Archivio mensile:luglio 2014

Uccelli e dintorni

Prendiamola alla lontana, come fanno quei genitori che devono spiegare al pargolo/a come nascono i bambini e partono dai fiori e dagli uccelli e dai pesci. Io partirò dagli uccelli. C’è un troppo di uccelli nella città in cui vivo – un troppo di tutto, in verità: turisti, studenti, cani; e Venezia è la capitale mondiale della ‘sostenibilità’ di un massimo di persone per metro quadrato.
Fino a scoppiarne, prima o poi, – e già i segni di quell’esplosione e ‘insostenibilità’ prossima ventura si vedono, si sentono, si toccano. Nei vaporetti, poi, ci si tocca integralmente, come le sardine nelle scatole ma senza l’olio, ahinoi e le risse e gli scoppi di voce sono all’ordine del giorno.

Ma dicevamo degli uccelli. I gabbiani sono diventati aggressivi, narrano le cronache del Gazzettino, – ed ho visto con questi occhi lo scippo alato di un gallinaccio in volo che ha strappato di mano mezzo sandwich ad una allibita indonesiana con velo. Il remake de ‘Uccelli’ di Hitchcoch si farà a Venezia, credo.
Il fatto è che sono troppi – e neanche la loro trasformazione in uccelli-spazzini, avvoltoi indigeni, né la laguna disinquinata e che ospita aironi e garzette e fenicotteri (dicono), basta a saziare la loro immensa fame. E anche i famigerati colombi degli stucchi sulle piane e le cacate in testa ai distrattoni sono troppi – e la campagna per sterilizzare le femmine è andata fallita perché nessuno, indigeni e turisti e pensionati sulle panchine, ha mai rispettato i divieti di dar loro le briciole e il riso. Il troppo stroppia e mai adagio popolare è stato più cogente e capace di descrivere il disagio e l’allarme sociale.

E il troppo stroppia anche nella Palestina delle guerre ricorrenti ed annunciate, – una via l’altra, perché non c’è soluzione al troppo dei palestinesi che figliano peggio dei conigli e ambiscono a uno Stato e a un territorio sufficiente ai loro bisogni. Ma gli israeliani della conquista e dell’immigrazione continua di ebrei che tornano alla ‘terra promessa’ neanche si sognano di riconsegnare i territori colonizzati e messi a coltura. Chi avesse suggerimenti ‘realistici’ da offrire per una pacificazione è il benvenuto, altrimenti taccia e si metta in saccoccia la questione ‘guerra’ con annessi bombardamenti e morti e feriti e profughi perché ‘è nelle cose’ ed è una forma della ‘politica’: quella che interviene quando mancano gli argomenti e gli spazi di manovra alla diplomazia.

E troppi sono i profughi che andiamo a pescare in mare con generosità finanziaria e sociale pari alla cieca follia delle cose che ne scaturiscono poi da noi: gli scontri in piazza e le pistolettate a Castelvolturno e gli episodi di piccola criminalità e spaccio e degrado urbano che conseguono al lavoro che non possiamo offrire loro – e la gente che non li vuole quali vicini di casa e nascono così i ghetti dei futuri ‘bronx’.
Però il verbo buonista trionfa sulla stampa e nei media televisivi e nei convegni e continuano gli sbarchi e la distribuzione regione per regione e paese per paese delle migliaia e migliaia di affluenti indesiderati.

E l’Europa, come le stelle lontane, resta a guardare il nostro dramma di paese costiero e di prima linea e fa come quei colleghi medici di una bella canzone di De André che lodavano il collega che si prendeva cura dei poveri e dei diseredati e finì in miseria personale e commiserazione perché anche troppa bontà ‘stroppia’ se mancano le risorse e un progetto condiviso.

Foto: Prendiamola alla lontana, come fanno quei genitori che devono spiegare al pargolo/a come nascono i bambini e partono dai fiori e dagli uccelli e dai pesci. Io partirò dagli uccelli. C'è un troppo di uccelli nella città in cui vivo - un troppo di tutto, in verità: turisti, studenti, cani; e Venezia è la capitale mondiale della 'sostenibilità' di un massimo di persone per metro quadrato. 
Fino a scoppiarne, prima o poi, - e già i segni di quell'esplosione e 'insostenibilità' prossima ventura si vedono, si sentono, si toccano. Nei vaporetti, poi, ci si tocca integralmente, come le sardine nelle scatole ma senza l'olio, ahinoi e le risse e gli scoppi di voce sono all'ordine del giorno.

Ma dicevamo degli uccelli. I gabbiani sono diventati aggressivi, narrano le cronache del Gazzettino, - ed ho visto con questi occhi lo scippo alato di un gallinaccio in volo che ha strappato di mano mezzo sandwich ad una allibita indonesiana con velo. Il remake de 'Uccelli' di Hitchcoch si farà a Venezia, credo. 
Il fatto è che sono troppi – e neanche la loro trasformazione in uccelli-spazzini, avvoltoi indigeni, né la laguna disinquinata e che ospita aironi e garzette e fenicotteri (dicono), basta a saziare la loro immensa fame. E anche i famigerati colombi degli stucchi sulle piane e le cacate in testa ai distrattoni sono troppi - e la campagna per sterilizzare le femmine è andata fallita perché nessuno, indigeni e turisti e pensionati sulle panchine, ha mai rispettato i divieti di dar loro le briciole e il riso. Il troppo stroppia e mai adagio popolare è stato più cogente e capace di descrivere il disagio e l'allarme sociale.

E il troppo stroppia anche nella Palestina delle guerre ricorrenti ed annunciate, - una via l'altra, perché non c'è soluzione al troppo dei palestinesi che figliano peggio dei conigli e ambiscono a uno Stato e a un territorio sufficiente ai loro bisogni. Ma gli israeliani della conquista e dell'immigrazione continua di ebrei che tornano alla 'terra promessa' neanche si sognano di riconsegnare i territori colonizzati e messi a coltura. Chi avesse suggerimenti 'realistici' da offrire per una pacificazione è il benvenuto, altrimenti taccia e si metta in saccoccia la questione 'guerra' con annessi bombardamenti e morti e feriti e profughi perché 'è nelle cose' ed è una forma della 'politica': quella che interviene quando mancano gli argomenti e gli spazi di manovra alla diplomazia.

E troppi sono i profughi che andiamo a pescare in mare con generosità finanziaria e sociale pari alla cieca follia delle cose che ne scaturiscono poi da noi: gli scontri in piazza e le pistolettate a Castelvolturno e gli episodi di piccola criminalità e spaccio e degrado urbano che conseguono al lavoro che non possiamo offrire loro - e la gente che non li vuole quali vicini di casa e nascono così i ghetti dei futuri 'bronx'. 
Però il verbo buonista trionfa sulla stampa e nei media televisivi e nei convegni e continuano gli sbarchi e la distribuzione regione per regione e paese per paese delle migliaia e migliaia di affluenti indesiderati. 

E l'Europa, come le stelle lontane, resta a guardare il nostro dramma di paese costiero e di prima linea e fa come quei colleghi medici di una bella canzone di De André che lodavano il collega che si prendeva cura dei poveri e dei diseredati e finì in miseria personale e commiserazione perché anche troppa bontà 'stroppia' se mancano le risorse e un progetto condiviso.

I lunedi che faticosamente riordiniamo

Il mondo rinasce ogni giorno dalle sue ceneri. Un po’ come noi – che ci corichiamo con un carico di problemi irrisolti e la mattina ci muoviamo a tentoni per la casa, riordinando corpo e anima e la tana in cui abbiamo rifugio e proviamo a dare ordine al caos che ci avvolge e ci permea.

E non lasciatevi trasportare in volo dalla metafora dell’araba fenice perché quel suo essere ‘araba’ fa venire l’orticaria, considerato il carico di misfatti e malefatte e crimini che si portano dietro quei dessi, gli arabi dell’ortodossia coranica e delle sure e delle jihad, – che il diavolo se li porti perché è dal tempo della prima crociata che noi, valenti guerrieri dell’Occidente, ci proviamo a sottometterli e irregimentarli e dirli governabili secondo i nostri più avanzati sistemi di governo (le democrazie) e fargli capire che le antiche leggende religiose dei profeti barbuti e degli angeli e dei demoni e delle vergini paradisiache sono esauste figurazioni arcaiche e stantie, e la modernità non si governa con i veli imposti alle donne e i tappetini da preghiera e le prostrazioni tre volte al giorni in direzione della Mecca e i ramadan dei nomadi pastori che li hanno figliati.

E ascoltare la radio, la mattina, e sentire ‘di che lacrime gronda e di che sangue’ il pianeta che abitiamo – colla litania dei morti e dei profughi sui barconi (che andiamo a raccogliere pietosamente e non sappiamo più dove stiparli) – ci fa dubitare che mai avremo forze e intelligenze tali da affrontare i viaggi spaziali e aprirci al cosmo di altri sistemi solari e galassie.

Eppure c’è stato un tempo in cui i bis bis nonni credevano che l’orizzonte di riferimento fosse quello delle ‘magnifiche sorti e progressive’ – ed era l’epoca delle grandi invenzioni e scoperte: la radio di Marconi, i lampioni a gas che illuminavano strade buie e senza luna, l’acqua nelle case anche dei più poveri, l’igiene pubblica e la sanità che innalzavano straordinariamente la vita media.
Poi venne la prima guerra mondiale e l’esaltazione collettiva della ‘sola igiene del mondo’, seguita dalla seconda della tregenda dei nazionalsocialismi e dell’Olocausto.
Un ‘uno-due’ che ci ha mandati al tappeto e ancora l’arbitro ci sta contando e non riusciamo a rialzarci.

Ma tutto quell’ottimismo della ragione dei bisnonni e l’ausilio di sempre più sofisticate tecnologie oggi continua a naufragare nella risacca di una crisi economica che ci fa battere il passo nella stag-flazione – e il lavoro continua a mancare e i politici nuovi continuano a promettere mari e monti (Monti no!!), ma per i miracoli non sono attrezzati; neanche il Renzi che ha ipnotizzato gli italiani stanchi e delusi perfino delle loro abominevoli malefatte elettorali: id est l’aver mandato allo s-governo della repubblica un malfattore notorio e recidivo e puttaniere.

Perciò, cari e-lettori, rimbocchiamoci di bel nuovo le maniche e, a tentoni, ri-proviamo a mettere ordine nel caos di ogni nuovo mattino. Lo dobbiamo ai nostri figli e ai nipoti, dicono i ‘buonisti’ e i lungimiranti. Beh, proviamoci. Magari ci manderanno a dire, in un viaggio nel Tempo, che abbiamo sbagliato tutto, come abbiamo fatto noi coi nonni e i bisnonni morti nelle trincee e nella ‘campagna di Russia’ – e i secessionisti padani che invocavano un ritorno a quell’Austria Felix che abbiamo ferocemente combattuto.

No. Decisamente non abbiamo le idee chiare sul nostro futuro e il passato, malgrado gli storici ci mandino a dire che la Storia è ‘maestra di vita’. Maestra maldestra, a ben vedere. Buon lunedì, cari.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Cattivi maestri e califfi prossimi venturi

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Chissà quale è stato l’elemento scatenante l’odio della Fallaci – che così a lungo e approfonditamente frequentò i luoghi dell’islam e le sue genti. Odio nei confronti dell’ideologia totalizzante e imprigionante di quei dessi: tutti ‘allah akbar’ e guai a sgarrare in costumi libertari e libertini perché, subito, ‘boko aram’ – che rapisce e reclude le vergini nere già avviate verso i luminosi orizzonti del terzo millennio e le re-imprigiona nel nero velo luttuoso del monachesimo medievale islamico.

Gli è che, per la Fallaci, in principio fu amore e ammirazione – come capita al viaggiatore che transita per quelle contrade armato di bella comprensione e voglia di conoscenza, e riporta e narra nei suoi volonterosi diari di gentilezze e accoglienze squisite, – ma, si sa, viaggiare è transito breve e, se non supera la soglia fatale di giorni tre, l’ospite viene salutato con il fazzoletto sventolante e non puzza – come, invece, recita un acre e icastico adagio delle mie parti.

E, se si leggono le statistiche della presenza mussulmana nel Regno Unito riportate dall’articolo qui sotto, non si può non dirsi preoccupati del fatto che nel 2001 quei dessi viaggiavano intorno al 14 per cento della popolazione residente e nel 2014 già sono al 21 e fischia. Che, di questo passo, il sogno del Califfato dell’Isis – con tutti noi, indigeni storici ormai minoritari e proni sul tappetino rivolti alla Mecca, e mandare le sure a memoria e scritte cento volte sulle pareti di casa – si realizzerà per via di accoglienza indiscriminata e progressiva ed esponenziale.

E se il governo britannico si premura di dirci che saranno puniti i ‘cattivi maestri’ che hanno consentito alla lobby islamico-radicale di mettere mano ai sacri principi dell’insegnamento occidentale e di cassare la musica e il canto e iconoclasti sopratutto per la figura femminile, pure non ci sentiamo rassicurati e temiamo fortemente il medioevo prossimo venturo che si accompagna all’idea di allah e del suo profeta barbuto che unificò i nomadi pastori di allora e ancora ce li propone vittoriosi e in espansione al nord con pochi neuroni modificati e adeguati alla post modernità.

Chi vivrà vedrà e i cocci sono i suoi; però c’è una comunità multietnica che mi va di additare ad esempio di nobili e preclare visioni di un futuro migliore e buona e civile convivenza ed è la comunità scientifica dei campus universitari e dei centri di ricerca avanzata. Peccato sia abbondantemente minoritaria e di scarsa presa esemplare su quei nomadi ex pastori che ci ostiniamo ad accogliere e a non integrare.

Grazie dell’attenzione

E’ vero che non si dovrebbe fare di ogni erba un fascio, ma la crescita rapidissima dell’Isis – il movimento jiahdista e guerrigliero che ha conquistato d’un balzo il territorio iracheno e si ripromette di sottomettere la Siria e distruggere Israele e instaurare il Califfato sull’area mediterranea e oltre, come fecero i mitici Arabi intorno al Mille, mi fa istintivamente serrare le fila e stringermi a coorte con i maledetti sionisti – baluardo della civiltà occidentale in quell’area di barbarie islamica che dilaga, tracima e insidia – come si è visto in Francia con le troppe manifestazioni anti sioniste di Parigi – l’ordinato vivere civile della civilissima Europa dei padri e dei nonni.

E capisco le nobili ragioni di tutti coloro che amano distinguere tra arabo e arabo e tra l’islam moderato e i suonati della jiahd – e ci postano su f/b e sui forum e sui blogs le foto e gli stralci giornalistici di ‘com’era bella la mia Giaffa’ di quando a far commercio dei fragranti pompelmi erano i palestinesi d’antan (molti vendettero, però, le loro terre all’invasore sionista che tutto poi si prese d’imperio politico e militare e con la fattiva e colpevole collaborazione delle potenze occidentali. Vedi :http://www.opinione.it/cultura/2012/04/19/buffa_cultura-19-04.aspx).

Resta il fatto che ‘cosa fatta capo ha’ – e l’idea di resettare tutta la storia del secolo scorso e far tabula rasa delle guerre vinte da Israele e tutto il vario e stupido gridare ‘morte a Israele’ che si fa da parte di una malata ‘opinione pubblica’ in seguito all’ennesima guerra voluta da Hamas è ‘cosa da pazzi’ e certamente non è, né sarà la base di un accordo diplomatico e di ‘cessate il fuoco’ che tutti auspichiamo.

E invito tutti coloro che si sbracciano a favore dei poveri palestinesi e si accorano per la loro sorte a pre-dirci quale sarà un ordinato e condivisibile sviluppo futuro della follia jiahdista e del Califfato in quella disgraziate contrade – e chissà se insorgerà tra noi un Goffredo da Buglione che armerà una prossima crociata e sterminerà gli infedeli – come vogliono fare, invece, gli islamici oltranzisti di ogni risma – ‘Boko Aram’ inclusa, che rapisce e punisce col velo islamico le poverette dell’istruzione occidentale.

Questo è quanto avevo in animo di dirvi, cari, in questa giornata di pallido sole ballerino. Arrivederci e grazie dell’attenzione.

http://www.repubblica.it/esteri/2014/07/23/news/siria_stato_islamico_infibulazione_per_tutte_le_donne-92201576/?ref=fbpr

La vera storia di Israele
www.opinione.it
«Furono gli arabi a vendere terre incolte e improduttive agli ebrei». Così nacque il primo embrione dello stato di Israele.  Haj al-Amin al-Husseini è ricordato per tre cose: avere dato…

Del ‘prendere parte’ e pagarne lo scotto

Del ‘prendere parte’ e pagarne lo scotto

A rischio di passar per cinico, mi provo a chiosare i recenti avvenimenti della ‘guerra di Gaza’ e dei razzi e dei tunnel di Hamas – nuova frontiera sotterranea di quelle che erano le vecchie trincee delle vecchie guerre di posizione da dove si sparacchiavano addosso ad ogni ora del giorno e si mitragliavano e lanciavano gli ‘shrapnel’ con grande spreco di vite umane; ma mancavano i giornalisti free lance, oggi onnipresenti sui ‘teatri di guerra’ , e ancora non avevano inventato ‘il web’: che amplifica i torti dell’uno e magnifica il sacrificio degli altri e vince chi colleziona più ‘mi piace’ e ‘condividi’.

Ho una discreta e lontana esperienza di dibattito sul merito dei civili loro malgrado coinvolti nelle guerre e costretti a ‘prendere posizione’ dall’una o dall’altra delle parti in conflitto che transitano sui loro territori.
La prima esperienza risale a quarant’anni fa, circa: moriva Franco, noto dittatore, e la Spagna tornava libera e redenta dallo storico silenzio dei crimini franchisti della guerra di Spagna. E venni coinvolto quale ‘attore’ e altro in uno spettacolo teatrale che si recitò nel marzo ”76 nel teatro di palazzo Grassi – l’ultimo spettacolo che si tenne in quel luogo, se non erro.
La ‘pièce’ scelta dal regista era: ‘I fucili di madre Carrar’, un pezzo non troppo noto di B. Brecht, che aveva come sua tesi centrale la necessità e l’obbligo morale dei ‘civili’ di prendere parte e posizione ed essere parte cosciente e responsabile contro il fascismo allora dilagante e vittorioso all over the world.
E ciò perché, secondo B.B., non era ammissibile e tollerabile un ‘chiamarsi fuori’ e pietire uno status di innocenza e ‘vittime incolpevoli’ da parte di alcuno in un contesto di follia nazionalistica collettiva che giganteggiava e la maledetta Storia che partoriva mostri a decine, a centinaia, neanche fosse la madre degli imbecilli.

E la seconda volta fu quando raccolsi le memorie di mia suocera col fine di farne un libro e il contesto era l’Istria redenta e poi dannata pel volgere degli eventi storici del ‘secolo breve’ e la guerra persa ignominiosamente dal fascismo italiano e le armate di Tito dei ‘fratelli slavi’ che prendevano possesso di quei luoghi. E, ancora una volta, ecco il tema dei civili incolpevoli e vittime e il coro dolente (a volte arrogante) de: ‘Poverini gli esuli e gli esodati.’ – volontari o no – cacciati dalle loro case con le minacce di essere ‘infoibati.’ Neologismo atroce che tuttora ci perseguita nelle ricorrenze di quegli avvenimenti che ‘non macinano più’ – al pari dell’acqua che scorre sotto i ponti e ‘chi ha dato ha dato e chi a ha avuto ha avuto’, con quel che segue dei cinismi della Storia.

Perciò non si stupiscano tutti quei tali, giornalisti e lettori e web-frequentatori, se la tematica dei poveri civili vittime dei bombardamenti non mi suscita speciali attenzioni ed emozioni, dato che, quando si accende una guerra coi razzi sparati tra le case di Gaza e si fa ‘saltare la mosca’ al naso di un ingombrante vicino potente e super armato, non si può, poi, pietire uno status di eccezione – ed è a tutti noto che la guerra dei missili e delle bombe e dei razzi contiene per intero gli ‘effetti collaterali’, indesiderati, certo, ma inevitabili in caso di deflagrazioni, delle abitazioni civili e degli asili che saltano in aria e si sbriciolano.

Qualcuno potrebbe gentilmente avvisare quelli di Hamas che fare la guerra in un contesto siffatto significa ‘chiamare alle armi’ e obbligare ad essere parte attiva, sia pure obtorto collo, anche gli abitanti delle case e degli asili?

 

Il paese immedicabile

Il paese immedicabile (2)

Credevamo di aver visto tutto il peggio del nostro vivere civile, ma davvero il peggio non è mai morto, ahinoi. Chissà se quei tali, quei giudici il cui massimo vituperio viene loro dal berlusconi-lex luthor – che loda la giustizia solo quando gli è prona e china e mostra il suo immedicabile ludibrio di giustizia da avvocaticchi, da cavilli e leggi ad personam che la imbavagliano e la dicono stupida e nulla e usurpatrice dell’idea pura di ciò che comunemente noi normali cittadini diciamo ‘giustizia’ – chissà se si sono resi conto, quei ‘giudici’, di aver riaperto la stagione all’inferno del peggio del peggio di un’Italia malata terminale e metastasi diffuse refrattarie ad ogni farmaco.

Le metastasi del puttanesimo conclamato e arrogante che si è fatto stagione di governo – e le belle e capaci delle ‘cene eleganti’ prima soubrettes poi in gessato regimental elette in parlamento.
Le metastasi delle manifestazioni in piazza guidate dall’ineffabile ferrara, – spudorata penna di famiglia, laudatore dei lettoni di putin e delle ferite inferte alle istituzioni con faccia di tolla e sicurezza di impunità del suo padrone di denari che gridava gioiosamente insieme ai suoi compari forzitalioti e rivendicava: ‘Siamo tutti puttane’.

Tutti puttane, già. Tutti-tutti. Nel senso politico del termine, naturalmente. E mai espressione suonò più atroce de: ‘Il privato è politico’, come in questo caso, – che la ‘politica’ satrapica e delle puttane fiere di esserlo e a tariffe stellari insorgeva dalle fragranze dei letti esausti e delle notturne effusioni e gli amplessi.

E il teatro carnascialesco delle intercettazioni che attestano che Ruby fosse ‘il culo’ per l’esimio presidente del consiglio dei ministri – come si vantava in privato col suo ganzo – lascia il posto all’avvilente quadro di giudici d’appello che, in punta di diritto e di rovescio, dichiarano che quelle intercettazioni non contano e non sono producibili in giudizio e la concussione, bontà loro, si dà solo se il presidente del consiglio dei ministri prende per il bavero il funzionario di polizia e gli intima, pistola alla mano, di passargli per buona la ‘nipote di mubarak’, con quel che ne è conseguito del dileggio e della politica italica mandata per intero ‘a puttane’ all over the world.

Un paese immedicabile che pareva avere chiuso, col 40 per cento a Renzi e al pd, quella stagione all’inferno del berlusconi-burletta e ludibrio di un intero paese, torna alla ribalta della cronaca malata perchè il Renzi, ci dicono, è felice della malleabilità piena e totale di forza italia post assoluzione che gli voterà tutte le riforme, in barba a quei rompi-co….ni dei 5 stelle.

E la politica torna vassalla e serva di piccolissime virtù civiche e puttanesimi finto-pentiti e ‘in sonno’ che diranno agli storici di regime che berlusconi era un ‘perseguitato’ e un vero ‘statista’ (sic).

Votate Renzi, cari i miei piddini da tre palle un soldo. A questo sono serviti i vostri voti delle europee. Una faccia, una razza e i cocci sono i nostri.

Impressionismi urbani

Impressionismi urbani

E, se ti capita di traversare la piazza alle tre del pomeriggio, incrociare un residente è un terno al lotto – commercianti, commesse e camerieri a parte. E, finito di sgomitare e spingere nella ressa oscena davanti alla piazzetta dei leoni, hai l’impressione, col montare dell’acqua alta in pieno luglio, di un uso di questa storica piazza, -osannata da mille viaggiatori e mirabilmente descritta da letterati e pittori nel corso dei secoli,- come di un giocattolo rotto, abbandonato e in balia di chi passa.

E il giornale locale e un noto sito web riportano il caso di quei genitori stranieri che lasciavano l’infante ignudo e col pannolone giocare coll’acqua che saliva al centro della piazza e portarla curioso alla bocca – e una gentile signora indigena inutilmente si affannava a spiegare ai genitori la quantità e varietà di colibacilli fecali contenutivi e certamente insalubri, ma quelli spallucce: visitare Venezia merita pure una piccola scarica di diarrea del pargolo, così come Parigi, per un tale indimenticato, ‘valeva una messa’.

E il risuonare delle musichette opposte delle piccole orchestre dei bar suona quasi come i brani da ‘allegria di naufragi’ del noto film ‘Il pianista nell’oceano’ e, fuori, nella notte mortale del Titanic galleggiava la bianca montagna incantata dell’immenso iceberg semi sommerso. E non manca molto, per malefica incidenza statistica e probabilistica, che i bianchi icebergs delle ‘grandi navi’ cozzino mortalmente e mandino in frantumi qualche pezzo della riva della Giudecca o della stessa ‘piazza’ – e sarà da ridere/piangere per come i signori delle crociere e dei ‘posti di lavoro del porto’ giustificheranno l’incaponimento con cui giurano che mai e poi mai una tale iattura potrà avvenire: Schettino e Genova insegnano.

Impressionismi urbani che si sommano al ‘si salvi chi può’ della mega corruzione del Mo.se che non ci salverà dalle acque – e tracima, invece, fuor di cronaca, la fogna mediatica degli arresti e delle detenzioni eccellenti e di quel tale, il Governatore, che, poverino, si fa ricoverare in ospedale per un dolorino alle unghie dei piedi perché ‘in prigione non ci voglio andar’.

Fermate il mondo, voglio scendere.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

C’è mondiale e mondiale

E c’è un ‘mondiale’ dalle parti dell’est-mediterraneo, storica area di ‘crociate’ sanguinosissime e ferine, dove si gioca una partita da cavare il cuore – e i morti si contano a decine, forse centinaia nei prossimi giorni, se si muoverà la truppa e i riservisti si addentreranno in quell’orrendo carnaio delle città palestinesi dove si scavano i tunnel che nascondono le rampe dei missili iraniani di nuova fornitura e Hamas non si cura se muoiono i civili sotto le bombe perché altro spazio non hanno dove agire e combattere e la loro logica di combattenti è quella delle formiche guerriere che contano sul numero soverchiante dei nuovi nati – e poco importa chi muore perché, forse, la morte è una ‘soluzione’ invocata per chi vive a quel modo e in quegli stenti.

E non c’è ragione e umana commozione che valga per quei dessi, per i quali la vendetta è il vero senso del loro vivere e morire ed è inutile argomentare e porgere loro l’evidenza che dal conflitto con Israele hanno tutto da perdere e sarà nuovamente l’impero della morte, in quelle terre di storici naufragi religiosi e civili, per l’insensatezza di una guerra infinita e che mai finirà se non con l’estinzione dell’ultimo palestinese o l’ultimo ebreo.

E che quest’ultimo fuoco di guerra si sia acceso a causa della barbara e orribilissima esecuzione gratuita e miserabile dei tre seminaristi ebrei non può che farci ‘parteggiare’ per chi, in questa partita-mattanza tra ebrei e palestinesi, al massimo può essere accusato di ‘fallo di reazione’ – e se Israele segnerà il rigore di un’altra guerra vinta e la definitiva estinzione manu militari dei fanatici e folli combattenti di Hamas, beh se la sono cercata con pervicacia davvero ‘degna di miglior causa’ e speriamo che i nuovi nati intendano ragione, finalmente, e un’orizzonte di pace si apra, magari dopo il 2050, chissà, – si prendano tutto il tempo che vogliono, ma rinsaviscano, una buona volta, quei folli che sognano il Califfato, nientemeno! del Medioevo prossimo venturo.

Il portiere caduto alla difesa

E se proprio non tagliare loro la testa e cavargli il cuore – come facevano i sacerdoti dei Maya per i capitani delle squadre che perdevano nel sacro gioco della palla – almeno una riduzione dei premi-partita e degli stipendi stratosferici a quei giovanotti che se ne tornano a casa con le pive nel sacco e che celebriamo come eroi caduti alle Termopili, ma sono al centro di un business miliardario dei comprati e venduti a botte di milioni di euro – e i mondiali sono la vetrina che serve agli sceicchi che investono nel calcio per comprarsi i migliori.

E ci sarà pure una nota di umana pietas da inserire in quel contesto di umane emozioni rotolanti dietro a una palla che si insacca, ma il Saba Umberto che ci commuoveva con il distico: ‘Il portiere caduto alla difesa / ultima vana, contro terra cela / la faccia a non veder l’azzurra luce…’ era spettatore di una partita di serie D9 o F16 – dove la ‘popolarità’ che ci sottolineavano in classe i professori esegeti era effettiva e conclamata e ‘palpabile’ e le scarpe e le maglie se le compravano i giocatori con i soldi di mamma e papà e magari ci avevano su anche più di un rammendo e una toppa.
Tu vedi come cambia il mondo irrimediabilmente sotto ai nostri occhi allibiti.

#OlandaArgentina, Robben consola il figlio in lacrime dopo l’eliminazione [VID]http://larep.it/1sz2jHg http://larep.it/1sz2jHg
Foto: #OlandaArgentina, Robben consola il figlio in lacrime dopo l'eliminazione  [VID] http://larep.it/1sz2jHg http://larep.it/1sz2jHg

E’ solo calcio?

E’ solo un gioco e una palla che rotola e dieci giovanotti atletici che se la passano con perizia, d’accordo, però i Maya (o erano gli Aztechi?) ne facevano una questione di magia e divinità e chi perdeva ci rimetteva la testa e il cuore e quegli atleti venivano sacrificati agli dei cattivissimi e ostili all’umanità delle leggende di quelle popolazioni (che spreco di umane risorse!).

Però quella di una ‘seles(c)ao’ super blasonata e che ospitava i Mondiali e perciò stesso candidata in pecore alla vittoria finale è batosta che vale una guerra perduta, umiliazione cocente di un popolo di sangue misto che cede le armi alla razza ariana d’antan e la cosa non può non preoccupare un pochettino, mannaggia! Perché vengono meno le recenti certezze sulle democrazie del melting pot universale importate dopo la seconda guerra mondiale e quelle del ‘tutti insieme appassionatamente’ che chiudevano il conflitto a ritmo di rock and roll e quel sette a uno è un cappotto che le seppellisce tutte insieme – e chissà che cosa decideranno le società calcistiche del secondo millennio in seguito a questo risultato straordinario, miracoloso, mirabolante: forse di rinunciare a comprare i campioni d’altri paesi e popoli a botte di milioni di euro ciascuno e coltivare meglio e di più i vivai nazionali tutti rigorosamente di razza bianca, chissà.

E anche Matteo Renzi dovrà farsi convinto che non ce la può fare contro gli straripanti tedeschi dell’ortodossia rigorista e del pareggio di bilancio e dovrà piegarsi finalmente al ‘protettorato’ tedesco del Bilderberg e dei banchieri senza troppo protestare e agitarsi perché, davvero, dopo quella strepitosa vittoria, ‘Deutschland ueberall’ – e se vinceranno con uguale fragore di goals i cugini dell’area anseatica con maglia arancione, apriti cielo! non sentiremo più parlare di Maradona e Pelè, finalmente! bensì di quei campioni nuovi dai nomi complicati e severa morale protestante che ci riporteranno coi pensieri antichi in Europa, calcio di nuovo protezionismo incluso, e il Nuovo Mondo dovrà coltivare separatamente la sua storia e i suoi campioni.

Chi l’ha detto che ‘è solo calcio’?

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.