Archivio mensile:aprile 2014

Addavenì Beppone

Addavenì Beppone

Credo che Napolitano non abbia ancora i poteri di un pontefice, perciò la tesi del berlusconi di un ‘motu proprio’ avente a oggetto la tanto sospirata ‘grazia’ è indubbiamente infondata.
E che la grazia gli sia arrivata, invece, dai tanto vituperati ‘giudici comunisti’ lo testimonia la pena ridicola che gli hanno comminato: 7 giorni di ‘servizi sociali’ invece degli undici mesi di arresti domiciliari dovuti. Segno che la discrezionalità della pretesa ‘giustizia’ italica è direttamente proporzionale alla cattiva fama e al potere di influenza mediatica del condannato.
Una ‘riforma della giustizia’ andrebbe fatta per certo, quantomeno per raddrizzare questo storico torto e l’ignominia che si riversa sulla frase, ormai ridotta a puro sarcasmo: ‘La giustizia è uguale per tutti.’
Se serviva una ragione in più per dare uno scossone all’Italia dell’infamia degli ultimi quarant’anni, eccola. Vota Beppe, vota Beppe, vota Beppe. Addavenì Beppone!

Oh when the Saints….

Oh, when the Saints…

Chissà che se ne fa la chiesa di tutti quei suoi santi e beati – una quantità di gente di cui sappiamo poco o nulla perché ‘Le Vite dei Santi’ è libro pochissimo letto fuori dai conventi e dai convitti per aspiranti seminaristi e boy scout e focolarini.
E che tristezza tutte quelle ossa e falangi e rotule e teschi imprigionati nelle loro teche d’argento nelle chiese che chiamano ‘le reliquie’ dei santi e dei beati – e dovrebbero essere veicoli di miracoli, ma la cosa è dubbia e mai veramente accertata se non nel chiuso delle ‘commissioni’ di vescovi e prelati deputate ad avviare le cause di beatificazione. E nessun ateo e scienziato vi ha accesso privilegiato e diritto di parola e contestazione, – che perfino sul sangue di san Gennaro stiamo ancora disputando se e quando si scioglie e quali sfracelli annuncia o anni buoni e meno buoni come negli auguri che ci facciamo a Capodanno.

Però la chiesa trionfante ci sa fare nel darsi visibilità e attirare centinaia di migliaia di persone in piazza per la festa del suo centomillesimo santo a coppie di due o di intere comunità di martiri, come è accaduto in Spagna – e un codazzo di diplomatici e capi di stato sono ben felici di farsi un viaggio e un week end a Roma, col lustro che sempre si cava in patria dal dirsi e mostrarsi cattolici o, quantomeno, compresi dell’importanza della Fede e della Dottrina di Santa Romana Ecclesia.

Mancano notizie su quanto avviene nelle comunità induiste o buddiste e maomettane – fatto salvo il ‘ramadan’ dei nostri immigrati e la notizia di qualche decina di morti in Arabia Saudita, di quando in quando, per la ressa dei pellegrini intorno alla ‘Ka’ba’, la pietra santa dell’Islam caduta dal Cielo per troppo peso, come si dice degli angeli.

E ancora non mi è chiaro dove si stipano e si stiperanno tutte quelle centinaia di migliaia di santi e beati e i milioni di credenti accreditati di futuro paradiso se si eccettua la mitica valle di Giosafatte, luogo deputato del Giudizio Universale – che suppongo sarà sbrigativo e sommario e poco gradito agli avvocati della difesa di berlusconi silvio, ai quali sarà sbrigativamente negato ogni patrocinio legale ultimo e, di certo, tutte le prescrizioni e gli appelli alla Corte Europea.

E ancora mi risuona nella mente quella frase arguta di G. G. Marquez che così rispondeva a un giornalista: ‘Non mi sono mai troppo occupato di Dio, ma spero che, se esiste, voglia Lui occuparsi di me, in un qualche suo modo amoroso.’ (libera citazione).

E mi è chiaro il perché mi piaccia di più rileggere per la terza volta ‘Cent’anni di
solitudine’ piuttosto che ‘Le vite dei santi’ o un sunto del ‘Breviario’.

http://youtu.be/wyLjbMBpGDA

Non c’è partita

E’ tutta colpa di Renzi se non si imbastiscono più polemiche politiche degne di questo nome (quelle di berlusconi contro di lui, infatti, sono polemiche da centro anziani – detto con tutto il dovuto rispetto per gli anziani e nessun rispetto, invece, per il principe degli imbonitori).

Come volete che si indigni e protesti uno che si troverà gli ottanta euri in busta paga, infatti, e/o gli ‘incapienti’ e i pensionati a cui vengono rivolte le promesse che verrà presto il loro turno di una riduzione irpef o altra regalia governativa? Non c’è ‘partita del cuore’ che tenga in questa campagna elettorale che vede i boys del movimento 5 stelle all’attacco e conquistare posizioni su posizioni e il partito democratico ridotto al ‘panem et circenses’ che lo diranno primo partito in Europa, se gli andrà di c… come sperano e fanno gli scongiuri perfino quelli della fronda interna.

Perché se, invece, sarà la somma delle destre a farla da padrone, secondo predizioni e sondaggi, apriti cielo! L’Europa franerà come un gigante d’argilla e si apriranno scenari da incubo quali il ritorno alla ‘liretta’ e le derive greche e portoghesi e spagnole – che ancora nessun economista di vaglia ci ha raccontato nel dettaglio che cosa comporterà una tale frana sui mercati di dopodomani e quali ‘declassamenti’ sotto zero ci verranno dalle agenzie di rating.

Chi vivrà vedrà e i cocci sono i nostri, cari elettori/trici. Il futuro ricomincia sempre e, se siamo rinati da una prima e una seconda guerra mondiale, rinasceremo anche da quest’altra catastrofe annunciata – il come sarà oggetto di futuri reportages sempre su questi schermi e networks.

Verità vo’ cercando….

Ho scoperto da cosa origina la mia passione per la Storia: dalla passione per la Verità.Gli storici si provano a dirci -con grande fatica e risultati spesso dubbi- cosa effettivamente è accaduto in un luogo e in un tempo delle vite degli uomini.

Giulio Cesare ha varcato il Rubicone: cosa ce lo conferma, quali fonti abbiamo, che conseguenze ne sono scaturite.

Giulio Andreotti ha baciato Riina (che schifo!): come facciamo ad assodarlo ed esserne certi, al di là delle nulle ‘verità’ giudiziarie che si limitano a girare attorno alle questioni poste dai processi – con vane schermaglie di legulei e stanchi p.m. e le vittime invendicate e i parenti sconsolati e affranti per sentenze che mandano assolti e/o prescritti i peggiori barabba.

‘Verità vo’ cercando ch’è si cara al mio cuore.’, scriveva il poeta, ma, in realtà, della Verità delle cose e degli eventi non importa un fico a nessuno, se consentiamo al procedere e permanere del farraginosissimo ‘sistema giustizia’ italico dei tre gradi di giudizio-tre e sul quale tutti abbiamo molto da ridire – e di certi giudici diciamo che si meriterebbero il castigo che infliggono agli innocenti e l’ignominia che pende sulle teste di certi colpevoli palesi sempre impuniti o che si fanno un massimo di giorni 7 di ‘servizi sociali’ e beffe dell’interdizione dai pubblici uffici e dalle campagne elettorali.

Nulla è più bistrattato e negletto della Verità e della Giustizia che ne dovrebbe conseguire – e ancora nulla sappiamo, né sapremo dei colpevoli delle molte stragi italiche – e l’intera nazione tedesca preferisce non sapere che cosa è effettivamente successo nei neuroni e nelle sinapsi dei loro nonni defunti con ignominia storica che scattavano sull’attenti, fin da bambini, al passaggio dei cortei hitleriani e alzavano la mano gridando ‘Heil’. E ne seguirono i bombardamenti sulle città e milioni di morti ammazzati sui fronti di guerra.

E viviamo tutti di miti stanchi e poco veritieri e partecipiamo ai riti antichi e leggendari delle pasque di resurrezione, ma se ci interrogano sul fatto se sia credibile o incredibile che un corpo umano leviti verso l’alto con ossa, muscoli e nervi e capelli e si perda nell’azzurro cielo, levando alto l’indice e con in mano il bianco stendardo che conosciamo rispondiamo che:

‘Beh, insomma, è un fatto di Fede, no? O ce l’hai o non ce l’hai.’ E beato chi ce l’ha perché di esso è il Regno dei Cieli.

Ecco un altro torto che mi fu fatto da bambino -quando il prete mi invitava a uscire dall’aula perché si seccava delle troppe domande che gli ponevo e che non trovavano razionale spiegazione.

Ma perché diavolo io non trovo una qualche Fede praticabile e un filo credibile – un filo più di una favoletta consolatoria, mi dicevo. E che perpetua l’intollerabile ingiustizia di escludermi dal paradiso dei credenti.

Che ho fatto mai di male per meritarmi questo, mannaggia?

La Gioia dei Campi Elisi

E’ di stridente contraddizione ricordare che l’Europa – forse in un soprassalto di speranza di un futuro migliore – si è data come suo inno ‘L’inno alla Gioia’, l’ode di Schiller divinamente musicata da Ludwig van, il semidio del pentagramma.

E, invece, ci apprestiamo ad andare alle urne come a una ‘Marcia Funebre’, pieni di rancori, noi cittadini del Sud mediterraneo incapaci di rigore e di ‘fare i compiti a casa’ e garantire il pareggio di bilancio che abbiamo scritto perfino in Costituzione, ma col bizantinismo di dirlo ‘equilibrio di Bilancio’ – giusto per non smentire le storiche nostre origini e ‘una faccia, una razza’ di quando eravamo tutti sudditi di Bisanzio e già disputavamo, manu militari, coi Celti e gli Alemanni e i Longobardi – i Barbari, li dicevamo.

E ci sono tutti i segni e i segnali di un’Europa che gira il viso non più gioioso, ahinoi, verso il suo passato di stati nazionali riottosi e alcuni desiderosi di sbarazzarsi al più presto dell’Euro e della magnifica idea di un’Europa ‘Tochter aus Elysium’ – figlia dell’Eliso, nientemeno! e qui tocca notare l’ironia di quei Campi Elisi dove i morti gioivano la realizzazione dei loro desideri e passioni da vivi.

I morti e i vivi dell’Europa, già. E chi voterà contro l’Europa dirà di sé e dei suoi che siamo ‘più morti che vivi’ proprio a causa dell’Euro e del rigore degli Alemanni e illuderà i riottosi e gli indignati che fuori dall’Euro avremo vita più facile e migliore e stamperemo moneta e svaluteremo e l’economia nostra ripartirà a razzo – che, detto così, suona un po’ come una presa per i fondelli, un sogno lungo un mese, il mese di maggio, mese di elezioni europee, – che se non darete uno scossone potente ai ‘grigi burocrati’ che ci hanno governato fin qua, ci toccherà imparare a nuotare a gattino cieco, secondo il noto imperativo che ‘quando l’acqua arriva al collo….’

Chi vivrà vedrà, cari lettori. Intanto godetevi l’Inno, che è davvero molto bello, al di là delle naufragate speranze e le lontane ambizioni.

 

 

 

L’INNO ALLA GIOIA
Friedrich von Schiller

Gioia, figlia dell’Eliso,
Fiamma d’oro giù dal ciel,
Noi veniamo, ardenti in viso,
Diva eccelsa, al tuo sacel.
Il tuo fascino affraterna
Ciò che il mondo separò,
Frantellanza impera eterna
Dove l’ala tua posò.
Chi al supremo ben pervenne
D’un amico al fido cuor
Chi soave sposa ottenne
Sia con noi nel gaudio d’or.
Sì, chi anche un cuore solo
Sua nel mondo può chiamar ;
Chi nol può trascini in duolo
Via di qui suo triste andar.
Gioia al sen dell’Universo
Posson tutti i vivi aver,
Vanno il buono ed il perverso
Pel fiorito suo sentier.
Ebbe ognun fino alla morte
Vino, amore e un fido cuor ;
Voluttà fu al verme in sorte,
L’angel gode in te, Signor.
Van gioiosi nella gloria
Mondi, luce e vita a dar,
Ite, figli ad esultar
Come prodi in gran vittoria !
Siate avvinti, o milioni,
Nella gran fraternità !
Figli ! Sommo un padre sta
Sopra gli astri e sopra i tuoni.
Vi prostrate, milioni ?
Senti Iddio, mondo, tu ?
Volgi il guardo sopra gli astri,
Sopra gli astri sue regioni.

Cronache marziane dal paese di Bengodi

  1. Cronache marziane dal paese di Bengodi

    Tra una ‘gavotta’ e una ‘sarabanda’, su Radiotre capita di ascoltare interessantissimi dibattiti – e, questa volta, è toccato ai rumeni l’essere protagonisti, nel bene e nel male.
    Il male è che, a Padova, troppi sono i furti con scasso a carico principalmente di negozi, ma anche di appartamenti – e pare che i criminali rumeni vengano regolarmente in Italia …a farsi i ‘week end’ di furto con scasso e privilegino il nostro paese perché nazione di leggi e magistrature permissivissime e comprensive e tolleranti quali non si riscontra negli altri paesi europei.
    Non a caso siamo la patria del Beccaria e dell’iper garantismo berlusconiano dalle mille prescrizioni e degli indulti napolitanici e dei pietosi affidamenti ai ‘servizi sociali’ che sostituiscono gli arresti domiciliari.
    E che ti fa l’Ivo Rossi, sindaco di Padova in quota Pd che ha sostituito Zanonato, preoccupato che non si diffonda il verbo anti rumeno che fa di ogni erba un fascio? Chiama a Padova, a collaborare coi nostri, alcuni poliziotti rumeni.
    Forse su suggerimento di una sua consigliera ex immigrata clandestina rumena, ma oggi bancaria e perfettamente integrata, che deve avergli detto in privato: ‘Tu chiamali, perché i nostri ci hanno il know how giusto e, se li pigliano e magari li lasciamo una mezz’oretta faccia a faccia lontano da occhi e orecchie indiscrete, capace che non li vedremo più così facilmente da queste parti in trasferta turistica.’
    Scherzi a parte, pare che noi italioti si sia un filo troppo tolleranti con il crimine e la criminalità e abbiamo bisogno di integrazioni ‘europee’, – chi l’avrebbe mai detto
    che avremmo avuto questo genere di ‘sinergie’?
    Viva L’Europa delle sinergie impensabili e ‘strane’ e pollice verso per quell’altra Europa: quella che ci lascia soli davanti al dramma delle coste-colabrodo – e l’intero arco della povertà mediterranea e dei rifugiati ‘aventi diritto’ che si travasa, a decine di migliaia ogni mese, nel paese di Bengodi.

Vasti programmi e mancate risposte

Vasti programmi e mancate risposte

Non è scritto da nessuna parte che chi vota debba (sempre n.d.r.) ‘dire cose di sinistra’, scrive un notista politico a proposito delle elezioni europee che tanto fermento provocano negli schieramenti politici e negli storici partiti.
E devo ricredermi anch’io in merito a quelle persone che ho considerato ‘voltagabbana’ fino a ieri, e che passarono da sinistra a Lega, a un certo punto delle loro vite, – e mi stupivo di quel loro salto della quaglia che richiede una grande agilità mentale, invece, e la forza morale di decidere, finalmente, che un’ingessatura storica (l’appartenenza alla sinistra e alla sua ‘visione’ delle cose della società) sia, dopo decenni di poco di fatto, una zoppia da riabilitare e giunta l’ora di cambiare i pannoloni della sinistra imbelle e da ‘rottamare’ e ‘rivoluzionare’.

E ciascuno ha una sua idea di come avviare, oggi, quella riabilitazione fisica e mentale e a chi dare il suo voto per un cambiamento effettivo e che consenta che le cose vadano meglio in questa nostra società sempre più in affanno da crisi economica, oltreché di valori declinanti da sostenere colle stanche bandiere.
E anch’io sono in grave affanno e non so da che parte girarmi e quale partito e/o movimento si farà carico del messaggio di forte protesta sociale che verrà dalle urne e, quale ‘visione’ di società rinnovata e che respiri futuro ci proporrà un eventuale Grillo vincente.

E se dovessimo basare i nostri convincimenti su ciò che è successo ieri a Roma – dove immigrati e precari hanno dato vita a una manifestazione degenerata in forti scontri e feriti ed arresti – la perplessità è forte. E se sommiamo i mille nuovi arrivi di immigrati (non più clandestini) sulle nostre coste, la perplessità si fa dubbio e domanda alta e forte: ‘Abbiamo risorse economiche tali da poter reggere e sostenere un’accoglienza degna di questo nome di tante migliaia di persone che si affollano nei barconi o finirà (come già avviene) che la sola accoglienza che daremo loro sarà quella delle carceri che scoppiano per la micro criminalità che consegue alla mancanza di lavoro e di reddito?’
Renzi tace, in proposito, e Alfano abbaia a vuoto contro gli ectoplasmi dell’Unione Europea che se ne lavano le mani di tutto questo affluire mediterraneo e che sarà presto, prestissimo, la notizia di prima pagina sui giornali: ‘Il lavoro che non c’è e le nuove affluenze di disperati che confidano in un Bengodi inesistente.’ Riusciranno i nostri eroi di governo a mantenere la barra al centro e dare risposta a tanto quesito?

‘Vaste programme.’ rispondeva De Gaulle a un suo oppositore che gli elencava i gravi problemi della società francese di allora. Già. E’ sempre questione di vasti programmi e di mancate risposte, ahinoi.

Foto: Vasti programmi e mancate risposte

Non è scritto da nessuna parte che chi vota debba (sempre n.d.r.)  'dire cose di sinistra', scrive un notista politico a proposito delle elezioni europee che tanto fermento provocano negli schieramenti politici e negli storici partiti.
E devo ricredermi anch'io in merito a quelle persone che ho considerato 'voltagabbana' fino a ieri, e che passarono da sinistra a Lega, a un certo punto delle loro vite, - e mi stupivo di quel loro salto della quaglia che richiede una grande agilità mentale, invece, e la forza morale di decidere, finalmente, che un'ingessatura storica (l'appartenenza alla sinistra e alla sua 'visione' delle cose della società) sia, dopo decenni di poco di fatto, una zoppia da riabilitare e giunta l'ora di cambiare i pannoloni della sinistra imbelle e da  'rottamare' e 'rivoluzionare'.

E ciascuno ha una sua idea di come avviare, oggi, quella riabilitazione fisica e mentale e a chi dare il  suo voto per un cambiamento effettivo e che consenta che le cose vadano meglio in questa nostra società sempre più in affanno da crisi economica, oltreché di valori declinanti da sostenere colle stanche bandiere. 
E anch'io sono in grave affanno e non so da che parte girarmi e quale partito e/o movimento si farà carico del messaggio di forte protesta sociale che verrà dalle urne e, quale 'visione' di società rinnovata e che respiri futuro ci proporrà un eventuale Grillo vincente.

E se dovessimo basare i nostri convincimenti su ciò che è successo ieri a Roma - dove immigrati e precari hanno dato vita a una manifestazione degenerata in forti scontri e feriti ed arresti - la perplessità è forte. E se sommiamo i mille nuovi arrivi di immigrati (non più clandestini) sulle nostre coste, la perplessità si fa dubbio e domanda alta e forte: 'Abbiamo risorse economiche tali da poter reggere e sostenere un'accoglienza degna di questo nome di tante migliaia di persone che si affollano nei barconi o finirà (come già avviene)  che la sola accoglienza che daremo loro sarà quella delle carceri che scoppiano per la micro criminalità che consegue alla mancanza di lavoro e di reddito?'
Renzi tace, in proposito, e Alfano abbaia a vuoto contro gli ectoplasmi dell'Unione Europea che se ne lavano le mani di tutto questo affluire mediterraneo e che sarà presto, prestissimo, la notizia di prima pagina sui giornali: 'Il lavoro che non c'è e le nuove affluenze di disperati che confidano in un Bengodi inesistente.' Riusciranno i nostri eroi di governo a mantenere la barra al centro e dare risposta a tanto quesito?

'Vaste programme.' rispondeva De Gaulle a un suo oppositore che gli elencava i gravi problemi della società francese di allora. Già. E' sempre questione di vasti programmi e di mancate risposte, ahinoi.

Il potere degli amorali

Gli uomini ‘di potere’ sono a-morali? Esenti, per il carico di decisioni controverse e difficili che devono assumere, da un ‘giudizio di Dio’ che atterrisce, invece, noi comuni mortali?
Il comandamento ‘Non uccidere!’, – che se toccasse a noi stendere qualcuno in un incidente stradale ci perderemmo il sonno e la salute – non vale per i leaders politici e di governo che mandano in guerra e a morire i loro soldati e comandano bombardamenti sulle città e i villaggi e/o di sparare ad alzo zero sulle folle dei manifestati inferociti?

Una stralunata Margaret Tatcher ha ri-preso vita, ierisera, sugli schermi televisivi e la mostravano, giunta al tramonto della sua vita, in preda alla follia dei suoi molti fantasmi e piena di sensi di colpa per le molte decisioni dure e orribili che assunse nei lunghi anni del suo comando. Ed ha cambiato la storia del suo paese e condizionato lo sviluppo degli eventi dei paesi confinanti e d’oltre Atlantico come, forse, nessun’altro leader occidentale prima e dopo di lei, Churchill e Roosevelt a parte.

E chissà come sarebbe la storia economica della Gran Bretagna se non avesse schiacciato la rivolta di minatori come fastidiosi scarafaggi e comandato la linea durissima contro gli indipendentisti irlandesi e l’I.r.a. e comandato ai capi del suo esercito di armare la flotta contro gli argentini, che rivendicavano la storica appartenenza delle isole Malvinas, oggi Falklands.

E tutto quel po’ po’ di ‘esame di coscienza’ che faceva la Tatcher-Meryll Streep sullo schermo, – scarmigliata e terrorizzata da quella folla di fantasmi e di morti ammazzati e di lavoratori intimiditi e senza più lavoro – somiglia vagamente alle trame e ai finali delle tragedie scespiriane: di re inglesi che uccisero i padri e/o i fratelli e ne occuparono il trono o mandarono a morte e al taglio della testa le cugine e assunsero il comando perfino della chiesa protestante che si affermò sulla cattolica e mandò a picco perfino l’armata ‘invincibile’ di quel fanatico di Filippo II.

E, forse, c’è un giudice a Berlino e a Giosafatte che sottoporrà a severo giudizio perfino quei pazzi criminali e macellai della Storia che sono i nazifascisti del caporale-imbianchino Hitler e non li dirà assolti dei loro spaventosi crimini, bensì ne farà straziare le carni e i corpi con sofisticatissime torture nell’Inferno dantesco – come mostrano i geniali fratelli Chapmann nella loro installazione ‘Fucking Hell’ – che stupì e affascinò i visitatori della Fondazione Pinault a Venezia.

foto di Enaz Ocnarf.
foto di Enaz Ocnarf.

La vita dentro e oltre le guerre

Parlavo con una mia zia novantenne, iersera, e la stimolavo a ricordare gli anni dell’infanzia e della prima giovinezza – ed erano gli anni della marcia su Roma e del re cialtrone che avvallava la violenza fascista e dava a Mussolini l’incarico di formare un governo, ma nulla di tutto questo affiorava nei ricordi dell’ava, bensì la gioia di vivere ‘nelle baracche dietro la Giudecca’, raccontava,e i fratelli che nuotavano con vigore nella laguna ancora vergine di scarichi industriali e lei aggrappata alla tavola del mastello che spingeva parallela alla riva, colle gambette secche e magrissime che le restarono in sorte anche nella vita adulta.
Ed era fame costante e quotidiana, diceva, e di riscaldamento in quelle baracche neanche a parlarne: ‘Certi spifferi tra le assi delle pareti e, la notte, tutti i fratelli e le sorelle in un solo lettone a scaldarci tra di noi sotto le poche coperte.’

Hanno qualcosa di consolatorio questo genere di racconti e ne sprigiona una sorta di fiamma vitale – la vita che sempre risorge e si alza in volo come l’araba fenice – per l’evidenza di come le vite degli uomini e delle donne hanno un’interna forza e una soglia di resistenza molto alta e, perciò, ‘ce la faremo’, ancora una volta, nel caso, poco probabile, speriamo, che la ‘confrontation’ militare in Ucraina tra la Nato e la Russia di Putin sfugga di mano ai contendenti e ci troveremmo, di bel nuovo, a scivolare, di giorno in giorno, in annunci bellici e squilli di trombe e rombare di bombardieri e F16 in volo contro i Mig31 e i Sukhoi di ultima generazione muniti di atomica.

Già perché tutto questo armarsi di droni e di missili a medio e a lungo raggio e le atomiche stivate nei depositi sotterranei e le porta-aerei che navigano in pompa magna nel Mediterraneo corredate di corazzate e incrociatori e i sottomarini nucleari in crociera permanente sotto i ghiacci del Polo Nord e le foto da satellite delle truppe russe che vengono ammassate ai confini dell’Ucraina e la guerra del gas che l’America si appresta a dichiarare agli ex monopolisti di Gazprom, tutto convoglia nell’inquietudine nostra montante che una nuova guerra ‘mondiale’ non sia più e solo l’astratto e ‘vecchio’ monito delle generazioni dei padri ai figli e ai nipoti, bensì una ricorrenza possibile, uno sfogo pratico e necessario a tutto quel lavoro imponente delle industrie belliche che, in ogni paese e nazione, continuano a produrre armi in gran numero e sempre più sofisticate – e ‘tanto va la gatta al lardo…’, si dice da gran tempo, che non pare più improbabile, né retorico che ‘il sonno della ragione’ produca i mostri della guerra possibile, – con l’evocazione quotidiana della quale sembra giochino a rimpiattino i due storici rivali come fa il gatto col topo.

Però speriamo che ‘tutto si aggiusti’ e gli storici duellanti si accontentino di mostrare i muscoli e si sfidino come in un ring, rispettando le regole del combattimento sportivo senza colpi sotto la cintura.
Davvero non mi va giù l’idea che anch’io racconterò a un ipotetico nipotino di come si viveva negli anni della terza guerra mondiale senza il riscaldamento nelle case e con le razioni di cibo sempre insufficienti alla grande fame che dilagava e mieteva vittime giornaliere.

Ladri, libri e follie

La cosa che più stupisce, a leggere e ascoltare le narrazioni della Storia, è la quantità.
Una quantità enorme di uomini e mezzi, una quantità di fabbriche in funzione per incrementare gli armamenti e/o sostituirli, una quantità di bombe che cadono dal cielo e di morti tra le macerie e di morti ammazzati nelle battaglie di terra, di cielo e di mare.

E una quantità di libri che si sono salvati (per nostra fortuna) dai roghi dei libri che amavano fare in piazza i nazifascisti per sancire la differenza fra loro e noi. E ‘loro’ erano gli odiati ‘plutocrati’ delle ‘demoplutocrazie giudaiche’ e ‘noi’ eravamo quelli della pura razza ariana – che, ideologia importata in Italia, paese di mille mescolanze e invasioni barbariche e di approdi multietnici fenici e cartaginesi e arabi ante litteram sulle nostre coste mediterranee, veniva da ridere, ma non si poteva fare – e toccava, invece, fare i ‘sabati fascisti’, i balilla e le ‘giovani italiane’, le ‘adunate oceaniche’ e gli ‘eia, eia alalà!’ risonanti fuori dagli amplificatori dell’Eiar che istupidivano gli italioti colle storie ridicole del novello Impero fascista e ‘spezzeremo le reni alla Grecia’.

E’ una storia dolce e un filo mielosa, quella che si racconta nel bel film ‘La ladra di libri’, ma serve a raccontare la Storia e a rinnovare la Memoria, quella che si perde nel transito delle generazioni – che se vai in una discoteca e chiedi a un po’ di ragazzotti/e che cos’è l’Olocausto, capace che ti rispondano che è quel nuovo locale un po ‘fusion’ che hanno aperto al Prenestino.

E, ancora, è la quantità che torna a stupirci, seguendo il filo dell’io narrante del film che è la Morte. Che è innamorata degli uomini, dice nel finale, e della straordinaria commistione di malvagia follia e di inerme Bontà che riescono a esprimere nel corso delle loro vite.

200000 morti nel bombardamento di Dresda – e la storica Frauenkirche sbriciolata in milioni di pezzettini e la storica città, la Firenze sull’Elba totalmente distrutta. 15000 tonnellate di bombe caddero sopra Berlino nella battaglia aerea che, nel 1943, costò molte perdite alla Raf; e 9 milioni di obici erano ammassati intorno ai cannoni che bombardarono le difese tedesche nel corso della battaglia finale dell’Oder-Neisse che aprì i varchi per entrare a Berlino.
E centinaia di migliaia furono i morti nel rush finale di ambe le parti in conflitto, e morirono ragazzini-soldato di 13/14 anni e nonni di sessanta e passa anni, arruolati da Hitler per disperazione e massacro finale del popolo tedesco totalmente immerso nella sua ultima follia bellica.

E l’ultima quantità che stupisce, nel film – che narra la Storia dimenticata e la gigantesca rimozione nelle coscienze tedesche della follia dei padri -, è la quantità dei sopravvissuti al massacro e la loro capacità di rinascere e tornare a crescere e diventare nazione-guida di quest’Europa nata da quelle macerie e da quei massacri.

E chissà se la Morte si farà di bel nuovo ‘io narrante’ in un film che si girerà fra cent’anni – e i protagonisti saranno i nostri nipoti immersi in una nuova e diversa follia che si scriverà nella Storia, perché ‘il sonno della ragione genera mostri’ e ‘la madre degli imbecilli è sempre incinta’, si dice.

Foto: Ladri, libri e follie
La cosa che più stupisce, a leggere e ascoltare le narrazioni della Storia, è la quantità. 
Una quantità enorme di uomini e mezzi, una quantità di fabbriche in funzione per incrementare gli armamenti e/o sostituirli, una quantità di bombe che cadono dal cielo e di morti tra le macerie e di morti ammazzati nelle battaglie di terra, di cielo e di mare.

E una quantità di libri che si sono salvati (per nostra fortuna) dai roghi dei libri che amavano fare in piazza i nazifascisti per sancire la differenza fra loro e noi. E 'loro' erano gli odiati 'plutocrati' delle 'demoplutocrazie giudaiche' e 'noi' eravamo quelli della pura razza ariana – che, ideologia importata in Italia, paese di mille mescolanze e invasioni barbariche e di approdi multietnici fenici e cartaginesi e arabi ante litteram sulle nostre coste mediterranee, veniva da ridere, ma non si poteva fare – e toccava, invece, fare i 'sabati fascisti', i balilla e le 'giovani italiane', le 'adunate oceaniche' e gli 'eia, eia alalà!' risonanti fuori dagli amplificatori dell'Eiar che istupidivano gli italioti colle storie ridicole del novello Impero fascista e 'spezzeremo le reni alla Grecia'.

E' una storia dolce e un filo mielosa, quella che si racconta nel bel film 'La ladra di libri', ma serve a raccontare la Storia e a rinnovare la Memoria, quella che si perde nel transito delle generazioni – che se vai in una discoteca e chiedi a un po' di ragazzotti/e che cos'è l'Olocausto, capace che ti rispondano che è quel nuovo locale un po 'fusion' che hanno aperto al Prenestino.

E, ancora, è la quantità che torna a stupirci, seguendo il filo dell'io narrante del film che è la Morte. Che è innamorata degli uomini, dice nel finale, e della straordinaria commistione di malvagia follia e di inerme Bontà che riescono a esprimere nel corso delle loro vite.

200000 morti nel bombardamento di Dresda - e la storica Frauenkirche sbriciolata in milioni di pezzettini e la storica città, la Firenze sull'Elba totalmente distrutta. 15000 tonnellate di bombe caddero sopra Berlino nella battaglia aerea che, nel 1943, costò molte perdite alla Raf; e 9 milioni di obici erano ammassati intorno ai cannoni che bombardarono le difese tedesche nel corso della battaglia finale dell'Oder-Neisse che aprì i varchi per entrare a Berlino. 
E centinaia di migliaia furono i morti nel rush finale di ambe le parti in conflitto, e morirono ragazzini-soldato di 13/14 anni e nonni di sessanta e passa anni, arruolati da Hitler per disperazione e massacro finale del popolo tedesco totalmente immerso nella sua ultima follia bellica.

E l'ultima quantità che stupisce, nel film - che narra la Storia dimenticata e la gigantesca rimozione nelle coscienze tedesche della follia dei padri -, è la quantità dei sopravvissuti al massacro e la loro capacità di rinascere e tornare a crescere e diventare nazione-guida di quest'Europa nata da quelle macerie e da quei massacri. 

E chissà se la Morte si farà di bel nuovo 'io narrante' in un film che si girerà fra cent'anni - e i protagonisti saranno i nostri nipoti immersi in una nuova e diversa follia che si scriverà nella Storia,  perché 'il sonno della ragione genera mostri' e 'la madre degli imbecilli è sempre incinta', si dice.