Archivio mensile:aprile 2015

Tirannosauri in libertà

Si è parlato quasi esclusivamente di economia, stamattina, a ‘Primapagina’, la rassegna stampa dei giornali di Radiotre. Ed è vero che il giornalista-lettore era del ‘Sole24ore’, ma è vero anche che il governo cerca disperatamente 4 miliardi di ulteriori tagli da fare nel bilancio di previsione – e la somma dei tagli alla Sanità pubblica, alle Ferrovie, alle pensioni e dovunque ci sia una coperta già corta è di 10 miliardi, – se si vuole evitare l’aumento dell’iva che deprime i consumi.
E, per trovare rapidamente quei 4 miliardi che mancano all’appello, forse basterebbe rinegoziare gli accordi della partecipazione dell’Italia all’operazione di ‘scout and rescue’ denominata ‘Triton’, in considerazione del fatto che abbiamo già dato ‘ad abundantiam’ e oltre con quella detta ‘Mare nostrum’ – senza che nessuno, in Europa, ce lo chiedesse ed imponesse, peraltro.
Ma sono certo che una quantità di indomabili e irredimibili ‘buonisti’ e terzomondisti e immigrazionisti ad oltranza si straccerebbero le vesti, nel caso qualcuno del governo avanzasse ufficialmente questa proposta, perciò teniamoci i tagli alla sanità-pensioni-ferrovie e altro di faticosamente acquisito nei trascorsi decenni oppure paghiamoci l’iva in aumento e deprimiamo i consumi e zitti e mosca.

E, a proposito della sicurezza che si mangerebbe poco a poco la liberté, secondo i buontemponi del Journal du Siècle che pubblicano una vignetta in cui si vede il tirannosauro della Securitè fare un boccone della mitica ‘libertè’ della Rivoluzione del 1789, mi vien da chiedere se la manifestazione di ieri qui a Mestre dei 1500 bengalesi (750 secondo la Questura) che chiedevano ‘più sicurezza’ e tranquillità nelle case e nei negozi di loro proprietà si deve ascrivere a un desiderio di quei tali immigrati di un governo forte e incurante della libertà oppure a una più semplice e condivisibile necessità di meglio convivere in un paese più sicuro e capace di assicurare la legalità e il controllo sul territorio.

Così, giusto per notare che il continuo gridare ‘ Au loup! Au loup’ dei nostrani ‘buonisti’ storici e recidivi sembra un tantino grottesco e stupido e paradossale, a ben vedere i fatti e le evidenze della cronaca.

http://nuovavenezia.gelocal.it/…/marcia-contro-la-violenza-…

Domenica pomeriggio a Mestre la manifestazione contro le aggressioni delle baby…
NUOVAVENEZIA.GELOCAL.IT

 

Correva l’anno

Conforta il sapere che i valori universali della Rivoluzione francese e i ‘diritti dell’uomo’ sono così diffusi e condivisi e che vi è, in giro per il ‘web’ (straordinario Nuovo Mondo dove si mescolano i saluti del mattino, gli ‘emoticons’ e le nuove foto del profilo facebook con gli oroscopi, misti con le profonde considerazioni in cento battute sul brutto e il bello del mondo e su quanto dovremmo essere più caritatevoli verso tutti, gli animali in primis), vi è in giro, dicevo, tanta gente che ha a caro l’uguaglianza e la fraternità commista con la libertà.
Segno che i secoli della civiltà occidentale – che pure si sono riempiti di morti a migliaia, nel corso di due guerre mondiali, e distruzioni delle storiche città e le macerie e la fame – non sono passati invano.
E oggi ci apprestiamo ad aprire al mondo tutto, – un mondo globalmente ‘rotto’ e letteralmente ‘a pezzi’ – la nostra cittadinanza europea e la relativa ricchezza prodotta e accumulata in sessanta anni di faticosa rinascita e ad accogliere con animo lieto e sereno e braccia aperte tutti, ma proprio tutti-tutti, i milioni di affamati, rifugiati e speranzosi di una vita migliore che ci vengono da un intero continente e dalla cintura dei paesi che affacciano sul Mediterraneo: Palestina e Siria in primis.
Ce la faremo?
La domandona è rivolta, in primis, a tutti coloro che si dicono disposti a sacrificare ricchezza e sicurezza delle nostre città e case e persone e sono disposti a ‘stringersi a coorte’ (letteralmente: 15 persone per metro quadro nelle città, fra qualche mese o anno) con tutti quei poveretti e sciagurati che si ammassano sulle coste africane e si provano nel grande azzardo dei ‘boat-people’: di violare le frontiere della fortezza-Europa.
E David Cameron non li vuole, i rifugiati che raccoglieremo, seppure si è degnato di promettere una nave e qualche spicciolo per la missione Triton, e dovremo stiparli noi, italici pietosissimi, lungo l’affollatissima penisola – e già il governo manda a dire ai sindaci e ai governatori riottosi che procederà a sequestri e requisizioni per l’allestimento del campo-profughi diffuso che diventerà il Belpaese da qui a qualche anno. E pazienza per lo sviluppo economico che ritarderà ulteriormente e per i tagli alla spesa che conseguiranno alle necessità di garantire una fetta di ‘welfare’ ai nostri ospiti rifugiati – l’assistenza sanitaria in primis.

E se, nel frattempo, leggeremo sui giornali e ascolteremo in tivù di qualche altra decina di ‘foreign fighters’ jiahdisti che nascondono arsenali e preparano attentati alle chiese o ai musei o alle redazioni degli storici giornali della mitica ‘libertà di stampa’ ce ne faremo una ragione e sopporteremo con stoica e rivoluzionaria pazienza che i nostri ospiti così liberalmente accolti e sfamati e resi ‘cittadini’ maturino e crescano in coscienza civica e integrazione e un Nuovo Rinascimento globale si avvii e ci mostri, finalmente! che le ‘magnifiche sorti e progressive’ sono ancora possibili e realizzabili in un mondo globale.
Correva l’anno….

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Comparate, gente, comparate

Comparate, gente, comparate

Siamo un po’ tutti ‘ondivaghi’ e abbiamo reazioni ‘di pancia’, come ci rimprovera il nostro premier.
E tuttavia anche la pancia ha un suo ruolo e funzione nell’equilibrio del corpo sociale e trascurarne i segnali e i rumoreggiamenti e i tuoni può portare a pericolosi blocchi intestinali, vivamente sconsigliati dai medici, e/o a fulminanti diarree, – come accade in Sudafrica, dove l’esercito è nelle strade per contrastare i pogroms e le mattanze degli immigrati indesiderati.

E nel web, nei giorni scorsi, rumoreggiamenti e tuoni l’han fatta da padroni, da una parte e dall’altra delle opposte voci e fazioni: echi dei drammi dei migranti ai quali dovremo ‘fare il callo’ perché torneranno presto in cronaca e non basteranno le intenzioni pie dei governanti europei chiamati a tamponare l’ennesima emergenza ad impedirli.
Ed è appena il caso di notare che l’ultimo di questi drammi ha come protagonista assoluto e solo responsabile uno scafista ubriaco e pieno del fumo degli spinelli che si faceva in navigazione e che il peschereccio che guidava si è inabissato dopo aver ripetutamente urtato la nave che li soccorreva e per la reazione di paura della moltitudine a bordo che si è spostata da un lato come un sol uomo.
Non sarebbe male che gli esagitati che si stracciano le vesti e dicono l’Europa e gli europei cinici e insensibili considerassero i fatti con la necessaria freddezza e tenessero a freno i ‘rumors’ della loro pancia indignata e tanto, tanto sensibile, povera cara.

E dovremmo, invece, considerare e confrontare freddamente i fatti e i numeri e le opzioni – queste ultime, sopratutto, per poterle dire praticabili e verosimili e probabili, ma non sembra che dalle dichiarazioni dei governanti fin qua e dalla lettura degli articoli dei giornali di tutta Europa vengano indicazioni rassicuranti e convincenti per dire il dramma dei migranti governabile e capaci noi, paesi europei, di assorbire l’urto delle centinaia di migliaia di speranzosi arrembanti sulle nostre coste e violatori pervicaci delle nostre frontiere-colabrodo.

E se i numeri resteranno questi, degli ultimi venti mesi, dubito che questa massa di persone la vedremo regolarmente assunta dalle imprese europee in deficit di occupazione – come afferma un baldanzoso economista francese di grido. Vedremo, piuttosto, moltiplicarsi il mendicismo per le strade e le piazze e salire le cifre percentuali degli ospiti delle patrie galere che già scoppiano (e l’Europa ci multa) – ed è questo il confronto freddo e razionale che si dovrebbe fare e mostrarne i risultati nel corso degli appassionati dibattiti e dirlo politicamente e socialmente gestibile e provare a convincere quei tali, a noi opposti, che non ne vogliono sapere di incrementare il disordine sociale diffuso e il brutto mostrarsi di certuni quartieri delle nostre città equiparabili alla desolazione dei mitici ‘bronx’ degli anni andati.

E siamo già tutti dimentichi, noi ondivaghi radio e tele ascoltatori, che, prima di quest’ultimo naufragio che ci ha commosso, eravamo orripilati e sconvolti da quest’altra notizia di maledetto naufragio: di dodici migranti di fede cattolica spinti fuori bordo dai loro fratelli sciagurati di fede mussulmana che già ci prefigurano i ‘foreign fighters’ assassini e ‘jihadisti’ delle prossime generazioni.

Comparate, gente, comparate, poiché mala tempora currunt.

Satiri e odalische

E ai piani superiori l’arte del Bambino Sapiente, – che ha ridotto a gioco della pop art la Storia degli avi minoici: le statuette e gli altri antichi reperti chiusi nelle teche dei musei e le ha trasformate in spazio-giochi degli asili e fantasiose divinazioni e misteriosi esorcismi -, diventa stupefatta ammirazione e raffigurazione del più grande mistero dell’universo dopo il big bang: la Madre e la Donna riflessa nei mille colori della storia dell’arte.

E il Bambino prodigio la rimira e la effigia nelle cento raffigurazioni della storia dell’arte da lui così ben assimilata: di fronte e di profilo – rammemorandoci il prodigioso Piero dei ritratti del Duca e della di lui consorte e le odalische di Ingrès e di Matisse, ma con l’interna gioia dell’adolescente che li filtra nei ricordi delle spiagge che ha frequentato – dove le donne e le madri erano le visioni e i richiami e i gridolini di gioia che si inseguivano nell’aria per il calore della sabbia ritrovato e commisto agli spruzzi freddi dell’onda di quando si andava al mare ‘per mostrar le chiappe chiare’.

E in uno dei suoi grandi quadri a tutta parete si mostra l’umanità ridevole e balneabile dei suoi anni felici che si ammassa a bordo spiaggia ed è una carta d’identità e un ‘come eravamo’ stupidi e felici quando risuonavano le note di ‘Abbronzatissima’ a due passi dal mare e non c’erano i barconi dei migranti ad intristirci e lo spettro della Crisi che non finisce mai.

E l’adolescente che prende coscienza dei suoi grandiosi mezzi espressivi si diverte a mostrarci perfino i ‘disegni preparatori’ di quei suoi quadri – come fossero, che so, gli schizzi e gli abbozzi delle figure guerresche della ‘Battaglia di Anghiari’, ma è sempre l’ironia e il gioco della pop art a farci sorridere e a riconoscergli ‘l’onore al merito’ del genio divertito e divertente che dura fino all’ultimo spazio espositivo in alto sulla terrazza interna della corte del palazzo – dove tornano le sculture delle teche al primo piano, ma ingrandite e non meno misteriosamente divinatorie ed evocative di chissà che, con la dea oscenamente ignuda che impugna una freccia d’argento e il satiro cornuto che la affianca che avanza ridente con in su le spalle una baccante ubriaca di gioia.

Martial Raysse – Palazzo Grassi – Venezia

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

L’orrore

‘L’orrore, l’orrore.’ rantola Kurtz, prima di morire, nel romanzo di Conrad ‘Cuore di tenebra’. E ‘Orrore, orrore.’ titolano i giornali di tutta Europa e del mondo di fronte alla tragedia del naufragio che dice (e vieppiù dirà) il Mediterraneo tomba collettiva di migliaia di morti. E morta, con essi, la speranza di un futuro migliore e la pietà.
Pietà l’è morta perché in guerra è sentimento infingardo e stupido e insensato – e se provi pietà per il tuo nemico al fronte butta il fucile e diserta e straccia la divisa e fuggi altrove oppure accetta il tuo destino di un nome su una lapide e sulle croci nei cimiteri di guerra a monito delle insensatezze e follie dell’umanità tutta.

E che sia una guerra quella che si combatte sul fronte liquido del Mediterraneo tra i milioni di aspiranti immigrati che si ammassano sulle coste africane – preda di mafie e terrorismi che la nostra indecisione di occidentali a intervenire alimenta – è di un’evidenza palmare. E l’hanno vinta loro e persa noi, occidentali figli e nipoti di quel colonialismo assassino che ha ridotto l’Africa a un continente di morte e guerre tribali e religiose che oggi si trasferiscono, – terribile nemesi storica – sul suolo europeo, e ‘i migranti’ sono le palle di fuoco lanciate colle catapulte dei barconi dentro la cittadella-Europa chiusa a riccio a protezione di una sua fragile e residua ricchezza che sfamerà i suoi nuovi poveri, ma ridurrà sul lastrico l’Unione e azzererà il suo mitico ‘welfare’, se l’invasione non verrà fermata in qualche modo.

E non pare che ci sia troppa differenza di sostanza tra chi invoca un intervento corposo e forte dell’Europa (che non verrà) e indica la distruzione manu militari dei ‘barconi’ e dei gommoni sulle coste libiche quale via radicale per risolvere il problema e chi semplicemente ritirerebbe la Marina e la Guardia Costiera, lasciando al Mediterraneo il lavoro sporco di chiudere la sua tomba liquida sopra migliaia di altri morti finché la massa dei migranti non capisca che il rischio della vita non vale la candela e la fiammella della speranza di ‘farcela’ e incistarsi in una qualche città dell’Europa.

E vale, in ogni, caso, la considerazione che l’importazione pietosamente insensata di una tale massa di persone e di popoli e tribù religiose in rotta con le loro storie di origine significa importare i loro conflitti latenti nel cuore delle democrazie europee – come hanno largamente dimostrato i ‘foreign fighters’, cittadini di seconda e terza generazione di immigrati, nel corso dei tragici fatti di Parigi e Copenhagen, e le ricorrenti ‘rivolte delle banlieues’ dove si ammassano le nuove povertà e sono autentiche polveriere di un futuro di guerre intestine.

Il mondo nuovo della fantasia e dell’Arte

E’ gioioso l’approccio iniziale che si ha con quel Grande Vecchio che è Martial Raysse. Grande Vecchio perché ancora bambino dentro e capace di magie e laboriose fantasie che sintetizzano artisticamente il mondo intero e ne correggono i molti aspetti grotteschi e mortiferi e lo trasfigurano e rivitalizzano.
Un artista, Raysse, che non conoscevo affatto, nel vasto panorama dell’Arte contemporanea, e già il fatto che abbia scelto di vivere in Dordogna, come si legge nella sua biografia, aggiunge gioia a gioia. Perché ti fa venire in mente il gran naso dello spadaccino innamorato di Bergerac – quello de: ‘…e giusto al fin della licenza io tocco.’ – e il fluire di quel fiume dolce che da il nome alla regione, sulle cui sponde affacciano e si specchiano i meravigliosi villaggi della ‘douce France’ dei nostri sogni di una vita altra e diversa, delle molte che abbiamo immaginato e ci sono sfuggite tra le dita.

E già all’ingresso, nella corte interna del palazzo che ospita la sua mostra ( M.a.r.t.i.a.l R.a.y.s.s.e – Palazzo Grassi – Venezia), ti aggiri tra le teche di un immaginario museo della Conoscenza e della Fantasia dove le statuette di antichi satiri e deità si confondono con i funghetti colorati e le capre e i contadini-ushabti che menano una strana carriola, e con gli altri sogni infantili buffi e grotteschi e le fiabe trasposte in sculture arcane di un Bimbo Meraviglioso capace di proporsi quale Fautore del Mondo Nuovo che tutti abbiamo inseguito da bambini, ma è durato poco, ahinoi e solo ne serbiamo brandelli e sfilacci nella memoria.

E ti colpisce quella statuetta di un tale che cerca di uscire dalla sua scatola angusta aperta a fatica – e dentro si mostra la luce di un inferno da cui cerca di scappare, ma fuori è tutto un fiorire di luce e galli-eroi ritti nelle loro piume che tirano con l’arco e bambini divini che eruttano fontane luminose.

E se un corpo nudo giace sulla pira della sua vita sofferta – che sembra un eroe troiano a cui è stata negata la meta di una Nuova Città da fondare – nella stessa teca gli fanno consolatoria compagnia i funghetti colorati della rigenerazione e trasformazione della materia e un satiro cornuto che porta sulle spalle una divinità gioiosa e un’altra bianca divinità della pace, più in là, con in testa la piccola colomba simbolica del Volo a cui tutti aspiriamo – o Resurrezione, che verrà qualche millennio più avanti.

E sembrano davvero le teche di un museo dell’archeologia minoica, ma rivitalizzato dal Buffo della fantasia infantile che non trascura la meticolosità nella riproduzione delle sculture e statuette e oggettini correlati – e Raysse è autorevole, autorevolissimo nel coinvolgerci in quel suo mondo di fiaba e cento fiabe della Storia e delle odissee e delle eneidi e le dice vere, più vere del vero, e se il mondo fuori dal palazzo è altra cosa e più avvilente e piatto, beh è un nostro problema, di noi che artisti non siamo e la Fantasia che abbiamo avuto in dono è raggrinzita in un angolo delle nostre menti e spaventata e raggrumata – come quel grumo arboreo che si mangia il corpo di una figuretta di donna e viene in mente Dafne e Apollo e il Laurus Nobilis dalle foglie intensamente profumate….

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Quo usque tandem

E l’avviso che meglio ci rappresenta il dramma spaventoso di un futuro di conflitti e di attacco alla qualità residua delle nostre vite di figli dell’Occidente ce lo dà un tale, uno che ha le mani in pasta con le questioni del ‘l’accoglienza’, – come si ostina a definirla il coro stonato dei giornalisti nostrani ed è, invece, un esodo da mani sui capelli i cui numeri sono da brividi lungo la schiena.
E le conseguenze sulla qualità della vita nelle nostre città le pagheranno per intero gli inermi cittadini e non l’ineffabile Angelino – che dal Viminale ci manda a dire che vuole riempire la caserme e chissà quali altri luoghi di separazione e ghetto, se i governatori si rifiutano di stiparne altri dieci e venti e centomila negli alberghi – e paga sempre il Pantalone europeo, cioè noi che all’Europa forniamo i fondi-spese per i diversi capitoli di bilancio.

E l’avviso di quel tale dell’accoglienza di cui sopra è: ‘Non ci sono, allo stato, elementi per dire che si nascondono terroristi e integralisti assassini tra i migranti dei barconi.’ Che se non ci fosse l’evidenza della cronaca che ci racconta di morti annegati per questioni di fedi opposte – tra chi pregava Allah e chi il Cristo, mitiche figure dell’umana disperazione e speranza di salvezza – verrebbe da pensare che quel tale si è bevuto il cervello oppure vuole nascondere ai cittadini il dramma che già ci ha spaventato all’inizio di quest’altr’anno 2015 sommamente funesto: di ‘foreign fighters’ che si ‘sono formati su internet’ e hanno ucciso 14 persone nella redazione di Charlie Hebdo a Parigi e altri ancora a Copenaghen perché ‘diversi di fede’ e liberi pensatori irridenti gli stupidi credi e le dottrine.

Ed è la legge sui grandi numeri, un mero fatto statistico, a dirci che tra quei centomila e, presto, un milione e oltre si annida un cinque/dieci per cento (la cifra esatta ce la racconteranno le cronache del tragico futuro che ci aspetta) di malnati e mal credenti immigrati col grimaldello della pietas che saranno inquisiti per fatti di terrorismo e assassinii prossimi venturi – o che saranno genitori di altri stramaledetti ‘foreign fighters’ di una guerra di religione che si sostituisce, nel futuro prossimo, alla guerra tra gli Stati che ha seminato di morti l’Europa nella prima metà del Novecento.

E ci chiediamo quanti altri misfatti e nequizie e cronache di morte e di ‘natural born killers’ dobbiamo leggere e ascoltare nei prossimi mesi e anni prima che venga chiusa quella porta dell’Inferno futuro che è il braccio di mare mediterraneo che ci separa dalla Libia e dall’Africa della fame e della guerra permanente e delle faide religiose e tribali.

Quo usque tandem, miei pervicaci e tragicamente ostinati ‘buonisti’ immaginari?

Venite parvulus

Venite parvulos

…che poi basterebbe mettere le notizie nel loro ordine logico e conseguente e allineare le notizie degli sbarchi a migliaia con quelle dei prefetti che litigano coi sindaci perché non sappiamo più dove stiparlo, questo milione di nuovi arrivi stimato e pronunciato ormai senza più pudori dagli stessi comandanti delle navi che vanno a raccoglierli a poche miglia nautiche dalle coste libiche.
E quei pietosi marinai muniti di mascherine sanitarie si beccano pure le pallottole degli scafisti che esigono la restituzione del barcone perché gli serve per i prossimi cinquecento, di quel vergognoso traffico di corpi e anime in pena che sono i nuovi barbari che ci affannano.

Ed è un intero continente e la cintura mediterranea e mediorientale in fiamme per guerra e fame che ci assedia, ma non possiamo dare adeguata accoglienza a questo popolo migrante se non trasformandoci nel più avanzato campo profughi europeo – e, in quel caso, addio alla qualità del nostro welfare e ordinato modo di vivere e sarà una continua rincorsa governativa a cosa tagliare ulteriormente e dove e in quale ‘capitolo di spesa’ per trovare i soldi in bilancio che servono alla pietosa e affannosa ‘accoglienza’.

E l’Europa più di dirci di attenerci agli accordi di Triton – la missione navale comune – e di ritirare la nostra Marina e Guardia Costiera che dovrebbero lasciar fare a loro, di più non possono fare; e la troppa pietà italica è per davvero un oggettivo incentivo ad ammassarne altri milioni, nei prossimi mesi e anni, sulle coste africane in attesa della prossima navetta e della prossima pesca miracolosa che trasformerà il nostro paese nel più avanzato, ma non adeguatamente attrezzato, campo profughi europeo.

E, sempre per la gerarchia e l’ordine logico delle notizie, non sarebbe male rispolverare i fatti di Tor Sapienza e le tensioni e gli scontri che ci sono stati e prevedibilmente torneranno a scoppiare, lì o altrove. Perché, nel paese europeo che registra il più affollato tasso di persone conviventi per chilometro quadrato, davvero il continuare a stiparne, senza regole e progetto, non è una buona idea – e lavoro da offrire non ne abbiamo e l’integrazione è una pia illusione e vano proposito di quei generosi utopisti della sinistra ‘buonista’: capaci di negare l’evidenza dei fatti drammatici che ci aspettano pur di tenere alta la palma della loro ineffabile bontà.
Venite parvulus, ci racconta e ci suade Veltroni nel suo bel film. Si, ma quanti ancora? E tutti da noi – che si sta stretti stretti davvero, e la ricchezza di popolo che avevamo e il lavoro e lo sviluppo economico prossimo venturo ce lo sogniamo anche di notte?

Padri crudeli

Padri crudeli

Se perfino un genocidio, quello degli armeni, passava per sconosciuto ai più e mai esistito e negato dagli assassini impunemente e con buona possibilità di ‘farla franca’, stiamo freschi.
Come dire che la vita umana vale davvero ‘meno di zero’ – e gli eventi nefasti e maledetti della Storia possono distruggere le nostre vite e mutarci in profughi erranti – vedi la Siria, che solo sei anni fa sognavo di visitare e aveva tutte le carte in regola per essere detta dalla Farnesina luogo sicuro e di scarso o nessun rischio per i visitatori.

E nel film di Fatih Akin, ‘Il Padre’, il protagonista, fedele di una religione tranquilla fino al momento del massacro e l’olocausto dei suoi e di interi villaggi, scaglia pietre al Cielo della sua Fede e non crede più che un Padre provvedente e amoroso vigili sulle umane formiche terrestri e le assista e ne guidi i destini e vi sia un Disegno in tutto quanto accade e ci stupisce e ci offende e ci annichila. E, nella ricerca affannosa delle due figlie che gli dicono siano scampate miracolosamente al massacro, egli stesso si fa agente del Male e ruba e picchia chi ritiene in qualche modo colpevole di tutto quanto di negativo gli accade e lo tormenta.

E la Storia nostra di esseri umani e abitanti del pianeta Terra è storia maledetta e assassina per i grandissimi numeri di morti ammazzati – e gli Olocausti e i genocidi – e sembra che davvero non sia ‘magistra’ di alcunché di buono, e di nessuna Provvidenza e/o ‘magnifiche sorti e progressive’ che sappiano aprire uno spiraglio di miglior destino e cose assennate e ‘giuste’ nell’andare dei decenni e dei secoli futuri.

E perfino di una religione che oggi si mostra ‘buona e giusta’ e pia e vittima di martirii e nuovi martiri ancora all’alba del terzo millennio, gli insegnamenti della Storia raccontano che anch’essa fu capace di ispirare gli assassini e gli orchi di ogni tempo e luogo – e citiamo la distruzione dei templi pagani e le varie e diverse ‘inquisizioni’ e soprusi e torture lungo i secoli crudeli della sola e unica verità rivelata, passando per la notte di san Bartolomeo e le guerre e le crociate contro gli Albigesi e i Valdesi e i Protestanti.

E, sconsolati, scagliamo anche noi, atei orfani da tempo (e per fortuna) di un qualsivoglia iddio, le pietre al Cielo e accettiamo l’idea di essere soli e stranieri in questo mondo e Storia di nequizie e di assassini improvvisati e malaccorti che ‘si formano su internet’ e scaricano la loro psicolabilità e l’imbecillità di un disagio sociale di figli di immigrati islamici sulla prima vittima che gli capita a tiro. Siamo tutti ‘Charlie Hebdo’, maledizione.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

 

Quei metodi della follia collettiva

I diversi metodi della follia collettiva

Difficile dire se la follia che ha armato la mano dell’omicida del palazzo di giustizia a Milano sia stata in qualche modo ispirata o condizionata dal tiro al bersaglio che è stato fatto in questi anni sulla magistratura (e su Equitalia e l’Amministrazione fiscale) da parte della premiata ditta Berlusconi&associati s.r.l.
Valenti giornalisti italici si misurano sulle tesi opposte e contrarie e una parte di verità si riscontra in entrambi i fronti.

L’impressione che ne abbiamo noi lettori di giornali e radio/tele ascoltatori però, è che viviamo in anni di violenza estrema – frammentata e atomizzata, certo, come le guerre limitate e ‘di zona’ che si combattono intorno a noi (Siria, Irak e Ucraina e i commandos dell’Isis in franchising a Parigi e Copenhagen e Tunisi che ci hanno trasformato tutti in ‘Charlie Hebdo’) – ma che papa Francesco ha apertamente definito ‘la terza guerra mondiale’ – e i suoi ‘martiri cristiani’ ammazzati all over the world un po’ gli danno ragione.

E che l’Isis berlusconiana (oggi sconfitta e in rovinosa ritirata) che organizzava piazzate davanti al tribunale di Milano abbia prodotto e condizionato anch’essa i suoi folli assassini in franchising è tesi ardita, ma non del tutto da rigettare. C’è del metodo in ogni follia e quella del bancarottiere che si riteneva vittima della magistratura e del sistema giudiziario è metodica e organizzata quanto lo era la strategia del Berlusconi dei cavalli (pardon avvocati) di caligola fatti eleggere in parlamento e le conseguenti leggi ad personam e prescrizioni a gogò e la delegittimazione sistematica della ‘magistratura comunista’ che lo inquisiva.

Auspichiamo che quella stagione di follia organizzata e metodica si sia chiusa definitivamente e che le vittime di Milano costituiscano un argine invalicabile per il futuro. Un futuro di riconoscimenti e rispetti istituzionali tra politica, magistratura e semplici cittadini, ma anche di giudici più riflessivi e accorti nel redarre i loro ‘dispositivi delle sentenze’ – perché ancora siamo stupiti e indignati delle sentenze ‘Sollecito e Amanda’ e di quella che affermava che non c’è stata concussione, né prostituzione minorile da parte del Berlusconi che ci fece sbellicare e tenere la pancia al tempo della ‘nipote di Mubarak’ – e tutta la sua parte politica riunita in pubblico parlamento lo ratificò. Sipario.

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