Archivio mensile:gennaio 2015

Del velare e disvelare

Non è chiaro se la decisione della First Lady Michelle Obama sia stata pianificata a tavolino. E’ probabile, visto il numero di funzionari che si occupano del protocollo e dei viaggi della coppia presidenziale. E, se così è, il messaggio rivolto al mondo arabo – così pieno di intimazioni urbi et orbi e divieti incomprensibili e non condivisibili per la nostra cultura occidentale – è questo: ‘Apparteniamo a un altro mondo. Siamo ambasciatori di una cultura diversa e meglio capace di coniugare il futuro delle libertà civili, che dovete rispettare e accettare nella sua diversità.’
Il futuro è nostro. Così è se vi pare. Ora e sempre Charlie Hebdo.

http://www.repubblica.it/…/michelle_obama_in_arabia_sau…/1/…

Ha incontrato il nuovo re Salman a Riad, a margine dei funerali del re saudita Abdullah insieme al marito Barack e alcuni media arabi non le hanno risparmiato critiche per aver indossato un abito blu – e non nero – che secondo alcuni sarebbe stato più appropriato…
REPUBBLICA.IT

 

La tunica di Tsipras

La cosa confortante è che la Grecia viaggia col passo della Storia. Lo faceva già prima dell’elezione di Tsipras il Condottiero, ma Samaras, leader sconfitto, chissà perché non ha voluto farlo sapere ai suoi elettori che il debito greco – per accordi segreti e indicibili/indigeribili ai cittadini europei – era scritto sul ghiaccio.

Già, perché la restituzione delle prime tranches di pagamento erano già fissate, prima delle elezioni, alle mitiche ‘calende greche’, tipo: ‘telefonami fra vent’anni’ della bella canzone di Dalla. E le ultime vanno al 2054, addirittura: debito trasferito ai nipoti, ma, più verosimilmente, ‘scritto sul ghiaccio’.

E hanno ragione quelli de ‘Il Giornale’ a lamentarsi che gli italici quaranta miliardi di prestito alla Grecia sono in realtà un regalo e: ‘Grazie Italia. Ne faremo buon uso.’ Speriamo.
Speriamo che le genti greche tirino un sospiro di sollievo e che si allineino presto agli standard europei e che la ripresa economica ritorni e faccia un giretto anche intorno all’Acropoli, ma non facciamoci illusioni. Le riforme del fisco e della pubblica amministrazione comportano ulteriori pesi e prepensionamenti e/o licenziamenti e la vera ammirazione che abbiamo per Tsipras è che abbia voluto assumersi un ruolo di governo che fa davvero ‘tremar le vene ai polsi’ ad ogni governante responsabile e assennato.
Perché dopo le promesse elettorali – facili per definizione e un filo stupide nel loro esser gonfie di vuoto e di vane speranze – viene il momento delle scelte e della verità. Una ‘tunica di Nesso’ per il povero Tsipras – e speriamo che abbia in tasca la pozione miracolosa che lo salverà dal rogo narrato nel mito. Chi vivrà vedrà.
Telefoniamogli fra quarant’anni.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
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Timeo Danaos…

Del Mito e della realtà

Buttiamola nel mito. In Grecia si è consumato, per la seconda volta, il ‘ratto di Europa’. E’ vero che l’Europa del mito è dolcissima pulzella ingenua e soavissima e quella di Frau Angela è, invece, una zitella ‘inchiavabile’ – come recitava il berlusconi all’apice della sua fama di volgarissimo gaffeur sulla scena internazionale.
Fatto si è che i Greci, col loro voto di disperazione che premia Tsipras, rischiano di acuire i contrasti in Europa a tal punto da coinvolgere nel loro ipotetico (e speriamo che resti tale) default anche gli altri paesi di affaccio mediterraneo, Portogallo incluso.
Una faccia una razza, quella dei paesi debitori e che intendono rinegoziare i patti per averne una boccata d’aria elettorale, che non ci piace di avere e riconoscere – e ai Danai lasciamo volentieri i loro odisseici sembianti ingannatori e gli altrettanto mitici doni ‘ferentes’ e annessi cavalli di Troia.

E non sembra ci sia troppa ‘trippa per gatti’ da rinegoziare in Europa, ma volentieri lasciamo a Tsipras l’onere della prova e di provarci il suo valore politico, – se davvero ne ha e lo vedremo nei prossimi giorni e mesi.
E le folle elettorali festanti in Atene che vivano pure la loro effimera festa e intreccino i balli sulle piazze. La sostanza del rigore europeo e dei conti in ordine non credo sia contrattabile pena una Europa a due velocità che non vuole nessuno, almeno fino ad oggi. Domani chissà.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
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Le narrazioni della Storia

Le narrazioni della Storia

Ci riporta ad altri, più tempestosi e mitici, ‘E’ morto il re, viva il re!’ le notizie della morte e del seppellimento austero e semplice del re dell’Arabia Saudita Abdullah e della successione -sempre misteriosa nei suoi esiti futuri- col fratellastro Salman Aziz al Saud.
Ma, forse, per uno storico capace di avvincere colle sue incursioni nei libri della Storia, l’epopea politica e personale di Abdullah non è meno interessante di quella di Elisabetta, – la grande regina baciata dalla fortuna che regnò per quarant’anni, giustiziò la sorellastra complottarda e vide affondare sulle sue coste l’invincibile Armada di Ferdinando il bigotto, grazie a un temporale formidabile e tempestivo e al fuoco delle navi incendiarie spalmate di pece.
E non sembra poca cosa, per il re Abdullah, l’aver dovuto fronteggiare l’undici settembre delle twin towers – con gli assassini di Al Qaeda coinvolti che erano, in maggioranza, sauditi -, né erano poca cosa le mene e le mire espansionistiche degli sciiti iraniani.

E anche in Grecia sembrano tornati i tempi tempestosi della grandi successioni reali, con Tsipras, l’aspirante al trono democratico, che, novello Alexandros (si vedrà quanto Mega), vuol dare l’assalto alla fortezza Europa dove regna Angela l’Austera, e detronizzarla e imporre il suo piano di Nuovo Sviluppo Economico che fa saltare i vincoli di bilancio – e il suo avversario Samaras lo accusa di essere l’ombra dei grandi dittatori comunisti della Nuova Politica Economica, la famigerata ‘Nep’ del grande Ilic Vladimir, che Dio lo abbia in gloria.

Ma anche da noi re Giorgio ha abdicato – e il suo ‘grande elettore’, Renzi, principe regnante in virtù di un ‘colpo di palazzo’ avallato da Giorgio, (famoso il suo detto: ‘Enrico stai sereno’ pronunciato pochi giorni prima dell’infame detronizzazione) si prepara a rifilarci il successore da par suo, colla politica machiavellica dei tre forni e un occhio rivolto alla sinistra interna che ‘sarà leale’, dice Bersani. E sarà un presidente dimezzato, che non dovrà dare ombra al principe regnante, chi vivrà vedrà.
Sinistra interna, quella del pd, imbelle e parolaia e che non ha capito niente della Storia dei complotti e degli inganni – e dei metodi furbeschi del nostro principe regnante, pronipote di Machiavelli che già fu a capo della carica, pardon, congiura dei 101 contro Prodi, all’epoca dell’incoronazione di Giorgio primo il Canuto.

E c’è ancora chi pensa che la Storia non sia narrazione affascinante come e meglio dei romanzi di Follet.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
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Il nero del mondo

I ‘radio-ascoltatori’ di Prima Pagina, su radio3, sono un popolo. Che, in quanto popolo, ha in sé tutte le diversità di opinioni inclusa qualche stranezza.
Perché c’è quello che auspica che si possa vedere alla cerimonia di consegna degli Oscar un’attrice col velo – per lui simbolo straordinario della libertà di mostrarsi in linea col proprio credo e fieri – e un altro che stigmatizza la sanzione di un arbitro, nel corso di una partita di pallacanestro, che ha intimato a un giocatore di fede e costumi ‘sick’ di togliersi il turbante, non previsto dal regolamento.
Ne è conseguito, – come spesso accade in questi nostri tempi di fedi radicali e fondamentaliste e divise nere di ‘foreign fighters’ che si realizzano e hanno le loro tardive iniziazioni nella crociata islamica del Califfato e nel tagliare le gole di ostaggi indifesi e decollarli, – ne è conseguito, dicevamo, un abbandono del campo da parte del ragazzo offeso e, udite udite, la solidarietà delle due squadre per intero che hanno interrotto la partita.

E passi per il velo, che lo indossava anche mia suocera buonanima da bambina nella vicina Croazia – ieri Istria italiana – e, divenuta giovinetta, l’ha buttato alle ortiche con grande gioia e senso di liberazione individuale, ma ci piacerebbe poter notare altrettanta tolleranza da parte dei ‘velisti’ islamici oltranzisti e custodi severissimi delle tradizioni di filiazione coranica che aderiscono, invece, alla ‘fatwa’ violenta contro un attrice porno di origini mediorientali (che vorrebbero lapidata) perché si è mostrata impegnata nelle sue gioiose attività professionali e paradisiaci affanni con in testa il ‘velo’. E, sotto il velo, niente, ci vien da ridere, a noi impenitenti ‘Charlie’.

Una risata li seppellirà? E’ un augurio che ci viene dal più profondo del cuore, ma il milione di ceceni che ieri hanno manifestato rabbiosamente contro la piazza di Parigi fitta di ‘Charlie’ un po’ ci preoccupa. Diciamo una risata e qualche
(metaforico) pugno – e ce ne faremo una ragione se Bergoglio si dirà in disaccordo. In fin dei conti è anche lui un capo religioso con una verità in tasca di troppo.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
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foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

 

Mammaliturchi e giovani turchi

Non ci sono solo quelli che vogliono perdere perché un velenoso iddio li acceca e quelli che si accecano da soli. Ci sono anche quelli nati da un uovo di struzzo, – covato mentre quel volatile poco volatile teneva la testa dentro la sabbia – e con questi ultimi ‘ce n’est pas question’, non c’è argomentazione convincente che tenga, né evidenza palmare e tangibile e dimostrabile secondo tutte le leggi fisiche scoperte fin qua.

Ed ecco quelli che sostengono che no, non abbiamo in casa troppi immigrati di fede islamica, ma dobbiamo, invece, continuare a importarne ulteriori e cospicue quantità perché ‘la democrazia è più forte’ e l’islam moderato prevarrà. Si, prevarrà. Al modo dimostrato dal romanzo di Houellebecq ‘Soumission’; perché un presidente islamico della ‘Repubblique’ eletto dal popolo conta proprio su una maggioranza di residenti e votanti ed è interessante osservare quel che accade in Turchia oggi: di giornalisti e blogger intimiditi e/o incarcerati per farci esclamare in largo e allarmato coro: ‘Mammaliturchi!’. Gli islamici, nella versione postmoderna.

E’ una questione di neuroni. Che vengono marchiati a fuoco da un qualche strano input che ci accade nel corso delle nostre vite e, da quel momento, tutto il software delle sinapsi e conseguenti convinzioni politiche gira intorno a quel/i pensieri dominanti – com’é accaduto a Greta e Vanessa che abbiamo salvato distraendo dal malandato bilancio dello stato dodici milioni di euro e tagliando la spesa sanitaria alle Regioni.

E c’è chi, nelle file dei ‘democrats’ renziani, non trova strano che file di cinesi – notoriamente assenti dall’attivismo politico e dalla partecipazione alle elezioni anche se ‘aventi diritto’ e in possesso di un ‘certificato elettorale’ – si siano accodati agli elettori della primarie in Liguria, determinando gli esiti che sappiamo e il ricorso alla Procura della Repubblica del Cofferati, storico leader sindacale e appartenente alla minoranza interna del partito che più imbelle e impotente non si può. Al più, convengono che, si, averli pagati, i cinesi, con 50 cento o cento euro perché votassero la pulzella renziana arrembante non sia stato proprio proprio elegante.

Gente tosta, questi simpatizzanti del pd, gente nata da uovo di struzzo e testa nella sabbia. Ma c’è sempre un ‘redde rationem’ nelle cose del mondo strano in cui viviamo e sarà divertente osservare le manifestazioni di tristezza dei ‘renziani’ prossimamente avviati al loro ‘viale del tramonto’ e compararle coll’arroganza da ‘giovani turchi’ che ci mostrano oggi. Chi vivrà vedrà.

Di ‘pugni’ e incendi

Il ‘pugno’ suggerito da papa Francesco ha qualcosa a che fare con i fanatici islamici che hanno messo a ferro e fuoco Niamey, la capitale del Niger? Incendiate sette chiese, dicono le cronache – e poco importa se erano edifici del culto dei confratelli apostolici o di altra fede. Sempre di inaccettabile violenza si parla, di risposte ‘fuori misura’ – e una vignetta non vale una vita umana, quella del vignettista che i fanatici pretendono ‘blasfemo’, e non si può – non si deve, mai! – usare una spada o un kalashnikov per combattere e annientare una matita e la libertà di espressione di una intera civiltà che rappresenta.

Oppure quei fatti di vandalismo estremo e di fanatismo ‘fuori di testa’ sono esattamente quel che Francesco cercava di evitare – mostrandosi in pericolosa sintonia ed empatia con coloro che sarebbero stati offesi, a suo dire, nei loro convincimenti religiosi?
Che si sposi la prima tesi o la seconda quel che non cambia è la raffigurazione di terrore/orrore che quei fanatici ci vogliono imporre coi loro gesti vandalici e le grida e le minacce. E i cronisti ci trascrivono la convinzione di uno di quei pazzi fanatici che minaccia l’Occidente di ‘guerra mondiale’, nientemeno. Califfato Universale versus resto del mondo, – prepariamoci alla riedizione della battaglia di Lepanto e rievochiamo le Termopili: no pasaran. Il difficile sarà trovare la reincarnazione di Leonida, mannaggia, forse sostituito da un drone.

E che la storia delle vignette altro non sia che uno dei tanti pretesti per infiammare i crani-zolfanello di quei vandali-brucia chiese e ‘natural born killers’ lo dicono le altre, passate esplosioni e violenze che possiamo rintracciare in emeroteca in anni recenti – a partire dalla stra maledetta e idiotissima ‘fatwa’ di Komeini che tanti morti e feriti e incendi e attentati ha già prodotto.

E prima si arriverà alle frontiere blindate e ai controlli severissimi in tutti gli accessi alla fortezza-Europa, coste comprese, meglio sarà per tutti. E speriamo che a nessun’altro di autorevole e sensato venga in mente l’infelicissima metafora del ‘pugno’ da dare a chi ti offende la madre perché sembra offrire il destro e il pretesto alle torme dei fanatici per distruggere e incendiare e uccidere.
Non passerà molto che, di attentato in incendio e/o azioni di commando assassini, rispolvereremo perfino il ‘Taci! Il nemico ti ascolta.’ delle guerre che abbiamo dimenticato e il nemico in casa da osservare con legittimo sospetto.

http://www.lastampa.it/…/la-protesta-anticharli…/pagina.html

Caos nella capitale Niamey. Manifestazioni anche in Somalia, Pakistan, Algeria, Sudan e nel Caucaso. Il…
LASTAMPA.IT
foto di Enaz Ocnarf.

Per amore di statistica

 

C’è chi se la cava con un ‘Bentornate!’ che non si può non ‘condividere’, ma tace sulla questione posta da altri concittadini di quanti kalashnikov e lanciarazzi verranno comprati e consegnati nelle mani dei macellai dello Stato Islamico per le loro azioni di guerra e nuovi rapimenti.
E c’è chi chiede, non senza una sua buona e altrettanto ‘condivisibile’, ragione che lo Stato pagatore dei riscatti e garante della incolumità dei suoi cittadini si rivalga sulle famiglie degli/lle sventati/e che non sanno frenare e governare ‘cum grano salis’ le loro irresistibili pulsioni buoniste e di aiuto a chi soffre.
Ma lenire le sofferenze in Siria, nel corso di una guerra senza pietà e fitta di bande di fanatici e contro fanatici in lotta acerrima fra di loro e tutti insieme contro l’Occidente degli ‘charlie’, non offre le garanzie di minima di libero movimento e riconoscimento di trattati internazionali e distinzione tra combattenti e spie – e salvi e rispettati gli ingenui volontari tanto buoni e caritatevoli.

E, certo,sarebbe un bene se la Farnesina desse ‘avviso ai naviganti’ e trasvolanti verso tutte le destinazioni ‘ a rischio’ di rapimenti e morte che quel viaggio lo intraprendono a loro rischio e pericolo e che ‘uomo avvisato è mezzo salvato’.
E magari si sospendesse il passaporto a tutti coloro che, con pervicacia degna di miglior causa, intendono ritornarvi, nei luoghi della loro prigionia – neanche fosse una ‘sindrome di Stoccolma’ – come dicevano di voler fare quelle altre due missionarie di qualche anno fa, quelle dei ‘ponti’ tra le diverse e opposte culture, che salvammo con l’ovvio e risaputo pagamento di un riscatto milionario.

E ci piacerebbe vedere comparati sui giornali e in internet i vari ‘capitoli di spesa’ di una spesa pubblica nazionale e locale sempre in rosso, da molti anni a questa parte, – con l’evidenza delle cifre stanziate per le necessità dei servizi segreti che conducono le trattative e pagano i riscatti richiesti e, a lato, i tagli alla sanità o alle scuole della repubblica da restaurare o ammodernare e sempre penalizzata la ‘ricerca’ coi nostrani ‘cervelli in fuga’ che regaliamo ai laboratori e alle università d’oltreoceano.
Così, giusto per amore di statistiche.

I gamberi e la Storia

I gamberi e la Storia

…che poi, se proprio il santo padre, in caduta libera di stile e consensi, vuole tirare pugni agli irridenti e ai blasfemi di ogni risma che non si curano della fede vetusta – e inadeguata a coniugare il futuro – dei nostri ospiti islamici e pugni ai vignettisti che si sentono in illuministico diritto di mostrare, cogli strumenti della satira, il medioevo mentale e le contraddizioni epocali stridenti di quei poveretti dei covi nelle ‘banlieues’, avrebbe avuto largo tempo e luoghi notissimi dove esercitarsi.
Ad esempio, negli storici rings da pugilato ecclesiastico del Friuli e della Toscana – dove la blasfemia era ‘di casa’ e le bestemmie nelle osterie e dentro alle case sono ancora e da sempre fioritissime e fantasiosissime e da florilegio e citazione dotta di ‘cultura popolare’.

E, se non l’ha fatto, sarà stato perché gli cadevano le braccia per l’impotenza ad arginare coi roghi inquisitoriali i peccatori o perché le eventuali denunce sarebbero cadute nel vuoto – come accade ormai per una lunga serie di reati del codice penale, gli ‘schiamazzi notturni’ inclusi’?

O i metodi degli assassini islamo-fondamentalisti e terroristi e i loro micidiali kalashnikov riaprono oggi, miracolosamente, giochi storicamente perduti e, con la sacra alleanza religiosa sancita a bordo del volo che lo menava a Manila, il santo padre, – persa l’aura santificante del ‘Francesco’ da cantico delle creature -, darà fiato e ideologia combattente alle brigate dei nostrani cristiani fondamentalisti e inaugurerà la stagione delle fatwe di origine e provenienza vaticana?

Della serie: ‘La Storia che va col passo del gambero’

foto di Enaz Ocnarf.
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