Archivio mensile:dicembre 2014

Degli antichi guerrieri

E, sempre sulla varietà del mondo che la vox populi dice ‘bello perché vario’, vien da riflettere sulle diverse opinioni dei giornalisti che oggi mandano preventivamente assolti i 34 della ‘guardia padana’ rinviati a giudizio e i buffoni del ‘tanko’ – guerrieri secessionisti davanti al campanile di san Marco che, forse, era meglio se li lasciavano fare, coi carabinieri a sorvegliarli a distanza, e il popolo di sotto al campanile a sbeffeggiarli con sputi e minacce di ‘menarli’, come accadeva ai criminali appesi nelle gabbie ai tempi della Serenissima Repubblica.
E, certo, quel carro atroce somigliava più a un carro di Viareggio, corredato di armi arrugginite, ma, se anche si vuole sostenere il suo valore di mero simbolo guerresco e l’azione meramente ‘dimostrativa’, giova ricordare che i simboli e le parole, usati in un dato modo e contesto, sono pietre e fanno male, se centrano il bersaglio.
E, in quegli anni, vacillava pericolosamente l’idea di patria e nazione e l’unità del paese e anche le ‘tre palle un soldo’ che scagliavano i ‘leghisti’ celoduristi un giorno si e l’altro pure e ‘la bandiera nel cesso’ facevano male, molto male. Eventi e parole e rutti leghisti in libertà che l’antico ‘Dio, Patria e Famiglia’ suonava rivoluzionario, di converso, e brancolavamo un po’ tutti alla ricerca dei ‘valori fondanti’ l’unità di lingua e popolo e nazione che ci avevano insegnato a scuola. E bene hanno fatto quei magistrati ad esercitare l’azione penale e distinguere tra facezia e cachinno e le ‘cose serie’ del nostro vivere associati su cui è bene non scherzare, come sui santi contrapposti ai fanti.

Perché non tutto del nostro vivere può ridursi a un Carnevale, pena il perdere di vista e perdere il senso delle cose ‘normali’ del resto dell’anno che lo generano e lo riempiono di ‘controsenso’, appunto, e maschere e facezie e cachinni e perepepè. L’insensato e il dionisiaco e l’irrazionale contrapposti al senso, al dolore e alla fatica di vivere, alla seriosità e anche alla serietà – che, però, è cosa diversa e, per molti aspetti, condivisibile e da sostenere. Provate a farvi assumere da un datore di lavoro, ad esempio, e non siete in grado di dare dimostrazione di serietà e affidabilità, giusto per stare sulla ferita di questi nostri anni di pena e disoccupazione a due cifre sempre in ascesa.

Così l’idea di quei giornalisti che dicono fuori luogo a procedere e fuori tempo massimo il dibattimento e il processo ai guerrieri padani ci pare l’ennesimo sberleffo ‘perdonistico’ di un paese senza memoria e senza serietà e, diciamolo, ‘senza palle’. Le ‘palle’ che permettono di affermare, senza più retorica patriottarda, che l’Italia è una e indivisibile dalle Alpi alla Sicilia – e i morti della Prima Guerra Mondiale si rivoltano nelle loro tombe monumentali, che orniamo insensatamente di fiori e corone nella ricorrenza, all’idea di avere dato la vita per un paese-senza. Un paese che ha scordato il senso del suo essere Nazione.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

 

Sfiducia universale

Sfiducia universale

Pare che la maggioranza degli italiani non abbia più fiducia di alcuna istituzione statale e persona targata politicamente. Scende al 44 per cento perfino quel Napolitano che sembrava una roccia, un atollo isolato nell’Oceano maledetto della politica malata, ma si scopre che nessun naufrago più vorrebbe esservi sospinto dalle onde della trascorsa burrasca. Maglio nuotare in mare aperto e fidare nel primo cargo che passa e sperare che nessun pescecane ci colga da sotto.

Via tutti, tutti, tutti. Tutti malati, i politici di ogni risma e appartenenza che il migliore ci ha la rogna, si diceva un tempo, ma è la democrazia come sistema di governo ad essere la più malata tra tutti i soggetti in questione, perché consente elezioni e conseguenti istituzioni ‘legittimate dal popolo’ anche se a votare ci va meno del cinquanta per cento degli aventi diritto.

E c’è qualcuno, sui giornali di famiglia, che, in tanto affanno di sfiduciati e delusi e indignati, ancora grida al golpe perché gli ultimi governi sono stati gestiti da gente non votata dal popolo, – e Napolitano è il primo colpevole, scrivono gli esilaranti direttori.
Machissenefrega, direbbe quel tale. In tanto marasma sfiduciario, figuriamoci se la sorte del satrapo puttaniere interessa a qualcuno di diverso da Francesca e Dudù e da quel manipolo di lanzi e poveri cristi in affanno e bandierine e gridolini che animavano i ‘circoli di forza italia’ e di ‘forza silvio’. Dimenticavo Brunetta e Verdini.

Resta la fiducia in Francesco, un nome una garanzia. Che è il solo titolato a recitare credibili e condivise geremiadi e preci sul mondo violento e assassino dei tagliatori di teste e persecutori di ogni risma e ottiene il plauso universale ‘urbi et orbi’ qualsiasi cosa dica. E pazienza se restano parole al vento di piazza san Pietro, dato che il mondo continua, ogni giorno che Dio manda in Terra, nella sua epopea di violenza e orrore e ogni giorno ha la sua pena e ogni nuovo anno vorremmo migliore.

E ci resta sempre Benigni coi suoi ‘Comandamenti’ divini risuscitati a furore di popolo – ed è tuttora misterioso il fatto che a seguirlo siano stati in dieci milioni, dato che quei Comandamenti ben pochi se li filano e li rammemorano e, se capita l’occasione propizia, li infrangiamo senza troppi rimpianti e sensi di colpa. Chi onora più il padre e la madre, mi vien fatto di notare quando mi reco a trovare la mia – e quegli ospiti silenti e solitari che saluto mi lodano per la mia straordinaria frequenza e i loro figli si fanno vivi al massimo una volta ogni tre mesi, e molti a Natale e Pasqua, una volta vendute le case e sistemati i conti in banca a favore degli eredi?

http://www.repubblica.it/…/partiti_istituzioni_europa_la_…/…

Dall’indagine Demos 2014 emerge una nazione spaesata sfiancata da crisi, fisco e…
REPUBBLICA.IT

 

Modi diversi di dirsi ‘europei’

Modi diversi per dirsi europei

Chissà cosa pensano quelli di ‘Nessuno tocchi Caino!’ del ritorno della pena di morte in Pakistan che fa seguito all’orrendo massacro di bambini/e e delle loro maestre/i ospiti di una scuola militare.
Regressione medioevale, di certo, a sentire quei puri di cuore che il Male lo assolvono e lo ascrivono alla categoria filosofica di ‘ Male necessario’ connaturato alla nostra sventurata umanità e colla loro militanza, a volte degna di miglior causa, sempre ci ricordano il magnifico Beccaria de ‘Dei delitti e delle pene’.

E ci sono anche i nostri radicali che vanno peregrinando di carcere in carcere e praticano la ‘satyagraha’ per protesta – una ‘insistenza sulla verità’ dello stato delle nostre carceri che, per la verità, ci ha già rimproverato l’Europa e fatto pagare sanzioni notevolissime per non aver provveduto a migliorare le condizioni dei detenuti.

E si dovrebbe pacatamente notare, invece, che è la pressione della delinquenza quotidiana italica che riempie quelle carceri oltre misura, il nostrano ‘troppo che stroppia’: che perfino l’accoglienza pietosa che riserviamo ai migranti dei barconi va a incidere pesantemente sul numero di carcerati che ospitiamo ‘obtorto collo’ nelle patrie prigioni nei mesi a venire – ed è pesante costo aggiuntivo che il nostro bilancio statale non si può permettere e non sappiamo ancora con quali fondi aggiuntivi (o sottrattivi per altri ‘capitoli di spesa’) finanzieremo i costi della nuova disoccupazione contenuta nel ‘job act’, – la ‘legge sul lavoro’, per gli amanti della lingua italiana .

E se è vero che in Scandinavia hanno posti vacanti nelle loro modernissime ed umanissime strutture carcerarie magari potremmo stipulare accordi bilaterali onerosi, invece di pagare le multe europee, e spedirgliene la quantità che abbiamo in eccesso, così che i radicali possano tornare a nutrirsi, poverini, sotto le Feste e si facciano anche una fetta di panettone.

Uno dei possibili modi per ‘entrare in Europa’ e dirci finalmente europei, mannaggia.

Modi diversi per dirsi europei

Chissà cosa pensano quelli di 'Nessuno tocchi Caino!' del ritorno della pena di morte in Pakistan che fa seguito all'orrendo massacro di bambini/e e delle loro maestre/i ospiti di una scuola militare.
Regressione medioevale, di certo, a sentire quei puri di cuore che il Male lo assolvono e lo ascrivono alla categoria filosofica di ' Male necessario' connaturato alla nostra sventurata umanità e colla loro militanza, a volte degna di miglior causa, sempre ci ricordano il magnifico Beccaria de 'Dei delitti e delle pene'.

E ci sono anche i nostri radicali che vanno peregrinando di carcere in carcere e praticano la 'satyagraha' per protesta – una 'insistenza sulla verità' dello stato delle nostre carceri che, per la verità, ci ha già rimproverato l'Europa e fatto pagare sanzioni notevolissime per non aver provveduto a migliorare le condizioni dei detenuti.

E si dovrebbe pacatamente notare, invece, che è la pressione della delinquenza quotidiana italica che riempie quelle carceri oltre misura, il nostrano 'troppo che stroppia': che perfino l'accoglienza pietosa che riserviamo ai migranti dei barconi va a incidere pesantemente sul numero di carcerati che ospitiamo 'obtorto collo' nelle patrie prigioni nei mesi a venire  - ed è pesante costo aggiuntivo che il nostro bilancio statale non si può permettere e non sappiamo ancora con quali fondi aggiuntivi (o sottrattivi per altri 'capitoli di spesa') finanzieremo i costi della nuova disoccupazione contenuta nel 'job act', - la 'legge sul lavoro', per gli amanti della lingua italiana .

E se è vero che in Scandinavia hanno posti vacanti nelle loro modernissime ed umanissime strutture carcerarie magari potremmo stipulare accordi bilaterali onerosi, invece di pagare le multe europee, e spedirgliene la quantità che abbiamo in eccesso, così che i radicali possano tornare a nutrirsi, poverini, sotto le Feste e si facciano anche una fetta di panettone.

Uno dei possibili modi per 'entrare in Europa' e dirci finalmente europei, mannaggia.

Ritmi circadiani e guerrieri metropolitani

Ritmi circadiani e guerrieri metropolitani

Siamo un popolo di guerrieri. Metropolitani. Le città (non tutte, per fortuna) hanno serali echi di guerra di insonni guerrieri armati di spritzs e prosecchini e fiumi di birra che gareggiano tra loro a chi riesce a mantenere la stazione eretta fin sull’uscio di casa, a un dipresso verso le quattro del mattino. E, naturalmente, frasi sconnesse impastate dall’alcool e grida belluine e cachinni guerreschi alti nel cielo notturno per ricordare ai poveri cristi che hanno le finestre della camera da letto sui campi o le vie dove c’è uno stra maledetto locale aperto che la città è ‘cosa loro’ e: ‘Facciamo un po’ il caxxo che ci pare’ e: ‘Si fottano i maledetti pensionati tutti televisione-e-a-letto-alle undici.’ – che di dormire hanno tutto il tempo che vogliono post mortem dentro alle lignee teche.

Lievemente caricaturata è questa la sostanza del ‘dialogo’ tra sordi che si svolge ogni qualvolta si misurano a singolar o plural tenzone gli adepti e attivisti dei due partiti che si fronteggiano in città. Sordi i ‘movidari’ e caciarosi cronici (moltissimi gli studenti universitari) alle ragioni di chi pretende il rispetto degli orari di chiusura e il silenzio notturno – e non si peritano di affermare, impavidi e con i soldi altrui, che: ‘Si mettano i doppi vetri alle finestre, se vogliono dormire.’
Per dire: ‘La città è nostra e impazziamo dove e quando vogliamo, carnevale o non carnevale, e voi chiudetevi pure nelle vostre silenti prigioni domestiche.’
Alla facciaccia vostra e delle regole condivise e da condividere contenute nei regolamenti di polizia urbana, nel codice penale (schiamazzi notturni) e nelle raccomandazioni che fanno i neurologi e gli psichiatri di ‘non scambiare il giorno per la notte’ e rispettare i ritmi circadiani se si vuole vivere in buona salute e a lungo.

E, se un giudice a cui è stato presentato ricorso condanna il proprietario del locale e glielo pone sotto sequestro, ecco l’accusa di chi non sente ragioni – e la movida è un comandamento divino consegnato a Mosè sul Sinai dal Roveto Ardente: ‘Quel giudice è di parte e ha condannato un innocente e ha favorito qualcuno di potente e ammanicato.’ Capita l’antifona e la buona disposizione d’animo di questi nostri guerrieri metropolitani usi ad attaccar guerra di notte, battendo le lance sugli scudi e innalzando al cielo i loro stolidi peana?

E un tizio con un’ impalcatura di capelli crespi raccolti a spirale sul capo, nel corso di un convegno sulla vita sociale in città, anni fa, lamentava la costrizione di leggi e regolamenti e presentava la sua attività di musicista da bar e ‘campo’ come una laude creativa incessante e magnifica che dovrebbe trovare echi dovunque e quantunque e sebbene. E io a rintuzzarlo, invano (‘dialogo’ tra sordi) e a ricordargli che perfino gli ingegneri e i managers della Sony pubblicizzavano i loro prodotti di alta tecnologia audio con la meravigliosa sintesi che: ‘La musica è la cosa più bella che c’è. Dopo il silenzio.’

Se amate la musica, ascoltatela. Nei luoghi giusti, opportunamente insonorizzati. E’ la ‘vostra’ musica e non è la musica ‘di tutti’ che voi pretendete di imporci. Più di qualcuno, tra il vostro prossimo e vicini di casa, ama la musica classica, lo sapevate? E magari se l’ascolta in cuffia per non dare fastidio a chi non l’apprezza.
La prossima volta che sparate i vostri decibel impazziti di musica ‘ska’ o ‘reggae’ o ‘rock’, proverò io a spararvi con uguali o maggiori decibel e casse rivolte verso le finestre i ‘Carmina Burana’. Vediamo chi vince.
Guerrieri metropolitani notturni versus pantere grigie incacchiate e rispettose dei ritmi circadiani. La guerra continua.

Hasta a la vida, siempre!

Hasta a la vida, siempre!

Non sarà Obama il solo ad avere dei problemi per la decisione che ha preso di avviare un processo di pacificazione e ‘normalizzazione’ con la storica roccaforte socialista cubana.
E’ vero che i repubblicani – maggioritari in entrambi i rami del parlamento a partire dal 2015 – hanno giurato a Obama di fargli vedere i sorci verdi in proposito e tuttavia è Raoul Castro ad avere la patata bollente in mano e non sa bene come e cosa consegnare di ‘imperialistico’ e ‘capitalistico’ al suo popolo che bazzica poco Internet e l’economia liberista non sa bene che sia e quanto ‘mercato’ potrà governare la sua economia sostituendosi allo ‘stato’.

Perché il rischio che all’Avana ‘vada tutto a puttane’ è alto, altissimo e l’esperienza fatta con Batista e i suoi casinò e tutta la mitologia negativa relativa ai maledetti ‘gringos’ che conosciamo tramite libri e films famosissimi brucia ancora nelle teste dei membri del Comitato Centrale del partito.

E l’iconografia e i paesaggi urbani desolati che ‘fanno tanto Cuba’ e quelle magnifiche scritte e cartelli che danno conto della lotta mortale contro l’ideologia capitalista che sono piaciuti a centinaia di migliaia di devoti visitatori che fine faranno?

Dovrebbero istituire un museo della ‘revolucion’ e metterceli dentro, quei magnifici reperti, con tutte le fotografie della resistenza e della vittoria finale nella Baia dei Porci – a futura memoria e per dire che la dignità dell’Uomo Socialista non è vendita e non si svende alle multinazionali del turismo, così come non lo si è fatto con la Coca Cola e con la famigerata United Fruits che ispirava i golpes latino-americani, il Cile dell’eroico Allende incluso.

Hasta la vida y la victoria, siempre!

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
 

Docufilms e vite strane

Bisogna farla parlare la gente per averne conferma che, davvero, ognuno è un mondo, una porzione di territorio scarsamente esplorato colle sue piccole steppe emozionali, i mari ampi e profondi, le montagne ardue da scalare e raggiungerne le cime.

E ho guardato con grande attenzione il ‘docufilm’ di Nicolò Ammanniti ‘The Good Life’ che indaga i paesaggi interiori e gli esteriori dei templi e dei fiumi sacri di tre viaggi di nostri connazionali in India: uno yogi partito da Torino ragazzo per seguire certe sue ‘voci’ interiori, uno ‘spiritualista’ veneto ex hippie che entrava nei monasteri e nei templi delle sue antiche e incessanti peregrinazioni e ne usciva con in mano le alghe misteriche delle sue immersioni in fedi e credenze diverse e diversamente coniugate e un roccioso vicentino che, invece, dopo anni di nomadismo familiare nelle terre del Levante sempre misterioso, fin dal tempo dei Polo de ‘il Milione’, ha trovato sosta operosa e appagante in una regione himalaiana ed ha avviato un’impresa artigiana di costruttore edile – edilizia locale, ben s’intende, rispettosa degli stilemi indigeni e delle tradizioni del passato.

E io ricordo il disincanto che mi ispirava nel corso dei miei viaggi in India, quando incontravo tipi simili, vestiti di seriche tuniche e fiori tra i capelli, prostrati davanti alle sacre immagini di ridevoli deità indù – e mi veniva fatto di pensare che un leggerissimo tocco di follia ne guidava i pensieri confusi e leggiadri e che il loro immaginario iddio battesse pervicacemente il dito indice piegato a martelletto sulle tempie di quei dessi perché fosse chiaro ai viaggiatori i rischi che corrono nell’immedesimarsi senza limiti e confini nelle culture e le atmosfere degli ashram dove la fanno da padroni i ‘baba’ -divenuti milionari grazie ai generosi contributi dei loro fedeli e seguaci.

Però, se li fai parlare, tutto cambia. E i percorsi individuali che hanno deciso quelle loro scelte così estreme in qualche modo li riscattano e ne danno contezza, – vale sicuramente per quei tre del docufilm di Ammaniti .
E, se ci pare tuttora eccessivo e ‘fuori di testa’ lo stare a digiuno per 21 giorni di fila dentro una buca di terra per guadagnare l’estasi e lo sospensione ‘divina’ e il perfetto controllo del corpo, incluso il dolore fisico, il ritratto umano che ci consegnano quelle interviste, alla fin fine, non è più folle di altri tipi e percorsi umani del nostro Occidente – includendo quei pazzi delle mazzette del Mo.se che si sono venduti l’onorabilità loro e dei loro congiunti di primo grado e quelli della Cupola para mafiosa romana che ci dicono che l’umanità è fatta di gente tutta diversa e diversamente folle, ma che il costruire solide e belle case nelle regioni alpine himalaiane, guadagnandosi la stima dei lavoratori di laggiù, è sicuramente vita migliore e ‘mirabile’ di quella della nostrana genia di ladroni e corrotti e corruttori della mala politica.

Guardatevi il docufilm o leggete il libro di Ammaniti e andate in pace, amen.http://youtu.be/lS0H04FpOF0

Niccolò Ammaniti, dopo aver scritto romanzi diventati film, decide di raccontare con le immagini e sceglie il documentario. “Io racconto storie inventate dal…
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Fetori storici

Che sia crisi nera nella vendita dei giornali in edicola non stupisce, di questi tempi. E, se la colpa principale è di Internet, che tutto fagocita, dell’attenzione dei miei connazionali e non li fa uscir di casa e trovarsi in piazza o al bar col giornale sottobraccio come ai bei tempi che la berta filava, mi sento di indicare quale potente concausa il desolato quadro di ‘tempi cupi’ che esce dai reportages e dalle inchieste sul malaffare dei giornali tutti – e il cadere definitivo delle braccia dei lettori di ieri e di oggi per il giganteggiare del magna-magna universale e della ‘politica’ centrale, regionale e comunale che sprofonda nel mare magno di cacca corruttiva del ‘mondo di mezzo’.

Dall’expo di Milano passando per il Mo.se di Venezia e finalmente al Campidoglio di Roma – cupolone para mafioso che sprofonda nei debiti e, quando lo Stato glieli ripiana, sperpera i soldi ricevuti in nuove mazzette e nelle valigie portate in Argentina (i processi ci diranno se e quanto è vero) – i giornali non fanno che proporci quest’immangiabile minestra di una politica malata e di gente che si presenta alle elezioni priva dei quarti di onestà che li definisce ‘onorevoli’ e cittadini probi meritevoli di guidare i municipi e le regioni.

E il chiudersi di quasi tutti noi nel rifiuto della politica e perfino della lettura dei giornali è reazione inevitabile per gente che, di abitare in questa discarica immonda di un paese infetto, non ne vuole più sapere – e già Forattini, ai tempi di Craxi e Spadolini e compagnia pentapartitica, affondava il coltello nella piaga e li mostrava (i politici coinvolti in Tangentopoli) immersi a mezzo busto nei fetori di una discarica e la didascalia crudele così recitava: ‘Votateci! E’ qui che dovete vivere il resto delle vostra vita.’

Che, comparato colla notizia che se vanno all’estero un 20 per cento di giovani e un 14 per cento degli immigrati se ne tornano al paese, la dice lunga sulla stanchezza del continuo ‘turarsi il naso’ e continuare a vivere in un ‘paese senza’. Senza vergogna e nessuna virtù civica.

E colla beffa atroce di un impunito ex presidente del consiglio che, dopo i nefasti e i trascorsi corruttivi della vita pubblica del suo s-governo e i cento processi che lo inchiodano al ruolo di ‘primus inter pares’ dei peggiori politici mai apparsi nel Malpaese candida a sindaco una simpatica e prosperosa signora dei sollucheri televisivi dell’ultimo ventennio e, oltre alle braccia, ci fa cadere anche il resto che pende.

Mettete all’asta questo paese. Forse potremo ricavarne abbastanza per ripianare i debiti e tornare a vivere lontano dai fetori delle discariche.

Che sia crisi nera nella vendita dei giornali in edicola non stupisce, di questi tempi. E, se la colpa principale è di Internet, che tutto fagocita, dell'attenzione dei miei connazionali e non li fa uscir di casa e trovarsi in piazza o al bar col giornale sottobraccio come ai bei tempi che la berta filava, mi sento di indicare quale potente concausa il desolato quadro di 'tempi cupi' che esce dai reportages e dalle inchieste sul malaffare dei giornali tutti - e il cadere definitivo delle braccia dei lettori di ieri e di oggi per il giganteggiare del magna-magna universale e della 'politica' centrale, regionale e comunale che sprofonda nel mare magno di cacca corruttiva del 'mondo di mezzo'.</p><br />
<p>Dall'expo di Milano passando per il Mo.se di Venezia e finalmente al Campidoglio di Roma - cupolone para mafioso che sprofonda nei debiti e, quando lo Stato glieli ripiana, sperpera i soldi ricevuti in nuove mazzette e nelle valigie portate in Argentina (i processi ci diranno se e quanto è vero) - i giornali non fanno che proporci quest'immangiabile minestra di una politica malata e di gente che si presenta alle elezioni priva dei quarti di onestà che li definisce 'onorevoli' e cittadini probi meritevoli di guidare i municipi e le regioni.</p><br />
<p>E il chiudersi di quasi tutti noi nel rifiuto della politica e perfino della lettura dei giornali è reazione inevitabile per gente che, di abitare in questa discarica immonda di un paese infetto, non ne vuole più sapere - e già Forattini, ai tempi di Craxi e Spadolini e compagnia pentapartitica, affondava il coltello nella piaga e li mostrava (i politici coinvolti in Tangentopoli) immersi a mezzo busto nei fetori di una discarica e la didascalia crudele così recitava: 'Votateci! E' qui che dovete vivere il resto delle vostra vita.'</p><br />
<p>Che, comparato colla notizia che se vanno all'estero un 20 per cento di giovani e un 14 per cento degli immigrati se ne tornano al paese, la dice lunga sulla stanchezza del continuo 'turarsi il naso' e continuare a vivere in un 'paese senza'. Senza vergogna e nessuna virtù civica.</p><br />
<p>E colla beffa atroce di un impunito ex presidente del consiglio che, dopo i nefasti e i trascorsi corruttivi della vita pubblica del suo s-governo e i cento processi che lo inchiodano al ruolo di 'primus inter pares' dei peggiori politici mai apparsi nel Malpaese candida a sindaco una simpatica e prosperosa signora dei sollucheri televisivi dell'ultimo ventennio e, oltre alle braccia, ci fa cadere anche il resto che pende.</p><br />
<p>Mettete all'asta questo paese. Forse potremo ricavarne abbastanza per ripianare i debiti e tornare a  vivere lontano dai fetori delle discariche.

Il pecorino zen

Il pecorino zen

Magari è esistito davvero il ‘pecorino zen’ di cui parla il bel film della Archibugi ‘Verso sera’.
Di sicuro sono esistiti i professori del tipo impersonato da Marcello Mastroianni nel film: che il mondo e la vita li hanno filtrati attraverso i buoni libri e letture – e della generazione dei figli non apprezzavano o disprezzavano quell’andare a tentoni come ciechi attraverso le regressioni tribali e la vita nelle ‘comuni’ e la tautologia dell’esperienza ‘come viene viene’, droghe incluse ed enfatizzate quali filtri dell’intelligere e ‘viaggiare’.

E lo zen occidentale si identificò con ‘L’arte della manutenzione della motocicletta’ e alcuni di quei partecipanti alle comuni romane e di altre città divennero adulti e scrittori di successo, artisti e poi padri di famiglia a loro volta e nonni – che di quei loro ‘viaggi’ e ricotte e pecorini zen tutto disconobbero nell’ascesa dei decenni e, in finale di partita, ebbero finalmente le illuminazioni tardive dei loro nonni e padri che avevano ucciso – nel senso dell’ ‘uccidere i padri’ di cui alla psicologia e psichiatria, talvolta.

E chissà di che cosa parlano gli studenti di oggi che occupano le scuole e danno vita ai ‘collettivi studenteschi’ secondo copione vecchio e stantio – e i libri sono sempre l’ultima ratio e ultimo interesse perché prima viene la vita ‘che non è scritta nei libri’, a sentir loro.

E, forse, chissà, a qualcuno dei nostri studenti veneziani di una qualche ‘squola occupata’ verrà in mente di proporre e mettere in commercio, a sua volta, le ‘sarde in saor zen’ – brillante evoluzione dei loro nonni e padri che disdegnarono il testimone della cultura libresca – e rielaborano negli odierni collettivi lodati dal sottosegretario Faraone la nuova realtà generazionale dei mille profili facebook, adeguandola al medioevo di ritorno dell’isis delle teste mozzate e dell’occupazione delle case dei senza lavoro cronici e senza speranza di un mondo che ‘si stava meglio quando si stava peggio’. Già.

Il pecorino zen</p>
<p>Magari è esistito davvero il 'pecorino zen' di cui parla il bel film della Archibugi 'Verso sera'.<br />
Di sicuro sono esistiti i professori del tipo impersonato da Marcello Mastroianni nel film: che il mondo e la vita li hanno filtrati attraverso i buoni libri e letture - e della generazione dei figli non apprezzavano o disprezzavano quell'andare a tentoni come ciechi attraverso le regressioni tribali e la vita nelle 'comuni' e la tautologia dell'esperienza 'come viene viene', droghe incluse ed enfatizzate quali filtri dell'intelligere e 'viaggiare'.</p>
<p>E lo zen occidentale si identificò con 'L'arte della manutenzione della motocicletta' e alcuni di quei partecipanti alle comuni romane e di altre città divennero adulti e scrittori di successo, artisti e poi padri di famiglia a loro volta e nonni – che di quei loro 'viaggi' e ricotte e pecorini zen tutto disconobbero nell'ascesa dei decenni e, in finale di partita, ebbero finalmente le illuminazioni tardive dei loro nonni e padri che avevano ucciso – nel senso dell' 'uccidere i padri' di cui alla psicologia e psichiatria, talvolta.</p>
<p>E chissà di che cosa parlano gli studenti di oggi che occupano le scuole e danno vita ai 'collettivi studenteschi' secondo copione vecchio e stantio – e i libri sono sempre l'ultima ratio e ultimo interesse perché prima viene la vita 'che non è scritta nei libri', a sentir loro.</p>
<p>E, forse, chissà, a qualcuno dei nostri studenti veneziani di una qualche 'squola occupata' verrà in mente di proporre e mettere in commercio, a sua volta, le 'sarde in saor zen' - brillante evoluzione dei loro nonni e padri che disdegnarono il testimone della cultura libresca - e rielaborano negli odierni collettivi lodati dal sottosegretario Faraone la nuova realtà generazionale dei mille profili facebook, adeguandola al medioevo di ritorno dell'isis delle teste mozzate  e dell'occupazione delle case dei senza lavoro cronici e senza speranza di un mondo che 'si stava meglio quando si stava peggio'. Già.

 

Travi e pagliuzze

Pagliuzze e travi

Costruii una casa con una cooperativa, or sono venti e più anni fa, e venni cooptato nel nuovo consiglio di amministrazione per essere insorto contro il fondatore, presto dimostratosi un truffatore seriale.

E, mesi più tardi, mi beccai un pugno in un occhio sferrato da un figlio di buonissima donna neo consigliere – con rottura delle lenti e ferita conseguente e pronto ricorso medico -, durante una seduta del nuovo consiglio, per aver ammonito severamente i consiglieri che non avrei esitato a denunciarli non appena avessi avuto documentazione sufficiente di una nuova frode da essi commessa a danno dei soci. Nell’assemblea dei soci in cui denunciai l’accaduto, si decise di procedere contro i truffatori, ma ci fu chi si alzò a parlare e affermò, con perfetta faccia di tolla, che: ‘Chi va al mulino si infarina’ e non valeva la pena di assumere un legale e trascinare in giudizio i figli di buonadonna che si intascavano i soldi dei soci.

Tutto ciò rievoco per dire che, se si alza la soglia di tolleranza al malaffare e lo archiviamo quale storico ‘magna-magna’ e ‘farina che infarina’ a cui nulla possiamo opporre, noi minoranza di onesti, lo scandalo che oggi ci indigna e riempie le pagine dei giornali e le videate dei ‘social media’ finirà per essere archiviato in breve lasso di giorni o settimane e i cialtroni della ‘politica’ e i voracissimi magna-magna del ‘Mondo di Mezzo’ che li hanno a libro-paga la faranno franca ancora una volta – e già il Mo.se di Venezia è passato in terzo o quarto piano e gli elettori indigeni del pd si apprestano in maggioranza a ri-votare quel partito – i migliori tra loro ‘turandosi il naso’.

E c’è chi, era solo ieri e l’altro ieri, si stracciava pubblicamente le vesti per le espulsioni dei parlamentari del M5Stelle infedeli al patto sottoscritto al momento dell’elezione che non registravano le spese.

Tu vedi quanto hanno imparato nei secoli gli esseri umani sulle travi che fuoriescono dall’occhio loro e le pagliuzze in quello del loro prossimo.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.