Archivio mensile:febbraio 2014

Trasgressioni (La città strana 4)

Trasgressioni. (La città strana 4)C’era un bel sole, ieri, a quest’ora, in piazza san Marco. E non troppa gente a pigiarsi e spintonarsi per fotografare le ‘maschere’ più belle – che dopo un decennio di ‘carnevali’ non se ne può più di damine e damoni e pantaloni e pulcinella e lune e soli, ma che due palle quadre!
Andate a vedervi, piuttosto, la mostra di fotografie di Salgado (Ai Tre Oci, alla Giudecca), dal titolo azzeccatissimo: ‘Genesi’ – che par di fare un viaggio nel tempo e vedere il pianeta com’era pochi anni dopo la chiusura del Paradiso Terrestre.

E nel rumoreggiare e maramaldeggiare mascherato della Piazza più bella (e più tollerante) del mondo il gruppo che otteneva più attenzione di pubblico era un sestetto di ‘montanari’ di Bassano del Grappa – che proponeva la musica accattivante del ‘liscio’: colle vecchiette e i vecchietti saltellanti sui ritmi delle mazurche e i valzer da fiera strapaesana – e un francese li accompagnava magistralmente colle nacchere e una cinesina si provava a ballare quella musica strana, che chissà cosa si usa dalle sue parti.

E per chi ama trasgredire e le trasgressioni, oltre ai palazzi privati dove si consumano pallosissime feste in maschera di francesi e cinesi ‘in coma’ (dall’omonimo film di Verdone), quest’anno si propone perfino una ‘milonga trasgressiva’ a san Servolo in isola, alla quale si accede dopo un provino tipo x factor in cui si viene giudicati e introdotti solo se ‘belli e bravi ballerini’ e, naturalmente, trasgressivi comme-il-faut e capaci di ‘cogliere l’attimo’ in cui la bella tanghèra, tutta tette di fuori e trasparenze assassine, farà capire al suo partner che può finalmente cogliere il frutto proibito e addentare con passione la fatidica mela.
40 euro l’ingresso, (neanche fossimo al ballo della ‘Cavalchina’ della Fenice) e complimenti all’organizzatore che, con poca spesa e specchietti per allocchi di ‘trasgressioni’ improbabili e delusioni assicurate, incamera il discreto gruzzolo e si propone quale regista del remake di ‘Eyes wide shut’ in salsa demenzial-sanservoliana.

Ma quanto poco basta a ‘rivitalizzare’ questa città strana! Basta un poco di ‘zucchero’
che, d’un subito, quella tal cosa ‘va su’. Magari solo nelle fantasie, ma chi si accontenta
gode, è cosa nota.

 

https://youtube.com/watch?v=kDvu5mXGSVc

 

Il Discorso del Re

C’è un vasto ricorrere alle metafore letterarie nei resoconti giornalistici che girano intorno al ‘reuccio’ monello che ieri ha sferzato i senatori, dicendo loro che quella era la loro ‘ultima volta’ – e di qui a qualche anno li ritroveremo chini sui campi intenti alla coltivazione biologica delle patate e delle verze o ai giardinetti, a portare a spasso i cani e i nipotini.

Ci voleva un Gianburrasca della politica giunta alla frutta e al grappino per strigliare e burlarsi di quegli altri ‘rivoluzionari’ venuti prima di lui: i CinqueStelle, – con un capocomico alla testa a maledire e predire in veste di Savonarola redivivo che: ‘Vi seppelliremo tutti’ e ‘Via tutto il marcio della prima e seconda repubblica’ degli infami inciuci e compravendite e del nulla di fatto nell’interesse del paese, bensì di un solo ‘re di denari’ e televisioni.

E si racconta, nei retroscena giornalistici, di come un collega di partito del reuccio – in preda alle convulsioni e pentimenti tardivi per l’annunciata ‘congiura di palazzo’ che ha mandato a casa un avvilito Letta-nipote-di-suo-zio – lo sorprendesse nel bagno della sala-riunioni a improvvisare il suo ‘Discorso del re’ da rivolgere ai senatori/trici e gli chiedesse: ‘Ma sei matto?!!’ E quello, di rimando, gli improvvisa, là per là, l’incipit burlesco di ciò che avrebbe detto alla Merkel nel suo primo incontro a Berlino. Fosse vissuto nel Settecento rivoluzionario si sarebbe di certo presentato davanti alla Convenzione in seduta plenaria col cappello napoleonico calzato in testa e una mano sullo stomaco e l’altra dietro, dicendo ai Montagnardi e ai Giacobini: ‘Qui avete finito, andate in pace’. Una risata lo seppellirà?

E miglior metafora è quella di quel giornalista che ce lo presenta come un novello Atlante (ridevole?) che ha sulle spalle tutto il peso delle cose mai fatte in questo paese di infamia politica cronicizzata – e si augura che le ormai famose ‘tre mosse’: ‘Fisco, Lavoro, Burocrazia’ trovino rapidissima applicazione. E l’Italia assurgerebbe alle vette europee dei ‘paesi virtuosi’ in men che non si dica e saremo ricchi come gli svedesi o i danesi e capaci di interagire felicemente e alacremente con una rinnovata ed efficientissima ‘pubblica amministrazione’.

Da non credersi. Neanche vivessimo dentro una narrazione dei migliori sogni di una nostra giornata felice del futuro che abbiamo alle spalle. Augurissimi, caro Gianburrasca, e ‘speriamo che sia femmina’ (perché così sarà ‘roseo’, il nostro futuro italico).

A chi la tocca, la tocca

A chi la tocca, la tocca.

Qualcosa di nuovo e di diverso sarà fatto, certamente, dalla compagine ministeriale nuova del governo Renzi. Lo esige il dramma del lavoro e delle imprese – giunto a un punto di non ritorno e di dramma pieno e con scene-madri da brivido: disoccupati e imprenditori che si suicidano perché ‘non è vita’ senza.
Ma lo esige quasi di più tutto l’ardito e spudorato promettere, di Renzi, un ‘cambio di passo’ e ‘agire subito’ – che se non viene dato segnale entro i primi cento giorni di avere idee e mostrare fatti e rilanciare i consumi perderebbe immediatamente la faccia e il paese scoppierebbe come e peggio dell’Ucraina, ma con intenti opposti rispetto all’Europa del rigore e della spendig review che falcidia i bilanci degli enti locali e manda in crisi le giunte comunali – vedi l’affossamento del decreto ‘salva-Venezia’ e i dipendenti comunali che non intendono ragione di vedersi decurtati gli stipendi.

E se ci riuscisse, a far riemergere lavoro e imprese dai gorghi della crisi, toccherebbe alzare i peana, ad onta del fatto che il suo governo nasce sotto una cattiva stella e alla Giustizia è stato imposto Orlando invece di Gratteri – e fa tutta la differenza delle segrete alleanze col cavaliere disarcionato politicamente dalla ‘decadenza’ senatoriale, ma di nuovo baldanzosamente in sella malgrado la sentenza di condanna che non si applica di domiciliari e/o affidamento ai servizi sociali e conseguente museruola al can che abbaia – oh se abbaia! maledizione a lui e al popolo dei Malnati che ce lo aizza contro da oltre vent’anni di infamia politica.

Aspettiamo con viva curiosità, quindi, i ‘provvedimenti sul lavoro’ e reprimiamo ‘obtorto collo’ gli scetticismi di maniera perché, se fallisce lui, sarà come gettare una secchiata di acqua gelida in faccia al paese stremato e agonizzante e allora: ‘si salvi chi può’ e ‘a chi la tocca, la tocca’, rileggetevi il Manzoni della peste bubbonica.

Santo subito

Santo subito

Ci vuole un ‘fisico bestiale’ per promettere l’uscita dalla crisi economica del paese in tre mosse, – una al mese e tutte azzeccate e che riusciranno benissimo, Renzi dixit all’uscita dal Quirinale.
Una autentica ‘faccia di tolla’ quella dell’ex sindaco di Firenze – che abbasserà le aliquote irpef e troverà le risorse economiche per non sforare il ‘patto di stabilità’. E dovrà fare la voce grossa in Europa e avviare una trattativa gigantesca con i colleghi europei perché si convincano che ‘di rigore si muore’ e qualche aiutino ce lo devono concedere, pena il default.
Che facciamo, gli crediamo? Diamo a Renzi la fiducia che non è stata data a Letta e, prima di lui, a Monti e Berlusconi? Ce la farà contro il monolito-Europa che ci inchioda al rapporto deficit-pil? Domande tremende, atrocissime perché ‘ne va della vita’ e del lavoro e dell’occupazione e del reddito nostro prossimo venturo.
Vorremmo tanto, tutti crederci e che finalmente occupi la scena di governo un vero ‘uomo della Provvidenza’ che, addirittura, vuol farci credere che la politica, fare politica è cosa nobile e bella – come ha congedato i suoi collaboratori a Firenze. Bella la politica, dopo tanto rubare, arraffare e stipendi folli per un cronico ‘nulla di fatto’ in tanti anni di s-governo?
Santo subito, il caro Renzi, o ci sediamo sulla famigerata sponda del fiume in attesa del suo trascorrere e galleggiare immoto sulla superficie delle acque limacciose?

La città strana (2)

C’è vita in questa città. La gente si agita, freme di indignazione, riempie i ponti e le calli (il ‘Calatrava’ ieri ha tremato per le troppe presenze) e strepita perché i loro figli, poveri cari, vanno a scuola in luoghi sporchi – e la ‘spending review’ degli enti locali ha castigato anche le imprese di pulizia. Ma di organizzarsi in squadre di volontari (studenti inclusi) e ‘mettere mano’ a ramazze e strofinacci, no eh, cari i miei genitori – con tutto il tempo che ci regala la disoccupazione e il volontariato della ‘protezione civile’ che trabocca di offerta di nonni giovanili e ancora vigorosi. Offro le mie braccia alla bisogna (i cessi inclusi) acciocchè non si dica che predico bene e razzolo male.

 

Ascoltavo, mesi fa, una trasmissione radiofonica fatta di pezzi storici – ed era il dopoguerra e un maestro di scuola annotava in suo diario quanto freddo faceva in quelle aule in cui si insegnava e si apprendeva coi guanti e il cappotto indosso. E mancavano i gessi per le lavagne e l’inchiostro in cui intingere i pennini e quel bravo maestro e i suoi allievi si industriavano a comprimere il ‘pongo’ sulle cornici delle finestre per fissarne i vetri ed era tutto un ‘lavorare’ – nelle scuole e nelle case e per le strade – perché iniziava ‘lo sviluppo’ e si avviava ‘la rinascita’ del paese. Forse dovremmo tornare a quel lontano ‘spirito dei tempi’ e accettare l’idea che questa crisi globale che ci affanna sia una sorta di guerra che possiamo vincere con un ‘ritorno al futuro’ e un ‘rimboccarsi le maniche’ – e la stanchezza serale di un tale, esemplare ‘volontariato civile’ lascerebbe poco margine ai giovani che vi si impiegassero per le oscene ‘movide’ e gozzoviglie alcoliche serali e notturne che tolgono il sonno ai residenti e insudiciano la città.

 

E per restare sulla ‘città strana’ dove accadono le cose che ‘voi umani neanche immaginate’ è degno di nota quest’altro ‘sdegno’ degli abitanti e delle varie associazioni (perfino il F.a.i.! Che sia una questione estetica?): un bengalese, di quelli che lanciano in aria le trottole luminose e schiacciano a terra le ‘facce’ di plastica molle e vendono le rose ai turisti e ai beoti vaganti in piazza san Marco, ha osato formulare la frase folle ‘Questo è il nostro territorio’, rivolto a un cameriere dello storico caffè Quadri che forniva un cliente di stivali per l’acqua alta. Gangs of Venice?

La tolleranza, da parte del sindaco e delle forze dell’ordine, dell’osceno commercio abusivo è causa del suo dilagare ovunque in città – e lo stupido gioco a ‘guardia e ladri’ delle pattuglie che fingono di non vedere, quando decidono finalmente di intervenire è causa di un ‘fuggi fuggi’ che manda all’ospedale le vecchiette bocciate dagli atletici neri in fuga.

Forse non sarebbe male suggerire al caro sindaco e ai vertici delle forze dell’ordine un viaggio-studio a Vienna per vedere e apprendere come si amministra una storica e nobile città e vi si risolvono i problemi con l’efficienza e l’eleganza che spetta ai ‘salotti dell’Europa’. Mi dico pronto fin d’ora a versare il mio obolo per una colletta a questo fine – se per caso mancassero i fondi.

Non siete assolti, bensì coinvolti

Non siete assolti

‘Anche se voi vi credete assolti, siete per sempre coinvolti.’ recita una bella canzone. Coinvolti, perciò, i votanti alle primarie del pd, che oggi protestano vanamente per il modo del ‘regicidio’ del povero Letta (tu quoque Renzi…) e la ‘congiura di palazzo’ della direzione del pd che ha sfiduciato il parlamento tutto – riducendolo a pura ‘cassa di risonanza’ delle proprie private determinazioni e congiure e a prendere atto che fare e disfare un governo è ‘cosa nostra’ – tanto il capo dello stato è uno di noi e sottoscrive e si adegua alla nuova prassi extra parlamentare e per acclamazione.

E che la forma sia sostanza e il calpestare le forme costituzionali sia un atto ribaldo e sprezzante che sarà pagato caro dal nuovo re in pectore lo dicono le prime difficoltà che sembrano insorgere nella determinazione della maggioranza che dovrebbe sorreggere il nuovo governo a guida Renzi.
Alfano, infatti, alza il tiro per conto dei suoi – e se è naturale riconoscere un ruolo e l’appetito di un certo numero di ministri al convitato ex berlusconiano, non lo è se la misura della novità del ‘cambio di passo’ imposto dal Rottamatore fiorentino si affloscia sull’abituale, vergognosa spartizione e ‘mercato delle vacche’ come lo chiama anche Lui, caro lei.

Un ‘re’ che annuncia i tempi nuovi del suo magico operare e risolvere i gravi problemi del paese e del lavoro che non c’è e i consumi che stagnano deve poter affrancarsi dalle mediazioni di stretta osservanza democristiana, pena la riduzione a ‘primum inter pares’ di una genia di infami già largamente vituperati e additati al pubblico ludibrio dalla rivoluzione del Cinque Stelle.

E già si ascoltano le solite intonazioni ricattatorie dei renziani scalpitanti che: ‘Allora si va ad elezioni!’ – come se il popolo sovrano fosse il prestidigitatore che ci mostrerà il bianconiglio di una prossima governabilità migliore dell’attuale. Così non è, cari, fatevene una ragione.

Perché il parlamento che verrà, se si andrà a nuove elezioni senza una nuova legge elettorale, sarà peggiore dell’attuale e il popolo sovrano non è sovrano migliore dei ‘re travicello’ che si auto investono tramite ‘congiura di palazzo’ partitica. Anche se voi vi crederete assolti, credete ammè, siete da sempre coinvolti.

Detto senza ironia

Non so più chi l’ha detto che: ‘E’ meglio tirare a campare che tirare le cuoia.’ Suppongo sia stato l’andreotti-buonanima – che di queste battute ha fatto il suo logo di riconoscimento infernale e la sua storia di infamia politica. Ma non è il caso del Matteo Rampante, sembra, si dice, si mormora. Lui no, Lui e di un’altra pasta. Lui rottama e vuole l’auto nuova di zecca. Una 4×4 capace di valicare ogni passo montano colmo di neve e di non scivolare sul ghiaccio sottostante della politica politicata di scuola italica.

Lui è uno capace di affossare un governo a guida pd per proporcene un altro di uguale sotto la sua guida e, così facendo, offre uno straordinario potere di ricatto alla destra di Alfano che già gongola e gli chiede ‘qualcosa di gigantesco’ – e che ci sarà mai di gigantesco da fare, in questo paese, che non si potesse fare prima e con quegli stessi numeri di maggioranza parlamentare?

Così, con questa domanda assillante e dubbio atroce, ci apprestiamo ad ascoltare e osservare il miracolo del ‘cambiamento’ che verrà – che deve venire, pena il ‘tirare le cuoia’ andreottiano, che incombe sopra la testa del Matteo Rampante come una spada di Damocle.

E sarà il lavoro-che-non-c’è il suo banco di prova o la sua tomba e, naturalmente, per il male che gli vogliamo, gli auguriamo di vincere e riuscirci, nel dare e restituire lavoro e favorire una ripresa, oggi ferma sull’avvilente ‘zero-virgola’ delle ultime statistiche.

Forza Matteo! Stupiscici. Detto senza ironia.

Se sia più nobile

C’è chi ne fa una questione ‘muscolare’ – e invita chi di dovere a: ‘Portiamo a casa i nostri marò!’ con lenzuolate di altri slogans anti tasse e gazebo permanenti orribili a vedersi eretti nelle piazze a fianco di una antica torre. E c’è la diplomazia furbetta della Farnesina – che combatte vanamente la sua battaglia in punta di fioretto giuridico e ‘internazionalizzazione’ del conflitto fra India e Italia.

‘(…) s’egli sia più nobile soffrire nell’animo le frombole e i dardi dell’oltraggiosa Fortuna, o prender armi contro un mare di guai, e contrastandoli por fine ad essi.’ si interrogava da par suo il principe Amleto nel notissimo monologo.
Ma poiché di ‘prender armi’ non è questione in tanta vicenda di eventi misteriosi e di verità negate e/o mai accertate e di Stati e giurisdizioni in conflitto, forse sarebbe meglio ricorrere alle armi della ‘verità’ giudiziaria che accerti e ci racconti, come dovrebbe, quel che è effettivamente accaduto in quella maledetta giornata di sole tropicale nelle acque dell’Oceano Indiano in cui esplose – questo è certo – uno scontro a fuoco tra i nostri fanti di Marina in servizio di difesa della nave che li ospitava e un peschereccio di poveri pescatori chissà come e perché scambiato per barcarizzo di aggressivi pirati.

Non credo di essere il solo a provare noia e fastidio nell’ascoltare i resoconti quotidiani della controversia indo-italiana che girano a vuoto intorno alla verità dei fatti e tentano di sfuggire al cappio di quella ‘giustizia’ senza altri aggettivi che noi stessi invocheremmo e applicheremmo a parti rovesciate. Se, cioè, i pescatori uccisi fossero stati siciliani e gli uccisori soldati di un’altra nazione imbarcati in una loro nave.

‘Verità vo’ cercando ch’è si cara al mio core.’ recitava il poeta e mai aspirazione fu più attuale. E con tanto valido e aggressivo ‘giornalismo di inchiesta’ che si mostra in tivù e leggiamo sulle pagine di stampa mai abbiamo letto un reportage e ascoltato le interviste ai pescatori sopravvissuti e ai marinai e al capitano imbarcati sulla nave in questione che ci raccontino la loro verità comparata e della quale abbiamo fame ed è la sola cosa che conti.

A che punto è la notte

Le vicende presenti del ‘cambio di passo’ e di governo a guida pd somigliano più a una ‘congiura di palazzo’ piuttosto che a un comprensibile e condivisibile e ‘normale’ avvicendamento. Stessa maggioranza e nuovo leader? Per fare cosa di diverso che Letta non poteva fare e non ha fatto?

Le larghe intese si sono ristrette per le vicende e le ‘decadenze’ che sappiamo, ma asfissia politica era prima e maggior asfissia è adesso di ‘cose da fare’ per il lavoro e il ‘reddito di cittadinanza’ che non c’è – e nessun chiaro orizzonte di riferimento in questo desolante paesaggio verso il quale lanciare il cuore e le speranze di un futuro migliore.

La tristezza dei governi a base pd – che le elezioni le hanno vinte per quel pelo del ‘porcellum’ che si tenta invano di cambiare – è che i ‘democratici’ sono specialisti nel ‘facciamoci del male’ e nel dare un’immagine pubblica di nessun affidamento al loro stesso elettorato potenziale. Elettorato, quello reale e che si ostina a votarli, che si merita un sincero plauso per quello ‘stringersi a coorte’ degno di miglior causa, considerato che i vertici del loro partito sono uno più inconcludente dell’altro e ‘il migliore ci ha la rogna’.

E che tutto avvenga ‘sull’orlo di un vulcano’ economico tutt’altro che spento e di una ripresa che è allo ‘zero-virgola’ – e potrebbe azzerarsi da un mese per l’altro se le vicende politiche si infiammassero di bel nuovo e si tornasse alle urne – ci dice con crudele chiarezza che non sappiamo ‘a che punto è la notte’ e ci rigiriamo inquieti sotto alle coltri in attesa dell’alba di un giorno nuovo.

Riflessioni del primo mattino

Hanno ragione coloro che cercano di sedare la gazzarra insorta al seguito delle rivelazioni di Alan Friedman su ‘re Giorgio’ e il suo presunto ‘complotto’ montiano a danno di berlusconi e della democrazia in seno al popolo. Hanno ragione almeno su un punto: che ‘acqua passata non macina più’. Chi ha dato, ha dato, ha dato, chi ha avuto, ha avuto, avuto, ecc.

 

E che berlusconi e la democrazia possano abbinarsi e stringersi in un solo concetto praticabile e dimostrabile è coglionata colossale che affligge i neuroni di quella specie strana di mutanti che vanno sotto il nome di ‘berlusconiani’. Interesseremo il canale 56 di Focus perché inizi una serie di trasmissioni sugli ‘omini verdi’ che, da oltre vent’anni, si sono vestiti come noi e lavorano fianco a fianco nostro nelle fabbriche e nelle aziende e hanno assunto sembianza umana e votano ostinatamente ‘forza italia’ per chissà che oscuro complotto galattico-stellare volto all’asservimento dell’umanità e all’annullamento di ogni tassa da versare al fisco.

 

Siamo prossimi alle ‘europee’ e ne sentiremo di ogni genere e tipo contro l’Europa dei banchieri e i loro servi ‘tecnici’ e oscuramente affiliati al Bilderberg. Anche questo ‘impazzimento’ giornalistico e del dibattito politico dovrebbe farci riflettere su quella strana cosa che chiamiamo ‘democrazia’ ed è solo il ‘male minore’ di tutte le forme di governo (o s-governo) che abbiamo saputo inventare nel corso degli affannosi secoli della nostra Storia.