Archivio mensile:agosto 2014

Se lo sapevo, vi lasciavo agli austriaci

Chissà se anche il Tirolo italiano partecipa dell’infelice divisione dei centomila e passa ‘rifugiati’ dei barconi e dove sono e cosa fanno. Se li ha accolti – obtorto collo, suppongo -, li trovi nelle città più grandi. Bolzano, di certo, dove il melting pot del bilinguismo italo-tedesco ha aperto varchi storici di ‘ospitalità’ in futuro più estese e variate, ma più perché è nelle città che si trovano nicchie di sopravvivenza provvisoria e coatta prima di prendere il largo verso le babilonie europee del nord.Nelle cittadine come Brunico e nei paesuoli acquattati nelle valli limitrofe proprio non li vedi i mutanti dell’Europa futura che non riusciamo a immaginare – e ci spaventa per le identità irrimediabilmente perdute. Qui trionfa l’etnia unica tirolese contadina e, d’altronde, che ci vivrebbero a fare, africani e siriani e palestinesi, in un’economia alpina e dell’alpeggio che presume la proprietà dei terreni o la mezzadria e origina dalle solitudini dei grandi masi multi familiari (oggi quasi tutti ‘gasthof’ o agriturismo, grazie alle generose elargizioni italiote alla tanto contestata ‘Autonomie’) e grandi cristi appesi lungo i sentieri?

E gli unici ‘marocchini’ di vecchia immigrazione che ho incontrato sul trenino multicolore della Pusteria parlavano un misto di tedesco e residua lingua delle origini e a voce bassa, educatamente, proprio come gli indigeni che affollavano il vagone – segno che il ‘clima sociale’ che ti integra e ti condiziona a dovere funziona, ma tu vallo a raccontare a quegli sbracati cittadini coi telefonini incollati all’orecchio e i toni altissimi delle private conversazioni e il bavero delle t-shirt in erezione che incontri a decine nel corso del mesto rientro.

E l’ammirazione che provi per questa gente che ha addomesticato le solitudini alpestri e delle valli silenziose e ha saputo creare ricchezza e benessere pur nell’assoggettamento al nemico storico di ben due guerre è anche per le architetture delle nuove case – sempre eleganti e funzionali e ‘pulite’ e per quei veri e propri templi e cattedrali che sono i fienili e i capanni per il ricovero degli attrezzi, dove trovano spazio perfino i decori e le geometrie delle assi e travi di abete e ne respiri gli olezzi resinosi. Chapeau.

Come recriminava la statua di Garibaldi nel film ‘Il Comandante e la cicogna’: ‘Se lo sapevo vi lasciavo agli austriaci.’ Già.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Riti di iniziazione

Da Barcellona a Venezia infuria il ‘caxxo che ci pare’ e si vedono foto osè di maschi ignudi e danzanti fuori da un negozio (a Barcellona) e le natiche di una ragazza in foia accucciata sopra il suo partner sul ponte degli Scalzi, – per tacere degli orinatoi in pubblico cestino giusto davanti al Molo di san Marco tra il Todaro e il Leone.
E, forse, tutto questo esibizionismo senza freni e limiti morali e di buon gusto serve a postare un video su ‘you tube’ che si pretende ‘divertente’, – e di più lo è quanto maggiore è lo scandalo che solleva sui giornali e le tivù – ma tutto ciò dà la misura di una estensione delle libertà personali ben oltre un convenuto ‘limite del lecito’ di cui non si ricorda più nessuno, dacché i figli rientrano la notte a casa alle cinque del mattino brilli o strafatti e le madri insonni stanno in pena per tema che un platano se li porti tutti e cinque per un frontale a centoventi all’ora e si legga la notizia, la mattina dopo, sul giornale locale.Il fatto è che abbiamo cessato tutti, – tutti! compresi noi vecchietti a cui compete la staffetta delle regole e della buona educazione alla generazione che segue – di esercitare un giusto controllo sociale: di scuotere la testa con commiserazione di fronte a certe scene disgustose, di accigliarci e ‘mostrare la faccia feroce’ di fronte a quegli adolescenti aggressivi che nei luoghi pubblici si compiacciono di provocazioni idiote e linguate e toccamenti osceni alle coetanee e le parolacce dette a voce alta – e guai all’isolato che accenna un rimbrotto perché passerebbe un gran brutto quarto d’ora e ‘il branco’ vince e la società tutta perde, invece, e si avvia verso gli orizzonti di squallore e vergogna senza fine perché davvero ‘non c’è limite al peggio’ quando si abdica e si ha paura e nessuna regola più è condivisa e applicata e si lascia briglia sciolta agli adolescenti privi di quei riti di ‘iniziazione’ che nelle società tribali servono a dirli uomini e guerrieri valenti.

E, forse, anche quei tali rinnegati dell”Occidente e delle sue regole e ‘way of life’ che vanno ad arruolarsi nell’Isis del califfato di ritorno – e si mostrano più feroci assassini degli indigeni perché devono dare dimostrazione della forza della loro fede di conversi al radicalismo dalla ‘sharia’ – lo fanno per un vuoto di vita e una mancanza dei ‘riti di iniziazione’ delle società occidentali tramite i quali forgiare una identità e consolidare una appartenenza. Perché essere immigrati di ‘seconda generazione’ spesso non si è carne né pesce e la patria di origine sfuma nei ricordi dei genitori e la terra nuova ancora non ti integra né riconosce e premia – e la ‘cittadinanza’ faticosamente acquisita è astrazione e solitudine di ‘banlieues’ e i sogni di un futuro migliore si stingono ad ogni anno che passa e rifiuto che ricevi o pestaggio della polizia nel corso delle manifestazioni.

E’ davvero un medioevo di ritorno quello che ci mostra una globalizzazione delle ‘accoglienze’ oltre che delle economie – che prima di rodare un ‘ordine nuovo globale’ e rilanciare il sogno delle ‘magnifiche sorti e progressive’ dell’umanità tutta producono la miseria delle presenti delocalizzazioni e le fabbriche che chiudono e l’inevitabile ‘guerra di poveri’ tra i senza lavoro nostrani e i moderni schiavi delle filande cinesi clandestine che hanno cambiato la fisionomia di Prato, per dirne solo una, la più clamorosa. Usque tandem?

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

La Storia che va col passo del gambero

La Storia che va col passo del gambero

Se la recrudescenza del fenomeno ‘Isis’ – colle ‘conversioni’ e affiliazioni di rinnegati combattenti che riscuote in Occidente – non cesserà, finirà come cogli immigrati giapponesi in America allo scoppio del conflitto bellico: internati e segregati in campi di prigionia per tema che solidarizzassero colla patria di origine e rinnegassero il ‘credo’ americano e agissero in segreto contro il paese che li ospitava?

Finiremo anche noi col guardare con occhio severo e nessuna simpatia umana a quegli immigrati di fede islamica, alcuni dei quali, narrano le cronache dell’epoca, si lasciarono andare a manifestazioni di giubilo guardando i video del massacro delle ‘Twin Towers’, l’11 settembre del 2001: anno di svolta epocale per i rapporti e la disponibilità mentale all’accoglienza che offriamo a quelle genti di strana cultura/ideologia radicale e fondamentalista?

La barbarie e il puro orrore del video in cui viene sgozzato e decollato il povero Foley ci riporta alla mente i sacrifici umani di una Bibbia delle origini – in cui un immaginario Dio vendicativo e ‘fondamentalista’ imponeva ad Abramo di sacrificare il suo figlioletto, – salvo graziarlo nel finale di questa storia di feroci e ottusi pastori di quelle terre aspre mediorientali e di aspra e sanguinosa barbarie che continua nella post modernità dell’Iraq e di Gaza.

Una gramigna da estirpare, quella dell’Isis, il califfato di ritorno che pretende di trascinare l’Occidente evoluto nel suo medioevo barbarico. Un progetto e una follia regressiva, quella degli jiadisti, che giustamente Obama, scuro in volto, stigmatizza e condanna e seppellirà sotto una pioggia di bombe. Salutare pioggia che dilava ogni marciume.

 

Non lo deve sapere

Ci sono canzoni per tutti gli eventi e gli stati d’animo e le stagioni e il sole, la pioggia, la rabbia, l’ira, l’abbandono, la pietà, la militanza. Insomma le canzoni siamo noi, sono la nostra umanità, a volte buona a volte malata, sono la trama sonora del tessuto quotidiano delle nostre vite.

E se è vero che c’è chi sosteneva che ‘sono solo canzonette’, giusto per mettere fine a una polemica assassina e che nuoceva gravemente alla salute del business discografico miliardario – e per mettere a tacere i soloni che invitavano, invece, a leggere e meditare (mumble, mumble) le più corpose e concettualmente strutturate poesie dei poeti e a meglio nutrire con esse i neuroni – è vero anche che ci sono canzoni per tutti gli stati d’animo e le occasioni della nostra vita e gli amori, (ah, gli amori!) e le illusioni/disillusioni e i dolori e le solitudini e le depressioni.

Ma, l’altra sera, ad una festa con amici, mi è capitato di riflettere sul senso di una canzone un po’ ‘fuori le righe’, ma sopratutto sull’entusiasmo, direi quasi il tifo, il prendere parte solidale delle donne presenti con una tale che si affannava a cantare a gola spiegata che voleva: ‘andare ad Alghero / in compagnia di uno straniero (uhu!)’ e che quella sua strana e frettolosa decisione non la si doveva raccontare alla povera madre che ‘non lo deve sapere / non lo deve sapere!’.

Ed io ero curioso di sapere, invece, il perché di quella corale partecipazione delle signore presenti (un vero coro entusiasta quasi di ‘baccanti’), di quel loro sostegno morale e piena solidarietà di femmine alla controversa decisione di quella tale che aveva scelto Alghero – invero non la migliore destinazione possibile, che fosse questione di faticosa rima? – e proprio, tu vedi l’insistenza e il capriccio! con ‘uno straniero’.

Che, se quella canzone fosse stata scritta ai giorni nostri, supporremmo che si tratti di un islamico, che so, o un nero, data la recente abbondanza in cronaca degli sbarchi – e si capirebbe l’affanno della madre che ‘non lo deve sapere’ perché già in tempi non sospetti il bel film ‘Indovina chi viene a cena’ ci informava delle difficoltà che conseguono ai matrimoni melting pot, figuriamoci oggi che sospettiamo di ogni islamico sedicente ‘moderato’ che nasconda, invece, un affiliato all’Isis in sonno, – pronto a rivelarsi e prendere parte militare non appena quell’armata islamica sia alle porte dell’Europa. E, se dovesse accadere, apriti cielo! Povere le nostre donne liberate e femministe – che farebbero la fine delle poverette yazide rapite e in schiavitù e oppresse dal nero burqua con affaccio dalla finestrella, carcere e tortura peggiore di ogni altra.

A tutto questo pensavo mentre sorridevo al coro delle baccanti che ballavano dionisiacamente intonando le laudi a quell’improvvida e impudica loro ava che iterava: ‘Non lo deve sapere / non lo deve sapere’, – povera madre protettiva dei mitici nostri Settanta.

http://youtu.be/hGCTEwmi0sI

GIUNI RUSSO “ALGHERO” – VIDEO UFFICIALE
Alghero (G.Russo- M.A.Sisini) http://www.facebook.com/GiuniRusso.Official http://www.giunirusso.it http://www.giunirussostore.it International Fan Club: http…

La colpa di Guardi e di Turner

E’ tutta colpa del Guardi e del Canaletto e di Turner se viviamo con disagio quest’onda enorme di risacca del turismo dei grandissimi numeri che ci asfissiano – e non ne possiamo più e non sappiamo più a che santo votarci per fermare l’ordaassassina; e non c’è barba di amministratore di destra o di sinistra e/o commissario prefettizio che sappia/possa dare un’indicazione di come potrebbe tornare vivibile questa città di perpetui affanni e immani problemi ridotta a un indecoroso suk metropolitano penoso a vedersi e udirsi.

Perché, se la cammini alle sette di un mattino di luce fulgida e barbagli di colore sull’acqua e nitore di palazzi che vi si riflettono e nessuno per strada capisci che poesia di vita e che ‘vivibilità’ di silenzi e sciabordii si dava al tempo in cui quei famosi pittori dipinsero quei quadri splendidi di barche da trasporto con le vele a picco e nell’aria tersa solo i richiami tra barcaroli mezzo parenti – e pazienza per gli echi neanderthaliani del loro dialetto non filtrato dalla lingua del Goldoni.

E a quell’ora si fanno gli incontri che rincuorano: di uno scozzese settantenne ma gagliardo che, nel rio che corre parallelo alle Zattere, rema con discreta perizia a bordo di uno ‘sciopon’ – e lo saluti e ti risponde, felice, che quello è il bello del silenzio e la magia della città: remare. E i palazzi che affacciano sul rio gli fanno schermo e grazia di una grande nave che transita giusto dietro, nel canale della Giudecca, e la maledizione della postmodernità torna prepotente, – ma sono ormai le nove ed è la trista città di sempre e del troppo di tutto e di niente che torna a mostrarsi.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Alzare gli occhi al Cielo

E’ vero che ‘ci sono più cose al mondo…’ di quante ne possiamo immaginare – e sono sempre stato in ammirazione estatica delle foto di Monika Bulaj che ci narrano dei riti e dei miti e della pervicace voglia di religiosità di ogni popolo epaese.
Ma dirsi cristiani in alcuni paesi oppure islamico settari (sunniti contro sciiti e le altre sottospecie e varianti della storia religiosa di quelle lontane regioni) può essere pericoloso – e il mito della religione unica e dell’unico dio ognora ci viene riproposto sulla scena della Storia e comporta stragi e massacri al grido velleitario e assassino de ‘Dio lo vuole’.

E meglio sarebbe constatare, alzando gli occhi al Cielo, che gli sfilacci di nuvole o i cumuli nembi non nascondono altro che la mutevole gassosità dell’atmosfera terrestre – e aveva ragione il primo astronauta russo a burlarsi della Fede e dei fedeli sottostanti raccontando che, di là dell’atmosfera terrestre, c’è solo un muto mare di stelle e il buio del Cosmo misterioso da solcarsi colle navicelle spaziali e nessun preteso dio col leggendario corollario di empirei e santi e beati e troni e dominazioni e arcangeli alati.

Perché la cronache degli yazidi in fuga sul monte, assediati e liberati dall’aviazione dei soliti noti – e il ritorno del Califfato e tutta la varia imbecillità di eserciti che si muovono sotto l’egida della ‘sola e vera religione’ – ci riportano al medievo avvilente delle guerre sempiterne e inestirpabili e alla preistoria dell’uomo e fanno battere il passo alla scienza dei viaggi spaziali che, soli, ci diranno corpo e anima di un’umanità che mira alle stelle e decolla, finalmente verso gli orizzonti di un futuro comune e ‘glorioso’ davvero.

(4 foto)

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Maturazioni

A volte, dimenticare a casa il libro a casa quando ci si reca nell’ambulatorio del medico, può giovare. Rovisti nelle riviste sul tavolino, una più scema dell’altra, ma capita di trovare ‘Io donna’ e scopri, nel leggere le interviste alle varie protagoniste femminili che esistono al mondo, donne straordinariamente dotate e talentuose e che pronunciano frasi come queste che incantano :
‘Per me un appuntamento romantico è quello con qualcuno che sappia ascoltare e stare con te senza fissare compulsivamente il telefonino. E’ raro, sa, trovare oggi una persona cosi..’ (Shailene Woodley, attrice – ‘Paradiso amaro’ – Colpa delle stelle’ ecc.)

E perfino la Sabina Ciuffini, si, quella dei quiz con Mike Buongiorno, quella che, all’epoca, – noi impegnati in eventi decisivi che credevamo ‘rivoluzionari’, beata ingenuità -, ci pareva un oca giuliva rotta alle peggio esperienze di una tivù-cattiva maestra, Sabina, dicevamo, è oggi un incanto di 64enne, le cui sapide affermazioni e resoconti di vita vissuta ce la raccontano ben altra da quei supponenti nostri pensieri de ‘la meglio gioventù’ della rivoluzione.

Racconta Sabina: ‘… Con trenta milioni di spettatori mi trasformai in un gadget. (…) Avevo il terrore di finire sui giornali. Bastava per diventare, se posso dirlo, una puttana. Con autodisciplina imparai una doppia vita. I quiz e i collettivi femministi. (…)
E, sull’amore: ‘Ci siamo amati per due anni. Non mi pento di nulla. (…) Va sempre alla stessa maniera: la spinta si indebolisce e tu non ami abbastanza la felicità che ti dà l’amore per alimentarlo con la dedizione. (…)

Orpodunbacco! Dubbio atroce : ma è cambiata lei o siamo cambiati noi, ex rivoluzionari – che oggi la più radicale rivoluzione possibile ci pare il rispetto della legalità e delle regole convenute e del codice penale? Ci saremo mica inteneriti (orrore!) per via delle varie e diverse vicende del vivere nostro quotidiano e per l’esperienza del dolore che, come diceva Ho ci min ‘matura la nostra umanità’ ?

Morte agli infedeli

Hanno echi ‘medievali’ le notizie di questa mattina di un sole terso – e le spiagge finalmente piene e l’Occidente vacanziero è spensierato e si gode il suo scollacciato ‘way of life’ di uomini e donne seminudi e grandi bevitori di spritz emojitos e ‘cuba libre’ e flirts davanti ai banconi dei bar.

Ma incombe l’Isis del califfato, ahinoi, e il nuovo Impero annunciato degli Arabi della novella Jihad – colle donne recluse e soffocate dai ‘burqa’ e ‘boko aram’ dei depravati infedeli dediti a vizi immondi e da cancellare dalla faccia della terra, allah lo vuole.

E sono già 100000 i cristiani in fuga dalle violenze e le teste mozzate e le croci bruciate, che perfino la Chiesa della conciliazione religiosa e dei cento convegni sul rispetto e pieno riconoscimento di tutte le religioni oggi chiama alla Crociata contro la barbarie di quei violenti interpreti di un Corano di lotta e di sterminio di ogni oppositore e ‘infedele’.

Già, perché, malgrado i toni dei monsignori della Curia e dei ‘portavoce’ siano accorti e non del tutto espliciti, l’invito pressante rivolto alle ‘potenze occidentali’ a intervenire nelle tormentate terre del fu Iraq – mai normalizzato e consegnato ad una improbabile democrazia di stampo occidentale – è invito che non si può trascurare e negligere; ed ecco Obama e i suoi consiglieri militari studiare un ‘intervento mirato’ e dall’alto, perchè di impegolarsi di bel nuovo con un intervento di terra ‘ce n’est plus question’. E anche la Francia risponde all’appello e si dice pronta a intervenire e a bombardare l’armata dei combattenti del nuovo Califfo – e gira sui giornali un sondaggio in cui perfino il popolo francese si dice favorevole a un intervento e perfino – udite, udite!- ad accogliere i 100000 profughi in fuga.

Non si sfugge alla globalizzazione dei conflitti oltre che delle economie – e l’Occidente multietnico sarà composto da una quantità di profughi delle più svariate etnie amorevolmente accolti e satollati.

E speriamo che non si importino, insieme, i conflitti tra islamici di seconda generazione già residenti nelle esplosive ‘banlieues’ parigine (alcuni di loro si sono arruolati volontari nelle file dell’Isis) e questi ‘cristiani’ di ultima persecuzione islamico-fondamentalista che la Francia accoglierà chissà come e con quali mezzi di trasporto (i nostrani ‘barconi’?).

Davvero la storia va ‘al passo del gambero’ e le tecnologie più avanzate vanno di conserva cogli echi di un Medioevo di ritorno.

Foto: Hanno echi 'medievali' le notizie di questa mattina di un sole terso - e le spiagge finalmente piene e l'Occidente vacanziero è spensierato e si gode il suo scollacciato 'way of life' di uomini e donne seminudi e grandi bevitori di spritz e mojitos e 'cuba libre' e flirts davanti ai banconi dei bar. 

Ma incombe l'Isis del califfato, ahinoi, e il nuovo Impero annunciato degli Arabi della novella Jihad - colle donne recluse e soffocate dai 'burqa' e 'boko aram' dei depravati infedeli dediti a vizi immondi e da cancellare dalla faccia della terra, allah lo vuole. 

E sono già 100000 i cristiani in fuga dalle violenze e le teste mozzate e le croci bruciate, che perfino la Chiesa della conciliazione religiosa e dei cento convegni sul rispetto e pieno riconoscimento di tutte le religioni oggi chiama alla Crociata contro la barbarie di quei violenti interpreti di un Corano di lotta e di sterminio di ogni oppositore e 'infedele'. 

Già, perché, malgrado i toni dei monsignori  della Curia e dei 'portavoce' siano accorti e non del tutto espliciti, l'invito pressante rivolto alle 'potenze occidentali' a intervenire nelle tormentate terre del fu Iraq - mai normalizzato e consegnato ad una improbabile democrazia di stampo occidentale - è invito che non si può trascurare e negligere; ed ecco Obama e i suoi consiglieri militari studiare un 'intervento mirato' e dall'alto, perchè di impegolarsi di bel nuovo con un intervento di terra 'ce n'est plus question'. E anche la Francia risponde all'appello e si dice pronta a intervenire e a bombardare l'armata dei combattenti del nuovo Califfo – e gira sui giornali un sondaggio in cui perfino il popolo francese si dice favorevole a un intervento e perfino – udite, udite!- ad accogliere i 100000 profughi in fuga.

Non si sfugge alla globalizzazione dei conflitti oltre che delle economie - e l'Occidente multietnico sarà composto da una quantità di profughi delle più svariate etnie amorevolmente accolti e satollati. 

E speriamo che non si importino, insieme, i conflitti tra islamici di seconda generazione già residenti nelle esplosive 'banlieues' parigine (alcuni di loro si sono arruolati volontari nelle file dell'Isis) e questi 'cristiani' di ultima persecuzione islamico-fondamentalista che la Francia accoglierà chissà come e con quali mezzi di trasporto (i nostrani 'barconi'?). 

Davvero la storia va 'al passo del gambero' e le tecnologie più avanzate vanno di conserva cogli echi di un Medioevo di ritorno.

Fotografie

E a girarla in lungo e in largo questa città di ammuffiti gabbiani e stranite greggi di turisti imbalsamati registri le fotografie di una convivenza difficile a cinque cifre giornaliere sempre in aumento e, di contro, un agio evidente dei bivacchi e pic nic organizzati e ragazzini buttati a terra perfino nei vaporetti affollatissimi. Un venezianissimo, giocoso e un filo buzzurro e burino ‘Facciamo un po’ il caxxo che ci pare.’ di gente che ti occupa per intero un ponte o una fondamenta, bicchieri e sigaretta alla mano, e ostruisce i passaggi a chi va di fretta, ma alcuni indigeni iper permissivi e tanto post moderni non se ne curano e nulla vedono perché il mondo e la luce del giorno li sfiora appena, – e hanno il dito perennemente afflitto dalla compulsione strisciante sul video del cellulare/tamagochi e la mente inscatolata in quell’angusto altrove dei messaggini e le fotine e le compilations personali e le notifiche incessanti del libro delle facce.

E sarà l’influsso della notizia del giorno del marocchino-imam che pregava allah, in una moschea-capannone ex industriale: che li mandasse tutti bruciati e avvelenati fra atroci tormenti e il samoro nero a quegli ebreacci guerrafondai e assassini, ma quando, alla curva del ‘ghetto’ che immette in san Leonardo, mi vedo uscire cinque monache in burqa nerissimo, foche monache lentamente deambulanti nel sole caldo e afoso e solo una fessura per gli occhi delle recluse, mi si stringe il cuore a quella follia della prigionia storica femminile islamica e pel caldo atroce che devono soffrire le poverette, – monache di clausura al seguito dell’islamico padre-padrone strettamente osservante che magari, interrogato, si dice ‘moderato’ e solo seguace della tradizione, ma come si fa a crederlo di fronte all’evidenza di quella reclusione familiare atroce e fuori tempo esibita turisticamente senza pudore?
E poiché le nostre leggi prevedono la riconoscibilità del viso, comparata colla foto sui documenti, come diavolo sono entrate nel paese quelle tali e cosa diranno i custodi dei musei, se richiesti di una visita a Ca’ Pesaro, – e come reagirà il capo-famiglia carceriere se da quella fessura le pie donne si soffermeranno ad osservare con interni fremiti impudichi i nudi di Canova e le invereconde Veneri del Tiziano? Boko Aram?

Osservazioni non peregrine, dal momento che vi è chi, nel web e sulla carta stampata, nel caldo agostano che ritorna prepotente, si premura di dirci e scrivere con tanto di immaginarie mappe future di un impero maomettano di ritorno, che l’Isis del post moderno Califfato darà filo da torcere ai nostri soldati nel prossimo futuro. E a poco serviranno i droni, perché è sul terreno, scrive il giornalista, che si combattono le guerre – e i nostri soldati butteranno le armi a terra come gli iracheni e ‘li turchi’ saranno presto alle porte di Vienna e di Madrid e i loro cammelli si abbevereranno alle fontane del Bernini.
Sarà, però la guerra che si è combattuta a Gaza è stata guerra di missili e di razzi e di civili usati quali scudi umani dai pazzi fondamentalisti di Hamas.

E, dal momento che ricorre l’anniversario di Hiroshima e Nagasaki, sarà appena il caso di ricordare a Massimo Fini, (l’autore dell’articolo in questione che osanna la valentia militare dei kamikaze islamici e ci mette in guardia), che, se i pazzi fondamentalisti e valenti guerrieri del nuovo Califfo dovessero davvero dilagare e provarsi a realizzare il sogno di arrivare a Roma e distruggere la civiltà occidentale, beh droni e missili e bombe più o meno intelligenti e/o le terribili ‘atomiche’ tornerebbero a svolgere la funzione che svolsero efficacemente su Dresda, per piegare l’ultima resistenza dei pazzi nazisti, e su Hiroshima e Nagasaki, per cancellare dall’immaginario giapponese il mito stupido dei samurai-kamikaze che affondavano la navi americane nel Pacifico gettandosi a picco sui ponti coi loro ‘Zero’.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Storiche riforme e nazareni dei miracoli

Ma che magnifico venditore di lingerie usata è questo nostro Renzie. Ci ha riciclato uno sporcaccione notorio e osceno a vedersi e udirsi spacciandolo per statista e ‘Nazareno’ dei miracoli riformistici. E, posto di fronte alla crisi economica che non arretra di un passo contro ogni suo vacuo esorcismo verbale e il mantra de: ‘riforme, riforme, riforme’, sfodera la brillante battuta demenziale de: ‘l’estate quando arriva arriva’. Ma non era il Natale di Pozzetto goloso di panettone?