Archivio mensile:maggio 2015

L’Arte alle prese col buonismo

L’Arte alle prese col buonismo

E c’è un palazzo, qui in città, occupato manu militari e per intero da una quantità incredibile di artisti – e fino al sottotetto, magistralmente organizzato dai curatori con le travi secolari che sembrano più ‘artistiche’ delle opere esposte e interposte e miracolosamente sospese.
E si son messi insieme artisti delle Seychelles, delle Filippine, della Mongolia insieme a tedeschi e statunitensi, e chi più ne sa più ne elenchi, nel dar vita a una kermesse artistica visitatissima e apprezzatissima – non come in altri palazzi parecchio deserti che ti fanno venire in mente come nell’arte contemporanea talvolta l’offerta superi la domanda e molti artisti non ce la fanno più a ‘stupire i borghesi’ con messaggi forti, troppo forti da strappare a un visitatore, a mezza bocca, un ‘disgusting’ che gli saliva dallo stomaco.

E quel desso ne aveva ben donde, trattandosi di una una serie di fotografie e un video di un artista tedesco che raccontavano una performance di donne ignude distese su croci e cosparse di sangue e folpetti neri e grigi dazu a completare l’immangiabile e incomprensibile menù.

E il sangue attrae un sacco i pensieri dolenti di molti artisti – se perfino la Marangoni, al Pesaro, ci mostra un lungo filo al neon rosso-sangue che parte da una struttura circolare sospesa sull’acqua e sale, sale – e le fotografie all’interno della sua sala ci parlano e denunciano l’intolleranza che dilaga nel nostro mondo di cinici e indifferenti; e quanto dovremmo essere buoni e generosi, invece e il Mondo trasudare amore universale e farsi carico di povertà e angosce, amen e così sia.

E, tornando a palazzo Mora (Strada Nuova) e ai suoi molti e diversi artisti che ne riempiono le sale con i linguaggi e le invenzioni le più varie, ci è venuto di soffermarci su un nastro trasportatore color del mare che trasportava due barconi pieni di gatti dorati migranti – e naturalmente era chiara la metafora e la denuncia di quell’artista tedesco dei tragici eventi quotidiani che hanno fatto del Mediterraneo una tomba liquida – andasse a dire ai suoi governanti, la Merkel in testa, che ‘facciano di più’ e ‘non ci lascino soli’, noi italiani, nel fare fronte all’arrembaggio di un intero continente in guerra e affamato e boko aram, che non sappiamo più dove stiparli, e, se qualcuno tra loro simpatizza con l’Isis, lo vedremo presto in azione rifocillato, col telefonino satellitare e con passaporto europeo in viaggio tra Siria e Gran Bretagna.

E c’è un tale che, invece, torna tranquillamente al figurativo e ci mostra dei moderni barboni alle prese coi molti oggetti di recupero della loro vita grama e, di fronte, un emulo di Caravaggio illumina volti e corpi con quella luce specialissima che fu del Nostro. E, qualche sala più avanti, un altro artista ci da resoconto fotografico di un suo specialissimo ‘Dejeneur sur l’herbe’ e speciale riflessione sulla Natura che abbiamo dimenticato e vilipeso – e mi veniva in mente la Susanna coi vecchioni, ma qui le Susanne sono due e molto ben disposte a vellicare il vegliardo che le accompagna a spasso nella foresta.

Andateci e divertitevi. In fondo l’Arte contemporanea mira anche a questo: a farvi pensare, si, ma col segreto proposito di sapervi segretamente felici (seppure esteriormente dolenti) nella vostra condizione di privilegiati e cinici. E che i ‘barconi’ mediterranei coi loro gatti dorati arrembino, che possiamo farci. Questi sono i tempi che ci sono dati da vivere.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Le buone notizie che allargano il cuore

Il futuro che ci aspetta. ( Della serie: ‘L’immigrazione ci fa un gran bene’. Alla via così che tutto va ben, madama la buonista.)

http://www.lastampa.it/…/sondaggio-choc-su-al-j…/pagina.html

La televisione del Qatar ha chiesto un giudizio sulle vittorie militari di Al Baghdadi. Hanno risposto 38mila utenti, perlopiù sunniti, confermando la popolarità del Califfato
LASTAMPA.IT

 

Correva l’anno…

Correva l’anno….

Era l’epoca che ‘i tuoi baci non son semplici baci’ e uno solo ne valeva almeno tre (e per questo, bambina, tu mi piaci) e indossavamo i pantaloni a zampa d’elefante, ma non eravamo per questo meno belli o intelligenti e ‘fichi’.
E non usava, allora, l’Isis delle orribili decollazioni di innocenti e i monumenti dell’antico demoliti col martello pneumatico o colla dinamite – tutt’al più ci si lamentava perché le periferie industriali si mangiavano i prati della ‘via Gluck’.
E non c’erano neanche i barconi degli arrembaggi quotidiani di migliaia di profughi e/o ‘migranti economici’ – che, per la verità, visto che ‘non eravamo in Europa’ ci saremmo potuto permettere anche i milioni di euro mensili dei costi dei ‘salvataggi’, (si fa per dire: basta una telefonata satellitare e Marina e Guardia Costiera corrono a raccoglierli appena si distaccano dalle rive libiche), ci saremmo potuto permettere, dicevo, ogni esborso milionario e generosa ‘accoglienza’, tanto andava tutto nel conto del futuro dei figli – col debito pubblico che lievitava a dismisura; e ci avrebbero pensato poi Monti e Renzi a ricondurlo ‘al tre per cento dei P.i.l.’ a botte di tagli, ritagli e frattaglie sociali. E non usavano ancora ‘le badanti’ – perché la ‘cintura di ferro’ dell’U.r.s.s e il prodigioso ‘muro di Berlino’ facevano il loro sporco lavoro e contenevano un mondo che, poi, sarebbe andato a pezzi e cominciò la maledetta ‘globalizzazione’ e l’esodo facile e incontrollato di tutti verso ogni dove.

Un’epoca d’oro, insomma, dove usava ancora il ‘posto fisso’ e le pensioni si facevano col ‘sistema retributivo’ e si pre-pensionava facile ad ogni fabbrica che chiudeva – ma chi poteva immaginare, allora, che il lavoro italico avrebbe lasciato il posto ai ‘cinesi’ – e che ‘il tessile di Prato’ avrebbe cambiato faccia si sarebbe rinchiuso nei capannoni-fantasma dove centinaia di nuovi schiavi lavorano quattordici ore al giorno e solo qualche incendio, di quando in quando, ci rivela la presenza di quelle formiche dagli occhi a mandorla che hanno cambiato la nostra percezione di futuro?

Correva l’anno……

Vota Antonio

E, giusto per ‘stare sul pezzo’ e non dimenticare che, domenica prossima, saremo incoronati, ancora una volta! ‘popolo sovrano’ – che tutti gli aspiranti sindaco e governatore e consiglieri annessi ci promettono mari e monti dai manifesti elettorali e non ce n’è uno che sappia stupirci e dica qualcosa di nuovo e di ‘verosimile’ e credibile dai manifesti elettorali e nelle ‘convenscions’ che giustifichi la grandezza dello stra-maledetto patrimonio che ci costano , a noi cittadini, di stipendi e vitalizi, per quel pochissimo di sensato e positivo che saranno chiamati a decidere una volta eletti.

 

Giusto per stare sul pezzo, dicevo, giova notare che il solo vero ‘competitor’ del Casson di un qualche peso elettorale (accreditato nei sondaggi di circa il 20 per cento) è il ‘Brugnaro sindaco’ che ci sorride accattivante dai manifesti – e ha speso un patrimonio per questa sua campagna elettorale ed ha affittato spazi costosissimi nel centro storico, e ha alle sue dipendenze una scuderia di precari che gli spulcia la corrispondenza e le mails e gli fanno ‘la claque’ ai comizi, chissà. E, non contento di essersi aggiudicato la gara per l’isola di Poveglia qualche tempo fa, adesso prova a comprarsi, politicamente, l’intero complesso di isole che chiamiamo ‘Venezia’, ma è boccone troppo grosso per lui e non gli riuscirà il colpaccio, chi vivrà vedrà.

 

E si dice ‘né di destra, né di sinistra’, bensì ‘uomo del fare’, da bravo imprenditore qual’è (ma non ne abbiamo appena dimenticato uno, di imprenditore in politica, a lui ben maggiore nel nome e nel denaro che ha a disposizione?) e ti manda le cartoline elettorali a casa chiedendoci di scrivergli quali sono i problemi del quartiere o della città che ci piacerebbe fossero risolti, che bravo!

Ma se fai tanto di mandargli il link di una paginetta che si legge in un minuto e mezzo dove tu illustri quel che non va in città e si dovrebbe e potrebbe fare, ti fa scrivere asciutto, asciutto da un bischero al suo servizio: ‘Lo leggerò quando avrò più tempo.’ Che faceva prima a leggere il mio pezzo che a far scrivere quelle sei stupide parole rivelatrici del vuoto di promesse e parole al vento che spendono abitualmente i candidati-sindaco, lui in testa.

 

E quel che dovremmo fare, noi bravi cittadini, è informarci dei sondaggi e premiare già in prima battuta i candidati più forti e già accreditati di oltre il 40 per cento delle intenzioni di voto al fine di evitare il ballottaggio – che ci costa un patrimonio di denaro pubblico, maledizione!

E se è Zaia oltre il 40 per cento e Casson in Comune, che siano premiati loro e risparmiamoci il denaro pubblico che potremmo destinare al lavoro che non c’è o allo ‘spazio-cuccioli’ tagliato dal commissario prefettizio – e non prendiamo in nessuna considerazione quegli altri, i disturbatori, che mirano solo all’asfittico spazietto personale e ad aggiudicarsi stipendi lautissimi e vitalizi.

 

A meno che non vogliate votare il Movimento 5 Stelle – che è sempre una idea geniale e rivoluzionaria- , ma allora fatelo in tanti, tantissimi, se volete mandarli tutti a casa, quelli che promettono e non faranno, e se volete mettere volti freschi e brava gente sui costosissimi scranni. Almeno avrete la certezza che, una volta eletti, si taglieranno stipendi e vitalizi, come già fanno in Parlamento. Amen e così sia.

Quel neon che gli si accende in faccia

Quel neon che gli si accende in faccia

Dunque siamo rimasti soli, in Europa, a raccogliere pietosi tutti i miseri e gli sciagurati insieme a ‘quelli che ci provano’: i migranti economici che violano impunemente le nostre frontiere-colabrodo e ci affannano riempiendo oltre misura i centri di assistenza e scassando i già disastrati ‘conti dello stato’ coi costi delle missioni in mare e gli annessi e connessi del dopo salvataggio.

Ma era facile predizione e già l’avevo predetto che i paesi europei avrebbero eccepito ‘not in my backyard’, non nel mio giardino – e già in varie occasioni di convegni e sedute parlamentari ci avevano sibilato fuori dai denti che i colpevoli degli altissimi numeri di quelle migrazioni spaventose eravamo noi e che le nostre missioni navali fino a dieci miglia nautiche dalle coste libiche avevano dato il via libera e ‘liberi tutti’ alle centinaia di migliaia di migranti pronti all’invasione e all’arrembaggio.

E adesso, pover’uomo? vien da chiedere all’Alfano-furioso che non cura gli avvisi che gli vengono da sempre più parti e dagli osservatorii internazionali e dalle ‘intelligences’ di altri paesi che già molti ‘foreign fighters’ in sonno si sono mescolati colle migliaia di migranti, ma lui, tetragono, continua a dire: ‘Non ci risulta’.

Badi, esimio ministro, che non ce l’hanno stampato sulle magliette: ‘Io sono dell’Isis’, non gli si accende un neon in faccia a quei tali combattenti in sonno quando sbarcano, bensì si mostrano, come tutti gli altri, lieti dell’ingresso o affannati e stremati dalla traversata. E, una volta rifocillati e rimessi in forza, attiveranno i loro contatti e organizzeranno le loro ‘missioni’. E’, ancora una volta, una facile,
facilissima predizione; chi vivrà vedrà e i morti saranno i nostri, maledizione.

http://www.ilfattoquotidiano.it/…/migranti-lue-pre…/1693902/

Migrazioni divine (part two)

E l’azzardo più grosso è proprio quel titolo di una prossima mostra dedicata ai politeismi del bacino mediterraneo che campeggia sulla vetrina del Mucem prossimo alla spiaggia: ‘Migrazioni divine’. Che se campeggiasse su una qualche spiaggia di Pozzallo o di Lampedusa farebbe rizzare i capelli in testa e sembrerebbe l’opera stralunata e demente di un artista in cerca di facile e dubbia fama – come quella di un tale del Padiglione dell’Islanda alla Biennale che ha consegnato chiavi in mano agli islamici veneziani una moschea dentro una chiesa cattolica tuttora consacrata e quelli si fregano le mani e sono felicissimi di tutta quella inattesa pubblicità data al loro caso pietoso di vecchi esodati tuttora privi di un luogo di culto.

E cosa abbiano di divino le odierne migrazioni dei presenti ‘popoli del mare’ – che quelle mitiche degli storici che ci narrano del collasso di antichissime civiltà a causa di quelle sembrano acqua fresca al confronto con quanto accadrà in Europa nei prossimi anni – non è dato di sapere se non visitando la mostra che aprirà il 24 di giugno, ma già quel che si vedeva ieri in città, per le strade e le piazze, racconta del miracolo di un integrazione urbana possibile, se i numeri non esploderanno e ne seguiranno i conflitti assassini.

E camminando di buon mattino per le vie fresche e assolate che menano in collina noti giardini e parchi in fiore di respiro mediterraneo (le jardin de la colline Puget) che ti aprono il cuore e ascolti il respiro sonnacchioso di una piazza stanca della movida serale in cui campeggia la statua dedicata al mito dell’uomo forte, fortissimo: Milone il Crotonese, – un uomo capace di sollevare un toro e ucciderlo con un colpo alla nuca e lottatore formidabile vincitore di gare olimpiche e condottiero vittorioso nella guerra tra Sibari e Crotone.

Ma è la terrazza di una piccola casa che dialoga col cielo azzurro che più ci incanta e manca il levarsi in sottofondo della colonna sonora di una vecchia canzone francese ‘de ma jeunesse’ che mette le ali ai piedi e dice ‘tutta mia la città’, in quest’ora in cui molti ancora dormono o s’aggirano per casa mezzo assonnati in attesa che esca il caffè dalla caffettiera e il forno riscaldi le brioches del giorno prima.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Recitazione della controversia immigratoria

Recitazione dalla controversia immigratoria

Le trattative imposte all’Europa dall’Italia sul tema, pardon: sull’orda migratoria che ci affanna e non riusciamo a contenere e ad arrestare, dimostrano che c’è un ampio spazio di ‘governo’ del fenomeno – purché l’intera Europa se ne faccia carico – e qui casca l’asino.
Perché, appena finita la recitazione delle buone intenzioni di bene fare e finanziare ulteriormente le missioni in mare e intervenire militarmente per colare a picco i maledetti barconi e suddividere il carico dei migranti in fuga dalle loro storie tra tutti i paesi-membri, ecco la Gran Bretagna e la Danimarca e l’Irlanda che si chiamano fuori e fanno orecchie da mercante e la cintura dei paesi dell’est che ci dicono in coro: ‘not in my backyard’, non nel mio giardino – abbiamo già dato ai tempi della miseria del socialismo reale a cui siamo sfuggiti da poco e non riuscirete a fermare il nostro faticoso sviluppo economico europeo coll’affibbiarci migliaia di altri sventurati da sfamare e sistemare chissà come e dove.

E qualche buona ragione per dire no e opporsi alle strane politiche europee ce l’hanno, quei dessi, considerati i rospi che hanno dovuto ingoiare per mettersi al passo con i ‘parametri di Maastricht’ prima di poter entrare in Europa e oggi si vedono costretti a farsi carico dell’universo mondo di milioni di profughi di un mondo rotto e guerre dappertutto e fame e miseria e l’Isis di sovrappiù – che mescola ai migranti i suoi ‘fighters’ in sonno che presto si mostreranno in azione e ne ascolteremo e leggeremo di orribili, dopo lo spavento di ‘Charlie Hebdo’ e i turisti rintanati negli scantinati del museo di Tunisi e i fatti di Copenhagen e via elencando delle azioni mirate degli assassini di prima e seconda generazione di immigrati.

E vien da sorridere nel leggere, nella divertente e un po’ scema bacheca delle stranezze universali che è facebook, la scoperta dell’acqua tiepida di quegli ingenui e dolcissimi buonisti-santi subito che ci mandano a dire: ‘Non si deve eccepire e distinguere che siano profughi o clandestini perché sono tutti essere umani’. Ma va! Grazie di avercelo ricordato, cari, perché da soli non ci saremmo arrivati.
Ma se il vostro retro-pensiero è che dovremo accoglierli tutti nella fortezza-Europa e offrire a milioni di sventurati in fuga dalle loro storie il nostro ‘welfare’ dovrete anche mostrarci e descriverci con accuratezza e verosimiglianza gli scenari del dopo-invasione e illustrarci con precisione i bilanci e i conti economici futuri degli stati-membri e raccontarci come riusciremo a equilibrare il rapporto deficit-pil che tanto ci fa penare e ci costringe già oggi a tagliare sanità, pensioni, e tutto il resto che la maledetta cronaca della crisi globale ci fa ascoltare e leggere.

Un po’ di sano senso pratico e capacità di ‘parlare di politica’ e non per slogans santificatorii ed esorcistici non vi farebbe male, cari. La sana e concreta politica dei numeri e delle compatibilità economiche e i loro riflessi sociali e di pacifica e armoniosa convivenza civile – che è altra cosa dal vostro mettervi in testa un’aureola di santi-subito nell’ immaginario e spaventoso paradiso in terra che vi rappresentate nei convegni e nei comizi.

http://www.repubblica.it/…/miganti_alfano_pronti_a_un_pia…/…

Il ministro dell’Interno ad Agorà: “Con l’ok dell’Onu azioni mirate contro trafficanti di…
REPUBBLICA.IT

 

Incanti di luce e migrazioni divine

E sarà per quella sua luminosità di città esposta ai venti e al mare e quelle sue navi bianche e azzurre che parlano di partenze e di ritorni e dell’Africa lontana – che già ha in casa e in qualche modo ha ben elaborato ed esemplarmente metabolizzata – che Marsiglia ci appare una città davvero ‘niente male’ e vivibilissima e niente affatto da ‘prendersi colle pinze’ – con le guide turistiche che ti raccomandano di fare attenzione nelle viuzze del ‘vieux port’, ma è pura paranoia di visitatori, come giustamente correggeva la receptionist dell’albergo intitolato alle genti del mare.

E tutto quel sole e il color crema che disegna l’intera città ti guida, nel fresco della luminosissima mattina, su per la collina che ospita un santuario mariano e lo sguardo è tutto sugli orizzonti lontani del cielo e del mare – e la città è acquattata e rilassata, con la sua cattedrale magnifica al centro che ti pare la traduzione architettonica del distico di Baudelaire. ‘…calme, luxe e voluptè.’.
E, certo, la pensava così anche quel gran pittore di luce e colori forti e corpi e vele che ti navigano dentro all’anima che è il Lombard della mostra ospitata nel museo dei ‘deux regards’ – che non è chiaro quale sia il secondo sguardo, ma il primo è sicuramente rivolto al mare dei commerci e delle conquiste della passata ‘grandeur’.
E ci dispiace di non aver avuto il tempo di visitare il museo che raccontava di ‘luoghi santi condivisi’ coll’islam dei presenti conflitti e del futuro ‘apaisement’ (si spera) perché di quel genere di dialogo tra culture diverse e opposte c’è un gran bisogno e il futuro di una umanità ancora capace di ‘magnifiche sorti e progressive’ passerà di là e dirà l’Europa capace di interagire e connettersi a quelle genti e integrarle davvero e convincerle al rispetto della nostra storia o saranno guai seri e guerre intestine e ‘foreign fighters’ jiahdisti di ritorno che riempiranno le cronache. Chi vivrà vedrà.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Hortus conclusus

E sarà perché prediligo i luoghi del silenzio di natura (ma foltissima era la presenza di cicaleccianti allievi con maestre/professori in testa) che questo hortus conclusus incastonato dentro la bella città di Padova mi incanta, malgrado le gocce di pioggia che disputano lo spazio del cielo al sole nascosto.
E tutti quei nomi di classificazione botanica complicatissima e tutti in latino ti fanno sentire piacevolmente ignorante, ma voglioso di redimerti e impugnare i tomi e sfogliare i volumi – e hai la sorpresa di leggere, sopra un cespuglio che noi diremmo di volgare ‘erba’, che si tratta invece di ‘Carex Ovalis Gooden’ un cespuglio di Cyperacea euro-asiatica che ha piantato radici casuali in un vaso del mio giardino pensile e l’ho lasciata crescere e vegetare, perché no: la vita vegetale tutta mi incuriosisce e commuove tanto quanto quella animale e, a volte, di più, considerato il silenzio commovente con cui esprime il suo essere e vivere e tollera ogni umano sopruso e noncuranza.

E commuove del pari il ritrovare nelle palette didattiche piantate sul terreno le citazioni di distici di poesie delicate mandate a memoria come ‘l’asfodelo’ e i fiori color ‘pervinca’ – di cui ci piaceva la sonorità, ma non l’avevamo mai visto in natura e distinto dai suoi simili e al massimo arrivavamo al banale ‘lilla’ delle avvilenti semplificazioni coloristiche del nostro quotidiano – e chissà che splendore sarà ‘l’amaranto’, con quella sua sonorità spagnola e profumo mediorientale (anche i colori hanno un profumo).

E ci aggiriamo in questo hortus conclusus che è parte dell’immaginario splendido dei grandi giardini dell’Europa delle regge e dei palazzi nobiliari (Versailles, il Belvedere di Vienna) e ne è il vocabolario e la riserva vivaistica e la serra di conservazione a cui attingere in caso di calamità e siccità – ed è un tripudio di forme e colori e simmetrie ed esalazioni di tiepidi profumi ed essenze e impari ad ogni passo che la biodiversità esiste, è splendida e generosissima e tuttavia fragile e dipendente dalla maledetta spinta antropica che si mangia chilometri e chilometri di giungla primaria ogni settimana e distrugge essenze e alberi e piante dai poteri farmaceutici straordinari prima ancora di averne contezza e conoscerne le proprietà e i benefici.

Dovremmo farne un ‘expo’ del regno vegetale e darci, l’umanità tutta, gli stessi propositi che ci diamo per il cibo – che vogliamo ci sia per tutti e non venga sprecato e se ne valorizzino le diversità ambientali e culturali.
Natura é Madre e, se è talvolta matrigna, lo è, spesso, perché ce la siamo cercata’.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.