Archivio mensile:ottobre 2014

Pollice verso e fuori i leoni

Pollice verso e fuori i leoni

Più realisti del re, gli uomini e le donne che fanno corona all’arrogante di turno, si cimentano lancia in resta in attacchi mediatici davvero degni di miglior causa e totalmente ‘fuori misura’ e con toni ferini.
E il sospetto che quei caporali/esse leopoldiani – parvenus sulla scena mediatica e di s-governo chissà come reclutati e con che aspettative e promesse di ottenere presto i gradi – lavorino ‘per il re di prussia’ delle elezioni prossime venture si fa ogni giorno più forte e guadagna le prime pagine delle testate web.
Sono sulla scena da pochi mesi e già si meritano il paragone con le pluri titolate amazzoni berlusconiane da prima linea di ‘quando c’era lui, caro lei’ (e almeno si rideva delle scollacciate cose del satrapo che le guidava) e sparano senza freni et grano salis tutto il caricatore del loro kalashnikov mediatico nei talk show neanche dovessero ‘dare la vita’ per il loro leader.

C’erano una volta Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri, Altero Matteoli, Elio Vito: i…
ILFATTOQUOTIDIANO.IT

 

I baobab e la memoria

I baobab e la memoria

Periodicamente, un’assistente sociale specializzata in gerontologia, viene a far visita agli anziani del centro che ospita mia madre e ne sottopone alcuni ai tests che dimostrano l’avvilente avanzata (raramente la regressione) della demenza senile che svuota gli sguardi e le espressioni e trasforma i volti di quegli anziani in desolate ‘maschere del Nulla’ – l’antichissimo teatro che tutto e tutti ci dissolve nelle sue nebbie o forse solo ‘ci trasforma’, come recita quella formula della fisica che: ‘nulla si crea, nulla si distrugge…’.

E, naturalmente, è lo stato della memoria il test principe di quell’esame periodico dai tristi esiti e scontati. Tristi tropici di una vegetazione mnemonica che fu lussureggiante di piante di alto fusto e vigorosi arbusti del sottobosco e oggi è come la piana desertica del Madagascar in cui si erigono i baobab, sopravvissuti al massacro pel loro essere ‘sacri’ nell’immaginario degli indigeni.

Ed è vero che è la nostra capacità di veritiera ricostruzione del passato che ci ha coinvolti e che dovremmo saper testimoniare e raccontare che ci salva dal marasma della ‘demenza senile’ – e provate voi a fare uno dei tests proposti a mia madre del ricordare la sequenza precisa degli ultimi otto presidenti della repubblica succedutisi al Quirinale, invece di giocare a: ‘Chi sei stato nella tua vita precedente’ e ‘Che colore sei’ con lo sconfortante esito del ‘Nero’.

Così, ieri, è andato in onda uno di quei tests al Quirinale, appunto, in cui dei magistrati e degli avvocati di noti imputati mafiosi hanno giocato a ricostruire, davanti a un quasi novantenne presidente della repubblica, il chi e come eravamo negli anni delle stragi mafiose e delle bombe nelle chiese e della ‘presunta’ trattativa tra lo Stato e la mafia per farle cessare.
E non me ne vorrà ‘re Giorgio’ se scrivo che l’impressione che ne ho avuto, dai resoconti di stampa e telegiornali, è quella di altri mitici, italici: ‘Non so, non ricordo, se c’ero dormivo’ o mi occupavo d’altro.

Perché il Tempo fa il suo corso, maledizione! e la memoria umana, a differenza di quella degli elefanti, è labile, – anche e sopratutto quella collettiva: che tutto perdona e cancella – e le troppe diplomazie e i pelosi ‘rispetti istituzionali’ che hanno consentito quell’esame quirinalizio per nulla ‘ricostruttivo’ e ‘chiarificatore’ hanno prodotto, invece, l’ennesima nebbia di altre stragi dimenticate e vanamente commemorate ogni anno, e quest’altra impressione: che una ‘demenza senile’ ci riguardi e condizioni i nostri comportamenti ‘civili’ – di tutti quanti noi cittadini di questa repubblica, nessuno escluso.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Osservazioni dal bordo dei fiumi italici

Osservazioni dal bordo dei fiumi italici

Su una cosa Renzi ha ragione. Che certuni ‘intellettuali’ (che lui addita al disprezzo perché pretende di essere ‘l’uomo del fare’) somigliano a quei pensionati che si piazzano davanti a un cantiere e si danno man forte nel dire e sostenere che quell’opera non verrà mai portata a termine.

E, ne converrete, questo genere di convinzione di noi maledetti pensionati ha robusti punti di evidenza e sconforto nella realtà delle cose italiche degli ultimi cinquant’anni. Tanto che esistono o sono esistite (le ho vedute in tivù, giuro) trasmissioni in cui un inviato – chiamato dai cittadini – documentava l’esistenza di autostrade che spurgavano desolantemente in aperta campagna e ponti colossali di cui si mostravano solo i piloni fondativi su entrambe le sponde ed erano un inno al ‘vorrei ma non posso’ delle buone intenzioni dei ‘politici’ di ogni risma e partito; e stazioni della metropolitana quasi finite, ma abbandonate all’azione dei vandali perché non più (o mai) in uso – e chissà quanti miliardi di denari pubblici sono stati versati in quei cantieri che avrebbero conosciuto uso migliore e migliore destinazione di ‘spesa pubblica’.
E taccio l’esito, qui da noi, della mega-opera ingegneristica del terzo millennio che doveva salvarci dalle acque: il famigerato Mo.se. Che gli archeologi del futuro lo scoveranno interrato per l’afflusso incessante dei sedimenti del Po e si chiederanno che caxxo di roba era e a che cosa serviva tutto quel ferraccio e quelle ‘paratie’ e cassoni inutili che ci sono costati una fortuna in corruzioni e ruberie e ‘stipendi’ aggiuntivi per governatori, sindaci e varia genia di politici e funzionari infedeli.

Tutto ciò per dire che abbiamo allo s-governo della nazione un altro ‘uomo della provvidenza’ che sbraita in maniche di camicia nella sua personale ‘convenscion’ con l’arroganza e la pretensiosità di ognuno di quei dessi che hanno detto e promesso nel passato recente e recentissimo mari e monti all’Italia-paese-che-amo (berlusconi, il principe degli imbonitori, per dirne uno, lo ricordate?).

E ieri il ragazzotto rosso fiorentino ha dato il meglio di sé quanto a polemiche sul passato e gli uomini del passato e ci ha frustato, – a noi vecchietti che dell’i pad-tamagochi non sappiamo che farne e i tablets li usiamo come taglieri per le verdure – e ha giurato e spergiurato che ci stupirà ‘con effetti speciali’, e ci farà vedere i fuochi d’artificio della sua generazione-zero: precarietà ad alzo zero e nessun posto di lavoro fisso e salto della quaglia da un lavoro ad un altro – ammesso e non concesso che si capisca, nel futuro prossimo, cosa sia ‘lavoro’ e ‘fare’ operoso e in che modo verranno retribuiti, forse in bonus validi per comprare il prossimo i-pad, chissà.

Okkei, okkei. Tutti i vecchietti e i pensionati e gli intellettuali dei vecchi partiti rottamati si tolgano dal bordo delle transenne dei cantieri testé aperti dal Renzi e si trasferiscano sul bordo del fiume e aspettino con pazienza, sbocconcellando i loro panini stantii con dentro la mortadella rancida di due mesi nel frigo. E’ dal bordo dei maestosi fiumi italici che si osserva meglio il passaggio dei cadaveri gonfi e lividi delle loro reboanti promesse.

Osservazioni dal bordo dei fiumi italici

Su una cosa Renzi ha ragione. Che certuni 'intellettuali' (che lui addita al disprezzo perché pretende di essere 'l'uomo del fare') somigliano a quei pensionati che si piazzano davanti a un cantiere e si danno man forte nel dire e sostenere che quell'opera non verrà mai portata a termine.

E, ne converrete, questo genere di convinzione di noi maledetti pensionati ha robusti punti di evidenza e sconforto nella realtà delle cose italiche degli ultimi cinquant'anni. Tanto che esistono o sono esistite (le ho vedute in tivù, giuro) trasmissioni in cui un inviato – chiamato dai cittadini – documentava l'esistenza di autostrade che spurgavano desolantemente in aperta campagna e ponti colossali di cui si mostravano solo i piloni fondativi su entrambe le sponde ed erano un inno al 'vorrei ma non posso' delle buone intenzioni dei 'politici' di ogni risma e partito; e stazioni della metropolitana quasi finite, ma abbandonate all'azione dei vandali perché non più (o mai) in uso – e chissà quanti  miliardi di denari pubblici sono stati versati in quei cantieri che avrebbero conosciuto uso migliore e migliore destinazione di 'spesa pubblica'. 
E taccio l'esito, qui da noi,  della mega-opera ingegneristica del terzo millennio che doveva salvarci dalle acque: il famigerato Mo.se. Che gli archeologi del futuro lo scoveranno interrato per l'afflusso incessante dei sedimenti del Po e si chiederanno che caxxo di roba era e a che cosa serviva tutto quel ferraccio e quelle 'paratie' e cassoni inutili che ci sono costati una fortuna in corruzioni e ruberie e 'stipendi' aggiuntivi per governatori, sindaci e varia genia di politici e funzionari infedeli.

Tutto ciò per dire che abbiamo allo s-governo della nazione un altro 'uomo della provvidenza' che sbraita in maniche di camicia nella sua personale 'convenscion' con l'arroganza e la pretensiosità di ognuno di quei dessi che hanno detto e promesso nel passato recente e recentissimo mari e monti all'Italia-paese-che-amo (berlusconi, il principe degli imbonitori, per dirne uno, lo ricordate?). 

E ieri il ragazzotto rosso fiorentino ha dato il meglio di sé quanto a polemiche sul passato e gli uomini del passato e ci ha frustato, - a noi vecchietti che dell'i pad-tamagochi non sappiamo che farne e i tablets li usiamo come taglieri per le verdure - e ha giurato e spergiurato che ci stupirà 'con effetti speciali', e ci farà vedere i fuochi d'artificio della sua generazione-zero: precarietà ad alzo zero e nessun posto di lavoro fisso e salto della quaglia da un lavoro ad un altro - ammesso e non concesso che si capisca, nel futuro prossimo, cosa sia 'lavoro' e 'fare' operoso e in che modo verranno retribuiti, forse in bonus validi per comprare il prossimo i-pad, chissà.

Okkei, okkei. Tutti i vecchietti e i pensionati e gli intellettuali dei vecchi partiti rottamati si tolgano dal bordo delle transenne dei cantieri testé aperti dal Renzi e si trasferiscano sul bordo del fiume e aspettino con pazienza, sbocconcellando i loro panini stantii con dentro la mortadella rancida di due mesi nel frigo. E' dal bordo dei maestosi fiumi italici che si osserva meglio il passaggio dei cadaveri gonfi e lividi delle loro reboanti promesse.

Amen e così sia (3)

Si dice del grande Mao Tse Dong che fosse arci convinto che: ‘Grande è la confusione sotto al cielo. La situazione è, quindi, eccellente.’
Detto da un grande rivoluzionario, forse il massimo del secolo appena scorso, c’è da credergli perché la ‘confusione’ sociale è (di ogni rivoluzionario) il suo brodo primordiale e colturale, l’acqua del suo essere pesce sempre guizzante e nessun nemico in quella confusione imperante saprà/potrà ‘mettergli il sale sulla coda’ e potrà sempre portare a compimento le sue ‘Grandi Marce’ e conquistare il potere, infine, – e che la Grande Cina cominci e mostri al mondo ‘di che pasta son fatti’ questi cinesi che hanno fatto e imbalsamato la ‘Rivoluzione’ e tale (imbalsamata) la esportano nel mondo quale migliore e più efficace sistema di governo delle centinaia di migliaia di sudditi del Partito Unico che sempre devono ‘rigare diritto’ pena una nuova Tien an Men.
Altro che le molli e imbelli e lente e dispersive Democrazie occidentali che arrancano nella crisi globale e nella recessione stagnante con l’aggiunta dei paralizzanti ‘scioperi generali’.

Ma che la grande confusione sotto al cielo faccia il gioco di Renzi, – novello condottiero aspirante al ‘partito unico’ pd-pdl più ‘chi ci sta’ nel fare le mitiche ‘riforme’ – è tutto da dimostrare.
E, ieri, il Giano bifronte della cosiddetta sinistra ‘di lotta e di governo’ ha mostrato il tratto distintivo della sua schizofrenia: a piazza san Giovanni il milione di frustrati e bastonati della sinistra senza lavoro e senza prospettive politiche e futuro di ‘garantiti’, alla Leopolda, invece, i ‘tavoli’ della sedicente sinistra degli imprenditori che dovranno (sarà vero?) creare posti di lavoro e farci uscire dalla crisi.
Protesta contro proposta e, si sa che, mediaticamente, la proposta sempre vince e la protesta perde.
E se un partito molle qual’è, storicamente, il nostro Labour-pd, incorona un Tony Blair (sia pure con meno charme e fisique du role), toglierselo presto di torno ‘ce n’est plus question’ – e magari gli riuscirà di fare come la Tatcher e accontentare il suo amico Davide Serra, quello dei fondi di investimento, che invoca la fine di ogni sciopero perché, sennò, ‘io me ne vado dall’Italia’ e chi s’è visto s’è visto, cicca, cicca cicca ai maledetti sindacati dell’imbelle protesta di sempre.

Però, in questa confusione ci sguazza, il caro Renzi, e il suo verbo politico – che realizzi o no i suoi propositi e le sue mitiche ‘riforme’ – è oggi vincente perché è il mantra del cobra che ipnotizza la sua vittima prima di addentarla e avvelenarla; e non c’è modo di sapere cosa ci riserverà il futuro: se l’economia ripartirà e se sarà crescita e veri, nuovi posti di lavoro. Su questa nebbia di futuro il Machiavelli rosso (?) fiorentino fonda il suo impero prossimo venturo dell’auspicato 51 per cento e ‘chi vivrà vedrà’.
E, se saran cocci, sono i vostri, cari e-lettori, perché l’orizzonte temporale che il Fiorentino fissa di due legislature non è il mio e vi guarderò dall’alto delle mie nuvolette future e vi darò la mia benedizione e mi proverò a rinviare più in alto, presso ‘Colui che tutto puote’, gli auspici e gli auguri che vi farete l’un l’altro ogni nuovo anno, voi amatissimi figli e nipoti e, per il male che vi voglio, vi auguro fin d’ora ogni bene. Amen e così sia.

Originali e copie

Ed è di notte, una sera di sciopero che vuota i canali e la gente che rientra a casa e libera le strade e le fondamenta e i campielli, che il teatro straordinario di questa città ‘salta agli occhi’ della mente e stupisce, come se tu fossi un viaggiatore alla tua prima volta in questa città di metafisiche assenze e silenzi, quinta teatrale in ogni suo meandro e nuova apparizione, miracolo architettonico passatista odiato dai futuristi che ‘uccidiamo il chiaro di luna’ e condanna di una bellezza straordinaria che la consegna ai milioni di turisti in crescita esponenziale e non sappiamo come strappargliela di mano per preservarla. E farne una copia sul delta del Po (così che ne avranno giovamento Adria e Rovigo e riservare l’originale ai poeti e agli studiosi, no eh?

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Incanti poco reclamizzati

Incanti poco reclamizzati

Ci sono incanti poco reclamizzati e visitati qui in città. La mostra ‘Sguardi incrociati a Venezia’, allestita negli spazi della ‘maison’ Louis Vuitton, ex libreria Mondadori, ex cinema san Marco, ci racconta le suggestioni fotografiche, note, notissime, di Mariano Fortuny, che questa città adorava perché perfetto contenitore delle sue passioni archeologiche e di raccoglitore di meraviglie, – e fece del suo palazzo una gigantesca ‘Wunderkammer’ di natura ed arte – qui posto a contrasto e stralunata comparazione con lo sguardo arioso e solare di Jiro Taniguchi, disegnatore di ‘manga’ giapponesi e pittore di freschi acquarelli di una città non meno immaginaria di quella di Fortuny.

Ed è lo scrigno del passato, il primo Novecento, a dircela ‘immaginaria’, questa città, perché il Tempo che tutto muta e dilava e cancella e nasconde nelle fotografie panoramiche, quasi ad occhio di pesce’, ci consegna una città priva di motori e rumori – e vediamo correre un vaporetto old style capace di contenere meglio degli attuali le quantità di visitatori e li distribuisce equamente a prua, al centro e a poppa; e vediamo le antiche ‘caorline’ e le ‘peate’ – e tutto sembra sospeso in un altrove di diverso pianeta e diverso spazio-tempo quantico. E così è per gli abiti delle persone: così pudiche le donne coi cappellini e le velette e le bambine che ‘vestivamo alla marinara’ e così accattivanti e niente affatto aggressive e spudorate le affissioni e la cartellonistica pubblicitaria.

E siamo così presi da quel viaggio spazio-temporale di paesaggi e genti diverse, da non accorgerci (ce lo dice la gentile hostess) che, in una foto del molo e della ‘piazza’, manca ‘el paron de casa’, mozzato alla base dopo l’implosione del 1902 e rimasto mozzo e tronco fino al 1912 – per dire delle stranezze del funzionamento dei meccanismi della nostra attenzione: che danno per scontato ed esistente ciò che, da sempre, abbiamo saputo esserci e campeggiare, e persiste nella mente come l’impressione ‘fisica’ di chi è monco di un braccio o di una gamba; e gli resta e si agita nel cervello la sua viva esistenza perchè il corpo non sa rinunciare alla sua integrità.

E il ‘viaggio nel Tempo’ continua, poco distante, nella sede espositiva della Biennale: puntuale e documentatissimo archivio di Eventi che ci appaiono straordinari, in quel bianco e nero astratto e poeticissimo delle fotografie che ci mostrano Julian Beck e Judith Malina ieratici nei loro movimenti teatrali e nei cortei del loro ingenuo ‘teatro di piazza’ che muoveva dalla ‘piazza’ e concludeva un rito esorcistico davanti alla sede dei ‘morti viventi’: la Borsa – per coloro l’espressione massima di tutte le cattiverie sociali e le insolenze e diseguaglianze sociali.
Ma questa è un’altra storia e Tempo e fantasie che abbiamo attraversato di cui diremo più avanti.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Luna, Sole, pioggia e le altre catastrofi

Luna, Sole, pioggia e le altre catastrofi quotidiane.

Or sono trent’anni fa, traversavo a bordo di un autobus diretto a Patna, India, il ‘teraj’ nepalese: una conca tettonica colmata dalle millenarie sedimentazioni fluviali, e una zona sismica di faglia che, quella sera, scuoteva, invece, con violentissime scosse sussultorie, la mia povera pancia – e imploravo, di mezz’ora in mezz’ora, l’autista di fermarsi e consentire le obbligate evacuazioni a bordo strada nell’ilarità generale.

Pioveva che Dio la mandava e piovve l’intera notte fino a oltre il confine. E la prima luce dell’alba illuminò di una luce livida la pianura indiana e i villaggi allagati dei contadini vestiti del solo dhoti della tradizione. E quella povera gente, vecchi donne e bambini, stavano fuori delle capanne e l’acqua gli arrivava alle ginocchia e alla pancia dei piccoli; e guardavano sfilare gli autobus dei nomadi viaggiatori e li salutavano con le mani levate e i mesti sorrisi di chi vive altro destino dal loro.

A quei contadini, rassegnati alle ricorrenti alluvioni e che venerano gli dei delle loro disgrazie e delle ricorrenti distruzioni, mi è capitato di pensare, ascoltando alla radio gli alti lai e le invettive e gli scoppi di rabbia dei semidei occidentali che siamo o pretendiamo di essere – e pensiamo che tutto della Natura matrigna possa controllarsi e ordinarsi al nostro vivere civile di cittadini di storiche città e metropoli.
E paghiamo fior di euroni agli esperti geologi e ai direttori della protezione civile, semidei maggiori, perché ci salvino dalle catastrofi a diano inizio alle grandi opere della mitica ‘sistemazione del territorio urbano’.
Che è geremiade e invettive conseguenti destinate a ripetersi da qui a qualche giorno o mese o anno perché la tropicalizzazione del clima continuerà a dettare l’agenda-meteo dei prossimi anni e davvero non c’è semidio che tenga né grande opera che ci salvi dalla Natura matrigna contro la quale inveiva Giacomo, il ‘giovane favoloso’ del film a giorni nelle sale. Che fa la vergine Luna in ciel, ditemi, che fa? E il Sole e la Pioggia e i tornadi e i terremoti?

Vecchierel bianco, infermo,
mezzo vestito e scalzo,
con gravissimo fascio in su le spalle,
per montagna e per valle,
per sassi acuti, ed alta rena, e fratte, 25
al vento, alla tempesta, e quando avvampa
l’ora, e quando poi gela,
corre via, corre, anela,
varca torrenti e stagni,
cade, risorge, e più e più s’affretta, 30
senza posa o ristoro,
lacero, sanguinoso; infin ch’arriva
colà dove la via
e dove il tanto affaticar fu volto:
abisso orrido, immenso, 35
ov’ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
è la vita mortale.

Luna, Sole, pioggia e le altre catastrofi quotidiane.

Or sono trent'anni fa, traversavo a bordo di un autobus diretto a Patna, India, il 'teraj' nepalese: una conca tettonica colmata dalle millenarie sedimentazioni fluviali, e una zona sismica di faglia che, quella sera, scuoteva, invece, con violentissime scosse sussultorie, la mia povera pancia - e imploravo, di mezz'ora in mezz'ora, l'autista di fermarsi e consentire le obbligate evacuazioni a bordo strada nell'ilarità generale.

Pioveva che Dio la mandava e piovve l'intera notte fino a oltre il confine. E la prima luce dell'alba illuminò di una luce livida la pianura indiana e i villaggi allagati dei contadini vestiti del solo dhoti della tradizione. E quella povera gente, vecchi donne e bambini, stavano fuori delle capanne e l'acqua gli arrivava alle ginocchia e alla pancia dei piccoli; e guardavano sfilare gli autobus dei nomadi  viaggiatori e li salutavano con le mani levate e i mesti sorrisi di chi vive altro destino dal loro.

A quei contadini, rassegnati alle ricorrenti alluvioni e che venerano gli dei delle loro disgrazie e delle ricorrenti distruzioni, mi è capitato di pensare, ascoltando alla radio gli alti lai e le invettive e gli scoppi di rabbia dei semidei occidentali che siamo o pretendiamo di essere - e pensiamo che tutto della Natura matrigna possa controllarsi e ordinarsi al nostro vivere civile di cittadini di storiche città e metropoli. 
E paghiamo fior di euroni agli esperti geologi e ai direttori della protezione civile, semidei maggiori, perché ci salvino dalle catastrofi a diano inizio alle grandi opere della mitica 'sistemazione del territorio urbano'.
Che è geremiade e invettive conseguenti destinate a ripetersi da qui a qualche giorno o mese o anno perché la tropicalizzazione del clima continuerà a dettare l'agenda-meteo dei prossimi anni e davvero non c'è semidio che tenga né grande opera che ci salvi dalla Natura matrigna contro la quale inveiva Giacomo, il 'giovane favoloso' del film a giorni nelle sale. Che fa la vergine Luna in ciel, ditemi, che fa? E il Sole e la Pioggia e i tornadi e i terremoti?

Vecchierel bianco, infermo,
mezzo vestito e scalzo,
con gravissimo fascio in su le spalle,
per montagna e per valle,
per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,         25
al vento, alla tempesta, e quando avvampa
l’ora, e quando poi gela,
corre via, corre, anela,
varca torrenti e stagni,
cade, risorge, e più e più s’affretta,         30
senza posa o ristoro,
lacero, sanguinoso; infin ch’arriva
colà dove la via
e dove il tanto affaticar fu volto:
abisso orrido, immenso,         35
ov’ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
è la vita mortale.

Demoni e inferni

Demoni e inferni

Vi sono al mondo persone incapaci di sottrarsi agli inviti e/o diktat dei propri demoni – anche dopo aver provato sulla propria pelle quali sono, dopo, i prezzi da pagare.

E’ il caso di Domenico Quirico, bravissimo giornalista e reporter che firma, oggi su ‘La Stampa’ un bellissimo reportage da, udite, udite! la Sierra Leone: un nome una bocca di inferno che vi si spalanca sotto ai piedi perché è come camminare tra odori di putrefazione e morti che camminano e gli apparenti vivi sono infetti ‘in sonno’ che ancora non sanno che il tempo a loro disposizione è scaduto – e le Parche faranno il loro sporco lavoro di taglio del filo della vita con velocità pari a quella dell’espansione del virus maledetto.

Che cosa spinga una persona che ha vissuto l’inferno della prigionia nelle mani dei banditi islamici di una Siria ridotta a luogo di macelli e di macerie e scende volontariamente nella bocca di un altro inferno: quello dell’Ebola trionfante sopra una pira di morti è materia di romanzo, forse di un Poema: quello dantesco dei gironi infernali descritti con sovrumana maestria e fantasia – ma Dante, a differenza di Quirico, godeva dell’immunità garantitagli dalla Beatrice paradisiaca e sempre tornava sano e salvo ‘a riveder le stelle’.

Domenico Quirico, invece, quando tornerà, dovrà sottoporsi a tutti i severissimi protocolli sanitari che ci mostrano in tivù – con le tute spaziali dei medici e degli infermieri che la dicono lunga sulla paura fottuta che abbiamo del virus dei pipistrelli, e i severissimi protocolli sanitari che, in Spagna, invece, sono stati violati con proteste clamorose del personale sanitario – ed ecco a voi l’ingresso del virus maledetto in Europa, che nessun medico o ministro ci rassicurerà che l’epidemia sarà stoppata e ‘non ci sono problemi da noi’ – come mentono, sapendo di mentire, in televisione per non destare allarmismi.

Dovremmo insegnare nelle scuole ai nostri ragazzi che certi demoni vanno rigettati fin dall’inizio del loro comparire e ‘vade retro’ ai loro diabolici inviti e diktat, ma, ahinoi, già il Goethe, ai tempi suoi, ci mandava a dire, tramite il Faust, che gli uomini coi loro alambicchi (e i giornalisti coll’incomprensibile ‘dovere di informare’ ad ogni costo e prezzo) ‘…non sanno più tenere a freno e briglia quegli Spiriti che essi stessi hanno evocato’.

http://www.lastampa.it/2014/10/12/errore/sierra-leone-nel-paese-morto-di-ebola-Zga05Qe0ac1rAVJRDIIlzH/premium.html

Bullismi e letame

Le reazioni della madre del ventiquattrenne napoletano che ha seviziato un incolpevole ragazzo reo di obesità sono state atroci del pari e forse più: ‘un gioco’, ‘uno scherzo’, ha sostenuto con foga degna di miglior causa. Una smargiassata da non doversi troppo considerare, insomma – e colpevoli, invece, tutti quei giornalisti che hanno pompato la notizia in cronaca e le hanno dato il risalto che gonfia la colpa anche di fronte alla ‘pubblica opinione’ e al giudice incaricato di perseguirlo e istruire il processo per ‘tentato omicidio’.

Ma quella della madre e delle pie donne dall’eloquio tribale che le davano ragione e la sostenevano non è mentalità isolata di poverette affette da ‘sottocultura’ di ‘basso’ napoletano – dove ogni nefandezza umana si può consumare al riparo di una malintesa solidarietà rionale estesa ai delinquenti. E’ atroce opinione comune, invece, e basta menzionare quel trito e vieto luogo comune di chi affermava (perfino in famiglia!) -vigente la leva militare obbligatoria- che ‘Fare il militare descanta fora’ i giovinetti timidi e introversi – e degli ‘scherzi’ atroci del ‘nonnismo’ nelle caserme lasciava correre e nulla diceva, salvo i casi clamorosi di ricoveri in ospedale o nei reparti di psichiatria per i disgraziati vessati e/o seviziati ‘per scherzo’.

E i bulli di ogni risma ed epoca sono tragicamente uguali nel loro miserabile e ridicolo voler apparire i più forti e dominanti, perpetrando i sacrifici tribali e primitivi dei più deboli e incolpevoli.

E la letteratura ci rimanda a specchio il commovente sacrificio di Nemeschek ne ‘I ragazzi della via Paal’ e ci fa godere come ricci, di contro, nel film ‘Ritorno al futuro II’, quando il protagonista, in fuga dal bullo che perseguita il padre, a bordo di un improvvisato skateboard dribbla l’ostacolo di un carro ricolmo di letame e tutta la cacca ricopre l’automobile del bullo e del suo ‘branco’ che va a sbattervi contro.

E perfino su internet si consumano le atrocità dei bulli e del bullismo contemporaneo da tre palle un soldo – e la cronaca ci consegna i casi pietosi di ragazzine/i vessate da emeriti imbecilli che ‘non ce la fanno più’ e si suicidano.

E, ne sono certo, il castigo che toccherà all’idiota napoletano che ha seviziato l’incolpevole obeso sarà inferiore di gran lunga alla colpa – perché così vuole l’imperativo ‘buonista’ imperante nel ventunesimo secolo che tutto assolve delle atrocità dei peggiori orchi che ne infestano le cronache e predica la vana e improbabile ‘rieducazione’ e il ‘reinserimento’.

http://youtu.be/cBnAStj9qaA

Scene divertenti tratte dalla trilogia di Ritorno al Futuro
YOUTUBE.COM

 

Ci costava più di Obama, il malnato

Ha facile gioco il giornalista Marco da Milano – lettore a ‘Prima pagina’ questa settimana – nel rintuzzare lo sdegno di un radio-ascoltatore veneziano, con la precisa domanda: ‘Ma com’è che ve lo siete votato per ben tre volte quel tal figuro della corruzione stellare del Mo.se e con percentuali bulgare e oggi vi spingete a chiedere addirittura il 41 bis?’ Già, perché?
E, già che ci siamo, con che animo e argomenti convincenti si apprestano gli elettori del pd a ri-votare quel partito che ha fortemente voluto la candidatura di Orsoni, il sindaco-muro-di-gomma, corrotto lui pure dai potenti del Mo.se, con cifre da piatto di lenticchie e briciole rispetto al Galan e al Chisso di Forza Ialia? Perchè ‘non ci sono alternative’ – come ha balbettato penosamente il radio-ascoltatore veneziano, lasciandoci esterrefatti e un filo incazzati? :angry:

 

http://www.gazzettino.it/NORDEST/PRIMOPIANO/inchiesta_mose_galan_patteggia_2_anni/notizie/944854.shtml

E magari sarà pure prepensionato con adeguata cifra. :rolleyes: