Archivio mensile:novembre 2014

Mescolanze poco mescolate

Conosco gente che afferma, senza batter ciglio, che ‘melting pot è bello’ – ed è vero che la Storia ci consegna le cronache di invasioni barbariche, occupazioni di eserciti e popoli e conseguenti mescolanze, a partire dai Sabini e i Romani del mitico ‘ratto’ – ed Einstein ha scritto ‘razza umana’ in un formulario di viaggio dove si richiedeva di meglio specificarla.
E tuttavia paghiamo prezzi spaventosi al melting pot e alle mescolanze che non si sciolgono in riconoscimenti di omogeneità culturali e identitari e di popolo e nazione in un ragionevole lasso di tempo.
Ed ho citato il caso dei ‘fratelli slavi’ della ex Jugoslavia che, dopo decenni di convivenza pacifica, si mutarono in erinni di popoli l’un contro l’altro armati e feroci come mai avremmo immaginato e il più recente caso dei ‘neri americani’ che, tutt’ora memori dello spaventoso torto storico della schiavitù ante guerra civile, scendono in piazza come un esercito di barbari e saccheggiano negozi e bruciano automobili fino all’intervento (sempre tardivo) dell’esercito e negano legittimità alle corti di giustizia che mandano assolti i poliziotti e non tengono in nessun conto i saggi consigli di Obama, (un loro confratello alla Casa Bianca!), di smettere la violenza e i saccheggi e accettare di sottomettersi alla Legge che tutto dovrebbe sovra ordinare e ottenere sottomissione e rispetto.

E si dà il caso di immigrati ‘nazionalizzati’ e con cittadinanza americana, canadese o europea, che rispondono all’appello folle e al richiamo atavico dei popoli del deserto di osservanza mussulmana e ‘coranica’ e si arruolano sotto le bandiere nere del Califfato che vuole sottomettere l’Occidente e la sua civiltà e consumare vendette storiche in Europa perché memori tuttora delle brucianti sconfitte subite a Lepanto e alle porte di Vienna. La Storia che non si cancella e che va col passo del gambero.

Ma quei tali di cui all’incipit continuano a non battere ciglio e, impavidi, difendono e si battono per mescolanze davvero poco mescolate e si dicono a favore di immigrazioni selvagge e non governate, ad onta dei fatti di cronache che ci narrano di quartieri degradati e in rivolta e carceri che scoppiano anche per l’apporto di un 43 per cento di gente che non è stata ‘accolta’ e integrata, bensì lasciata a se stessa.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Quelle madri troppo spesso incinte

 

E, sempre sul tema che: ‘Il mondo è bello perché è vario.’ dei nostri nonni e padri ante ‘melting pot’, mi capita di ascoltare alla radio i pareri contrapposti di due ‘radio-ascoltatori’: uno che lamenta il disordine e la nessuna decorosità e igienicità di un mercatino sotto casa gestito da quei rom che vanno a ravanare nei cassonetti e ri-propongono all’attenzione del portafogli dei benestanti del quartiere le cose che già hanno gettato nella spazzatura (geniale!). L’altra ‘ascoltatrice’, invece, loda l’iniziativa dei rom e la annovera fra le buone azioni di chi, in quel modo, ‘fa la differenziata’ e, ciò malgrado, si attira le ire dei ‘razzisti’ che dei rom non vorrebbero sentire neanche l’odore a distanza (impagabile!).

Tutto ciò per dire che i diversi pareri di ognuno e tutti sono, si, il sale della terra che vivifica il dibattere sociale e alimentano il volterriano : ‘Non la penso come te, ma farò ogni cosa possibile perché tu possa dirlo liberamente.’, ma, a volte, viene da allargare le braccia e pensare che: ‘Dato che ci sei restaci, ma che non ne venga un altro come te.’ perché, davvero, la famigerata madre di cui alle invettive è troppo spesso incinta e fatichiamo a gestire il troppo di imbecillità che ci viene proposto quotidianamente sotto forma di normale ‘dibattere’.

Quella madre che 'è sempre incinta'

E, sempre sul tema che: 'Il mondo è bello perché è vario.' dei nostri nonni e padri ante 'melting pot', mi capita di ascoltare alla radio i pareri contrapposti di due 'radio-ascoltatori': uno che lamenta il disordine e la nessuna decorosità e igienicità di un mercatino sotto casa gestito da quei rom che vanno a ravanare nei cassonetti e ri-propongono all'attenzione del portafogli dei benestanti del quartiere le cose che già hanno gettato nella spazzatura (geniale!). L'altra 'ascoltatrice', invece, loda l'iniziativa dei rom e la annovera fra le buone azioni di chi, in quel modo, 'fa la differenziata' e, ciò malgrado, si attira le ire dei 'razzisti' che dei rom non vorrebbero sentire neanche l'odore a distanza (impagabile!).

Tutto ciò per dire che i diversi pareri di ognuno e tutti sono, si, il sale della terra che vivifica il dibattere sociale e alimentano il volterriano : 'Non la penso come te, ma farò ogni cosa possibile perché tu possa dirlo liberamente.', ma, a volte, viene da allargare le braccia e pensare che: 'Dato che ci sei restaci, ma che non ne venga un altro come te.' perché, davvero, la famigerata madre di cui alle invettive è troppo spesso incinta e fatichiamo a gestire il troppo di imbecillità che ci viene proposto quotidianamente sotto forma di normale 'dibattere'.

L’umanità e gli orchi

Era convincimento dei nostri nonni e padri che il mondo ‘è bello perché vario’, ma, se avessero conosciuto la globalizzazione e il melting pot dentro le patrie frontiere, dubito che lo avrebbero mantenuto e tramandato quale saggia ‘vox populi’.

Perché la varietà del mondo porta seco il conflitto e non lo elabora, bensì lo tramanda di generazione in generazione – vedi, ad esempio, i fratelli slavi della ex jugoslavia che, dopo decenni di serena convivenza sotto le bandiere socialiste del grande combattente Tito, se le suonarono di santa ragione tra sloveni, croati e serbi – e i mussulmani di Srebrenica e Sarajevo a far da tappeto orribile di morti e feriti e dispersi nelle fosse comuni.

Nè notizie migliori ci vengono da Ferguson, Missouri – dove i neri americani tornano ad essere gli eredi rebbiosi degli schiavi neri rivoltosi d’antan e non accettano le sentenze dei tribunali che mandano assolti i poliziotti e non gliene potrebbe importar di meno dello stato di diritto che quei tribunali legittima e pone (astrattamente) ‘al di sopra delle parti’.

 

E, quanto a varietà del mondo e di opinioni gaglioffe e canagliesche, che dire del premier turco Erdogan e di tutti gli elettori filo islamisti che lo hanno voluto alla guida del governo della Turchia – che delle donne dice che devono essere sottomesse all’uomo perché la natura ‘le ha fatte diverse’ e il loro sacro e solo ruolo sociale è di essere madri e ‘custodi del focolare’ – e siano dannate le femministe di ogni ordine e grado e nazione perché bestemmiano le sure e le prescrizioni del sacro Corano e i loro comportamenti e verbi vanno additati al pubblico ludibrio?

Senza trascurare che, se sono vere le affermazioni degli ‘osservatori internazionali’ che additano la Turchia quale acquirente del petrolio maledetto venduto dai capi e i califfi dell’Isis, per proprietà transitiva, Erdogan e lo stato turco che rappresenta foraggia il terrorismo internazionale ed è indirettamente corresponsabile dell’orrore dei tagliatori di teste di quell’esercito di pazzi fanatici e suonati di seconda generazione che corrono ad arruolarsi a migliaia rinnegando l’Occidente che li accolti e forniti di cittadinanza.

 

No, davvero. Il mondo non è bello perché è vario. E’ maledettamente vario, questo si, ma la bellezza del mondo raramente si specchia nella specie umana che sforna orchi orribili e macellai a migliaia e milioni.

 

‘L’umanità è fitta di orchi con mani di carnefici e denti di cannibali’ – Michel Tournier (libera citazione)

Elzeviro indigeno

E che i trolley con le rotelle rigide siano fastidiosi nessuno lo può negare, sopratutto al mattino presto – che il silenzio dell’ora è dono del cielo come la luce e il nitore delle ombre in fuga. Il problema è che non ci sono i controlli, in questa città e, se già non ci riesce di impedire il ‘pranzo a sacco’ nell’area marciana e in tutta la città monumentale, figurarsi l’inseguimento dei mille emille rumorosi e ignari turisti e l’eventuale sanzione. Niente di ordinato e poeticamente compatibile può darsi in un luogo dove si affollano i milioni di turisti delle mille e mille denunce di ‘insostenibilità ambientale’. La città è condannata dalla sua straordinaria bellezza a un ‘troppo che stroppia’ per omnia saecula saecularorum. Teniamoci le grandi navi e i trolley e tutto il resto che verrà. E votiamo il sindaco ‘meno peggio’ che – è facile predizione – non riuscirà a risolvere un bel nulla come tutti coloro che lo hanno preceduto. Amen
E che i trolley con le rotelle rigide siano fastidiosi nessuno lo può negare, sopratutto al mattino presto - che il silenzio dell'ora è dono del cielo come la luce e il nitore delle ombre in fuga. Il problema è che non ci sono i controlli, in questa città e, se già non ci riesce di impedire il 'pranzo a sacco' nell'area marciana e in tutta la città monumentale, figurarsi l'inseguimento dei mille e mille rumorosi e ignari turisti e l'eventuale sanzione. Niente di ordinato e poeticamente compatibile può darsi in un luogo dove si affollano i milioni di turisti delle mille e mille denunce di 'insostenibilità ambientale'. La città è condannata dalla sua straordinaria bellezza a un 'troppo che stroppia' per omnia saecula saecularorum. Teniamoci le grandi navi e i trolley e tutto il resto che verrà. E votiamo il sindaco 'meno peggio' che  - è facile predizione - non riuscirà a risolvere un bel nulla come tutti coloro che lo hanno preceduto. Amen.

 

Dei delitti, delle pene e di certi giudici

Dei delitti, delle pene e di certi giudici

Ci si doveva arrivare, prima o poi. Nel contesto di una ‘giustizia malata’ e di un ‘teatro della giustizia’ che si mangia la sua stessa parola denotativa e che gli da linfa e senso, dovevamo arrivarci allo scontro plateale tra un grado di giudizio contro l’altro: Appello versus Cassazione.
Una sentenza diversa era possibile e apprezzabile, mandano a dire i giudici di Appello del processo ‘Eternit’ e non stentiamo a credergli poiché si sono viste, in questo paese di giustizia malata, cose che gli umani di altri paesi non si sognerebbero – e con ragione e nordico buon senso.

Tre gradi – tre di giudizio sono aberrazione garantista che solo luminose menti italiche potevano concepire e porre in essere – e ne è conseguita una giurisdizione pletorica e controversa che è manna per gli avvocati e guazzabuglio, invece, per i clienti e le vittime di soprusi e delitti.

E la sentenza Cucchi e quella, ultima, esplosiva, dei mille e mille morti per amianto sono il detonare di quell’assoluto minimalismo che è il giornalistico ‘qualcosa non va, non quadra’ nella giustizia del nostro paese – passando per l’altro clamore e incomprensione di popolo di quel tal giudice che scarcera quattro rumeni accusati di scasso e violazione di domicilio perché affetti da ‘disagio sociale’. Senza dimenticare quegli altri giudici strani: quelli che hanno mandato assolto berlusconi nel processo Ruby-rubacuori e uno dei giudici si è platealmente dimesso e pensionato di brutto per vistoso dissenso coi colleghi.

L’abolizione del terzo grado di giudizio è la prima delle riforme che si dovrebbero fare in questo disgraziato paese di lungaggini giudiziarie e sentenze che ‘gridano vendetta’ – pronunciate stridentemente l’una contro l’altra e con vivissimo sgomento dell’opinione pubblica che oggi, finalmente! insorge e non si rassegna a questo scempio della parola ‘giustizia’ che si consuma nelle annose cause che non mostrano (quasi) mai colpevoli certi e pene adeguate.

Pollice verso e fuori i leoni

Dopo le campagne ‘pubblicità-progresso’ su: ‘Il fumo uccide anche te, digli di smettere.’ e quella sui mariti-compagni violenti che: ‘Gli schiaffi sono schiaffi. Scambiarli per amore può fare molto male.’ ecco i bravi pubblicitari-educatori esercitarsi sulla Nuova Frontiera del Terzo Millennio: Internet.

 

E l’invito che ci rivolgono è: ‘Fai di Internet un luogo migliore.’ ‘Vaste programme’ avrebbe obbiettato De Gaulle-buonanima, se fosse vissuto in tempi così insidiosi e ridicoli.

Perché a controllare e monitorare la Nuova Frontiera ci sono solo i quattro gatti della Polizia Postale – che hanno il loro bel daffare a surrogare i moderatori dei forum che nulla moderano.

E le regole da loro stessi scritte restano bellamente inevase e quei luoghi di chiacchiere sublimi e dibattiti accesissimi che cambiano il mondo ospitano millantatori e insolenti e bulli virtuali da un tanto al chilo e, se chiedi loro di intervenire con vigore, c’è da scomodare la Cassazione e il terzo grado di giudizio italico che tutto prescrive dei delitti e delle pene, oppure ti dicono: ‘Abbiamo di meglio da fare.’ e morta lì.

 

E aveva ragione quella mia ospite di Lima – Perù, anni fa, a lamentarsi di una connessione troppo lenta che le impediva di svolgere il suo lavoro di prenotazione e disdette a causa del dilagare de ‘las cosas tontas’, si lamentava : la chiacchiera e le mille e mille ‘chat’ che intasano internet e sono seconde solo agli stramaledetti telefonini perennemente incollati all’orecchio degli italioti che vedi per strada e negli autobus e nei bar e non hanno nessuna remora a scodellarci gli osceni fattacci loro nelle orecchie a voce altissima. Pollice verso e fuori i leoni.1352_0330id

Stramberie e leggende religiose

Molto rumore hanno fatto le dichiarazioni di Umberto Veronesi che nell’esistenza del cancro trova motivi per affermare che Dio non esiste. Che dire della guerra, allora, delle teste tagliate dall’Isis in nome del loro preteso ‘Allah’ e delle mille altre nefandezze di cui l’uomo è protagonista o succube – comprese le frane e le alluvioni che comportano sofferenze e morti?
Affermazioni negazioniste e atteggiamenti ribellistici contro Dio non nuovi nella storia dell’umanità – e il dibattito filosofico intorno al male, più o meno ‘necessario’, che strazia le nostre vite dalle origini ai giorni nostri è ampio, amplissimo e non cesserà per quest’altro, autorevole, rilancio.

E, per dirla tutta, mi sento di aggiungere un altro tassello para teologico a questo affannoso dibattere e lamentare ed insorgere contro il Dio ‘buono e giusto’ che ci assisterebbe da Lassù ed è l’esistenza in vita e in video di certi panzoni osceni a vedersi e udirsi vocati al crimine organizzato e altro di nefando che, nel corso dei loro pranzi e cene, giurano fedeltà all’associazione criminale di appartenenza, chiamando a testimoni gli spiriti defunti di Lamarmora, Garibaldi e Mazzini. E’ aperta la gara a chi trova altri nomi di personale fantasia su cui giurare e spergiurare. Spinoza, Einstein ed Erasmo? Dante, Petrarca e l’Aretino?

E mi chiedo che senso hanno queste formule di rito e i congressi satanisti e gli Ordini e sette segrete che si rifanno al passato della Storia coi loro grembiulini e compassini e le spadine ai fianchi e le croci sulle tuniche e se non è una bestemmia teologica il pensare che questa umanità mentalmente disastrata e un filo suonata sia fatta ‘a immagine e somiglianza di Dio’ come vogliono i Dogmi del passato e ci siano perfino ‘fratelli in Cristo’, come recitano tuttora i sacerdoti.

Davvero le religioni, alla luce di tutto ciò su esposto, sono ‘oppio dei popoli’ e coacervo di stramberie e leggende una più strana e folle dell’altra che servono solo all’uso distorto e idiota di un esercito di imbecilli che corrono ad arruolarsi sotto le bandiere del Califfo in nero e, ieri, dei principi e duchi cattolici nelle ripetute Crociate.
Molto meglio l’impero romano del Colosseo. Pollice verso e fuori i leoni. E nell’Arena dei martiri cristiani che andavano a morire cantando mettiamoci anche gli islamici fondamentalisti e terroristi, quest’altra volta.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

I prossimi decenni delle nostre vite

I prossimi decenni delle nostre vite

E’ interessante l’affermazione di Burlando versus Renzi e i maledetti governi responsabili degli scempi conseguenti ai condoni edilizi che: ‘Se dovessimo mettere in sicurezza il Bisagno, dovremmo evacuare diecimila genovesi.’ Affermazione che dice meglio di cento studi urbanistici e sociologici la densità della popolazione italiana in un territorio stretto e lungo peninsulare che non ha uguali in Europa (per densità) e forse nel mondo – e se prendete Venezia e i suoi vaporetti, apriti cielo! Beate le sardine nelle loro scatole, che almeno l’olio di girasole o di oliva facilita i micro aggiustamenti all’interno.

E che si sia costruito sulle pendici dell’Etna e del Vesuvio (una sua eruzione improvvisa ne cancellerebbe a decine di migliaia) la dice lunga sulla costrizione tutta italica di espandersi e mettere radici ‘dovunque e quantunque e sebbene’, ad onta degli allarmi decennali degli esperti e degli ‘avvisi ai naviganti’, pardon: residenti, sui rischi che corrono.

E, ciò malgrado, si continua a stipare, in questo disgraziatissimo paese, oltre lo stipabile – e ci sono persone indifferenti all’impatto sociale del fenomeno ‘immigrazione selvaggia’ e incontrollata (i cosiddetti ‘buonisti’), che non si curano delle conseguenze e dei fatti e degli eventi accaduti a Tor Sapienza e tuttora dicono, impavidi, che: ‘Han torto i residenti, tutti razzisti e intolleranti e ‘di destra’.

Così, in questa trista e tragica recitazione della controversia italica, con i noti eventi e i pogroms che si ripeteranno a breve in quegli stessi luoghi o altrove, trascorre il breve tempo delle vite nostre, tra crisi economiche che non demordono e lavoro che non c’è, ma domani chissà.

Attrezziamoci: è qui che dovremo trascorrere i prossimi decenni della vita nostra.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.