendum che mettono i popoli d’Europa uno contro l’altro – referendum che tanta parte dell’ultimo orizzonte del secolo scorso hanno occupato?
Ai posteri l’ardua sentenza.

foto di Enaz Ocnarf.

La sinistra carente di ragionieri

La sinistra che difetta di ragionieri

Una volta ancora, mi dispiaccio di aver avuto ragione nel sostenere che la vittoria al referendum di Tsipras e del suo Sancho Panza scamiciato amante del poker era una ‘vittoria di Pirro’. Che oggi mostra il disastro pieno e irrimediabile delle sempiterne illusioni della sinistra di saper governare, ma è, invece, costituzionalmente incapace di realpolitik.

E se gli dici: ‘due più due?’ risponde ilare: ‘cinquantamila’, che è la cifra di questi ultimi mesi di una accoglienza senza limiti sulle nostre coste e pochissimi i respingimenti dei clandestini, – che sono la maggioranza sui barconi e violano i confini-schengen, come ci rimprovera l’Europa a cui chiediamo di ‘farsi carico’ delle quote. E, tra loro, chissà quanti futuri ‘foreign fighters’ in un Europa che importa conflitti futuri a centinaia di migliaia e giustamente teme per la sua sicurezza e vota a destra.
E quei poveretti dei barconi li vedi, poi, esuli raminghi, dare l’assalto ai cassoni dei tir, a Calais, o ristare sugli scogli di Ventimiglia sfidando l’evidenza di un rifiuto neanche fossero gli assedianti di una fortezza.

La sinistra, dicevamo, è letteralmente allergica alla ‘contabilità della serva’ – costituzionalmente incapace di allineare in bella fila i numeri dei ‘passivi’ su un lato del foglio e vedere che l’attivo sull’altro lato è a zero, come in Grecia.
E ogni promessa al tavolo delle trattative con gli Europei risulta oggi non più credibile, e gli ottanta miliardi dei contribuenti europei per il terzo salvataggio della Grecia (o è il quarto? Ne abbiamo perso il conto) sarebbero anch’essi, se concessi, ‘scritti sul ghiaccio’ di una sinistra capace solo di scialo e di grandi concioni fuori luogo e a sproposito sulla ‘democrazia’ di Pericle e sul valoroso e pugnace ‘popolo sovrano’.
Ma Schauble, teutonico ragioniere germanico garante dei conti in ordine, gli manda a dire beffardo: ‘Con i soldi nostri? Prima vedere cammello.’ Il cammello delle riforme promesse che deve passare per la cruna di un ago.
Formiche versus cicale: due a uno. E mancano pochi minuti allo scadere della partita e sarà quel che Dio vorrà. E i cocci sono tutti a sinistra, ahinoi. Dio salvi la Grecia e l’Europa, come cantano gli inglesi.

I silenzi del mattino e l’Europa

E le musiche del primissimo mattino, habanere, contraddanze, minuetti, tenute sul registro minimo dell’apparecchio per non disturbare il silenzio magico dell’ora, e l’innaffio delle piante del mio terrazzo, mi riportano alla mente l’hortus conclusus dei monaci medievali e la dolce follia del ritirarsi dal mondo a ‘veder fiori ed erbe’ crescere silenziosi e gratificarci di forme e colori affascinanti – e tutto il ribollire delle umane cose lasciarlo fuori dai muri che ci recintano e dicono quell’orto prodigiosa isola di sopravvivenza (isola che c’è) in tanto transito caotico di ‘troppo di tutto e di niente’ che fa la colonna sonora e visiva dei nostri radio e telegiornali.
Fermate il mondo voglio scendere.

E, se capitava perfino a famosi condottieri e capitani di ventura di smettere l’armi e le corazze e provarsi a dimenticare le ferite inferte e i morti sulla coscienza e ascoltare a capo chino i mattutini dentro la navata della chiesa gotica, dopo una notte insonne e gli incubi dei campi di battaglia fitti di cadaveri, gioverà anche a noi dimenticare tutti i morti ammazzati dell’isis e ‘boko aram’ e la strana voglia di trucidare e sgozzare di tanti giovani rimbecilliti ‘foreign fighters’, – bis nipoti di inutili e crudelissime ‘crociate’ a rovescio in cui ancora si dà la vita per un preteso allah che così vuole (vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole)?

E il suggerimento che si vorrebbe dare ai troppi ‘capitani di ventura’ che infestano il vasto mondo di ritirarsi in un loro provvidenziale ‘hortus conclusus’ e ripensare le insensatezze loro personali e gli effimeri sogni di gloria e di califfato e/o di ‘ritorno alla dracma’ non parrà, a ben vedere, così peregrino, provare per credere.

Magari Varoufakis l’ha già fatto, e si sarà chiuso nel suo hortus elegante di un qualche suo attico segreto, dopo tanto tuonare in pubblico parlamento di : ‘Europa assassina e banchieri criminali!’, – e oggi nessuno sa più dove sia finito con la bella moglie sorridente a ripensare insieme a quanto siano mutevoli, e talvolta ti coglionino, i rivolgimenti delle umane vicende politiche.
Bentornati in Europa (la stessa di prima), cari i miei greci pugnaci, e restateci, con un po’ di sforzi virtuosi, come facciamo tutti noi, amanti dell’inno alla gioia.

La civetta sull’euro

E oggi, – che le notizie delle trattative in corso tra la Grecia e i suoi creditori pare abbiano imboccato il sentiero giusto e un accordo sia alle viste – vien da pensare che potevamo risparmiarci tanto sconquasso di borse in picchiata e lo scandalo al sole delle file di tutti quei poveretti ai bancomat e il pianto greco di quel pensionato privato della dignità personale – che, per sua fortuna, un amico del padre suo, dall’Australia, lo ha assistito misericordiosamente e lenito la pena.

E potevamo risparmiarci l’orgia e lo tsunami di parole inutili e le insulse retoriche populiste e scomodare Pericle e Leonida e Demostene e Stiglitz e Noam Chomsky e la ‘democrazia in pericolo’ insidiata dai maledetti Banchieri – un fantasy simile alla saga de ‘il signore degli anelli’, partorito dalle menti sempre infiammate dei sinistri e i populisti di ogni risma: destra e sinistra unite nel peana stonato anti europeo.

E oggi che tutti sembra abbiano preso dieci gocce di sedativo – o sarà il caldo meno afoso – e ‘i tecnici’ (laboriosi gnomi della suddetta saga) hanno preso il posto dei politici e fanno il loro ‘sporco’ lavoro’ di tagliare e tassare e mettere i conti in ordine dei Greci i cui governi, fino a qua, hanno ‘preso i soldi’ e si sono eclissati, lasciando il popolo in un mare di guai, possiamo finalmente passare ad altro dramma caotico prossimo venturo e rivolgere gli sguardi ad altri orizzonti e svuotare le sacrosante palle che erano arrivate al colmo e speriamo che, per una volta almeno, la Storia sia magistra e ci risparmi future manifestazioni oceaniche di ‘piazza Sintagma’ e tutto l’inutile agitarsi di questi ultimi giorni. Che la saggezza della civetta che avete impresso sull’euro greco sia con voi e con i vostri spiriti.
Amen e così sia.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Il precedente

Eccolo il coniglio che esce dal cappello dei prestidigitatori greci riuniti nel Gran Consiglio di tutti i partiti, escluse le ali estreme: ‘Tagliateci il debito e faremo i bravi e accetteremo tagli, ritagli e frattaglie di macelleria sociale e nuovo ordine di tasse imposte perfino agli armatori e alle isole tutte che abbiamo escluso fin qua. Ve lo chiede il popolo greco tutto, fiero e combattente e dignitoso che ha votato il referendum’.

Che, se non fosse per il ‘precedente’ che la demagogia di Tsipras e degli altri combattenti di Syriza hanno voluto e vinto un tale accordo indigeribile ai Nordici avrebbe potuto passare sotto silenzio e nascosto in qualche codicillo dei documenti da firmare tra Commissione Ue e i rappresentanti greci – che solo pochi giornali faziosi avrebbero sottolineato.
Ma, adesso, tutti gli sguardi degli europei, perfino quelli di chi mai ha letto un giornale in vita sua, sono puntati sulla ‘trattativa’ e sulle proposte che la Merkel e Junker accetteranno o respingeranno – e accettare il principio del taglio del debito sotto l’egida di un referendum vinto a mani basse farebbe scuola in Italia, in Spagna e dovunque le economie sono malate e i popoli levantini:
‘Tu dare a me soldi io dare te cammello.’ Già, il cammello della storiella levantina.

Peccato che Schauble e compagnia olandese e danese non amino andare sul cammello: troppi sobbalzi e ondeggiamenti e alto il rischio di cadere giù dalla gobba. ‘Tenetevi il cammello e dateci i soldi.’ sarà la probabile risposta. ‘ I soldi che avete chiesto in prestito all’Europa e al Fmi e non volete restituire.’ Poco credibili. Codice rosso. L’Europa cambia pagina.

I conti della serva e le Termopili

Finalmente è lunedì. E quelli delle Termopili l’hanno avuta vinta sulle torme di Persiani, pardon, Tedeschi e varia compagnia di Nordici virtuosi che premevano per passare e sottomettere i popoli greci pronipoti del furbo Odisseo.
Però si è dimesso il vice di Leonida-Tsipras: il prode Varoufakis dalle t-shirts col colletto in erezione e le camicie fuori dai pantaloni – pare perché stava sulle scatole ai Nordici e colle sue dimissioni vuole favorire la distensione degli animi necessaria ad un auspicato accordo di ristrutturazione e/o cancellazione del debito.
E finalmente si parla di cose concrete e si torna all’economia e ai conti della serva e al problema se i debiti contratti dai Greci e dai loro governi si rimborsano o si scrivono sul ghiaccio – ed è finita, si spera, l’orgia retorica e fuori proposito dei Pericle-Demostene-Euripide e i loro emuli post moderni Stieglitz e Noam Chomsky.
E l’Europa ‘altra’ e ‘diversa’ e meno egoista – e capace di salvare tutte le economie in declino auspicata dalle sinistre e dagli anti euro di ogni risma – finalmente si vedrà all’opera.
Oppure non la si vedrà proprio perché una tale Europa munifica e generosa non esiste se non nei desideri pii di coloro che vogliono salvare il mondo redistribuendo la ricchezza dove esiste e si accumula – ma fanno i conti senza l’oste dei parlamenti nazionali che proprio non digeriranno quella indigesta pietanza e magari ogni nordico Stato sovrano indirà altri referendum tipo:
‘La vogliamo salvare la Grecia a spese nostre?’ Si, no, non lo so, mi astengo.
Chi vivrà vedrà. E non dimentichiamo di raccogliere i cocci.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

La clava della democrazia

La clava della democrazia

L’impressione che si ha a piazze piene, in quest’orgia del potere di Tsipras e del Sancho Panza che gli va dietro col mazzo di carte da poker sempre in tasca, è che usino della democrazia – quella inane delle piazze e delle urla – come di una clava; tanto, poi, a urne chiuse, torna la partita a poker dei trattati e dei tecnici e dei politici di professione e di lungo corso che limeranno questa o quella frase, sconteranno un dieci per cento e il cinquanta lo rimanderanno alle calende greche e l’accordo è bell’è fatto, come illude il pelato professore nei comizi.

Ma state certi che di Grecia e di greci parleremo fino ad averne le tasche piene perché un’economia in declino è un pozzo senza fondo e ci butteremo dentro un sacco di altri miliardi, colla vana speranza che ‘torneranno a crescere’ e ci saranno ancora investitori disposti a rischiare nel Pireo o nella raccolta delle olive e nello joghurt.
E questi altri miliardi che usciranno dal Fmi o dalla Banca europea saranno a spese di chi? A spese vostre e nostre: di contribuenti europei che versano a Bruxelles un sacco di miliardi per averne indietro una piccola e misera parte per i progetti finanziati dall’Unione, ma più per la speranza di salvezza dal mostro di Lochness del ‘default’ che ogni tanto emerge dal fondo del lago e ci impaura, noi del sud mediterraneo e levantino.

E le piazze urlanti e ribollenti di passione e pretesa ‘democrazia’ delle parole al vento ci ricordano ‘l’arroganza dei diritti’ che ha sostituito, negli ultimi trent’anni, la cultura e la pratica umile del diritto sempre attento ai pesi e ai contrappesi sociali, ma sopratutto alle compatibilità finanziarie che hanno finalmente trovato posto in Costituzione – ed era ora e tempo perché anche solo il senso comune ti fa dire che se introito dieci non posso spendere quindici, pena fare debiti, e ‘mai fare il passo più lungo della gamba’ perché sei ad alto rischio di cadute.

Ma nell’orgia delle piazze che si sostengono a migliaia colle urla e gli sgolamenti inutili il senso comune e il buon senso non trovano accoglimento perciò aspettiamo lunedi e sarà quel che Dio vorrà.
E non illudetevi che ‘sarà quel che i greci vorranno’. Un si o un no al referendum sono solo la foglia di fico con cui i due giocatori di poker a Bruxelles hanno dichiarato la loro impasse politica e la paura di perdere la faccia.
Cattivi politici e imbelli sono coloro che ribaltano i tavoli e preferiscono la canea delle urla in piazza piuttosto che cercare soluzioni ragionevoli e praticabili per un’economia in grandissimo affanno.