Archivio mensile:febbraio 2015

Quel teatro della giustizia che ci avvilisce

Sono stato fieramente avverso alla legge sulla responsabilità civile dei magistrati finché era in auge berlusconi e la sua avvilente corte dei miracoli parlamentare e di s-governo della repubblica per l’uso manifestamente personale (legge ad personam) e spudoratamente intimidatorio che ne facevano i suoi scherani –- in primis gli avvocati Ghedini e Longo, cavalli di Caligola eletti in parlamento per le private necessità del loro cliente.

 

Oggi quella legge è stata approvata a larga maggioranza in un parlamento in cui i berlusconiani boccheggiano e sono sbeffeggiati dai renziani (e nei sondaggi veleggiano intorno al 12 per cento superati di slancio dalla Lega di Salvini) e posso finalmente affermare, con vivo senso di liberazione, che una tal legge ‘ci sta’. E’ cosa buona e giusta che chi sbaglia paghi e sia indotto ogni magistrato a una maggiore attenzione e studio approfondito e responsabile degli atti del processo a cui è affidato il destino di una vittima o la sanzione per un crimine e un sopruso.

 

C’erano altre riforme, certo, più urgenti, relative alla giurisdizione italica -bizantina ed eterna nei suoi percorsi burocratici decennali- e mi sarebbe piaciuta di più una legge che abolisse il terzo grado di giudizio e mettesse fine a quella farsa tragica di due gradi di giudizio che condannano e il terzo che assolve (o viceversa), mandando in confusione l’intero sistema, ma più le menti dei cittadini che ancora si illudono che nel teatro della giustizia e nelle aule dei tribunali si cerchi e si trovi la verità dei fatti e i colpevoli siano affidati a una giustizia severa e ‘dura lex sed lex’.

 

Urgeva, però, l’intimazione dell’Europa a provvedere a un adeguamento delle legislazioni comunitarie e la spada di Damocle di una multa salatissima di cinquanta milioni di euro che abbiamo evitato, per nostra fortuna, – e lasciamo pure che la ‘casta’ dei magistrati si interroghi e dibatta al suo interno sugli effetti che avrà la legge sui comportamenti dei magistrati nei futuri processi. E’ una frustata e uno stimolo insieme. I buoni magistrati lo considereranno uno stimolo, quelli meno buoni e pavidi una frustata.

Di questi tempi di ‘paludi’ ed eterni girotondi intorno alle annose questioni e le riforme è un passo in avanti. Chi vivrà vedrà.

Video virali

Girano due video, in quella videoteca della futilità che è facebook e dintorni, che i sedicenti esperti dicono ‘virali’ (che venga da ‘virus’?). Il primo mostra un egiziano provocatore che gira per Milano in tunica bianca e zucchetto e barbetta ricciolina che fa tanto ‘imam’. E, naturalmente, la reazione che vi si vuole mostrare e denunciare è quella genere ‘mammaliturchi!’ con un fuggi fuggi generale e commenti per niente benevoli tipo: ‘Tu vedi quello! Ha in mano il corano.’
Un libro, un dramma epocale di ‘risvegliati’ fanatici e assassini da un tanto al chilo che sognano il Califfato e l’Impero perché: ‘Vuolsi così colà /dove si puote ciò che vuole’. E la vignetta di ‘Charlie Hebdo’ ce lo mostrava trapassato dalle pallottole dei fanatici assassini e ‘serpi in seno’ di seconda generazione nelle banlieues parigine.

E vorrei vedere il contrario, dopo tanto battage di stampa sugli assassini che decollano ostaggi innocenti in tuta arancione e li bruciano vivi. E, certo, sarebbe bello, se tutti potessero mostrarsi coi loro veli e tuniche tradizionali e divise e bandiere in un mondo pacifico e ordinato che: ‘Volemosse bene’ perché siamo tutti fratelli pur nelle diversità di popoli, lingue e culture’.
Ma così non è e quella guerra di fanatismi medievali e terroristi macellai che si mostrano coltelli alla mano e teste decollate levate in alto non l’abbiamo dichiarata noi dell’Occidente evoluto e, se si è in guerra, si devono scontare anche gli effetti collaterali del guardare male o impauriti e indignati quei simboli e le vesti che ci ricordano gli orrori dello scontro di civiltà e/o culture.
E il secondo video invita ad ‘abbracciare un mussulmano’: provocazione ancora meno comprensibile perché si abbraccia qualcuno sull’onda di un’emozione positiva e da quel mondo, quello dei mussulmani in guerra contro gli ‘infedeli’ e ‘boko aram’, di emozioni positive non ne viene proprio nessuna e, per quanto mi riguarda la risposta è ‘neanche morto’.
Che, di questi tempi di assassinii e decollazioni e gente arsa viva dentro una gabbia suona terribilmente cogente e pertinente.

Estote parati

E, se proprio dovremo ‘cedere le armi’ a quelli dell’Isis che ci mandano a dire: ‘arriveremo a Roma’, malgrado voi (che già lo sapevamo tramite la predizione di Venditti ‘bomba o non bomba’), converrà ‘farci il callo’ e prepararsi per tempo e disporre gli animi alle nuove realtà e prefigurare gli scenari ed elaborare i molti lutti per una cultura, quella occidentale al tramonto, aborrita dai lanzi neri vincitori e ‘boko aram’.

E, di certo, quelli di noi che non saranno decollati o bruciati vivi dovranno accettare la perdita di quella meraviglia architettonica che è la basilica di san Marco, -che sarà trasformata in moschea, come è accaduto alla chiesa di santa Sofia a Costantinopoli- e i pinnacoli verranno innalzati e diverranno minareti -e dovremo farci l’abitudine al canto dei muezzin due o più volte la notte e rimpiangeremo i tempi che le campane ci svegliavano solo alle sette del mattino, – si stava meglio quando si stava peggio, mannaggia.

Però qualche vantaggio lo avremo, di contro. E qui a Venezia non ci sarà più il dramma notturno della movida e campo santa margherita tornerà splendidamente silenzioso e chiuderanno tutti gli stra maledetti bar inibiti e impoveriti dal divieto assoluto di vendere bevande alcooliche sotto pena di impalazione pubblica. E niente più Carnevali – espressione della più vieta e smodata e vergognosa e licenziosa e lasciva e peccaminosa cultura occidentale decadente e che corrompe l’animo dei giovani turchi il cui solo scopo nella vita è e sarà di essere fieri combattenti e difensori del verbo di Allah e lottare contro tutti gli infedeli dalle Alpi alle piramidi e dal Manzanarre al Reno – senza escludere sortite più a nord e fino alla penisola scandinava.
Quanto ad attraversare l’Atlantico non se ne farà nulla se prima non sarà pronta la flotta dei ‘barconi’ coi quali i lanzi neri promettono di invadere l’Europa del sud e costituire numerosissime teste di ponte e inviarci le ‘serpi in seno’ e in sonno nelle banlieues di Parigi e nelle periferie di Copenhagen.

Estote parati, mala tempora currunt.

Il richiamo del muezzin all’ora della preghiera ad Istanbul …
www.youtube.com/watch?v=EhKsBk0ucfU

http://www.ilgiornale.it/…/minaccia-dellisis-entreremo-pres…

1 Marzo 2009 – Gli altoparlanti sui minareti della Moschea Blu di Istanbul diffondono il suggestivo canto del muezzin per richiamare alla preghiera
YOUTUBE.COM

Maschere quaresimali

E se vai in ‘piazza’ (la sola ‘piazza’ qui in città), oggi che la grande kermesse carnascialesca è finita, ti sorprendi del fatto che tutti gli ospiti turisti si sono adeguati al verbo quaresimale e nessuno prova a mostrarsi in maschera, malgrado la città, per loro, sia davvero un inesausto carnevale e una ‘Veniceland’ tutta piccioni e scatti fotografici a pioggia fitta.

E un ‘quaresimale’ duro e puro ha affisso, nottetempo, su per i muri del sestiere di san Polo una reprimenda savonaroliana rivolta agli ospiti che se ne sono andati e hanno portato seco ( a suo dire ) un cattivo ricordo di pessimi ristoranti e carissimi e la nomea di ‘merce’ turistica da un tanto al chilo per l’ingrasso dei soliti noti: ristoratori e osti e gondolieri e motoscafisti e bottegai della ben nota paccottiglia targata ‘veniceland’. E forse ha ragione, ma la sorte di questa città è segnata da tempo e i binari sono quelli – e ogni mese nuovo ti capita di notare l’ennesimo albergo che apre dove prima c’erano gli uffici del tribunale a Rialto o un altro b§b nuovo di zecca dove abitavano certi nostri conoscenti ‘esodati’ in terraferma.

E del carnevale che se ne è andato ricordiamo una meravigliosa visita all’Archivio storico dei Frari dedicata al tema del carnevale (e dell’expo milanese) che ci ha rallegrato l’animo per la capacità della nostra guida di raffigurarci cinematograficamente la storia della Serenissima e le ‘mude’ che andavano a commerciare le ‘spezie’ nell’Oriente mitico – e ci illustrava sui documenti storici cosa mangiavano i marinai e gli ufficiali a bordo delle galere, con le merci meticolosamente segnate per quantità e genere sui quaderni di bordo risalenti al Tre/quattrocento e la carne veniva imbarcata viva, con le galline che razzolavano tranquille in giro per le stive e sul ponte fino al momento del sacrificio.

E, certo, ricordiamo anche le moltissime maschere magnificenti ed elaboratissime che provocavano autentici orgasmi fotografici ai visitatori, ma nessuna maschera di Maometto col turbante e un cartello appeso al collo ‘je suis charlie’ che avrebbe fatto tanto occidente fiero delle sue storiche libertà e coraggioso.
Ma non si può chiedere troppo agli ospiti del carnevale impauriti per le notizie che vengono dalla Libia – e i fantasmi delle orrende uccisioni li perseguitano di notte e il timore dei ‘turchi’ alle porte di Venezia. E magari una prossima quaresima da trascorrere decollati a decine di migliaia in tuta arancione o tutti convertiti all’islam per amor di quiete e voglia di vivere comunque e malgrado il medioevo di ritorno che tutti ci avvolge colle sue nebbie rossastre di morte e le ceneri e le macerie di un mondo rotto che, davvero, non ce lo aspettavamo così all’alba dei nostri vent’anni.

Ma non era meglio ‘morire da piccoli’, mannaggia?

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Nessi che si perdono

E le ‘menti raffinitassime’ dei dirigenti dell’Isis nel corso delle loro riunioni hanno deciso di scatenarci contro le orde dei ‘migranti’ (500.000, dicono le cronache) perché sanno che su tanta questione il popolo italiano è profondamente buono e andiamo in affanno, respiriamo a fatica – e andiamo a raccoglierli pietosi perfino a cinquanta miglia nautiche dalle coste libiche, anche se non sappiamo più dove stiparli e i prefetti litigano quotidianamente coi sindaci per appiopparne un centinaio in più ai vari comuni ogni giorno che Dio manda in terra.

E sanno, quelli dell’Isis, che le eventuali tragedie che conseguiranno a questa spedizione punitiva biblica, e il Mediterraneo che si fa si fa fossa comune per chi non ce la fa, ci causeranno le atroci sofferenze che si leggono sui giornali: il tormentone-grimaldello della ‘pietas’ che si deve ai ‘rifugiati’ – che, in stra grande maggioranza tali non sono bensì migranti economici che pagano fior di dollaroni ai mercanti di schiavi per violare le nostre frontiere; si leggano a questo proposito le statistiche e le risultanze dei lavori delle apposite commissioni.

E ieri, l’Alfano Furioso perdeva il lume dei nessi logici in pubblica intervista e diceva che, si, il rischio di importare terroristi in sonno e in pectore c’è, ma ‘non vedo il nesso coi migranti’. Sottoponiamogli i titoli dei giornali di ieri e di oggi e chiediamogli che cosa ne pensa dei terroristi di seconda generazione che uccidono a Parigi e Copenhagen e degli adolescenti che, in Francia, hanno profanato le tombe in un cimitero ebraico.
Magari un qualche ‘nesso’ c’è e la maggioranza dei lettori ed elettori lo vede e lo coglie e gliene chiederà, prima o poi, il conto politico.

E le 'menti raffinitassime' dei dirigenti dell'Isis nel corso delle loro riunioni  hanno deciso di scatenarci contro le orde dei 'migranti'  (500.000, dicono le cronache) perché sanno che su tanta questione il popolo italiano è profondamente buono e andiamo in affanno, respiriamo a fatica - e andiamo a raccoglierli pietosi perfino a cinquanta miglia nautiche dalle coste libiche, anche se non sappiamo più dove stiparli e i prefetti litigano quotidianamente coi sindaci per appiopparne un centinaio in più ai vari comuni ogni giorno che Dio manda in terra.</p>
<p>E sanno, quelli dell'Isis, che le eventuali tragedie che conseguiranno a questa spedizione punitiva biblica, e il Mediterraneo che si fa si fa fossa comune per chi non ce la fa, ci causeranno le atroci sofferenze che si leggono sui giornali: il tormentone-grimaldello della 'pietas' che si deve ai 'rifugiati' - che, in stra grande maggioranza tali non sono bensì migranti economici che pagano fior di dollaroni ai mercanti di schiavi per violare le nostre frontiere; si leggano a questo proposito le statistiche e le risultanze dei lavori delle apposite commissioni.</p>
<p>E ieri, l'Alfano Furioso perdeva il lume dei nessi logici in pubblica intervista e diceva che, si, il rischio di importare terroristi in sonno e in pectore c'è, ma 'non vedo il nesso coi migranti'. Sottoponiamogli i titoli dei giornali di ieri e di oggi e chiediamogli che cosa ne pensa dei terroristi di seconda generazione che uccidono a Parigi e Copenhagen e degli adolescenti che, in Francia, hanno profanato le tombe in un cimitero ebraico.<br />
Magari un qualche 'nesso' c'è e la maggioranza dei lettori ed elettori lo vede e lo coglie e gliene chiederà, prima o poi, il conto politico.

 

http://www.repubblica.it/esteri/2015/02/16/news/attacco_a_copenaghen_gli_ebrei_danesi_a_netanyahu_grazie_ma_noi_restiamo_qui-107471905/?ref=HREC1-2

 

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/minaccia-dellisis-se-ci-colpite-mettiamo-mare-500mila-1094992.html

 

Crociate e Carnevali

Crociate e carnevali

Devono avere delle ‘menti raffinatissime’ dalle parti del califfato e dell’esercito dei combattenti fanatici dell’Is. Perchè sanno usare bene e meglio di noi l’eco assordante dei ‘media’ e trovare la parole che più colpiscono la nostra fragile (e un filo psicolabile) ‘opinione pubblica’.

Ed ecco che quel moderato e pacificissimo ministro degli esteri italiano che risponde al nome di Gentiloni, nei comunicati dei responsabili della comunicazione dell’Is diventa un ‘crociato’ e, per proprietà transitiva, lo diventiamo tutti noi, genti dell’Occidente evoluto e alfieri delle libertà totali che ci diciamo coralmente e rabbiosamente ‘Charlie’.

Ma lo siamo davvero ‘Charlie’? Quanto saremmo disposti a ‘dare la vita’ per questo valore secolare che abbiamo coltivato e svogliatamente difeso lungo la nostra storia recente, se davvero le armate dell’Is varcassero il mare nostrum e mettessero piede sul suolo europeo, precedute da uno stillicidio di attentati e assassinii – come quelli avvenuti ieri in Danimarca e che avranno un sicuro seguito, a detta delle ‘intelligences’ dei diversi stati nazionali?

Forse i Carnevali che impazzano per ogni dove in questa nostra Europa che ‘folleggia in allegria’ non sono il momento migliore per avere una risposta. Dovremo aspettare i percorsi filosofici della prossima Quaresima per rispondere adeguatamente a questa sfida all’ultimo Medioevo di ritorno che ci lancia l’esercito del califfato.
E sarà una ‘guerra dei trent’anni’, una ‘crociata’ dietro l’altra fino a che non verrà dimostrato ai bis nipoti che trionferà la morale oscurantista dei califfi o che una nuova Lepanto ce li toglierà dai coglioni. ‘La seconda che hai detto.’ mi dice compiaciuto un caro amico con cui parlo di queste strane e orrende cose del terzo millennio.
Però lui è uno che vede sempre il bicchiere mezzo pieno, ahinoi.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
http://www.repubblica.it/esteri/2015/02/15/news/dal_mediterraneo_alla_danimarca_la_jihad_globale_del_califfato-107359559/?ref=HRER2-2

Spedizione punitiva

Il mondo rotto ci racconta che una persona perbene, un moderato fatto e finito come Gentiloni, si dice ‘pronto a combattere’ in Libia contro lo strapotere delle fazioni legate all’Isis del nuovo califfo.

‘Naturalmente sotto l’ombrello dell’Onu.’, precisa Gentiloni.

E ci piacerebbe vedere all’opera i nostri militari in questa strana riedizione di ‘Faccetta nera, bella abissina…’ purgata dell’impero e pensata quale ‘operazione chirurgica’ finalizzata ad estirpare il bubbone terrorista  – e capire se ci saranno anche ‘azioni di terra’ e come reagirà l’opinione pubblica italica, fitta di buonisti e pacifisti e anime belle, alle notizie dei primi morti o di ostaggi ‘decollati’ in tuta arancione.

E chissà se e come, una volta attestati sulla sponda africana, sapremo ostacolare e governare il flusso dei ‘migranti’ e separare il grano dal loglio dei veri ‘rifugiati’ aventi titolo di accoglienza e la stragrande maggioranza, invece, di ‘migranti economici’ che affollano i nostri centri di accoglienza e vengono rispediti al mittente col gontagocce.
Chi vivrà vedrà. Mala tempora currunt.
Il mondo rotto ci racconta che una persona perbene, un moderato fatto e finito come Gentiloni, si dice 'pronto a combattere' in Libia contro lo strapotere delle fazioni legate all'Isis del nuovo califfo.<br /><br />
'Naturalmente sotto l'ombrello dell'Onu.', precisa Gentiloni.<br /><br />
E ci piacerebbe vedere all'opera i nostri militari in questa strana riedizione di 'Faccetta nera, bella abissina...' purgata dell'impero  e pensata quale 'operazione chirurgica' finalizzata ad estirpare il bubbone terrorista  - e capire se ci saranno anche 'azioni di terra' e come reagirà l'opinione pubblica italica, fitta di buonisti e pacifisti e anime belle, alle notizie dei primi morti o di ostaggi 'decollati' in tuta arancione.<br /><br />
E chissà se e come, una volta attestati sulla sponda africana, sapremo ostacolare e governare il flusso dei 'migranti' e separare il grano dal loglio dei veri 'rifugiati' aventi titolo di accoglienza e la stragrande maggioranza, invece, di 'migranti economici che affollano i nostri centri di accoglienza e vengono rispediti al mittente col gontagocce. Chi vivrà vedrà. Mala tempora currunt.

 

I lanzi neri dell’Isis

Che cosa spinga un ragazzotto australiano palestrato e amante del lusso e possessore di orologi rolex a partire da Sidney e andare ad arruolarsi nell’esercito dei lanzi neri dell’Isis lo spiega solo il nome: Ahmed o Mohamed, non ho sentito bene. Nel link qui sotto troverete un elenco di casi simili: di ragazzotti di belle speranze -variamente auto arruolati sotto le bandiere dell’Internazionale del Terrore che trae ispirazione da Maometto e dalle sure del suo Corano- tutti pronti a sparacchiare contro qualsiasi cosa si muova e puzzi di ‘occidentale’. Boko Aram.
Di uno di loro si dice che amasse il teatro. Forse il ‘teatro di guerra’ siriano, gli pareva un ‘reality’ più appagante, chissà. Atavica voglia dell’odore del sangue e sudore e polvere dei bis nipoti dei nomadi pastori che si riunirono sotto le bandiere dell’Impero Maomettano che arrivò fino alle porte di Vienna.
Fatto si è che tutta questa genia di autentici suonati del terzo millennio che si apre sotto l’egida di un Medioevo di ritorno ci costringe, noi pacifici occidentali amanti della nostra civiltà e dei suoi storici valori, a chiuderci in difesa e mobilitare risorse economiche e potenziare gli organici dell’intelligence e della polizia e degli altri apparati dello stato incaricati della nostra sicurezza per evitare che gli esaltati assassini amanti dell’odore del sangue ‘decollino’ inermi cittadini, uccidano vignettisti irridenti, accoltellino soldati in licenza e poliziotti in servizio – e questo proprio non ci va giù.
E la reazione sempre più dura e di legittima difesa che l’Occidente assume giocoforza impaura gli ‘islamici moderati’ – categoria di persone apparentemente tranquille e ‘integrate’ e che spergiurano che l’islam è, invece, una religione tranquilla e che nulla nelle sue ‘sure’ contiene un incitamento alla ‘jiahd’ e al ‘boko aram’.
Ma se li intervisti o li ascolti in privato, gratta gratta ti diranno che quelli di Charlie Hebdo ‘se la sono andata a cercare’ e a nulla serve ricordare loro che la nostra libertà di espressione di genti occidentali è arrivata a tal punto da scrivere un musical su ‘Jesus Christ Superstar’ – e nessuna ‘fatwa’ di vescovi e cardinali e preti ha ordinato l’uccisione degli autori e degli attori che l’hanno messo in scena, come, invece, è accaduto al povero Salman Rushdie e, oggi, a Houellebecq per mano di Komeini e varia compagnia demente.
Paese che vai libertà che trovi, vien da pensare e obiettare – e se l’Occidente e i suoi valori vi schifano, cari i nostri islamici intolleranti e rabbiosi e faziosi, forse un arruolamento di massa nell’Isis e tutti riuniti in Siria a beccarvi le bombe dei droni dell’Allenza contro il Terrore potrebbe non essere una cattiva idea.
Così avremmo chiari gli schieramenti e i luoghi di raccolta degli opposti eserciti e torneremmo alla più classica guerra degli Europei contro i Turchi e alle navi di Lepanto.
Chi vivrà vedrà e i cocci saranno i suoi.

Fa paura in Australia la minaccia terrorismo. Quando il 23 ottobre scorso in Canada un uomo armato è riuscito a penetrare nella sede del parlamento di Ottawa, a Canberra si è subito deciso di aumentare i controlli e il…
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Nessuno tocchi Caino

 

Conosco gente rispettabile e di gran cuore e cervello fino che mai toccherebbe Caino, ci mancherebbe! e chissà che cosa gli avrebbero detto, al rude assassino, capostipite di una foltissima dinastia di macellai e orchi, se l’avessero colto sul fatto con le mani ancora insanguinate – e l’analisi delle impronte sul sasso lordo di sangue compiute dagli angeli celesti avessero confermato la sua colpevolezza, (comprovata dal fatto – un puro ‘indizio’, per carità! – che non c’erano altri esseri umani vaganti sulla Terra in quel frangente preistorico).
Forse avrebbero pronunciato un bonario: ‘Pentiti, fratello!’, chissà, e, facendogli l’occhiolino, gli avrebbero mostrato il loro testo basico, trascritto in aramaico dal Beccaria in un suo ‘ritorno al futuro’, che gli avrebbe garantito una sommaria rieducazione, larghi ‘sconti di pena’ e la scarcerazione in tre-quattro anni grazie alla buona condotta. E, una volta fuori, affidato ai ‘servizi sociali’, un lavoro da macellaio – di sicuro successo in quei tempi biblici di barbari sacrifici di capri, montoni e vitelli sugli altari.

Sospetto che la vocazione ‘buonista’ di quei dessi che non vogliono ‘toccare Caino’ si fondi su basi neurologiche a tutt’oggi misteriose – e una ricerca scientifica ci dirà, più avanti, che, fin dal ventre della madre, è la chimica neuronica che determina la vocazione ad assolvere e quella, invece, a usare il pugno di ferro e punire e carcerare tipica delle genti ‘di destra’.

Perché è ‘di destra’, naturalmente, impugnare un fucile e fare fuoco contro un rapinatore munito di mitra che sta per spararti addosso, sfidando la spada di Damocle della cosiddetta ‘giustizia’ che ti imputerà ‘l’eccesso colposo di legittima difesa’. E, forse, chissà, se dovessimo essere spettatori di un crimine efferato e dagli esiti letali, dovremmo graziosamente girare il capo dall’altra parte, – pur se osserviamo che una povera commessa trema come un’ agnella sacrificale dietro i vetri del negozio di oreficeria e attende il colpo fatale che la abbatterà – se sbaglierà a contrastare i malviventi e tenterà con mano tremante di premere il pulsante dell’allarme sotto al bancone.

E ci piacerebbe vedere quelli di ‘Nessuno tocchi Caino’ in quella stessa situazione di allarme e terrore (della povera commessa e dell’uomo che le ha salvato la vita), protagonisti inconsapevoli di un reality girato per l’occasione, e, forse, chissà, ci accadrebbe di osservare, sorridendo compiaciuti, che reagirebbero come ha reagito un mio amico d’infanzia, – un buonista duro e puro e presidente di una associazione che aiutava i cosiddetti ‘marginali’ e gli immigrati e i rom ad ‘inserirsi’ – che, vittima di un pestaggio notturno di rapinatori serbi (a detta degli inquirenti), il giorno seguente rilasciava dichiarazioni di fuoco al Gazzettino che neanche il più depravato ‘leghista’ si sarebbe sognato di pronunciare con quella foga e rabbia.

L’esperienza diretta è la miglior scuola di vita, credo. Provare per credere.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Il colore dei limoni

Anch’io soffro di qualche sintomo di quelli che vengono imputati a Putin dagli specialisti del Pentagono. Che dicono che l’aspirante zar abbia sofferto di un mini ictus dentro la pancia della madre (vedi il link qui sotto) e per questo ‘vuole controllare tutto’, perfino la Crimea e l’Ucraina, povero piccolo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/06/sindrome-asperger-studio-usa-putin-ne-soffre-cremlino-smentisce/1403091/

E io mi limito, invece, a voler controllare le poche, povere cose della mia vita e i dintorni al modo che indica Montale in un suo meraviglioso distico, parlando del giallo dei suoi limoni liguri: ‘…tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza / ed è il colore dei limoni.’

 

Tutto ciò premetto per dire che la guerra in Europa che paventiamo e che taluni fogli di stampa predicono quale possibile ‘terza guerra mondiale’ (addirittura!), agli orecchi della nostra generazione – scevra di guerre e i tormenti e gli affanni correlati – suona come una bestemmia e una fola oscena.

 

Perché quelle atrocità lontane, prossime alla mia nascita, – e i milioni di morti e la distruzione delle belle città europee a suon di bombe e le macerie e gli olocausti e i dolorosissimi esodi delle popolazioni conseguiti agli accordi di pace – ci sembrano una tale enormità, di questi tempi di cultura pacifista profondamente assimilata sui banchi di scuola e l’orrore sincero per ‘il sonno della ragione che genera mostri’, da non parer verosimile e possibile.

 

E tuttavia uguali incredulità provavano i nostri nonni e bisnonni quando ascoltavano gracchiare alla radio le notizie strane di un dittatore tedesco che occupava la Polonia e non si curava degli ammonimenti severi che gli venivano dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti d’America.

 

E un brivido ci corre lungo la schiena, al pensiero che un ictus sofferto in fase fetale possa davvero essere concausa di decisioni fatali per la guerra in Ucraina che travolgano le presenti generazioni e le trascinino nella più devastante delle guerre (perché trascinerebbe seco l’uso delle bombe atomiche).

Facciamo gli scongiuri e pronunciamo corali auspici di pronta risoluzione del conflitto.

 

Ma non era meglio ‘morire da piccoli’, come ci cantava un dissacrante Paolo Rossi ai tempi suoi?

 

« Ascoltami, i poeti laureati

si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità. »