Archivio mensile:maggio 2014

Gli stanchi dei e i novelli imperatori

Di stanchi dei e novelli imperatori

E fare giardinaggio sarà pure ‘di destra’ e attività ‘ordinativa’ e autoritaria, ma consente ai pensieri di frullarti per il capo meglio delle ali di un colibrì sopra lo stagno in attesa di incauto insetto trasvolante o che pattina meditabondo sulla liquida superficie.
E, come in un frullatore, si mescolano spezzoni e tocchettoni di notizie delle più varie – di questo mondo ‘rotto’ che non argina più, non contiene, bensì deborda, esporta, trasporta coi suoi barconi i migranti e le tragedie che non sappiamo più come farvi fronte e dare adeguata accoglienza – che già i nostri giovani si fanno migranti a loro volta e se ne vanno raminghi ed esuli in suol straniero.

E mi torna a mente quel che si leggeva sulle guide turistiche al tempo dei miei quattro viaggi in India: di un’anima indiana mite e gentile e, invero, sembravano davvero miti e servizievoli e in taluni casi perfino dolciastri quei tali, uomini e donne, ma qualcosa si è rotto anche in quel paese di dei-animali e di tozzi lingham spiritualmente rivolti in alto, dove starebbe Shiva colla sua Parvati e Vishnu e Durga, la dea-guerriera, simbolica potenza del femminile che oggi è svilita e stuprata e uccisa – e l’immagine delle due giovinette appese a un albero di mango testimonia l’abisso e la miseria di una amoralità indiana che ha dimenticato i suoi dei e i villaggi contadini della mitezza ghandiana.

E quando il frullo dei pensieri diversi prende in considerazione il Renzie italico, presto lo abbandona sconfortato perché è uno strano clima di carri trionfanti e novelli imperatori e archi di trionfo quelli che si disegnano nell’ascolto della radio e si leggono in Rete – neanche avessimo incontrato in questo scorcio di secolo nuovo un novello Temistocle capace di rinnovare i fasti della Grande Atene e invece è solo uno che ‘ci prova’ a dare qualche rispostina adeguata agli immensi problemi di un paese prostrato dalla crisi – e tu vedi chi si aggioga al carro del vincitore: perfino quella Confindustria i cui adepti si spellavano le mani quando il grande Imbonitore andava ai loro convegni e barzellettava da par suo e oggi, invece, il novello Principe fiorentino li snobba, loro e i sindacati dalle stanche orazioni e rivendicazioni, e tira dritto e vedremo come andrà a finire, chi vivrà vedrà e i cocci saranno i suoi. http://www.corriere.it/…/india-ennesima-violenza-branco…

Pedalare fa bene, pungolare è meglio

Pedalare fa bene, pungolare è meglio

Okkei, okkei, niente scossone. Tutti tranquilli e allineati dietro al nuovo padrone, il venditore di lingerie e bricioline in busta paga per far ripartire la crescita. Che sia un risultato storico è tutto da dimostrare, statistiche alla mano. Il 40 per cento lo raggiungeva anche la Dc, nei suoi momenti migliori – o sotto l’onda della paura dopo le bombe nelle banche e le stragi di Bologna e dell’Italicus e non è una cosa di cui dirsi fieri.
Un voto di stabilità, di ‘responsabilità’, lo dicono, di quella massa amorfa di ‘moderati’ che dopo la morte della ‘balena bianca’ ci regalarono berlusconi-lex luthor e i suoi mille processi per evasioni/corruzioni, e le sue puttane e i ‘lettoni di putin’ – e lo difesero a spada tratta e senza ritegno e senso della vergogna, ad onta dell’impresentabilità in Europa e nel mondo e del pecoreccio dei suoi comportamenti pubblici e privati e delle barzellette che erano la sua cifra stilistica e la sua malata ‘italianità’ distintiva.

In realtà un voto ‘da paura’ per la quantità di potere che consegna in mani sospette, mani capaci dei peggiori inciuci politici di vertice e mai capaci di vera ‘risoluzione’ dei problemi – e speriamo di essere smentiti e che la crescita riparta, invece, e i consumi e i redditi delle famiglie e delle imprese, e il lavoro ritorni per i giovani e per chi l’ha perso, cinquantenni inclusi.

Non è mai una buona cosa premiare troppo i vertici politici di un paese o di un governo perché tenderanno a sedersi sopra a quel loro risultato tranquillizzante. Per questo mi sono speso per Grillo e il suo sano e onesto pungolo a fare di più e meglio – e a restituire il maltolto del finanziamento ai partiti e della corruzione stellare delle ‘grandi opere’ e degli appalti.

Però così ha deciso il ‘popolo sovrano’ – sovrano per un giorno – e speriamo che, per una volta, una sola, si smentisca l’adagio che ‘passata la festa gabbato è lu santu’ perchè, giunti a quel punto, vi posterò una bella e solida bicicletta in primissimo piano e, sotto, la didascalia: ‘L’avete voluta? Pedalate, cari, pedalate.’ Pedalare fa bene.

Come l’amore

Si lo so che siete preoccupati, voi gente responsabile che sempre avete votato con coscienza contro ogni estremismo d’antan e ci avete regalato i decenni dell’infamia democristiana – e quegli altri decenni non meno infami del satrapo puttaniere de ‘i giudici comunisti’ e ‘i quattro colpi di stato’ e le altre facezie che ancora si ascoltano in tivù e sembrano l’eco in dissolvimento della follia collettiva che sfuma nella pianura padana dei secessionisti in disfacimento di ‘Varese ladrona’.

 

Siete preoccupati, lo so, di questa figura strana che riempie le piazze e grida contro il vostro passato di acquiescenti e complici e, forse, gli riuscirà il colpaccio di arrivare al 27 per cento nelle urne europee e lo sconquasso sarà forte, ma non succederà niente di speciale, credetemi, a parte arrivo dell’estate più afosa della vostra vita – come lo è ogni estate nuova che precede l’autunno e ci fa credere che anche l’inverno, in fondo, ha un suo senso nel ruotare del pianeta rispetto alla nostra stella.

 

E so anche che avete pensato a quella scena bellissima di un film magnifico che è passato giusto ieri in tivù: ‘Cabaret’ – la scena dove i tre protagonisti stanno seduti a tavola nella trattoria ‘Waldruhe’ (la pace del bosco) e ad un tratto di leva il canto ammaliante e la voce chiara e l’inno di un ragazzo biondo inquadrato in primissimo piano che cattura l’attenzione di ciascuno e tutti. E mentre il canto ci cattura la cinepresa si allontana e ci fa vedere la divisa del giovane biondo – ed è una divisa da nazionalsocialista e, mano a mano che l’inno avanza e srotola le sue strofe e la musica si fa impetuosa, ognuno dei presenti si alza in piedi e partecipa al coro degli iniziati – e il coro si fa massa e voce sempre più forte e, nel finale, si leva alta la mano destra del biondo cantore nel gesto del ‘Sieg Heil’ hitleriano che tanta parte del nostro triste passato ha riempito di tragedie e tregenda.

 

E quando Grillo dice di essere ‘oltre hitler’ dice una cosa ovvia perchè hitler è già stato in una Storia che nessuno vuole che torni ed è una coglionata e uno spot elettorale renziano o berlusconiano dirlo ri-proponibile e lo ha detto perchè i toni da comizio a volte prendono la mano e se uno ti insulta o ti dà uno schiaffo non è facile porgere l’altra guancia – sopratutto se chi insulta si chiama berlusconi e ci ha fatto vivere i peggiori decenni della nostra vita che ‘era meglio morire da piccoli’.

 

Perciò andate tranquilli alle urne, cari i miei elettori spaventati e fin troppo responsabili nei decenni delle vostre vite. L’estate sarà calda come sempre e il mare piacevole per i vostri bagni e, forse, chissà, neanche usciremo dall’Europa, il che sarebbe stato ‘una soluzione’ (come l’arrivo de ‘i Barbari’ della bella poesia di Kavafis) ai tanti dubbi e timori che abbiamo nutrito fin qui sulla tenuta dei nostri conti economici.

Uno scossone ci vuole, ogni tanto, nelle nostre vite. Stimola l’adrenalina, come l’amore, e ci fa sentire vivi e capaci di sognare cose nuove. Provare per credere. Vota Beppe, Vota Beppe, vota Beppe.

Le caotiche frontiere di terra e di mare

Ho scoperto, con mio sommo sgomento, che l’attività di giardiniere è ‘di destra’. Tutto quel potare e tagliar via ‘ciò che risulta eccessivo’ (G. Celaya) ed eliminare le piante parassite e il regolare la prodigiosa crescita del convolvolo a favore del gelsomino in fiore e la guerra contro il formicare incessante di migliaia di formiche – che cento ne stermini ed altrettanto si ripresentano all’appuntamento il giorno dopo provenienti da chissà dove, chissà dove.

E il combattere tutti i santi giorni i voraci afidi che si mangiano le tenere foglie appena apparse e l’accostargli le coccinelle (anch’esse di destra, autentiche formazioni paramilitari in divisa a pois) che se li mangiano di gusto e disinfestano in modo ecologico – tutto questo è maledettamente ‘di destra’ e legato a un’idea di ‘ordine’, di ‘selezione della razza’, di volontà di opporre un’idea regolatrice al dilagare del Caos. Che dalla sua ha l’arma di distruzione di massa della proliferazione incessante e il vento e gli uccelli che trasportano i semi da ogni dove – e ti ritrovi stranissime piante nei vasi germogliate chissà come, e le osservi crescere curioso fino al momento in cui decidi di estirparle ‘perché non danno frutto’, come suggerisce un apologo citato nei Vangeli.

E sarà di destra quella predicazione di Ghandi che, visitando gli slums di Calcutta e Bombay osannato dai suoi poveri, suggeriva loro – vanamente – di tornare ai villaggi dove vige la frugalità contadina e un piatto di riso lo rimedi ogni giorno – mentre in quegli slums orribili a vedersi si consumava violenza e criminalità assassina e nessuno si prendeva cura dei troppi miseri che morivano di fame per strada?

E, per tornare ai giardini (e alle rose che venivano amorosamente coltivate dagli aguzzini dei campi di concentramento, come si scoprì a Norimberga), sarà di destra anche l’ammirazione che proviamo per i giardini di Versailles e le altre regge europee che abbiamo visitato? Non sarà che tutto quell’ordine e le geometrie dell’arte topiaria e le fontane e le ninfe statuarie e gli Ercoli muscolosi e i putti al centro delle vasche nascondano un’idea di maledetto ordine avverso al proliferare del Caos?

‘Ho coltivato l’idea della perfezione’, confidava di recente un Eugenio Scalfari disilluso e reso saggio dall’età, ‘ma mi sono dovuto arrendere al Caos trionfante e imperante.’
Anche i più lungimiranti semidei del pensiero ordinativo depongono le armi, ahinoi.

Che ne sarà di questa nostra Europa che ha saputo riordinare le sue città oppresse dalle macerie della guerra totale e si era brevemente illusa di andare incontro alle ‘magnifiche sorti e progressive’ di uno sviluppo economico ininterrotto e di governare al meglio il suo futuro? Saprà ritrovare se stessa e la sua Gioia, cantata a gole spiegate nell’inno di Schiller, anche nel disordine imperante e incessante delle sue frontiere di terra e di mare?

Ulteriori sviluppi

Mi sono convinto che è una questione di dna dei neuroni. Di pensarla in un modo piuttosto che in un altro, intendo.
Prendete la questione ‘migranti’. I sostenitori delle opposte tesi non sono d’accordo neppure su un lessico comune. Gli uni parlano di ‘invasione’ e di numeri fuori controllo e accoglienza impossibile e costi insostenibili, gli altri di normali ‘flussi migratori’ e di ‘porta dell’Europa’ e ‘dinamiche dell’accoglienza’ – sempre possibile e auspicabile, a sentir loro, ad onta dei centri che scoppiano e la Charitas in grave affanno e che si rifiuta di intervenire in talune situazioni se non con l’ausilio della forza pubblica.
E i milioni di euro del costo dell’operazione ‘Mare nostrum’ diventano per questi ultimi ‘quattro soldi’ di cui vergognarsi a fronte dell’immenso dramma dei sette milioni di profughi siriani stipati nei campi giordani e turchi.
Parbleu! vien da chiosare. Chissà quante belle cose ne uscirebbero con quei quattro soldi per l’asfittica politica economica del presente governo -sempre alle prese con la quadratura dei conti del bilancio statale. Magari l’ampliamento della fascia di godimento degli ottanta euro promessi ad altre persone e famiglie in difficoltà e le imprese in affanno o la costruzione di nuove carceri – dato l’incombere della mega multa europea per l’inadempienza dell’Italia in merito. Chi ha più suggerimenti da offrire più ne dia; l’accoglienza, almeno in questo caso, è garantita.

E basterebbe osservare il fenomeno ‘in uscita’, invece che in entrata, per capire che torme di giovani neri senza lavoro e che esercitano impuniti il commercio illegale o le carceri che scoppiano per il troppo pieno di ospiti ivi migrati perché non han trovato di meglio da fare che delinquere sono l’evidenza di un’accoglienza lunare e folle di un paese tutto ‘fuori misura’ e privo di un alfabeto neuronico comune. E che, forse, è meglio pensare a forme di dissuasione e argini mediatici e chiari messaggi di ‘non possumus’ rivolti a quei migranti che ‘le tentano tutte’ ad onta dell’evidenza che non andranno a star meglio, se non in un piccolissimo numero di casi.

Quale sarà il numero di ingressi e approdi burrascosi che determinerà l’allarme finale e l’allineamento delle opposte opinioni in merito in un’evidenza di disordine sociale non più gestibile? I 600mila di Alfano o gli 800mila di quel funzionario chiamato a deporre e ‘dare i dati’ alla Commissione parlamentare preposta? Attendiamo i fatidici ‘ulteriori sviluppi’.

Chi vivrà vedrà

Si lo so che rischio di passare per cinese e perdermi negli artifici del ‘dao’ che vuole indicare la ‘via’ e disciplinare l’essere che si perde nel nulla, ma, suvvia! converrete con me, in quest’alba oscura di nuvole di domenica 11 maggio, festa della mamma, che un filo di ordine e nuova disciplina sociale e rigore morale e santi ‘valori’ da reintrodurre e imporre anche un po manu militari ci vuole, date le notizie in cronaca che ci affannano.

E se Genny ‘a carogna ha passato il segno e mostrato la corda del nostro sport (corda con cui dovremmo legarlo stretto e appenderlo a un alto pennone per giorni sei senza acqua né cibo e la gogna di chi passa di sotto), lo Scaiola spezzino non è da meno – con quel po’ po’ di carico di imputazioni di concorso in associazione mafiosa che ci fanno credere che in Forza Italia non facesse schifo alcuno prendere quei voti e servire i loschi interessi malavitosi.

E scordatevi di riavere nelle patrie galere il dell’utri e il matacena che sognano il ‘buen ritiro in quel Libano dei Cedri che ci ha insegnato il senso e la pratica dell’essere ‘levantini’- e i bravi avvocati locali sapranno ben far valere le loro ragioni e li mostreranno perfino perseguitati, come già il Ghedini e il Longo facevano da noi col loro assistito, amico e sodale e patron di entrambi i condannati.

E converrete che uno scappellotto potente ci vuole che cacci a pedate questa genia di malfattori dalla scena pubblica e li dica politicamente insignificanti dopo il 25 maggio – e quale altro partito o movimento incarna meglio e più di altri, oggi, l’indignazione e la voglia di ‘calci in culo’ a questa classe politica di imbelli e vocati alle peggiori corruzioni del Movimento 5 stelle?

Così, giusto per darvi una indicazione generica e suggerirvi che un altro mondo e nuovo ordine è possibile. Chi vivrà vedrà. Vinciamo noi.

Genny ‘a carogna e le stelle

Ammettiamolo, abbiamo serie difficoltà a gestire le cose. Soffriamo tutti di una qualche forma di demenza – non solo i nostri vecchi negli ospizi, che, di quando in quando e su richiesta delle A.s.l. vengono sottoposti alle visite neurologiche per le opportune certificazioni.

Il fatto è che dalle partite negli stadi, – dove ci misuriamo coll’impotenza a governare e castigare i ‘cattivi’, le bestie delle curve sud o nord, e con la vergogna di dover ‘patteggiare’ la loro esistenza in vita e il loro essere temibili guerrieri metropolitani – alle distese di immigrati e rifugiati che dormono nella stazione di Milano e ci costringono a constatare che nulla possiamo contro l’entropia del caos delle cose e delle persone, e per finire colle mille frane e catastrofi annunciate di ogni pioggia abbondante, tutto converge nell’amaro in bocca che niente è nelle nostre mani di semidei nelle forme e nell’ordine che vorremmo disegnare.

E vorremmo tutti vivere in luoghi dove ‘vivere è bello’ (tipo: ‘Vedi Napoli e poi muori’, ma il rischio è che in tanta reclamata beltade partenopea si muoia di fetenzia e aria irrespirabile, per via dei cassonetti bruciati e la monnezza a mucchi e quintali per le strade), e, invece, ci misuriamo ogni santo giorno colle cose che non vanno e con i cittadini reprobi che non adottano comportamenti civili – e non raccolgono le cacche del cane e ti rigano la carrozzeria se parcheggi in un posto che hanno deciso che è il loro posto.

E tuttavia avanziamo verso il futuro armati delle tecnologie nuove e nuovissime e le avanguardie della scienza e della tecnica ci rassicurano che governeremo, per loro tramite, perfino i viaggi spaziali e colonizzeremo nuovi pianeti e il Cosmo sarà nostro – salvo misurarci in guerre stellari con eventuali intelligenze aliene.

E siamo stupiti, ad ogni nuovo risveglio, di questa nostra fragilità e incapacità a governare l’entropia – e la Storia dell’uomo, invece, ci racconta di un progresso segreto, sotterraneo, sia pure col passo del gambero, che ci proietta verso le stelle.

Uscire a riveder le stelle, già. Chi glielo dice a ‘Genny ‘a carogna’ che siamo vocati a questo?

Figli di Prometeo

Un misero impasto di acqua e fango?

Era una lotta impari e l’hanno vinta. I semidei contro gli dei, intendo. I figli di Prometeo – dal fegato rosicchiato ad ogni nuova alba- che del fuoco hanno fatto buon uso e quel fuoco hanno contrapposto all’acqua che li ha annegati millenni fa – ed è sopravvissuta una sola famiglia, quella di Noah, che aveva gli stessi geni malefici degli annegati, ahinoi, e siamo punto e a capo.

E se hanno perso gli dei pagani, ha perso anche il solo e vero Dio biblico, relegato nei fantasiosi empirei di un Cielo che un astronauta russo burlone disse vuoto, dal chiuso nella sua navicella spaziale orbitante, – e i molti, i moltissimi figli di Adamo saranno l’Uno e l’umanità si farà divinità collettiva nel correre dei saecula saeculorum perché si è resa conto che può fare a meno delle suggestive leggende religiose e, una volta acquisita la necessaria dimestichezza con le leggi della meccanica quantistica e celeste, percorrerà il Cosmo, trascorrendo senza soluzione di continuità dal passato al futuro, e lo dominerà e stabilizzerà.

Così ci illude la scienza, moderna ancella delle antiche religioni e già oggi è possibile, con un opportuno software, ridare vita ai morti e creare degli avatar virtuali, raccogliendo quante più informazioni possibili egli (il caro estinto) ha lasciato in vita.
Ed è vero che ‘ci sono più cose in Cielo e in Terra’ di quante ne possiamo immaginare, ma siamo solo ai Primordi, alla Preistoria dell’Uomo e relativi Miti fondativi.
Dateci il Tempo necessario e vi faremo vedere noi di che pasta siam fatti. Altro che un misero impasto di acqua e fango!

Un misero impasto di acqua e fango?</p>
<p>Era una lotta impari e l'hanno vinta. I semidei contro gli dei, intendo. I figli di Prometeo - dal fegato rosicchiato ad ogni nuova alba- che del fuoco hanno fatto buon uso e quel fuoco hanno contrapposto all'acqua che li ha annegati millenni fa - ed è sopravvissuta una sola famiglia, quella di Noah, che aveva gli stessi geni malefici degli annegati, ahinoi, e siamo punto e a capo. </p>
<p>E se hanno perso gli dei pagani, ha perso anche il solo e vero Dio biblico, relegato nei fantasiosi empirei di un Cielo che un astronauta russo burlone disse vuoto, dal chiuso nella sua navicella spaziale orbitante, - e i molti, i moltissimi figli di Era saranno l'Uno e l'umanità si farà divinità collettiva nel correre dei saecula saeculorum perché si è resa conto che può fare a meno delle suggestive leggende religiose e, una volta acquisita la necessaria dimestichezza con le leggi della meccanica quantistica e celeste, percorrerà il Cosmo, trascorrendo senza soluzione di continuità dal passato al futuro, e lo dominerà e stabilizzerà.</p>
<p>Così ci illude la scienza, moderna ancella delle antiche religioni e già oggi è possibile, con un opportuno software, ridare vita ai morti e creare degli avatar virtuali, raccogliendo quante più informazioni possibili egli (il caro estinto) ha lasciato in vita.<br />
Ed è vero che 'ci sono più cose in Cielo e in Terra' di quante ne possiamo immaginare, ma siamo solo ai Primordi, alla Preistoria dell'Uomo e relativi Miti fondativi.<br />
Dateci il Tempo necessario e vi faremo vedere noi di che pasta siam fatti. Altro che un misero impasto di acqua e fango!