Archivio mensile:giugno 2014

Amen e così sia (2)

E sarà pure una ‘supposta’ storica quella di sceverare sugli avvenimenti che hanno fatto la Storia e hanno provocato catastrofi immani, – come le pistolettate dell’idiota Gavrilo che hanno ucciso Ferdinando e Sofia a Sarajevo – ma non pareperegrino il parallelo che ci sovviene con la farfalla di Hong Kong: il cui battito dell’ala è misteriosamente concatenato con lo scatenarsi di un tifone sul golfo del Messico di lì a poco.E belle e utili sono le rievocazioni storiche e i dibattiti che ci propone radiotre sul tema della Prima Guerra mondiale, dove esimi storici e cattedratici si spingono a dire che, si, gli Stati Uniti d’Europa erano contenuti, – in nuce e ‘mutatis mutandi’ – nell’impero austroungarico e che i vaneggiamenti ‘rivoluzionari’ dei nazionalisti di ogni risma e popolo e nazione sono il manifestarsi folle e demente di quel maledetto caos che sempre insidia le evoluzioni pacifiche e ordinate dell’umanità lanciata verso ‘le magnifiche sorti e progressive’. E che lo scoppio della prima guerra mondiale – dopo un periodo di pace così lungo da dover riandare all’impero romano per trovarne uno uguale – fece esplodere la follia ideologica e il vario delirio di artisti e poeti e intellettuali ‘interventisti’ malati di nichilismo e sogni de ‘la sola igiene del mondo’ che solo i milioni di morti sui fronti e nelle trincee e sotto i bombardamenti valsero a sedare e guarire.

E, si, è vero che le democrazie moderne si sostanziano di quei rivolgimenti drammaticissimi e le moderne repubbliche nascono dalla de funzione delle monarchie sui campi di battaglia e per le rivoluzioni sociali che ne seguirono, ma ancora non ci capacitiamo di come quell’onda di tsunami di follia collettiva di regnanti ed eserciti e popoli tutti abbia potuto generare non una, bensì due guerre mondiali, una di seguito all’altra, e lo scoppio della bomba atomica a suggello dell’Impero della Morte che ha segnato il Novecento.

Colla viva speranza che i Corsi e Ricorsi storici abbiano fatto il loro tempo e la Pace non abbia più bisogno di un lavacro di sangue uguale per mantenersi e durare. Amen e così sia.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

Ridateci gli Absburgo

Ridateci gli Absburgo

Non ho mai amato i sedicenti ‘rivoluzionari’. Sarà perché ho in uggia tutti quei loro discorsi sul mondo che non va come dovrebbe (ma gli Absburgo felicemente regnavano su un impero superbo, prima che Gavrilo Prinzip sparasse all’Arciduca) e, a sentir loro, il popolo – i contadini, in ispecie – odiavano i loro governanti e le maledette tasse e sognavano ‘l’unità d’Italia’. Fanfaluche.

Ed eccoli, in effetti, sulla fatidica spiaggia campana che: ‘Eran trecento, eran giovani e forti…’ e morirono come mosche, stupidamente, con i contadini che li cacciavano spaventati e avvertirono le guardie – e i Borboni si fregavano le mani per questa dimostrazione di insipienza ‘rivoluzionaria’ e stupidità risorgimentale.

E di quel suonato del Gavrilo serbo che dire, se non che ha dato la stura a tutto il peggio del caos umano e politico in Europa negli anni seguenti, come la tempestosa sacca dei venti di Eolo regalata ad Ulisse – e scoppiò una guerra da nessuno prevista in quella forma e dimensione atrocissima?
E non pare che la presente atomizzazione dei moderni stati europei associati sia migliore del governo degli Absburgo – leggendario quanto ad efficienze amministrative e di ‘buongoverno’.

E perfino Garibaldi, dall’alto della sua statua equestre – nel bel film di Soldini – scuote la testa e dice: ‘Se sapevo che ne usciva un tal popolo di dementi, vi lasciavo agli Austriaci’.

Strana Commemorazione quella di questi giorni: di milioni di morti ammazzati sui campi di battaglia e musei a cielo aperto delle stramaledette e folli trincee sulle nostre Alpi e ‘cimiteri di guerra’ rigurgitanti di croci e di nomi di gente che non ha fatto la Storia, bensì ne è stata trangugiata e cannibalizzata e sognava solo di tornarsene a casa anche ferito, anche mutilato, ma vivo.

Filmografia essenziale: – ‘Il comandante e la cicogna’ di Soldini – ‘Uomini contro’ di F. Rosi – ‘Allonsanfan’ e ‘San Michele aveva un Gallo’ dei fratelli Taviani

http://youtu.be/9mr2PyGxb-w

L’uomo dei tuoi sogni

E il potente affresco di Allen su: ‘Incontrerai l’uomo (o la donna) dei tuoi sogni’ dimostra l’azzardo della metafora perché non esiste una ‘donna (o uomo) da sogno’ e perfino Nausicaa – pare abbia confidato Odisseo a un amico, prima di morire -, era un filo balbuziente, pur nella sfolgorante bellezza e nobiltà dei patri lombi e, a volte, le puzzava il fiato perché era ghiotta di interiora di pesce-palla cotte sulla brace. E Achille era un brutalone e, a letto, la cosa si concludeva in una mezz’oretta scarsa e svogliata e con scarsi e rudi preliminari.

E, ne converrete, anche i sogni fanno spesso cilecca e sono strambi e bizzarri e menzogneri – ne sono prova le troppe battaglie perdute di condottieri a cui un sogno aveva predetto la disfatta dell’armata nemica.

E la verità è che la vita non è sogno e ‘una vita da sogno’ ce la sogniamo solo di notte e sfuma nelle nebbie mattutine col profumo del caffè, ma chissà se la vivremmo di giorno con tutte le buffe varianti e le occulte simbologie che ci rimanda l’inconscio.

Meglio, molto meglio, incontrare l’uomo e la donna delle approssimazioni e degli aggiustamenti progressivi e delle rivelazioni ‘ a posteriori’: di tenerezze e allegrie che ‘neanche ce la sognavamo’ e bella/o dentro oltre che fuori e con negli occhi il fiore di un amore sognato, si, ma da condividere qui e ora ‘nella buona e nella cattiva sorte’ ; e i sogni e le iperboli oniriche lasciamoli agli indovini e agli azzardi degli psicanalisti, – che per una che ne imbroccano vivono di rendita il resto dei loro giorni e hanno postuma fama di studiosi e scienziati.

La soma dei padri costituzionali

Che poi, se la vita è piena di rumore e furore quella della fine indecorosa della giunta comunale di Venezia e tutto l’annesso graveolente della distribuzione di tangenti e secanti che dalla Regione arrivavano al Comune (senza neanche il calcolo dell’area del quadrato che includeva il magistrato alle acque e i generali felloni e cialtroni preposti ai controlli, ma che si facevano comprare a caro prezzo per quei controlli eludere) sembra passare sotto silenzio, invece, – e la città vive la turistica vita insulsa di sempre e ‘la politica’ tesse la sua segreta tela di sempre e chissà chi ci rifilerà di bel nuovo che i probi cittadini voteranno ancora e sempre finché morte non ci separi da cotanto scempio di morale civica e speranze mal riposte di buon governo e ‘spirito di servizio’ nel ‘prestarsi alla politica’.

Che è ciò che Muro di gomma-orsoni ha detto di sé: che si è prestato alla politica obtorto collo – e di certi prestiti e colli torti ne faremo volentieri a meno. E se non proprio un ‘Pepe’ Mujica (che il dna italico-levantino non sa produrre) almeno un Cincinnato, che speriamo non sia mr. Prezzemolo: il Cacciari-sempre in piedi dei ponti di Calatrava disconosciuti e gracilini e di debito milionario che, con piglio disdegnoso apparirà sugli schermi italici a dirci: ‘Non lo fo per piacer mio…’ ma per dar Consiglio comunale a una città rintronata e tuttora incredula di non aver saputo, non aver lontanamente sospettato che tanto lordume si nascondesse sotto le acque e le paratie del Mo.se ne arginavano la piena.

E adesso, Galan-tuomini? Tutto come sempre e come prima? Ah, povero popolo sovrano! Di che soma ti hanno gravato i padri della patria costituzionali

Butta male

Butta male per il pidimenoelle. Quasi che la vittoria elettorale abbia galvanizzato tutti, compresa l’opposizione interna, – che pare non intenda recedere dalle sue posizioni e, forse, chissà, farà vedere i fatidici sorci verdi al novello Cesare.
Che farà, il brillante ragazzotto delle Cascine che sogna di rivoltare l’Italia come un calzino? Spariglierà tutto, nel caso i dieci mantenessero l’Aventino o, peggio, avviassero un’ipotesi di scissione a sinistra? Si presenterà agli elettori chiedendo il 51 per cento – come sognava di fare il suo patron spirituale, il molto disonorevole silvius berlusconis, prima di incocciare nella prima condanna definitiva del suo vivere pericolosamente?
Sarebbe mossa azzardata assai – dopo gli scandali dell’Expo e il verminaio del Mose di Venezia che ha mostrato quanto sia vera la denuncia di Beppe Grillo di uguali corruzioni e voraci spartizioni predatorie tra pdl e pidimenoelle.
E c’è ancora, in giro per web, chi, speranzoso, si augura un happy end e una resurrezione finale di un partito che dovrebbe ‘consegnare i libri in tribunale’, invece, e i suoi membri alzare le mani bene in alto gridando: ‘Siamo circondati. Ci arrendiamo.’ A casa, cari. Tutti a casa. Vinciamo poi.

Dubbi atrocissimi

Dubbi atrocissimi

Che poi ‘sta storia dei ‘lucchetti dell’amore’ che hanno fatto crollare la balaustra di un famoso ponte di Parigi ha un retro aspetto inquietante, al di là della stupidaggine che informa le menti di quegli amanti ingenui che usano incautamente la parola ‘per sempre’ (un’ingenua promessa o una terribile minaccia?). Le chiavi. Le chiavi dei lucchetti, intendo. Che fine fanno?

Se le terranno in saccoccia, quegli improbabili amanti per sempre, o sul fondo dei capienti zaini che danno addosso ai passeggeri in quelle scatole di sardine (senza l’olio che lubrifica e faciliterebbe gli scivolamenti in entrata e in uscita) che sono i vaporetti veneziani? O le buttano in acqua nel Canal Grando – novelli dogi di serenissimi sponsali col mare? E se il rapporto d’amore eterno finché dura si spezza, che fanno? Tornano a Venezia, in cerca del lucchetto sfigato, per toglierlo dalla balaustra e gettarlo a mare (quelli che le chiavi le hanno prudentemente tenute)?

Domande inquietanti che pongo a una mia amica che vorrebbe, invece, togliere via, manu militari, nottetempo o sul far dell’alba, tutto quel ciarpame ridicolo di amorazzi turistici che, statistiche alla mano, non giustifica il ricorso alla pesantezza di un lucchetto sgraziato che ‘lascia il tempo che trova’ e somiglia tanto, quanto a mancata grazia ed eleganza, alle schifezze dei fogliettini adolescenziali attaccati col chewing gum sulle pareti della corte interna della casa di Giulietta, – la sfortunata amorosa di Romeo, morta per l’inganno e l’insipienza di chi quell’inganno tragico aveva architettato.

Qui Radio Londra

Forse il Caos contiene in sé tutto il possibile, una polla di acqua di mare che contiene ‘in nuce’ tutta la vita possibile futura, ma è certo che quel suo sviluppo potenziale e affascinante brulichio lo propone in forme a volte spaventose, al punto che l’umanità, in certe svolte della sua Storia, teme di non poterlo governare e presente la Fine ormai prossima – com’è accaduto nei lunghi anni di guerra contro il nazifascismo: che niente di sicuro era prevedibile e predicibile fino al congiungimento delle armate alleate coi soldati russi a Berlino e la morte nel bunker del Mostro, la personificazione del Male assoluto: il caporale Hitler.

E oggi non sappiamo che accadrà di questo mondo rotto: un big bang sociale che proietta le sue schegge impazzite per ogni dove – e a farla da padrone in cronaca sono i numeri altissimi dei migranti che andiamo a raccogliere nel Mare Lorum e li stipiamo dove possiamo. E i sindaci siciliani si mettono le mani sui capelli e lamentano che le strutture di accoglienza scoppiano e non bastano i soldi – e gli uomini del presente s-governo ripropongono il mantra e la geremiade che ‘Ci lasciano soli e l’Europa non fa la sua parte.’

E non è chiaro che parte dovrebbe fare l’Europa: se accogliere tutti i profughi e i rifugiati che si affollano a migliaia sulle coste libiche o patteggiare coi governi africani un vallo di contenimento, una politica della dissuasione che pare cosa lunare, dato che le notizie che arrivano a chi resta in Africa e nel Medio Oriente da parte di coloro che ‘ce l’hanno fatta’ sono il detonatore di altre migliaia di arrivi di un esodo incontenibile e ‘biblico’, come lo definiscono gli stessi telegiornali.

‘Si sta / come d’autunno / sugli alberi le foglie.’ scriveva un nostro poeta dal fronte di guerra e, invero, non pare che la presente guerra delle migrazioni pacifiche e invasioni consegni sensazioni più leggere e armoniche note di speranza. E resta la curiosità, davvero massima, di sapere come evolverà questa nostra Europa i cui connotati vanno cambiando di anno in anno sotto la spinta di una migrazione epocale che somiglia, nel suo travaso incontenibile, alla crisi globale del lavoro e della produzione che si sposta dove minori sono i costi.

Un travaso che non cesserà se non quando i vasi comunicanti avranno pareggiato i volumi e sarà allora, davvero, un altro mondo da questo che ci affanna e ci sgomenta.

Chi va al mulino si infarina?

Chi va al mulino si infarina

Che cosa spinge un uomo o una donna a giocarsi la carriera, il successo politico, la fama propria e quella, indiretta, che si proietta sopra la moglie, i figli, l’amante, i parenti stretti, gli amici e i sodali di partito?

Che cosa spinge quest’uomo (o questa donna) a svendere il gioiello della personale presunzione di probità (e la fiducia ottenuta a caro prezzo dagli elettori/trici) sui banchetti dello squallido mercato delle tangenti, a uniformarsi alla sregolatezza epulonica e alla arrogante presunzione di impunità dei magna-magna di sempre: quelli delle fogne di Tangentopoli, quelli che si fregavano le mani il giorno dopo il terremoto dell’Aquila, quelli degli appalti del G8 berlusconiano?

Neanche il Mose ci salva più dalle acque alte fognarie che spurgano dagli scoli delle Grandi Opere – e per anni ci siamo toccati di sotto e ci dicevamo fortunati, noi veneziani, per il silenzio giudiziario che sembrava regnare da quelle parti: di un’impresa che pareva lavorasse alacremente e con serietà – e pazienza per l’aumento stellare dei costi che, ingenui, credevamo che fosse per via dell’altissima ingegneria del progetto, uno dei maggiori del genere in Europa.

E, invece, era come sempre: la storia infinita dei mitici 40 ladroni, i mitici imprenditori omaggiati ai congressi di Confindustria e i loro alleati politici, ruote da ungere, farina che infarina e mugnai che se la ridono e ci sbeffeggiano per questa stronzissima convinzione popolare che ‘chi va al mulino si infarina’ – che manda assolti tutti perché tutti, tutti! compreso lo scrivente (sic!), sarebbero incapaci, a sentir loro, di resistere alle sirene delle centinaia di migliaia di euro merdosi che vengono versati su fondi esteri o consegnati brevi manu dentro le eleganti borse di cuoio direttamente negli uffici pubblici alle avvenenti segretarie. Le pezzenti ricchezze.

E avete archiviato troppo presto le urla e i ‘j’accuse’ e il dito puntato di Grillo e dei suoi parlamentari, cari i miei elettori/trici che vi infastidivano i toni e la poca costruttività del Movimento 5 Stelle. Siete stati poco avveduti, poco previdenti e, forse, chissà, un filo beoti, per aver consegnato quel 40 per cento di consenso al pidimenoelle – che non pare meno mangione e ladro di ‘quelli del pdl’ che ci hanno rifilato l’Alitalia dell’italianità da salvare e i costi della ‘bad company’ i cui debiti stellari li abbiamo pagati noi contribuenti, così come paghiamo quelli del Mose e della corruzione che si lega ineluttabilmente ad ogni Grande opera.

Chissà cosa sarebbe successo se questa storia di acque alte fognarie fosse uscita prima delle elezioni europee (‘congegno a orologeria’, vero Brunetta e mesta compagnia lex luthoriana?).

Chissà se il pidimenoelle avrebbe preso tutti quei maledetti voti dei moderati di sempre: quelli de ‘chi va al mulino si infarina’, quelli che Grillo lo volevano schiacciato dal martello di Renzie-pinocchio. E adesso, brava gente, come la mettiamo? Ci teniamo i puzzoni delle fogne per altri cinque anni perché ci infastidivano i toni da Savonarola di Grillo? Pare di si e ‘passata la festa, gabbato lu santu’, come sempre, oh giudizioso popolo sovrano.

Che popolo, ragazzi! Ha ragione Soldini – che, in suo film, mette in bocca alla statua di Garibaldi-liberatore, avvilito per l’agire del suo popolo che osserva muoversi di sotto, l’espressione sconsolata: ‘Era meglio se vi lasciavo agli Austriaci.’ Già.

I postmoderni Eroi e il Surf

I postmoderni Eroi e il Surf

Mi manca l’incipit giusto, acciderboli, ma ho chiaro in mente ciò che voglio dire. Che siamo di fronte ad Orizzonti di Gloria e Magnifiche Sorti e Progressive e gliela faremo vedere noi ai Tedeschi, dice Marchionne – che progetta macchine di tale meccanica bellezza da far impallidre l’Audi e la Bmw, nientemeno; per la Mercedes e la Porsche dobbiamo attrezzarci.

E sul carro del vincitore ci si spintona e si sgomita e la Crisi è ormai ‘vorbei’, passata, uccisa come il drago delle Leggenda dalla lancia di san Giorgio-Renzie e gli alberi italici stillerano l’idromele e mille opifici nuovi apriranno i battenti e i giovani troveranno lavoro sottocasa e ci sarà lavoro e case e sanità e diritto di voto anche per i mille, diecimila prossimi arrivi sulle nostre coste di migranti a cui dobbiamo la necessaria umana ‘pietas’ e i numeri sempre in aumento sono bazzecole.

Perciò dormiamo sonni tranquilli e non disturbiamo il conducente. Sa il fatto suo, Lui e Napolitano, il Gran Vegliardo, e ci traghetteranno fuori dal Mare Tempestoso sulla spiaggia di Itaca e riabbracceremo Telemaco e Penelope e con la mitica Tela faremo tappeti rossi da srotolare sotto i loro piedi. E’ cominciata l’Età dell’Oro, Alleluia! E Roma sarà la Novella Atene di Temistocle e i Tedeschi sono come i Persiani e Salamina sarà la loro tomba e naufragio.

Ma c’è il Fattore Tempo da combattere, quello che tutto ossida e usura, e bisogna correre e fare presto perché i cicli economici positivi sono come l’onda alta di un mare ventoso che dobbiamo cavalcare come esperti ‘surfisti’. Riusciranno i nostri
eroi? Chi vivrà vedrà.